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domenica 6 novembre 2011

Ecco chi era!

Sono ormai 3 settimane 3 che ogni mattina io e la mia coloc veniamo svegliate verso le 7 (domenica compresa) da qualcuno impaziente di sapere cosa sia successo nel mondo durante la notte e ansioso di trasmettere questa conoscenza a tutto il palazzo. Sono quindi 3 settimane 3 che ci svegliamo non col canto degli uccellini o con la macchina puliscistrade ma con un tele/radiogiornale sparato a tutto volume (à fond, si direbbe da queste parti, ma à fond la caisse, eh, mica à fond e basta).
E stamattina, domenica, stessa identica storia. La formichina, che ieri sera è stata a una festa di pacsage homo molto molto carina innaffiata da un'ottima soupe de champagne, alle 7 aveva alle spalle appena 4 ore di sonno. E ha deciso che quello era il momento di salire dal vicino del 5° che è tanto carino e simpatico ma un po' silenziofobico. E in versione "tanto-non-ti-spoglierebbe-nessuno", col pigiamino di Snoopy, la felpa di pile antistupro, gli occhiali e una mezza gueule de bois si è arrampicata per gli scalini verso il 5° piano. Ma grande fu la sorpresa, hélas!, di non sentire provenire rumore alcuno dalla porta del vicino silenziofobico. Onde evitare figuracce, la formichina è tornata in casa con le antennine tra le zampe e stava per rimettersi a letto, dove il tele/radiogiornale continuava a sentirsi una bellezza. Allora è uscita di nuovo sul pianerottolo, orologio alla mano, a cercare la fonte del rumore. Scende uno scalino, ne scende due... e si accorge che il tele/radiogiornale ha una diffusione privilegiata tra il terzo e il quarto piano.
Drin.
Niente.
Dri-i-i-in.
Spunta la faccia di quello del terzo piano, in maglietta della salute e negli occhi la domanda: "e tu chevvoi?"
E la formichina fa notare al vicino che è domenica mattina e non sono ancora le 7.30 e che sono 3 settimane 3 che ogni mattina le sue info ci fanno da sveglia almeno un'ora prima della sveglia  (e povera la coloc della formichina, che di sera lavora e si corica sempre tardi).

Fosse un vecchio insonne capirei pure, ma un ragazzo tra i 30 e i 35  la domenica mattina alle 7 non ha niente di meglio da fare che sentire guai e propinarli al palazzo???

(mi impegno solennemente a fare un post più carino, che esuli dalle mie rogne coi mangiaranocchie. ve lo prometto sul quarto ascolto consecutivo di "Tutto l'universo obbedisce all'amore", sisisi.)

mercoledì 20 aprile 2011

Not in my name

L'anno scorso, tornando una sera a casa, trovai un foglio appeso sulla bacheca di legno nell'atrio. Era una lettera che gli altri inquilini avevano scritto, a nome di tutti noi del numero 56, a quelli del numero 58, rei di avere una splendida terrazza e di usarla d'estate per amici, chiacchierate e grigliate. La sostanza del messaggio era: cari vicini, ci rompete gli zebedei perché chiacchierate troppo e non riusciamo a dormire, in più  il fumo del barbecue ci entra in casa; se proprio volete usare la terrazza, state zitti e mangiate solo insalata. Ricordo che la lettera mi aveva infastidito e non poco, perché nel mittente c'ero pure io, ma a mia insaputa, nessuno mi aveva detto nulla. E se l'avessero fatto, mi sarei dissociata, un po' come Masi da Annozero. Avevo anche pensato di scrivere una controlettera ai vicini del 58 con le mie scuse e le ragioni del mio dissenso, ma mentre elaboravo mentalmente  l'idea, la lettera era già sparita e quindi ho lasciato perdere. A me quelle serate in terrazza non davano nessun fastidio. Poi sarà che io abito al quarto piano e il fumo non mi arriva, ma spesso mi mettevo alla finestra della cucina e li osservavo, a magiare e fumare intorno al tavolo, scherzando e allungando i piedi, finalmente liberi di respirare. Sono stata spesso tentata dall'autoinvitarmi, ma mi sono limitata a spiarli placidamente affacciata alla mia finestra.

Ho provato un fastidio ancora più grande stamattina, quando ho letto questo, che mi ha fatto venire voglia di controllare quest'altro, in cui ho letto queste parole: "Insomma, ciascuno ha il suo stile, il suo temperamento, le sue convinzioni, ma a volte l’arcivescovo sembra perdere la sintonia con gli umori profondi dei cattolici che si riconoscono nei colori del centrodestra." (Per chi non avesse voglia di leggersi i due articoli, si parla dell'omelia delle Palme del cardinale Tettamanzi, in cui ha parlato di "ingiusti che non vogliono essere giudicati", nota di formichina). Mi è venuta l'orticaria, vi giuro. Ma come ti permetti, giornalista dei miei stivali? Chi diavolo sei tu, per fare un'affermazione del genere? Ma hai idea di come sia fatta una Bibbia e di cosa ci sia scritto dentro? Chi ti autorizza a parlare a nome mio? Ma di quali cattolici parli? Di quelli di CL? Di quelli che vanno in piazza a fare il Family day, più per discriminare omosessuali e divorziati che per difendere la famiglia? O di quelli che difendono il crocifisso nelle aule e negli uffici e poi massacrano di botte un ragazzino per un grammo di fumo? O ancora di quelli che adottano un bambino a distanza e poi non vogliono il bambino immigrato nella classe di loro figlio? O di quel cretino del CNR che ha candidamente affermato che "le catastrofi naturali sono punizioni di Dio"?
Non posso sopportare chi parla a nome mio e di tanti altri senza cognizione di causa. In 10 anni che voto, questo centrodestra in cui dovrei riconoscere i "miei umori profondi" non ha mai avuto da me uno straccio di preferenza, proprio perché sono cattolica (preferisco dire che sono cristiana, mi piace di più). E non lo avrà mai. Ma mai mai mai mai. Perché il mio credo e il mio pensiero poltico fanno tutt'uno e corrispondono a questo, grossomodo:

"Mi chiedo, frastornato, come mai lo zelo nel difendere il crocifisso nelle scuole non si estenda alla condizione di nove milioni di poveri, ai precari, ai senza lavoro, ai senza identità, ai senza casa, ai migranti, ai clandestini, ai detenuti. Il cuore del messaggio cristiano ha ben poco a che fare con giochi di potere, interessi economici, meschinità travestite da nobili parole, impunità, arroganza, xenofobia, omofobia, razzismo." 
(Don Andrea Gallo, Cosi' in terra come in cielo)

martedì 20 luglio 2010

Statistiche

Melania e un suo collega hanno scoperto, grazie a Internet, che ogni giorno nel mondo, su 6 miliardi di persone, solo 120 milioni fanno 4 salti in padella.

Poca roba, decisamente. Anche se escludi bambini, vecchi (vecchi vecchi), infermi.

Tuttavia, stando a quello che sento, una percentuale rappresentativa abita nel mio palazzo, anche se mi mancano le statistiche dei piani bassi...