Non so se avete mai provato a capire come funziona il sistema di reclutamento degli insegnanti nella scuola pubblica italiana. Secondo me, chi l'ha inventato vedeva il demonio, non c'è altra spiegazione.
Per farla breve, dopo aver sborsato più di duemilacinquecento euri ho udite, udite il privilegio di entrare a far parte delle graduatorie di seconda fascia per insegnare francese alle medie e alle superiori (seconda fascia, leggi: precari privilegiati rispetto a quelli di terza).
Comunque, adesso c'è la possibilità di inserirsi, o meglio, dovrebbe esserci, ma la piattaforma del MIUR è completamente in palla e feisbuc trasuda di post ansiogeni sui gruppi dei neoabilitati.
Siccome, tra le varie stranezze, mi sono resa conto che il servizio svolto a scuola in Francia non mi era stato calcolato, stamattina ho chiamato la mia scuola capofila (un liceo linguistico di Caserta) per cercare di capirci qualcosa.
Mi ha risposto una signora dalla voce roca, fumatrice incallita. Ci avevo già parlato altre volte, mi era sembrata una che sapeva il fatto suo. E invece.
- Sì, salve, la chiamo per una questione di punteggio... come mai non mi avete calcolato il servizio all'estero?
- Ma se lei ha lavorato in hotel non vale come punteggio.
- In hotel? No guardi, ci dev'essere un errore... io ho lavorato come assistente di lingua italiana in una scuola...
- Come assistente, che significa?
- Significa che ero lettrice. Insegnante madrelingua.
- Ah. No perché sa, dalla traduzione fatta su internet si capiva che lei aveva lavorato come accompagnatrice di ragazzi in gita, tipo in hotel... Vabbè, comunque, ci faccia un'autocertificazione e ce la mandi al più presto.
La buona scuola. La scuola 2.0 che non sa manco usare un fetente di dizionario e si lancia poi su traduzioni on line da Google translate. E questo è un liceo "up". Figurati cosa succede in quelli "down".
En tout cas, almeno per un altro anno me la scappotto: eh sì, formichina, la vostra accompagnatrice di ragazzini in hotel, fa di nuovo le valigie e torna a Parigi. Un fantastico post-doc la aspetta, insieme agli amici di sempre, al Comté fruité e alla grisaille. E chissà che questa volta non riesca pure a portarsi, almeno per un po', il suo adorato P.A.
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giovedì 1 ottobre 2015
L'accompagnatrice
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mercoledì 29 gennaio 2014
Istruzione e insegnamento: l'ennesimo PASticcio all'italiana
Ho ricevuto e condivido qui un documento preparato da mia sorella e altri suoi colleghi del corso di laurea in Scienze della Formazione primaria. E' un testo informativo sui PAS (Percorsi Abilitanti Speciali) che consentirebbero a chi non è abilitato, ma ha 3 anni di servizio nella scuola, ad abilitarsi (a pagamento s'intende) e trovandosi cosi' sullo stesso piano di chi invece ha seguito un percorso di studi lungo e complesso, fatto di vari tirocini e di una solida base teorica: vi chiedo di leggerlo attentamente e di condividerlo se vi va.
AVVISO A TUTTI GLI STUDENTI E LE STUDENTESSE DEL CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA
Con il decreto nr. 58 del 25 luglio 2013, il Miur ha predisposto l’avvio dei PAS (Percorsi Abilitanti Speciali) finalizzati al conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e primaria. I percorsi, della durata di 8 mesi e per i quali non è prevista alcuna prova selettiva iniziale, sono riservati ai diplomati dell’ex istituto magistrale che abbiano conseguito il diploma entro l’anno 2001\2002 e che abbiano accumulato almeno 3 anni di servizio.
I PAS (60 CFU) saranno abilitanti al fine dell’insegnamento esattamente come il Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria (240 CFU secondo il Vecchio Ordinamento e 300 CFU secondo il Nuovo Ordinamento).
I docenti che frequenteranno i PAS sono già inseriti nelle graduatorie d’istituto, in terza fascia, e vantano almeno 3 anni di servizio (non consideriamo questa esperienza una garanzia di valore aggiunto nella professionalità dal momento che nessuno ha mai valutato la qualità del servizio prestato). In più continueranno a prestare il loro servizio, grazie all’ulteriore possibilità conferitagli dal MIUR, di poter ottenere le “150 ore” (ore di permesso retribuito per motivi di studio) per frequentare i PAS.
I neolaureati in SFP dalla coorte 2008 potranno accedere alle graduatorie di II° fascia, esattamente come i docenti abilitati con PAS, ma non avranno il punteggio che normalmente conferisce il servizio. Pertanto, nonostante il percorso formativo SFP sia molto più lungo e completo, avrà una spendibilità di gran lunga inferiore in ambito lavorativo rispetto a quella di cui potrà godere chi conseguirà il PAS. I neolaureati SFP si dovranno accontentare degli ultimi posti in graduatoria e vedranno ridotte drasticamente le possibilità di lavorare in modo dignitoso.
E’ bene ricordare anche l’assurda condizione degli immatricolati SFP negli anni 2008-2009-2010 che, a parità di percorso formativo con gli immatricolati entro il 2007, si sono trovati fuori dalle GAE (graduatorie ad esaurimento), graduatoria che garantisce un incarico lavorativo continuativo e sicuro (di ruolo). A tali immatricolati dovrebbe essere aperta la possibilità di entrare nelle GAE dal momento che hanno effettuato il medesimo percorso formativo degli studenti immatricolatisi negli anni precedenti; e al momento dell’immatricolazione il percorso aveva ancora valore concorsuale, ovvero fungeva da garante dell'inserimento nella graduatoria per il ruolo. Nel frattempo il MIUR ha indetto il “concorsone del 2012” per far entrare nelle GAE nuovi docenti, lasciando comunque fuori da tali graduatorie gli immatricolati SFP dal 2008 al 2010.
Il percorso con valenza concorsuale non vale più per la laurea SFP (NO), difatti questi studenti studenti avranno diritto soltanto alla II° fascia.
Nonostante il CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) si sia espresso ufficialmente e all’unanimità contro i PAS e abbia espresso il suo dissenso riguardo la possibile attivazione degli stessi nei diversi Atenei, il Ministero, spinto dalle pressioni delle organizzazioni sindacali, intende trovare il modo di far partire in ogni caso i suddetti percorsi abilitanti speciali. Nel caso in cui nessuna Università si rendesse disponibile ad attivare i corsi per i PAS, il Ministero potrebbe in qualche modo obbligare i Dipartimenti a farlo, oppure, più probabilmente, incaricare Università private affinché organizzino tale percorso attivandolo, in questo caso, con la modalità a distanza (FAD, formazione a distanza). A nostro avviso, questa ultima possibilità (FAD), sarebbe un ulteriore oltraggio alla qualità che dovrebbe garantire il percorso formativo abilitante all’insegnamento!
Ricordiamo, inoltre, che moltissimi studenti del cdl in SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA (soprattutto coorte 2008-9-10) hanno intrapreso questo percorso di formazione perché coscienti che fosse l’unico strumento a disposizione garantito, in quegli anni, per ottenere l’abilitazione ed ottenere il ruolo in tempi dignitosi (la scuola italiana, in alcuni casi, consente un precariato di oltre 20 anni!). Pertanto, persone che lavoravano già, hanno deciso di rimettersi a studiare, fare un percorso quadriennale, investire tempo e denaro confidando in una condizione lavorativa migliore per poi trovarsi a dover fare i conti con proposte quali l’attivazione dei PAS: percorsi abilitanti decisamente più brevi, economici e con la stessa valenza.
Ancora una volta l’Italia svilisce il sacrificio, l’abnegazione, la passione di cui molti di noi - prima come cittadini e poi come studenti - si fanno sani portatori!
Vi invitiamo ad incontrarci per parlare del nostro futuro e cercare una soluzione. Le graduatorie verranno aggiornate a giugno ma non siamo ancora a conoscenza della regolamentazione che verrà stabilita.
Facciamoci sentire!
Scrivete all’indirizzo e-mail: nopas.re@gmail.com
coordinatrici: Daniela, Elena, Roberta
AVVISO A TUTTI GLI STUDENTI E LE STUDENTESSE DEL CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA
“Se un maestro vuoi diventare, 4 o 5 anni devi studiare!
… ma qualcuno ti vuol sorPASsare e in 8 mesi si vuole abilitare!”
Diciamo NO ad un PASticcio di scuola!
8 mesi di percorso abilitante saranno equiparati ad una laurea conseguita in 4 o 5 anni!Con il decreto nr. 58 del 25 luglio 2013, il Miur ha predisposto l’avvio dei PAS (Percorsi Abilitanti Speciali) finalizzati al conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e primaria. I percorsi, della durata di 8 mesi e per i quali non è prevista alcuna prova selettiva iniziale, sono riservati ai diplomati dell’ex istituto magistrale che abbiano conseguito il diploma entro l’anno 2001\2002 e che abbiano accumulato almeno 3 anni di servizio.
I PAS (60 CFU) saranno abilitanti al fine dell’insegnamento esattamente come il Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria (240 CFU secondo il Vecchio Ordinamento e 300 CFU secondo il Nuovo Ordinamento).
I docenti che frequenteranno i PAS sono già inseriti nelle graduatorie d’istituto, in terza fascia, e vantano almeno 3 anni di servizio (non consideriamo questa esperienza una garanzia di valore aggiunto nella professionalità dal momento che nessuno ha mai valutato la qualità del servizio prestato). In più continueranno a prestare il loro servizio, grazie all’ulteriore possibilità conferitagli dal MIUR, di poter ottenere le “150 ore” (ore di permesso retribuito per motivi di studio) per frequentare i PAS.
I neolaureati in SFP dalla coorte 2008 potranno accedere alle graduatorie di II° fascia, esattamente come i docenti abilitati con PAS, ma non avranno il punteggio che normalmente conferisce il servizio. Pertanto, nonostante il percorso formativo SFP sia molto più lungo e completo, avrà una spendibilità di gran lunga inferiore in ambito lavorativo rispetto a quella di cui potrà godere chi conseguirà il PAS. I neolaureati SFP si dovranno accontentare degli ultimi posti in graduatoria e vedranno ridotte drasticamente le possibilità di lavorare in modo dignitoso.
E’ bene ricordare anche l’assurda condizione degli immatricolati SFP negli anni 2008-2009-2010 che, a parità di percorso formativo con gli immatricolati entro il 2007, si sono trovati fuori dalle GAE (graduatorie ad esaurimento), graduatoria che garantisce un incarico lavorativo continuativo e sicuro (di ruolo). A tali immatricolati dovrebbe essere aperta la possibilità di entrare nelle GAE dal momento che hanno effettuato il medesimo percorso formativo degli studenti immatricolatisi negli anni precedenti; e al momento dell’immatricolazione il percorso aveva ancora valore concorsuale, ovvero fungeva da garante dell'inserimento nella graduatoria per il ruolo. Nel frattempo il MIUR ha indetto il “concorsone del 2012” per far entrare nelle GAE nuovi docenti, lasciando comunque fuori da tali graduatorie gli immatricolati SFP dal 2008 al 2010.
Il percorso con valenza concorsuale non vale più per la laurea SFP (NO), difatti questi studenti studenti avranno diritto soltanto alla II° fascia.
Nonostante il CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) si sia espresso ufficialmente e all’unanimità contro i PAS e abbia espresso il suo dissenso riguardo la possibile attivazione degli stessi nei diversi Atenei, il Ministero, spinto dalle pressioni delle organizzazioni sindacali, intende trovare il modo di far partire in ogni caso i suddetti percorsi abilitanti speciali. Nel caso in cui nessuna Università si rendesse disponibile ad attivare i corsi per i PAS, il Ministero potrebbe in qualche modo obbligare i Dipartimenti a farlo, oppure, più probabilmente, incaricare Università private affinché organizzino tale percorso attivandolo, in questo caso, con la modalità a distanza (FAD, formazione a distanza). A nostro avviso, questa ultima possibilità (FAD), sarebbe un ulteriore oltraggio alla qualità che dovrebbe garantire il percorso formativo abilitante all’insegnamento!
Ricordiamo, inoltre, che moltissimi studenti del cdl in SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA (soprattutto coorte 2008-9-10) hanno intrapreso questo percorso di formazione perché coscienti che fosse l’unico strumento a disposizione garantito, in quegli anni, per ottenere l’abilitazione ed ottenere il ruolo in tempi dignitosi (la scuola italiana, in alcuni casi, consente un precariato di oltre 20 anni!). Pertanto, persone che lavoravano già, hanno deciso di rimettersi a studiare, fare un percorso quadriennale, investire tempo e denaro confidando in una condizione lavorativa migliore per poi trovarsi a dover fare i conti con proposte quali l’attivazione dei PAS: percorsi abilitanti decisamente più brevi, economici e con la stessa valenza.
Ancora una volta l’Italia svilisce il sacrificio, l’abnegazione, la passione di cui molti di noi - prima come cittadini e poi come studenti - si fanno sani portatori!
Vi invitiamo ad incontrarci per parlare del nostro futuro e cercare una soluzione. Le graduatorie verranno aggiornate a giugno ma non siamo ancora a conoscenza della regolamentazione che verrà stabilita.
Facciamoci sentire!
Scrivete all’indirizzo e-mail: nopas.re@gmail.com
coordinatrici: Daniela, Elena, Roberta
giovedì 16 maggio 2013
Fenomenologia della Skoda
La Schwester sta facendo il suo solito tirocinio annuale alla scuola elementare, nelle nebbie del Nord Italia. Ha ritrovato una classe che aveva già avuto l'anno scorso, con una maestra a quanto pare fantastica che si chiama Renza. Tra gli alunni di Renza c'è un bambino speciale, si chiama Artur, ha 7 anni ed è un po' italiano, un po' rumeno e un po' russo. E' un bambino speciale, non tanto perché muove male la parte sinistra del corpo in seguito a un intervento subito da piccolo, quanto per la sua intelligenza e la sua sensibilità. Artur parla italiano, rumeno e russo, canta, suona, va in piscina.
E ieri si è confidato con la Schwester:
"Adesso te lo diciamo: io e Agata siamo fidanzati dalla prima, stiamo assieme già da due anni e lei mi ama. A 20 anni ci sposiamo, compriamo una Skoda e facciamo 12 figli."
Forse tra una ventina d'anni ci troveremo a premiare i pubblicitari della Skoda per aver contribuito alla crescita demografica in Italia. Nel frattempo... piccoli principi azzurri crescono.
E ieri si è confidato con la Schwester:
"Adesso te lo diciamo: io e Agata siamo fidanzati dalla prima, stiamo assieme già da due anni e lei mi ama. A 20 anni ci sposiamo, compriamo una Skoda e facciamo 12 figli."
Forse tra una ventina d'anni ci troveremo a premiare i pubblicitari della Skoda per aver contribuito alla crescita demografica in Italia. Nel frattempo... piccoli principi azzurri crescono.
mercoledì 25 aprile 2012
Programmi di storia, we need a change
I piccoli mangiaranocchie a scuola seguono un programma di storia essenzialmente incentrato sulla storia di Francia, che comincia dalla mitica frase che ha dato il benvenuto alla materia a generazioni intere: Il y avait très longtemps, leurs ancêtres s'appelaient les Gaulois. Me ne vado un po' per immaginazione, sospettando che altri argomenti fondamentali di storia che i piccoli Francesi toccano sui banchi di scuola siano Carlo Magno, la nascita della nazione Francia, la strage degli Ugonotti, tutti i Luigi, Richelieu, il Re Sole, la Rivoluzione, le due guerre mondiali e le 5 Républiques. Ribadisco, me ne sto andando per un'idea. Diamo pero' per scontato che queste cose i piccoli (e poi grandi) mangiaranocchie le sappiano. Che poi sentano dire dalla loro maestra che Galileo fu condannato a morte e non che mori' tranquillo e beato nel suo letto, beh, si puo' spiegare cosi'.
I piccoli Italiani, invece, hanno dei libri di storia che somigliano a enciclopedie, cominciano dalla preistoria e arrivano ai giorni nostri. Io, da ex piccola Italiana, ricordo che a darmi il benvenuto allo studio della storia era l'uomo delle caverne, la cui vita era cambiata inventando la ruota, scoprendo il fuoco e passando a camminare solo sulle gambe, senza l'ausilio delle braccia. Poi ricordo di aver appreso nozioni su nozioni di popoli lontani: le loro scoperte, il loro modo di vivere, le guerre che si facevano tra di loro. Mi sono ammorbata sulle guerre puniche e il Congresso di Vienna, passando per gli Ittiti e la Controriforma. Alla fine della 5a liceo sono arrivata al pelo a sapere, per grandi linee, com'era andata la Seconda guerra mondiale, spiegatami dal libro e dal prof come un susseguirsi di date e di eventi, di attacchi lanciati e decisioni prese a tavolino tra pochi intimi. Dei partigiani, del 25 aprile, la scuola non mi ha insegnato niente. Quel poco - pochissimo - che so, lo devo agli amici, a mio zio Ciro che mi ha insegnato Bella ciao, a qualche lettura.
Ecco, io credo i programmi scolastici di storia dovrebbero essere svecchiati un pochino, ma un pochino parecchio. Perché non concentrarsi sulla storia del nostro Paese, mantenendo comunque un'attenzione agli altri e agli eventi importanti dei vari secoli? Perché passare 2 mesi sulla Quadruplice Alleanza e non insegnare chi erano i partigiani? Spiegare perché il 25 aprile è segnato in rosso sul calendario?
Ricordare il 25 aprile, insegnarlo a scuola, festeggiarlo ha oggi più senso che mai. Ieri Michele Serra scriveva su Repubblica:
E quindi, buon 25 aprile a voi tutti: che il ricordo della Resistenza ci aiuti a scegliere ogni giorno di lottare per la libertà.
I piccoli Italiani, invece, hanno dei libri di storia che somigliano a enciclopedie, cominciano dalla preistoria e arrivano ai giorni nostri. Io, da ex piccola Italiana, ricordo che a darmi il benvenuto allo studio della storia era l'uomo delle caverne, la cui vita era cambiata inventando la ruota, scoprendo il fuoco e passando a camminare solo sulle gambe, senza l'ausilio delle braccia. Poi ricordo di aver appreso nozioni su nozioni di popoli lontani: le loro scoperte, il loro modo di vivere, le guerre che si facevano tra di loro. Mi sono ammorbata sulle guerre puniche e il Congresso di Vienna, passando per gli Ittiti e la Controriforma. Alla fine della 5a liceo sono arrivata al pelo a sapere, per grandi linee, com'era andata la Seconda guerra mondiale, spiegatami dal libro e dal prof come un susseguirsi di date e di eventi, di attacchi lanciati e decisioni prese a tavolino tra pochi intimi. Dei partigiani, del 25 aprile, la scuola non mi ha insegnato niente. Quel poco - pochissimo - che so, lo devo agli amici, a mio zio Ciro che mi ha insegnato Bella ciao, a qualche lettura.
Ecco, io credo i programmi scolastici di storia dovrebbero essere svecchiati un pochino, ma un pochino parecchio. Perché non concentrarsi sulla storia del nostro Paese, mantenendo comunque un'attenzione agli altri e agli eventi importanti dei vari secoli? Perché passare 2 mesi sulla Quadruplice Alleanza e non insegnare chi erano i partigiani? Spiegare perché il 25 aprile è segnato in rosso sul calendario?
Ricordare il 25 aprile, insegnarlo a scuola, festeggiarlo ha oggi più senso che mai. Ieri Michele Serra scriveva su Repubblica:
E quindi, buon 25 aprile a voi tutti: che il ricordo della Resistenza ci aiuti a scegliere ogni giorno di lottare per la libertà.
giovedì 20 ottobre 2011
Regioni d'Italia, o i danni della lega nord
Sono quasi certa di non avervi ancora parlato del mio nuovo studente, un catalano purosangue a cui insegno l'italiano. Alto, bruno, occhio ceruleo: un gran bel pezzo di giovane, insomma. Fidanzatissimo, ovviamente, anzi di più: convive con la sua dolce metà nientemeno che a Fontainebleau (poi dici i casi della vita...). E quindi non si tocca, secondo il codice basic dell'etica formichese.
Allora stasera gli ho fatto fare il meteo: ho preso una scheda preparata 7 anni or sono per i miei pargoli di Fontainebleau con tanto di disegnini miei e gli ho stampato una cartina dell'Italia col meteo di oggi (veramente era di domani, ma abbiamo fatto finta che fosse di oggi).
Ma le cartine del meteo, si sa, sono solo piene di nuvolette, soli e fulmini, spazio per i nomi delle regioni non ce n'è. E quindi ho pensato che potevamo combinare le due cose e fare anche le regioni italiane.
Ho afferrato il pennarello rosso e ho conciato la lavagna cosi':
chiedendogli di riempire au fur et à mesure con le sue conoscenze.
- Allora, le regioni del Nord sono Venezia-Giulia, Emilia-Romagna, Lombardia, Padania...
- Eh? Padania? Ma la Padania non esiste!!!
- Come no?
- Eh no, non esiste. Fa solo parte delle stronzate (si', gli ho proprio detto conneries) di un gruppo di esaltati. Esiste la pianura padana, quella si': è un enorme spazio verde intorno al fiume Po e attraversa varie regioni, ma non è una regione.
Ci è rimasto male, come un bambino che scopre che Babbo Natale non esiste. E mi ha chiesto scusa. Lui mi ha chiesto scusa.
Allora stasera gli ho fatto fare il meteo: ho preso una scheda preparata 7 anni or sono per i miei pargoli di Fontainebleau con tanto di disegnini miei e gli ho stampato una cartina dell'Italia col meteo di oggi (veramente era di domani, ma abbiamo fatto finta che fosse di oggi).
Ma le cartine del meteo, si sa, sono solo piene di nuvolette, soli e fulmini, spazio per i nomi delle regioni non ce n'è. E quindi ho pensato che potevamo combinare le due cose e fare anche le regioni italiane.
Ho afferrato il pennarello rosso e ho conciato la lavagna cosi':
Nord
Centro
Sud
Isole
chiedendogli di riempire au fur et à mesure con le sue conoscenze.
- Allora, le regioni del Nord sono Venezia-Giulia, Emilia-Romagna, Lombardia, Padania...
- Eh? Padania? Ma la Padania non esiste!!!
- Come no?
- Eh no, non esiste. Fa solo parte delle stronzate (si', gli ho proprio detto conneries) di un gruppo di esaltati. Esiste la pianura padana, quella si': è un enorme spazio verde intorno al fiume Po e attraversa varie regioni, ma non è una regione.
Ci è rimasto male, come un bambino che scopre che Babbo Natale non esiste. E mi ha chiesto scusa. Lui mi ha chiesto scusa.
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martedì 27 settembre 2011
Tanti auguri, Gùgol!
Caro Gùgol (o Gogol, se preferisci),
come ogni adolescente egocentrico stamattina mi hai fatto sapere che oggi è il tuo compleanno, ne compi 13. Non ti faro' una torta, te l'ha già preparata qualcun altro. Ti dedico un post, mi sembra un pane più adatto per i tuoi denti.
Hai completamente cambiato le nostre vite. Ricordo che quand'ero a scuola, sia alle elementari che alle medie (e per buona parte del liceo), era l'enciclopedia ad aiutarmi per le mie ricerche. Quella di carta in millemila volumi da dieci chili l'uno, su cui era citato persino il mio paese, un minuscolo puntino in Italia. Bisognava ricopiare tutto a mano, ma cosi' si imparava a fare i riassunti.
I dubbi li risolvevano i genitori, i cugini più grandi, i libri.
Non c'erano i blog, non c'era maps e nemmeno il tuo bizzarro amico traduttore.
Caro Gùgol, ogni giorno milioni di persone ti chiedono le cose più astruse. E tu, non so perché, li indirizzi su questo blogghino. Sembra che tutti cerchino l'immagine di una formichina, a volte anche di una "formichina arrabbiata" o di una stella cadente. Molti invece arrivano qui in preda ad atroci dubbi grammaticali, del tipo: "glielo con senza h", "su malinconia ci vuole l'accento?", "ne con l'accento ne senza accento". Altri forse cercano uno spuntino, visto che "baiocchi confezione da 6" è una delle chiavi più ricorrenti. E poi ci sono i decoratori, quelli che giungono alla formichina cliccando "pareti della camera", e i letterati, che vogliono sapere quali "librerie a Roma vendono Viva el verano" o "frasi per una sorella speciale". E i dubbiosi, che si chiedono: "ma uno psicopatico è un folle?", quelli che vorrebbero informazioni sul saggio della scuola di danza La fourmi, i fratelli gelosi e razzisti con poca padronanza della reggenza preposizionale dell'italiano: "ho sorpreso mia sorella nella camera scopare con un negro".
E poi c'è lui, che ti/ci ha chiesto: "ho 60 anni e mi faccio una sega ogni due giorni, è normale?" Che dici, gli diamo il keyword award?
Buon compleanno Gùgol, e permettimi di darti un consiglio: almeno quelli dei dubbi grammaticali, spediscili a loro!
sabato 13 agosto 2011
Un giro in paese
Sembrano passati chissà quanti anni, da quando Pomigliano si svuotava già la prima settimana di agosto e prima del 25 ad andare in giro ti sentivi come uno dei pochi superstiti di chissà quale naufragio. Città quasi fantasma, pochissima gente in giro, qualche negozio aperto.
Da qualche anno la città non si svuota più, la cassa integrazione costringe molti a stringere la cinghia e addio ferie, se già si fatica a campare.
Stamattina invece alle poste c'era la coda, così come dal tabaccaio, dov'erano tutti in file per i grattevvinci, e giù di monetina. Mi sono fatta contagiare, ne ho preso uno anch'io e mi è andata bene, ho vinto 5 euri. Ci ho pagato la raccomandata con la domanda per le supplenze a Pisa: mentre la compilavo, un'altra aspirante supplente mi ha chiesto come si faceva, perché "è la prima volta che la faccio". E mi chiedo a che stadio di rimbambimento siamo arrivati, se si vuole essere insegnanti e non si è capaci di capire il senso di "mittente", "destinatario", "via" e "cap".
Sulla via di casa ho fatto tappa all'edicola. Il vecchio prima di me ha comprato Il Giornale e io gli ho regalato uno sguardo pieno di disprezzo. Poi ho comprato Il Fatto e ho cominciato a soffrire. Punto esclamativo rosso e poi: Debito pubblico record: 1.901 miliardi. Ognuno di noi ha sulle spalle un fardello di 31.700 euro. Neonati compresi.
In quel momento ho pensato che quelli che mettono al mondo un figlio in questo Paese, in questo momento, meriterebbero una medaglia d'oro per il coraggio.
Da qualche anno la città non si svuota più, la cassa integrazione costringe molti a stringere la cinghia e addio ferie, se già si fatica a campare.
Stamattina invece alle poste c'era la coda, così come dal tabaccaio, dov'erano tutti in file per i grattevvinci, e giù di monetina. Mi sono fatta contagiare, ne ho preso uno anch'io e mi è andata bene, ho vinto 5 euri. Ci ho pagato la raccomandata con la domanda per le supplenze a Pisa: mentre la compilavo, un'altra aspirante supplente mi ha chiesto come si faceva, perché "è la prima volta che la faccio". E mi chiedo a che stadio di rimbambimento siamo arrivati, se si vuole essere insegnanti e non si è capaci di capire il senso di "mittente", "destinatario", "via" e "cap".
Sulla via di casa ho fatto tappa all'edicola. Il vecchio prima di me ha comprato Il Giornale e io gli ho regalato uno sguardo pieno di disprezzo. Poi ho comprato Il Fatto e ho cominciato a soffrire. Punto esclamativo rosso e poi: Debito pubblico record: 1.901 miliardi. Ognuno di noi ha sulle spalle un fardello di 31.700 euro. Neonati compresi.
In quel momento ho pensato che quelli che mettono al mondo un figlio in questo Paese, in questo momento, meriterebbero una medaglia d'oro per il coraggio.
mercoledì 22 giugno 2011
Sembra ieri
Sembra ieri che aprivo la busta e leggevo le tracce del tema. In barba a tutte le previsioni, era uscito Pavese per l'analisi del testo, distruggendo il mio fermo proposito "faro' l'analisi del testo, cascasse il mondo".
Non sapevo niente di Pavese, ne so poco ancora oggi. Ci avevo pure provato, ma poi avevo desistito ed ero passata ad altro. Ovvero: saggio breve sul "valore sociale e politico della piazza", scartando il tema storico sulle donne e l'articolo di giornale sugli OGM o quelque chose comme ça.
Sembra ieri che esultavo perché il testo da analizzare alla prova d'inglese era l'incipit di 1984 che conoscevo bene. O che ritagliavo le fotocopie rimpicciolite del libro di fisica e le nascondevo nel dizionario di tedesco per la terza prova.
Mi ricordo della cartucciera di Pina, con un centinaio di temi. Me n'ero fatta prestare una anch'io da mio cugino Francesco, l'avevo foderata di testi di D'annunzio, che manco avevamo fatto. Mi ricordo il prof. esterno d'italiano che leggeva Repubblica, il cellulare da lasciare sulla cattedra. Il caldo intenso di giugno, l'ansia delle ore che passavano troppo veloci, le mamme ad aspettarci fuori la Matilde Serao.
E poi della semi-sbronza da sangria il sabato dopo i primi due scritti, da Ciruzzo Berlin. Mi ricordo di quando ho rapito per un pomeriggio Maria Laura, per farmi spiegare la mitosi e la meiosi, che nella mia testa proprio non entravano. Mi ricordo i cazziatoni di mia madre, che ogni tanto faceva irruzione nella mia stanza per intimarmi di uscire a prendere una boccata d'aria. Ricordo pure di quando mi ha costretta ad andare dal parrucchiere, che sembravo "una scippata" (testuali parole).
Ricordo dell'ora e venti del colloquio, della mia magliettina rossa che da quel giorno in poi avevo usato per tutti gli esami all'università. Della delusione al momento di fisica: tutti avevano portato un argomento a piacere, cosi' mi ero preparata la pila di Volta, che mi era parsa l'unica cosa interessante in due anni. Ma il tizio volle sapere qualcosa di più sulla prima legge di Ohm, visto che nel compito l'avevo appena enunciata. Non lo feci neanche allora, non la sapevo. Quando qualcosa non mi piaceva, non la studiavo. Ho sempre risolto il problema cosi'. Mi ricordo di mia madre che assisteva al colloquio dal corridoio, perché non avevo voluto farla entrare.
Mi sembra ieri, invece sono passati già dieci anni. E se penso che oggi potrei essere in una commissione d'esame, ma dall'altra parte della cattedra, mi vengono i brividi.
Non sapevo niente di Pavese, ne so poco ancora oggi. Ci avevo pure provato, ma poi avevo desistito ed ero passata ad altro. Ovvero: saggio breve sul "valore sociale e politico della piazza", scartando il tema storico sulle donne e l'articolo di giornale sugli OGM o quelque chose comme ça.
Sembra ieri che esultavo perché il testo da analizzare alla prova d'inglese era l'incipit di 1984 che conoscevo bene. O che ritagliavo le fotocopie rimpicciolite del libro di fisica e le nascondevo nel dizionario di tedesco per la terza prova.
Mi ricordo della cartucciera di Pina, con un centinaio di temi. Me n'ero fatta prestare una anch'io da mio cugino Francesco, l'avevo foderata di testi di D'annunzio, che manco avevamo fatto. Mi ricordo il prof. esterno d'italiano che leggeva Repubblica, il cellulare da lasciare sulla cattedra. Il caldo intenso di giugno, l'ansia delle ore che passavano troppo veloci, le mamme ad aspettarci fuori la Matilde Serao.
E poi della semi-sbronza da sangria il sabato dopo i primi due scritti, da Ciruzzo Berlin. Mi ricordo di quando ho rapito per un pomeriggio Maria Laura, per farmi spiegare la mitosi e la meiosi, che nella mia testa proprio non entravano. Mi ricordo i cazziatoni di mia madre, che ogni tanto faceva irruzione nella mia stanza per intimarmi di uscire a prendere una boccata d'aria. Ricordo pure di quando mi ha costretta ad andare dal parrucchiere, che sembravo "una scippata" (testuali parole).
Ricordo dell'ora e venti del colloquio, della mia magliettina rossa che da quel giorno in poi avevo usato per tutti gli esami all'università. Della delusione al momento di fisica: tutti avevano portato un argomento a piacere, cosi' mi ero preparata la pila di Volta, che mi era parsa l'unica cosa interessante in due anni. Ma il tizio volle sapere qualcosa di più sulla prima legge di Ohm, visto che nel compito l'avevo appena enunciata. Non lo feci neanche allora, non la sapevo. Quando qualcosa non mi piaceva, non la studiavo. Ho sempre risolto il problema cosi'. Mi ricordo di mia madre che assisteva al colloquio dal corridoio, perché non avevo voluto farla entrare.
Mi sembra ieri, invece sono passati già dieci anni. E se penso che oggi potrei essere in una commissione d'esame, ma dall'altra parte della cattedra, mi vengono i brividi.
martedì 15 marzo 2011
Abbiamo fatto 30...
Non ho avuto modo di fare le elementari in Francia, neanche da insegnante. Non vi posso quindi dire se i bimbi hanno una filastrocca dei mesi simile alla nostra:
L'ottico, per sottolineare la generosità dell'offerta, l'ha prolungata a oltranza...
N.B. per i non napoletani: è un nostro detto tipico "amma fatt' 30, facimme pure 31". Serve a dire che il grosso (del lavoro, dello sforzo o di quello che volete voi) è stato già fatto, e che una piccola, ulteriore quantità (di lavoro, di sforzo o di quello che volete voi) non costa nulla.
30 giorni conta novembre,Da quanto ho potuto vedere, si direbbe di no...
con april, giugno e settembre.
Di 28 ce n'è uno,
tutti gli altri son 31!
L'ottico, per sottolineare la generosità dell'offerta, l'ha prolungata a oltranza...
N.B. per i non napoletani: è un nostro detto tipico "amma fatt' 30, facimme pure 31". Serve a dire che il grosso (del lavoro, dello sforzo o di quello che volete voi) è stato già fatto, e che una piccola, ulteriore quantità (di lavoro, di sforzo o di quello che volete voi) non costa nulla.
giovedì 3 marzo 2011
Mi correggo
Mi hanno telefonato non per una, ma per DUE supplenze a Pisa: ieri mi era arrivata una telefonata da un cellulare, non avrei mai pensato potesse essere una scuola. Ora sono in agitazione, coi candidati termini da una parte e il sito del MIUR (concepito dal diavolo in persona, neanche nascosto sotto le spoglie di Woland) che mi chiede un codice che non credo di aver mai avuto dall'altra.
Se rinasco, voglio in dotazione :
- l'ubiquità,
- la macchina del tempo di Zapotec e Marlin,
- l'ordine,
- la velocità, in modo da fare la tesi in fretta.
Ditelo al Capo.
Se rinasco, voglio in dotazione :
- l'ubiquità,
- la macchina del tempo di Zapotec e Marlin,
- l'ordine,
- la velocità, in modo da fare la tesi in fretta.
Ditelo al Capo.
Un po' sparsi
Di nuovo a Champs-sur-Marne, stamattina. C'è un briciolo di sole che scalda l'anima, pure se c'è di nuovo bisogno di cappellino di lana e guanti di pile. La settimana prossima ho appuntamento col proffe e devo passare le mie giornate a decidere quanti su 22622 candidati termini sono corretti o no, con somma infelicità del mio braccio destro, dall'indice all'attaccatura della spalla. In questo frangente, mi hanno di nuovo telefonato per una supplenza a Pisa, in teoria dovevo presentarmi stamattina alle 8, ma è stato impossibile, perché l'ho saputo mezz'ora fa. Continuo a chiedermi se ci sia un significato recondito dietro a tutto cio' che io continuo a snobbare (eh si', questa stramaledetta mania dei cattolici a voler trovare il senso nascosto dietro a ogni cosa che succede, come dice Hans Schnier, clown). Uff, non so.
Ah, martedi' sono stata in tv: ho partecipato alla registrazione di una puntata sui Restos du coeur (a cui dedichero' un post molto presto), se volete vederla sarà trasmessa su TF1 l'11 marzo alle 20.40, dopo il tiggi'. Non so se si vedrà, ma il personaggio chiave di quel pomeriggio è stato un ragazzo color cioccolato che si è presentato in completo nero, camicia bianca e papillon grande quanto un iPad. Occhiali da sole, brillante di quasi un cm all'orecchio e un LCD 14 pollici al polso sinistro. Giusto per far parte del pubblico. Forse aveva capito che intervistavano pure lui. C'è rimasto un po' male quando gli hanno detto di togliersi gli occhiali e cercare di nascondere un pochino il papillon. Povero caro, magari li aveva comprati apposta.
Sabato ci sarà la festa di Carnevale. A dire il vero non amo molto il Carnevale, era una delle mie feste preferite fino alla 5a elementare, quando andavo ogni anno da Giuseppina a farmi fare il vestito, dopo una lunga consultazione dei cataloghi sparsi sul tavolo, come se avessi dovuto scegliere l'abito da sposa o il principe azzurro.
L'abbiamo fatta anche l'anno scorso, ma io in quel momento ero troppo impegnata a disperarmi per pensare a vivere, e quindi avevo giusto comprato un cappello da chef, rimediato un grembiule e un paio di mestoli e mi ero improvvisata cuoca.
Quest'anno è diverso, la mia battaglia personale contro tutto cio' che non è vita mi ha fatto venire la voglia di confezionarmi un bel travestimento. Se trovero' tutto il necessario, "vi stupiremo con effetti speciali". Vi dico solo che non avro' bisogno della parrucca, sfruttero' i miei riccioli più o meno biondi. Poi vedrete.
I candidati termini mi chiamano, oggni ne devo valutare almeno 4000. Have a nice day you all!
Ah, martedi' sono stata in tv: ho partecipato alla registrazione di una puntata sui Restos du coeur (a cui dedichero' un post molto presto), se volete vederla sarà trasmessa su TF1 l'11 marzo alle 20.40, dopo il tiggi'. Non so se si vedrà, ma il personaggio chiave di quel pomeriggio è stato un ragazzo color cioccolato che si è presentato in completo nero, camicia bianca e papillon grande quanto un iPad. Occhiali da sole, brillante di quasi un cm all'orecchio e un LCD 14 pollici al polso sinistro. Giusto per far parte del pubblico. Forse aveva capito che intervistavano pure lui. C'è rimasto un po' male quando gli hanno detto di togliersi gli occhiali e cercare di nascondere un pochino il papillon. Povero caro, magari li aveva comprati apposta.
Sabato ci sarà la festa di Carnevale. A dire il vero non amo molto il Carnevale, era una delle mie feste preferite fino alla 5a elementare, quando andavo ogni anno da Giuseppina a farmi fare il vestito, dopo una lunga consultazione dei cataloghi sparsi sul tavolo, come se avessi dovuto scegliere l'abito da sposa o il principe azzurro.
L'abbiamo fatta anche l'anno scorso, ma io in quel momento ero troppo impegnata a disperarmi per pensare a vivere, e quindi avevo giusto comprato un cappello da chef, rimediato un grembiule e un paio di mestoli e mi ero improvvisata cuoca.
Quest'anno è diverso, la mia battaglia personale contro tutto cio' che non è vita mi ha fatto venire la voglia di confezionarmi un bel travestimento. Se trovero' tutto il necessario, "vi stupiremo con effetti speciali". Vi dico solo che non avro' bisogno della parrucca, sfruttero' i miei riccioli più o meno biondi. Poi vedrete.
I candidati termini mi chiamano, oggni ne devo valutare almeno 4000. Have a nice day you all!
mercoledì 9 febbraio 2011
Le rocce di Leonardo
Non so per quale motivo, ma domenica sera, mentre mi lavavo il viso, sono tornata indietro di una decina d'anni, sui banchi di scuola. Mi è apparso il viso paffuto di Stella, la mia prof di storia dell'arte. Una zitellona corpulenta sulla quarantina, ma ironica e sognatrice. Era una delle mie prof preferite e ha lasciato il segno: il più tangibile, forse, una bella collezione di volumetti sottili e colorati che ancora occupano una buona parte della libreria di mio fratello e che quando avro' un nido mio e "definitivo" portero' con me.
Mi è tornata in mente Stella e una cosa che ci aveva detto a proposito di Leonardo, cioè che nei quadri di Leonardo sullo sfondo trovano spesso posto delle rocce, che il Genio metteva per simboleggiare il cammino fatto dall'umanità fino a quel momento. E in effetti, se osservate i quadri di Leonardo, tutti hanno in lontananza delle rocce che si stagliano, a volte anche appena tratteggiate. Pensavo alle rocce di Leonardo e mi chiedevo quanto spazio occuperebbero oggi, nel quadro di un Leonardo moderno. Forse sarebbero incredibilmente vicine, "mangiando" buona parte del campo visivo dell'osservatore. Nell'ultimo secolo e mezzo abbiamo "camminato" un po' troppo, direi che abbiamo corso. Bisogna tenere il passo, scoprire, sapere tutto lo scibile, produrre, arrabattarsi, consumare cose, attimi, amori. E io per questo non mi sento per niente figlia del mio tempo. Dovevo nascere nel Rinascimento, ma approfondiro' la questione un altro giorno. Ora non ne ho il tempo...
Mi è tornata in mente Stella e una cosa che ci aveva detto a proposito di Leonardo, cioè che nei quadri di Leonardo sullo sfondo trovano spesso posto delle rocce, che il Genio metteva per simboleggiare il cammino fatto dall'umanità fino a quel momento. E in effetti, se osservate i quadri di Leonardo, tutti hanno in lontananza delle rocce che si stagliano, a volte anche appena tratteggiate. Pensavo alle rocce di Leonardo e mi chiedevo quanto spazio occuperebbero oggi, nel quadro di un Leonardo moderno. Forse sarebbero incredibilmente vicine, "mangiando" buona parte del campo visivo dell'osservatore. Nell'ultimo secolo e mezzo abbiamo "camminato" un po' troppo, direi che abbiamo corso. Bisogna tenere il passo, scoprire, sapere tutto lo scibile, produrre, arrabattarsi, consumare cose, attimi, amori. E io per questo non mi sento per niente figlia del mio tempo. Dovevo nascere nel Rinascimento, ma approfondiro' la questione un altro giorno. Ora non ne ho il tempo...
lunedì 24 gennaio 2011
A una compagna di vita
Ci siamo conosciute a scuola, io avevo 5 anni e mezzo e tu qualche millennio in più. Ci siamo presentate con una paginetta di 0, poi una di 1, una di 2 e cosi' via fino al 9. Poi sono arrivati i regoli e l'abaco, per giocare un po' insieme. E poi i quaderni a quadretti hanno raccolto, per anni, la nostra corrispondenza: le 4 operazioni, la proprietà commutativa e quella distributiva, i dividendi e i divisori. Il primo punto massimo della nostra amicizia è stato quando ho cominciato a risolverti i problemi, chissà perché c'entrava sempre la mamma o un contadino che andavano al mercato e si complicavano la vita, o una torta da dividere tra un numero improbabile di golosi.
Mi hai fatto penare con le divisioni in colonna, sai? Cosi' come mi hai fatto penare con le proporzioni e i monomi: mi pareva sempre di averli capiti in classe, poi arrivavo a casa e non sapevo mai dove mettere la penna.Ah, le frazioni improprie hanno sempre suscitato il mio sgomento: li' ho capito che in te c'era un pizzico di follia...
Vestivi i panni del Dr. Jekyll durante le ore di aritmetica e quelli di Mr. Hyde durante quelle di geometria. Scusami tanto, ma lo sai bene che la geometria non mi è mai stata simpatica: una signorina troppo precisina, con quelle forme tutte spigolose e perfettine, e quei teoremi da perderci il sonno, ipotesi, antitesi, tesi: ma perché? Preferivo il contadino del mercato... Anche perché quando erano quelli i problemi, potevo farmi aiutare da papà, se non ci riuscivo.
Abbiamo cominciato a vederci nelle ore di algebra: ormai i numeri si facevano accompagnare sempre più spesso dalle lettere, la trovavo un'accoppiata strana, ma pareva funzionare. E in quegli anni ti conosceva anche mia sorella, che non ti voleva neanche conoscere, perché le avevano parlato male di te. E io avevo voglia a spiegarle che non era vero, che eri simpatica, ma lei non ci credeva. Si è iscritta al liceo classico per vederti il meno possibile, ma anche là ha dovuto fare i conti con te. Allora per diversi pomeriggi ci siamo viste tutte e 3, io, te e lei. Ci sedevamo intorno al tavolo quadrato del soggiorno e non ci alzavamo finché non ci eravamo dette tutto.
Ero un'adolescente scontrosa e malinconica, ogni tanto mi sfogavo con te, facendo equazioni o studiando funzioni: non puoi sapere quanto mi rilassavi... Adoravo studiare le funzioni, trovare il dominio e le altre cose che mi portavano al grafico finale. Ti confesso che ogni tanto mi viene la voglia di studiarne una, anche se non saprei da dove cominciare. Poi, come succede spesso, la vita ci ha fatto prendere strade diverse e ci siamo allontanate un po'. Ti ho ritrovata stamattina, sui lucidi del seminario del lab. A dire il vero, ogni tanto ti incrocio anche negli articoli per la tesi: algoritmi e chaînes de Markov, soprattutto, ma uno sguardo veloce e finisce li'. Stamattina c'erano diverse formule incomprensibili e ho ripensato alla nostra "amicizia".
Cara matematica, ti ho amata e ti ho pure odiata a volte. Stamattina ho capito che non potro' mai liberarmi di te: avro' sempre conti da fare, calcolare le proporzioni per le ricette, far vedere i compiti a qualcuno. Ma va bene cosi'. Mi hai regalato dei bei momenti: l'avermi fatta sentire umana e non una secchiona con l'unico 4 e mezzo della mia vita a un compito, una rivincita sulle prime della classe e l'abbraccio fortissimo di mia sorella dopo un pomeriggio passato a spiegarle qualcosa che aveva a che fare con l'asse delle x e quello delle y. E il suo urlo trionfale: "Uhaaaaaaaaanoncipossocredere: ho capitoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo, grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!"
Mi hai fatto penare con le divisioni in colonna, sai? Cosi' come mi hai fatto penare con le proporzioni e i monomi: mi pareva sempre di averli capiti in classe, poi arrivavo a casa e non sapevo mai dove mettere la penna.Ah, le frazioni improprie hanno sempre suscitato il mio sgomento: li' ho capito che in te c'era un pizzico di follia...
Vestivi i panni del Dr. Jekyll durante le ore di aritmetica e quelli di Mr. Hyde durante quelle di geometria. Scusami tanto, ma lo sai bene che la geometria non mi è mai stata simpatica: una signorina troppo precisina, con quelle forme tutte spigolose e perfettine, e quei teoremi da perderci il sonno, ipotesi, antitesi, tesi: ma perché? Preferivo il contadino del mercato... Anche perché quando erano quelli i problemi, potevo farmi aiutare da papà, se non ci riuscivo.
Abbiamo cominciato a vederci nelle ore di algebra: ormai i numeri si facevano accompagnare sempre più spesso dalle lettere, la trovavo un'accoppiata strana, ma pareva funzionare. E in quegli anni ti conosceva anche mia sorella, che non ti voleva neanche conoscere, perché le avevano parlato male di te. E io avevo voglia a spiegarle che non era vero, che eri simpatica, ma lei non ci credeva. Si è iscritta al liceo classico per vederti il meno possibile, ma anche là ha dovuto fare i conti con te. Allora per diversi pomeriggi ci siamo viste tutte e 3, io, te e lei. Ci sedevamo intorno al tavolo quadrato del soggiorno e non ci alzavamo finché non ci eravamo dette tutto.
Ero un'adolescente scontrosa e malinconica, ogni tanto mi sfogavo con te, facendo equazioni o studiando funzioni: non puoi sapere quanto mi rilassavi... Adoravo studiare le funzioni, trovare il dominio e le altre cose che mi portavano al grafico finale. Ti confesso che ogni tanto mi viene la voglia di studiarne una, anche se non saprei da dove cominciare. Poi, come succede spesso, la vita ci ha fatto prendere strade diverse e ci siamo allontanate un po'. Ti ho ritrovata stamattina, sui lucidi del seminario del lab. A dire il vero, ogni tanto ti incrocio anche negli articoli per la tesi: algoritmi e chaînes de Markov, soprattutto, ma uno sguardo veloce e finisce li'. Stamattina c'erano diverse formule incomprensibili e ho ripensato alla nostra "amicizia".
Cara matematica, ti ho amata e ti ho pure odiata a volte. Stamattina ho capito che non potro' mai liberarmi di te: avro' sempre conti da fare, calcolare le proporzioni per le ricette, far vedere i compiti a qualcuno. Ma va bene cosi'. Mi hai regalato dei bei momenti: l'avermi fatta sentire umana e non una secchiona con l'unico 4 e mezzo della mia vita a un compito, una rivincita sulle prime della classe e l'abbraccio fortissimo di mia sorella dopo un pomeriggio passato a spiegarle qualcosa che aveva a che fare con l'asse delle x e quello delle y. E il suo urlo trionfale: "Uhaaaaaaaaanoncipossocredere: ho capitoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo, grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!"
giovedì 25 novembre 2010
Choices
Sono a letto, quello che leggerete domattina viene direttamente dal mio Moleskine.
Non posso riaccendere il pc, ma devo scrivere, c'ho un tarlo e lo devo vivisezionare sulla carta per vederlo meglio. Dunque: la famosa supplenza di cui sotto. Ero già decisa a rifiutare, ma un esercito di grilli parlanti s'è messo in moto per dissuadermi. La ziiina me lo prospetta come un treno che potrebbe non passare più (tra un po' approveranno la lista salva-precari di Enterogelmini e per quelli di 3a fascia saranno volatili per diabetici, per dirla con un amico), mia madre ovviamente le dà ragione, Ale pure, sottolineando che cosi' troverei nuovo slancio per la tesi, amiche varie pure si sono pronunciate pro. I contro finora sono due: l'ing. Dippi', che vede le cose dalle vesti di un direttore di tesi, e Silvia, che dice che diventerebbe un delirio per la tesi. In mezzo, mia sorella: l'unica a metterla su un piano ragionato, quello delle scelte.
Delle persone di cui sopra, nessuno sembra essersi reso conto che il dono dell'ubiquità non ce l'ho ancora, faccio già una grossa fatica a stare in un posto e tornare ogni tanto in un altro, figuriamoci ad accettare una supplenza di 18 ore a Pisa da Parigi con furore.
Mi sento in ballo, entre deux chaises, come dicono i mangiaranocchie. Da un lato vorrei tornare a insegnare, e so che data la situazione attuale della situazione italiana, potrebbe davvero essere un treno che non passa più. Dall'altro penso a tutto lo sbattimento che la cosa comporterebbe: chiedere l'autorizzazione al collegio docenti, ergo affrontare Ciclopi e Lestrigoni, notamment Aviopenia; voli continui tra Pisa e Parigi, senza godermi nessuna delle due; pochissimo tempo libero, che dovrei in realtà usare per la tesi. E a dirla tutta, pure fare a meno di Parigi: ecco, questo si' che è un treno che potrebbe non passare più.
Forse quello che mi manda in tilt è la presa di coscienza della mia pusillanimità: sento di mancare di coraggio, di subire il motore degli eventi. Di non riuscire ad essere primitiva, come bisogna esserlo nei momenti decisivi, a dare ragione a Hans Schnier, clown.
Era il 1 aprile 2001 quando ho messo piede per la prima volta in CMV. Quasi per beffa (ebbeh, senno' che 1 aprile era?), quel giorno si parlava di scelte. Io ero li', col mio maglioncino azzurro, e decidere di andarci era stata una scelta ardua: avevo deciso tipo alle 22h30 della sera prima, telefonando alla mia compagna di classe Simona per darle l'ok. Mi ricordo del cantinone, e di questo esempio per spiegare quanto "scelta" e "rinuncia" siano le due facce di una stessa medaglia: se ho bisogno di una penna e ne ho a disposizione 10, chiaro che dovro' rinunciare alle altre 9.
Se la matematica non è un'opinione, bell'osservazione del cass, direte voi. E c'avete ragione. Ma per quanto scontata, la storia delle penne è vera. Non si puo' fare o avere tutto, e quasi 10 anni dopo ancora non l'accetto, soprattutto quando vado a fare shopping (chiedete a chi mi accompagna).
Bene, vi diro' cosa faccio domani. Ora nanna. Prima pero' vi regalo una chicca della chat di oggi con Ale, mi perdonerete la volgarità (tanto è stata lei).
E se avesse ragione lei???
Ora, al di là di tutto (e questo è un pensiero estemporaneo): e se l'atto di coraggio sarebbe invece proprio rinunciare? E di rimando, avere la speranza che le cose in Italia potranno migliorare?
Non posso riaccendere il pc, ma devo scrivere, c'ho un tarlo e lo devo vivisezionare sulla carta per vederlo meglio. Dunque: la famosa supplenza di cui sotto. Ero già decisa a rifiutare, ma un esercito di grilli parlanti s'è messo in moto per dissuadermi. La ziiina me lo prospetta come un treno che potrebbe non passare più (tra un po' approveranno la lista salva-precari di Enterogelmini e per quelli di 3a fascia saranno volatili per diabetici, per dirla con un amico), mia madre ovviamente le dà ragione, Ale pure, sottolineando che cosi' troverei nuovo slancio per la tesi, amiche varie pure si sono pronunciate pro. I contro finora sono due: l'ing. Dippi', che vede le cose dalle vesti di un direttore di tesi, e Silvia, che dice che diventerebbe un delirio per la tesi. In mezzo, mia sorella: l'unica a metterla su un piano ragionato, quello delle scelte.
Delle persone di cui sopra, nessuno sembra essersi reso conto che il dono dell'ubiquità non ce l'ho ancora, faccio già una grossa fatica a stare in un posto e tornare ogni tanto in un altro, figuriamoci ad accettare una supplenza di 18 ore a Pisa da Parigi con furore.
Mi sento in ballo, entre deux chaises, come dicono i mangiaranocchie. Da un lato vorrei tornare a insegnare, e so che data la situazione attuale della situazione italiana, potrebbe davvero essere un treno che non passa più. Dall'altro penso a tutto lo sbattimento che la cosa comporterebbe: chiedere l'autorizzazione al collegio docenti, ergo affrontare Ciclopi e Lestrigoni, notamment Aviopenia; voli continui tra Pisa e Parigi, senza godermi nessuna delle due; pochissimo tempo libero, che dovrei in realtà usare per la tesi. E a dirla tutta, pure fare a meno di Parigi: ecco, questo si' che è un treno che potrebbe non passare più.
Forse quello che mi manda in tilt è la presa di coscienza della mia pusillanimità: sento di mancare di coraggio, di subire il motore degli eventi. Di non riuscire ad essere primitiva, come bisogna esserlo nei momenti decisivi, a dare ragione a Hans Schnier, clown.
Era il 1 aprile 2001 quando ho messo piede per la prima volta in CMV. Quasi per beffa (ebbeh, senno' che 1 aprile era?), quel giorno si parlava di scelte. Io ero li', col mio maglioncino azzurro, e decidere di andarci era stata una scelta ardua: avevo deciso tipo alle 22h30 della sera prima, telefonando alla mia compagna di classe Simona per darle l'ok. Mi ricordo del cantinone, e di questo esempio per spiegare quanto "scelta" e "rinuncia" siano le due facce di una stessa medaglia: se ho bisogno di una penna e ne ho a disposizione 10, chiaro che dovro' rinunciare alle altre 9.
Se la matematica non è un'opinione, bell'osservazione del cass, direte voi. E c'avete ragione. Ma per quanto scontata, la storia delle penne è vera. Non si puo' fare o avere tutto, e quasi 10 anni dopo ancora non l'accetto, soprattutto quando vado a fare shopping (chiedete a chi mi accompagna).
Bene, vi diro' cosa faccio domani. Ora nanna. Prima pero' vi regalo una chicca della chat di oggi con Ale, mi perdonerete la volgarità (tanto è stata lei).
- Dai, accetta! Tanto lo scoglio grosso è la Senzaca**i, ma devi fregartene, perché tanto tu di ca**i ne troverai... ihihih.
- Mmmh, se continua con questo andazzo...
- Guarda che è un circolo vizioso! Se torni a fare qualcosa che ti fa stare bene, ne guadagni in fascino...
E se avesse ragione lei???
Ora, al di là di tutto (e questo è un pensiero estemporaneo): e se l'atto di coraggio sarebbe invece proprio rinunciare? E di rimando, avere la speranza che le cose in Italia potranno migliorare?
martedì 23 novembre 2010
La graduatoria
In ufficio, stamattina. Il cellulare italiano comincia a squillare, cosa abbastanza insolita, di solito è il bip dei messaggi. Con mia grande sorpresa, è uno 050.
Ora: sono in graduatoria da un anno e mezzo, e questa è la prima telefonata che mi arriva. Me n'era arrivata una in giugno, ma avevo il cellulare spento, e quando ho richiamato, nessuno ne sapeva niente. E ora rischio pure la segnalazione...
Ok, io sono in altre faccende affaccendata e questa delle graduatorie era un modo per me di sentirmi in qualche modo ancorata a Pisa per un eventuale futuro più o meno prossimo. Ma mi chiedo: chi non è in altre faccende affaccendato e ha riposto tutti i sogni e tutte le speranze nella graduatoria, come campa?
- Buongiorno, la signorina formichina? La chiamo dall'Istituto Fascetti di Pisa, c'è la possibilità di una supplenza di inglese su una maternità a rischio fino alla fine dell'anno scolastico.
- E dovrei cominciare quando?
- Sarebbe da subito. Ci sono delle persone davanti a lei, ma ha buone probabilità di prendere la supplenza, sono 18 ore settimanali.
- Guardi, io sono all'estero, e non credo di poter accettare... Sarebbe complicato, in questo momento.
- Vabbè, io il telegramma glielo mando, poi se s presenta alla convocazione bene, altrimenti segnalero' che non ha accettato l'incarico e mi pare che dopo 2 segnalazioni si finisca in fondo alla graduatoria.
Ora: sono in graduatoria da un anno e mezzo, e questa è la prima telefonata che mi arriva. Me n'era arrivata una in giugno, ma avevo il cellulare spento, e quando ho richiamato, nessuno ne sapeva niente. E ora rischio pure la segnalazione...
Ok, io sono in altre faccende affaccendata e questa delle graduatorie era un modo per me di sentirmi in qualche modo ancorata a Pisa per un eventuale futuro più o meno prossimo. Ma mi chiedo: chi non è in altre faccende affaccendato e ha riposto tutti i sogni e tutte le speranze nella graduatoria, come campa?
martedì 26 ottobre 2010
Ciucciotto
Disegnare non rientra proprio tra le mie abilità. A volermi fare un complimento, disegno come una bimba di 6, massimo 7 anni.
Quando facevo la lettrice a Fontainebleau ero più o meno costretta a farlo: un po' per evitare di dare la traduzione di tutte le parole (la pedagogia nel sangue!), un po' perché spesso non sapevo la traduzione francese delle parole italiane (dicesi paraculismo).
Un venerdi' pomeriggio, in una classe di 3ème (il nostro primo superiore), i soliti due si facevano i dispetti, costringendomi a doverli riprendere. Allora ad un certo punto mi stufo e dico: Ragazzi, se non la smettete di fare i bambini, la prossima volta vi porto un CIUCCIOTTO.
E loro: Madame, c'est quoi?
- Ben, c'est un ciucciotto, ora ve lo disegno.
Prendo il gesso e mi lancio nella mia opera d'arte. Uhm, forse non ci siamo tanto con la forma, ma si dovrebbe capire.
Uno di loro mi guarda perplesso: Madame, on dirait plutôt un préservatif!
Visibilmente imbarazzata, lo cancello. - De toute façon, vous avez compris, non, ce que c'est un ciucciotto?
- Ouais, ouais!
- E come si dice in francese?
Credo che finché campo mi ricordero' sempre che in francese ciucciotto si dice tettine...
Quando facevo la lettrice a Fontainebleau ero più o meno costretta a farlo: un po' per evitare di dare la traduzione di tutte le parole (la pedagogia nel sangue!), un po' perché spesso non sapevo la traduzione francese delle parole italiane (dicesi paraculismo).
Un venerdi' pomeriggio, in una classe di 3ème (il nostro primo superiore), i soliti due si facevano i dispetti, costringendomi a doverli riprendere. Allora ad un certo punto mi stufo e dico: Ragazzi, se non la smettete di fare i bambini, la prossima volta vi porto un CIUCCIOTTO.
E loro: Madame, c'est quoi?
- Ben, c'est un ciucciotto, ora ve lo disegno.
Prendo il gesso e mi lancio nella mia opera d'arte. Uhm, forse non ci siamo tanto con la forma, ma si dovrebbe capire.
Uno di loro mi guarda perplesso: Madame, on dirait plutôt un préservatif!
Visibilmente imbarazzata, lo cancello. - De toute façon, vous avez compris, non, ce que c'est un ciucciotto?
- Ouais, ouais!
- E come si dice in francese?
Credo che finché campo mi ricordero' sempre che in francese ciucciotto si dice tettine...
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