giovedì 25 novembre 2010

Choices

Sono a letto, quello che leggerete domattina viene direttamente dal mio Moleskine.
Non posso riaccendere il pc, ma devo scrivere, c'ho un tarlo e lo devo vivisezionare sulla carta per vederlo meglio. Dunque: la famosa supplenza di cui sotto. Ero già decisa a rifiutare, ma un esercito di grilli parlanti s'è messo in moto per dissuadermi. La ziiina me lo prospetta come un treno che potrebbe non passare più (tra un po' approveranno la lista salva-precari di Enterogelmini e per quelli di 3a fascia saranno volatili per diabetici, per dirla con un amico), mia madre ovviamente le dà ragione, Ale pure, sottolineando che cosi' troverei nuovo slancio per la tesi, amiche varie pure si sono pronunciate pro. I contro finora sono due: l'ing. Dippi', che vede le cose dalle vesti di un direttore di tesi, e Silvia, che dice che diventerebbe un delirio per la tesi. In mezzo, mia sorella: l'unica a metterla su un piano ragionato, quello delle scelte.
Delle persone di cui sopra, nessuno sembra essersi reso conto che il dono dell'ubiquità non ce l'ho ancora, faccio già una grossa fatica a stare in un posto e tornare ogni tanto in un altro, figuriamoci ad accettare una supplenza di 18 ore a Pisa da Parigi con furore.
Mi sento in ballo, entre deux chaises, come dicono i mangiaranocchie. Da un lato vorrei tornare a insegnare, e so che data la situazione attuale della situazione italiana, potrebbe davvero essere un treno che  non passa più. Dall'altro penso a tutto lo sbattimento che la cosa comporterebbe: chiedere l'autorizzazione al collegio docenti, ergo affrontare Ciclopi e Lestrigoni, notamment Aviopenia; voli continui tra Pisa e Parigi, senza godermi nessuna delle due; pochissimo tempo libero, che dovrei in realtà usare per la tesi. E a dirla tutta, pure fare a meno di Parigi: ecco, questo si' che è un treno che potrebbe non passare più.
Forse quello che mi manda in tilt è la presa di coscienza della mia pusillanimità: sento di mancare di coraggio, di subire il motore degli eventi. Di non riuscire ad essere primitiva, come bisogna esserlo nei momenti decisivi, a dare ragione a Hans Schnier, clown.

Era il 1 aprile 2001 quando ho messo piede per la prima volta in CMV. Quasi per beffa (ebbeh, senno' che 1 aprile era?), quel giorno si parlava di scelte. Io ero li', col mio maglioncino azzurro, e decidere di andarci era stata una scelta ardua: avevo deciso tipo alle 22h30 della sera prima, telefonando alla mia compagna di classe Simona per darle l'ok. Mi ricordo del cantinone, e di questo esempio per spiegare quanto "scelta" e "rinuncia" siano le due facce di una stessa medaglia: se ho bisogno di una penna e ne ho a disposizione 10, chiaro che dovro' rinunciare alle altre 9.
Se la matematica non è un'opinione, bell'osservazione del cass, direte voi. E c'avete ragione. Ma per quanto scontata, la storia delle penne è vera. Non si puo' fare o avere tutto, e quasi 10 anni dopo ancora non l'accetto, soprattutto quando vado a fare shopping (chiedete a chi mi accompagna).

Bene, vi diro' cosa faccio domani. Ora nanna. Prima pero' vi regalo una chicca della chat di oggi con Ale, mi perdonerete la volgarità (tanto è stata lei).

- Dai, accetta! Tanto lo scoglio grosso è la Senzaca**i, ma devi fregartene, perché tanto tu di ca**i ne troverai... ihihih.
- Mmmh, se continua con questo andazzo...
- Guarda che è un circolo vizioso! Se torni a fare qualcosa che ti fa stare bene, ne guadagni in fascino...


E se avesse ragione lei???

Ora, al di là di tutto (e questo è un pensiero estemporaneo): e se l'atto di coraggio sarebbe invece proprio rinunciare? E di rimando, avere la speranza che le cose in Italia potranno migliorare?

2 commenti:

  1. Io così a pelle sarei il terzo contro..
    rinunciare a parigi per il fascetti non mi sembra il massimo. Una supplenza ti ricapiterà, e per la gente in 3a fascia saranno volatili per diabetici comunque (anzi lo sono già)

    Però:
    1)Io non sono molto bravo nei consigli.. altrimenti ne darei intanto a me stesso!
    2)Se la supplenza ti serve per capire cosa vuoi fare nella vita, e se il dottorato stagna, allora valuta...

    Per completezza, tanto per confondere le idee:
    subito dopo la laurea ho provato a fare il colletto bianco. Ho retto un giorno e mezzo e me ne sono andato a Parigi a fare un DEA
    durante il dottorato invece ho fatto tre settimane di supplenza, per schiarirmi le idee, perché mi ero un po' bloccato con la tesi, e mi sono servite.

    In bocca al lupo per la decisione!

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  2. Speravo commentassi!!! Effettivamente i "no" vengono da chi ha fatto o fa una tesi di dottorato... credo che chi è fuori dalla cosa non possa capire fino in fondo!!! Comunque ho scelto, ho rinunciato. Anche perché io non ho bisogno di sapere se mi piace insegnare: mi piace, punto.Se poi un giorno non potro' farlo in Italia... tant pis, lo faro' da qualche altra parte. E poi uno ogni tanto deve pure essere un po' ottimista, no? Eccheccazzo...
    Grazie Gipus! ^_^

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