Visualizzazione post con etichetta Fontainebleau. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fontainebleau. Mostra tutti i post

giovedì 20 ottobre 2011

Regioni d'Italia, o i danni della lega nord

Sono quasi certa di non avervi ancora parlato del mio nuovo studente, un catalano purosangue a cui insegno l'italiano. Alto, bruno, occhio ceruleo: un gran bel pezzo di giovane, insomma. Fidanzatissimo, ovviamente, anzi di più: convive con la sua dolce metà nientemeno che a Fontainebleau (poi dici i casi della vita...). E quindi non si tocca, secondo il codice basic dell'etica formichese.
Allora stasera gli ho fatto fare il meteo: ho preso una scheda preparata 7 anni or sono per i miei pargoli di Fontainebleau con tanto di disegnini miei e gli ho stampato una cartina dell'Italia col meteo di oggi (veramente era di domani, ma abbiamo fatto finta che fosse di oggi).
Ma le cartine del meteo, si sa, sono solo piene di nuvolette, soli e fulmini, spazio per i nomi delle regioni non ce n'è. E quindi ho pensato che potevamo combinare le due cose e fare anche le regioni italiane.
Ho afferrato il pennarello rosso e ho conciato la lavagna cosi':

Nord

Centro

Sud

Isole

chiedendogli di riempire au fur et à mesure con le sue conoscenze.

- Allora, le regioni del Nord sono  Venezia-Giulia, Emilia-Romagna, Lombardia, Padania...
- Eh? Padania? Ma la Padania non esiste!!!
- Come no?
- Eh no, non esiste. Fa solo parte delle stronzate (si', gli ho proprio detto conneries) di un gruppo di esaltati. Esiste la pianura padana, quella si': è un enorme spazio verde intorno al fiume Po e attraversa varie regioni, ma non è una regione.

Ci è rimasto male, come un bambino che scopre che Babbo Natale non esiste. E mi ha chiesto scusa. Lui mi ha chiesto scusa.

sabato 30 aprile 2011

Io non mi sposo (almeno per ora)

Non so se c'è stata un'epidemia o se i preti potranno celebrare matrimoni fino al 2012, ma sembra che tutti debbano sposarsi tra quest'anno e il prossimo (persino l'uomo che credevamo insaisissable, il nostro Da-miii-aaaano, che va a sposarsi a Las Vegas). Senza contare tutti quelli che sono convolati a nozze l'anno scorso, almeno tra amici e conoscenti. E tutti mi guardano come se fossi un po' un animale strano, che alla mia veneranda età (28 anni, eh) non ho né l'idea di dove voler stare, né di cosa fare, né uno straccio di fidanzato o amico speciale che potrebbe candidarsi per l'altare. E quindi io non mi sposo, almeno non quest'anno e neppure l'anno prossimo (molto probabilmente manco nel 2013, ma non mettiamo limiti alla Provvidenza).
Non mi sposo perché non ho passato buona parte della mia vita a sognare di farlo, a pensare a cosa manca nel corredo (già la parola è brutta), al vestito, ai testimoni e alle tende e alle piastrelle che mettero' a casa mia.


Non mi sposo non solo perché non ho il candidato, ma perché in questi ultimi anni ho avuto altre priorità, per esempio imparare a camminare con le mie gambe in un Paese straniero, in cui non conoscevo nessuno; accompagnare 50 ragazzini scalmanati in gita a Napoli; sentirmi dire che ho  un joli accent; festeggiare il 14 luglio, la fête de la Musique e san Ranieri; riempire valigie e scatoloni e svuotarli una volta arrivata a destinazione, per poi ricominciare a riempirli e svuotarli; andare in Bretagna in macchina e dormire in campeggio; guardare il mio Paese da lontano; valutare il bidet come una delle più grandi invenzioni progressiste; capire quanto è importante la mia famiglia; imparare un sacco di gros mots; capire meglio il significato della parola straniero; conoscere gente da dovunque e farmi raccontare cosa significa vivere in Palestina o in Cina; amare Parigi, odiare Parigi, tornare a Parigi per amore di Parigi e chiedermi se un giorno riuciro' a vivere lontano da Parigi senza rimpianti; scoprire e innamorarmi della cucina orientale; conoscere delle persone eccezionali; aiutare dei cuccioli di mangiaranocchie a fare i compiti; prendere aerei e treni, poi solo treni, poi di nuovo aerei e di nuovo aerei e treni; imparare a bere vino; contare i giorni che mancano per tornare a casa; desiderare di essere a casa per il PomiglianoJazz; scrivere lettere e mail; scoppiare in lacrime davanti a un flic mentre cerco di denunciare una vecchia scroccona; collezionare regali e biglietti d'auguri; andare di nuovo in bicicletta; caricarmi lo zaino in spalla e camminare da sola alle 5 terre; fare tante foto; visitare la casa di Monet; andare a lezione in Sorbona; sdraiarmi a piazza dei Miracoli; cambiare 13 coinquilini; sentire un posto come casa ma capire che nessun posto potrà mai essere casa se non casa soltanto. Ah, e nel frattempo ho fatto pure un po' di casting (sempre per il candidato all'altare), raccogliendo materiale per tutta una saga sul blog (cose che voi umani...).


Tanto,  finché questo rimbambito di formichino azzurro non trova la strada, hai voglia di fare!!!

martedì 26 ottobre 2010

Ciucciotto

Disegnare non rientra proprio tra le mie abilità. A volermi fare un complimento, disegno come una bimba di 6, massimo 7 anni.
Quando facevo la lettrice a Fontainebleau ero più o meno costretta a farlo: un po' per evitare di dare la traduzione di tutte le parole (la pedagogia nel sangue!), un po' perché spesso non sapevo la traduzione francese delle parole italiane (dicesi paraculismo).

Un venerdi' pomeriggio, in una classe di 3ème (il nostro primo superiore), i soliti due si facevano i dispetti, costringendomi a doverli riprendere. Allora ad un certo punto mi stufo e dico: Ragazzi, se non la smettete di fare i bambini, la prossima volta vi porto un CIUCCIOTTO.
E loro: Madame, c'est quoi?
- Ben, c'est un ciucciotto, ora ve lo disegno.

Prendo il gesso e mi lancio nella mia opera d'arte. Uhm, forse non ci siamo tanto con la forma, ma si dovrebbe capire.
Uno di loro mi guarda perplesso: Madame, on dirait plutôt un préservatif!

Visibilmente imbarazzata, lo cancello. - De toute façon, vous avez compris, non, ce que c'est un ciucciotto?
- Ouais, ouais!
- E come si dice in francese?

Credo che finché campo mi ricordero' sempre che in francese ciucciotto si dice tettine...