Nella cartella bozze c'è ancora un post scritto uno dei primi giorni
dell'anno: provavo a immaginare come sarebbe stato questo 2017, dopo un
inizio non proprio di buon auspicio: io che rincorro Zorrino e P.A. che
hanno messo in moto senza accorgersi che fossi rimasta a terra, la notte
del 31 dicembre, sotto i petardi pomiglianesi.
Riprendo il filo
dei miei pensieri stanchi e torno in questo salotto che ho tenuto chiuso
per troppo tempo, provando un po' di timore a passare il dito su mobili
e suppellettili impolverati. Forse so già cosa scrivere - "si vede che i tuoi post sono pensati e non scritti subito", mi disse qualche anno fa A., che ogni tanto passava di qua -, forse ho deciso di scrivere solo per fare un po' d'ordine.
La sera del 23 giugno, nell'emisfero Sud, mia sorella terminava Molto forte, incredibilmente vicino di Safran Foer e non sapeva che "quella lettura si sarebbe rivelata una macabra premonizione" (cit.).
La sera del 23 giugno, nell'emisfero Nord, io terminavo La petite marchande de prose di Daniel Pennac, con Benjamin Malaussène che torna in vita grazie al cuore di un altro.
All'alba
del 24 giugno, giorno di san Giovanni, mio padre si accascia su una
sedia e muore tra le braccia di mia madre e di mio fratello: così, senza
un perché, facendomi diventare da bambina a vecchia in un battito di
ciglia.
Io che lo davo per scontato al mio braccio, tra 3 mesi,
mentre mi avrebbe accompagnata verso una nuova vita con l'uomo che amo,
ho dovuto accompagnarlo all'altare l'indomani, per un viaggio senza
ritorno.
Orsacchiotto mio, che ci hai combinato? Ci hai lasciato così, come quattro poveri stronzi, désemparés face à la vie, in una casa troppo grande.
A farci domande che non troveranno risposte, a voler preparare cose che
non potrai insegnarci, magari tra qualche anno a farti nipoti che non
potrai prendere in braccio. Ad accogliere amici e non poter dire loro "Vieni, ti presento quel mito di mio padre, ti faccio vedere come fa il caffè". Io poi, che mi sembro la più scema di tutti. Come se fossi "tra parentesi", ancora a cercare di capire se è vero che è successo, a chiedermi se soffro abbastanza e in modo adeguato, ad attaccarmi ancora sulle cose. Soprattutto a chiedermi se tu l'hai capito, che io ti voglio bene, e a come faccio ad essere la tua voce, la tua mano, i tuoi occhi nel mondo, senza avere la tua straordinaria umanità, la tua sardonica perspicacia, l'invidiabilissima leggerezza dell'uomo libero.
E il tuo cuore di bambino, quello senza inganni, che ha deciso di fermarsi proprio a San Giovanni.
Oh Formichina cara e che cavolo.
RispondiEliminaDue notizie in una, una terribile ed una bellissima.
Ti meriti un abbraccio doppio, formato maxi.
A presto
---Alex
Ritorno qui e trovo questo. Ricordo di quando facevate il pane. Ti abbraccio stretta
RispondiEliminapensierini sloggata
Grazie di cuore a entrambi. Ricambio l'abbraccio :*
RispondiEliminaSono capitato qui da un tuo commento su un mio vecchio post e vedo che forse hai abbandonato questo blog.Leggendo del giorno sfortunato di san Giovanni, non ho potuto fare a meno di scriverti qui anche se forse non leggerai e non saprai del mio abbraccio fraterno e commosso.
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