Sono
le 15.55 e aspetto l’11: l’orario ufficiale è 15.45, ma se sono fortunata non è
ancora passato. Chiedo a una signora seduta al sole sui gradini del negozio di
Madame Copie, al secolo la signora Maria, titolare dell’unica copisteria del
quartiere, dai capelli viola e l’alito cavernoso.
Come
speravo, mi conferma che l’11 non è ancora passato. È bruna, un po’ tarchiata,
una maglia lilla scolorita e una fascia rossa nei capelli corti. Ha un accento
dell’Est e cominciamo a parlare. Istintivamente, mi viene da offrirle il sacco
con la verdura che ho in valigia: avevo fatto la spesa grossa per P.A., ma non
sono riuscita a consumarla tutta. Accetta di buon grado.
L’11
si fa annunciare dal motore un po’ affaticato dalla salita di via delle Suore.
Ci guardiamo, e poi quasi all’unisono: “Arriva”.
Saliamo
sull’autobus, ho lo zaino e le mie due valigie. Quella color avion è al
collasso, l’autista si lascia scappare un “dev’essere leggerina, eh!”. “Sa,
trasloco.” “Eh, è sempre così quando si studia all’estero!”, sentenzia un
ragazzo con gli occhiali, che ho già incontrato altre volte e che deve
conoscere tutti, uno dei tanti “soggetti del villaggio”. Seduto dopo la porta centrale c’è il solito
vecchietto col cappello, un altro habitué. Strano che invece non ci sia il
ragazzo con gli occhi verdi, quello che si siede sempre dando le spalle
all’autista e che guarda chiunque sfacciatamente negli occhi, i piedi
appoggiati sull’asta di fronte.
Intanto
la signora della fermata è salita insieme a me facendosi carico del trolley più
piccolo, lo tiene fermo con un piede per non farlo cadere ad ogni curva.
Continuiamo a parlare, siamo passate al tu. È rumena, viene da Bucarest ed è a
Ragusa da 5 anni. Le manca il suo paese, ma si trova molto bene anche qua. Le
piacciono i Siciliani, le piace il posto, perché non fa freddo e perché è
bello. I suoi amici sono quasi tutti Italiani, si trova bene con loro. E all’improvviso, inaspettatamente, mi tende
la mano e mi fa un gran sorriso: “Piacere, io sono Floriana.” Il gesto mi
spiazza, in due mesi qui non mi è ancora capitato. Anzi, potrei quasi dire che
chi mi conosceva ha fatto finta di non conoscermi, lasciandomi sola con le
lezioni da preparare e i pensieri da districare anche nel fine settimana. Dopo
il leggero spaesamento, le sorrido a mia volta e le stringo la mano. Va bene,
Ibla, abbiamo fatto pace.
Eppure
sono convinta che questo posto mi mancherà. Mi mancheranno i colori, la luce,
la cupola del Duomo di san Giorgio che fa capolino da ogni dove, i sapori, sia dolci
che salati, semplicemente sublimi, di cui ho fatto incetta. Mi mancherà poter
fare la spesa con pochi euro, poter stendere i panni all’aperto e ritirarli
asciutti poche ore dopo, sapere di avere il mare a un quarto d’ora.
Ma
prima di prendere un esaurimento nervoso e 15 kg, sarà bene che me ne torni da
dove sono venuta…
Bel racconto di viaggio ... ma pensavo fossi a Paris. Mi perdo :)
RispondiEliminaora sono di nuovo a Paris. non è colpa tua se ti perdi, erano 3 mesi che non scrivevo niente… diciamo che mi ero un po' persa anch'io! :)
EliminaNon ritorni più a Ragusa?
RispondiElimina---Alex
solo per gli esami, le lezioni le ho finite.
EliminaO il tempo passa veloce oppure è stato veramente breve!
Elimina---Alex
poverina, col freddo di qui devi esserti presa uno shock termico!! comunque benvenuta in francia e ben ritornata a scrivere! mi sei mancata
RispondiEliminaDaS
niente shock termico, alla fine Ragusa è una delle poche città siciliane fredde, è in altura.
Eliminagrazie per l'affetto, un bacio