giovedì 28 luglio 2011

Cambi d'identità

Da circa un anno e mezzo, mia nonna non ci riconosce più. O meglio, sa che siamo delle presenze familiari, ma non è capace di associare le facce ai nomi. Ad ogni modo, nell'ultimo anno e mezzo ho cambiato varie identità, come le altre 4-5 persone che vede più spesso.

La primissima volta che mi ha visto dopo la "botta" (cioè a Pasqua 2010), mi ha scambiato per una suora e mi ha chiesto se s'era fatta l'ora per la supplica al "sacro cuore di Gesù". Allora era convinta di essere in un ospizio gestito da suore.

A luglio ero diventata Celestina. Almeno rimaneva nel campo cromatico.

A Natale invece, ero la signorina Olimpia. Qualche mese fa, ero Isarella, "a' figlia e' Giuvannina". 

Di Celestina e della signorina Olimpia mia madre non ne sa nulla. Di Isarella, invece, narra che fosse un po' un cuoppo. Isarella fa rima con bruttarella, insomma.

Non so se in questo momento si crede qualcuno che detta la sua vita a qualcun altro, ma da stasera sono nientepopodimenoche la sua dattilografa.
- Ciao nonna, mi hai riconosciuta?
- E come no!
- Eh, e chi sono?
- (voce forte, chiara e convinta) Tu sei la MIA DATTILOGRAFA!!!
L'apice però l'abbiamo raggiunto quando ho cercato di farle indovinare il mio nome. 
- Dai nonna, ho il nome di un fiore e di un colore!
- Margherita!
- No, riprova.
- Ortensia?
- No, nonna. Dimmene un altro.
- Tulipano!!!
- No! E' anche il nome di un colore.
- Rosso!
- No.
- Verde!
- No... mi arrendo: sono Rosa.
- Ma io l'avevo detto, Rosso!!!


In un'altra vita doveva essere un gatto...

lunedì 25 luglio 2011

Ho deciso: resto qui

Eh si', alla fine ho deciso: resto qui, nel formicaio.
Non riesco a vedermi in nessun altro posto al momento, la mia vita è qui. Pure se è il 24 luglio e nell'ultima settimana un raggio di sole l'ho visto solo oggi. Pure se l'altra sera ho rischiato di accoltellare due mangiaranocchie qualunquisti che si son messi a fare battutine sui rifiuti di Napoli. 
Ho davanti a me ancora molti giovedi' alla péniche, i canti da annunciare la domenica sera, i miei 4 piani di scale da salire come se stessi scalando l'Everest, magari con la spesa del mercato. Ho ancora l'RER (pure se di quello ne farei a meno), 9 mesi di abbonamento Velib', altrettanti di BnF. Ho ancora da passare sabati sera in ristoranti africani in cui la specialità è "l'attesa al bissap", da affacciarmi alla finestra della cucina e guardare il cortile e spiare i ragazzi sulla terrazza.Ho ancora da camminare nella neve e scambiare battute col mio macellaio. Da rientrare il venerdi' sera all'ora in cui quelli della brasserie all'angolo mettono i tavolini a posto, da ascoltare il silenzio e da percorrermi la strada deserta  fino a casa con l'ipod nelle orecchie e cantare e ballare come se il mondo fosse soltanto mio.
Ho tante persone da conoscere meglio e altre nuove che arriveranno da conoscere. E magari mi trovo pure un francesino che mi corregga il francese e mi gommi un po' l'accento, che sarà pure charmant, a detta loro, ma a me non piace.
E poi vi devo confessare una cosa: proiettandomi in un posto altro, avevo già cominciato a pensare di modificare la colonna qui a destra "quando ho aperto questo blog, vivevo a Parigi, da me ribattezzata il formicaio". Nun se po' senti'.Vero?!

venerdì 15 luglio 2011

A te

A te, che eri sicuramente li' con me al gran ballo dei pompieri del primo arrondissement.
A te, che magari battevi le mani e ti dimenavi al ritmo della musica.
A te, che osservavi le coppiette scambiarsi tenere effusioni, i nasino-contro-nasino, i baci, gli abbracci.
A te, che ti sarai sentito francese pure se forse non lo sei, proprio come me.
A te, che ti sarai accorto dell'enorme scritta "CHAMPAGNE" nel cortile della caserma e dei mille calici di plastica sollevati a festeggiare il 14 luglio.
A te, che avarai pensato, proprio come me, di non poter sopravvivere alla ressa, mentre ti spingevano di qua e di là.

A te, che hai approfittato di tutto questo per fottermi la carta di credito, auguro una sciorda senza pari, che ti incolli al gabinetto per almeno 3-4 giorni, anzi per tutto il tempo necessario che la mia banca si prenderà per darmene una nuova... strunz!

lunedì 11 luglio 2011

FormiChef

Forse non lo sapete, ma tra le varie occupazioni che mi cerco per evadere dalla tesi c'è anche la cucina. Da poco più di un anno sono membro della FFCA (Fédération Française de Cuisine Amateur), ho preso lezioni da chef francesi sui mercati e ho fatto pure il campionato di cucina (con scarsi risultati, ma l'importante è partecipare). Ho stretto amicizia con due ragazzi della Federazione, quelli che si occupano di organizzare i corsi sui mercati. E ridendo e scherzando, mi hanno proposto di essere chef per un giorno e dare una lezione di cucina italiana. E cosi' giovedi' scorso ho tenuto questa lezione su un mercato del 15esimo arrondissement, con la mia adorata colloc in veste di fotografa ufficiale.  Mi sono divertita un sacco, anche se a tratti avrei lanciato un coltello verso un qualche partecipante o un qualche spettatore al posto di conficcarlo nelle zucchine (tipo alla signora che non riusciva a capacitarsi del fatto che il risotto fosse bianco e cremoso senza avere panna né farina), ma vabbè. Mi sono sentita troppo lusingata quando alla fine uno dei partecipanti mi ha chiesto se avessi un ristorante da qualche parte.
Intanto vi regalo qualche scatto e cerco di spiegarvi qualcosina...


Qui faccio vedere come si tagliano le melanzane e le zucchine.
Fase decorativa del dolce: tiramisù alle albicocche con granella di pistacchio.
Questa è Nicole, assunta per la giornata come la discepola più attenta ed efficace. Qui riempie le barchette di pomodori con una salsa di tonno, peperone crudo, maionese e capperi. Ogni tanto tirava fuori dalla tasca un foglio e una penna e prendeva nota. Quando se n'è andata, mi ha ringraziato perché le avevo insegnato un sacco di cose. Il suo modo di scattare sull'attenti a ogni mio ordine mi ha ricordato mia nonna quando uno di noi le chiedeva un favore e lei rispondeva "Subito!".


Panoramica sul risultato della prima lezione: polpette di melanzane, barchette di pomodori con tonno, maionese, peperone crudo e capperi, crema di zucchine, ricotta e basilico.
L'équipe della prima lezione. Il ragazzo bulgaro in camicia azzurra aveva tanto di quadernino per prendere appunti.
Se avete tempo da perdere e nessuna voglia di lavorare, qui trovate tutti gli scatti dell'evento. Enjoy it!

martedì 5 luglio 2011

Ma dime ti

Dopo circa un mese e mezzo di lagne (non ci voglio andare non ci voglio andare non ci voglio andare), distribuite più o meno equamente tra anima gemella, colloc, l'ing. Dippi', l'amico filologo e la Schwester, sono partita alla volta di Padova per un colloquio (oggetto: assegno di ricerca). Partita ieri e tornata qualche ora fa. I risultati tra una settimana, ma voglio parlare di altro, varie altre piccole, grandi cose.

Ieri, passando davanti a un bar, ho realizzato che il bar italiano ha un odore tutto suo, che lo rende unico rispetto a tutti gli altri bar del mondo. E' un odore dolce e morbido, che sa di caffè, nocciola, zucchero e pastarelle, di nonni che accompagnano i nipoti a comprare il gelato i pomeriggi d'estate, di amiche che si ritrovano a raccontarsi il cuore con tutta calma davanti a un tè o una cioccolata calda d'inverno e di chi va a comprare le paste la domenica. Sa della crema dei cornetti mangiati al mattino tra un sorso di cappuccino e un'occhiata al giornale.
I bar di Parigi invece sanno di caffè e sigaretta e non sono posti per bambini. Non sono posti lenti, sono lo specchio di una vita da formicaio. Attimi fugaci, un bicchiere veloce, una sigaretta e c'est parti per un altro giro, un'altra corsa.

Sulla strada del ritorno, in aeroporto, ho comprato un costume. Non so ancora se andro' al mare, ma il costume ce l'ho. E' di un verde meraviglioso, tra lo smeraldo e l'ottanio. Sono stata indecisa tra questo e un altro corallo, dello stesso modello. Indecisa al punto di rischiare di perdere l'aereo. Pure quello corallo era meraviglioso, e mi stava divinamente come colore. L'avevo pure già pagato, ma continuavo a guardare il verde. Poi per tutto il volo ho continuato a pensare a quello corallo e  ai pro e contro corallo/verde ottanio. I grandi dilemmi futili di una formichina indecisa e vanitosa. In tempi migliori li avrei presi entrambi, ma il mio conto in banca in questi giorni ha subito troppe scosse e mi sono autoimposta regime di austerità. Tanto più che non ho ancora fatto i saldi.

E poi...e poi... e poi il grande annuncio, prima a me stessa, poi all'amico filologo e all'ing. Dippi' dal vivo e al popolo di feisbuc poi (si, sono tornata su feisbuc, non mi disprezzate troppo. ma forse presto me ne andro' di nuovo) e cioè:
Rivendico il mio diritto ad avere ammiratori/spasimanti/candidati fidanzati belli, giovani, simpatici e intelligenti. Il tempo del volontariato è finito!!!
Dopo aver ricevuto la mail di un 50enne (o giù di li') con la panza, qualche segno di una lontana acne giovanile e tanto di invito ad accompagnarlo a cena a casa di un amico, mi sono detta che è tempo di cambiare. Basta! Non saro' una fotomodella ma non sono neanche un cuoppo*, ecchemmiseria. Poi saro' pure difficile e rompicojones, ma ho diritto ad avere delle pretese. Single non è sinonimo di disperata 'ndo cojo cojo. C'est clair???

* cuoppo: donna di rara bruttezza. Sinonimo toscano: travaso. 
NB per chi legge: ieri è domenica, ho iniziato a scrivere il post ieri sera. I risultati del concorso si sanno già, sono arrivata seconda.

venerdì 1 luglio 2011

Martedi'

Ci sono giorni in cui le cattive notizie decidono di darsi appuntamento: dove, ovviamente, è chez toi.
Martedi' si sono date appuntamento chez moi.

Per ordine:

- telefonata dall'università di Nanterre: malheureusement votre candidature n'a pas été retenue. Non saro' la loro prossima lettrice d'italiano, un po' lo sospettavo, ma una lettera, no? In molte cose, scopro la Francia sempre più simile all'Italia, è inquietante. Lunedi' chiamo il servizio addetto, dopo varie segreterie telefoniche di persone addette alla cosa del servizio addetto, mi risponde una gentile signorina che mi informa sul fatto che la persona addetta non c'è e prende il mio numero di telefono. Martedi', quindi, ricevo la suddetta telefonata dall'addetta.
"Mi scusi, ma credevo di ricevere una comunicazione scritta".
"Si', in principio doveva essere cosi'. Dovevano farlo gli insegnanti, ma se non ha ricevuto niente, vuol dire che non l'hanno fatto." Una logica impeccabile. Vabbè.

- mail dal mio prof: "Cari tutti, sono stato invitato per un anno in America latina, quindi saro' assente dal lab da agosto 2011 ad agosto 2012. Spero che cio' non intralcerà il nostro lavoro." Questa cosa mi inquieta, confesso.

- mail più telefonata aviopenica con disperata richiesta di aiuto, concretizzatasi in due ore di babysitteraggio alla sua persona. La cerise sur le gâteau.

E quindi mardi soir j'en avais ras le bol. Mais ras ras ras le bol. Allora sono arrivata a piedi a Bastille, sguazzando in un mare di umidità, sulle spalle il peso dello zaino e della giornata. Ho preso un velib' e la direzione di pont d'Austerlitz. Erano quasi le 9 e poco sopra l'abside di Notre-Dame una mezza fettina d'arancia era sospesa in un cocktail di cielo rosa. Ho attraversato il ponte, fatto dietrofront e poi ho preso la strada di casa, con l'umore un po' più leggero.
Quando qualcosa non va, prendo la bici e comincio a girare finché non mi stanco. Al tramonto, poi, basta davvero poco per riappacificarsi col mondo.

"Un jour, j’ai vu le soleil se coucher quarante-quatre fois !"
Et un peu plus tard tu ajoutais :
"Tu sais… quand on est tellement triste on aime les couchers de soleil…"

(A. de Saint-Exupéry, Le petit prince)