martedì 31 gennaio 2012
martedì 24 gennaio 2012
L'Italia che piace
Vivere all'estero comporta, per forza di cose, non riuscire a seguire tutto tutto tutto quello che succede nel proprio Paese. Paradossalmente, spesso si è più informati di chi dallo "stivaletto" non si è mosso. E ad ogni modo, se ci si perde qualcosa, ci pensano gli amici informati a farlo sapere anche a te.
Bene, la notizia del giorno è che se cliccate su www.fiatpanda.it potete ammirare il nuovo spot che i marchionneboys hanno realizzato per il lancio della nuova Panda, "l'Italia che ci piace". Bisogna essere dei geni - del male, certo - ad aver pensato a una cosa del genere, subdola e canzonatoria quanto basta.
Questo il testo (sono io che sottolineo): "Ma quante Italie conosciamo? Quella dell'arte, quella della grande inventiva, quella del talento costruttivo, quella del Paese pittoresco, quella dei giovani che cercano un futuro o quella capace di grandi imprese industriali? Noi possiamo scegliere quale Italia essere, è il momento di decidere se essere noi stessi o accontentarci dell'immagine che ci vogliono dare. Questo momento è quello di ripartire, ripartire nell'unico modo che conosciamo: con il nostro lavoro e mettendoci alla prova. Perché in Italia, ogni giorno, c'è qualcuno che si sveglia, e mette nel suo lavoro il talento, la passione, la creatività, ma soprattutto, la voglia di costruire una cosa ben fatta. Le cose che costruiamo ci rendono cio' che siamo. Nuova Fiat Panda: questa è l'Italia che piace." Letto da una voce maschile decisa e quasi intimidatoria, mentre sullo schermo sfilano scene di vita in fabbrica, un Pulcinella in un teatro, la Pietà di Michelangelo e una macchinina che passando per il golfo di Napoli arriva allo svincolo di una superstrada e sceglie di proseguire - udite udite -per Pomigliano sud.
La macchinina va a Pomigliano d'Arco, il mio paese. Quello del braccio di ferro tra Marchionne e la Fiat sul contratto nazionale. Quello dove bisognava produrre la Panda, appunto, e poi non se n'è saputo più nulla. Dove chi lavorava in fabbrica ora è a cassa integrazione, quando va bene, dove i negozi chiudono uno dietro l'altro, mentre continuano ad aprire supermercati dello stesso proprietario, anzi degli stessi due proprietari e per loro sembra che la crisi non esista. Un paese mesto e depresso, dove un ragazzo di 25 anni si avvilisce perché evidentemente essere onesto, lavorare duramente e nel pieno rispetto di regole e leggi non fa molto "Italia che piace".
Bene, la notizia del giorno è che se cliccate su www.fiatpanda.it potete ammirare il nuovo spot che i marchionneboys hanno realizzato per il lancio della nuova Panda, "l'Italia che ci piace". Bisogna essere dei geni - del male, certo - ad aver pensato a una cosa del genere, subdola e canzonatoria quanto basta.
Questo il testo (sono io che sottolineo): "Ma quante Italie conosciamo? Quella dell'arte, quella della grande inventiva, quella del talento costruttivo, quella del Paese pittoresco, quella dei giovani che cercano un futuro o quella capace di grandi imprese industriali? Noi possiamo scegliere quale Italia essere, è il momento di decidere se essere noi stessi o accontentarci dell'immagine che ci vogliono dare. Questo momento è quello di ripartire, ripartire nell'unico modo che conosciamo: con il nostro lavoro e mettendoci alla prova. Perché in Italia, ogni giorno, c'è qualcuno che si sveglia, e mette nel suo lavoro il talento, la passione, la creatività, ma soprattutto, la voglia di costruire una cosa ben fatta. Le cose che costruiamo ci rendono cio' che siamo. Nuova Fiat Panda: questa è l'Italia che piace." Letto da una voce maschile decisa e quasi intimidatoria, mentre sullo schermo sfilano scene di vita in fabbrica, un Pulcinella in un teatro, la Pietà di Michelangelo e una macchinina che passando per il golfo di Napoli arriva allo svincolo di una superstrada e sceglie di proseguire - udite udite -per Pomigliano sud.
La macchinina va a Pomigliano d'Arco, il mio paese. Quello del braccio di ferro tra Marchionne e la Fiat sul contratto nazionale. Quello dove bisognava produrre la Panda, appunto, e poi non se n'è saputo più nulla. Dove chi lavorava in fabbrica ora è a cassa integrazione, quando va bene, dove i negozi chiudono uno dietro l'altro, mentre continuano ad aprire supermercati dello stesso proprietario, anzi degli stessi due proprietari e per loro sembra che la crisi non esista. Un paese mesto e depresso, dove un ragazzo di 25 anni si avvilisce perché evidentemente essere onesto, lavorare duramente e nel pieno rispetto di regole e leggi non fa molto "Italia che piace".
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domenica 22 gennaio 2012
Parentesi
Luci soffuse. La maggior parte di sedie e sgabelli sono a testa in giù sui tavoli, per oggi il loro lavoro l'hanno fatto. Restano ancora due clienti, un uomo e una donna, a chiacchierare. Il barista pulisce i bicchieri con una certa solerzia e li ripone sullo scaffale.
La ragazza passa, quasi lo chiama con lo sguardo per fargli un saluto. Un sorriso, un cenno della mano e poi va dritta a casa, Patti Smith a farle compagnia. E in quel momento si rafforza in lei l'idea che la vita a volte è questione di saper scegliere i momenti giusti, capire quando bisogna dire "basta", avere il coraggio di tirare sul foglio la seconda parentesi, quella che chiude.
Nessun messaggino a farle compagnia prima di dormire, nessun bacio rubato, nessuna attesa snervante. Nessuna nostalgia, soprattutto. Stavolta, ha colto il momento giusto: ha l'odore fresco del fiore della libertà.
La ragazza passa, quasi lo chiama con lo sguardo per fargli un saluto. Un sorriso, un cenno della mano e poi va dritta a casa, Patti Smith a farle compagnia. E in quel momento si rafforza in lei l'idea che la vita a volte è questione di saper scegliere i momenti giusti, capire quando bisogna dire "basta", avere il coraggio di tirare sul foglio la seconda parentesi, quella che chiude.
Nessun messaggino a farle compagnia prima di dormire, nessun bacio rubato, nessuna attesa snervante. Nessuna nostalgia, soprattutto. Stavolta, ha colto il momento giusto: ha l'odore fresco del fiore della libertà.
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lunedì 16 gennaio 2012
Nuit calme
La dispensa di casa mia pullula di tè e tisane, anche in seguito al trasloco di anima gemella, da cui ho ereditato camomilla di tutti i tipi, soprattutto. La mia coloc è tisana-dipendente, cosi' ieri sera, in uno dei rari momenti di condivisione casalinga, ho deciso che potevo farle compagnia e mi sono preparata una "Nuit calme", infuso di camomilla, zagara e tiglio.
Ma la mia notte non è stata proprio calma, tutt'altro: piuttosto, una puntata memorabile del delirio onirico formichese, come dei bei tempi che furono. Tipo quella volta che ho sognato di essere sull'RER B e a un certo punto estraevo di tasca un revolver e freddavo il nero di fronte a me perché parlava troppo e mi infastidiva. E dove poi passavo il resto del sogno a piangere come una disperata perché mi avevano condannata a morte ed io ero troppo giovane per morire.
Stanotte no, non è stata una notte calma e il mio sogno non è stato lineare: un'accozzaglia di luoghi e personaggi, molti dei quali in cerca d'autore. Tipo la tizia seduta in prima fila a una conferenza che disdegnava la semantica e faceva una domanda del piffero, ma che io zittivo spiegandole uno dei principi fondamentali del lessico-grammatica (capite a che livello siamo?). Poi c'era la Merkel, vestita bene e più carina, che parlava un italiano perfetto (mi viene da pensare che forse non era la Merkel), c'era un tizio dalla pelle scura che dormiva nel mio ufficetto in gelateria, c'erano i miei nipotini bellissimi e zia Patrizia, i saldi, e semi di melone incollati in varie pagine dello stesso dizionario e all'interno di vari meloni che io staccavo con le mani, io che mi riaddormentavo e mi svegliavo alle 9.16.
Invece ho spalancato gli occhi alle 6.08, per colpa della Nuit calme, che è pure diuretica e ha avuto la meglio sulla pigrizia e la mia reticenza ad abbandonare il bel teporino del letto. Ho cercato di riaddormentarmi malgrado le infos a palla di quello del terzo piano, per spegnere la sveglia alle 8 e sobbalzare a mo' di Bianconiglio ("è tardi, è tardi!") circa un'ora dopo.
Quasi quasi, la prossima volta provo a farmi un caffè...
Ma la mia notte non è stata proprio calma, tutt'altro: piuttosto, una puntata memorabile del delirio onirico formichese, come dei bei tempi che furono. Tipo quella volta che ho sognato di essere sull'RER B e a un certo punto estraevo di tasca un revolver e freddavo il nero di fronte a me perché parlava troppo e mi infastidiva. E dove poi passavo il resto del sogno a piangere come una disperata perché mi avevano condannata a morte ed io ero troppo giovane per morire.
Stanotte no, non è stata una notte calma e il mio sogno non è stato lineare: un'accozzaglia di luoghi e personaggi, molti dei quali in cerca d'autore. Tipo la tizia seduta in prima fila a una conferenza che disdegnava la semantica e faceva una domanda del piffero, ma che io zittivo spiegandole uno dei principi fondamentali del lessico-grammatica (capite a che livello siamo?). Poi c'era la Merkel, vestita bene e più carina, che parlava un italiano perfetto (mi viene da pensare che forse non era la Merkel), c'era un tizio dalla pelle scura che dormiva nel mio ufficetto in gelateria, c'erano i miei nipotini bellissimi e zia Patrizia, i saldi, e semi di melone incollati in varie pagine dello stesso dizionario e all'interno di vari meloni che io staccavo con le mani, io che mi riaddormentavo e mi svegliavo alle 9.16.
Invece ho spalancato gli occhi alle 6.08, per colpa della Nuit calme, che è pure diuretica e ha avuto la meglio sulla pigrizia e la mia reticenza ad abbandonare il bel teporino del letto. Ho cercato di riaddormentarmi malgrado le infos a palla di quello del terzo piano, per spegnere la sveglia alle 8 e sobbalzare a mo' di Bianconiglio ("è tardi, è tardi!") circa un'ora dopo.
Quasi quasi, la prossima volta provo a farmi un caffè...
mercoledì 11 gennaio 2012
Ci risiamo
- Mà, secondo te devo tagliarmi i capelli?
- Tagliarli corti?
- No, macché. Spuntarli.
- Si', un pochino si'. Ma perché non te li fai lisci?
Ecco. Ogni volta che chiedo un parere a mia madre sui miei capelli la risposta è sempre la stessa: "fatteli lisci". Si', perché coi capelli lisci sembro proprio une fille rangée, una di quelle con una scrivania e un armadio ordinatissimi, senza uno spillo fuori posto. Con un lavoro e un fidanzato fisso, educato, lavoratore e ricco.
Ma io con i capelli lisci non mi piaccio. Non mi stanno male, ma non sono io. Perché io sono una casinara di prim'ordine, più che una stanza ho un bazar, e manco l'ombra né di un lavoro né un fidanzato fissi. E nei miei capelli ricci trovo tutto questo, che non sarà perfetto ma mi rassicura, soprattutto dopo aver rivisto delle foto di quando ero a Pisa, periodo in cui il liscio era la norma. Ho rabbrividito. Ma ciononostante, quando sono andata da Tonino (il mio esauritissimo ma bravissimo parrucchiere), gli ho chiesto di asciugarmeli lisci, giusto per fare contenta mia madre. Povera donna, diamole una soddisfazione ogni tanto, pure se significa guardarsi allo specchio con poca convinzione.
Poi finalmente arriva il momento dello shampoo, con un po' di timore per le lunghezze (quanto me li avrà tagliati, stavolta?). Ci risiamo: ho un po' la testa di Maga Mago' dopo che le è esploso in faccia il contenuto del calderone, ma va benissimo cosi'.
A proposito di Maga Mago', ci avete mai fatto caso che lei e Margherita Hack sono praticamente identiche???
- Tagliarli corti?
- No, macché. Spuntarli.
- Si', un pochino si'. Ma perché non te li fai lisci?
Ecco. Ogni volta che chiedo un parere a mia madre sui miei capelli la risposta è sempre la stessa: "fatteli lisci". Si', perché coi capelli lisci sembro proprio une fille rangée, una di quelle con una scrivania e un armadio ordinatissimi, senza uno spillo fuori posto. Con un lavoro e un fidanzato fisso, educato, lavoratore e ricco.
Ma io con i capelli lisci non mi piaccio. Non mi stanno male, ma non sono io. Perché io sono una casinara di prim'ordine, più che una stanza ho un bazar, e manco l'ombra né di un lavoro né un fidanzato fissi. E nei miei capelli ricci trovo tutto questo, che non sarà perfetto ma mi rassicura, soprattutto dopo aver rivisto delle foto di quando ero a Pisa, periodo in cui il liscio era la norma. Ho rabbrividito. Ma ciononostante, quando sono andata da Tonino (il mio esauritissimo ma bravissimo parrucchiere), gli ho chiesto di asciugarmeli lisci, giusto per fare contenta mia madre. Povera donna, diamole una soddisfazione ogni tanto, pure se significa guardarsi allo specchio con poca convinzione.
Poi finalmente arriva il momento dello shampoo, con un po' di timore per le lunghezze (quanto me li avrà tagliati, stavolta?). Ci risiamo: ho un po' la testa di Maga Mago' dopo che le è esploso in faccia il contenuto del calderone, ma va benissimo cosi'.
A proposito di Maga Mago', ci avete mai fatto caso che lei e Margherita Hack sono praticamente identiche???
domenica 8 gennaio 2012
Chiedo venia
Ricordate che qualche giorno fa ho inveito contro la traduttrice italiana di La fine del mondo e il paese delle meraviglie? Ricordate come me l'ero presa, perché aveva scritto è INSORTO un problema? Come mi ero burlata di lei?
Ebbene, miei cari lettori, mi sbagliavo. Mi sbagliavo clamorosamente. Ieri sera raccontavo la cosa all'amico filologo dopo il cinema, e l'amico filologo, che mangia pane e devotooli mi ha smentita, cosi' su due piedi, in un corridoio della metro a Nation.I problemi, pur senza organizzare sommosse popolari, possono insorgere. Cosi' come possono insorgere delle complicazioni. Sono espressioni del linguaggio medico e del linguaggio giuridico, ma esistono. Suonano un po' male (concedetemelo) ma non sono scorrette.
E quindi vi chiedo scusa per avervi fornito un'informazione sbagliata e chiedo scusa pure alla povera traduttrice.
Umilissima serva vostra,
formichina
Ebbene, miei cari lettori, mi sbagliavo. Mi sbagliavo clamorosamente. Ieri sera raccontavo la cosa all'amico filologo dopo il cinema, e l'amico filologo, che mangia pane e devotooli mi ha smentita, cosi' su due piedi, in un corridoio della metro a Nation.I problemi, pur senza organizzare sommosse popolari, possono insorgere. Cosi' come possono insorgere delle complicazioni. Sono espressioni del linguaggio medico e del linguaggio giuridico, ma esistono. Suonano un po' male (concedetemelo) ma non sono scorrette.
E quindi vi chiedo scusa per avervi fornito un'informazione sbagliata e chiedo scusa pure alla povera traduttrice.
Umilissima serva vostra,
formichina
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sabato 7 gennaio 2012
Compiti per Brezsny
In un moto di ribellione agli oroscopi e a a Paolo Fox soprattutto, avevo deciso di non leggerne più. Finché non ho conosciuto l'oroscopo di Rob Brezsny su Internazionale: a parte il trascurabile dettaglio che quest'uomo non mi considera dell'Acquario (secondo lui l'Acquario è fino al 18, ma io conosco vari 19 febbraio e siamo tutti Acquari, je vous assure), ci prende sempre, al punto che sono arrivata a ipotizzare che mi abbia messo una cimice da qualche parte.
Bene, questa settimana il signor Brezsny dà come compito a tutti di stilargli la lista di 5 buoni propositi per quest'anno e di inviargliela. E io posso mai dire di no all'uomo che tutte le settimane mi legge nel pensiero???
Allora, ecco i 5 obiettivi che io formichina mi propongo per questo 2012:
1) Eliminare le relazioni inutili e dannose dalla mia vita, fidandomi di più del mio istinto e senza soccombere al fascino delle belle parole;
2) Finire la tesi e finirla in un modo decente, che non sarebbe male;
3) Fare il possibile e l'impossibile per dare un minimo senso di stabilità alla mia vita, che questa precarietà mi sta uccidendo;
4) Essere presente a me stessa e agli altri, tenendo gli occhi ben fissi sulle cose e le persone importanti;
5) Avere cura di me stessa, sul piano fisico, intellettuale, mentale, allenarmi a imparare, viaggiare, meravigliarmi.
Per chi se li fosse persi, questi erano i buoni propositi 2011: ovviamente non li ho rispettati tutti, ma nel complesso posso dirmi soddisfatta. L'importante è partecipare!
Bene, questa settimana il signor Brezsny dà come compito a tutti di stilargli la lista di 5 buoni propositi per quest'anno e di inviargliela. E io posso mai dire di no all'uomo che tutte le settimane mi legge nel pensiero???
Allora, ecco i 5 obiettivi che io formichina mi propongo per questo 2012:
1) Eliminare le relazioni inutili e dannose dalla mia vita, fidandomi di più del mio istinto e senza soccombere al fascino delle belle parole;
2) Finire la tesi e finirla in un modo decente, che non sarebbe male;
3) Fare il possibile e l'impossibile per dare un minimo senso di stabilità alla mia vita, che questa precarietà mi sta uccidendo;
4) Essere presente a me stessa e agli altri, tenendo gli occhi ben fissi sulle cose e le persone importanti;
5) Avere cura di me stessa, sul piano fisico, intellettuale, mentale, allenarmi a imparare, viaggiare, meravigliarmi.
Per chi se li fosse persi, questi erano i buoni propositi 2011: ovviamente non li ho rispettati tutti, ma nel complesso posso dirmi soddisfatta. L'importante è partecipare!
lunedì 2 gennaio 2012
Anno vecchio, anno nuovo
Le ultime ore del 2011 le ho passate in parte in treno, in compagnia di un prete silenzioso e sconcertato e di 5 ragazzi troppo rumorosi, in preda alla mestizia e al fastidio, mentre l'intercity passava, ora rapido ora meno, per campi e paeselli e cittadine di mare. Un tuffo lungo nei colori del tramonto prima di arrivare a Roma ormai a sera. In 28 anni, per la prima volta che non ero con i miei per il cenone e la mezzanotte, ma a casa di un'amica di amici, dove non conoscevo la maggior parte dei commensali.
Ho rimandato bilanci e fotogrammi a un altro momento, mi ci vuole tempo. Per ora, 2011 per me è: primavera araba, delle splendide vacanze, amici che partono, nonna che non c'è più.
Le prime ore del 2012 le ho passate a vedere i fuochi d'artificio a Roma da una terrazza, a brindare all'anno nuovo, a giocare a carte e a ridere. A vincere, anche. Stupendo me stessa e gli altri, ho portato a casa la bellezza di 35 euri, che considero un piccolissimo rimborso spese per la sfiga accumulata al gioco e in amore nell'ultimo lustro (perché almeno su di me, certi proverbi non funzionano). Poi all'alba, colazione e un giro in macchina per una Roma addormentata e magnifica, una Roma che conosco poco e che non vedevo da troppo tempo. Un abbraccio e un grazie agli amici, quelli che sono partiti da Parigi, davanti alla stazione Termini.
Il viaggio del ritorno l'ho fatto con 4 persone silenziose e stanche come me, che si sono addormentate o almeno ci hanno provato, e con una ragazza che non ha trovato momento migliore per telefonare ai suoi parenti che le 9 del mattino del 1 gennaio. Particolarmente significativa la telefonata al nonno, nonno che sembrava essere presente con noi nella carrozza. L'ennesima conferma che gli Italiani temono il silenzio molto più dello spread, del tumore e dell'uvetta a tradimento nell'impasto delle polpette.
E poi pranzo in famiglia con due cuccioli intelligentissimi e spassosi, Iaia e Carmine. Finché nasceranno bambini come loro, la fine del mondo puo' aspettare. (i buoni propositi e le richieste all'anno nuovo pure. buonanotte)
Ho rimandato bilanci e fotogrammi a un altro momento, mi ci vuole tempo. Per ora, 2011 per me è: primavera araba, delle splendide vacanze, amici che partono, nonna che non c'è più.
Le prime ore del 2012 le ho passate a vedere i fuochi d'artificio a Roma da una terrazza, a brindare all'anno nuovo, a giocare a carte e a ridere. A vincere, anche. Stupendo me stessa e gli altri, ho portato a casa la bellezza di 35 euri, che considero un piccolissimo rimborso spese per la sfiga accumulata al gioco e in amore nell'ultimo lustro (perché almeno su di me, certi proverbi non funzionano). Poi all'alba, colazione e un giro in macchina per una Roma addormentata e magnifica, una Roma che conosco poco e che non vedevo da troppo tempo. Un abbraccio e un grazie agli amici, quelli che sono partiti da Parigi, davanti alla stazione Termini.
Il viaggio del ritorno l'ho fatto con 4 persone silenziose e stanche come me, che si sono addormentate o almeno ci hanno provato, e con una ragazza che non ha trovato momento migliore per telefonare ai suoi parenti che le 9 del mattino del 1 gennaio. Particolarmente significativa la telefonata al nonno, nonno che sembrava essere presente con noi nella carrozza. L'ennesima conferma che gli Italiani temono il silenzio molto più dello spread, del tumore e dell'uvetta a tradimento nell'impasto delle polpette.
E poi pranzo in famiglia con due cuccioli intelligentissimi e spassosi, Iaia e Carmine. Finché nasceranno bambini come loro, la fine del mondo puo' aspettare. (i buoni propositi e le richieste all'anno nuovo pure. buonanotte)
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