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martedì 10 settembre 2013

Il tram delle 5.34

Il primo tram passa a Porte Dorée alle 5.34. Lo prendo quando devo partire all’alba, come stamattina. In realtà è la seconda volta che lo prendo: la prima è stata a luglio, ero arrivata alla fermata con largo anticipo per essere sicura di non perderlo. Avevo aspettato l’alba, mentre mi tiravo su il giubbino il più possibile e intanto muovevo i piedi nei sandali nel vano tentativo di riscaldarli un pochino. C’erano due signori seduti vicino a me.
Anche stamattina sono arrivata alla fermata un po’ prima: c’era un solo signore ad aspettare vicino a me, camminava sul quai. Mi sono guardata bene dal mettere i sandali, ho le mie sneakers marroni, quelle “naturali”. Sotto il giubbino una t-shirt e una felpa, e freddo che passa comunque. A questo giro l’alba non arriva mentre aspetto, sarà  lei ad accogliermi a Orly, al momento dell’imbarco.
Il tram delle 5.34 è pieno per un terzo: vicino a me c’è una ragazza nera, alta, i capelli raccolti in un foulard nero e lo smalto rosso metallizzato. Deve amare molto il rosso, anche i suoi leggings sono dello stesso colore. Abbraccio con lo sguardo gli altri passeggeri. Di fronte a me, appoggiato ai sedili alti, un tipo sui 35 con una sacca da sport e una borsa: alto, biondo, qualche ruga e molto sonno. Più in là, sulla destra, una ragazza bruna con gli stivaletti beige e una valigia, immagino che scenderà a Stade Charléty anche lei. Dal lato opposto, un signore asiatico sulla quarantina con pochi capelli. Ancora a destra, una signora bionda vestita bene, probabilmente sotto la 60ina. E ovunque, ragazzi e uomini neri con zaini e scarpe comode: sono occupati per la maggior parte da loro, i sedili del tram delle 5.34.

Il tram delle 5.34 è il tram di chi mette in moto la città, pulendo le strade, le stazioni del métro, servendo caffé. Il tram di una città che, tranne alle 5.34, sembra non appartenergli.

venerdì 9 novembre 2012

Sport per poveri e pigri in quel del formicaio


La vita a Parigi costicchia un bel po’, non è una novità. Una cosa che costa davvero molto rispetto all’Italia (almeno, rispetto a quell’Italia a cui ero abitutata io, col mio fantastico corso di yoga Dozen a Pisa, due lezioni a settimana per soli 35 euri mensili) è fare sport. Andare in palestra è un lusso, si riesce a risparmiare qualcosina solo prendendo un abbonamento annuale... il pacco però è che devi versare la quota tutta d’un botto. Il prezzo medio di una tessera di 10 ingressi varia tra i 130 e i 180 euro, per darvi un’idea. Quand’ero una dottoranda ricca, ne avevo addirittura comprata una a 185 euri in un centro di discipline olistiche non lontano da Opéra, andavo a farci pilates. Poi per lungo tempo mi sono dedicata ai 100 metri nei corridoi del metro per arrivare al lavoro, ai miei 4 piani di scale per forgiare la chiappa (con l’opzione valigia o sacco della spesa per allenare pure i bicipiti) e al velib’, che ormai ha assunto lo statuto di “mezzo di trasporto ufficiale della Formichina” da quando non c’è più nessuno che le paga mezzo navigo.  
Per fortuna, a qualcuno è venuta la geniale idea di inventare siti come Groupon e Kgbdeals, su cui, oltre agli inutili e costosi lissages brésiliens, coréens et japonais (che sono sempre in offerta, sempre!) ogni tanto capita pure l’offerta fitness. Una mattina l’occhio della Formichina è caduto su un abbonamento di 10 ingressi a 29 euri e la grulla, credendo di fare l’affare del secolo, l’ha prontamente comprato, tentando – invano – di convincere le sue sciagurate amiche a seguirla nella sua follia. Piccola precisazione: la “palestra” è nel 15ème, la Formichina abita nel 12ème, dall’altro lato della città. “Peu importe”, ha pensato, “tanto ci vado diretta, è vicino sia alla 8 che alla 6.”
Ma quale fu la delusione nel mettere piede la prima volta in “palestra”... “Altro che palestra, questo è un tugurio! Hanno fatto bene quelle 3 a non darmi retta, sigh!”. Ma, superato lo scoglio della delusione, confortata all’idea di quei poveri grulli che hanno comprato l’abbonamento a prezzo pieno (200 euri, sembrerebbe), la Formichina ha cominciato a frequentare il tugurio con una certa regolarità (anche perché l’abbonamento scade il 15 dicembre), sfidando la mezz’ora di trasporto, la pioggia... e quel vecchio impertinente che dev’essere il proprietario e si burla di lei (la prima volta s’è persa, la seconda è arrivata a una lezione di zumba con un’ora di ritardo, perdendo così la suddetta lezione). L’audacia ha spinto la Formichina a voler provare una delle due lezioni esclusive incluse nella super-offerta: cioè, due allenamenti intensivi di mezz’ora, che equivalgono a un allenamento tradizionale di un’ora e mezza ciascuno. 
Eh, parliamone. Sedermi mi procura dolori atroci, ho gli adduttori in fiamme... e quando soffri di incontinenza precoce e fai pipì almeno una decina di volte al giorno, c’est pas cool. Stessa cosa scendere le scale, ridere, tossire, rifare il letto, raccogliere le cose che ti cadono dalle mani.
“Tu verras, la prochaine fois, ça ira mieux”, mi ha assicurato la pseudo-istruttrice, mentre provavo a immaginarmi quando avrei potuto riprendere il controllo totale dei miei poveri muscoli e fare così la seconda lezione.
Stamattina su Kgbdeals hanno rinnovato l’offerta: non ne posso usufruire, avendo comprato già una tessera. Ma credo che sopravviverò anche senza...E' proprio vero, "o' sparagno nun è mai guadagno".

domenica 4 novembre 2012

Una domenica notte

 

Tra i vari arretrati dei contributi a questo blog c'è questo video, girato il 13 settembre scorso alla libreria Marcovaldo, uno dei nuovi ritrovi degli expat' ritals del formicaio. 
Il tizio con la chitarra e la camicia stile tenda si chiama Dario Brunori, è calabrese e se non lo conoscete ancora vi consiglio di ascoltare qualche suo pezzo (oltre al mio video artigianale di "Una domenica notte", mi piace molto Guardia '82). 
La qualità del video è quella che è, dati i miei potenti mezzi... Ma ho voluto regalarvi un pezzo di una bella serata, in cui ho avuto anche modo di scambiare due parole con Dario, che è davvero simpatico e a cui auguro di tornare da queste parti... accompagnato dalla bravissima Simona Marrazzo, la sua vocalist.

Intanto per voi, buona domenica notte...


lunedì 31 ottobre 2011

Fermate il mondo, voglio scendere

Da quando lavoro, non si capisce più niente. Si capiva poco pure prima, ma ora è il delirio totale! Zero tempo per le mail (quanta gente sto arronzando, perdonooooo!), la stanza che è più bazar del solito, in cui continuano ad ammonticchiarsi indistintamente maglie, fogli, pantaloni, lime per le unghie, sacchi (vuoti) per il sottovuoto e chi più ne ha più ne metta. Devo confessarvi che questo blogghino mi manca e anche gli altri blogghini amici... ho poco tempo per scrivere e per leggervi (perdonooooooo bis!). E quindi approfitto di questo momentino  tranquillo al lavoro per raccontarvi un po' di novità, in pillole.

* Per la rubrica "formichina incontra di persona i suoi lettori", mercoledi' ho conosciuto Ondalunga e il Windsurfista, sono venuti a pranzare in gelateria. E sono proprio bellini, più che una coppia sono una "persona e mezza", perché Ondalunga è piccina piccina ma tanto, tanto carina, col caschetto e due occhi belli vispi. Lei si diverte a scrivere di sé come di una zitella acida, ma non le credete, non è assolutamente vero.

* L'altro giorno in metro ho visto una sigrnora leggere le Guide du savoir-faire à l'usage des rustres et des malpolis. Confesso di aver pensato (testuali lingua e parole): "ah ben tiens, j'ai de quoi offrir à Noël!"

* E' stupefacente (e forse anche un po' preoccupante) notare che quando devo andare a mettere timbrini e contare monetine mi sveglio anche prima della sveglia, quando invece mi attendono le mie sudate carte, faccio sempre una fatica immane...

* Non capisco l'indignazione per la risatina di Bruxelles. Non sono stati offesi gli Italiani in quanto popolo. L'ironia riguardava il personaggio, che è sempre il solito cabarettista nano coi tacchetti e il parrucchino. Quindi, caro Pierferdi, invece di indignarti, vergognati di essere stato suo alleato fino all'altro ieri. Prendi piuttosto appuntamento col tuo confessore e passaci un paio di giornate...

* Ho sempre mia nonna davanti agli occhi, me la ricordo nei suoi momenti migliori. Mi vengono in mente le sue massime di vita, le filastrocche in dialetto, dei commenti e dialoghi memorabili. Ve ne regalo uno. Ho una cugina che va spesso in India per lavoro. Qualche anno fa era li' a luglio e telefono' a mia nonna per gli auguri dell'onomastico. La festeggiata, incurante del fatto che la nipotina le stesse facendo una telefonata intercontinentale, ritenne giusto chiederle: "Annali', ma che si gghiuta a ffà miez' a tutti chilli Nir?"**

* Ho lasciato il testimone per la coordinazione del coro in MCI. Non me la sentivo di continuare ora che le persone che mi hanno sostenuta di più sono tutte andate via. Qualcuno ha ipotizzato che si creerà una situazione tipo il governo russo, con Putin che continua a comandare con la faccia di un altro. Ma io il lettone non ce l'ho, indi...

* L'oroscopo di Internazionale dice che sta arrivando il Grande Momento, o quantomeno un Momento Più Grande. Non mi faro' trovare impreparata, anzi vi diro' che ho una gran voglia di costruire. Per il momento mi è stato offerto il ruolo di amante da uno che pensa che "non c'è due senza tre", ma ho gentilmente (neanche tanto poi) declinato l'offerta. Il comunismo è bello per la spesa, la sanità e l'istruzione, ma per altre cose la proprietà privata è davvero l'unica soluzione possibile.

* Ho uno Svedese tutto per me. Anima gemella ha lasciato il formicaio e come pegno del suo amore mi ha dato in eredità uno dei suoi Svedesi, sono andata a ritirarlo sabato mattina con la Dido ed è stata un'impresa, davvero. Ora troneggia accanto al canapé-lit ed è stato un passo avanti verso l'ordine.

(nel frattempo è passato qualche giorno e ho dato una sistemata alla mia stanza, ho preso coscienza del fatto che vivevo nel degrado e deciso che non andava bene cosi'. vediamo quanto dura l'ordine)

Per il momento è tutto, passo e chiudo. Buona settimana a tutti!

**"Annalisa, cosa sei andata a fare tra tutti quei Neri?"

martedì 25 ottobre 2011

Se ne vanno

La vita nella metropoli è frenetica, stimolante, senza dubbio stancante. E forse è più precaria che altrove. Per necessità o per destino o forse solo perché dopo un po' on en a marre, gli addii sono più frequenti che altrove. E più tristi, perché una volta che hai trovato un amico nella metropoli ti senti depositario di un tesoro prezioso. E le feste d'addio possono essere perfette quanto vuoi tu, con la musica giusta e il vino buono, il regalo azzeccato e l'aria di festa, un addio è sempre un addio e quello che hai vissuto con chi parte non tornerà, anche se chi parte tornerà, per un giorno o una settimana. Resta nel cuore, almeno quello si', pronto a essere tirato fuori ogni volta che hai voglia di ridere, di coccolarti e di pensare che la vita è stupenda perché fa incrociare la tua strada con persone meravigliose. E che se tu non fossi partito a tua volta, probabilmente non avresti mai incontrato.

lunedì 25 luglio 2011

Ho deciso: resto qui

Eh si', alla fine ho deciso: resto qui, nel formicaio.
Non riesco a vedermi in nessun altro posto al momento, la mia vita è qui. Pure se è il 24 luglio e nell'ultima settimana un raggio di sole l'ho visto solo oggi. Pure se l'altra sera ho rischiato di accoltellare due mangiaranocchie qualunquisti che si son messi a fare battutine sui rifiuti di Napoli. 
Ho davanti a me ancora molti giovedi' alla péniche, i canti da annunciare la domenica sera, i miei 4 piani di scale da salire come se stessi scalando l'Everest, magari con la spesa del mercato. Ho ancora l'RER (pure se di quello ne farei a meno), 9 mesi di abbonamento Velib', altrettanti di BnF. Ho ancora da passare sabati sera in ristoranti africani in cui la specialità è "l'attesa al bissap", da affacciarmi alla finestra della cucina e guardare il cortile e spiare i ragazzi sulla terrazza.Ho ancora da camminare nella neve e scambiare battute col mio macellaio. Da rientrare il venerdi' sera all'ora in cui quelli della brasserie all'angolo mettono i tavolini a posto, da ascoltare il silenzio e da percorrermi la strada deserta  fino a casa con l'ipod nelle orecchie e cantare e ballare come se il mondo fosse soltanto mio.
Ho tante persone da conoscere meglio e altre nuove che arriveranno da conoscere. E magari mi trovo pure un francesino che mi corregga il francese e mi gommi un po' l'accento, che sarà pure charmant, a detta loro, ma a me non piace.
E poi vi devo confessare una cosa: proiettandomi in un posto altro, avevo già cominciato a pensare di modificare la colonna qui a destra "quando ho aperto questo blog, vivevo a Parigi, da me ribattezzata il formicaio". Nun se po' senti'.Vero?!

martedì 18 gennaio 2011

Un dimanche d'hiver

 

Vivere nel formicaio è spesso stressante, ti senti un calzino in lavatrice strapazzato dalla centrifuga. Ma prendi un po' di sole, un'amica, le Tuileries e una macchina fotografica. Un po' di freddo, ché ogni tanto non guasta. Appoggiati al muretto e goditi il panorama: comincerai a riflettere sul significato della parola "bellezza". 

mercoledì 17 novembre 2010

Premi

Ancora prima di aprire la tapparella, la meteoropatica terrona sa già come sarà la giornata fuori: lo sente nella sua testa. Se gli occhi proprio non riescono a stare aperti dopo 7-8 ore di sonno, vuol dire che fuori è una tipica giornata loffia da formicaio, color grigio perenne. Allora formichina va in cucina, si scioglie la supradyn e si fa il caffè, rinunciando alla sua ciotola di cereali fitness con yogurt da aspirante fia penitente in cambio di due fettine di pain de mie della boulangerie con marmellata fatta in casa e una tazza di thé vert à la menthe.
Poi va a prendere il metro, ma la 6 fa le bizze e ci mette un quarto d'ora per fare 3 stazioni. Arriva a Champs-sur-Marne e si ferma alla boulangerie, che ieri sera è avanzato poco minestrone e il pranzo si preannuncia parco. Compra una baguette al cotto e si fa tentare da un pain au chocolat, mettendo a tacere i sensi di colpa. Poi arriva a Copernic, l'ascensore è in panne e raggiunge, trascinandosi, il suo ufficio al quarto piano. Accende il pc e apre il Fatto, scoprendo che il ministro dell'Interno è incazzatoabbestia contro Saviano solo perché ha osato parlare di un'indagine della magistratura sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Lombardia, e che a ruota libera  lo seguono un cerebroleso come Gasparri e un pazzo furioso come Borghezio. Formichina crede che Maroni abbia ragione, Saviano dovrebbe accettare un incontro con lui a Rai3 e scusarsi: si', scusarsi di aver potuto dire che lo reputa uno dei migliori ministri dell'Interno degli ultimi anni, dopo la sparata di ieri. E che il pain au chocolat se l'è proprio meritato...

mercoledì 3 novembre 2010

Tenpura-udon

Fumitake è giapponese e ha un naso particolare, squadrato come quello dei faraoni ma di dimensioni micro, e presiedeva il comitato dei residenti alla maison d'Italie. Ci siamo conosciuti nella cucina del secondo piano, quella con le finestre strette e una perenne, penetrante puzza di fritto.
Anche lui è linguista, ma un linguista serio. Ha lasciato il Giappone diversi anni fa, ma non sembra intenzionato a ritornarci, anche se detesta i Francesi. Parla un ottimo italiano ed è un grande conoscitore della nostra cultura, di De André, soprattutto,e ogni anno passa una settimana a Piombino da alcuni suoi amici.

Ieri sera siamo finalmente riusciti a vederci ed andare da Kunitoraya, un minuscolo ristorante giapponese (un vero ristorante giapponese!) in rue sainte Anne, specializzato in udon, spaghetti giapponesi, spessi più o meno il triplo dei nostri spaghetti alla chitarra. Tenpura-udon è una zuppa con questi spaghetti e un enorme gambero fritto, la mia vittima per la cena. Mentre mangiamo, Fumi mi spiega come riconoscere i finti ristoranti giapponesi (gestiti in realtà da Cinesi o Coreani), mi fa una lezione sul riso e mi racconta dei suoi deliri con la tesi e il suo laboratorio. Ha la staordinaria abilità di dire "A me di questo non me ne fotte un cazzo" quasi con eleganza. 

Dopo cena, usciamo a fare due passi e a cercare un bar. In un'ora, forse, abbiamo parlato come non abbiamo fatto alla maison d'Italie in 6 mesi, e di tutto.
Poi andiamo a prendere la 14 a Pyramides, con la promessa di rivederci presto.
Sulla strada di casa e col tenpura-udon che mi viaggia in corpo, ho l'ennesima conferma che, grazie alla maison d'Italie, da 3 anni a questa parte campo un po' di rendita in amicizia.

mercoledì 6 ottobre 2010

Un an

Formichina compie un anno nel formicaio: RER A, Champs-sur-Marne, 12ème arrondissement, ristorante giapponese, 2 No B-day, lezioni di cucina al mercato, péniche, prove del coro, 4 piani di scale, nostalgia di Pisa, amici di passaggio, amici ritrovati, pic-nic, pioggia, l'omnivocalico, velib', cartoline di Granada in bianco e nero, il furgone dei Landemaine e Ikea, un laboratorio di sfigati, una bella festa di compleanno, senso di precarietà, ribellione, qualche secchio di lacrime e di malessere, abbracci, domeniche mattina al mercato, diversi mojito.

E per festeggiare degnamente, una bella gomitata in faccia stamattina sull'RER.

domenica 25 luglio 2010

Incontri fortuiti

Sabato scorso, sulla 8 in direzione casa,ho conosciuto un ragazzo che abita nel mio quartiere e sua madre. O meglio: ci ha fatto conoscere tutti Naomi, una 19enne di Avignon che aveva alzato un po' il gomito ed era in vena di socializzare. Ha cominciato a parlare a macchinetta e a fare domande a tutti, così ci siamo presentati. Enchantée Naomi, enchantée Rosa, ah tu vois? Vous c'est Rosa moi c'est Rose (la mamma del tipo) e moi c'est Jérome (il tipo). Originari del Sud pure loro, des Hautes Pyrénées. Calcolando che Jérome è qui da 8 anni, dev'essere mio coetaneo, al massimo ha 2 anni in meno.

Da sabato, ho incontrato Rose e Jérome già due volte: martedì sulla 6 al rientro dal lab e stasera in rue de Fécamp. Ci siamo fermati di nuovo a scambiare due parole, poi ognuno per la sua strada.

Ora, considerando che nel formicaio brulicano 2 milioni e duecentomila formichine ogni giorno -senza contare i turisti- , le cose sono 2: o Jérome è l'uomo della mia vita (e in quel caso gli consiglio un corso accelerato di verve, nonché di cambiare barbiere, ché sembra un fratino), oppure che Parigi è davvero piccola...

mercoledì 23 giugno 2010

Kiwi

Una delle bellezze della metropoli è che puoi conoscere gente da tutto il mondo.

Bene, il formicaio stavolta mi ha messo sulla strada un neozelandese, un dottorando che ogni tanto passa nel mio lab. E che da domenica non fa che prendermi in giro per la prestazione dell'Italia. J'ai beau lui dire que "c'est à la fin du bal qu'on paie les musiciens" et que "rira bien qui rira le dernier".

Ora spero che il mio sfoggio paremiologico non sia stato inutile, e che la Nazionale domani si dia una svegliata: farsi ridicolizzare anche sul calcio, e da un kiwi per di più, non ce lo meritiamo.

martedì 22 giugno 2010

Fête de la musique

21 giugno, solstizio d'estate: quest'anno l'estate gioca a nascondino, ed è sempre più veloce di chi per un attimo s'illude di averla scovata e corre al muro per gridarlo forte.

Nel formicaio il solstizio d'estate si saluta da qualche anno con la festa della musica: per qualche ora, Parigi è la grande festa mobile di Hemingway. Ad ogni angolo, tutti i generi, di tutti i Paesi.

Quest'anno ho scelto un percorso alternativo al solito St. Michel / St. Germain / Ile de la Cité. Abbiamo cominciato a Pyrénées e concluso a Oberkamp. Niente Senna, niente zone "in". L'Est parigino, Pyrénées, Belleville, Couronnes. Il feudo di Pennac, insomma.

Prima tappa, non prevista: scendendo sulla rue de Belleville, sulla sinistra, una fanfare spagnola. Una mamma fa ballare la sua bimba. Una sudamericana, forse cilena, mi sorride, e poi abbraccia il suo uomo. Mi ricorda una festa di paese, ma in un posto lontano dove non sono mai stata.

Andiamo avanti, abbiamo appuntamento con gli altri a place Fréhel, dove campeggia l'enorme murales su Fantomas. Al Culture rapide c'è la Belleville Blues Band, il cantante mi ricorda un po' Pino Daniele, non per la voce, ma proprio per la testa. Il tempo di una birra, scendiamo ancora. Andiamo per una stradina che conosco già, ci ho cenato una sera d'inverno con Silvia, Alfonso e dei loro amici. Solo che ora il restau ha i tavolini fuori e i commensali si godono lo spettacolo di un'altra fanfare, francese stavolta. Ci fermiamo un po', balliamo. Sono bravi, bravissimi. Soprattutto la ragazza al tamburo.

Proseguiamo, boulevard de Belleville. Arriva musica da un locale, ci fermiamo ancora un po' a ballare sul marciapiedi. Il genere è del tutto diverso, disco ma anche ritmi latini, soprattutto. Sembra il porto di Napoli a Capodanno, lo spartitraffico per una mezz'ora diventa diventa la sua banchina.

Couronnes, percussioni brasiliane. Appena 300 metri, ma diresti di essere a Rio. Una quindicina di ragazzi e ragazze, magliette rosse con la scritta "Sambinho": qui c'è già più gente, sembra di essere in centro.

Più avanti, sempre su rue Jean-Pierre Timbaud, si vede del fumo. Una caterva di merguez, cotte o da cuocere ancora, come alla festa dell'Unità. Solo che al posto del porco emiliano c'è l'agnello speziato.

Passiamo oltre, ragazzi di colore e hip-hop. Poi Oberkampf, c'è decisamente più gente. La crêpe della buonanotte e ognuno per la sua strada.

Rientro in Velib' da Filles du Calvaire: rue Amelot, rue du Chemin vert, bd Beaumarchais. Di fronte a me l'obelisco di Bastille. Rue du Charenton, lunghissima e tranquilla, come faccio spesso. Ecco, questa invece è Pisa.