Il macellaio del mercato mi ricorda Quenu, quello del Ventre di Parigi. Almeno per come me lo sono immaginato io. Bonario e sorridente, sempre gentile con tutti. Grande e grosso. Gli ho fatto una foto. Me l'ha concessa, a condizione che non lavorassi per la polizia.
Il caldo fa desistere gli habitués dal pollo con patate novelle, ora sono tutti ai banchi di frutta e verdura. In inverno erano tutti lì davanti in fila indiana, come se avessero vissuto tutta la settimana nell'attesa di quel rituale.
Il pomeriggio mi ha regalato uno spettacolo insolito. Sulla strada per la missione, nella fetta di place François Ier e rue Jean Goujon, clima di festa. Saranno i tifosi, ho pensato. Invece è un matrimonio alla chiesa armena: gli invitati, disposti fuori dalla chiesa in cerchio, accolgono gli sposi accompagnando la musica del battito delle mani. All'improvviso, liberano due colombe bianchissime, che partono a razzo verso l'azzurro del cielo. Gli sposi le guardano raggianti. Le portrait du bonheur.
lunedì 28 giugno 2010
domenica 27 giugno 2010
Pizzicà
A conclusione della settimana italiana che fanno ogni anno nel 13esimo arrondissement (adoro questa parola!), questa sera concerto dei Telamuré: pizzica salentina, un po' di musica calabrese, un po' di tammorra. "Tu vuò fà l'americano" di Carosone. Per quasi 3 ore viaggio da Paname a Terronia.
Una sagra di paese: vecchietti con la coppola, musica popolare, signore un po' attempate a lanciarsi "in pista". La pista: il pavé davanti alla mairie del 13esimo, place d'Italie. Un vecchietto spagnolo mi invita a ballare un valzer calabrese, accetto. Non mi era mai capitato in nessuna delle mie mille vite e feste di paese. Penso a questo mentre balliamo.
I Telamuré parlano un francese abbastanza pessimo, soprattutto per la fonetica. Sono giovani, ma parlano una lingua da emigranti. Ma sono grandiosi quando traducono i nomi delle canzoni direttamente dal dialetto al francese, senza passare per la zona franca dell'italiano.
Sul resto della piazza, gazebi bianchi di prodotti italiani: gelato, pasta, prelibatezze siciliane, dolcetti, caffè, limoncello. Ci fosse stata la bancarella coi lupini e col torrone, l'artificio sarebbe stato quasi perfetto.
Quasi perché il palco con gli artisti è troppo piccolo per imporsi sul resto, o forse è il resto ad essere troppo grande. 3 metri più indietro e hop! Nel mio campo visivo s'impongono le antenne del centro commerciale Italie 2, i grattacieli del quartiere cinese, la M gialla del metro.
Manca un ingrediente fondamentale della sagra di paese, che non è la bancarella del torrone. Piuttosto, la sensazione di essere in un posto dove il tempo s'è fermato.
Una sagra di paese: vecchietti con la coppola, musica popolare, signore un po' attempate a lanciarsi "in pista". La pista: il pavé davanti alla mairie del 13esimo, place d'Italie. Un vecchietto spagnolo mi invita a ballare un valzer calabrese, accetto. Non mi era mai capitato in nessuna delle mie mille vite e feste di paese. Penso a questo mentre balliamo.
I Telamuré parlano un francese abbastanza pessimo, soprattutto per la fonetica. Sono giovani, ma parlano una lingua da emigranti. Ma sono grandiosi quando traducono i nomi delle canzoni direttamente dal dialetto al francese, senza passare per la zona franca dell'italiano.
Sul resto della piazza, gazebi bianchi di prodotti italiani: gelato, pasta, prelibatezze siciliane, dolcetti, caffè, limoncello. Ci fosse stata la bancarella coi lupini e col torrone, l'artificio sarebbe stato quasi perfetto.
Quasi perché il palco con gli artisti è troppo piccolo per imporsi sul resto, o forse è il resto ad essere troppo grande. 3 metri più indietro e hop! Nel mio campo visivo s'impongono le antenne del centro commerciale Italie 2, i grattacieli del quartiere cinese, la M gialla del metro.
Manca un ingrediente fondamentale della sagra di paese, che non è la bancarella del torrone. Piuttosto, la sensazione di essere in un posto dove il tempo s'è fermato.
venerdì 25 giugno 2010
Out
Vorrei evitare di sprecare parole per l'Italia. Anche perché mi verrebbe spontaneo fare un parallelo Italia-squadra e Italia-Paese e verrei meno al mio buon proposito di non parlare di politica.
Riporto solo un commento di mio padre, riportatomi a sua volta da mia sorella. In risposta al "gallina vecchia fa buon brodo" di Lippi, il buon orsacchiotto se n'è uscito con un icastico "gallina vecchia o' cazz, tu e' fatt o bror' e purp". L'ho immaginato mentre lo diceva: ho desiderato essere a casa.
Poi s'è fatta l'ora della péniche. C'è sciopero, ma anche sole: due buoni motivi per andarci in velib'. Ho sbagliato percorso, sono capitata nella bolgia del corteo sindacale. Ammiro molto i Francesi quando scioperano. Certo, se non bloccassero la città sarei più contenta, ma hanno i loro buoni motivi e questo mi basta.
Ce soir le bateau bouge beaucoup, ça me donne un peu de mal de mer. Siamo in pochi stasera. Dai 3 oblò della cucina guardo l'argine di fronte e i superbi immeubles pierres de taille alle sue spalle. Provo a immaginare come verrebbe una foto.
Preparo le ciotole per la sala, ma sono lenta. Ogni volta che prendo coscienza della mia lentezza, m'intristisco un po'. Ma poi mi passa.
Dopo il servizio esco sulla passerella, è ancora giorno e la luce si colora del rosato del tramonto. Sul quai st.Bernard, passeggiate e pic-nic, belle ragazze con bei vestiti infiorati.
Débrief, e poi a casa. Sul pont d'Austerlitz alzo la testa, stanno passando 4 gabbiani. Forse a ricordarmi che il mare, tutto sommato, non è poi così lontano.
Riporto solo un commento di mio padre, riportatomi a sua volta da mia sorella. In risposta al "gallina vecchia fa buon brodo" di Lippi, il buon orsacchiotto se n'è uscito con un icastico "gallina vecchia o' cazz, tu e' fatt o bror' e purp". L'ho immaginato mentre lo diceva: ho desiderato essere a casa.
Poi s'è fatta l'ora della péniche. C'è sciopero, ma anche sole: due buoni motivi per andarci in velib'. Ho sbagliato percorso, sono capitata nella bolgia del corteo sindacale. Ammiro molto i Francesi quando scioperano. Certo, se non bloccassero la città sarei più contenta, ma hanno i loro buoni motivi e questo mi basta.
Ce soir le bateau bouge beaucoup, ça me donne un peu de mal de mer. Siamo in pochi stasera. Dai 3 oblò della cucina guardo l'argine di fronte e i superbi immeubles pierres de taille alle sue spalle. Provo a immaginare come verrebbe una foto.
Preparo le ciotole per la sala, ma sono lenta. Ogni volta che prendo coscienza della mia lentezza, m'intristisco un po'. Ma poi mi passa.
Dopo il servizio esco sulla passerella, è ancora giorno e la luce si colora del rosato del tramonto. Sul quai st.Bernard, passeggiate e pic-nic, belle ragazze con bei vestiti infiorati.
Débrief, e poi a casa. Sul pont d'Austerlitz alzo la testa, stanno passando 4 gabbiani. Forse a ricordarmi che il mare, tutto sommato, non è poi così lontano.
mercoledì 23 giugno 2010
Kiwi
Una delle bellezze della metropoli è che puoi conoscere gente da tutto il mondo.
Bene, il formicaio stavolta mi ha messo sulla strada un neozelandese, un dottorando che ogni tanto passa nel mio lab. E che da domenica non fa che prendermi in giro per la prestazione dell'Italia. J'ai beau lui dire que "c'est à la fin du bal qu'on paie les musiciens" et que "rira bien qui rira le dernier".
Ora spero che il mio sfoggio paremiologico non sia stato inutile, e che la Nazionale domani si dia una svegliata: farsi ridicolizzare anche sul calcio, e da un kiwi per di più, non ce lo meritiamo.
Bene, il formicaio stavolta mi ha messo sulla strada un neozelandese, un dottorando che ogni tanto passa nel mio lab. E che da domenica non fa che prendermi in giro per la prestazione dell'Italia. J'ai beau lui dire que "c'est à la fin du bal qu'on paie les musiciens" et que "rira bien qui rira le dernier".
Ora spero che il mio sfoggio paremiologico non sia stato inutile, e che la Nazionale domani si dia una svegliata: farsi ridicolizzare anche sul calcio, e da un kiwi per di più, non ce lo meritiamo.
Fans
Ho un'ammiratrice. Si chiama Maria, avrà massimo 9-10 anni ed è arrivata a Parigi. Da Milano. Dice che Milano le manca un sacco: i suoi amichetti, soprattutto. Qui ha una sola amica, Domitilla. E da 2 domeniche ha anche me.
MCI Paris, prima domenica: p. Fra e i ragazzi non ci sono, c'è la festa di fine anno pastorale. C'è don Luigi, un decano a quanto pare. Molto ferrato sui "classici": "Noi canteremo gloria a te", "E' l'ora che pia", "Il Signore è il mio pastore". Come avvicinare i giovani, insomma. Bene, in formazione stra-ridotta e senza strumenti, ci lanciamo. Dopo la messa, Maria mi si avvicina: "Ma tu sei una del coro?" Io: "Sì". E lei, con una vocina melliflua da cartone animato: "Complimenti, canti benissimo."
MCI Paris, seconda domenica: p. Fra mi chiede se posso fare 1a e salmo. OK prete.
Dopo: "Ciao! Complimenti, hai letto benissimo!". Sempre accentuando l'issimo.
E' assodato, è una mia fan a prescindere. Peccato sia troppo giovane per dirigere una tesi...
MCI Paris, prima domenica: p. Fra e i ragazzi non ci sono, c'è la festa di fine anno pastorale. C'è don Luigi, un decano a quanto pare. Molto ferrato sui "classici": "Noi canteremo gloria a te", "E' l'ora che pia", "Il Signore è il mio pastore". Come avvicinare i giovani, insomma. Bene, in formazione stra-ridotta e senza strumenti, ci lanciamo. Dopo la messa, Maria mi si avvicina: "Ma tu sei una del coro?" Io: "Sì". E lei, con una vocina melliflua da cartone animato: "Complimenti, canti benissimo."
MCI Paris, seconda domenica: p. Fra mi chiede se posso fare 1a e salmo. OK prete.
Dopo: "Ciao! Complimenti, hai letto benissimo!". Sempre accentuando l'issimo.
E' assodato, è una mia fan a prescindere. Peccato sia troppo giovane per dirigere una tesi...
martedì 22 giugno 2010
Fête de la musique
21 giugno, solstizio d'estate: quest'anno l'estate gioca a nascondino, ed è sempre più veloce di chi per un attimo s'illude di averla scovata e corre al muro per gridarlo forte.
Nel formicaio il solstizio d'estate si saluta da qualche anno con la festa della musica: per qualche ora, Parigi è la grande festa mobile di Hemingway. Ad ogni angolo, tutti i generi, di tutti i Paesi.
Quest'anno ho scelto un percorso alternativo al solito St. Michel / St. Germain / Ile de la Cité. Abbiamo cominciato a Pyrénées e concluso a Oberkamp. Niente Senna, niente zone "in". L'Est parigino, Pyrénées, Belleville, Couronnes. Il feudo di Pennac, insomma.
Prima tappa, non prevista: scendendo sulla rue de Belleville, sulla sinistra, una fanfare spagnola. Una mamma fa ballare la sua bimba. Una sudamericana, forse cilena, mi sorride, e poi abbraccia il suo uomo. Mi ricorda una festa di paese, ma in un posto lontano dove non sono mai stata.
Andiamo avanti, abbiamo appuntamento con gli altri a place Fréhel, dove campeggia l'enorme murales su Fantomas. Al Culture rapide c'è la Belleville Blues Band, il cantante mi ricorda un po' Pino Daniele, non per la voce, ma proprio per la testa. Il tempo di una birra, scendiamo ancora. Andiamo per una stradina che conosco già, ci ho cenato una sera d'inverno con Silvia, Alfonso e dei loro amici. Solo che ora il restau ha i tavolini fuori e i commensali si godono lo spettacolo di un'altra fanfare, francese stavolta. Ci fermiamo un po', balliamo. Sono bravi, bravissimi. Soprattutto la ragazza al tamburo.
Proseguiamo, boulevard de Belleville. Arriva musica da un locale, ci fermiamo ancora un po' a ballare sul marciapiedi. Il genere è del tutto diverso, disco ma anche ritmi latini, soprattutto. Sembra il porto di Napoli a Capodanno, lo spartitraffico per una mezz'ora diventa diventa la sua banchina.
Couronnes, percussioni brasiliane. Appena 300 metri, ma diresti di essere a Rio. Una quindicina di ragazzi e ragazze, magliette rosse con la scritta "Sambinho": qui c'è già più gente, sembra di essere in centro.
Più avanti, sempre su rue Jean-Pierre Timbaud, si vede del fumo. Una caterva di merguez, cotte o da cuocere ancora, come alla festa dell'Unità. Solo che al posto del porco emiliano c'è l'agnello speziato.
Passiamo oltre, ragazzi di colore e hip-hop. Poi Oberkampf, c'è decisamente più gente. La crêpe della buonanotte e ognuno per la sua strada.
Rientro in Velib' da Filles du Calvaire: rue Amelot, rue du Chemin vert, bd Beaumarchais. Di fronte a me l'obelisco di Bastille. Rue du Charenton, lunghissima e tranquilla, come faccio spesso. Ecco, questa invece è Pisa.
Nel formicaio il solstizio d'estate si saluta da qualche anno con la festa della musica: per qualche ora, Parigi è la grande festa mobile di Hemingway. Ad ogni angolo, tutti i generi, di tutti i Paesi.
Quest'anno ho scelto un percorso alternativo al solito St. Michel / St. Germain / Ile de la Cité. Abbiamo cominciato a Pyrénées e concluso a Oberkamp. Niente Senna, niente zone "in". L'Est parigino, Pyrénées, Belleville, Couronnes. Il feudo di Pennac, insomma.
Prima tappa, non prevista: scendendo sulla rue de Belleville, sulla sinistra, una fanfare spagnola. Una mamma fa ballare la sua bimba. Una sudamericana, forse cilena, mi sorride, e poi abbraccia il suo uomo. Mi ricorda una festa di paese, ma in un posto lontano dove non sono mai stata.
Andiamo avanti, abbiamo appuntamento con gli altri a place Fréhel, dove campeggia l'enorme murales su Fantomas. Al Culture rapide c'è la Belleville Blues Band, il cantante mi ricorda un po' Pino Daniele, non per la voce, ma proprio per la testa. Il tempo di una birra, scendiamo ancora. Andiamo per una stradina che conosco già, ci ho cenato una sera d'inverno con Silvia, Alfonso e dei loro amici. Solo che ora il restau ha i tavolini fuori e i commensali si godono lo spettacolo di un'altra fanfare, francese stavolta. Ci fermiamo un po', balliamo. Sono bravi, bravissimi. Soprattutto la ragazza al tamburo.
Proseguiamo, boulevard de Belleville. Arriva musica da un locale, ci fermiamo ancora un po' a ballare sul marciapiedi. Il genere è del tutto diverso, disco ma anche ritmi latini, soprattutto. Sembra il porto di Napoli a Capodanno, lo spartitraffico per una mezz'ora diventa diventa la sua banchina.
Couronnes, percussioni brasiliane. Appena 300 metri, ma diresti di essere a Rio. Una quindicina di ragazzi e ragazze, magliette rosse con la scritta "Sambinho": qui c'è già più gente, sembra di essere in centro.
Più avanti, sempre su rue Jean-Pierre Timbaud, si vede del fumo. Una caterva di merguez, cotte o da cuocere ancora, come alla festa dell'Unità. Solo che al posto del porco emiliano c'è l'agnello speziato.
Passiamo oltre, ragazzi di colore e hip-hop. Poi Oberkampf, c'è decisamente più gente. La crêpe della buonanotte e ognuno per la sua strada.
Rientro in Velib' da Filles du Calvaire: rue Amelot, rue du Chemin vert, bd Beaumarchais. Di fronte a me l'obelisco di Bastille. Rue du Charenton, lunghissima e tranquilla, come faccio spesso. Ecco, questa invece è Pisa.
domenica 20 giugno 2010
Fête de retour
Qualche settimana fa, mia casella hotmail: bustina chiusa, "fête de retour". Una mia amica francese che rientra in patria dopo un anno oltremanica e chiama a raccolta un po' tutti per una serata a casa dei suoi. Non sapendo cosa aspettarmi, mi porto dietro Carla e Vale.
"Casa": un appartamento del XIX secolo al secondo piano di un palazzo molto signorile dietro Saint-Augustin. Entriamo, on dépose nos affaires ed poi dritte nel salone. Una pièce enorme, dal tono un po' austero. Senza esagerazione, sarà quanto tutta casa mia, che per Parigi non è piccola. Mobili piuttosto datati, una libreria che sembra il regno di un antiquario. Bottiglie, cibarie et caetera sono impeccabilmente disposti su un lungo tavolo addossato contro il muro. Non ci sono le solite 20 bottiglie di bordeaux che annaffiano toute fête française, ma una sola. Il resto è sidro e analcolici: tè freddo e succhi di frutta. Mi colpisce un pezzo di burro salato in un piattino. Forse perché non c'è la solita baguette né altro con cui mangiarlo.
Gli altri invitati ci sono già tutti, seduti in cerchio, tutti molto composti. Parlano a voce bassa, non c'è musica. Quando arriviamo si alzano per salutarci: bise, enchanté. Poi cominciano a fare qualche domanda. Col "vous": ma non "vous" di "voi", "vous" di "Lei". Saranno miei coetanei, molti più giovani, qualcuno più grande. Decido di passare al tu senza chiedere il permesso.
Poi comincia la visita del resto dell'appartamento: dopo il salone, a sinistra, si susseguono 3 enormi stanze dai soffitti immensi. In ognuna, un richiamo qualsiasi alla religione, necessariamente vistoso: un crocifisso, un quadro della Madonna. Per tutta la casa sono sparse foto dei pargoli della ciurma quand'erano pargoli, appunto: 7 figli, 4 femmine e 3 maschi. C'est la bourgeoisie française: catholique et vachement riche, en fric et en gosses.
La serata scorre tranquilla, in maniera decisamente placida. Verso mezzanotte alcuni cominciano ad andar via. Decidiamo di imitarli. Merci, au revoir.
Giù, nell'androne, commentiamo la serata: piuttosto atipica per noi, ma tutto sommato piacevole, forse proprio perché atipica. Per fortuna, però, apparteniamo a un altro mondo...
"Casa": un appartamento del XIX secolo al secondo piano di un palazzo molto signorile dietro Saint-Augustin. Entriamo, on dépose nos affaires ed poi dritte nel salone. Una pièce enorme, dal tono un po' austero. Senza esagerazione, sarà quanto tutta casa mia, che per Parigi non è piccola. Mobili piuttosto datati, una libreria che sembra il regno di un antiquario. Bottiglie, cibarie et caetera sono impeccabilmente disposti su un lungo tavolo addossato contro il muro. Non ci sono le solite 20 bottiglie di bordeaux che annaffiano toute fête française, ma una sola. Il resto è sidro e analcolici: tè freddo e succhi di frutta. Mi colpisce un pezzo di burro salato in un piattino. Forse perché non c'è la solita baguette né altro con cui mangiarlo.
Gli altri invitati ci sono già tutti, seduti in cerchio, tutti molto composti. Parlano a voce bassa, non c'è musica. Quando arriviamo si alzano per salutarci: bise, enchanté. Poi cominciano a fare qualche domanda. Col "vous": ma non "vous" di "voi", "vous" di "Lei". Saranno miei coetanei, molti più giovani, qualcuno più grande. Decido di passare al tu senza chiedere il permesso.
Poi comincia la visita del resto dell'appartamento: dopo il salone, a sinistra, si susseguono 3 enormi stanze dai soffitti immensi. In ognuna, un richiamo qualsiasi alla religione, necessariamente vistoso: un crocifisso, un quadro della Madonna. Per tutta la casa sono sparse foto dei pargoli della ciurma quand'erano pargoli, appunto: 7 figli, 4 femmine e 3 maschi. C'est la bourgeoisie française: catholique et vachement riche, en fric et en gosses.
La serata scorre tranquilla, in maniera decisamente placida. Verso mezzanotte alcuni cominciano ad andar via. Decidiamo di imitarli. Merci, au revoir.
Giù, nell'androne, commentiamo la serata: piuttosto atipica per noi, ma tutto sommato piacevole, forse proprio perché atipica. Per fortuna, però, apparteniamo a un altro mondo...
sabato 19 giugno 2010
Mondiali, o "Coupe du Monde", se preferite
E' la prima volta che mi capita di trovarmi nel formicaio parigino durante i Mondiali di calcio.
Le partite le guardo alla chiesa italiana, con altri spiantati come me, o Francesi che vantano un avo italiano in qualche ramo, vicino o lontano, dell'albero genealogico.
Mi fa decisamente strano, e non per il blu al posto del verde sulla bandiera.
Quando vedi giocare la Nazionale lontano da casa tua, è allora che realizzi che sei uno straniero.
Le partite le guardo alla chiesa italiana, con altri spiantati come me, o Francesi che vantano un avo italiano in qualche ramo, vicino o lontano, dell'albero genealogico.
Mi fa decisamente strano, e non per il blu al posto del verde sulla bandiera.
Quando vedi giocare la Nazionale lontano da casa tua, è allora che realizzi che sei uno straniero.
venerdì 18 giugno 2010
Decollo
Ogni trasloco è l'inizio di una nuova avventura. Di una nuova vita, direi.
Ho perso il conto, devo rifletterci su un attimo prima di dire che sono alla vita N. Ma ogni mia vita non è mai completamente nuova. Come se la reincarnazione riuscisse solo a metà.
Penso, nell'ordine:
1) che altri più brillanti di me abbiano già scritto e descritto abbondantemente il mondo, e gli uomini e le donne che lo abitano;
2) che, di conseguenza, potrei fare a meno di farlo anch'io;
3) ma mi è tornata la voglia di farlo, e quindi lo farò.
Proverò a raccontare ciò che vedono gli occhi di una formica, strapazzata nel vorticoso formicaio che è la grande metropoli.
Proverò a non cedere alla tentazione dell'intertestualità, a usare parole e pensieri miei, solo miei.
Cercherò di non parlare di politica, mi faccio già abbastanza il sangue amaro.
Non potrò fare a meno, invece, di schegge delle mie vite precedenti e delle lingue in cui le ho vissute.
Se vi va, chiudete gli occhi, e riapriteli solo quando vi sentirete minuscoli come una formica...
Ho perso il conto, devo rifletterci su un attimo prima di dire che sono alla vita N. Ma ogni mia vita non è mai completamente nuova. Come se la reincarnazione riuscisse solo a metà.
Penso, nell'ordine:
1) che altri più brillanti di me abbiano già scritto e descritto abbondantemente il mondo, e gli uomini e le donne che lo abitano;
2) che, di conseguenza, potrei fare a meno di farlo anch'io;
3) ma mi è tornata la voglia di farlo, e quindi lo farò.
Proverò a raccontare ciò che vedono gli occhi di una formica, strapazzata nel vorticoso formicaio che è la grande metropoli.
Proverò a non cedere alla tentazione dell'intertestualità, a usare parole e pensieri miei, solo miei.
Cercherò di non parlare di politica, mi faccio già abbastanza il sangue amaro.
Non potrò fare a meno, invece, di schegge delle mie vite precedenti e delle lingue in cui le ho vissute.
Se vi va, chiudete gli occhi, e riapriteli solo quando vi sentirete minuscoli come una formica...
Iscriviti a:
Post (Atom)