venerdì 9 ottobre 2015

Di treni, di donne, di pubblicità e di Paesi

Approdata in terra gallica, ho - per il momento - il mio domicilio fuori Parigi, a casa di Miss Forest. Diciamo che non avevo voglia di sbattermi a cercare e soprattutto che con i cedolini dei miei co.co.co. italiani al massimo avrei potuto aspirare a un posto in un centro di accoglienza temporaneo.
Prendo spesso il treno, il Transilien. Nuovo, colorato, bellissimo. Durante i 15 minuti che separano Parigi dalla banlieue, nel trenino dei monitor trasmettono un po' di notizie sull'Ile-de-France: eventi, soprattutto, ma non solo. L'altra sera, per esempio, come su una passerella hanno sfilato 5 donne, tutte diverse, ma accomunate dal lavoro: la ricerca. "Donne che fanno progredire la ricerca in Île-de-France", diceva una didascalia. E non ho potuto non pensare alle rappresentazioni femminili che avrei potuto trovare in una stazione italiana: o supergnocche mezze nude pure per fare la pubblicità di un parrucchiere, o mogli & mamme perfette, impegnate a promuovere un nuovo detersivo o a friggere le cotolette.
E ancora una volta mi è preso lo sconforto nel constatare quanto siamo messi male, quanto siamo indietro sulle pari opportunità. Ancora di più perché per molte questo non è affatto un problema.

giovedì 1 ottobre 2015

L'accompagnatrice

Non so se avete mai provato a capire come funziona il sistema di reclutamento degli insegnanti nella scuola pubblica italiana. Secondo me, chi l'ha inventato vedeva il demonio, non c'è altra spiegazione.
Per farla breve, dopo aver sborsato più di duemilacinquecento euri ho udite, udite il privilegio di entrare a far parte delle graduatorie di seconda fascia per insegnare francese alle medie e alle superiori (seconda fascia, leggi: precari privilegiati rispetto a quelli di terza).
Comunque, adesso c'è la possibilità di inserirsi, o meglio, dovrebbe esserci, ma la piattaforma del MIUR è completamente in palla e feisbuc trasuda di post ansiogeni sui gruppi dei neoabilitati.

Siccome, tra le varie stranezze, mi sono resa conto che il servizio svolto a scuola in Francia non mi era stato calcolato, stamattina ho chiamato la mia scuola capofila (un liceo linguistico di Caserta) per cercare di capirci qualcosa.
Mi ha risposto una signora dalla voce roca, fumatrice incallita. Ci avevo già parlato altre volte, mi era sembrata una che sapeva il fatto suo. E invece.

- Sì, salve, la chiamo per una questione di punteggio... come mai non mi avete calcolato il servizio all'estero?
- Ma se lei ha lavorato in hotel non vale come punteggio.
- In hotel? No guardi, ci dev'essere un errore... io ho lavorato come assistente di lingua italiana in una scuola...
- Come assistente, che significa?
- Significa che ero lettrice. Insegnante madrelingua.
- Ah. No perché sa, dalla traduzione fatta su internet si capiva che lei aveva lavorato come accompagnatrice di ragazzi in gita, tipo in hotel... Vabbè, comunque, ci faccia un'autocertificazione e ce la mandi al più presto.

La buona scuola. La scuola 2.0 che non sa manco usare un fetente di dizionario e si lancia poi su traduzioni on line da Google translate. E questo è un liceo "up". Figurati cosa succede in quelli "down".

En tout cas, almeno per un altro anno me la scappotto: eh sì, formichina, la vostra accompagnatrice di ragazzini in hotel, fa di nuovo le valigie e torna a Parigi. Un fantastico post-doc la aspetta, insieme agli amici di sempre, al Comté fruité e alla grisaille. E chissà che questa volta non riesca pure a portarsi, almeno per un po', il suo adorato P.A.