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sabato 20 agosto 2016

Sempre quel quadernino a fiori

La studentessa del quadernino a fiori è ricomparsa, ieri, via mail, continuando ad espormi i suoi dubbi circa l'eventualità di cambiare lingua e di quanto la scelta fosse difficile. Le ho risposto con un pezzo di Castaneda, senza aggiungere nulla. Mi ha risposto con una mail fitta fitta, in stile stream of consciousness, come se stesse parlando a una nuova amica che le fa subito sangue. Ne riporto la parte finale:

"Insomma professoressa io non volevo che mi venisse fuori un poema del genere ma se mi metto a scrivere non smetto più. Prenderò una decisione in merito, presto, tardi o troppo tardi che sia, sbaglierò o farò giusto, non si può sapere. Una cosa è certa, affronterò il tutto sempre con la solita curiosità di vedere se ho fatto bene o male (sono molto critica verso me stessa) in base a come proseguo il mio percorso e a quello che mi aspetta nella vita, e imparerò sempre e comunque qualcosa di nuovo. Cercherò di prendere anche questo con lo spirito che mi contraddistingue, ovvero quello di sfruttare ogni minuto e ogni occasione della vita, visto che non mi toglie mai dalla testa nessuno che qua è tutto troppo breve e che bisogna “massimizzare ogni profitto”.
Sicuramente mi permetterò di venirla a trovare a ricevimento non appena mi sarà possibile, per chiederle mille altre cose e soddisfare un po’ la mia sete di conoscenza e la mia infinita curiosità, visto che tutti giorni ho un dubbio nuovo in testa ma senza nessuno con cui poter parlare e da cui ricavare una risposta.

La ringrazio ancora per le bellissime frasi e mi auguro di non averla fatta addormentare con quest’oceano di parole.
Buon fine settimana, a presto, S."

No, bellina, non mi hai fatto addormentare: tu mi hai fatto commuovere come una scema. 
Guarda un po' se devo perdere la reputazione a causa di un quadernino a fiori...

venerdì 3 giugno 2016

Succede che

Succede che l'ultimo post l'ho scritto a novembre, in un bar, 2 settimane dopo quel maledetto venerdì, con un bel "continua..." in fondo, ma senza seguito.
Succede che nel frattempo questo giro parigino sembra così diverso dalla vita di formichina nel 12esimo, anche se continua ad esserci un mercato la domenica mattina, la metro, una coinquilina e i viaggi di P.A., e in più c'è anche un lavoro che mi piace ma che presto finirà.
Succede che mi sono accorta che tante cose non riesco più a dirle, a comunicarle, a chiederle, e diventano tante perle di punti interrogativi, o di dolore, o di nebulose. E che all'improvviso ne avverto il peso, sulle spalle, nello stomaco o nelle gambe.
Succede che all'improvviso ho un sacco di capelli bianchi, come se fossero funghi spuntati dopo una notte di pioggia.
Succede che penso spesso di tornare a scrivere, ma non vi prometto niente. Forse ci vediamo tra qualche giorno. o a novembre un'altra volta. Non lo so. Per ora va così. Ma sarò felice di ritrovarvi qui, en tout cas.

mercoledì 29 luglio 2015

Da un anno a casa

Esattamente un anno fa, tornavo a casa mia dopo aver passato 10 anni in giro tra Pisa e Parigi.
L'accoglienza me la diede mia madre con un opportuno commento quale "che faccia sbattuta che hai!". Dopo tutto, che sarà mai stato smantellare 5 anni di vita nello stesso appartamento in pochi giorni a 2000 km di distanza, litigare col corriere, trascinare alle poste pacchi su pacchi, lasciare amici con cui hai diviso anche il sonno (sapendo che stavolta non ci sarà una prossima volta in cui tornerai a lungo), una città che adori e una vita piena? Per tornare dove? In un posto che hai fuggito 10 anni prima, un posto infame in cui se hai un briciolo di talento - un briciolo, eh! no assai - il massimo che puoi ottenere è l'invidia altrui. In cui se non appartieni "al bottone" puoi scordarti di avere aspirazioni. In cui fare tutto diventa una quotidiana lotta per la sopravvivenza. In cui tutti fanno gli amiconi, ma se aspetti che qualcuno alzi il telefono prima di te per chiamarti e vedervi, puoi pure morire.
Ne ho viste di tutti i colori in quest'anno assurdo e paradossale. E quindi vorrei dire a tutti quelli che ogni tanto si fanno prendere dalla nostalgia canaglia e fanno il pensiero di tornare: non lo fate! E se volete farlo, pensateci 100, 1000, 10000 volte, soprattutto se sapete fare qualcosa e nel posto in cui vivete ora tutto sommato le cose funzionano. Soprattutto se siete dei profondi disadattati come me.

lunedì 1 giugno 2015

Allo specchio

Al mattino mi guardo allo specchio e non so se ho più bisogno di un'estetista, di una dieta drastica, di riprendere lo sport, di una vacanza o di 56 ore filate di sonno. Probabilmente di tutte queste cose insieme.
L'ultimo segno di cedimento l'ho dato ieri sera: parlando con mio fratello mi sono resa conto di aver annullato la scheda alle regionali. Spero che fine luglio arrivi presto. Intanto, cerco almeno di perdere qualche kg.
I risultati delle elezioni, invece, non li commento nemmeno.

giovedì 1 gennaio 2015

Buon anno

Buon anno a chi non si sente nel posto giusto e scalpita per andare via.
Buon anno a chi si sente inadeguato e inadatto.
Buon anno a chi è precario nel lavoro e negli affetti, ma riesce comunque a dare il massimo e ad andare avanti.
Buon anno a chi è sempre in ritardo e non riesce a tenere il passo col mondo che va sempre troppo veloce.
Buon anno a chi non sa ancora cosa vuol fare da grande, anche se è già grande.
Buon anno a chi si commuove guardando un film o scrivendo una lettera, a chi trova sempre 5 minuti per un amico, a chi non nega una mano tesa o un orecchio attento.
Buon anno a chi ha sempre l'impressione di combattere contro i mulini a vento.
Buon anno a chi lavora in un centro commerciale la domenica e i festivi.
Buon anno a chi guadagna poco e rinuncia a tante cose per sé ma non fa mai mancare un regalo a chi ama.
Buon anno a chi non riesce a rispettare i propositi di ogni 1 gennaio, ma non se ne fa un cruccio.
Buon anno a chi riesce a volersi bene e ad accettarsi con serenità, e un po' di più a chi sa che certe cose non le accetterà mai con serenità.
Buon anno a chi dorme per strada e a chi scava nella spazzatura per poter mangiare.
Buon anno a chi regala fiori e scrive lettere d'amore, a chi sorride, a chi ha sempre più domande che risposte.
Buon anno a chi mi vuole bene esattamente per come sono e non per come dovrei essere.
Buon anno a voi, lettori della formichina, che magari passate di qua sperando che mi torni la voglia di scrivere qualcosa. E continuate ad esserci anche se passano mesi tra un post e l'altro. Auguri!

lunedì 5 maggio 2014

Le vacanze di formichina

Anche se non abbiamo ancora nessuna certezza, soprattutto riguardo al periodo, io e P.A. stiamo già cominciando a pensare alle ferie. Le nostre ultime telefonate/videochiamate si svolgono nel modo seguente: proposta di una meta, verifica dei mezzi per raggiungerla, strutture disponibili, costi.
La nostra prima scelta sarebbe la Grecia, ma sembra irraggiungibile da Napoli: aerei troppo cari e in orari improponibili, o rotte inesistenti.
Seguono poi:
- Nizza e dintorni
- Sicilia orientale (ma anche occidentale, se avete buone piste)
- Turchia
- Palma de Maiorca (che non mi entusiasma, ma c'è un volo diretto da Napoli)
- Portogallo
- Corsica

Periodo papabile: l'ultima settimana di agosto, ma forse anche la prima.
Costi: max 500 euri a testa.

Tutti i consigli che vi vengono in mente, anche su mete diverse da quelle in lista (raggiungibili da Napoli o da Roma, le cas écheant), sono bene accetti. Basta che siano frutto della vostra esperienza… ci fidiamo di più!

venerdì 2 maggio 2014

Tendenze aeroportuali

Stamattina, aeroporto di Capodichino. Io e P.A. facciamo colazione al tavolino alto di un bar al pianoterra e intanto commentiamo la variegata umanità che ci circonda. Arriva un nutrito gruppo di uomini e donne, legati tra loro da rapporti di parentela, parrebbe:
- Dimmi che non vengono a Parigi, ti prego.
- E invece mi spiace, amore, dovrai portarteli dietro. Li ho proprio sentiti che vanno a Parigi.

Non so a voi, ma a me piace molto osservare come sono vestite le persone, soprattutto quando viaggiano. Ho cominciato forse dopo aver letto il divertentissimo libro di Rossana Campo, Parigi bianca e nera, che comincia con la descrizione del turista italiano a Parigi. Libro che purtroppo non trovo più, ma questa è un'altra storia.

E in effetti l'Italiana media che va a Parigi per il week-end deve sentirsi una donna di gran classe e sulla cresta dell'onda delle ultime tendenze, con le sue magliette striminzite sbrilluccicose, le scarpe dal tacco 12, indubbiamente comodissime per scorrazzare nel métro parigino, o le orrende Hogan, i pantaloni a vita bassa da cui fuoriesce di tutto, il tutto condito da loghi giganti in ogni dove, tra cui spicca soprattutto il cavallo a grandezza naturale sulle polo Ralfloren. 

Stamattina ho scoperto - o quantomeno dedotto - che per essere alla moda in questo momento bisogna ostentare uno stile posticciamente trasandato, almeno stando all'osservazione di tre esemplari femminili del clan di cui sopra.

Femmina A (giovane, sui 25 anni): giacchetto bianco, maglietta a maniche lunghe a righe, pantaloni di felpa grigi, col cavallo a mezza coscia (per capirci, quelli che danno l'impressione che tu non sia riuscito a far salire al posto giusto le mutande, ma le abbia lasciate a metà strada per motivi vari ed eventuali), scarpette da ginnastica, bauletto Louis Vuitton. Aggravante: femmina A si chiama Perla.

Femmina B (signora sulla 50ina): leggings rosa confetto, cardigan lungo avorio, Converse blu navy, borsa in pelle di Prada marrone.

Femmina C (coetanea di femmina A): tuta di cotone sui toni del bianco e del grigio, scarpette Nike fucsia e arancione, borsa Borbonese (il modello tradizionale di cuoio).

E penso alle donne francesi, alla loro trasandatezza autentica, agli abbinamenti spesso fatti un po' n'importe comment, al trucco quasi inesistente… e mi piacciono di più.

giovedì 1 maggio 2014

Lasciando Ibla

Sono le 15.55 e aspetto l’11: l’orario ufficiale è 15.45, ma se sono fortunata non è ancora passato. Chiedo a una signora seduta al sole sui gradini del negozio di Madame Copie, al secolo la signora Maria, titolare dell’unica copisteria del quartiere, dai capelli viola e l’alito cavernoso.
Come speravo, mi conferma che l’11 non è ancora passato. È bruna, un po’ tarchiata, una maglia lilla scolorita e una fascia rossa nei capelli corti. Ha un accento dell’Est e cominciamo a parlare. Istintivamente, mi viene da offrirle il sacco con la verdura che ho in valigia: avevo fatto la spesa grossa per P.A., ma non sono riuscita a consumarla tutta. Accetta di buon grado.
L’11 si fa annunciare dal motore un po’ affaticato dalla salita di via delle Suore. Ci guardiamo, e poi quasi all’unisono: “Arriva”.
Saliamo sull’autobus, ho lo zaino e le mie due valigie. Quella color avion è al collasso, l’autista si lascia scappare un “dev’essere leggerina, eh!”. “Sa, trasloco.” “Eh, è sempre così quando si studia all’estero!”, sentenzia un ragazzo con gli occhiali, che ho già incontrato altre volte e che deve conoscere tutti, uno dei tanti “soggetti del villaggio”.  Seduto dopo la porta centrale c’è il solito vecchietto col cappello, un altro habitué. Strano che invece non ci sia il ragazzo con gli occhi verdi, quello che si siede sempre dando le spalle all’autista e che guarda chiunque sfacciatamente negli occhi, i piedi appoggiati sull’asta di fronte.
Intanto la signora della fermata è salita insieme a me facendosi carico del trolley più piccolo, lo tiene fermo con un piede per non farlo cadere ad ogni curva. Continuiamo a parlare, siamo passate al tu. È rumena, viene da Bucarest ed è a Ragusa da 5 anni. Le manca il suo paese, ma si trova molto bene anche qua. Le piacciono i Siciliani, le piace il posto, perché non fa freddo e perché è bello. I suoi amici sono quasi tutti Italiani, si trova bene con loro.  E all’improvviso, inaspettatamente, mi tende la mano e mi fa un gran sorriso: “Piacere, io sono Floriana.” Il gesto mi spiazza, in due mesi qui non mi è ancora capitato. Anzi, potrei quasi dire che chi mi conosceva ha fatto finta di non conoscermi, lasciandomi sola con le lezioni da preparare e i pensieri da districare anche nel fine settimana. Dopo il leggero spaesamento, le sorrido a mia volta e le stringo la mano. Va bene, Ibla, abbiamo fatto pace.

Eppure sono convinta che questo posto mi mancherà. Mi mancheranno i colori, la luce, la cupola del Duomo di san Giorgio che fa capolino da ogni dove, i sapori, sia dolci che salati, semplicemente sublimi, di cui ho fatto incetta. Mi mancherà poter fare la spesa con pochi euro, poter stendere i panni all’aperto e ritirarli asciutti poche ore dopo, sapere di avere il mare a un quarto d’ora.

Ma prima di prendere un esaurimento nervoso e 15 kg, sarà bene che me ne torni da dove sono venuta…

mercoledì 20 novembre 2013

Il famoso Chronopost

Vi ricordate della storia del famoso bando di concorso e del Chronopost? Dei 47 euri buttati al vento quando ne bastavano 7? La storia dell'ufficio postale accettante e bla bla bla?
Bene, almeno il sacrificio non è stato vano: sono risultata vincitrice a quella selezione e mi hanno affidato ben 3 incarichi di insegnamento di lingua francese all'Università di Catania (sede di Ragusa). Sono ovviamente molto felice, comincio ufficialmente lunedi', anche se sono già stata a Ragusa la settimana scorsa per un giro di perlustrazione dei luoghi: ho avuto un'accoglienza favolosa e l'impatto col posto è stato più che positivo.
Almeno per i prossimi mesi, la mia vita sarà una settimana a Parigi e un'altra a Ragusa (vedi quando si dice flessibilità nel lavoro), con qualche giorno a Napoli ogni tanto.
Vi raccontero' poi meglio un'altra volta, ma intanto ci tenevo a dirvelo.
Baci e abbracci,
formichina umilissima serva vostra

lunedì 28 ottobre 2013

Loro dicono che si'

Venerdi' ho rovistato tra le mie cose fino alle 2 di notte. Sabato ho passato al setaccio la mia stanza dal mattino fino ad ora di pranzo. Risultato: la carta d'identità non è uscita fuori, in compenso la stanza è impeccabile, come non lo era da molto.
Il consolato italiano era ovviamente chiuso (certo, anche in settimana non cambia poi molto, sono aperti dalle 9 alle 12...), cosi', dopo aver sporto denuncia, mi sono avviata lemme lemme, con stampella e ombrello (il pleuvait des cordes), a Orly, per verificare se quello che mi avevano detto al telefono era vero.
Dopo aver spiegato la situazione prima a uno che aveva tutta l'aria di voler - giustamente - essere altrove un sabato sera e a un altro che aveva un po' l'aria di essere il capo, mi hanno detto che si', mi faranno partire, mettendo una nota vicino alla mia prenotazione, comme quoi devono lasciarmi partire con denuncia e fotocopia del documento.
Ecco, se sapete di qualcuno finito all'ospedale nei pressi di Orly dopo aver litigato con una formichina imbufalita, saprete cos'è successo.
Spero di aggiornarvi da Napoli.Stay tuned!

giovedì 17 ottobre 2013

Formichina non sa leggere i bandi di concorso

In questo momento, prenderei a sonore capocciate la porta di casa mia, la cappa della cucina, la credenza (il pc no, mi resta un po' di lucidità per capire che ne ho ancora bisogno). Cos'è successo? Niente di grave, in realtà. Allora, la settimana scorsa è uscito un bando per degli insegnamenti in Italia, termine ultimo per le domande la settimana dopo. Bene. La sottoscritta, non si sa per quale motivo, ha interpretato l'ufficio postale accettante nella frase "a tal fine farà fede il timbro dell'ufficio postale accettante" come l'ufficio ricevente la domanda, non quello da cui la domanda era spedita. Non mi chiedete perché, forse sarà stato il ricordo di due altri bandi di concorso in cui la domanda doveva pervenire entro tal data. Comunque, presa dall'ansia, ho fatto un Chronopost: mi sembrava l'unica soluzione possibile per far arrivare la domanda in cosi' poco tempo. Totale dell'operazione: 47 euri e molte bestemmie alle poste francesi che non hanno una via di mezzo tra la raccomandata e il Chronopost.
Poco fa ho telefonato all'ufficio dell'università in questione, il quale mi informa che faceva fede il timbro postale e che quindi bastava una raccomandata. Mi sono passate davanti agli occhi tutte le cose che avrei potuto fare con quei soldi, in questo momento di carestia. Io, formichina, soprannominata "le ministre des finances" dalla mia padrona di casa, buttare via 40 euri cosi' (la raccomandata costa 7, donc...)

E mi sono ricordata di un'altra telefonata, quella fatta all'Università per Stranieri di Siena per conoscere l'esito di un altro concorso.
- Dottoressa, ma Lei non si è presentata al colloquio!
- Colloquio? Quale colloquio?
- Ma certo, c'era scritto nel bando, era una selezione per titoli e colloquio, la data era specificata.
- Ah, grazie, arrivederci, eh, gentilissima.

In effetti, andandomi a ripescare il bando, era vero: c'era già l'appuntamento e tutto. Ma io avevo completamente ignorato l'informazione. Ma allora l'invio era tramite PEC, quindi ci avevo solo perso un po' di tempo.
Ho deciso quindi che d'ora in poi i bandi li leggerà P.A.al posto mio, lui che mangia pane e burocratichese.
Siete autorizzati a infierire e a burlarvi di me. Io invece vado ad affogare i miei dispiaceri in un piatto di strozzapreti ai peperoncini verdi e pomodorini.

mercoledì 2 ottobre 2013

Il 46, ovvero: l'autobus degli sciancati

Antefatto: lunedi' della settimana scorsa passeggiavo beatamente alle Tuileries con P.A., godendomi un meraviglioso e caldo pomeriggio settembrino. Quando s'è fatta 'na certa, io e il mio consorte abbiamo deciso di spostarci per andare a procacciarci del cibo. Malasorte ha voluto che io, formichina con la testa per aria, appoggiassi male il piede sinistro scendendo i gradini delle Tuileries e cadessi, accasciandomi per il dolore, con il vago presentimento - rivelatosi poi azzecato - di essermi rotta qualcosa. Tornati a casa in taxi, in preda a dolori atroci, telefono alla Dido, la quale mi manda l'Abruzzese in versione autista ad accompagnarmi al pronto soccorso di Saint-Antoine. Dopo svariate ore di attesa, mi fanno finalmente una radiografia e mi diagnosticano una micro-frattura al 5° metatarso del piede sinistro.

Fatto: E insomma, stamattina avevo la radiografia + visita di controllo all'ospedale. Appuntamento alle 10H15, ma invito piuttosto spinto a presentarmi un'ora prima. Invito che ho capito nella sala d'attesa per le radiografie, pareva la casa dell'invalido. Ma vabbè. Dovete sapere che da quando mi sono rotta porto un'orrenda scarpa ortopedica conosciuta come "chaussure de barouck". Il farmacista mi aveva avvisata: "Ne vous attendez pas à une chaussure sexy, hein!". E quindi, presa in prestito pure una stampella, me ne vado in giro per Parigi cosi'. Ho ormai abbandonato gli spostamenti in metropolitana, ho troppa paura di essere travolta dalle persone che camminano senza guardare, investendo tutto cio' che si trova sul loro cammino. Mi sposto quindi in autobus, che ha la doppia comodità di non avere scalini e di farmi godere il paesaggio. La stampella me la porto più per rendermi visibile che per reale necessità. Potrei anche farne a meno, ma per scendere i miei 4 piani di scale è comoda.
Ho la fortuna di avere diverse linee di autobus nei dintorni di casa mia, cosi' stamattina ho preso il 46, che mi ha lasciato a pochi passi dal Saint-Antoine. Seduta come "prioritaire", avevo di fronte a me una signora con ben due stampelle. Diagnosi: rottura del collo del femore. Lo abbiamo saputo tutti, quando, a una fermata dal Saint-Antoine, sono saliti una ragazza con le stampelle e un altro signore con una stampella sola. Vedendo che non c'erano più posti "prioritaires", abbiamo rassicurato i nuovi passeggeri invalidi col fatto che saremmo scese alla prossima e che quindi avremmo ceduto loro il posto. La ragazza s'era rotta il ginocchio, allora la signora le ha consigliato di andare a farsi la riabilitazione al Rothschild, vicino casa mia. Nell'outing delle patologie mi sono allora inserita pure io con la mia micro-frattura, che sarà pure micro ma mi rompe parecchio e mi duole, si' si'. La patologia dell'altro signore con la stampella, invece, non ci è pervenuta. E meno male che, grazie a un invalido in carrozzella, l'autista ci ha messo la pedana evitandoci il gradino...

martedì 6 agosto 2013

Fotopost - gargAMO

E venne pure il tempo della prima vacanza insieme per formichina e P.A. I nostri eroi, inizialmente orientati verso Stromboli e le Eolie, hanno poi ripiegato - per modo di dire - sul più vicino e accessibile Gargano. Relax totale, cibo ottimo, sole e vento, gente semplice e cordiale. Quello che ci voleva per rimetterci al mondo! Poi farò un altro post con qualche "dritta", casomai qualcuno di voi volesse avventurarsi nella terra degli ulivi. Per ora, accontentatevi di qualche scatto: enjoy!
Vista sul mare di Peschici

Pesciolini sul fondale della grotta delle Viole (Isole Tremiti)

Vista dell'isola di san Nicola - Isole Tremiti

Trabucco di san Lorenzo - Vieste

lunedì 27 maggio 2013

La notte dei musei

Una volta scoperto che il compleanno di P.A. cadeva il lunedi' di Pentecoste - férié, sul laicissimo calendario francese -, formichina ha ben pensato di ingegnarsi per rendere speciale il compleanno di P.A., che non ama festeggiare il suo compleanno.
Prima mossa, complice il sito di isiget, l'acquisto di un bell'Orly-Napoli per il sabato mattina. Poi, l'elaborazione del piano. Per dimostrare a se stessa che feisbuc puo' avere anche un'utilità, formichina ha contattato un collega di P.A. (scavalcando bellamente tutte le gerarchie di gradi e compagnia bella) per far ottenere a P.A. i turni che voleva lei, in modo da passare quanto più tempo possibile con P.A. Poi ha dimostrato a se stessa di essere anche un'ottima attrice, raccontando a P.A. un sacco di bugie ai fini della sorpresa dell'anno.

Telefonata del venerdi' sera (formichina è seduta nella sua cucina): 
- Amore, ma cosa stai facendo?
- Mi sto facendo i biscotti per la colazione, mi è venuta voglia...
- Uh, saranno sicuramente buonissimi! Ma poi li farai anche a me?
- Ma certo, amore, te li faccio assaggiare presto!
- Domani cosa fai?
- Domattina vado in biblioteca, penso di tornare a casa nel primo pomeriggio e poi di sera faccio la notte dei musei coi ragazzi.
- Ah bene, e cosa andate a vedere?
- Ci sono varie proposte, so per certo che l'appuntamento è alle 19. Senti, a proposito, visto che faro' tardi, non è che invece di domani sera ci possiamo sentire domani pomeriggio? Sarai a casa?
- Sisi', non c'è problema!

Telefonata del sabato mattina (formichina è sull'Orlybus):
- Buongiorno cuore mio, come va?
- Tutto bene, aspetto la metro per andare in biblioteca... Tu come stai? Come procede il lavoro?
-Va tutto bene, grazie.
- A che ora finisci?
- Alle 14.
- Va bene. Ora devo salutarti che arriva la metro. Ci sentiamo più tardi?
- Va bene, buona giornata!

In realtà formichina temeva che da un momento all'altro potesse partire la vocina imberbe: "Benvenuuuti a booordo della navetta Ooorlybus", rovinandole cosi' la sorpresa studiata nei minimi dettagli.
E qualche ora dopo, finalmente a Napoli. Con il supporto di Zorrino, paziente autista aeroporto-casa e casa-Napoli, formichina telefona finalmente a P.A.

Telefonata del sabato pomeriggio (formichina è per strada, a pochi metri da P.A.):
- Amore, ma dove sei? Per strada?
- Sisi', sto andando al Monoprix, ché mi sono accorta che mi mancano alcune cose per domani... Com'è andata al lavoro?
- Tutto bene, ora sono un po' a casa, mi riposo ché poi lavoro stanotte...
- Ah, lavori stanotte??? (vocina interna: yes yes yes, ancora meglio del previsto, grazie colleghi di P.A.!)
- Eh si', sono all'infortunistica stradale...
- Ah, capisco.... Ma è pericoloso?
(Intanto, formichina ha trovato accostato il portone del palazzo di P.A. e sale i 5 piani cercando di non far trapelare niente. Formichina, mezza morta per il caldo e per lo sforzo, è davanti alla porta di casa di P.A.)
- No, pericoloso no, ma sai, è sabato notte...
- Ah, senti, hai già preso il caffè?
- No, non ancora.
- Non è che me ne prepari uno?
- (ride) Vuoi un caffè?
- Si', voglio un caffè!
(Formichina suona il campanello. Niente)
- Va bene.
(Formichina suona il campanello una seconda volta, più a lungo. Niente)
- Si', ma adesso vieni ad aprirmi???

Formichina riattacca, ma aspetta ancora 3 minuti buoni come una deficiente davanti alla porta coi suoi biscotti in mano. Finalmente P.A., vedendo che formichina non richiama, va ad aprire, in evidente stato confusionale.
- Non ci credo... non è vero... Tu sei una pazza!!!

P.A. ha ripetuto questa frase buona parte del pomeriggio. Si è fatto una doccia, è andato con formichina ad omaggiare il Marchesino e, una volta recuperato lo scooter, è riuscito a far fare a formichina pure la notte dei musei, portandola al museo di san Martino. E due giorni dopo le ha detto di aver passato il più bel compleanno della sua vita.

giovedì 21 marzo 2013

Tu causes, tu causes, c'est tout ce que tu sais faire!

Da qualche parte dovro' pur cominciare, perché mi sono resa conto che non riesco a scrivere il discorso per la discussione della tesi. Significa che c'è un malloppo di pensieri ingarbugliati che fa ostruzione, e forse è il caso di provare a tirare qualche filo. Oddio, in realtà significa pure che ho poca, pochissima voglia, come se per me il discorso potesse benissimo chiudersi qua. I pensieri "arretrati" sono molti, mi sono già immaginata di scrivere vari post su vari temi, ma poi la pigrizia ha preso il sopravvento e sono rimasti solo pensieri, appunto. Credo che il colpo di grazia me l'abbiano dato le elezioni e il valzer di polemiche e isterismi che è cominciato dopo, nel fantastico mondo di feisbuc, soprattutto, al punto da farmi rimpiangere a momenti le giornate di delirio in cui eravamo io, la mia TDM (Thèse De Merde, per i non-francisants) e l'isolamento. 
Se posso esprimere un parere sul futuro Presidente della Repubblica, mi pronuncio a favore di una maestra elementare specializzata in "sindrome del pisello piccolo" o in alternativa di un esorcista, mi sembrano le uniche figure in grado di placare gli animi. Non so voi, ma io davvero non ne posso più. Tutti si credono depositari della Verità e del modo giusto di fare politica e partecipare alla democrazia. Magari gente che in vita sua non è manco mai andata alla riunione di condominio perché si rompeva le palle e ora sventola alta la bandiera della partecipazione e del bene comune (che francamente, non si è ancora capito quale sia, dopo che ci sono stati due giorni di polemiche e di esitazioni per votare il presidente del Senato e la scelta era tra un procuratore antimafia e un colluso con la mafia). Spero che i grillini si rendano conto presto che l'autoreferenzialità e il qualunquismo non hanno mai portato da nessuna parte e che distruggere l'esistente senza sapere cosa si vuole fare poi è forse anche peggio dell'esistente, la Storia ce lo insegna (o dovrebbe, almeno, ma la Storia ormai se ne sta li', rannicchiata in un angolo con lo sguardo disilluso a guardare il teatrino del presente e la certezza di non servire a niente e a nessuno). Spero si rendano pure conto che un po' di ironia - o meglio ancora, di auto-ironia - non ha mai fatto male a nessuno. Un'ironia schietta, sincera, che aiuta a prendersi meno sul serio e a lavorare meglio, consapevoli dei propri limiti e delle proprie risorse.
Io, dal canto mio, sono ormai convinta di portare sfiga a quelli per cui voto, che non vincono mai... Vi basti pensare che quando il M5S l'ho votato io (cioè alle ultime elezioni regionali campane ed è stata la prima e l'ultima volta), questo non ha preso neanche il 2% dei voti. In 12 anni che voto, l'unico governo di "sinistra" che c'è stato in Italia è durato meno di due anni (era più un governo sinistro che un governo di sinistra, mais bon). Se vi puo' rassicurare, la prossima volta voto il popolo dell'impunità della libertà, magari è la volta buona che ce li togliamo dalle palle.

Il lavoro al bar va bene, mi sfianca, ma sono felice. A dirla tutta, quando mi sono alzata stamattina ho avuto l'impressione che qualcuno mi avesse menato durante la notte, ho male ovunque. Ma mentre sono li' in cucina a spignattare, non ci penso. Il bar è una costruzione piuttosto vecchia, poco più giù del Moulin de la Galette, con la porta a vetri e le scale di legno. Soprattutto quando arrivo al pomeriggio, verso le tre e mezza, mi sembra di stare in un'altra epoca. E in un'altra città. Molti dei clienti sono degli habitués, ma capita anche qualche turista, di solito inglese o americano, italiano qualche volta.
Nel frattempo mi hanno pure proposto un contrattino di qualche mese in un laboratorio qua vicino. Vi diro', la cosa non mi entusiasma molto, lo farei davvero per il vile denaro e basta. Sappiate pero' che quando mi è arrivata la proposta mi è partito tutto un trip sull'essere e avere, sull'importanza di amare cio' che si fa e il coraggio di cambiare radicalmente la propria strada. Pensavo al mio amico Guigui, che prima lavorava nella finanza (con tanto di master preso negli USA) e ora fa il dee-jay/compositore, e ha una moto e una casa senza fornelli e il sorriso perennemente stampato sulla faccia.

Poi mi sono spostata sul piano del cuore, e mi è partito un altro trip sulle cose che succedono e quelle che sarebbero potute succedere se almeno uno dei due avesse avuto il coraggio, ma questo è un altro discorso, che forse è meglio lasciar perdere, ché non serve a niente.

E niente, poi ho letto Queneau, di cui mi innamoro ogni volta. Ma forse l'avevate capito.

(Ecco, adesso posso mettermi a lavorare, anche se tra un'ora dovro' andar via.)

martedì 8 gennaio 2013

Cose che possono succedere a meno di un mese dalla consegna

- Fai una scoperta sensazionale, ovvero un programmino disponibile on-line che avresti voluto trovare due anni prima, quando cercavi disperatamente dei programmini simili e chissà per quale motivo, proprio quello li' non l'hai trovato. In uno scatto di follia, decidi comunque di testarlo e di scriverci qualcosa sopra.
- Non trovi invece i dati che devi aver scritto da qualche parte - ecchemmiseria!- su un altro test con un altro programmino che non era proprio quello che avresti voluto mais bon, all'epoca quello passava il convento, che se già avevi una mezza idea di non parlarne ora hai la certezza che non potrai farlo perché non trovi i dati...
- Ti chiedi perché gli anni passano e tu continui ad essere sempre cosi' disordinata e casinara, malgrado le buone risoluzioni che prendi ogni volta che rischi l'angina pectoris perché non trovi quello che vuoi e chissà dove l'hai messo e ti viene il dubbio che magari su quella cosa non ci hai mai scritto niente invece, che al momento per zittire il tuo prof avevi annotato due cifre da qualche parte e chissà dov'è finito il foglietto.
- Torni a casa la sera e la prima cosa che fai è spalmarti di Voltaren (anzi, Voltarène) il braccio destro che, poverino, implora pietà.
- La tua coinquilina torna a casa e ti trova in cucina che conti chissà cosa su delle fotocopie e che, beata lei, ignora cosa siano i candidati termini e soprattutto che rottura sia doverli validare. 
- Conti i giorni e pensi che non ce la farai mai, ma ci proverai. E se da un lato vorresti che le giornate fossero di 56 ore, dall'altro, non vedi l'ora che il delirio finisca.

venerdì 4 gennaio 2013

Primo

Vorrei trovare l'ordine mentale per fare un bilancio del 2012, ma proprio non ci riesco.

So solo che ho lavorato tanto, decisamente troppo, che con quello che ho guadagnato mi ci sono pagata a stento le spese, che ho letto e scritto poco, che i miei li ho visti poco e niente, che le vacanze sono state quasi nulle... e che un altro anno così non lo voglio.
So anche che ho perso la testa come non mi era mai successo prima e che quando poi l'ho recuperata aveva vari bernoccoli... ma confesso che se dovesse succedermi di nuovo, non direi di no.
E poi so che ho avuto delle persone meravigliose accanto a me, che fosse fisicamente o col pensiero, e queste le voglio pure per l'anno nuovo... e pure per quelli a venire, magari.

Per l'anno nuovo sarà "vol bàs e schiv'al sàs": quello che la Vita vorrà donarmi, lo accolgo a braccia aperte. Poi per il resto, non ho grosse pretese. L'unica cosa che chiedo è finire questo strazio che dura ormai da 4 anni, ma in un modo o nell'altro, la liberazione è vicina.

Buon 2013 anche a voi, cari lettori della formichina. In uno slancio di egoismo altruistico, spero di passare un anno fantastico in modo da potervi regalare tanti bei post.

venerdì 14 dicembre 2012

Je me fais une réputation

- Coucou chef, je te dis au revoir, je dois partir...
- Déjà? Tu restes pas prendre un petit verre avec les autres? 
- Non, désolée.. Je dois me remettre au boulot.
- Oui, c'est ça... On appelle ça du boulot, maintenant! Tu peux le dire si t'as quelqu'un qui t'attend à la maison, y a pas de mal, hein! 
- Mais non, j'ai personne... je dois vraiment me remettre au boulot... 
- Comment ça, t'as personne? Une fille comme toi n'a personne qui l'attende à la maison? 
- Et ben non, à part ma coloc... Et puis si j'avais quelqu'un qui m'attende à la maison je serais contente de le dire... pourquoi je devrais le cacher?
- Ah-a, t'es chiante alors!!!

E' incredibile. Riesco a farmi sgamare con una facilità estrema anche da chi mi conosce appena. Signori, un applauso!


sabato 1 dicembre 2012

Per dirla con un'immagine


In questi giorni mi sono spesso chiesta come comunicarvi la mia situazione attuale. Finalmente ho trovato un modo rapido ed efficace per non stare a fare troppi giri di parole. Per farla breve, sto tra il giallo e il verde.

"La tesi è un pendolo che oscilla tra la noia e il dolore" (Formichina Schopenhauer)

sabato 6 ottobre 2012

Et ça fait 3!

Era un martedi' sera, manco a farlo apposta ero vestita come oggi: jeans, top blu e maglioncino rosso, scarpe da ginnastica. Partivo dall'aeroporto Galilei per arrivare a Orly, due valigie e tanti punti interrogativi. L'idea era quella di stare qui un anno, ma ne sono passati già tre... Stamattina ho mandato una lista ai miei amici delle cose che ho imparato con loro in questi 3 anni, non la copio qua perché sono 4 pagine di word... e soprattutto perché, venendo a mancare i repères, ci capireste poco...


In questi 3 anni ho visto Parigi a piedi, in macchina, in bicicletta, in scooter, in autobus, in moto, in furgoncino, da una péniche. L’ho amata, l’ho odiata, mi sono riscoperta diverse volte a non poter resistere al suo fascino, come un povero marito cornuto e vecchio che perdona tutto alla mogliettina coquette e molto più bella e giovane di lui.
Ho imparato cosa significa alzarsi al mattino senza nessuno scopo, sentirsi persi, sentirsi stranieri, ho imparato cosa sono la povertà, la sofferenza negli occhi e nei racconti di chi ha perso tutto e dalla vita non si aspetta più niente di bello.
Ho sperimentato quanto possono essere lunghe due ore di aereo, se devi andare a salutare qualcuno che se n'è andato prima di vederti un'ultima volta.

Ho ricominciato a scrivere e ho riscoperto che è il modo migliore per guarire da qualsiasi cosa. Mi sono sentita bella, bellissima pure a volte, una principessa solo per aver regalato un sorriso, mi sono innamorata, mi sono sentita ingannata, ho cucinato per un sacco di gente, ho perso le staffe, ho riempito il mio frigo di calamite e la mia stanza di cartoline...e il mio cuore e la mia testa di ricordi che un giorno potrò raccontare ai miei nipoti. 

Un grazie grande quanto questi 3 anni a chi è stato al mio fianco, agli amici che sono venuti a trovarmi, a chi mi ha "sciroppato" pure quando non ero al top. Formichina loves you!