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sabato 20 agosto 2016

Sempre quel quadernino a fiori

La studentessa del quadernino a fiori è ricomparsa, ieri, via mail, continuando ad espormi i suoi dubbi circa l'eventualità di cambiare lingua e di quanto la scelta fosse difficile. Le ho risposto con un pezzo di Castaneda, senza aggiungere nulla. Mi ha risposto con una mail fitta fitta, in stile stream of consciousness, come se stesse parlando a una nuova amica che le fa subito sangue. Ne riporto la parte finale:

"Insomma professoressa io non volevo che mi venisse fuori un poema del genere ma se mi metto a scrivere non smetto più. Prenderò una decisione in merito, presto, tardi o troppo tardi che sia, sbaglierò o farò giusto, non si può sapere. Una cosa è certa, affronterò il tutto sempre con la solita curiosità di vedere se ho fatto bene o male (sono molto critica verso me stessa) in base a come proseguo il mio percorso e a quello che mi aspetta nella vita, e imparerò sempre e comunque qualcosa di nuovo. Cercherò di prendere anche questo con lo spirito che mi contraddistingue, ovvero quello di sfruttare ogni minuto e ogni occasione della vita, visto che non mi toglie mai dalla testa nessuno che qua è tutto troppo breve e che bisogna “massimizzare ogni profitto”.
Sicuramente mi permetterò di venirla a trovare a ricevimento non appena mi sarà possibile, per chiederle mille altre cose e soddisfare un po’ la mia sete di conoscenza e la mia infinita curiosità, visto che tutti giorni ho un dubbio nuovo in testa ma senza nessuno con cui poter parlare e da cui ricavare una risposta.

La ringrazio ancora per le bellissime frasi e mi auguro di non averla fatta addormentare con quest’oceano di parole.
Buon fine settimana, a presto, S."

No, bellina, non mi hai fatto addormentare: tu mi hai fatto commuovere come una scema. 
Guarda un po' se devo perdere la reputazione a causa di un quadernino a fiori...

mercoledì 10 agosto 2016

Fotopost nostalgico - Corfù

Ne avevo abbastanza. Non tanto - o almeno, non solo - del lavoro, quanto delle brutte notizie e dell'isteria diffusa a proposito di attentati, scontri di civiltà, immigrati-che-ci-rubano-il-lavoro, vaccini, musulmani and so on. Per non parlare dei post degli insegnanti isterici sui vari gruppi dedicati al concorso scuola, covi di frustrati che non hanno mai saputo/voluto guardare al di là del proprio orticello e ora pretendono l'attenzione del mondo per le "ingiustizie che stiamo subendo".

E quindi l'ho fatto: ho chiuso l'accesso a feisbuc dal wikariello e sono partita con P.A. alla volta di Corfù. Che sulla carta è in Grecia, ma potrebbe essere anche nel Cilento della mia infanzia o nel mio adorato Salento, con i suoi ulivi maestosi, gli oleandri colorati e i fichi profumati che mi diverto a cogliere.
Per le strade di Kerkyra

Corfù che delude chi si aspetta le tipiche casine bianche col tetto blu e si ritrova invece un'architettura veneziana dalle forme neoclassiche e i colori pastello, Corfù dai sapori familiari ma più speziati, Corfù che è una prima tappa tra noi e qualcun altro più in là.

8 giorni con nelle orecchie solo il frinire delle cicale, lo sciabordio delle onde e il fruscio del vento, e come uniche domande "dove mangiamo stasera?" e "dove andiamo domani?"

Spiaggia di Arillas

Spiaggia di Agios Gordis

Pranzo a Kerkyra


mercoledì 22 gennaio 2014

Scoperte di un mercoledì pomeriggio

Una volta un amico mi ha detto che il picchio della demotivazione lavorativa settimanale si raggiunge di mercoledì pomeriggio. Mi sa che ha ragione, il mercoledì di solito scopro sempre qualcosa di interessante, che ovviamente ha nulla o poco a vedere col lavoro che sto facendo in quel momento (linguista-terminologa, prof o babysitter).
Le scoperte di oggi:
- Rouge Dior costa 8 000 euro al kg. Il curatore del sito dev'essere un amico di mio padre (ho un'amica ancora sconvolta dopo averlo visto calcolare a mente il prezzo del profumo al litro).
- il pompelmo sminuisce l'effetto della pillola, anche se non c'è scritto da nessuna parte. Voi potete scoprirlo o seguendo una lezione di farmacologia o chattando su google talk con un'amica medico ;
- i due Cinesi del mio ufficio che pranzano sempre insieme non sono marito e moglie, lei è sposata con un Francese;
- la figue, in francese, non è soltanto il frutto del fico, ma anche l'equivalente italiano con articolo femminile.  E lo scopro solo oggi, dopo 6 anni e 200 e passa pagine scritte sull'argot.
- sempre 6 anni e 200 e passa pagine sull'argot dopo, scopro che il compagno della figue non è solo l'asperge (l'asparago, femminile in francese), ma anche l'onnipresente poireau (il porro).

E queste due ultime scoperte me le rivendo fresche fresche agli studenti del quinto anno, a cui faccio un modulo sull'argot: se a qualche parte mi sono meritata il titolo di "regina del cazzeggio sostenibile" un motivo c'è, in effetti. Viva il mercoledì pomeriggio!

mercoledì 1 gennaio 2014

Ciao ciao, 2013

Mi ero affezionata al 2013, è stato un anno così bello che avrei voluto non finisse mai. E' stato un anno talmente bello che, per la prima volta in vita mia, mi sono sentita in dovere di andare alla messa di ringraziamento di fine anno che ogni anno fanno nella mia parrocchia.
Il prete ha voluto farci fare un giochino, ci ha invitati a chiudere gli occhi e a pensare agli eventi dell'anno mentre lui scandiva i nomi dei mesi uno ad uno. Il mio cortometraggio è stato il seguente:

gennaio: tanto freddo e tanta neve, la dernière ligne droite prima di consegnare il manoscritto della tesi.

febbraio: la consegna della tesi, i festeggiamenti doppi per i miei 30 anni, il concerto dei Negrita, la scoperta che quello che poi sarebbe diventato P.A. aveva davvero un buon odore e mi piaceva come mi abbracciava, un giovedì mattina a fine mese a Capodichino.

marzo: il lavoro a Les Canons, ancora neve, un amore che germogliava al telefono, prima di avere qualche certezza in più una volta che si era di nuovo occhi negli occhi. E un pianto disperato a Capodichino al momento dei saluti.

aprile: la discussione della tesi, il matrimonio di Sarina, un giro a Pisa, ancora lavoro a Les Canons.

maggio: l'inizio del mini post-doc tra i sociologi, la prima volta di P.A. a Parigi, la sorpresa di compleanno a P.A.

giugno: il matrimonio di Lisa, la festa della musica e il week-end ad Amsterdam.

luglio: due week-end parigini con P.A., il matrimonio romano, la fine del post-doc, la partenza per Vieste.

agosto: ancora qualche giorno a Vieste, qualche giorno al mare mordi-e-fuggi, i film insieme sul divano, la mostra di Dalì a Sorrento.

settembre: il convegno-vacanza a Faro, il matrimonio napo-russo, il concerto di Daniele Silvestri, la frattura al piede.

ottobre: l'inizio del lavoro in azienda, la stampella e la chaussure-barouk, la festa anni '50, ancora giorni belli passati insieme. Uno dei due giorni ad Assisi.

novembre: l'altro giorno ad Assisi, il concerto di Paolo Conte, l'inizio dell'avventura siciliana.

dicembre: la bottiglia di champagne, il concertino col coro, il primo Natale insieme.

Penso di poter dire con certezza che è stato l'anno più bello della mia vita: un anno di grazia e amore, dopo anni di noia e delusioni. E spero che anche questo 2014 sia un anno di grazia e di amore, con tutti i cambiamenti che ci sono in programma.

Buon 2014, lettori della formichina! Magari riesco ad avere un po' di tempo in più per passare di qua e dai vostri blog... un abbraccio!

giovedì 28 novembre 2013

Felicità, gratitudine o quello che vi pare

Non so se all'epoca (un anno fa) vi dissi che sarei andata a fare un ritiro intensivo di studio in una specie di convento nella valle del Rodano. La situazione tesi era disperata, avevo più che mai bisogno di staccare da Parigi, da internet e da tutto cio' che poteva distrarmi e mettermi a lavorare disperatamente. Ovviamente non portai a termine il programma stabilito, ma quella settimana fuori dal resto del mondo mi fece capire che la situazione era davvero disperata e che dovevo assolutamente fare qualcosa. La notte del venerdi', l'ultima in quell'oasi di pace, non riuscii a dormire dall'ansia: invece delle pizze e dei piatti di pasta che mi sfilano davanti agli occhi quando ho fame, quella notte mi sfilavano davanti i capitoli ancora da scrivere e, ancora peggio, il lavoro ancora da fare. Un macigno mi gravava sul petto e scrissi 2 sms-sos: uno alla Schwester, un altro a Silvia. Le loro risposte, arrivate poco dopo, non riuscirono a calmarmi, ma quantomeno mi fecero capire che non dovevo mollare, che dovevo assolutamente mettercela tutta. Fu la stessa cosa che mi disse la Dido due giorni dopo, prendendomi tra le sue braccia da uccellino, mentre io scoppiavo a piangere senza ritegno nella vecchia chiesa. E fu quello che mi disse anche l'ing. Dippi', di passaggio in uno dei suoi weeek-end parigini da Grenoble.

La settimana scorsa mi sono ricordata di quella settimana di isolamento, necessaria per raccogliere me stessa e tutte le mie forze per provare un'impresa impossibile. Mi sono ricordata dell'ansia di quella notte, del senso di oppressione e della corsa contro il tempo. Mi sono ricordata di quel periodo tremendo passato a scrivere scrivere e ancora scrivere cose di cui non me ne fregava assolutamente niente. Della vigilia di Natale e di Capodanno passate davanti a uno schermo come un automa. Di quella telefonata del 31 dicembre da parte di quello che ora è il mio uomo, che tentava di riavvicinarsi giocandosi la carta dell'amico che ti incoraggia e che ti dice che ce la farai.

Un anno dopo, mi guardo allo specchio e mi dico che i capelli più lunghi mi stanno proprio bene, che continuero' a farli crescere, al massimo li spunto un pochino. Faccio questa considerazione raccogliendoli sulla nuca con un elastico, le punte - ormai biondissime - a fare contrasto col castano chiaro della radice. Non sono a casa mia, ma nel B&B dove alloggio di solito a Ragusa. E' giovedi' sera, è stata la mia prima settimana di lezioni all'università dall'altra parte della cattedra. Faro' ancora due ore domattina e poi corro a Catania a spiccare il volo per Parigi. Penso ai miei studenti, alle loro "è" anche quando c'è un accento acuto, alle loro domande, alla loro timidezza. Mi vengono in mente i capelli viola della signora della copisteria e sorrido. Mi sento invasa dalla bellezza di Ibla, chiara e spettrale, dallo sguardo curioso della sua gente, che ti ha già guardato dentro senza chiederti il permesso. Sorrido al pensiero dell'uomo meraviglioso che ho al mio fianco e che tra una settimana finalmente riabbraccero'.
Penso a questa canzone, la ascolto e comincio a piangere, di felicità, gratitudine o di quello che vi pare. Ecco, stasera, dopo tanto tempo, sono una persona felice.

sabato 28 settembre 2013

L'ef.bi.ai di paese

No, questa ve la devo raccontare, perché quando l'ho vissuta pensavo di essere un alieno capitato per sbaglio nel posto in cui ero.
Ma andiamo con ordine.

Venerdi' della settimana scorsa: dopo una notte a Orly e un aereo all'alba, arrivo al mio ridente paese natale. Causa matrimonio in famiglia il giorno dopo, avevo prenotato una seduta di restauro dall'estetista di fiducia, per tentare di salvare il salvabile. Mentre quella fissata dell'estetista mi abbelliva i piedini - che erano ancora tutti interi, ma questo è un altro discorso - driiiin driiiin... arriva una telefonata. Dopo qualche scambio di battute tra la fissata e la donna misteriosa all'altro capo del filo, capisco che si parla di me. Sfodero una delle mie migliori faccine perplesse e provo a protestare con la fissata: "ma forse vorrà parlare con mia zia..." (mia zia ha un nome molto simile al mio, solo con 3 lettere in più). E invece no: la tizia vuole proprio parlare con me. Me la passa. Io, in preda a mille punti interrogativi, prendo la telefonata:
- Si'?
- Buongiorno, formichina? Noi non ci conosciamo, io mi chiamo G.P. e sono amica della sorella del marito di tua zia (sempre quella con le 3 lettere in più nel nome).
- Ah, mi dica.
- Ma tu sei la sorella di C.?
- No, sono la nipote di C. Signora, ma lei è davvero sicura che vuole parlare con me e non con mia zia?
- Voglio parlare con te. Sei la figlia del signore della panetteria?
- (.....) si', sono io.
- Bene, tu stai a Parigi, vero?
- Si', perché?
- Ah, e cosa fai a Parigi, lavori?
- (penso: oddio, ma quando finisce 'sto terzo grado? chi è questa? e che vuole da me?) Cerco lavoro per ora.
- Ah, e fino a quando rimani?
- Signora, non lo so, dipende.
- No, ti spiego, è per la figlia di una mia amica, che viene a Parigi a inizio dell'anno prossimo... le sto cercando un contatto come appoggio là.
- (ci risiamo: un'altra che mi ha preso per un'agenzia immobiliare) Ma cerca una casa questa ragazza?
- No no, era giusto per compagnia, perché parte da sola... ma se tu non ci sarai più, forse non so se è il caso. Ma quindi fino a quando resti? Resterai?
- (comincio ad alterarmi) Signora, ma come faccio a dirle cose che non so io per prima?!
- Vabbè, posso comunque dare il tuo contatto a questa ragazza? Poi se non sarai più a Parigi non fa niente...
- (profondo respiro) Sisi', non c'è problema, questo è il mio numero, poi si vedrà più in là. Arrivederci, eh.

Cioè, io non so se vi rendete conto del grado di sofisticazione della cosa. Ricostruendo l'accaduto: la sorella del marito di mia zia dice alla sua amica che conosce una a Parigi (io). Quella scema dell'estetista fa la soffiata a entrambe circa il mio passaggio in sala restauro. Madame ef.bi.ai, con la prontezza di un avvoltoio, telefona all'estetista all'ora del mio appuntamento e mi bracca, fregandosene altamente del mio momento di relax dopo aver passato la notte sulle poltroncine di Orly e del fatto che magari non mi andava di farmi fare il terzo grado da una persona che manco conosco. Ma sono io troppo bacchettona o è la gente che è troppo invadente?
En tout cas, dite all'ef.bi.ai che le prossime reclute le venga a cercare al mio paese: una proposta ce l'ho già.

giovedì 26 settembre 2013

Cose di Faro che mi sono piaciute

Gli enormi nidi di cicogna sull'Arco da Vila, le viuzze maiolicate della città vecchia, i pastel de nata, la possibilità di scegliere una porzione intera o una mezza porzione alla mensa dell'università, il caffè a 55 centesimi, il panino ai cereali del buffet dell'hotel, il gioco di luci al crepuscolo di ritorno dall'Ilha Deserta, i marosi dell'Oceano Atlantico, le rocce rosa, le cicogne sull'Arco da Vila, l'artigianato in sughero, la festa del Partido Socialista, o arroz doce, i galli portoghesi, il sorriso della signora della pastelària Cinderela, la semplicità delle persone, gli hibiscus e le bouganvillee, la palestra en plein air messa a disposizione dal comune, le conchiglie sulla spiaggia dell'Ilha Deserta, la sabbia doppia color del tufo, il vinho verde, il paté de sardinha, dire "obrigada" e "pastel de nata", la bellezza di Catherine, gli sguardi ammirati ma sempre composti degli uomini portoghesi, il negozio in cui ho comprato il Porto, le bustine dello zucchero coi fumetti Love is..., il sole caldo e avvolgente mentre a Parigi c'erano 10 gradi in meno, Jorge che canta il fado, un'altra settimana di sandali, i vecchietti per strada, da soli o in compagnia. E poi una bambina bruna sui 6-7 anni, che corre felice e grida di gioia sventolando la bandiera del Partido Socialista e a cui non ho voglia di fare una foto, perché sono sicura che non me la dimentichero' mai.

Viuzze del centro

Balli popolari alla festa del Partido Socialista

Tramonto dal battello del ritorno

giovedì 16 maggio 2013

Fenomenologia della Skoda

La Schwester sta facendo il suo solito tirocinio annuale alla scuola elementare, nelle nebbie del Nord Italia. Ha ritrovato una classe che aveva già avuto l'anno scorso, con una maestra a quanto pare fantastica che si chiama Renza. Tra gli alunni di Renza c'è un bambino speciale, si chiama Artur, ha 7 anni ed è un po' italiano, un po' rumeno e un po' russo. E' un bambino speciale, non tanto perché muove male la parte sinistra del corpo in seguito a un intervento subito da piccolo, quanto per la sua intelligenza e la sua sensibilità. Artur parla italiano, rumeno e russo, canta, suona, va in piscina.
E ieri si è confidato con la Schwester:
"Adesso te lo diciamo: io e Agata siamo fidanzati dalla prima, stiamo assieme già da due anni e lei mi ama. A 20 anni ci sposiamo, compriamo una Skoda e facciamo 12 figli."

Forse tra una ventina d'anni ci troveremo a premiare i pubblicitari della Skoda per aver contribuito alla crescita demografica in Italia. Nel frattempo... piccoli principi azzurri crescono.

giovedì 18 ottobre 2012

La fleuriste

L'Abruzzese oggi festeggia 10 anni a Parigi. Allora ho pensato che potevo comprarle un fiorellino in quel negozietto tanto carino che c'è in rue de Wattignies, dove non ho mai avuto il coraggio (e la necessità, a dirla tutta) di entrare... Perché Truffaut è cosi' vicino alla BnF, c'è tutta quella scelta... ed è cosi' tristemente impersonale, coi commessi che stanno là per la sola ragione che non hanno trovato di meglio e di piante e fiori ne capiscono poco e niente, chiedete a lui se non ci credete.

Dentro c'è una signora tra i 40  e i 50, che trova subito quello che fa al caso mio, un giglio magnifico e profumatissimo.

- Dites donc, quels sont vos horaires? Vous êtes ouverte jusqu'à quelle heure le soir?
- Je ferme à 20h30, sauf le dimanche, je ferme à 14h.
- (sbarro gli occhi ) Vous êtes ouverte tous les jours du lundi au dimanche???
- Et ben oui. 

Mi viene l'istinto di guardarle le mani, alla ricerca di un segno che parli di una vita a due. Ma l'unico ornamento delle sue mani sono le striature verdastre ai polpastrelli.

Me la faccio amica dicendole che ho il nome di un fiore ("Quelle chance!") e andando a procurarmi dei biglietti di taglia più piccola dal ristorante cinese più in là, perché non ha da farmi il resto a un biglietto da 20.
Al mio ritorno mi fa trovare il giglio impacchettato come se fosse stato un bouquet serio, mi ha messo pure una coccinella per ringraziarmi.
E poi guarda di nuovo estasiata il giglio e si lascia scappare:
- Qu'est-ce que c'est beau les fleurs, il n'y a rien de plus parfait!

Dev'essere difficile riuscire a innamorarsi, immersi in tutta quella bellezza.

martedì 4 settembre 2012

sLOVEnija

Aspettando la mia coloc per potervi raccontare nei dettagli i 4 giorni di vita vissuta con la subaffittante, vi regalo qualche foto scattata in Slovenia. Non sono una grande fotografa e la mia macchinetta è ormai un pezzo d'antiquariato, ma sto cercando di imparare a farla funzionare al meglio, aspettando di comprarne una nuova. Per ora vi racconto la Slovenia con le immagini, le parole verranno poi...

Maribor, quartiere ebraico

i danni di certi libri arrivano fino a Lubiana...

inquilini della Drava

lungo la Drava, Maribor

Lubiana, hanging shoes

martedì 21 febbraio 2012

A cosa servono i compleanni

A fare il toto-scommese su chi se ne ricorderà e chi no.
A esitare sui festeggiamenti, contare le persone, perdere il conto e ricontare.
A sussultare ancora all'idea che il tempo passa troppo in fretta.
A decidere di concedersi uno shampoo dal parrucchiere.
A pensare che anche lassù, oltre che quaggiù, Qualcuno ti ama e ti regala una bella giornata di sole pure se sei nato a febbraio.
Ad avere l'ennesima conferma che quaggiù in molti ti amano e ci tengono a fartelo sapere.
A stupirti, se il tuo macellaio la settimana prima ha messo un promemoria sul cellulare e ti regala una pianta quando vai a comprare la carne. E a rimanerci un po' male - pure se lo sapevi già - che invece l'uomo che hai frequentato negli ultimi 3 mesi non si degna neppure di mandarti uno squallido sms.
A commuoverti, se tuo fratello ti scrive che ti vuole bene.
A fartene una ragione se quell'amico deluso da te non si fa più sentire perché vuole "reimpostare i rapporti". Anzi, quasi a sentirti sollevata.
A rallegrarti sapendo che per quel giorno la principessa sei tu.
A non riuscire a rispondere a mail e sms dopo 24 ore, ché sono troppi.
A sentirti chiamare "nipotina bellissima" dal tuo zio preferito a 29 anni suonati.
A scorazzare in macchina per Parigi, riscoprendo ancora una volta quanto è bella, con i palazzi alti e le piazze aperte come enormi boccioli di rosa.
A sorridere del fatto che la tua migliore amica s'è scordata anche quest'anno il tuo compleanno, ma che questo non mette in discussione il suo affetto.E' che non gliela fa, poverina. Non puo' ricordarsene perché sei tu che le ricordi tutti i compleanni.
A constatare che le giornate perfette a volte esistono. E che la vita è sempre una cosa meravigliosa, e in certi giorni ancor più che in altri.

domenica 12 febbraio 2012

Un sabato da ragazza normale

L'idea mi era venuta venerdi' sera, di ritorno dalla mia serata con l'Abruzzese. Ma si', quasi quasi annullo il posto in BnF e lavoro a casa. Domattina vado a cercarmi le scarpe e poi mi metto al lavoro. Il programma prevedeva sveglia alle 8, colazione, rapida doccia con shampoo e giro verso Bastille- St. Paul - Hôtel de Ville, per ritornare al nido massimo a mezzogiorno, pranzare e lavorare tutto il pomeriggio alla tesi. E invece la sveglia l'ho spenta e mi sono girata dall'altro lato, ché avevo ancora sonno, per poi alzarmi dal letto alle 9.44... Fare colazione con calma, spalmando con cura la mia marmellata di arance e cannella sui cracker di segale, sorseggiare il caffè e l'ottimo tè verde cinese, quello che diventa sempre più buono man mano che ne fai. Le scarpe le ho comprate su amazon, le avevo provate in negozio ma non erano nere e l'unico paio disponibile era a Thiais, vicino Orly, per localizzare un attimo. Ho deciso che la stanza meritava una sistemata, cosi' l'olio di Macassar avrebbe fatto il suo dovere prima dello shampoo.

Una chiacchierata in chat con la Schwester, che è tutta eccitata all'idea di fare domanda per l'Erasmus e chiedeva consiglio sulla meta. E poi lo shampoo, che per me ha sempre un valore quasi iniziatico. Ho pranzato a casa, seduta al tavolo e con un piatto davanti, non su una sedia  dell'atrio della biblioteca con un tristissimo tupperware in mano. E al posto del caffè del distributore, quello della mia moka. Nel frattempo avevo finito la mia parte di pulizie, gioiendo all'idea di avere la domenica libera. Un giro in posta per una commissione e una puntatina alla boulangerie verde sull'avenue Daumesnil, un tentativo a buon fine dall'estetista. E poi a casa, merenda e a lavorare finalmente, con un occhio costantemente alla finestra per vedere se arrivava il fattorino di amazon (avevo lasciato il vecchio codice e temevo che non mi consegnassero le scarpe). La mia tazza rosa con la principessa a dissetarmi di tè cinese, la telefonata di mummy, la consegna e poi a prepararmi per la festa della péniche: top di paillettes, mini di jeans (si', ho comprato una minigonna: il mondo sta davvero finendo), un bel trucco e via verso il 15esimo, dove sarei rimasta fino al mattino, se la soupe de champagne non mi avesse messa ko.

Ecco, io non so se anche voi lavorate 6 giorni su 7, ma io ieri, dopo un bel po' di tempo, mi sono sentita di nuovo una normalissima ragazza della mia età, senza dover correre di qua e di là come una formica impazzita. E sono andata a letto cosi', 'mbriaca e  felice.

sabato 4 febbraio 2012

La livraison

Prima di mercoledi', la segretaria-gelataia aveva fatto consegne a bar e ristoranti a piedi (con l'ausilio del fantastico carrellino sghembo, quello le cui molle zompano ogni due minuti), in RER e persino taxi. Mercoledi' si è aperto un nuovo capitolo nella storia delle consegne: la formichina segretaria-gelataia ha fatto la sua prima consegna in furgoncino, seduta al posto di guida, con l'inutile Cardini (uno, almeno uno, fatemelo bocciare!) al lato passeggeri e senza patente dietro. In teoria senza neanche la possibilità di poter guidare, ché la patente è scaduta e aspetta il nuovo bollino (ebbene si', ho la patente già da 10 anni, non sono cosi' giovane come voglio far credere).
La prima volta a scorazzare per le strade di Parigi senza navigatore, senza una fetente di cartina ma con un uomo inutile senza patente al mio fianco a farmi da navigatore. Uno che pensava che le Tuileries venivano dopo place de la Concorde partendo da Châtelet, per capirci. Uno che quando gli ho detto "sono senza patente" mi ha risposto: "non fa niente, tanto hai un bel sorriso e i flics chiuderanno un occhio". E io che già immaginavo di scorrere nervosamente il ditino sul cellulare e telefonare di soppiatto all'unico flic che conosco, supplicandolo di togliermi da una situazione imbarazzante. Uno che per tutto il viaggio non ha fatto che rimuginare su quale cazzata sparare per aver consegnato con due giorni di ritardo (mmm... je vais leur dire qu'on a eu un dégât des eaux... non, peut-être c'était déjà la dernière fois, euh...) e che nonostante tutto guadagna più di me e ha un contratto fisso (che noia, dite, eh?).

Guidare in centro è il delirio, coi semafori ogni 50 metri e i pedoni aspiranti suicidi. Ma uscire su place de la Concorde e immettersi sui quais de Seine, trovarsi di fronte la Tour che ti sovrasta maestosa e lucida in un pomeriggio soleggiato, appena brumoso, beh, è un'altra cosa. Anche per chi non ama molto guidare, tipo me. 
Dopo duecento semafori, preselezioni sulle corsie sbagliate e parecchie battute à la con di Cardini, alla fine "all's well that ends well" e siamo riusciti ad arrivare nel 16esimo e a tornare alla base sani e salvi. Incensurati, soprattutto, dopo che ho rischiato di mettere sotto uno sulle strisce (vi giuro, l'avevo completamente zappé) e tagliato la strada a uno scooter ...

martedì 29 novembre 2011

L'ho trovato!

Ebbene miei cari, mi sembra giusto farvi partecipi di una grande gioia.
Dopo mesi, anni direi, di tentativi tra internet, scaffali del supermercato, profumerie, parrucchieri e consigli di amiche, l'ho finalmente trovato. E' dolce, ha un profumo gradevole, non fa storie. Non è pesante come molti suoi simili, anzi. Sa come ammorbidirmi, come sciogliermi i nodi. E pensare che era almeno un anno che era li', a due passi da me, ma io ero troppo presa da altri per provare con lui... e poi sabato sera gli ho concesso una possibilità. Che meravigliosa sorpresa!

Si', miei cari, gioite con me: ho trovato lo shampoo della mia vita! Sono passati già tre giorni e i miei ricci si mantengono morbidi e leggeri, sfidando la forza di gravità, il cuscino e lo smog di Parigi. Poi si sa, nonostante le migliori intenzioni anche i grandi amori possono morire cosi'... Ma almeno lui non è low profile, ça c'est sûr!

lunedì 19 settembre 2011

Catarsi

ça y est, qualcuno mi ha tolto il tappo e aperto il rubinetto (e fatto pure una bella cazziata, "complimenti per la corazza in cemento armato, è a prova di bomba").
devo imparare a comunicare di più col mondo, devo riprendere a fissarmi degli obiettivi, devo fare un sacco di cose, una zampina alla volta.

ieri sera ho visto un film carino, si chiama Crazy, stupid, love. è la solita commedia sentimentale americana, ma ci stava tutta: ogni tanto c'è bisogno di un po' di sana leggerezza. e li' ho scoperto che Ryan Gosling (di cui ignoravo l'esistenza) ha un suo perché su questa Terra, digiamogelo.

il Napoli ha vinto 3 a 1 contro la squadra di quel signore basso coi tacchetti e il parrucchino, e io ho il mio motivo in più per esultare (oltre a 1) il Napoli ha vinto e 2) l'ha fatto proprio contro la squadra del signore basso coi tacchetti e il parrucchino).

buonanotte belli e belle che passate di qua. se è già giorno quando leggete, buonissima giornata.

martedì 10 maggio 2011

A waste land?

 
 Alberello da frutto (ciliegio?), Somma Vesuviana, primavera 2011.

Terra mia, terra mia
comm'è bell a la pensà
terra mia, terra mia
comm'è bell' a la guardà...
(Pino Daniele, Terra mia)


Se fosse possibile viverci con serenità, sarebbe l'unico posto al mondo in cui vorrei stare.

sabato 19 marzo 2011

Nuova nuova!

Ieri mi hanno fatta nuova nuova. Ma non nel senso napoletano dell'espressione (te faccio nova nova = ti gonfio come una zampogna), proprio che mi hanno rimessa a nuovo.
Al mio compleanno dell'anno scorso, i miei amici mi hanno regalato una smartbox molto smart per un trattamento benessere a scelta. Col solito tempismo che mi contraddistingue, rischiando di farla scadere, ieri ho finalmente ritirato il mio premio, in un posto che già dal nome prometteva bene: la Sultane de Saba.
 
Varcando la soglia mi è parso di mettere piede in un mondo altro: profumi d'altri luoghi, lucernieri orientali sulle scale, accoglienza per niente parigina.
Una thailandese poco francofona ma estremamente gentile è venuta a prendermi,  mi ha fatta spogliare e fare la doccia, mi ha cosparsa di un unguento all'eucalipto e poi mi ha condotta nell'hammam, dove sono rimasta una mezz'oretta, credo. Vapore ovunque e niente occhiali, mi sentivo davvero immersa in un'atmosfera quasi surreale, pensando ogni due minuti "mo' svengo e come fanno a rialzarmi, che ci vorrebbero 5 di quelle thailandesi minuscole per tirarmi su, no no, non devo svenire".

E poi è stato il momento del gommage: mi ha fatto stendere su un lettino di granito (ho rischiato il liscio) e ha iniziato a gratt gratt gratt gommarmi ovunque con un guanto di crine nero. Due etti di cellule morte dopo, è stato il momento di una nuova doccia, di un accappatoio caldo e di un ottimo thè alla menta con pasticcino orientale, mentre la mini-estetista mi spalmava una maschera di fango del deserto in faccia.
E il mio momento di paradiso è finito, con una bustina di carta - cadeau! - in cui c'è il guanto nero con cui mi hanno gommata in ogni dove. Sento ancora la pelle calda, più di 24 ore dopo. E non mi vedo più grigia.

Formichini, se volete far felice una donna, regalatele un'ora da principessa: in un colpo solo farete millemila punti...

venerdì 11 marzo 2011

Sublimità

Spiaggia di Pozzovecchio, Procida, 16 agosto 2010.

Si è fermato un attimo, dopo tanto volare. Ha lasciato i suoi compagni di volo un po' più in là. Le zampe palmate in acqua, a rinfrescarsi un pochino. Lo sguardo in là, a scrutare il cielo oltre il costone di roccia. 
Davanti a lui, il mare che si colora di rosa, man mano che il sole si scioglie.

sabato 5 marzo 2011

Sulla 6

Sono saliti a Daumesnil, i belli. Alti entrambi.
Lui, capelli castani, occhi verdi, barbetta.
Lei bionda, bellissima, perfettamente truccata. I capelli lunghi, appena mossi, le ricadono sulle spalle, sfiorandole appena il petto. I suoi occhi verdi guardano stancamente il mondo dietro spessi occhiali da vista, con la montatura a goccia, dorata.
Nulla, nel suo aspetto, sembra essere stato lasciato al caso: l'estrema cura della sua persona, pero', non è finta.

Avranno la mia età, sono seduti sullo strapontino di fronte al mio, lei sulle ginocchia di lui, lo sguardo rivolto fuori dal finestrino. Il distacco tra lei e il mondo in quegli occhiali cosi' spessi e pesanti, che - forse - servono a proteggere la sua dolce malinconia.

martedì 15 febbraio 2011

Ovunque proteggi

"Quello di stasera è un concerto di solidarietà a solitari e male accompagnati. Percio' faremo solo canzoni d'amore."
Ha esordito cosi', parlando al microfono in un francese di salvataggio ma più che dignitoso. Una sciarpa rossa, un cappello a tesa larga, un fiore rosso appuntato sul petto. Ha estratto dalle tasche petali colorati e li ha lanciati davanti a lui, sulle teste dei fortunati in prima fila.

Bohémien, poeta, ironico. Con la parola "whisky" ad affacciarsi spesso nei suoi testi, forse più spesso ancora nelle sue serate in una casa lontana da tutto e tutti, il camino acceso, una lampada fioca, a guardare una foto e a scrivere musica. O all'ultimo tavolino di un bar di paese, a fissare il bicchiere con un sospiro e ad accarezzare la solitudine su un taccuino spiegazzato. Me lo immagino cosi'.

Un pezzo alla chitarra, uno al pianoforte. Ogni tanto si passava le mani sugli occhi, ad asciugare qualche lacrima di commozione. E io ero li' in mezzo, come su un'amaca tra due alberi, cullata dalla dolcezza e dalla profondità di quelle note e quei testi. Con il cuore e la mente completamente sgombri per una volta, senza un nome che risuona come un'ossessione o fotogrammi di un volto in particolare, che si affaccia davanti agli occhi a ripetizione. Innamorata solo della sublimità dell'Amore, desiderosa di proteggerla, preservarla da occhi distratti e mani indelicate. Forse col dubbio che il meglio sia già venuto e non abbia saputo tenerlo dentro me, ma fiduciosa in un rattrapage, se cosi' fosse stato.

"Che la grazia sia con voi": sono state le sue ultime parole prima di lasciare il palco, una benedizione. Forse prima a se stesso. E io glielo auguro di tutto cuore, di proteggere la grazia del suo cuore. Per continuare a regalarcene dei pezzetti in serate come quella di ieri.