sabato 30 aprile 2011

Io non mi sposo (almeno per ora)

Non so se c'è stata un'epidemia o se i preti potranno celebrare matrimoni fino al 2012, ma sembra che tutti debbano sposarsi tra quest'anno e il prossimo (persino l'uomo che credevamo insaisissable, il nostro Da-miii-aaaano, che va a sposarsi a Las Vegas). Senza contare tutti quelli che sono convolati a nozze l'anno scorso, almeno tra amici e conoscenti. E tutti mi guardano come se fossi un po' un animale strano, che alla mia veneranda età (28 anni, eh) non ho né l'idea di dove voler stare, né di cosa fare, né uno straccio di fidanzato o amico speciale che potrebbe candidarsi per l'altare. E quindi io non mi sposo, almeno non quest'anno e neppure l'anno prossimo (molto probabilmente manco nel 2013, ma non mettiamo limiti alla Provvidenza).
Non mi sposo perché non ho passato buona parte della mia vita a sognare di farlo, a pensare a cosa manca nel corredo (già la parola è brutta), al vestito, ai testimoni e alle tende e alle piastrelle che mettero' a casa mia.


Non mi sposo non solo perché non ho il candidato, ma perché in questi ultimi anni ho avuto altre priorità, per esempio imparare a camminare con le mie gambe in un Paese straniero, in cui non conoscevo nessuno; accompagnare 50 ragazzini scalmanati in gita a Napoli; sentirmi dire che ho  un joli accent; festeggiare il 14 luglio, la fête de la Musique e san Ranieri; riempire valigie e scatoloni e svuotarli una volta arrivata a destinazione, per poi ricominciare a riempirli e svuotarli; andare in Bretagna in macchina e dormire in campeggio; guardare il mio Paese da lontano; valutare il bidet come una delle più grandi invenzioni progressiste; capire quanto è importante la mia famiglia; imparare un sacco di gros mots; capire meglio il significato della parola straniero; conoscere gente da dovunque e farmi raccontare cosa significa vivere in Palestina o in Cina; amare Parigi, odiare Parigi, tornare a Parigi per amore di Parigi e chiedermi se un giorno riuciro' a vivere lontano da Parigi senza rimpianti; scoprire e innamorarmi della cucina orientale; conoscere delle persone eccezionali; aiutare dei cuccioli di mangiaranocchie a fare i compiti; prendere aerei e treni, poi solo treni, poi di nuovo aerei e di nuovo aerei e treni; imparare a bere vino; contare i giorni che mancano per tornare a casa; desiderare di essere a casa per il PomiglianoJazz; scrivere lettere e mail; scoppiare in lacrime davanti a un flic mentre cerco di denunciare una vecchia scroccona; collezionare regali e biglietti d'auguri; andare di nuovo in bicicletta; caricarmi lo zaino in spalla e camminare da sola alle 5 terre; fare tante foto; visitare la casa di Monet; andare a lezione in Sorbona; sdraiarmi a piazza dei Miracoli; cambiare 13 coinquilini; sentire un posto come casa ma capire che nessun posto potrà mai essere casa se non casa soltanto. Ah, e nel frattempo ho fatto pure un po' di casting (sempre per il candidato all'altare), raccogliendo materiale per tutta una saga sul blog (cose che voi umani...).


Tanto,  finché questo rimbambito di formichino azzurro non trova la strada, hai voglia di fare!!!

lunedì 25 aprile 2011

Liberiamoci

Oggi a casa mia è un giorno speciale, si festeggiano i 29 anni di matrimonio di mummy e orsacchiotto e il quarto compleanno di Iaia. E poi, come in tutte le altre case italiane, festeggiamo la 66esima Festa della Liberazione. Che, contro quello che vogliono farci credere, non è la "festa dei comunisti", ma la festa di tutti, uomini e donne che si sono battuti con tutte le loro forze per liberare il Paese da un mostro chiamato fascismo.
Da quel momento l'Italia è diventata una "Repubblica democratica fondata sul lavoro", in cui "la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e  nei limiti della Costituzione". In un momento in cui la disoccupazione sfiora il 30% e la Costituzione, nata dalla Resistenza, è sottoposta a un'assurda campagna propagandistica di svalutazione, forse è il momento di fare un altro 25 aprile. Liberiamoci dal qualunquismo, dalla macchina del fango e dalle nuove, subdole forme di fascismo, spegniamo la tv e accendiamo il cervello. Non vanifichiamo uno dei rari momenti gloriosi della storia d'Italia.

"La Resistenza e il Movimento studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c'è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline." 
(Pier Paolo Pasolini)

domenica 24 aprile 2011

Pasqua

La Schwester mi prende in giro chiamandomi suor Germana (ve la ricordate, la monacuoca che pubblicava ricette?) per le mie convinzioni religiose e per il brutto vizio che ho di frequentare le parrocchie, questi luoghi di perdizione. L'avrete capito, ormai, se solo avete letto il post precedente. Credo, come molti altri, in qualcosa di assurdo e paradossale. Ne sono perfettamente consapevole, ma non riesco a convincermi del contrario, anche se ci ho provato tante volte. A un occhio razionale, la fede cristiana fa acqua da tutte le parti: un Dio che è allo stesso tempo uno e trino, un'adolescente sconosciuta che da un momento all'altro si trova incinta per opera dello Spirito Santo nientepopodimenoche del figlio di Dio, un Dio fatto uomo che invece di usare i superpoteri da Pauerrenger che c'ha in dotazione per annientare tutti i suoi nemici decide di sacrificarsi per l'umanità, e lo fa in un modo atroce, cioè facendosi inchiodare su una croce e che addirittura si fa mangiare ogni domenica da milioni di gente in un pezzo di pane.
Come si fa a biasimare i non credenti sulla base di questi ragionamenti? Io ho fatto fatica ad accettarle nel corso degli anni, non vi dico le lotte che ho fatto per capire chi fosse lo Spirito Santo e se era proprio necessario averci anche lui, tutta la storia della Passione e della Resurrezione... Ma forse c'è stato un momento in cui ho capito che io, piccola formichina, sono appunto troppo piccola per capire quello che non posso capire... Non posso mettere la mano sul fuoco sull'esistenza di Dio, ma so che le volte che ho provato a liberarmene, non ci sono mai riuscita. Nonostante quello che fa Santa Romana Chiesa, eh (anche oggi  papa Ratzy ha perso l'ennesima occasione per dire qualcosa di sensato). Poi potrà anche darsi che un giorno succederà qualcosa nella mia vita che mi porterà a rinnegare tutto, chi puo' dirlo.
Per oggi tutto quello che posso fare è augurarvi una buona Pasqua di Resurrezione, che siate credenti, atei, agnostici, musulmani, buddisti, ebrei, animisti... poco importano le etichette, se nel vostro cuore c'è la speranza di un mondo migliore e la voglia di costruire il Paradiso sulla Terra, lottando per la pace e la giustizia.

mercoledì 20 aprile 2011

Not in my name

L'anno scorso, tornando una sera a casa, trovai un foglio appeso sulla bacheca di legno nell'atrio. Era una lettera che gli altri inquilini avevano scritto, a nome di tutti noi del numero 56, a quelli del numero 58, rei di avere una splendida terrazza e di usarla d'estate per amici, chiacchierate e grigliate. La sostanza del messaggio era: cari vicini, ci rompete gli zebedei perché chiacchierate troppo e non riusciamo a dormire, in più  il fumo del barbecue ci entra in casa; se proprio volete usare la terrazza, state zitti e mangiate solo insalata. Ricordo che la lettera mi aveva infastidito e non poco, perché nel mittente c'ero pure io, ma a mia insaputa, nessuno mi aveva detto nulla. E se l'avessero fatto, mi sarei dissociata, un po' come Masi da Annozero. Avevo anche pensato di scrivere una controlettera ai vicini del 58 con le mie scuse e le ragioni del mio dissenso, ma mentre elaboravo mentalmente  l'idea, la lettera era già sparita e quindi ho lasciato perdere. A me quelle serate in terrazza non davano nessun fastidio. Poi sarà che io abito al quarto piano e il fumo non mi arriva, ma spesso mi mettevo alla finestra della cucina e li osservavo, a magiare e fumare intorno al tavolo, scherzando e allungando i piedi, finalmente liberi di respirare. Sono stata spesso tentata dall'autoinvitarmi, ma mi sono limitata a spiarli placidamente affacciata alla mia finestra.

Ho provato un fastidio ancora più grande stamattina, quando ho letto questo, che mi ha fatto venire voglia di controllare quest'altro, in cui ho letto queste parole: "Insomma, ciascuno ha il suo stile, il suo temperamento, le sue convinzioni, ma a volte l’arcivescovo sembra perdere la sintonia con gli umori profondi dei cattolici che si riconoscono nei colori del centrodestra." (Per chi non avesse voglia di leggersi i due articoli, si parla dell'omelia delle Palme del cardinale Tettamanzi, in cui ha parlato di "ingiusti che non vogliono essere giudicati", nota di formichina). Mi è venuta l'orticaria, vi giuro. Ma come ti permetti, giornalista dei miei stivali? Chi diavolo sei tu, per fare un'affermazione del genere? Ma hai idea di come sia fatta una Bibbia e di cosa ci sia scritto dentro? Chi ti autorizza a parlare a nome mio? Ma di quali cattolici parli? Di quelli di CL? Di quelli che vanno in piazza a fare il Family day, più per discriminare omosessuali e divorziati che per difendere la famiglia? O di quelli che difendono il crocifisso nelle aule e negli uffici e poi massacrano di botte un ragazzino per un grammo di fumo? O ancora di quelli che adottano un bambino a distanza e poi non vogliono il bambino immigrato nella classe di loro figlio? O di quel cretino del CNR che ha candidamente affermato che "le catastrofi naturali sono punizioni di Dio"?
Non posso sopportare chi parla a nome mio e di tanti altri senza cognizione di causa. In 10 anni che voto, questo centrodestra in cui dovrei riconoscere i "miei umori profondi" non ha mai avuto da me uno straccio di preferenza, proprio perché sono cattolica (preferisco dire che sono cristiana, mi piace di più). E non lo avrà mai. Ma mai mai mai mai. Perché il mio credo e il mio pensiero poltico fanno tutt'uno e corrispondono a questo, grossomodo:

"Mi chiedo, frastornato, come mai lo zelo nel difendere il crocifisso nelle scuole non si estenda alla condizione di nove milioni di poveri, ai precari, ai senza lavoro, ai senza identità, ai senza casa, ai migranti, ai clandestini, ai detenuti. Il cuore del messaggio cristiano ha ben poco a che fare con giochi di potere, interessi economici, meschinità travestite da nobili parole, impunità, arroganza, xenofobia, omofobia, razzismo." 
(Don Andrea Gallo, Cosi' in terra come in cielo)

lunedì 18 aprile 2011

Alle pareti della mia stanza

Una cartolina di Lisbona, una riproduzione della Camera da letto di Van Gogh, una cartolina di Valencia, un biglietto rettangolare di auguri con tante giraffine, il biglietto de La parola ai giurati al Verdi di Pisa, la mail di omino meteo per il mio 27esimo compleanno, una cartolina in bianco e nero del mirador san Nicolas di Granada, una foto di me formato polaroid che mi ha fatto Marta alla Butte aux cailles, la miniatura della foto di Izis che abbiamo in cucina, un'altra cartolina di Valencia, il biglietto dell'Andromaque alla Comédie française, il biglietto d'auguri di Sarina e la Fra con un orsetto paciocco, un crocifisso colorato del commercio equo, una foto di me e mia sorella, La femme à l'ombrelle di Monet, una cartolina in bianco e nero con vista Trocadéro, la locandina che annuncia Le beaujolais nouveau est arrivé!, George Pompidou con un cappellino di babbo Natale che mi augura un XXI secolo soddisfacente sul piano sessuale, un post-it con una frase di Montaigne, una cartolina dell'Opera House di Sydney, il volantino del primo No B-day qui a Parigi, la cartina col percorso che abbiamo fatto alla festa della musica l'anno scorso, una bambina che balla il flamenco in una foto in bianco e nero, un post-it con un verso di Via del campo, il volantino degli ateliers portes ouvertes degli artisti di Belleville, una tovaglietta del Café des deux moulins (il bar di Amélie), il biglietto del concerto di Tiersen, una foto di me e Sarina, una foto di me e la Fra, una foto di me, Sarina e la Fra, una cartolina di Dublino, una locandina con un ranocchio incoronato e la scritta "Rospo che legge... diventa re!", il foglio della mia unica vittoria a Scrabble alla péniche, una cartolina in bianco e nero dell'Alhambra di Granada, una polaroid del picnic al bois de Vincennes di luglio scorso, un post-it con "L'essentiel est invisible aux yeux, on ne voit bien qu'avec le coeur", il piccolo collage di Nicolas con le avventure della péniche.

Alle pareti della mia stanza ci sono posti lontani e vicini, le mie passioni, dei bei momenti e tanti amici che pensano a me e mi fanno compagnia ogni volta che poso gli occhi su un angolo qualsiasi di quelle quattro mura.

mercoledì 13 aprile 2011

Complimenti

Era l''estate del 2001, quella della maturità. L'estate del mio primo campo di lavoro e della prima vacanza in completa autonomia con le amiche. Eravamo 3 e scegliemmo una pensione ad Ischia, che già l'anno seguente non c'era più, e a posteriori questa cosa ha reso particolarmente unica la nostra vacanza.
Non potevamo ancora saperlo, ma al ritorno da quella vacanza ognuna di noi avrebbe trovato l'omo (di quelle 3 coppie ne sopravvive stoicamente una sola). Eravamo 3 single spensierate e gagliarde a giro sull'isola e l'ultimo giorno in spiaggia una delle mie amiche fa colpo su un marcantonio targato Monza. Per le dinamiche di gruppo, ci presentiamo tutti e ci diamo appuntamento per quella sera stessa.
3 loro, 3 noi, il gioco è presto fatto: l'amica accalappiatrice col bel marcantonio, la cugina dell'amica accalappiatrice con un indigeno niente male e formichina, ovviamente, con lo sfigato del gruppo, brutto come uno scorfano brutto, targato Monza pure lui.

Vi riporto il dialogo top della serata:

Sfigato brutto come uno scorfano brutto: Sai, devo farti un complimento...
Formichina: ?
Sfigato brutto come uno scorfano brutto: Sei davvero molto carina, oggi in spiaggia non l'avrei detto!
Formichina, un po' interdetta: Ah... grazie.

Quasi 10 anni dopo, mi chiedo ancora in quale parte della frase fosse, il complimento...

domenica 10 aprile 2011

A passage to Brixia

Qualche cambiamento, stavolta: un altro aeroporto, un'altra compagnia aerea, una tappa dalla Schwester prima e non dopo...e una riunione andata insolitamente bene, malgré tout.
Beauvais è in mezzo al nulla, ma è fattibile. Mi aspettavo un capannone (cosi' me l'avevano descritto) e invece è un aeroporto vero. In scala ridotta tipo quelli delle costruzioni, ma sempre un aeroporto è.

Capitolo Ryanair: ehm, da dove comincio? La saggezza popolare ha sempre un suo perché: e in questo caso è vero che 'o sparagno nun è mai guadagno (in italiano: chi spende, meno spende). A bordo non ci sono hostess e steward, ma vù cumprà: se non fosse per il colore della pelle e la divisa, farebbero affari d'estate sulle spiagge libere di Torre del Lago e Viareggio, dove ne passa in media uno ogni 3 minuti. I vù cumprà gialloblu vendono davvero quarziasi cosa: sigarette senza tabacco, fumabili a bordo, con lo 0,8% di nicotina come le sigarette normali, ma senza il piacere del "momento sigaretta" e della sua dimensione sociale; panini improbabili e bibite calde; schede telefoniche; biglietti della lotteria e orologini di plastica. Ce l'avessero in miniatura, si venderebbero pure loro ma'. Ma poveracci, vanno capiti: il supermercato volante è un modo per integrare uno stipendio da fame con turni massacranti (fonte: un amico che ha lavorato per loro e che s'è licenziato). A Ryanair andrebbe pero' il Nobel per la propulsione all'ingegno: chi di voi, dovendo portare UN SOLO bagaglio a mano non si è cimentato in una prova da campionato di tetris prima di mettersi in fila per i controlli, dove ti aspetta lui, l'aggeggio infernale in cui devi riuscire a incastrare il tuo trolley, che in quel momento si sente a suo agio come i piedini delle fanciulle del regno nella scarpetta di vetro di Cenerentola? Facendo questa operazione a Orio, è finalmente uscito fuori il portalenti che avevo cercato disperatamente dalla Schwester la sera del mio arrivo: avevo ravanato in tutta la valigia, tranne dove dovevo farlo. Forse pure i portalenti fanno come i fidanzati, vengono fuori solo quando non ne hai un bisogno immediato.


E poi il viaggio in un trenino di due carrozze due attraverso la campagna emiliana e basso-lombarda, tra ruscelli e alberi in fiore. Avrei tanto desiderato essere un filo d'erba per avere il privilegio di stare tutto il giorno col naso all'insù a guardare quelle gemme meravigliose. Un sole splendido e caldo, forse troppo per la stagione, ma va bene uguale. Una  faccina disegnata sulla schiuma di un caffè macchiato al bar di una stazione di passaggio, quattro chiacchiere in treno con un ragazzo di passaggio, suonatore di trombone. Una telefonata che qualche mese fa mi avrebbe fatto sussultare, ma che ieri è stata una come tante.

E poi Annozero (facciamoci del male, per la serie "senza pietà"), grazie a cui ho fatto la conoscenza di un nuovo acquisto del partito dell'ammore, tale Stracquadanio (che come ho scritto sul blog di Lucia, sarà un mot-valise tra stracchino, quaquaraquà e padanIo) e di un campione di gioventù del partito dell'ammore, di cui non ricordo il nome. Ricordo pero' che ha 23 anni e che da giorni insieme ad altri fulminati fa parte del comitato pro-nano davanti alla procura di Milano, perché crede che sia ingiusto che da 17 anni sul banco degli imputati ci sia sempre la stessa persona, che i giudici sono utti comunisti e compagnia bella che avrete già sentito e che vi risparmio. Ma per fortuna mi ricordo di un altro ragazzo che era in studio e che in due minuti due ha detto cose molto più sensate di tutti gli altri messi insieme, tipo che oggi sarebbe andato in piazza per reclamare il suo diritto a vivere in un Paese migliore. Per fortuna non tutti crescono a surgelati, pleistescion e amicidimaria. Ah, e le fantastiche vignette di Vauro, che se ve le siete perse, sono qui.

Probabilmente io con Brescia non mi riconciliero' mai, per tutto quello che per me significa. Ma confesso che più di una volta, in questi due giorni, mi sono fermata ad ammirarla in qualche scorcio con piacevole stupore: la Loggia sotto le stelle e uno spicchio minuscolo di luna, un maestoso ciliegio fiorito nel chiostro dell'università, le case colorate in san Faustino, le aiuole strabordanti di fiori e...le panchine. Vado a Brescia da due anni e mezzo ed è la prima volta che ci trovo le panchine. Forse qualcosa sta cambiando.

martedì 5 aprile 2011

Di treni e di forse

A quest'ora avrei potuto essere in treno, destinazione Digione. Un amico che lavora alla FFCA mi aveva chiesto se mi andava di partecipare al campionato di cucina organizzato da Carrefour, mi avrebbero pagato tutto, persino l'iscrizione alla Federazione per quest'anno. Invece sono in lab, in un ufficio provvisorio perché il mio lo stanno rimettendo a nuovo. Non sono pentita di aver rifiutato, l'ultima lezione di cucina che ho preso è stata ad ottobre e probabilmente non sono neanche dell'umore giusto. Ma il viaggio in treno, quello l'avrei fatto volentieri, pure senza mare da salutare.
Per 3 anni e rotti tornare a casa ha significato 6 ore in intercity, con tutti i disagi del caso. Ma quei 3 minuti dei miei occhi rapiti da un promontorio sulla costa livornese valevano quelle 6 ore che spesso diventavano pure 7, con le gambe indolenzite, i bagni fuori uso e la fauna locale. Quei viaggi erano come un rito iniziatico ogni volta: cavalcare il ritmo delle stagioni sul colore del mare e dei campi lungo la Tirrenica, un lungo aspettare l'arrivo, prima di entrare in stazione a Piazza Garibaldi. Non ho mai capito perché, ma quando il treno entra in stazione a Napoli rallenta e s'incammina al capolinea a passo d'uomo. Forse per regalare un ultimo momento di lentezza prima di essere catapultati nel frastuono di Napoli, o forse per far sentire ancora di più la smania di arrivare e di abbracciare chi aspetta al binario. O forse, molto più banalmente, perché in quel tratto è cosi' che deve andare.

Non era di questo che volevo parlare stamattina, a dire il vero non so neanch'io cosa volevo dire. E' che nella mia testolina si affollano tanti pensieri e tanti punti interrogativi, una lista infinita di cose da fare e da capire, tra il mio lavoro, il mio futuro e il mio stare al mondo. Quello che è successo negli ultimi mesi e che sta succedendo ora, la precarietà che, paradossalmente, è una delle mie poche certezze. Questi rumori di fondo che si accavallano e "imbrogliano" ancora di più la matassa. Mi hanno chiuso il mio vecchio blog, quello su Spaces, forse è un bene, pure se c'erano pezzi della mia vita tra Pisa e l'erasmus. Forse dovrei smetterla di scrivere e basta...

domenica 3 aprile 2011

Una foto e una canzone


Vola il tempo lo sai che vola e va,
forse non ce ne accorgiamo
ma più ancora del tempo che non ha età,
siamo noi che ce ne andiamo
e per questo ti dico amore, amor
io t'attenderò ogni sera,
ma tu vieni non aspettare ancor,
vieni adesso finché è primavera. 

(Fabrizio De André, Valzer per un amore)

*Foto scattata ai Jardins de Tuileries, gennaio 2011.