lunedì 27 giugno 2011

Chiuso per caldo

Volevo scrivere un pochino, ma non ce la posso fare. Troppo caldo. Non riesco a formulare un pensiero che sia uno.  Coi 35 gradi di oggi col cacchio che le si alzava la gonna a Betty Boop...
Ci sentiamo tra qualche giorno, tanto mercoledi' dovrebbe tornare il solito tempo parigino loffio. Bisous

venerdì 24 giugno 2011

Le dernier jeudi

...et puis, comme dans toutes les choses, il est temps de terminer, de partir, de dire au revoir.
La coque doit être refaite, la péniche s'acheminera au Havre lundi matin, à cheval des petites vagues de la Seine.
Elle reviendra à la mi-août. Peut-être ne serai-je plus là. Eux, ils ne seront plus là, çà, c'est sûr.
Beaucoup d'entre eux sont déjà partis, les autres vont le faire au plus tard lundi matin. Il y en a qui sont fâchés, ils ont bien raison de l'être. Ce n'est pas juste de les foutre à la porte, mais on ne peut pas faire autrement.
Ils me manquent déjà,avec leur rage, leur gentillesse, la désillusion dans les yeux, ou une petite lumière d'espoir. J'ai été traitée de princesse pour les quelques sourires que je leur ai offerts durant cette année. En échange de quelques heures par semaine, j'ai accumulé un trésor inestimable, fait de confidences, rigolades, jeux, conseils.
Je me demande ce qu'ils vont devenir, et mon cœur se serre un petit peu plus. J'ai même craqué devant eux, comme une grosse nulle.
Celle-ci est pour eux tous, et un petit peu pour moi aussi:

 

Hope there's someone
Who'll take care of me
When I die, will I go

Hope there's someone
Who'll set my heart free
Nice to hold when I'm tired

There's a ghost on the horizon
When I go to bed
How can I fall asleep at night
How will I rest my head

Oh I'm scared of the middle place
Between light and nowhere
I don't want to be the one
Left in there, left in there

There's a man on the horizon
Wish that I'd go to bed
If I fall to his feet tonight
Will allow rest my head

So here's hoping I will not drown
Or paralyze in light
And godsend I don't want to go
To the seal's watershed

Hope there's someone
Who'll take care of me
When I die, Will I go

Hope there's someone
Who'll set my heart free
Nice to hold when I'm tired 

mercoledì 22 giugno 2011

Sembra ieri

Sembra ieri che aprivo la busta e leggevo le tracce del tema. In barba a tutte le previsioni, era uscito Pavese per l'analisi del testo, distruggendo il mio fermo proposito "faro' l'analisi del testo, cascasse il mondo".
Non sapevo niente di Pavese, ne so poco ancora oggi. Ci avevo pure provato, ma poi avevo desistito ed ero passata ad altro. Ovvero: saggio breve sul "valore sociale e politico della piazza", scartando il tema storico sulle donne e l'articolo di giornale sugli OGM o quelque chose comme ça.
Sembra ieri che esultavo perché il testo da analizzare alla prova d'inglese era l'incipit di 1984 che conoscevo bene. O che ritagliavo le fotocopie rimpicciolite del libro di fisica e le nascondevo nel dizionario di tedesco per la terza prova.

Mi ricordo della cartucciera di Pina, con un centinaio di temi. Me n'ero fatta prestare una anch'io da mio cugino Francesco, l'avevo foderata di testi di D'annunzio, che manco avevamo fatto. Mi ricordo il prof. esterno d'italiano che leggeva Repubblica, il cellulare da lasciare sulla cattedra. Il caldo intenso di giugno, l'ansia delle ore che passavano troppo veloci, le mamme ad aspettarci fuori la Matilde Serao.

E poi della semi-sbronza da sangria il sabato dopo i primi due scritti, da Ciruzzo Berlin. Mi ricordo di quando ho rapito per un pomeriggio Maria Laura, per farmi spiegare la mitosi e la meiosi, che nella mia testa proprio non entravano. Mi ricordo i cazziatoni di mia madre, che ogni tanto faceva irruzione nella mia stanza per intimarmi di uscire a prendere una boccata d'aria. Ricordo pure di quando mi ha costretta ad andare dal parrucchiere, che sembravo "una scippata" (testuali parole).

Ricordo dell'ora e venti del colloquio, della mia magliettina rossa che da quel giorno in poi avevo usato per tutti gli esami all'università. Della delusione al momento di fisica: tutti avevano portato un argomento a piacere, cosi' mi ero preparata la pila di Volta, che mi era parsa l'unica cosa interessante in due anni. Ma il tizio volle sapere qualcosa di più sulla prima legge di Ohm, visto che nel compito l'avevo appena enunciata. Non lo feci neanche allora, non la sapevo. Quando qualcosa non mi piaceva, non la studiavo. Ho sempre risolto il problema cosi'. Mi ricordo di mia madre che assisteva al colloquio dal corridoio, perché non avevo voluto farla entrare.

Mi sembra ieri, invece sono passati già dieci anni. E se penso che oggi potrei essere in una commissione d'esame, ma dall'altra parte della cattedra, mi vengono i brividi.

lunedì 20 giugno 2011

Sorpresa!

Il 30 marzo, senza nemmeno la certezza di essere ancora fisicamente su questa Terra l'indomani, sapevo già che il 18 giugno sarei stata impegnata. Motivo: festa a sorpresa per un amico italiano organizzato dalla sua copine.
Il sospetto di avere a che fare con una mente malata non mi aveva sfiorata più di tanto: qui è assolutamente nella media ricevere l'invito a una festa almeno un mese prima (tant'è vero che sono entrata perfettamente nel meccanismo pure io).
Mi sono dovuta ricredere, pure sulle mie supposte capacità di organizzatrice di eventi. 

Ma facciamo un passettino indietro nel tempo.
Questo mio amico ha compiuto 35 anni lo scorso settembre, ma non era riuscito ad organizzarsi per festeggiarli come si deve per motivi vari ed eventuali.
Passato il santo, passata la festa, non se n'era parlato più. Alla mia festa di compleanno (cioè a febbraio) l'organizzatrice ha sondato un po' il terreno, conosciuto gli amici più stretti del nostro eroe (che chiameremo Gianmaria, perché cosi' c'è scritto sulla sua carta d'identità) e qualche giorno dopo ci ha tutti aggiunti come amici su feisbuc. Poi ha creato un indirizzo mail appositamente per l'evento e da li' ha mandato mail a tutti gli indirizzi che aveva recuperato tramite feisbuc. Chiedendo di girarle a quelli che non aveva trovato su feisbuc.
Il 1 marzo è arrivata la prima mail (bilingue, in italiano e francese) con un bel doodle su cui indicare la disponibilità per i uikend di aprile, maggio e giugno. Il 30, l'invito alla festa.

Nell'ultimo mese e mezzo, invece, sono arrivate mail per:
- il tema della festa: "viva l'Italia", cioè dress code bianco-rosso-verde (complimenti a quel genio che ha scelto la combinazione del tricolore, un pugno in un occhio);
- il regalo, con tanto di coordinate bancarie per chi volesse partecipare a quello collettivo;
- le cose da portare per il buffet, che doveva essere italiano anche quello. Era esplicitamente richiesta una macedonia mela, fragole e kiwi sempre in omaggio al tricolore (...). A ogni invitato era stato assegnato un alimento o una bibita (il prossimo che mi accusa di dispotismo fa una brutta fine, cioè lo mando qualche giorno in colonia dalla superorganizzatrice e sono sicura di vederlo/a tornare indietro strisciando sui ceci e implorando perdono);
- il suo numero di telefono, con la preghiera di "non abusarne prima della sorpresa";
- i numeri di telefono delle sue povere sorelle, lasciate a casa ad organizzare il tutto;
- indirizzo, itinerario e appuntamento (abitano fuori Parigi e la stradina non c'è manco su googlemaps).
Ogni mail si chiudeva con una scritta in grassetto rosso: "E sorpattutto mi raccomando: silenziooo! Azione-discrezione-comunicazione".

Sabato pomeriggio allora, la vostra formichina si prepara per la festa, infischiandosene del dress code e sale sullo scooter della sua fidata centaura 'bruzzese. Il dinamico duo si avvia verso il périf, sotto un cielo coperto di nuvoloni e un vento da windsurf.
Prendiamo l'autostrada, il vento è cosi' forte che a momenti ci pare di prendere il volo. La centaura ogni tanto dà un'occhiata a vedere se la formichina è ancora al suo posto: c'è, e mangia un po' di capelli e un po' di sciarpetta rosa. Tira fuori dalla tasca un foglio a quadretti:
- Tiè cummà, apri il foglio e dimmi che c'è scritto.
La formichina cerca di aprire e leggere il foglietto, è un delirio. Riusciamo ad uscire dall'autostrada sane e salve, il foglietto è tutto stropicciato ma c'è ancora e noi non abbiamo la più pallida idea di dove siamo. Chiedi di qua, gira di là, alla fine troviamo un'anima buona che quasi ci scorta fino alla stradina.
Finalmente arriviamo a destinazione, 10 minuti prima di Gianmaria e superogranizzatrice, che se l'era portato a spasso tutto il giorno. Rischiando di far saltare la sorpresa organizzata da mesi.

Entriamo e non crediamo ai nostri occhi:
- le sorelle, i cognati e i nipoti  della superorganizzatrice sono tutti bianchirossieverdi;
- al soffitto è appeso una specie di festone fatto con tappi di bottiglia bianchirossieverdi nonché un lampadario di cartapesta biancorossoeverde;
- il divano è ricoperto da un'enorme bandiera dell'Italia;
-sui due tavoli ci sono due piattini di plastica bianchi con dentro una G e una M fatte di biglie rispettivamente rosse e verdi;
- alla maniglia della porta del bagno ci sono tre spugne (di quelle a fiore di quel materiale tipo tulle), una bianca, una rossa e l'altra verde.

C'erano sicuramente pure altre cose, ma le ho rimosse. Per spirito di sopravvivenza, immagino. Mi ricordero' per sempre delle occhiate basite scambiate con la 'bruzzese, Siviglia e copina alla scoperta di ogni nuovo dettaglio biancorossoeverde.

La sorpresa è riuscita alla grande, lui si è quasi accasciato sul pavimento quando ha aperto la porta e per un attimo abbiamo temuto di spostarci al pronto soccorso e andare a festeggiare li'.

Se lei volesse entrare nei servizi segreti, non avrebbe problemi con la lettera di raccomandazione: gliela scriviamo noi. Ma mi sa che prima ci arriverà l'invito per il matrimonio. Aiuto.

sabato 18 giugno 2011

Happy b-day, formichina!

- Ehiiii, come stai?
- Bene bene, e tu?
- Anch'io. Sai che ho aperto un blogghino?
- Ganzo! Avrei preferito tu aprissi un barrino, mais bon, mi accontentero' del blogghino.
- Anch'io avrei preferito aprire un barrino, ma per ora posso darti solo l'indirizzo del blogghino, eccolo.


Questo scambio di battute (parola più, parola meno) risale ad aprile-maggio dell'anno scorso... Leggendo il blogghino dell'amico, mi è tornata la voglia di scrivere, e cosi' un anno fa ho dato vita a formichina. E le ho fatto dire quello che ho visto, sentito in quest'anno. L'ho presentata ad altri, a qualcuno è stata simpatica, ad altri meno. E di clic in clic, sono arrivati altri blogghini amici: Lucia, Pensierini, Applejuzz, Ondalunga, Guisito, Jane Cole, Arco... Lucia l'ho conosciuta anche di persona a Lucca nel dicembre scorso. Gli altri (e magari anche altri che verranno) spero di conoscerli prima o poi...

mercoledì 15 giugno 2011

L'Italia peggiore

Il piccolissimo ministro del piccolo Paese ha detto che i precari sono la parte peggiore del piccolo Paese. E che non lo sapevate?

Sono la parte peggiore quegli insegnanti iscritti nelle graduatorie appiciccati al telefono in attesa di una convocazione.
Sono la parte peggiore i dottorandi e gli assegnisti di ricerca che fanno ricerca, lezione e ricevimento al posto di chi è pagato bene per farlo. E magari compilano pure le graduatorie Erasmus, preparano i convegni e all'occorrenza, sistemano i volumi negli scaffali e tolgono pure la polvere. Magari per 1 500 euri l'anno.
Sono la parte peggiore gli specializzandi di medicina che fanno studio al posto dei medici veri, perché i medici veri sono troppo impegnati a fare visite private e non possono perdere tempo all'ospedale pubblico.
Sono la parte peggiore quegli studenti universitari che scelgono di fare il loro "tirocinio formativo" in biblioteca, permettendo cosi' ad altri studenti di studiare in biblioteca. Senza tirocinanti, quella biblioteca non potrebbe rimanere aperta.
Sono la parte peggiore tutti quelli che hanno un co.co.co. o un co.co.pro. e sperano di averne un altro dopo che questo sarà scaduto, se proprio non possono avere un contratto vero.
Sono la parte peggiore tutti i precari della pubblica amministrazione, senza i quali molti uffici pubblici sarebbero deserti. 
Sono la parte peggiore quelli che oggi lavorano e domani chissà, o che oggi lavorano ma non sanno quando verranno pagati, se verranno pagati.

Sono la parte peggiore tutti quelli che mandano avanti gli ospedali, le scuole, gli uffici e le università del piccolo Paese, mentre la parte migliore è troppo impegnata a trovare uno stratagemma per scansarsi i processi, ora che il legittimo impedimento è stato abrogato dalla volontà popolare, a promettere posti in Parlamento tra un festino e un bunga bunga, a fare magagne con gli amichetti mafiosi, a promettere di tassare quelli col fuoristrada ma a chiudere un occhio (anzi tutti e due) su evasione e riciclaggio, a falsificare il proprio curriculum e a offendere i cittadini. E che non colgono mai l'occasione di fare una figura più dignitosa stando zitti.

martedì 14 giugno 2011

Aaaaaaahhhh SI SI SI SI!




Grazie ai comitati pubblici e alle associazioni che hanno lavorato alacremente da più di un anno a questa parte affinché il risultato di ieri fosse possibile.
Grazie a padre Alex Zanotelli che da anni lotta col comune di Napoli per l'acqua pubblica.
Grazie alla mia Pomigliano, che ha fatto registrare un'affluenza del 59,9%.
Grazie ai piccoli preti anonimi che hanno cominciato a fare una seria campagna pro-referendum molto prima che il "capo" parlasse, anche esponendo la bandiera pro-acqua pubblica sull'altare.
Grazie a chi ha messo anche solo una foto su feisbuc o sul proprio blogghino per pubblicizzare il referendum.
Grazie a tutti gli artisti che si sono esposti in prima persona per la causa.
Grazie a chi ha fatto volantinaggio, a chi è riuscito a convincere almeno una persona a non restare a casa.
Grazie a chi ci ha creduto fino in fondo, dall'inizio.
Grazie per aver partecipato anche al posto mio e di chi non ha potuto farlo per cause di forza maggiore.
4 milioni di volte GRAZIE!

venerdì 10 giugno 2011

Scene da un matrimonio

Capelli semiraccolti, trucco discreto ma strategico, tubino aderente blu con fantasia marinara, giacca bianca dai bordini e bottoni dorati, sandali platino con tacco sottile e tanto di swaroski. Cosi' conciata, mi avvicino con fare disinvolto a uno dei tavoli del buffet, quello delle verdure. Mi giro un attimo a sinistra e scorgo - meraviglia delle meraviglie! - un banchetto con un ragazzo intento a tagliare pezzetti di carne rosa e grigi. Mi stupisco che non sia preso d'assalto, a differenza degli altri tavoli. Un giovane mussaiuolo* solitario, si direbbe.

Sotto il suo sguardo meravigliato e compiaciuto, gli porgo il piatto, indicandogli un angolino rimasto libero:
- Posso avere un po' di trippa, per favore?

Si rifiuta di aggiungerla alle altre cose, mi dà un piattino pulito e lo riempie di quella delizia grigia e dalla consistenza tutta particolare. Un pizzico di sale, un po' di limone e me ne torno al mio posto con questo trofeo sul palmo della mano sinistra.
Vengo accolta con giubilo dalla commensale alla mia destra, che trasmette prontamente notizia e piattino a due altre commensali del tavolo accanto.
Ne infilzo un pezzetto, lasciando affondare i denti della forchetta in quella vischiosità multistrato e poi ci affondo i miei, di denti. D-I-V-I-N-A.

Uomini, dormite sonni tranquilli: esistono ancora le donne autentiche, quelle che preferiscono la trippa al caviale e non si vergognano di darlo a vedere.

*Mussaiuolo: uomo addetto alla preparazione e alla vendita di "'o pere e 'o musso", piede e musetto, oltre che trippa e altre simili amenità, delizie del palato.

lunedì 6 giugno 2011

Minutes

60 secondi, e che saranno mai?
Moltiplicali per 45, se la sveglia suona alle 7 e tu ti alzi alle 7.45.
Trafelata, prendi borsetta e trolley (chiavi ce l'ho, telefono ce l'ho, carta d'identità, carta d'imbarco, ok, ci siamo. navigo per l'orlybus? pure! ok, c'est bon). In quel momento comincia a gocciolare, sempre un pochino più forte (cacchio, se mi fossi svegliata in tempo o se fossi uscita due minuti prima... vabbè).

Arrivi a Daumesnil, mentre scendi le scale che ti portano al quai della 6, direzione Etoile, ti accorgi che l'hai appena perso... Poco male, il prossimo è tra un minuto. E intanto cerchi di ricordare gli orari dell'orlybus (allora, se ce n'è uno ogni 20 minuti e l'ultima volta era alle 8.51, se ci spicciamo riesco a prendere quello delle 9.10). 
Ma non ci spicciamo. Bercy: veuillez patienter quelques instants, s'il vous plait. E ancora quelques instants a Quai de la gare, place d'Italie, Corvisart. (Ma ti spicci, cretino? Che stai guidando, l'astronave? Mi fai perdere l'orlybus!) E intanto i vagoni pullulano, scende una persona e ne salgono 3. 

Parecchie occhiate ansiose all'orologio e improperi al macchinista dopo, finalmente arrivi a place Denfert-Rochereau. Ma l'orlybus è chiuso e parcheggiato da un'altra parte e non c'è nessuno. Vai a sederti sulla panchina e a controllare tra quanto passa (5 minuti, bene. se ce ne vogliono 25 per l'aeroporto, sono a cavallo). 
Un gentilissimo flic viene a informarti che il bus è chiuso perché ci sono due colis suspects e che dovresti cortesemente uscire dal perimetro segnalato dal nastro bianco e rosso. Allora ti fiondi per le scale a prendere l'RER, 20 minuti e sei ad Antony e vuoi prendere l'orlyval. Compri il biglietto e, mentre lo ritiri, l'orlyval parte senza di te.


Quello dopo parte tra 10 minuti e l'ansia ti assale, perché sono ormai le 9.40 e il tuo gate chiude alle 10.05, e sulla tua carta d'imbarco isiget c'è scritto di "arrivare in aeroporto con largo anticipo". E intanto la vocina registrata ti promette che tra 8 minuti arriverai a orly sud, ma non ha calcolato che il trenino si può fermare così, in mezzo al nulla, in barba alle promesse dell'RATP, che in questo senso ha poco da invidiare ai politici. (Ma insomma, cosa c'è stamattina? Mi fate tornare a casa o no? Maledizione, ci spicciamo?)

Sono le 9.55 e tu sei finalmente a orly sud. Vai a scavezzacollo giù per le scale, poi risali quelle che ti portano all'imbarco. Sulla scala mobile, il simpaticone di turno che vuole fare amicizia (bonjour), e per tutta risposta si becca uno sguardo incendiario da sprucida doc, nel tuo perfetto stile. Corri col trolley, scavalchi i tizi al metal detector, vorresti dire alla signorina ai controlli che stai perdendo l'aereo mentre lei pettina le bambole. Afferri trolley e borsetta e corri al gate B16, sono le 10.03.

Un minuto di troppo, e puoi perdere l'aereo. Ma, Dieu merci, t'è andata bene anche stavolta... formichina casinara e dormigliona!