Ebbene miei cari, mi sembra giusto farvi partecipi di una grande gioia.
Dopo mesi, anni direi, di tentativi tra internet, scaffali del supermercato, profumerie, parrucchieri e consigli di amiche, l'ho finalmente trovato. E' dolce, ha un profumo gradevole, non fa storie. Non è pesante come molti suoi simili, anzi. Sa come ammorbidirmi, come sciogliermi i nodi. E pensare che era almeno un anno che era li', a due passi da me, ma io ero troppo presa da altri per provare con lui... e poi sabato sera gli ho concesso una possibilità. Che meravigliosa sorpresa!
Si', miei cari, gioite con me: ho trovato lo shampoo della mia vita! Sono passati già tre giorni e i miei ricci si mantengono morbidi e leggeri, sfidando la forza di gravità, il cuscino e lo smog di Parigi. Poi si sa, nonostante le migliori intenzioni anche i grandi amori possono morire cosi'... Ma almeno lui non è low profile, ça c'est sûr!
martedì 29 novembre 2011
venerdì 25 novembre 2011
Come pietre
Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne. Molto probabilmente lo sapete già, o molto probabilmente no. Non voglio fare un post con un taglia e cuci da articoli pescati qua e là, non avrebbe senso e mi scoccerei di leggermi io per prima. Voglio invece condividere con voi una riflessione scaturita (e scatenata) in me dagli ultimi eventi e un po' anche dalla deformazione professionale, ne parlavo già con lui in BnF qualche settimana fa.
E cioè: perché, per parlare di un uomo particolarmente stronzo, si dice che è un "figlio di buona donna" nella migliore delle ipotesi, o "un figlio di puttana", "un figlio di una mignotta", "un figlio di troia" nelle altre? Perché non si dice piuttosto che è il "figlio d'un cane", "il figlio di un disonesto", "il figlio di uno stronzo" and so on?
Ora mi direte: maddài, sono modi di dire! E' vero, sono modi di dire (o espressioni idiomatiche, unità fraseologiche, se preferite), ma se lo sono diventati lo si deve solo ai parlanti. E se è vero che la lingua è il riflesso di un mondo (come le 24 parole degli Eschimesi per dire "neve"), se queste espressioni sono "modi di dire" è anche grazie a noi. Dove sta scritto che se uno è un essere immondo lo è per derivazione materna? La nostra lingua, purtroppo, si limita a riflettere la forma mentis di una società profondamente maschilista, in cui anche le donne sono spesso maschiliste, seppur inconsapevolmente.
Forse prestando un po' di attenzione in più a cosa diciamo, possiamo dare un piccolissimo contributo alla causa e fare un passettino verso la parità, allargando un po' i confini del nostro mondo.
E cioè: perché, per parlare di un uomo particolarmente stronzo, si dice che è un "figlio di buona donna" nella migliore delle ipotesi, o "un figlio di puttana", "un figlio di una mignotta", "un figlio di troia" nelle altre? Perché non si dice piuttosto che è il "figlio d'un cane", "il figlio di un disonesto", "il figlio di uno stronzo" and so on?
Ora mi direte: maddài, sono modi di dire! E' vero, sono modi di dire (o espressioni idiomatiche, unità fraseologiche, se preferite), ma se lo sono diventati lo si deve solo ai parlanti. E se è vero che la lingua è il riflesso di un mondo (come le 24 parole degli Eschimesi per dire "neve"), se queste espressioni sono "modi di dire" è anche grazie a noi. Dove sta scritto che se uno è un essere immondo lo è per derivazione materna? La nostra lingua, purtroppo, si limita a riflettere la forma mentis di una società profondamente maschilista, in cui anche le donne sono spesso maschiliste, seppur inconsapevolmente.
Forse prestando un po' di attenzione in più a cosa diciamo, possiamo dare un piccolissimo contributo alla causa e fare un passettino verso la parità, allargando un po' i confini del nostro mondo.
"I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo."
Vi starete probabilmente chiedendo cosa c'entri questo post con la giornata contro la violenza sulle donne. Il fatto è che le parole, se non calibrate bene,sanno essere molto peggio delle pietre...(Ludwig von WITTGENSTEIN)
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martedì 22 novembre 2011
N'importe quoi
Ma dove andremo a finire, se la commessa di un negozio di abbigliamento non sa che tipo di materiale sia il tweed?
lunedì 21 novembre 2011
A grande richiesta: gâteau au potimarron
Eccomi qua, riemergo da una settimana allucinante, in cui ho inanellato tre giorni consecutivi "thèse" e venerdi' e sabato in gelateria... il suicidio! Il tutto con un seminario da preparare per stamattina, che ho finito di rifinire ieri sera, pensando: "ma se io trovo questa roba terribilmente noiosa, come posso interessare quei quattro gatti che vengono a sentirmi?"
E invece i quattro gatti si sono dichiarati contenti e io mi sono sentita autorizzata a prendermi un pomeriggio di libertà (in cui ho fatto le pulizie rimandate da ieri. che vita entusiasmante, quella della segretariagelataiadottoranda!).
Siccome qualcuno ha detto che la mia torta di potimarron è bona da mori', in uno slancio di generosità vi metto la ricetta. E' di una semplicità quasi imbarazzante.
Ingredienti:
400 gr di potimarron (se non lo trovate -visto che in Italia non esiste, gnegnegne- una zucca molto ferma)
30 gr di mandorle tritate
50 gr di farina
3 uova
100 gr di zucchero
una noce di burro
una bustina di lievito in polvere
Prendete il vostro bel potimarron, sbucciatelo e toglieteci i semi. Se vi state ancora chiedendo come sbucciarlo senza perdere un numero di dita compreso tra uno e cinque, la risposta è "pelapatate", decisamente più sicuro e rapido del coltello. Fate il vostro bel potimarron (o la zucca) a cubetti e fatelo cuocere in un pentolino, in cui avrete fatto fondere il burro. Aggiungete un po' d'acqua e sorvegliate il vostro bel potimarron, che ha un'insana passione per i fondi di pentola. Deve diventare una cremina: quando raggiunge questo stadio, spegnete tutto e lasciate raffreddare. Nel frattempo, sbattete le uova con lo zucchero, fino a ottenere un composto un po' spumoso. Aggiungeteci poi la farina, le mandorle, il lievito e la cremina di potimarron (o di zucca) e mescolate bene. Imburrate una teglia e versateci il composto. In forno a 180° per 30/35 minuti.
Io l'ho fatta due volte e dà soddisfazione, anche perché non necessita di particolare strumentazione: io ho mescolato tutti gli ingredienti con la forchetta. Perché una torta che sa anche un po' di decrescita è ancora più buona.
E invece i quattro gatti si sono dichiarati contenti e io mi sono sentita autorizzata a prendermi un pomeriggio di libertà (in cui ho fatto le pulizie rimandate da ieri. che vita entusiasmante, quella della segretariagelataiadottoranda!).
Siccome qualcuno ha detto che la mia torta di potimarron è bona da mori', in uno slancio di generosità vi metto la ricetta. E' di una semplicità quasi imbarazzante.
Ingredienti:
400 gr di potimarron (se non lo trovate -visto che in Italia non esiste, gnegnegne- una zucca molto ferma)
30 gr di mandorle tritate
50 gr di farina
3 uova
100 gr di zucchero
una noce di burro
una bustina di lievito in polvere
Prendete il vostro bel potimarron, sbucciatelo e toglieteci i semi. Se vi state ancora chiedendo come sbucciarlo senza perdere un numero di dita compreso tra uno e cinque, la risposta è "pelapatate", decisamente più sicuro e rapido del coltello. Fate il vostro bel potimarron (o la zucca) a cubetti e fatelo cuocere in un pentolino, in cui avrete fatto fondere il burro. Aggiungete un po' d'acqua e sorvegliate il vostro bel potimarron, che ha un'insana passione per i fondi di pentola. Deve diventare una cremina: quando raggiunge questo stadio, spegnete tutto e lasciate raffreddare. Nel frattempo, sbattete le uova con lo zucchero, fino a ottenere un composto un po' spumoso. Aggiungeteci poi la farina, le mandorle, il lievito e la cremina di potimarron (o di zucca) e mescolate bene. Imburrate una teglia e versateci il composto. In forno a 180° per 30/35 minuti.
Io l'ho fatta due volte e dà soddisfazione, anche perché non necessita di particolare strumentazione: io ho mescolato tutti gli ingredienti con la forchetta. Perché una torta che sa anche un po' di decrescita è ancora più buona.
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martedì 15 novembre 2011
E io dov'ero
Quando succede qualcosa di particolarmente importante nel mondo si cerca di fissare bene cosa si stava facendo in quel momento. Quando ci fu l'attacco alle Twin Towers nel 2001, per esempio, io stavo uscendo a comprare il regalo di compleanno alla mia allora dolce metà (ebbene si', ho avuto un fidanzato nato l'11 settembre, se proprio dovete ridere, fatelo compostamente), un cd dei Tiromancino. Orsacchiotto, l'uomo televideo, mi diede la notizia con fare concitato, seduto in punta al divano beige del salone.
Due giorni fa l'Italia si è liberata (definitivamente, si spera ma non ci giurerei) di un individuo che ha fatto dell'Italia un'assurda anomalia nella storia della democrazia occidentale. Che è riuscito a contaminare tutto cio' che ha toccato. Che ha fatto del mio Paese un posto depresso e allo sbando, con un altissimo debito pubblico, del Parlamento una corte di menestrelli, giullari e cortigiane, delle bugie il pane quotidiano di milioni di occhi e di orecchie. E molto altro ancora che non voglio stare a rivangare.
Ebbene, io sabato sera ero a mangiare una pizza con la Dido, una pizza vera, in quella che è la migliore pizzeria italiana di Parigi per me finora (grazie, anima gemella!): O Scià, in rue Tiquetonne. Una pizza come quelle che fanno a Napoli ma al costo di una di Parigi. Una pizza perché avevamo voglia di sentirci italiane, un sabato sera diverso dagli altri, un sabato sera sulle spine ad aspettare messaggi. E mentre arrivava il mio, impaziente, a Gipo (ma non s'è ancora levato di 'ulo???), è arrivato quello della Schwester, "è finito battiscopa!", e subito dopo la risposta di Gipo: "E' fatta! Appena uscito il comunicato ufficiale! Stappa lo champagne!!!" E poi quello di anima gemella, che era davanti al Quirinale: "Si è dimesso! io c'ero, un abbraccio commosso"
E lo sciampagn l'abbiamo stappato ieri sera e ci siamo scolati tutta la bottiglia, LdL, Hdc e la qui presente formichina.
Sono soddisfazioni, converrete. Anche se c'è da rabbrividire all'idea che si festeggi per la caduta di un governo in un momento cosi' delicato. Si puo' portare un Paese a un tale stadio di esasperazione, con cori professionali che intonano l'Alleluia?
Detto questo, il mio primo pensiero è stato per mia nonna: sarebbe stata felicissima di vedere questo giorno e mi spiace un sacco che l'abbia mancato per un mese. Era lei a chiamarlo "battiscopa" e sono sicura che continua a dirgliene ancora di tutti i colori, ovunque sia.
Due giorni fa l'Italia si è liberata (definitivamente, si spera ma non ci giurerei) di un individuo che ha fatto dell'Italia un'assurda anomalia nella storia della democrazia occidentale. Che è riuscito a contaminare tutto cio' che ha toccato. Che ha fatto del mio Paese un posto depresso e allo sbando, con un altissimo debito pubblico, del Parlamento una corte di menestrelli, giullari e cortigiane, delle bugie il pane quotidiano di milioni di occhi e di orecchie. E molto altro ancora che non voglio stare a rivangare.
Ebbene, io sabato sera ero a mangiare una pizza con la Dido, una pizza vera, in quella che è la migliore pizzeria italiana di Parigi per me finora (grazie, anima gemella!): O Scià, in rue Tiquetonne. Una pizza come quelle che fanno a Napoli ma al costo di una di Parigi. Una pizza perché avevamo voglia di sentirci italiane, un sabato sera diverso dagli altri, un sabato sera sulle spine ad aspettare messaggi. E mentre arrivava il mio, impaziente, a Gipo (ma non s'è ancora levato di 'ulo???), è arrivato quello della Schwester, "è finito battiscopa!", e subito dopo la risposta di Gipo: "E' fatta! Appena uscito il comunicato ufficiale! Stappa lo champagne!!!" E poi quello di anima gemella, che era davanti al Quirinale: "Si è dimesso! io c'ero, un abbraccio commosso"
E lo sciampagn l'abbiamo stappato ieri sera e ci siamo scolati tutta la bottiglia, LdL, Hdc e la qui presente formichina.
Sono soddisfazioni, converrete. Anche se c'è da rabbrividire all'idea che si festeggi per la caduta di un governo in un momento cosi' delicato. Si puo' portare un Paese a un tale stadio di esasperazione, con cori professionali che intonano l'Alleluia?
Detto questo, il mio primo pensiero è stato per mia nonna: sarebbe stata felicissima di vedere questo giorno e mi spiace un sacco che l'abbia mancato per un mese. Era lei a chiamarlo "battiscopa" e sono sicura che continua a dirgliene ancora di tutti i colori, ovunque sia.
mercoledì 9 novembre 2011
Pour toi, Barbara
Stasera ho fatto un incontro. Una vecchietta 90enne dagli occhi azzurrissimi e le gambotte malferme chiedeva une petite pièce davanti a un hotel lussuoso tra Madeleine e Concorde. Mi ha detto che ho un nome bellissimo, e che lei avrebbe voluto chiamarsi Rose-Marie. Io le ho risposto che anche lei ha un nome bellissimo, almeno ha una poesia tutta per sé (un poesia di Prévert, eh, mica di Bondi).
E io gliela dedico, per tutte le cose belle e dolci uscite dalla sua bocca, per un paio di minuti in cui ho deciso che potevo anche fare a meno dell'ipod.
E io gliela dedico, per tutte le cose belle e dolci uscite dalla sua bocca, per un paio di minuti in cui ho deciso che potevo anche fare a meno dell'ipod.
Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là
Et tu marchais souriante
É panouie ravie ruisselante
Sous la pluie
Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest
Et je t'ai croisée rue de Siam
Tu souriais
Et moi je souriais de même
Rappelle-toi Barbara
Toi que je ne connaissais pas
Toi qui ne me connaissais pas
Rappelle-toi
Rappelle-toi quand même ce jour-là
N'oublie pas
Un homme sous un porche s'abritait
Et il a crié ton nom
Barbara
Et tu as couru vers lui sous la pluie
Ruisselante ravie épanouie
Et tu t'es jetée dans ses bras
Rappelle-toi cela Barbara
Et ne m'en veux pas si je te tutoie
Je dis tu à tous ceux que j'aime
Même si je ne les ai vus qu'une seule fois
Je dis tu à tous ceux qui s'aiment
Même si je ne les connais pas
Rappelle-toi Barbara
N'oublie pas
Cette pluie sage et heureuse
Sur ton visage heureux
Sur cette ville heureuse
Cette pluie sur la mer
Sur l'arsenal
Sur le bateau d'Ouessant
Oh Barbara
Quelle connerie la guerre
Qu'es-tu devenue maintenant
Sous cette pluie de fer
De feu d'acier de sang
Et celui qui te serrait dans ses bras
Amoureusement
Est-il mort disparu ou bien encore vivant
Oh Barbara
Il pleut sans cesse sur Brest
Comme il pleuvait avant
Mais ce n'est plus pareil et tout est abimé
C'est une pluie de deuil terrible et désolée
Ce n'est même plus l'orage
De fer d'acier de sang
Tout simplement des nuages
Qui crèvent comme des chiens
Des chiens qui disparaissent
Au fil de l'eau sur Brest
Et vont pourrir au loin
Au loin très loin de Brest
Dont il ne reste rien.
(Jacques Prévert, Paroles)
Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là
Et tu marchais souriante
É panouie ravie ruisselante
Sous la pluie
Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest
Et je t'ai croisée rue de Siam
Tu souriais
Et moi je souriais de même
Rappelle-toi Barbara
Toi que je ne connaissais pas
Toi qui ne me connaissais pas
Rappelle-toi
Rappelle-toi quand même ce jour-là
N'oublie pas
Un homme sous un porche s'abritait
Et il a crié ton nom
Barbara
Et tu as couru vers lui sous la pluie
Ruisselante ravie épanouie
Et tu t'es jetée dans ses bras
Rappelle-toi cela Barbara
Et ne m'en veux pas si je te tutoie
Je dis tu à tous ceux que j'aime
Même si je ne les ai vus qu'une seule fois
Je dis tu à tous ceux qui s'aiment
Même si je ne les connais pas
Rappelle-toi Barbara
N'oublie pas
Cette pluie sage et heureuse
Sur ton visage heureux
Sur cette ville heureuse
Cette pluie sur la mer
Sur l'arsenal
Sur le bateau d'Ouessant
Oh Barbara
Quelle connerie la guerre
Qu'es-tu devenue maintenant
Sous cette pluie de fer
De feu d'acier de sang
Et celui qui te serrait dans ses bras
Amoureusement
Est-il mort disparu ou bien encore vivant
Oh Barbara
Il pleut sans cesse sur Brest
Comme il pleuvait avant
Mais ce n'est plus pareil et tout est abimé
C'est une pluie de deuil terrible et désolée
Ce n'est même plus l'orage
De fer d'acier de sang
Tout simplement des nuages
Qui crèvent comme des chiens
Des chiens qui disparaissent
Au fil de l'eau sur Brest
Et vont pourrir au loin
Au loin très loin de Brest
Dont il ne reste rien.
(Jacques Prévert, Paroles)
martedì 8 novembre 2011
Un petit mot pour toi
salaudconnardgrosseorduresous-espècedebranleuravortégrandcongranderifiutoorganicomezzasegasenzacoglionirattusofigl'e'ntrocchiaminableominicchioquaquaraquàtunevauxmêmepasle10centimesderéponseàtontextodégueulassecontinuedoncàtetapercettesalopejenetediraipasquet'esunemerdecarlamerdeaumoinsseràféconderlaterrejedirais plutôtquet'esunegrandeorduretoxiqueàl'instardesdéchetsnucléairestusi'nustrunzejamuri'spantecanncomm'all'ultemede'strunzjetemettraisuneclaqueunpainsijen'avaispaspeurdemesaliravecunegrosseordurecommetoitoiquin'amêmepas hontedemedirequemonamitiéestimportantepourtoisenonsaidovestadicasailrispettopourunefoisquej'avaisdécidédemelaisseraller etdefaireconfianceàquelqu'unmaistum'aprispourqui?pouruneconnet'aspiétinémessentimentsmonintelligencemonamitiémoncoeurettuneméritesrien
jetediraimêmeplus"bonjour"continuaascopartilatuatroiaedimenticatidimedégagedemavieetdemavue!
Voilà, je me sens mieux. In questo momento ho tanta di quella rabbia in corpo che se la trasformassi in energia, potrei illuminare la Tour Eiffel e tutto il 12ème arrondissement.
jetediraimêmeplus"bonjour"continuaascopartilatuatroiaedimenticatidimedégagedemavieetdemavue!
Voilà, je me sens mieux. In questo momento ho tanta di quella rabbia in corpo che se la trasformassi in energia, potrei illuminare la Tour Eiffel e tutto il 12ème arrondissement.
domenica 6 novembre 2011
Ecco chi era!
Sono ormai 3 settimane 3 che ogni mattina io e la mia coloc veniamo svegliate verso le 7 (domenica compresa) da qualcuno impaziente di sapere cosa sia successo nel mondo durante la notte e ansioso di trasmettere questa conoscenza a tutto il palazzo. Sono quindi 3 settimane 3 che ci svegliamo non col canto degli uccellini o con la macchina puliscistrade ma con un tele/radiogiornale sparato a tutto volume (à fond, si direbbe da queste parti, ma à fond la caisse, eh, mica à fond e basta).
E stamattina, domenica, stessa identica storia. La formichina, che ieri sera è stata a una festa di pacsage homo molto molto carina innaffiata da un'ottima soupe de champagne, alle 7 aveva alle spalle appena 4 ore di sonno. E ha deciso che quello era il momento di salire dal vicino del 5° che è tanto carino e simpatico ma un po' silenziofobico. E in versione "tanto-non-ti-spoglierebbe-nessuno", col pigiamino di Snoopy, la felpa di pile antistupro, gli occhiali e una mezza gueule de bois si è arrampicata per gli scalini verso il 5° piano. Ma grande fu la sorpresa, hélas!, di non sentire provenire rumore alcuno dalla porta del vicino silenziofobico. Onde evitare figuracce, la formichina è tornata in casa con le antennine tra le zampe e stava per rimettersi a letto, dove il tele/radiogiornale continuava a sentirsi una bellezza. Allora è uscita di nuovo sul pianerottolo, orologio alla mano, a cercare la fonte del rumore. Scende uno scalino, ne scende due... e si accorge che il tele/radiogiornale ha una diffusione privilegiata tra il terzo e il quarto piano.
Drin.
Niente.
Dri-i-i-in.
Spunta la faccia di quello del terzo piano, in maglietta della salute e negli occhi la domanda: "e tu chevvoi?"
E la formichina fa notare al vicino che è domenica mattina e non sono ancora le 7.30 e che sono 3 settimane 3 che ogni mattina le sue info ci fanno da sveglia almeno un'ora prima della sveglia (e povera la coloc della formichina, che di sera lavora e si corica sempre tardi).
Fosse un vecchio insonne capirei pure, ma un ragazzo tra i 30 e i 35 la domenica mattina alle 7 non ha niente di meglio da fare che sentire guai e propinarli al palazzo???
(mi impegno solennemente a fare un post più carino, che esuli dalle mie rogne coi mangiaranocchie. ve lo prometto sul quarto ascolto consecutivo di "Tutto l'universo obbedisce all'amore", sisisi.)
E stamattina, domenica, stessa identica storia. La formichina, che ieri sera è stata a una festa di pacsage homo molto molto carina innaffiata da un'ottima soupe de champagne, alle 7 aveva alle spalle appena 4 ore di sonno. E ha deciso che quello era il momento di salire dal vicino del 5° che è tanto carino e simpatico ma un po' silenziofobico. E in versione "tanto-non-ti-spoglierebbe-nessuno", col pigiamino di Snoopy, la felpa di pile antistupro, gli occhiali e una mezza gueule de bois si è arrampicata per gli scalini verso il 5° piano. Ma grande fu la sorpresa, hélas!, di non sentire provenire rumore alcuno dalla porta del vicino silenziofobico. Onde evitare figuracce, la formichina è tornata in casa con le antennine tra le zampe e stava per rimettersi a letto, dove il tele/radiogiornale continuava a sentirsi una bellezza. Allora è uscita di nuovo sul pianerottolo, orologio alla mano, a cercare la fonte del rumore. Scende uno scalino, ne scende due... e si accorge che il tele/radiogiornale ha una diffusione privilegiata tra il terzo e il quarto piano.
Drin.
Niente.
Dri-i-i-in.
Spunta la faccia di quello del terzo piano, in maglietta della salute e negli occhi la domanda: "e tu chevvoi?"
E la formichina fa notare al vicino che è domenica mattina e non sono ancora le 7.30 e che sono 3 settimane 3 che ogni mattina le sue info ci fanno da sveglia almeno un'ora prima della sveglia (e povera la coloc della formichina, che di sera lavora e si corica sempre tardi).
Fosse un vecchio insonne capirei pure, ma un ragazzo tra i 30 e i 35 la domenica mattina alle 7 non ha niente di meglio da fare che sentire guai e propinarli al palazzo???
(mi impegno solennemente a fare un post più carino, che esuli dalle mie rogne coi mangiaranocchie. ve lo prometto sul quarto ascolto consecutivo di "Tutto l'universo obbedisce all'amore", sisisi.)
sabato 5 novembre 2011
Di creme, farmaciste fancazziste e formichine vendicative
- Ciao mammina bella,come stai?
- Uè ciao, sto bene, grazie.
- Com'è andata la giornata?
- Bene, grazie a Dio. Tu che dici?
- Che sono stata in farmacia a ritirare la crema che avevo ordinato. Ho fatto presente alla farmacista che io la crema la prendevo perché ormai la sua collega me l'aveva ordinata, ma che la prossima volta, prima di lanciare l'ordine, sarebbe bene comunicare al cliente quanto costa, per sapere se va bene.
-Ah. E lei?
- Beh, mi ha detto che di solito fanno sempre cosi'. Ma con me la sua collega l'ha ordinata direttamente senza dirmi che mi veniva a costare 5 euro in più e mi ha messo di fronte al fatto compiuto e lo scontrino già fatto. Quindi questa qua ha detto che se volevo, potevo non prendere la crema ed essere rimborsata.
- E che hai fatto, quindi?
- Gliel'ho lasciata li', non pago 20 euro per un barattolo di crema quando ce ne sono 2 di un'altra marca in offerta a 22.
- Hai fatto bene, brava! Fatti valere!
- E visto che la tipa che mi aveva servito mi aveva fatto perdere un quarto d'ora e per tutto il tempo non ha fatto altro che masticarmi la gomma in faccia, ho anche aggiunto, prima di andarmene: "Ah, e dica alla sua collega che è davvero sgradevole parlare con qualcuno che ti rumina in faccia tutto il tempo". E me ne sono andata.
- (verso a metà strada tra una risata isterica e la disperazione) Ma a vuo' ferni'?!
Povera donna, in quel momento deve aver pensato: "Ho messo al mondo un mostro".
- Uè ciao, sto bene, grazie.
- Com'è andata la giornata?
- Bene, grazie a Dio. Tu che dici?
- Che sono stata in farmacia a ritirare la crema che avevo ordinato. Ho fatto presente alla farmacista che io la crema la prendevo perché ormai la sua collega me l'aveva ordinata, ma che la prossima volta, prima di lanciare l'ordine, sarebbe bene comunicare al cliente quanto costa, per sapere se va bene.
-Ah. E lei?
- Beh, mi ha detto che di solito fanno sempre cosi'. Ma con me la sua collega l'ha ordinata direttamente senza dirmi che mi veniva a costare 5 euro in più e mi ha messo di fronte al fatto compiuto e lo scontrino già fatto. Quindi questa qua ha detto che se volevo, potevo non prendere la crema ed essere rimborsata.
- E che hai fatto, quindi?
- Gliel'ho lasciata li', non pago 20 euro per un barattolo di crema quando ce ne sono 2 di un'altra marca in offerta a 22.
- Hai fatto bene, brava! Fatti valere!
- E visto che la tipa che mi aveva servito mi aveva fatto perdere un quarto d'ora e per tutto il tempo non ha fatto altro che masticarmi la gomma in faccia, ho anche aggiunto, prima di andarmene: "Ah, e dica alla sua collega che è davvero sgradevole parlare con qualcuno che ti rumina in faccia tutto il tempo". E me ne sono andata.
- (verso a metà strada tra una risata isterica e la disperazione) Ma a vuo' ferni'?!
Povera donna, in quel momento deve aver pensato: "Ho messo al mondo un mostro".
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