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martedì 19 luglio 2016

Joy

Un biglietto d'amore improvvisato su un brouillon, trovato sul cuscino, nascosto da Pandino.
La luce a gare du Nord.
Uno scatto riuscito.
Un treno quasi deserto che passa per le campagne piccarde in una giornata di sole.
Il giallo del grano e il rosso dei papaveri.
I messaggi delle amiche.
Il vento sulla pelle in aeroporto, aspettando l'autobus.
Un caffè al volo, prima di cominciare gli esami.
Un quadernino in carta di riso, con fiorellini gialli e blu disegnati a mano in copertina, intorno alla scritta "français". Le parole nuove imparate durante l'anno, l'impegno, la passione, la gratitudine di una studentessa per il suggerimento.
Un fritto di pesce e un bicchiere di Vermentino nella mia piazza pisana preferita. La gente, le risate, sapore d'estate e di vita.
Una lunga passeggiata per andare a salutare un amico.
Un immenso grazie negli occhi, nel cuore, nei piedi. E nelle ali.

venerdì 9 ottobre 2015

Di treni, di donne, di pubblicità e di Paesi

Approdata in terra gallica, ho - per il momento - il mio domicilio fuori Parigi, a casa di Miss Forest. Diciamo che non avevo voglia di sbattermi a cercare e soprattutto che con i cedolini dei miei co.co.co. italiani al massimo avrei potuto aspirare a un posto in un centro di accoglienza temporaneo.
Prendo spesso il treno, il Transilien. Nuovo, colorato, bellissimo. Durante i 15 minuti che separano Parigi dalla banlieue, nel trenino dei monitor trasmettono un po' di notizie sull'Ile-de-France: eventi, soprattutto, ma non solo. L'altra sera, per esempio, come su una passerella hanno sfilato 5 donne, tutte diverse, ma accomunate dal lavoro: la ricerca. "Donne che fanno progredire la ricerca in Île-de-France", diceva una didascalia. E non ho potuto non pensare alle rappresentazioni femminili che avrei potuto trovare in una stazione italiana: o supergnocche mezze nude pure per fare la pubblicità di un parrucchiere, o mogli & mamme perfette, impegnate a promuovere un nuovo detersivo o a friggere le cotolette.
E ancora una volta mi è preso lo sconforto nel constatare quanto siamo messi male, quanto siamo indietro sulle pari opportunità. Ancora di più perché per molte questo non è affatto un problema.

lunedì 22 settembre 2014

Considerazioni di una furba

Non ho mai fatto segreto di avere un'attività onirica abbastanza effervescente (per farvi un'idea, vi avevo raccontato qualche episodio qui). Purtroppo dimentico la maggior parte dei miei sogni, quindi molte perle con cui deliziarvi vanno perdute, ahimè. Ma se mi sveglio durante la notte, i miei deliri notturni mi restano impressi, perciò posso condividerli con voi.

Stanotte, per esempio, ho sognato che ero coinvolta nell'organizzazione di una festa (di laurea, forse).  C'era un gran trambusto, di pranzi, di cene, di autobus, di gente. Di gente che chiedeva soldi per l'organizzazione, soprattutto. E a un certo punto, venivo a sapere che qualcuno (forse Carasau, la mia ex coloc sarda) parlando con qualcun altro mi dava della furba, perché non avevo versato la mia quota di 20 euri. Improvvisamente mi ricordavo di averne dati 15 a un'altra ragazza che me li aveva chiesti per una cena e lo facevo presente a Carasau (o chi per lei), ribattendo, tra l'altro, che se fossi davvero furba non farei il lavoro che faccio.

De là, due considerazioni:
1) in sogno analizzo le situazioni con più lucidità;
2) dovrei evitare di mangiare pesante e tanto di sera (ma erano i 30 anni della mia cugina preferita, potevo mai non onorare la festeggiata?)

ps. queste righe sono un mio primo tentativo di comunicazione dopo il trasloco. non so dirvi come va, dipende dai settori. e dai momenti, pure. sono molto contenta di stare finalmente con P.A., ma tornare a vivere coi miei dopo 10 anni perché non ho un lavoro serio e soprattutto uno stipendio serio non è entusiasmante, così come stare ad aspettare che una scuola mi chiami per una supplenza o che l'università pubblichi il bando per i contratti o che il MIUR si decida finalmente a emettere il decreto del TFA. mi mancano i miei amici, moltissimo. ma sapere che ho una bombola d'ossigeno a 230 km mi fa stare un po' più tranquilla. le mie impressioni su questa città e questo Paese invece ve le risparmio, le rimando al momento in cui avrò finalmente raggiunto l'atarassia. momento che potrebbe non arrivare mai, ma tant'è.

lunedì 27 gennaio 2014

Non dovevate, ma grazie, eh

Da 4 mesi lavoro in un'azienda come linguista-terminologa (fidatevi, è questo il mio lavoro, anche se P.A. dice a tutti che faccio "i sondaggi"). Part-time, per un totale di 10 giorni al mese.
In 4 mesi, mi hanno cambiato di scrivania la bellezza di 4 volte, credo con relative bestemmie da parte del tecnico informatico, dal momento che sono l'unica a lavorare su Windows e non su Linux. E ogni volta prendi l'hd di formichina, stacca tutti i cavi, prendi i due monitor di formichina e sposta il tutto sulla nuova scrivania, riallaccia tutto e, soprattutto, vedi se tutto funziona come prima. In realtà lui è sempre stato tanto carino, ma immagino che magari avrebbe preferito fare altro al posto di questo valzer di computer e di scrivanie.
Per fortuna, la maggior parte del tempo l'ho passata non lontana dalla finestra, ma in un punto dell'ufficio (un grande open space) abbastanza riparata, anche se a un tiro di schioppo dal capo.
Ma... anno nuovo, vita nuova! Al mio ritorno a gennaio, sono stata informata della mia nuova postazione: lontana dalla finestra, lontana dal capo e vicina alla porta. Quella che permette l'accesso alle toilettes, alla terrazza, al locale cucina, agli uffici di sotto e che viene aperta dalle 100 alle 200 volte all'ora, permettendo il passaggio di pinguini, orsi polari e altre bestiole venute dal regno del freddo.
Non c'è che dire, davvero un pensiero carino, spostarmi là nel mese più freddo dell'anno, per soli 7 giorni di lavoro. Soprattutto tenendo presente che il 90% dei transitanti lascia sempre la porta socchiusa, regalandomi un simpatico spiffero, vero toccasana per la mia schiena.
E oggi, dopo che sabato sono stata una decina di ore in una sala a 11° per un matrimonio, apprezzo ancora di più questo simpatico regalo di Natale.
Vi ringrazio eh, ma non dovevate. Per dimostrarvi tutta la mia gratitudine segue una copiosa lista di mortaccivostra.

mercoledì 22 gennaio 2014

Scoperte di un mercoledì pomeriggio

Una volta un amico mi ha detto che il picchio della demotivazione lavorativa settimanale si raggiunge di mercoledì pomeriggio. Mi sa che ha ragione, il mercoledì di solito scopro sempre qualcosa di interessante, che ovviamente ha nulla o poco a vedere col lavoro che sto facendo in quel momento (linguista-terminologa, prof o babysitter).
Le scoperte di oggi:
- Rouge Dior costa 8 000 euro al kg. Il curatore del sito dev'essere un amico di mio padre (ho un'amica ancora sconvolta dopo averlo visto calcolare a mente il prezzo del profumo al litro).
- il pompelmo sminuisce l'effetto della pillola, anche se non c'è scritto da nessuna parte. Voi potete scoprirlo o seguendo una lezione di farmacologia o chattando su google talk con un'amica medico ;
- i due Cinesi del mio ufficio che pranzano sempre insieme non sono marito e moglie, lei è sposata con un Francese;
- la figue, in francese, non è soltanto il frutto del fico, ma anche l'equivalente italiano con articolo femminile.  E lo scopro solo oggi, dopo 6 anni e 200 e passa pagine scritte sull'argot.
- sempre 6 anni e 200 e passa pagine sull'argot dopo, scopro che il compagno della figue non è solo l'asperge (l'asparago, femminile in francese), ma anche l'onnipresente poireau (il porro).

E queste due ultime scoperte me le rivendo fresche fresche agli studenti del quinto anno, a cui faccio un modulo sull'argot: se a qualche parte mi sono meritata il titolo di "regina del cazzeggio sostenibile" un motivo c'è, in effetti. Viva il mercoledì pomeriggio!

mercoledì 1 gennaio 2014

Ciao ciao, 2013

Mi ero affezionata al 2013, è stato un anno così bello che avrei voluto non finisse mai. E' stato un anno talmente bello che, per la prima volta in vita mia, mi sono sentita in dovere di andare alla messa di ringraziamento di fine anno che ogni anno fanno nella mia parrocchia.
Il prete ha voluto farci fare un giochino, ci ha invitati a chiudere gli occhi e a pensare agli eventi dell'anno mentre lui scandiva i nomi dei mesi uno ad uno. Il mio cortometraggio è stato il seguente:

gennaio: tanto freddo e tanta neve, la dernière ligne droite prima di consegnare il manoscritto della tesi.

febbraio: la consegna della tesi, i festeggiamenti doppi per i miei 30 anni, il concerto dei Negrita, la scoperta che quello che poi sarebbe diventato P.A. aveva davvero un buon odore e mi piaceva come mi abbracciava, un giovedì mattina a fine mese a Capodichino.

marzo: il lavoro a Les Canons, ancora neve, un amore che germogliava al telefono, prima di avere qualche certezza in più una volta che si era di nuovo occhi negli occhi. E un pianto disperato a Capodichino al momento dei saluti.

aprile: la discussione della tesi, il matrimonio di Sarina, un giro a Pisa, ancora lavoro a Les Canons.

maggio: l'inizio del mini post-doc tra i sociologi, la prima volta di P.A. a Parigi, la sorpresa di compleanno a P.A.

giugno: il matrimonio di Lisa, la festa della musica e il week-end ad Amsterdam.

luglio: due week-end parigini con P.A., il matrimonio romano, la fine del post-doc, la partenza per Vieste.

agosto: ancora qualche giorno a Vieste, qualche giorno al mare mordi-e-fuggi, i film insieme sul divano, la mostra di Dalì a Sorrento.

settembre: il convegno-vacanza a Faro, il matrimonio napo-russo, il concerto di Daniele Silvestri, la frattura al piede.

ottobre: l'inizio del lavoro in azienda, la stampella e la chaussure-barouk, la festa anni '50, ancora giorni belli passati insieme. Uno dei due giorni ad Assisi.

novembre: l'altro giorno ad Assisi, il concerto di Paolo Conte, l'inizio dell'avventura siciliana.

dicembre: la bottiglia di champagne, il concertino col coro, il primo Natale insieme.

Penso di poter dire con certezza che è stato l'anno più bello della mia vita: un anno di grazia e amore, dopo anni di noia e delusioni. E spero che anche questo 2014 sia un anno di grazia e di amore, con tutti i cambiamenti che ci sono in programma.

Buon 2014, lettori della formichina! Magari riesco ad avere un po' di tempo in più per passare di qua e dai vostri blog... un abbraccio!

mercoledì 20 novembre 2013

Il famoso Chronopost

Vi ricordate della storia del famoso bando di concorso e del Chronopost? Dei 47 euri buttati al vento quando ne bastavano 7? La storia dell'ufficio postale accettante e bla bla bla?
Bene, almeno il sacrificio non è stato vano: sono risultata vincitrice a quella selezione e mi hanno affidato ben 3 incarichi di insegnamento di lingua francese all'Università di Catania (sede di Ragusa). Sono ovviamente molto felice, comincio ufficialmente lunedi', anche se sono già stata a Ragusa la settimana scorsa per un giro di perlustrazione dei luoghi: ho avuto un'accoglienza favolosa e l'impatto col posto è stato più che positivo.
Almeno per i prossimi mesi, la mia vita sarà una settimana a Parigi e un'altra a Ragusa (vedi quando si dice flessibilità nel lavoro), con qualche giorno a Napoli ogni tanto.
Vi raccontero' poi meglio un'altra volta, ma intanto ci tenevo a dirvelo.
Baci e abbracci,
formichina umilissima serva vostra

domenica 21 aprile 2013

Natura vs Cultura

In teoria oggi avrei dovuto finire una recensione per una rivista.
In pratica mi sono messa a devastare la mia cucina, tra marmellata di fragole, travaso del mio nuovo geranietto e i carciofi (una parte finita in decotto, l'altra in padella con l'arista di maiale...e poi nel mio stomaco!).
"Agriturismo" batte "Ricerca" 3 a 0.

Buona domenica!

mercoledì 20 febbraio 2013

Non è vero

- A che ora arrivi domani?
- Verso mezzogiorno. Cavolo, oggi non ho fatto niente. Mi tocca lavorare, devo assolutamente finire quel benedetto articolo.
- Lo sai, vero, che non combinerai niente a casa?
- Impossibile, devo finire l'articolo. Sono obbligata!

E ieri sera, tra festeggiamenti, valigia e sms ho fatto le 3, alle 6.30 ero già in piedi. Sono arrivata a casa, ho mangiato e mi sono messa a letto. Ho dormito beatamente tutto il pomeriggio. Non è vero che non ho combinato niente.

mercoledì 24 ottobre 2012

Il bottino


-  caffè per moka (2 confezioni)
- orecchiette (un pacco)
- pasta mista (un pacco)
- riso per risotto (3 kg... grazie, dott. Scotti!!!)
- pesto fresco (2 barattoli)
- sugo "napoletano" (un barattolo)
- snack di riso (due confezioni)
- strozzapreti di Altamura (un pacco)
- strozzapreti toscani artigianali (un pacco)
- ragù di chianina (2 barattoli)
- ragù di cinta senese (2 barattoli)
- crostino di peperoni aromatico (un barattolo)
- penne (un pacco)

- assaggini vari ed eventuali in loco (biscotti, mozzarella di bufala, prosciutto, lardo di Colonnata, crema di tartufo, cannoli, vino, formaggi ecc ecc ecc)

- un invito a cena da un senese a cui non avrei dato 5 lire ma che si è rivelato intelligente e tutto sommato piacevole. e dal momento che la parigina sono io, mi sono fatta portare al Comptoir de la Gastronomie (e quando mi ricapita???), che vi consiglio assolutamente.


Sorridete: c'è solo da guadagnare.

lunedì 16 luglio 2012

Chroniques d'un 14 juillet

E' bello svegliarsi presto mentre la città dorme ancora, le mattine dei giorni festivi sono là per questo: per farti godere il silenzio dove di solito c'è una gran confusione. Come tutti i sabati, ho preso la metro alle 9 per andare al lavoro. Sapevo che dovevo andare a consegnare i gelati a due ristoranti, ma non avevo fatto i conti con la parata militare del 14 luglio: rue de Rivoli chiusa, tutta Parigi bloccata. Già alle 10.30 non si capiva più niente, e vari giri a vuoto e molte imprecazioni dopo, ritorno alla base per ripartire subito dopo e andare a fare la consegna grossa all'altra boutique, quella di St. Michel.
Recupero il mio collega e gli scatoloni coi gelati, ci dirigiamo a St. Michel col furgoncino di sostituzione, il nostro è guasto e spero che ce lo ridiano presto.
Les Halles-St. Michel: con tutto il traffico, di solito non ci si mette più di mezz'ora, a voler esagerare. Ci abbiamo messo un'ora e mezza, visto che siam dovuti scendere fino a Austerlitz per poter attraversare la Senna... Delirio puro, tutto per colpa di una pagliacciata.

Dopo il boulot, finalmente a casa. Pranzo con pizza Picard alle 4 del pomeriggio, con cena prevista alle 8. Un po' in vena sociopatica, io e l'Abruzzese abbiamo optato per un 14 luglio in solitudine, lontano dai soliti fuochi a Champ de Mars, dinamiche di gruppo incluse. E mangiata una crêpe con miss Forest, siamo salite sullo scooter in direzione Jaurès, per vedere che aria tirava alla caserma del 10ème. E che 14 luglio è senza fuochi? Direzione parc de Belleville, per vederli dall'alto. Esperienza fallimentare: oltre al fatto che molti altri avevano avuto la stessa idea, vari ostacoli impedivano la visuale e salivamo a turni in piedi sullo scooterino per cercare di vedere qualcosa... E quindi ritorno alla caserma di Jaurès, schivando i mortaretti che ogni tanto qualche imbecille faceva esplodere cosi' per strada. Festa molto molto carina, ambiance sympa e una coupe de champagne offerta da un pompiere a me e all'Abruzzese, che in dieci anni a Parigi non era mai stata al ballo.
Metro e vélib' e nanna, il programma della domenica era mercato, pappa e poi forgiatura della chiappa, ma... alle 7.30, dopo appena 4 ore di sonno, mi sono svegliata in preda a nausea e dolori. E non so se sia stato il freddo, la crêpe o l'alcool, ma ho vomitato pure l'anima, in due comode rate, prima di una terza al supermercato. Ero scesa a comprare i limoni (...) quando ho avuto un malore alla cassa, mi si è annebbiata la vista e ho avuto un mezzo svenimento, prima di restituire un altro pezzo di anima che doveva essere rimasto in fondo allo stomaco.

Mi sono decisa a chiamare il dottore, che è accorso prontamente. In realtà per un momento ho temuto di dover soccorrere io lui, dopo i miei 4 piani. Mi ha fatto la siringhina e dato le medicine per la bua, portatemi dalla Dido, ormai eletta a infermiera delle gastro.  Forse il mio corpo si è ribellato e mi ha detto: "Figlio', ma che t'e mis 'ncap?" E non è da escludere che tra quello che ho rimesso ci fosse tutta la rabbia covata in queste settimane, che per quanto mi sforzassi di tenere a bada è uscita fuori in tutta la sua dirompenza.
E oggi sono a casa, niente lavoro, grazie all'arrêt maladie. Tra ieri e oggi ho dormito più di tutta la settimana scorsa, credo. E vi diro', forse mi ci voleva proprio.

venerdì 18 maggio 2012

La contabile non sa contare

Sicuramente l'ho già detto, ma quando andavo a scuola la matematica era l'unica materia scientifica che studiavo con piacere. Un pochino anche la chimica, ma la matemetica di più. Risolvere funzioni, equazioni mi rilassava. Fare i conti mi aiutava a distogliere l'attenzione da tutto il resto.
Sicuramente ho pure già parlato del mio attuale lavoro: sono stata assunta in una gelateria ad ottobre come segretaria factotum, quindi di conti ne faccio parecchi...
Bene, oggi li ho dovuti fare per motivi personali: il tanto agognato stipendio di aprile è finalmente arrivato e sono corsa a depositarlo alla filiale più vicina. Poi non so cos'è successo a un certo punto, ma mi sono convinta di aver ricevuto 60 euri in più. Si sarà sbagliata la capa? L'avrà fatto apposta per darmi un premio? Fatto sta che li ho messi da parte e sono corsa a restituirglieli. Poi mi sono incamminata al metro per andare in biblioteca. Ma una vocina, dopo aver visto la freccia "porte de Clignancourt"ha suggerito: ma non vuoi andare allo stock di Kookai per vedere se trovi una magliettina? Tanto sei stata pagata! E va bene, vocina, hai ragione, andiamo a vedere.
Uscita dalla metro, pero', mi ha colto il dubbio che i biglietti da 20 non fossero 9, come li avevo contati io, ma meno. E allora perché avevo scritto sul foglietto del deposito 180?
Per fortuna, "la mia banca è differente" e quando faccio un deposito mi chiede di indicare sia il numero dei biglietti in varie taglie che l'ammontare e mi rilascia una copia del versamento con tutti i dettagli. Ho tirato fuori dallo zaino la ricevuta gialla, apprendendo cio' che non avrei voluto: cioè che i biglietti da 20 non erano 9 ma 6, ma chissà per quale motivo nella mia testa facevano comunque 180 euri... e quindi ora mi trovavo con 60 euri in meno!!!
Al di là della vergogna di dover ritornare dalla mia capa a riprendermi cio' che le avevo ingiustamente restitutito, ho provato una certa costernazione per il mio povero neurone che ormai è più impoverito dell'uranio impoverito.

Siete autorizzati a ridere, a burlarvi di me, a contorcervi sul pavimento, ma per favore, non lo dite a mio padre: potrebbe disconoscermi come figlia.

martedì 6 marzo 2012

Dai gelati ai filati

Mi ero ripromessa che non avrei più cercato né accettato lavori come hostess, promoter e simili. Lavori in cui sei in piedi tutto il giorno, con un frigorifero nelle spalle, magari, a sorridere come una beota e a importunare il malcapitato di turno con parole di encomio a raffica sul fantasmagorico prodotto del giorno (l'ultima volta era stato a Viareggio, promuovevo una linea di erboristeria, distribuendo campioni omaggio di tisane lassative). Ma l'amara verità è che siamo alle pezze (non specifichiamo quali e dove, sono pur sempre una signora!) e il mio bisogno di vile denaro è a dir poco impellente e quindi ho accettato di fare da hostess/interprete per un ricamificio italiano, passando cosi' dai gelati ai filati.
E vi diro', è andata benone, molto meglio di quanto mi aspettassi. La sera prima (vigilia di san Valentino) ero disperata, erano già le unidici e mezza ed io ero a letto col Boch 1995/96 (et oui, ça fait longtemps!) da un lato e il computerino dall'altro a cercarmi la terminologia dei tessuti in inglese e francese. L'indomani, smessi i panni della segretaria-gelataia e indossato il tailleur da hostess, mi avvio verso il Parc des Expositions, tempio massimo delle fiere. Ma sul quai dell'RER A a Nation arriva la prima atroce scoperta: ho un buco nei collant, a metà polpaccio!!! Che sarà mai, direte voi, ma per una che è stata assunta per "motivi di immagine", diciamo cosi', fa eccome! Dopo varie imprecazioni, diversi sms alla ricerca di solidarietà e 40 minuti da sardina nell'RER B, giungo a destinazione. Mi faccio venire a recuperare all'ingresso e comincio la mia brevissima carriera di interprete dei filati: accogliere i clienti, chiedere il biglietto da visita, preparare un caffè quando richiesto, mostrare il campionario quando tutti sono impegnati, fare il mastino se qualcuno si azzarda a fare foto.
I prodotti sono meravigliosi, di una raffinatezza squisita. E' bello vedere stilisti di tutto il mondo restare a bocca aperta per il made in Italy, che ormai fanno in pochi. E' piacevole sapere che le due stiliste di una nota casa italiana hanno deciso di tornare sul made in Italy perché la gente compra di più se un prodotto è migliore pure se il prezzo aumenta. E nonostante tutto questo, ti chiedi come facciamo ad essere un Paese alla deriva (piccola parentesi di amertume, la chiudiamo subito).

Vabbè. Me l'avevano detto che fare le fiere è bello. Confermo: fare le fiere è bello, stancante ma bello. E ancora meglio quando sei pagato cosi', sull'unghia e rigorosamente cash.
E ti chiedi se non è forse il caso di cercarsi altri eventi del genere, se quando torni a casa dopo due giorni cosi' sottoforma di mail la prima lezione del manuale "Comment motiver sa thésarde pour les nuls"*:

"Buongiorno formichina,
ho letto il tuo primo capitolo e sono colpito dall'eleganza dello stile, la coesione del testo e la correttezza del documento. E' fatto talmente bene che sono quasi sfiorato da un dubbio: non è che hai pescato da documenti preesistenti?"

E' doppiamente frustrante, se pensi che il tempo che hai impiegato a scrivere quelle benedette 12 pagine è a titolo gratuito.
Ma in questi casi bisogna ricordarsi che si ha a che fare con i mangiaranocchie, popolo incapace di qualsiasi apprezzamento gratuito. Ecco, un popolo cosi' merita di estinguersi. E qui lo dico e qui lo nego, io faro' il possibile affinché cio' accada.

* "Come motivare la tua dottoranda per negati"

sabato 4 febbraio 2012

La livraison

Prima di mercoledi', la segretaria-gelataia aveva fatto consegne a bar e ristoranti a piedi (con l'ausilio del fantastico carrellino sghembo, quello le cui molle zompano ogni due minuti), in RER e persino taxi. Mercoledi' si è aperto un nuovo capitolo nella storia delle consegne: la formichina segretaria-gelataia ha fatto la sua prima consegna in furgoncino, seduta al posto di guida, con l'inutile Cardini (uno, almeno uno, fatemelo bocciare!) al lato passeggeri e senza patente dietro. In teoria senza neanche la possibilità di poter guidare, ché la patente è scaduta e aspetta il nuovo bollino (ebbene si', ho la patente già da 10 anni, non sono cosi' giovane come voglio far credere).
La prima volta a scorazzare per le strade di Parigi senza navigatore, senza una fetente di cartina ma con un uomo inutile senza patente al mio fianco a farmi da navigatore. Uno che pensava che le Tuileries venivano dopo place de la Concorde partendo da Châtelet, per capirci. Uno che quando gli ho detto "sono senza patente" mi ha risposto: "non fa niente, tanto hai un bel sorriso e i flics chiuderanno un occhio". E io che già immaginavo di scorrere nervosamente il ditino sul cellulare e telefonare di soppiatto all'unico flic che conosco, supplicandolo di togliermi da una situazione imbarazzante. Uno che per tutto il viaggio non ha fatto che rimuginare su quale cazzata sparare per aver consegnato con due giorni di ritardo (mmm... je vais leur dire qu'on a eu un dégât des eaux... non, peut-être c'était déjà la dernière fois, euh...) e che nonostante tutto guadagna più di me e ha un contratto fisso (che noia, dite, eh?).

Guidare in centro è il delirio, coi semafori ogni 50 metri e i pedoni aspiranti suicidi. Ma uscire su place de la Concorde e immettersi sui quais de Seine, trovarsi di fronte la Tour che ti sovrasta maestosa e lucida in un pomeriggio soleggiato, appena brumoso, beh, è un'altra cosa. Anche per chi non ama molto guidare, tipo me. 
Dopo duecento semafori, preselezioni sulle corsie sbagliate e parecchie battute à la con di Cardini, alla fine "all's well that ends well" e siamo riusciti ad arrivare nel 16esimo e a tornare alla base sani e salvi. Incensurati, soprattutto, dopo che ho rischiato di mettere sotto uno sulle strisce (vi giuro, l'avevo completamente zappé) e tagliato la strada a uno scooter ...

martedì 31 gennaio 2012

Ricevo e condivido volentieri


E, come al solito, ringraziamo la Schwester.

martedì 24 gennaio 2012

L'Italia che piace

Vivere all'estero comporta, per forza di cose, non riuscire a seguire tutto tutto tutto quello che succede nel proprio Paese. Paradossalmente, spesso si è più informati di chi dallo "stivaletto" non si è mosso. E ad ogni modo, se ci si perde qualcosa, ci pensano gli amici informati a farlo sapere anche a te.

Bene, la notizia del giorno è che se cliccate su www.fiatpanda.it potete ammirare il nuovo spot che i marchionneboys hanno realizzato per il lancio della nuova Panda, "l'Italia che ci piace". Bisogna essere dei geni - del male, certo - ad aver pensato a una cosa del genere, subdola e canzonatoria quanto basta.

Questo il testo (sono io che sottolineo): "Ma quante Italie conosciamo? Quella dell'arte, quella della grande inventiva, quella del talento costruttivo, quella del Paese pittoresco, quella dei giovani che cercano un futuro o quella capace di grandi imprese industriali? Noi possiamo scegliere quale Italia essere, è il momento di decidere se essere noi stessi o accontentarci dell'immagine che ci vogliono dare. Questo momento è quello di ripartire, ripartire nell'unico modo che conosciamo: con il nostro lavoro e mettendoci alla prova. Perché in Italia, ogni giorno, c'è qualcuno che si sveglia, e mette nel suo lavoro il talento, la passione, la creatività, ma soprattutto, la voglia di costruire una cosa ben fatta. Le cose che costruiamo ci rendono cio' che siamo. Nuova Fiat Panda: questa è l'Italia che piace." Letto da una voce maschile decisa e quasi intimidatoria, mentre sullo schermo sfilano scene di vita in fabbrica, un Pulcinella in un teatro, la Pietà di Michelangelo e una macchinina che passando per il golfo di Napoli arriva allo svincolo di una superstrada e sceglie di proseguire - udite udite -per Pomigliano sud.

La macchinina va a Pomigliano d'Arco, il mio paese. Quello del braccio di ferro tra Marchionne e la Fiat sul contratto nazionale. Quello dove bisognava produrre la Panda, appunto, e poi non se n'è saputo più nulla. Dove chi lavorava in fabbrica ora è a cassa integrazione, quando va bene, dove i negozi chiudono uno dietro l'altro, mentre continuano ad aprire supermercati dello stesso proprietario, anzi degli stessi due proprietari e per loro sembra che la crisi non esista. Un paese mesto e depresso, dove un ragazzo di 25 anni si avvilisce perché evidentemente essere onesto, lavorare duramente e nel pieno rispetto di regole e leggi non fa molto "Italia che piace".

mercoledì 7 dicembre 2011

Recupero crediti

Ieri ho scoperto che tra le millemila mansioni della segretaria-gelataia c'è pure quella di andare a riscuotere gli impagati di qualche ristorante. E cosi', fatture alla mano, sono stata sguinzagliata tra il Marais e Opéra. Il primo tentativo è stato un fallimento: il proprietario del posto in questione mi ha praticamente riso in faccia, promettendo di inviare un assegno domani. Peccato che suonasse un po' come: "Ma certo, bambina, se fai la brava ti compro la carrozza di Cenerentola con tutti i cavalli, i lacché, le scarpine di cristallo e il principe azzurro; ora pero' lasciami in pace e torna a magnà gelati". La seconda volta è andata meglio, con un omino simpatico che ha persino mollato la sua clope per non farmi aspettare troppo. E vi diro', il ristorante è pure carino: si chiama Sous-rire, al 22 di rue Saint Martin. Mi faro' portare a cena li' dal prossimo squilibrato con cui usciro', se prima non finisce il mondo o non chiude il ristorante.

L'avventura è ripresa nel pomeriggio, direzione Opéra. Non so se ve l'ho detto, ma in quanto segretaria-gelataia ho diritto a un gelato al giorno, di cui continuo ad usufruire anche se non è molto stagione. E prima di partire in missione, mi sono fatta preparare da Cardini ("almeno uno, fatemelo bocciare!") una bella coppetta pistacchio e Romeo e Giulietta (meraviglia di fiordilatte, fragoline di bosco e cialde ricoperte di cioccolato fondente) da mangiare in viaggio. Solo che un minuto dopo -tac... tac... tac- ha cominciato a piovere, e mi sono rifugiata nell'androne di una non meglio specificata mensa, affondando lentamente il cucchiaino nel pistacchio e guardando la pioggia cadere piano piano. Finito il gelato, ho aperto il mio bellissimo ombrellino frou-frou e dato un'occhiata alla cartina artigianale che la capa mi aveva disegnato. Mmm... rue des petits champs... poi gira in rue st. Anne... st. Augustin e finalmente rue de Monsigny. Solo che, invece di rue des petits champs, mi sono ritrovata su rue de la croix des petits champs e ho fatto un altro percorso, scoprendo una zona di Parigi a me nuova. Nel frattempo, la pioggerellina parigina si era trasformata in acquazzone di tipo pisano-tropicale, di quelli in cui l'ombrello non serve carrément à rien e tu ti ritrovi coi piedi in ammollo, come se stessi facendo un pedicure negli stivaletti, i jeans e buona parte di tutto il resto completamente fradici. A riscossione avvenuta (più di 1000 euri di gelati!), mi sono rimessa in cammino. Come da copione-Murphy, mentre chiedevo all'ex debitore una stufa per potermi asciugare, fuori aveva smesso di piovere. E dopo un'altra, fruttuosa riscossione nel Marais, sono rientrata alla base trionfante, per la gioia della capa. Capa che 5 minuti dopo mi ha comunicato che avevano sbagliato a calcolare la fattura del ristorante a Opéra e che domani dovro' tornarci. Sperando che non nevichi...

lunedì 31 ottobre 2011

Fermate il mondo, voglio scendere

Da quando lavoro, non si capisce più niente. Si capiva poco pure prima, ma ora è il delirio totale! Zero tempo per le mail (quanta gente sto arronzando, perdonooooo!), la stanza che è più bazar del solito, in cui continuano ad ammonticchiarsi indistintamente maglie, fogli, pantaloni, lime per le unghie, sacchi (vuoti) per il sottovuoto e chi più ne ha più ne metta. Devo confessarvi che questo blogghino mi manca e anche gli altri blogghini amici... ho poco tempo per scrivere e per leggervi (perdonooooooo bis!). E quindi approfitto di questo momentino  tranquillo al lavoro per raccontarvi un po' di novità, in pillole.

* Per la rubrica "formichina incontra di persona i suoi lettori", mercoledi' ho conosciuto Ondalunga e il Windsurfista, sono venuti a pranzare in gelateria. E sono proprio bellini, più che una coppia sono una "persona e mezza", perché Ondalunga è piccina piccina ma tanto, tanto carina, col caschetto e due occhi belli vispi. Lei si diverte a scrivere di sé come di una zitella acida, ma non le credete, non è assolutamente vero.

* L'altro giorno in metro ho visto una sigrnora leggere le Guide du savoir-faire à l'usage des rustres et des malpolis. Confesso di aver pensato (testuali lingua e parole): "ah ben tiens, j'ai de quoi offrir à Noël!"

* E' stupefacente (e forse anche un po' preoccupante) notare che quando devo andare a mettere timbrini e contare monetine mi sveglio anche prima della sveglia, quando invece mi attendono le mie sudate carte, faccio sempre una fatica immane...

* Non capisco l'indignazione per la risatina di Bruxelles. Non sono stati offesi gli Italiani in quanto popolo. L'ironia riguardava il personaggio, che è sempre il solito cabarettista nano coi tacchetti e il parrucchino. Quindi, caro Pierferdi, invece di indignarti, vergognati di essere stato suo alleato fino all'altro ieri. Prendi piuttosto appuntamento col tuo confessore e passaci un paio di giornate...

* Ho sempre mia nonna davanti agli occhi, me la ricordo nei suoi momenti migliori. Mi vengono in mente le sue massime di vita, le filastrocche in dialetto, dei commenti e dialoghi memorabili. Ve ne regalo uno. Ho una cugina che va spesso in India per lavoro. Qualche anno fa era li' a luglio e telefono' a mia nonna per gli auguri dell'onomastico. La festeggiata, incurante del fatto che la nipotina le stesse facendo una telefonata intercontinentale, ritenne giusto chiederle: "Annali', ma che si gghiuta a ffà miez' a tutti chilli Nir?"**

* Ho lasciato il testimone per la coordinazione del coro in MCI. Non me la sentivo di continuare ora che le persone che mi hanno sostenuta di più sono tutte andate via. Qualcuno ha ipotizzato che si creerà una situazione tipo il governo russo, con Putin che continua a comandare con la faccia di un altro. Ma io il lettone non ce l'ho, indi...

* L'oroscopo di Internazionale dice che sta arrivando il Grande Momento, o quantomeno un Momento Più Grande. Non mi faro' trovare impreparata, anzi vi diro' che ho una gran voglia di costruire. Per il momento mi è stato offerto il ruolo di amante da uno che pensa che "non c'è due senza tre", ma ho gentilmente (neanche tanto poi) declinato l'offerta. Il comunismo è bello per la spesa, la sanità e l'istruzione, ma per altre cose la proprietà privata è davvero l'unica soluzione possibile.

* Ho uno Svedese tutto per me. Anima gemella ha lasciato il formicaio e come pegno del suo amore mi ha dato in eredità uno dei suoi Svedesi, sono andata a ritirarlo sabato mattina con la Dido ed è stata un'impresa, davvero. Ora troneggia accanto al canapé-lit ed è stato un passo avanti verso l'ordine.

(nel frattempo è passato qualche giorno e ho dato una sistemata alla mia stanza, ho preso coscienza del fatto che vivevo nel degrado e deciso che non andava bene cosi'. vediamo quanto dura l'ordine)

Per il momento è tutto, passo e chiudo. Buona settimana a tutti!

**"Annalisa, cosa sei andata a fare tra tutti quei Neri?"

sabato 15 ottobre 2011

Ciao, nonna

Stamattina, andando al lavoro, pensavo a quanto sarei stata contenta stasera di raccontarvi la mia giornata, il mio primo giorno da formichina-segretaria. Del sole che splendeva alto nel cielo, del fatto che il mio ufficio è un bunker senza finestre ma che per fortuna mi mandano spesso in giro: in posta, a fare la spesa e commissioni varie. Vi avrei raccontato del mio incontro con un vecchietto, curioso di sapere se fossi vegetariana e se fossi stata capace di consumare i 3 kg di patate, i 2 di carote e a che mi serviva il sedano. Vi avrei raccontato di come di fronte al mio ufficio c'è un negozio di vestiti et(n)ici e coloratissimi, ne ho misurati 3 ed erano stupendi. E poi avrei condiviso con voi tutta l'allegria del contare monetine, di mettere timbri colorati e di scrivere su un quaderno, proprio come si fa a scuola. E a un certo punto vi avrei detto che andavo a farmi bella, stasera c'è la festa dei volontari della péniche.

Insomma, sarebbe stato un giorno perfetto, magari avrei pure passato la serata in compagnia di qualche ragazzo carino, magari quello del martedi' che mi sembra cosi' simpatico. E invece non è stato un giorno perfetto, mia nonna ha deciso di andarsene proprio oggi e io domattina prendo il primo aereo per Napoli. L'ultima volta che l'ho vista (due settimane fa) le ho detto: "ci vediamo presto?" e lei "come vuoi tu". Se n'è andata senza neppure salutarmi, cosi', in silenzio. Lontana 2000 km, dicendo basta a una vita in cui non si riconosceva. Era uno sfregio, per una leonessa come lei, stare tutto il giorno su una sedia a spaccarsi le ossa, in uno stato di semi-incoscienza. Era uno sfregio per noi, vederla ridotta quasi a una larva, sentirla piangere, urlare, vederla schiaffeggiarsi. Chiedere di persone morte da 40 anni: sua madre, suo padre, il suo adorato Luigi. E' incredibile come io abbia cominciato a volerle più bene quando ha comiciato a stare male: mi sembrava una bambina, cosi' fragile, cosi' ingenua, che mi chiedeva se mi poteva dare un bacio dandomi del voi.

Mi vengono in mente tutte le volte che l'ho mandata a quel paese, col caratterino che si ritrovava e che ho ereditato in buona parte: era permalosa e caparbia proprio come sono io.

Ciao nonnina mia adorata,
mi mancherai un sacco. Casa mi sembrerà incredibilmente vuota senza i tuoi tacchetti, senza la tua sedia che stride sul pavimento, senza l'urgenza di venire a salutarti appena arrivo. Nella mia testa e nel mio cuore ci saranno tutte le mattine che venivi a svegliarmi barando sull'orario,le estati passate a casa tua, nella "cortina" con le altre vecchiette, il pane cotto le sere d'inverno, le partite a carte, le tue canzoni, le preghiere, gli accidenti che lanciavi alle cose che cadevano (le scope, soprattutto), il tuo amore per il gelato e i dolci in genere, la mitica frase "tiè, cu cchist t'accatt nu gelato" quando ci davi la paghetta per il compleanno o l'onomastico, le gite ad Assisi, le telefonate di quando eri in gita coi pensionati e una miriade di altre cose che eri e facevi, ma che in questo momento non riesco a ricordare perché sono ancora troppo scossa.
Ci guarderai da lassù, insieme a nonno Luigi e chissà a quanta altra gente. Riprendici quando facciamo qualcosa che non ti sta bene. Non smettere di tenerci tutti sull'attenti.Ti ringrazio perché oggi hai scavato in me un dolore cosi' grande da portarmi a cercare l'abbraccio del Padre, da troppo tempo non ci riuscivo più.
Ho un grosso rimpianto: quello di non averti ripresa in video quando cantavi questa canzone, e ne sottolineavi, accompagnandoti con la mano, la frase "perché la vita è bella e io la voglio vivere sempre più".

lunedì 10 ottobre 2011

La mia parte intollerante

Da qualche tempo covavo il sospetto che qualcosa nella mia alimentazione non andasse per il verso giusto. C'è stato un periodo, qualche mese fa, in cui ogni volta che mangiavo pane o pasta (ma soprattutto pasta) mi pareva di avere come un sasso fermo sul petto. Una sensazione orrenda.
Allora mi sono finalmente decisa a fare il test delle intolleranze l'ultima volta che sono stata a casa (si' Alex, lo so che tu non sei d'accordo, ne abbiamo discusso spammando un po' sul blog di Ondalunga ^_^).
Dei miei amici hanno aperto una parafarmacia e ho fatto da loro questo "test", che consiste nel farsi punzecchiare un punto particolare del dito medio (chi ha ideato 'sta cosa dice di essersi ispirato ai principî dell'agopuntura, non al padre del Trota) con un aggeggino collegato a un pc (si', è un test un po' nerd, per la gioia di voi nerd lettori del blogghino). Il testatore seleziona un alimento (o una categoria di alimenti) e preme il cavetto (che dopo un po' fa pure male) sul ditino. A seconda del tipo di suono prodotto dal pc, viene calcolata la tollerabilità dell'alimento. Più il suono è acuto, più l'alimento è ben tollerato.

Le mie previsioni erano le seguenti: latte e derivati, pomodori, zucchine e pasta, visto che sono cose che consumo in grandi quantità. E invece gli esiti sono stati quasi del tutto sorprendenti: farina, lattuga, funghi e ravanelli.
Al momento della farina il pc ha emesso il suono di una sirena con le pile scariche... e io, composta all'80% da acqua e farina e al restante 20% da lievito, malto e sale, nata e cresciuta nel pane, mi sorprendo ad essere intollerante all'adorato compagno di vita. I due dottorini me l'hanno proscritto per 10-15 giorni, e con lui la pasta e tutto cio' che si fa col grano. Per 5 giorni sono stata ligia, ma sabato ero a un matrimonio che era la sagra del carboidrato, con tanto di lasagne home made di una signora siciliana... potevo mai dire di no? Ma, sarà stata suggestione o che, dopo le grida di giubilo delle papille gustative, lo stomaco ci ha tenuto a farmi sapere che non aveva gradito e che dovevo ricominciare a "comportarmi bene". E da ieri di nuovo niente pasta e pane, solo cracker wasa e Vollkornbrot o come si chiama lui (il pane di segale krukko, in vendita al monoprix).
Fare a meno della lattuga e dei funghi non è un grosso sacrificio. Del tutto inspiegabile invece l'intolleranza al ravanello, che potrebbe pure essere messo nel catalogo delle invenzioni inutili. Non ne mangio mai, mi fa proprio schifo. E i dottorini mi hanno spiegato che molto spesso, dietro al "non mi piace", si nasconde proprio un'intolleranza. Forse il profondo astio della Schwester per le mie adorate zucchine si potrebbe spiegare proprio con un'intolleranza.

La prima cosa che faro' quando sarà finita la sospensione, sarà una bella infornata di biscotti e una crostata gigante... siete tutti invitati.

(No, non sto rischiando di perdere il neotrovato lavoro disquisendo di futilità sul blogghino: alla fine il mio primo giorno di lavoro è slittato a venerdi', la mia formatrice è malata. Vi faro' sapere come va.bacibaci)