giovedì 1 maggio 2014

Lasciando Ibla

Sono le 15.55 e aspetto l’11: l’orario ufficiale è 15.45, ma se sono fortunata non è ancora passato. Chiedo a una signora seduta al sole sui gradini del negozio di Madame Copie, al secolo la signora Maria, titolare dell’unica copisteria del quartiere, dai capelli viola e l’alito cavernoso.
Come speravo, mi conferma che l’11 non è ancora passato. È bruna, un po’ tarchiata, una maglia lilla scolorita e una fascia rossa nei capelli corti. Ha un accento dell’Est e cominciamo a parlare. Istintivamente, mi viene da offrirle il sacco con la verdura che ho in valigia: avevo fatto la spesa grossa per P.A., ma non sono riuscita a consumarla tutta. Accetta di buon grado.
L’11 si fa annunciare dal motore un po’ affaticato dalla salita di via delle Suore. Ci guardiamo, e poi quasi all’unisono: “Arriva”.
Saliamo sull’autobus, ho lo zaino e le mie due valigie. Quella color avion è al collasso, l’autista si lascia scappare un “dev’essere leggerina, eh!”. “Sa, trasloco.” “Eh, è sempre così quando si studia all’estero!”, sentenzia un ragazzo con gli occhiali, che ho già incontrato altre volte e che deve conoscere tutti, uno dei tanti “soggetti del villaggio”.  Seduto dopo la porta centrale c’è il solito vecchietto col cappello, un altro habitué. Strano che invece non ci sia il ragazzo con gli occhi verdi, quello che si siede sempre dando le spalle all’autista e che guarda chiunque sfacciatamente negli occhi, i piedi appoggiati sull’asta di fronte.
Intanto la signora della fermata è salita insieme a me facendosi carico del trolley più piccolo, lo tiene fermo con un piede per non farlo cadere ad ogni curva. Continuiamo a parlare, siamo passate al tu. È rumena, viene da Bucarest ed è a Ragusa da 5 anni. Le manca il suo paese, ma si trova molto bene anche qua. Le piacciono i Siciliani, le piace il posto, perché non fa freddo e perché è bello. I suoi amici sono quasi tutti Italiani, si trova bene con loro.  E all’improvviso, inaspettatamente, mi tende la mano e mi fa un gran sorriso: “Piacere, io sono Floriana.” Il gesto mi spiazza, in due mesi qui non mi è ancora capitato. Anzi, potrei quasi dire che chi mi conosceva ha fatto finta di non conoscermi, lasciandomi sola con le lezioni da preparare e i pensieri da districare anche nel fine settimana. Dopo il leggero spaesamento, le sorrido a mia volta e le stringo la mano. Va bene, Ibla, abbiamo fatto pace.

Eppure sono convinta che questo posto mi mancherà. Mi mancheranno i colori, la luce, la cupola del Duomo di san Giorgio che fa capolino da ogni dove, i sapori, sia dolci che salati, semplicemente sublimi, di cui ho fatto incetta. Mi mancherà poter fare la spesa con pochi euro, poter stendere i panni all’aperto e ritirarli asciutti poche ore dopo, sapere di avere il mare a un quarto d’ora.

Ma prima di prendere un esaurimento nervoso e 15 kg, sarà bene che me ne torni da dove sono venuta…

7 commenti:

  1. Bel racconto di viaggio ... ma pensavo fossi a Paris. Mi perdo :)

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    1. ora sono di nuovo a Paris. non è colpa tua se ti perdi, erano 3 mesi che non scrivevo niente… diciamo che mi ero un po' persa anch'io! :)

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  2. Non ritorni più a Ragusa?

    ---Alex

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    1. solo per gli esami, le lezioni le ho finite.

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    2. O il tempo passa veloce oppure è stato veramente breve!

      ---Alex

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  3. poverina, col freddo di qui devi esserti presa uno shock termico!! comunque benvenuta in francia e ben ritornata a scrivere! mi sei mancata
    DaS

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    1. niente shock termico, alla fine Ragusa è una delle poche città siciliane fredde, è in altura.
      grazie per l'affetto, un bacio

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