domenica 10 aprile 2011

A passage to Brixia

Qualche cambiamento, stavolta: un altro aeroporto, un'altra compagnia aerea, una tappa dalla Schwester prima e non dopo...e una riunione andata insolitamente bene, malgré tout.
Beauvais è in mezzo al nulla, ma è fattibile. Mi aspettavo un capannone (cosi' me l'avevano descritto) e invece è un aeroporto vero. In scala ridotta tipo quelli delle costruzioni, ma sempre un aeroporto è.

Capitolo Ryanair: ehm, da dove comincio? La saggezza popolare ha sempre un suo perché: e in questo caso è vero che 'o sparagno nun è mai guadagno (in italiano: chi spende, meno spende). A bordo non ci sono hostess e steward, ma vù cumprà: se non fosse per il colore della pelle e la divisa, farebbero affari d'estate sulle spiagge libere di Torre del Lago e Viareggio, dove ne passa in media uno ogni 3 minuti. I vù cumprà gialloblu vendono davvero quarziasi cosa: sigarette senza tabacco, fumabili a bordo, con lo 0,8% di nicotina come le sigarette normali, ma senza il piacere del "momento sigaretta" e della sua dimensione sociale; panini improbabili e bibite calde; schede telefoniche; biglietti della lotteria e orologini di plastica. Ce l'avessero in miniatura, si venderebbero pure loro ma'. Ma poveracci, vanno capiti: il supermercato volante è un modo per integrare uno stipendio da fame con turni massacranti (fonte: un amico che ha lavorato per loro e che s'è licenziato). A Ryanair andrebbe pero' il Nobel per la propulsione all'ingegno: chi di voi, dovendo portare UN SOLO bagaglio a mano non si è cimentato in una prova da campionato di tetris prima di mettersi in fila per i controlli, dove ti aspetta lui, l'aggeggio infernale in cui devi riuscire a incastrare il tuo trolley, che in quel momento si sente a suo agio come i piedini delle fanciulle del regno nella scarpetta di vetro di Cenerentola? Facendo questa operazione a Orio, è finalmente uscito fuori il portalenti che avevo cercato disperatamente dalla Schwester la sera del mio arrivo: avevo ravanato in tutta la valigia, tranne dove dovevo farlo. Forse pure i portalenti fanno come i fidanzati, vengono fuori solo quando non ne hai un bisogno immediato.


E poi il viaggio in un trenino di due carrozze due attraverso la campagna emiliana e basso-lombarda, tra ruscelli e alberi in fiore. Avrei tanto desiderato essere un filo d'erba per avere il privilegio di stare tutto il giorno col naso all'insù a guardare quelle gemme meravigliose. Un sole splendido e caldo, forse troppo per la stagione, ma va bene uguale. Una  faccina disegnata sulla schiuma di un caffè macchiato al bar di una stazione di passaggio, quattro chiacchiere in treno con un ragazzo di passaggio, suonatore di trombone. Una telefonata che qualche mese fa mi avrebbe fatto sussultare, ma che ieri è stata una come tante.

E poi Annozero (facciamoci del male, per la serie "senza pietà"), grazie a cui ho fatto la conoscenza di un nuovo acquisto del partito dell'ammore, tale Stracquadanio (che come ho scritto sul blog di Lucia, sarà un mot-valise tra stracchino, quaquaraquà e padanIo) e di un campione di gioventù del partito dell'ammore, di cui non ricordo il nome. Ricordo pero' che ha 23 anni e che da giorni insieme ad altri fulminati fa parte del comitato pro-nano davanti alla procura di Milano, perché crede che sia ingiusto che da 17 anni sul banco degli imputati ci sia sempre la stessa persona, che i giudici sono utti comunisti e compagnia bella che avrete già sentito e che vi risparmio. Ma per fortuna mi ricordo di un altro ragazzo che era in studio e che in due minuti due ha detto cose molto più sensate di tutti gli altri messi insieme, tipo che oggi sarebbe andato in piazza per reclamare il suo diritto a vivere in un Paese migliore. Per fortuna non tutti crescono a surgelati, pleistescion e amicidimaria. Ah, e le fantastiche vignette di Vauro, che se ve le siete perse, sono qui.

Probabilmente io con Brescia non mi riconciliero' mai, per tutto quello che per me significa. Ma confesso che più di una volta, in questi due giorni, mi sono fermata ad ammirarla in qualche scorcio con piacevole stupore: la Loggia sotto le stelle e uno spicchio minuscolo di luna, un maestoso ciliegio fiorito nel chiostro dell'università, le case colorate in san Faustino, le aiuole strabordanti di fiori e...le panchine. Vado a Brescia da due anni e mezzo ed è la prima volta che ci trovo le panchine. Forse qualcosa sta cambiando.

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