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martedì 14 febbraio 2012

Microracconto di san Valentino: Quei due

Si conoscevano da tempo, già diversi anni ormai.
Lui non si era mai accorto, prima di allora, di quante cose in lei contribuivano a renderla bella: i capelli morbidi, la pelle vellutata come un'albicocca, lo sguardo limpido.
Lei, dal canto suo, che lui era bello lo sapeva bene: adorava il suo stare al mondo, gli occhi e il cuore di bambino.

Quella sera, lei avrebbe voluto appoggiare la testa sulla sua solida spalla, ma non lo fece.
Quella stessa sera, lui avrebbe voluto che lei appoggiasse la testa morbida e profumata sulla sua spalla, ma non le chiese di farlo.

L'indomani si salutarono e se ne andarono, lei al suo treno, lui alla sua scrivania, ancora troppo fragili per sopportare il peso della felicità.

domenica 22 gennaio 2012

Parentesi

Luci soffuse. La maggior parte di sedie e sgabelli sono a testa in giù sui tavoli, per oggi il loro lavoro l'hanno fatto. Restano ancora due clienti, un uomo e una donna, a chiacchierare. Il barista pulisce i bicchieri con una certa solerzia e li ripone sullo scaffale.
La ragazza passa, quasi lo chiama con lo sguardo per fargli un saluto. Un sorriso, un cenno della mano e poi va dritta a casa, Patti Smith a farle compagnia. E in quel momento si rafforza in lei l'idea che la vita a volte è questione di saper scegliere i momenti giusti, capire quando bisogna dire "basta", avere il coraggio di tirare sul foglio la seconda parentesi, quella che chiude.
Nessun messaggino a farle compagnia prima di dormire, nessun bacio rubato, nessuna attesa snervante. Nessuna nostalgia, soprattutto. Stavolta, ha colto il momento giusto: ha l'odore fresco del fiore della libertà.

lunedì 2 gennaio 2012

Anno vecchio, anno nuovo

Le ultime ore del 2011 le ho passate in parte in treno, in compagnia di un prete silenzioso e sconcertato e di 5 ragazzi troppo rumorosi, in preda alla mestizia e al fastidio, mentre l'intercity passava, ora rapido ora meno, per campi e paeselli e cittadine di mare. Un tuffo lungo nei colori del tramonto prima di arrivare a Roma ormai a sera. In 28 anni, per la prima volta che non ero con i miei per il cenone e la mezzanotte, ma a casa di un'amica di amici, dove non conoscevo la maggior parte dei commensali.
Ho rimandato bilanci e fotogrammi a un altro momento, mi ci vuole tempo. Per ora, 2011 per me è: primavera araba, delle splendide vacanze, amici che partono, nonna che non c'è più.

Le prime ore del 2012 le ho passate a vedere i fuochi d'artificio a Roma da una terrazza, a brindare all'anno nuovo, a giocare a carte e a ridere. A vincere, anche. Stupendo me stessa e gli altri, ho portato a casa la bellezza di 35 euri, che considero un piccolissimo rimborso spese per la sfiga accumulata al gioco e in amore nell'ultimo lustro (perché almeno su di me, certi proverbi non funzionano). Poi all'alba, colazione e un giro in macchina per una Roma addormentata e magnifica, una Roma che conosco poco e che non vedevo da troppo tempo. Un abbraccio e un grazie agli amici, quelli che sono partiti da Parigi, davanti alla stazione Termini.
Il viaggio del ritorno l'ho fatto con 4 persone silenziose e stanche come me, che si sono addormentate o almeno ci hanno provato, e con una ragazza che non ha trovato momento migliore per telefonare ai suoi parenti che le 9 del mattino del 1 gennaio. Particolarmente significativa la telefonata al nonno, nonno che sembrava essere presente con noi nella carrozza. L'ennesima conferma che gli Italiani temono il silenzio molto più dello spread, del tumore e dell'uvetta a tradimento nell'impasto delle polpette.
E poi pranzo in famiglia  con due cuccioli intelligentissimi e spassosi, Iaia e Carmine. Finché nasceranno bambini come loro, la fine del mondo puo' aspettare. (i buoni propositi e le richieste all'anno nuovo pure. buonanotte)

venerdì 6 maggio 2011

Ben ti sta

Non conosco la vostra opinione al riguardo, ma sappiate che io José Mourinho proprio non lo sopporto. Credo che incarni alla perfezione il cafone mediterraneo, arrogante e presuntuoso, quello che si crede in diritto di offendere liberamente tutto e tutti dietro lo scudo della sincerità.
Ora, non voglio mettere in dubbio le sue qualità professionali, quelle ce le ha e nessuno gliele toglie: è riuscito a far vincere lo scudetto a una squadra di sfigati sfigaterrimi come l'Inter - società presieduta da uno che ha la faccia della sfiga coi soldi e dell'inattitudine alla vita - e se ora allena il Real Madrid, un cretino non è.
La cosa che mi sconcerta è il sostegno incondizionato dei suoi fans (molti tifosi dell'Inter lo rimpiangono ancora), non solo per le sue doti tecniche, ma proprio per il suo modo di stare al mondo, che tanto mi urta. Cioè le cose che dice, come le dice e quell'insopportabile ghigno beffardo che ti fa solo venire voglia di azzercagliene due.

Per esempio:

Solo uno tra ventuno non voleva darmi la laurea honoris causa, ma è normale, anche Gesù non piaceva a tutti. (e sono combattuta se la perplessità più grande è che gli abbiano dato una laurea honoris causa o se si paragona a Gesù)

Non sono il migliore del mondo, ma non c'è nessuno migliore di me. (eh???)

A me non piace la prostituzione intellettuale. Mi sembra che negli ultimi giorni c'è stata grandissima manipolazione intellettuale, grandissima. Un grandissimo lavoro organizzato per manipolare l'opinione pubblica. Io parlo alla stampa per obbligo, per contratto, io sono qua con voi perché mi dicono che devo farlo... (ma da quando gli allenatori sono intellettuali?)

Comunque, tutto questo pippone per dirvi, se non lo sapete già, che il caro Mou ha appena avuto 5 giornate di squalifica e 50mila euri di multa per le dichiarazioni post-partita Real - Barça. E che io, formichina polemica, antipatica e tifosa del Napoli, sono proprio contenta. Tiè.

martedì 29 marzo 2011

Si' vabbuo'

"Noi tutti siamo impastati di debolezze e di errori: perdonarci reciprocamente le nostre balordaggini è la prima legge di natura." 
(Voltaire)

Si' vabbuo': è stata la prima cosa che ho detto ieri, quando ho ritrovato questa frase, girovagando di blog in blog. E c'hai ragione pure tu, caro Voltaire. Ma vedi, pure se credo molto nel perdono, nel suo potere catartico e compagnia bella, per me in questo momento questa frase è difficile da portare a casa.  Perché penso che ogni tanto uno debba sentirsi in diritto di puntare i piedi e stare sulle sue, se è ferito e amareggiato e chi sta dall'altra parte del vetro manco si preoccupa di indagare. Perché "perdonare" non è passarci sopra e fare finta di niente, ma è un venirsi incontro, almeno per me. E dico "si' vabbuo'" perché ho come l'impressione che quando sono io a sbagliare sia sempre tutto cosi' grave e difficile da accettare, e quando invece sono gli altri a farlo con me sia comunque almeno un po' colpa mia e della mia supposta "ipersensibilità".
Certo che a volte è proprio difficile stare al mondo...