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giovedì 28 novembre 2013

Felicità, gratitudine o quello che vi pare

Non so se all'epoca (un anno fa) vi dissi che sarei andata a fare un ritiro intensivo di studio in una specie di convento nella valle del Rodano. La situazione tesi era disperata, avevo più che mai bisogno di staccare da Parigi, da internet e da tutto cio' che poteva distrarmi e mettermi a lavorare disperatamente. Ovviamente non portai a termine il programma stabilito, ma quella settimana fuori dal resto del mondo mi fece capire che la situazione era davvero disperata e che dovevo assolutamente fare qualcosa. La notte del venerdi', l'ultima in quell'oasi di pace, non riuscii a dormire dall'ansia: invece delle pizze e dei piatti di pasta che mi sfilano davanti agli occhi quando ho fame, quella notte mi sfilavano davanti i capitoli ancora da scrivere e, ancora peggio, il lavoro ancora da fare. Un macigno mi gravava sul petto e scrissi 2 sms-sos: uno alla Schwester, un altro a Silvia. Le loro risposte, arrivate poco dopo, non riuscirono a calmarmi, ma quantomeno mi fecero capire che non dovevo mollare, che dovevo assolutamente mettercela tutta. Fu la stessa cosa che mi disse la Dido due giorni dopo, prendendomi tra le sue braccia da uccellino, mentre io scoppiavo a piangere senza ritegno nella vecchia chiesa. E fu quello che mi disse anche l'ing. Dippi', di passaggio in uno dei suoi weeek-end parigini da Grenoble.

La settimana scorsa mi sono ricordata di quella settimana di isolamento, necessaria per raccogliere me stessa e tutte le mie forze per provare un'impresa impossibile. Mi sono ricordata dell'ansia di quella notte, del senso di oppressione e della corsa contro il tempo. Mi sono ricordata di quel periodo tremendo passato a scrivere scrivere e ancora scrivere cose di cui non me ne fregava assolutamente niente. Della vigilia di Natale e di Capodanno passate davanti a uno schermo come un automa. Di quella telefonata del 31 dicembre da parte di quello che ora è il mio uomo, che tentava di riavvicinarsi giocandosi la carta dell'amico che ti incoraggia e che ti dice che ce la farai.

Un anno dopo, mi guardo allo specchio e mi dico che i capelli più lunghi mi stanno proprio bene, che continuero' a farli crescere, al massimo li spunto un pochino. Faccio questa considerazione raccogliendoli sulla nuca con un elastico, le punte - ormai biondissime - a fare contrasto col castano chiaro della radice. Non sono a casa mia, ma nel B&B dove alloggio di solito a Ragusa. E' giovedi' sera, è stata la mia prima settimana di lezioni all'università dall'altra parte della cattedra. Faro' ancora due ore domattina e poi corro a Catania a spiccare il volo per Parigi. Penso ai miei studenti, alle loro "è" anche quando c'è un accento acuto, alle loro domande, alla loro timidezza. Mi vengono in mente i capelli viola della signora della copisteria e sorrido. Mi sento invasa dalla bellezza di Ibla, chiara e spettrale, dallo sguardo curioso della sua gente, che ti ha già guardato dentro senza chiederti il permesso. Sorrido al pensiero dell'uomo meraviglioso che ho al mio fianco e che tra una settimana finalmente riabbraccero'.
Penso a questa canzone, la ascolto e comincio a piangere, di felicità, gratitudine o di quello che vi pare. Ecco, stasera, dopo tanto tempo, sono una persona felice.

mercoledì 13 marzo 2013

L'importante è ca staje buono

(Avviso ai naviganti: questo è un micropost.)

Lo so, è un bel po' che non vi do' mie notizie, complice il calo di tensione post-consegna. Visto che qualcuno di voi si è preoccupato di sapere come stessi, ci tengo ad informarvi che sto bene, ho passato una settimana a casa e sono in semi-vacanza. Ah, e ieri ho cominciato a lavorare in un bar a Montmartre, proprio come Amélie Poulain.
Un post più generoso la prossima volta. Per ora, un omaggio musicale a chi, come me, ha lasciato Napoli e non ci è più tornato.
Baci!



mercoledì 23 gennaio 2013

My wish list

Ballare una notte intera, anzi due: una di musica popolare, l'altra di funk, rock and soul.
Un pigiama party con m.lle Forêt e l'Abruzzese, che si concluderà con un giro in macchina per Parigi all'alba, con questa canzone a tutto volume, alla ricerca di una boulangerie aperta per i croissants caldi.
Un brunch di domenica a casa mia con la Dido e altri amici.
Uno stage di tarantella.
Una lezione di cucina con  la FFCA.
La péniche, magari recuperando con qualche serata in più a settimana.
Un apéro con gli altri Parisian bloggers.
Una lezione di zumba.
Mezza giornata in palestra.
Un giro in vélib per il bois de Vincennes (sperando di non perdermi).
Una capatina chez Gibert jeune, a comprare i libri di Serge Latouche.
Un giro dei musei gratuiti grazie alla mia carta di chômeuse.
Leggere, leggere, leggere.
Finire due racconti che ho cominciato a scrivere e cercare di pubblicarli.
Tornare a casa e godermi un po' i miei. Stare in negozio con mia madre, preparare torte con orsacchiotto.
(e molto altro ancora. ma affinché cio' sia possibile, bisogna prima mettere la parola fine a questo strazio. io ci sono quasi, voi tenetevi pronti!)

venerdì 14 dicembre 2012

Je me fais une réputation

- Coucou chef, je te dis au revoir, je dois partir...
- Déjà? Tu restes pas prendre un petit verre avec les autres? 
- Non, désolée.. Je dois me remettre au boulot.
- Oui, c'est ça... On appelle ça du boulot, maintenant! Tu peux le dire si t'as quelqu'un qui t'attend à la maison, y a pas de mal, hein! 
- Mais non, j'ai personne... je dois vraiment me remettre au boulot... 
- Comment ça, t'as personne? Une fille comme toi n'a personne qui l'attende à la maison? 
- Et ben non, à part ma coloc... Et puis si j'avais quelqu'un qui m'attende à la maison je serais contente de le dire... pourquoi je devrais le cacher?
- Ah-a, t'es chiante alors!!!

E' incredibile. Riesco a farmi sgamare con una facilità estrema anche da chi mi conosce appena. Signori, un applauso!


giovedì 13 dicembre 2012

Et pourtant...


"Sans un remords, sans un regret je partirai
Droit devant moi sans espoir de retour
Loin des yeux loin du cœur j'oublierai pour toujours
Et ton corps et tes bras
Et ta voix
Mon amour
....
J'arracherai sans une larme, sans un cri
Les liens secrets qui déchirent ma peau
Me libérant de toi pour trouver le repos
Et pourtant, et pourtant
Je marcherai vers d'autres cieux, d'autres pays
En oubliant ta cruelle froideur
Les mains pleines d'amour j'offrirai au bonheur
Et les jour et les nuits
Et la vie
De mon cœur"

Et pourtant, pourtant je n'aime que toi... 

lunedì 10 dicembre 2012

Se due anni fa

Se due anni fa qualcuno mi avesse detto: "Questo coro di pellegrini un giorno potrà cantare una canzone nella cattedrale di Notre-Dame", minimo gli avrei riso in faccia.

E invece, incredibile ma vero, questo coro di pellegrini ha potuto cantare uno dei suoi cavalli di battaglia come canto finale alla messa di stasera a Notre-Dame. Inevitabilmente ho pensato a chi avrebbe meritato di essere là e che invece la vita ha portato in Africa, a Roma, in Brasile, a Oxford, a Napoli.

Grazie per tutte le domeniche sere* passate insieme a provare e a riprovare, a volte al limite dello sfinimento. 

*(mo' pero' risolvetemi un dubbio: si dice in italiano tutte le domeniche sere?)

giovedì 6 dicembre 2012

Je descends du singe (mais pas du bonobo)

Una delle hit che le radio francesi passano da qualche mese a questa parte è Je descends du singe, con cui Marc Lavoine (siete autorizzati a chiedervi: ecchiè?) ha segnato il suo ritorno sulle scene musicali dell'Hexagone, invadendo radio e talk-show. Vi confesso che ogni volta che vedevo il titolo sull'autoradio del furgoncino pensavo a una tizia che conosco, che se fosse nata ai tempi di zio Darwin quest'ultimo se la sarebbe portata dietro come prova inequivocabile che la sua teoria era fondata. Vi concedo di darmi della stronza, ma la tizia in questione dimostra davvero una continuità impressionante coi primati che se la conosceste mi dareste ragione (e so che i lettori che la conoscono lo faranno, magari mi daranno ragione e della stronza allo stesso tempo, mais bon).

E a proposito di zio Darwin e di scimmie, ieri sera se ne parlava con una racaille di mia conoscenza, che a un certo punto ha espresso il desiderio di regolare i conflitti fra umani alla maniera dei bonobos, specie di cui ignoravo completamente l'esistenza. Per me, consumatrice - per quanto più o meno responsabile -  del mondo globalizzato bombardata dalla pubblicità, fino a ieri sera Bonobo era solo una marca di jeans.
Comunque, il sospetto che la risoluzione dei conflitti presso i bonobos avesse qualcosa di ammiccante mi ha portata stamattina a chiedere al mio amico Gùgol di illuminarmi al riguardo. E cosi' ho trovato una pagina, La vie rêvée des bonobos, che in qualche paragrafo mi ha fatto capire molte cose. E dal momento che la conoscenza è ancora più bella quando è condivisa, ve ne riassumo i punti salienti.

In pratica, i bonobos sono una categoria di primati della famiglia degli scimpanzé, vivono nelle foreste tropicali del Congo. Sono vegetariani e geneticamente molto più vicini a noi che gli scimpanzé. La grande peculiarità di questa specie è il suo rapporto con la sessualità: i bonobos, infatti, usano il sesso più a scopo sociale che a scopo riproduttivo (i 3/4 dei rapporti sessuali fra bonobos sono usati per placare o risolvere conflitti). Cosi', quando due tribù si incontrano, le femmine di una tribù si accoppiano coi maschi dell'altra. La parità dei sessi - a differenza di cio' che accade tra gli scimpanzé e fra gli umani - è favorita in questo tipo di società. Caratterialmente, questa simpatica scimmietta-hippie make-love-not-war è altruista, empatica, sensibile e paziente. Quasi tutti i bonobos sono bisessuali e l'unico loro tabù sembra essere l'incesto (per il resto, 'ndo cojo cojo). Ah, e sembrano essere gli unici, oltre agli umani, a fare sesso nella posizione ventro-ventrale. In 15 secondi si tolgono il pensiero e un'ora e mezza dopo sono pronti a ricominciare. 

Il commento finale dell'articolista ve lo copio pari pari:
"Vista con gli occhi di un bonobo, la società umana dev'essere davvero curiosa, con la sua monogamia (!!!), la frequenza dei rapporti sessuali, le guerre incessanti e i rancori che niente sembra poter arrestare.
C'è da chiedersi quale sia la specie socialmente più evoluta..."

(Si', lo so, devo scrivere la tesi. ma quando scrivo un post poi mi viene la voglia di scrivere, pure se la tesi non è simpatica come i bonobo. prendetelo come un esercizio)

domenica 4 novembre 2012

Una domenica notte

 

Tra i vari arretrati dei contributi a questo blog c'è questo video, girato il 13 settembre scorso alla libreria Marcovaldo, uno dei nuovi ritrovi degli expat' ritals del formicaio. 
Il tizio con la chitarra e la camicia stile tenda si chiama Dario Brunori, è calabrese e se non lo conoscete ancora vi consiglio di ascoltare qualche suo pezzo (oltre al mio video artigianale di "Una domenica notte", mi piace molto Guardia '82). 
La qualità del video è quella che è, dati i miei potenti mezzi... Ma ho voluto regalarvi un pezzo di una bella serata, in cui ho avuto anche modo di scambiare due parole con Dario, che è davvero simpatico e a cui auguro di tornare da queste parti... accompagnato dalla bravissima Simona Marrazzo, la sua vocalist.

Intanto per voi, buona domenica notte...


giovedì 24 maggio 2012

Supervarietà e il 24 maggio

Era una sera d'estate di 3 anni fa. Eravamo in soggiorno, io e lei. Forse stavo scaricando sul pc le foto delle vacanze, non ricordo bene. La tv, come sempre a quei tempi, era accesa: Raiuno col suo imperituro Supervarietà che, per essere un contenitore a buon mercato, è comunque molto meglio di molta munnezza che passano in prima serata in inverno. Ma vabbè.

Lei era seduta al solito posto, quello col cuscino blu dell'Ikea a cercare di farla stare più comoda. Era ancora lucida, pure se molto sorda.

E cosi', tra una telefonata di "Pronto, Raffaella?" e un balletto delle ragazze Coccodè, appare un'Ivana Spagna anni '80, versione super punk, a dimenarsi sul palco mentre canta una delle sue canzoni in inglese.
Nonna la guarda, cercando di capirci qualcosa, abbassando la testa in avanti a sentire meglio. Poi guarda me in cerca di aiuto e mi chiede: - "Ma ch' sta cantann, Il Piave mormoro'?"

giovedì 8 dicembre 2011

Le père Noel est un rockeur

Popolo di Parigi! Cosa fate domani sera 9 dicembre alle 20H30? Se ancora non avete impegni o avete una mezza idea ma non vi convince, cosa ne pensate di un concerto per una buona causa? Non si paga biglietto d'ingresso, ovvero l'ingresso è un giocattolo nuovo per i bimbi del Secours populaire. La formichina, salvo catastrofi, ci sarà, anche perché conosce uno degli artisti e sarebbe molto felice se qualcuno di voi l'accompagnasse.
Dove è al

Centre d'animation Place des Fêtes
2-4 rue des Lilas 
75019 Paris
métro Place des Fêtes (linea 11)

Aspetto vostre nuove!

martedì 15 novembre 2011

E io dov'ero

Quando succede qualcosa di particolarmente importante nel mondo si cerca di fissare bene cosa si stava facendo in quel momento. Quando ci fu l'attacco alle Twin Towers nel 2001, per esempio, io stavo uscendo a comprare il regalo di compleanno alla mia allora dolce metà (ebbene si', ho avuto un fidanzato nato l'11 settembre, se proprio dovete ridere, fatelo compostamente), un cd dei Tiromancino. Orsacchiotto, l'uomo televideo, mi diede la notizia con fare concitato, seduto in punta al divano beige del salone.

Due giorni fa l'Italia si è liberata (definitivamente, si spera ma non ci giurerei) di un individuo che ha fatto dell'Italia un'assurda anomalia nella storia della democrazia occidentale. Che è riuscito a contaminare tutto cio' che ha toccato. Che ha fatto del mio Paese un posto depresso e allo sbando, con un altissimo debito pubblico, del Parlamento una corte di menestrelli, giullari e cortigiane, delle bugie il pane quotidiano di milioni di occhi e di orecchie. E molto altro ancora che non voglio stare a rivangare.
Ebbene, io sabato sera ero a mangiare una pizza con la Dido, una pizza vera, in quella che è la migliore pizzeria italiana di Parigi per me finora (grazie, anima gemella!): O Scià, in rue Tiquetonne. Una pizza come quelle che fanno a Napoli ma al costo di una di Parigi. Una pizza perché avevamo voglia di sentirci italiane, un sabato sera diverso dagli altri, un sabato sera sulle spine ad aspettare messaggi. E mentre arrivava il mio, impaziente, a Gipo (ma non s'è ancora levato di 'ulo???), è arrivato quello della Schwester, "è finito battiscopa!", e subito dopo la risposta di Gipo: "E' fatta! Appena uscito il comunicato ufficiale! Stappa lo champagne!!!" E poi quello di anima gemella, che era davanti al Quirinale: "Si è dimesso! io c'ero, un abbraccio commosso"
E lo sciampagn l'abbiamo stappato ieri sera e ci siamo scolati tutta la bottiglia, LdL, Hdc e la qui presente formichina. 
Sono soddisfazioni, converrete. Anche se c'è da rabbrividire all'idea che si festeggi per la caduta di un governo in un momento cosi' delicato. Si puo' portare un Paese a un tale stadio di esasperazione, con cori professionali che intonano l'Alleluia?
Detto questo, il mio primo pensiero è stato per mia nonna: sarebbe stata felicissima di vedere questo giorno e mi spiace un sacco che l'abbia mancato per un mese. Era lei a chiamarlo "battiscopa" e sono sicura che continua a dirgliene ancora di tutti i colori, ovunque sia.

domenica 6 novembre 2011

Ecco chi era!

Sono ormai 3 settimane 3 che ogni mattina io e la mia coloc veniamo svegliate verso le 7 (domenica compresa) da qualcuno impaziente di sapere cosa sia successo nel mondo durante la notte e ansioso di trasmettere questa conoscenza a tutto il palazzo. Sono quindi 3 settimane 3 che ci svegliamo non col canto degli uccellini o con la macchina puliscistrade ma con un tele/radiogiornale sparato a tutto volume (à fond, si direbbe da queste parti, ma à fond la caisse, eh, mica à fond e basta).
E stamattina, domenica, stessa identica storia. La formichina, che ieri sera è stata a una festa di pacsage homo molto molto carina innaffiata da un'ottima soupe de champagne, alle 7 aveva alle spalle appena 4 ore di sonno. E ha deciso che quello era il momento di salire dal vicino del 5° che è tanto carino e simpatico ma un po' silenziofobico. E in versione "tanto-non-ti-spoglierebbe-nessuno", col pigiamino di Snoopy, la felpa di pile antistupro, gli occhiali e una mezza gueule de bois si è arrampicata per gli scalini verso il 5° piano. Ma grande fu la sorpresa, hélas!, di non sentire provenire rumore alcuno dalla porta del vicino silenziofobico. Onde evitare figuracce, la formichina è tornata in casa con le antennine tra le zampe e stava per rimettersi a letto, dove il tele/radiogiornale continuava a sentirsi una bellezza. Allora è uscita di nuovo sul pianerottolo, orologio alla mano, a cercare la fonte del rumore. Scende uno scalino, ne scende due... e si accorge che il tele/radiogiornale ha una diffusione privilegiata tra il terzo e il quarto piano.
Drin.
Niente.
Dri-i-i-in.
Spunta la faccia di quello del terzo piano, in maglietta della salute e negli occhi la domanda: "e tu chevvoi?"
E la formichina fa notare al vicino che è domenica mattina e non sono ancora le 7.30 e che sono 3 settimane 3 che ogni mattina le sue info ci fanno da sveglia almeno un'ora prima della sveglia  (e povera la coloc della formichina, che di sera lavora e si corica sempre tardi).

Fosse un vecchio insonne capirei pure, ma un ragazzo tra i 30 e i 35  la domenica mattina alle 7 non ha niente di meglio da fare che sentire guai e propinarli al palazzo???

(mi impegno solennemente a fare un post più carino, che esuli dalle mie rogne coi mangiaranocchie. ve lo prometto sul quarto ascolto consecutivo di "Tutto l'universo obbedisce all'amore", sisisi.)

martedì 13 settembre 2011

Imparare dal vento

Un aereo passa veloce
e io mi fermo a pensare
a tutti quelli che partono,
scappano o sono sospesi 
per giorni, mesi, 
anni in cui ti senti come uno 
che si è perso tra obiettivi 
ogni volta più grandi.

lunedì 5 settembre 2011

Le retour

Ciampino sembra un mercato rionale, con i gates in un unico, grande stanzone con poche sedie e troppa gente, che strepita per mettersi in fila, chiacchiera a voce alta, ride, sparge tracce del proprio passaggio in giro: una bottiglia vuota di birra, un sacchetto di patatine.

Volare di sera è un vero piacere, con le luci basse e pochi pensieri. Finisco il libro di Vecchioni: non è affatto male, ma al suo posto non avrei avuto la presunzione di vestire una voce femminile, esperimento poco riuscito.
Ho deciso: quando arrivo, recupero la valigia e mi concedo un taxi. Desisto dalla cosa quando, arrivata a Orly, vedo una fila di anime in attesa di essere traghettate verso la Ville Lumière dalle macchinine bianche. E quindi ancora una volta è Orlybus, col tetris delle valigie, le telefonate a tutto volume e la vocina trilingue che ti dà il benvenuto. Allora metto su l'ipod, alla ricerca di una colonna sonora adeguata alla sindrome del rientro, che si traduce per lo più in una grande voglia di isolamento. Vengo accontentata subito: Beatles e Anthony and the Johnsons.

Un ragazzo gentile e carino mi porta su la valigia al metro Daumesnil, la scalata al quarto piano è pero' tutta mia. Ho subaffittato casa ad agosto perché ero un po' alla pezza di sotto, ma credo che non lo faro' mai più: vi dico solo che una delle due tizie invece di venirci lei in casa mia ci ha mandato sua madre, ultra 60enne; che i miei bellissimi cucchiaini di ceramica verdi sono tutti frantumati; che il cestino del bagno (rigorosamente senza sacchetto) non è stato svuotato e che il tappeto del bagno (ma pure quello della cucina) implorava pietà. E meno male che "stai tranquilla, ho pulito casa per due ore"! E ora secondo voi cosa dovrei fare? Mandare una bella mail con in allegato la Guida breve su come si sta al mondo?

Marta, la mia nuova colloc, ha preso possesso della stanza di Silvia. Mi fa specie, è la prima volta che in una casa io sono "quella della vecchia guardia" e non l'ultima arrivata. Mi sembra una tipa a posto, pure se Silvia mi manca molto. E mi manca molto pure quella bell'aria di comunismo domestico che si respirava prima, con France Info in streaming dal suo Mac appena sveglie, la spesa, gli scazzi e i pasti condivisi. Perché Marta è celiaca e intollerante a diversi alimenti, oltre al glutine.

Sabato pomeriggio breve capatina alla BnF, prima delle loro ferie e di una tempesta improvvisa. La sera aperitivo con un'amica e poi festa. Mentre aspettavo l'amica, sono stata abbordata da un tizio, mezzo polacco mezzo olandese e matto tutt'intero, fotografo di reportages di guerra. Mi ha chiesto di rivederci, lasciandomi sito e mail. Forse una bomba l'ha colpito durante uno dei suoi reportages, ma sembra simpatico e forse gli scrivero'. D'altronde, non so se lo sapete, a noi se non sono matti non ci piacciono!!!

E ieri mattina:
- Uè cummà, sono tornata, hai impegni per pranzo?
- Io no, ma tu si': sei a pranzo con noi.
- Azz bene! Facciamo un brunch?

E brunch è stato, in un cafè che mi piace molto, vicino a Parmentier. Pomeriggio al Musée des Arts et Métiers, a guardare estasiata il pendolo di Foucault, la macchina per volare e le prime automobili, gli antenati del frullatore e dei robot, fino al TGV e al Vélib. Perché un po' di nerditutide gratuita, le premier dimanche du mois, n'a jamais tué personne.

venerdì 24 giugno 2011

Le dernier jeudi

...et puis, comme dans toutes les choses, il est temps de terminer, de partir, de dire au revoir.
La coque doit être refaite, la péniche s'acheminera au Havre lundi matin, à cheval des petites vagues de la Seine.
Elle reviendra à la mi-août. Peut-être ne serai-je plus là. Eux, ils ne seront plus là, çà, c'est sûr.
Beaucoup d'entre eux sont déjà partis, les autres vont le faire au plus tard lundi matin. Il y en a qui sont fâchés, ils ont bien raison de l'être. Ce n'est pas juste de les foutre à la porte, mais on ne peut pas faire autrement.
Ils me manquent déjà,avec leur rage, leur gentillesse, la désillusion dans les yeux, ou une petite lumière d'espoir. J'ai été traitée de princesse pour les quelques sourires que je leur ai offerts durant cette année. En échange de quelques heures par semaine, j'ai accumulé un trésor inestimable, fait de confidences, rigolades, jeux, conseils.
Je me demande ce qu'ils vont devenir, et mon cœur se serre un petit peu plus. J'ai même craqué devant eux, comme une grosse nulle.
Celle-ci est pour eux tous, et un petit peu pour moi aussi:

 

Hope there's someone
Who'll take care of me
When I die, will I go

Hope there's someone
Who'll set my heart free
Nice to hold when I'm tired

There's a ghost on the horizon
When I go to bed
How can I fall asleep at night
How will I rest my head

Oh I'm scared of the middle place
Between light and nowhere
I don't want to be the one
Left in there, left in there

There's a man on the horizon
Wish that I'd go to bed
If I fall to his feet tonight
Will allow rest my head

So here's hoping I will not drown
Or paralyze in light
And godsend I don't want to go
To the seal's watershed

Hope there's someone
Who'll take care of me
When I die, Will I go

Hope there's someone
Who'll set my heart free
Nice to hold when I'm tired 

martedì 31 maggio 2011

Perché è la gente che fa la storia

Il mio pomeriggio lavorativo di ieri è stato un continuo switching tra il sito di Repubblica e quello del comune di Napoli. Avevo paura, confesso. Paura che potessero averla vinta anche stavolta. E invece. E invece il cuore me lo sono trovato in gola, quando ho visto che già la seconda proiezione dava De Magistris al 59% e Pisapia al 54.
I risultati sono arrivati relativamente presto, ma questa sedia sembrava il divano a casa di Elisa durante la finale dei mondiali del 2006. Con la differenza che nessuno poteva condividere la mia ansia.

E invece poi sono arrivati gli sms, le mail. L'amico filologo, Siviglia, Valeria, Gipo. Ho scritto alla Schwester, che era al lavoro e non poteva sapere. A mio cugino, spalmato su qualche spiaggia della Turchia. A Cerasella, a Silvia. E ho scritto pure a mio fratello, che è riuscito a stupirmi con un "Certo che sono contento, non solo per De Magistris ma per tutta l'Italia, che sta riprendendo coscienza". E bravo zorrino, chi se l'aspettava da te. Ora deve solo riprendere coscienza lui, magari si accorgerà del travaso che ha accanto (per la gioia di tutti noi, piccola parentesi di inciucio familiare).Ho telefonato a mummy, la prima cosa che le ho detto è stata "Mà, hai visto? abbiamo scassato!" In preda a un raptus, ho scritto questa frase ovunque. Abbiamo scassato, abbiamo scassato, abbiamo scassato.

Mi sono ricordata di un pomeriggio di due anni fa, ero a mensa col diggei e commentavamo il disastro delle europee. Io scuotevo la testa sconsolata. Lui invece, disilluso e ottimista, pronosticava una grande rinascita che non avrebbe tardato. Aveva ragione. Cacchio, se aveva ragione. E' stato un piacere ricordarglielo.

Il corridoio verso la 6 a Nation con La storia siamo noi nelle orecchie e un brivido lungo la schiena prima e le braccia e le gambe poi, fino ad avvolgermi la testa. Una cena e una doccia veloci e in metro fino al Sacré Coeur, a raggiungere qualcuno del collettivo con l'amico filologo e la sua fantastica maglietta rossa "Sirvio, puppa!". E l'abbraccio mancato con te, che eri là al mio fianco, ma non eri lo stesso di quella mattina cominciata insieme, tra un bacio, un abbraccio e un quadratino di cioccolato.

C'è da lavorare, tanto. Non bisogna abbassare la guardia. C'è speranza, c'è ottimismo: sembravano ormai scomparse dalla vita del nostro Paese. E' su queste basi che bisogna continuare a fare la Storia. Io ci credo, io voglio farlo.

domenica 3 aprile 2011

Una foto e una canzone


Vola il tempo lo sai che vola e va,
forse non ce ne accorgiamo
ma più ancora del tempo che non ha età,
siamo noi che ce ne andiamo
e per questo ti dico amore, amor
io t'attenderò ogni sera,
ma tu vieni non aspettare ancor,
vieni adesso finché è primavera. 

(Fabrizio De André, Valzer per un amore)

*Foto scattata ai Jardins de Tuileries, gennaio 2011.

martedì 8 marzo 2011

Stamattina, sulla 6

 Succede che spesso i suonatori ambulanti e artisti vari scelgano una linea di metro per esibirsi. Cosi', spesso, mi capita di riconoscerne alcuni. 
Lui lo conoscevo già, l'avevo incontrato altre volte, sempre sulla 6. E' un signore distinto, tra i 50 e i 60. Cappello di paglia, microfono montato alla chitarra e che gli arriva davanti alla bocca, repertorio misto. Dev'essere qui da diversi anni, non ha particolare accento. A Daumesnil ha attaccato "Bella ciao", una bimba di 5-6 anni, seduta sulle ginocchia della mamma, lo accompagnava nel ritornello. Ho cominciato a cantare anch'io, a bassa voce, con un gran sorriso. A Bel-Air il sole che ci accompagna anche oggi entrava dai finestrini, dicendo "è l'8 marzo!", pure se non c'erano mimose nelle mani e nelle narici di nessuno. 

Mi ha guardata, sorridendomi per la complicità che si era instaurata. Poi mi fa, quasi a mo' di rimprovero: 
- Perché non hai cantato più forte?
Ho ricambiato il sorriso e ho fatto spallucce. 
Dopo essere passato col portamonete, si è risistemato vicino alla porta, mi ha guardata:
- Questa la canti tu.
- Io???
-Si', tu. 
Mi ha vista un po' spaesata alle prime note, allora ha attaccato lui. Abbiamo continuato insieme, io sempre seduta in platea, sul mio sediolino verde e giallo della linea 6, mentre il conducente strombazzava "Nation terminus Nation terminus".
L'ho salutato mentre scendevo per andare a prendere l'RER. Mi sono sentita felice per averlo fatto sentire a casa, anche solo per un attimo. E perché mi ha fatto tornare un po' bambina: "Bella ciao" è la prima canzone in assoluto che ricordo di aver imparato, me l'ha insegnata zio Ciro. 
L'altra, invece, l'ho imparata alle elementari, avevamo trascritto il testo sulla computisteria e poi detto a cosa ci aveva fatto pensare. E' questa:


domenica 27 febbraio 2011

Paris, 16 janvier 2011


Ho deciso che il titolo di questa foto è "L'équipement du musicien, sans le musicien". L'ho scattata quella domenica che me ne sono andata in giro con Hélène. 
Doveva star succedendo qualcosa di interessante dietro l'angolo, quella domenica pomeriggio. Molto interessante, se  persino il musicista ha mollato tutto ed è andato a vedere. Me ne accorgo ora.

giovedì 17 febbraio 2011

La penultima

Si', l'ha fatta per liberarci da tutti i mali d'amore. Non vi chiedete perché sia mosso il video: si stava scatenando l'inferno in quel teatro! Enjoy!