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sabato 14 marzo 2015

Tortini al cioccolato e insetti verdi

E niente, stanotte ho sognato che andavo in America. Ero in macchina con altre 3 persone, una doveva essere P.A.
Ricordo di aver detto a un certo punto agli altri: "Però, l'America ha paesaggi proprio diversi dai nostri!"
E mentre lo dicevo, guardavo la collina e pensavo: "somiglia proprio a Policastro, invece, ma che dico?"
Policastro, posto che conosco un po', ci ho passato giusto una ventina di estati della mia vita.
Vabbè. Non so come, a un certo punto ci trovavamo in un ristorante e mangiavamo solo il dolce. Un tortino al cioccolato, anzi, un moelleux au chocolat, per l'esattezza. Peccato che alla prima cucchiaiata io noti uno schifido insetto verde acido. Poi mi avvicino al moelleux per analizzarlo con fare scientifico: dentro c'è una colonia di schifidi insetti verde acido che girano intorno a un tuorlo d'uovo. Vado a chiamare il cameriere che, per tutta risposta, mi fa capire che lo sapeva già e che è una cosa quasi normale.

Mai più pasta coi broccoli baresi a cena.

lunedì 22 settembre 2014

Considerazioni di una furba

Non ho mai fatto segreto di avere un'attività onirica abbastanza effervescente (per farvi un'idea, vi avevo raccontato qualche episodio qui). Purtroppo dimentico la maggior parte dei miei sogni, quindi molte perle con cui deliziarvi vanno perdute, ahimè. Ma se mi sveglio durante la notte, i miei deliri notturni mi restano impressi, perciò posso condividerli con voi.

Stanotte, per esempio, ho sognato che ero coinvolta nell'organizzazione di una festa (di laurea, forse).  C'era un gran trambusto, di pranzi, di cene, di autobus, di gente. Di gente che chiedeva soldi per l'organizzazione, soprattutto. E a un certo punto, venivo a sapere che qualcuno (forse Carasau, la mia ex coloc sarda) parlando con qualcun altro mi dava della furba, perché non avevo versato la mia quota di 20 euri. Improvvisamente mi ricordavo di averne dati 15 a un'altra ragazza che me li aveva chiesti per una cena e lo facevo presente a Carasau (o chi per lei), ribattendo, tra l'altro, che se fossi davvero furba non farei il lavoro che faccio.

De là, due considerazioni:
1) in sogno analizzo le situazioni con più lucidità;
2) dovrei evitare di mangiare pesante e tanto di sera (ma erano i 30 anni della mia cugina preferita, potevo mai non onorare la festeggiata?)

ps. queste righe sono un mio primo tentativo di comunicazione dopo il trasloco. non so dirvi come va, dipende dai settori. e dai momenti, pure. sono molto contenta di stare finalmente con P.A., ma tornare a vivere coi miei dopo 10 anni perché non ho un lavoro serio e soprattutto uno stipendio serio non è entusiasmante, così come stare ad aspettare che una scuola mi chiami per una supplenza o che l'università pubblichi il bando per i contratti o che il MIUR si decida finalmente a emettere il decreto del TFA. mi mancano i miei amici, moltissimo. ma sapere che ho una bombola d'ossigeno a 230 km mi fa stare un po' più tranquilla. le mie impressioni su questa città e questo Paese invece ve le risparmio, le rimando al momento in cui avrò finalmente raggiunto l'atarassia. momento che potrebbe non arrivare mai, ma tant'è.

giovedì 9 maggio 2013

Ma cosa voglio di più?

Ieri sera, a letto dopo una luuunga giornata in cucina, pensavo che questa settimana mi sta regalando grasse soddisfazioni:
- 2 giorni festivi (ieri per l'armistizio, oggi per il giovedi' dell'Ascensione);
- è morto andreotti;
- lo psiconano è stato condannato a 4 anni (soli, ma è un buon inizio... magistratura, ricordati che "we have a dream!");
- è nato il Marchesino, figlio di carissimi amici; 
- P. A.* a Parigi per 4 giorni.

Forse sarebbe il caso di tentare la fortuna a Euromillion, visto che sta girata dal verso giusto. Se tra un mese non avrete ancora avuto mie notizie, né da queste né da altre fonti, non chiamate "Chi l'ha visto?".

* P. A. : acronimo per "Principe Azzurro". Sono una disgraziata, lo so, non vi avevo detto niente, ma prometto che ve ne parlero' se non vincero' a Euromillion, appunto. Baci!

lunedì 16 gennaio 2012

Nuit calme

La dispensa di casa mia pullula di tè e tisane, anche in seguito al trasloco di anima gemella, da cui ho ereditato camomilla di tutti i tipi, soprattutto. La mia coloc è tisana-dipendente, cosi' ieri sera, in uno dei rari momenti di condivisione casalinga, ho deciso che potevo farle compagnia e mi sono preparata una "Nuit calme", infuso di camomilla, zagara e tiglio.
Ma la mia notte non è stata proprio calma, tutt'altro: piuttosto, una puntata memorabile del delirio onirico formichese, come dei bei tempi che furono. Tipo quella volta che ho sognato di essere sull'RER B e a un certo punto estraevo di tasca un revolver e freddavo il nero di fronte a me perché parlava troppo e mi infastidiva. E dove poi passavo il resto del sogno a piangere come una disperata perché mi avevano condannata a morte ed io ero troppo giovane per morire.

Stanotte no, non è stata una notte calma e il mio sogno non è stato lineare: un'accozzaglia di luoghi e personaggi, molti dei quali in cerca d'autore. Tipo la tizia seduta in prima fila a una conferenza che disdegnava la semantica e faceva una domanda del piffero, ma che io zittivo spiegandole uno dei principi fondamentali del lessico-grammatica (capite a che livello siamo?). Poi c'era la Merkel, vestita bene e più carina, che parlava un italiano perfetto (mi viene da pensare che forse non era la Merkel), c'era un tizio dalla pelle scura che dormiva nel mio ufficetto in gelateria, c'erano i miei nipotini bellissimi e zia Patrizia, i saldi, e semi di melone incollati in varie pagine dello stesso dizionario e all'interno di vari meloni che io staccavo con le mani, io che mi riaddormentavo e mi svegliavo alle 9.16.

Invece ho spalancato gli occhi alle 6.08, per colpa della Nuit calme, che è pure diuretica e ha avuto la meglio sulla pigrizia e la mia reticenza ad abbandonare il bel teporino del letto. Ho cercato di riaddormentarmi malgrado le infos a palla di quello del terzo piano, per spegnere la sveglia alle 8 e sobbalzare a mo' di Bianconiglio ("è tardi, è tardi!") circa un'ora dopo.

Quasi quasi, la prossima volta provo a farmi un caffè...

giovedì 24 febbraio 2011

Il cervello di notte

Noi, pii poveri illusi, pensiamo che una volta spenta la luce spegniamo pure il cervello. Siamo li', la testa appoggiata al cuscino e le membra ben rannicchiate sotto le coperte, a mettere una frontiera tra noi e il giorno. Con l'illusione che insieme alla schiena si distenda pure il neurone e si produca una sorta di sdoppiamento tra il nostro corpo e i nostri pensieri.

Non ho mai nascosto di avere un'attività onirica abbastanza intensa, spesso di difficile interpretazione. Sicuramente molto influenzata dalla mia quotidianeità (sogno spesso treni) o dai media (una volta, in campagna elettorale, ho sognato il nano che mi invitava a bere un bicchiere e cominciava a parlarmi male di Prodi, ma per fortuna mi sono svegliata al momento di entrare nel locale).

Stanotte, invece, ho continuato a pensare sul post di ieri, in cui avevo condensato solo qualche riflessione. E ho sognato un posto sul mare, con le finestre coloratissime, sembrava Vernazza. Mi arrivava un sms di Charles, mi chiedeva se accettavo un assegno di ricerca. Ma io, invece di fare i salti di gioia, pensavo: "E ora come glielo dico che vorrei rifiutare?". Poi entravo in un portone, che doveva essere casa mia. Subito dopo, si accalcavano dentro un sacco di giovani zingari, alcuni proprio bambini. Io mi fiondavo a  controllare che non toccassero le mie cose e uno di loro, che avrà avuto 5 anni massimo, mi stringeva fortissimo la mano, in una specie di braccio di ferro in piedi. Ma io non avevo forza a sufficienza per avere la meglio.

Mi sono svegliata con un senso di fiacchezza in tutto il corpo, come se fossi passata sotto un rullo compressore. Mi sono trascinata in cucina, gli occhi ancora semichiusi e dolori ovunque. Ho pensato, nell'ordine:
- voglio restare a Parigi e non voglio tornare in Italia;
- non voglio fare ricerca, non me ne frega una beneamata cippa (per dirla con l'albanese compagna di vita). Finiro' comunque la tesi, ci ho buttato tanto di quel sangue che sarebbe un peccato mollare;
- voglio lavorare coi libri, foss'anche fare la commessa da Gibert jeune.  O coi ragazzi.

Uno di questi giorni, busseranno alla porta. Sarà il mio neurone residuo, mi dirà: Uè figlio', famme stà 'nu poc quieto!

venerdì 12 novembre 2010

Strade di Francia

Arriverai alla gare de Lyon, arruffato da una notte in treno. Avrai deciso di partire due giorni prima, e io non avro' avuto il tempo di emozionarmi. Ti prendero' per mano e ti portero' con me, in un giorno senza pioggia e senza confusione, a scoprire i dedali di Belleville. Saliremo nel feudo di Pennac, ci perderemo nelle viuzze e per magia saremo a Buttes Chaumont. Andremo ovunque a piedi, senza stancarci, senza parlare troppo. Solo guardandoci ogni tanto negli occhi. Gli altri intorno non esisteranno, prenderemo un caffè in un bistrot dall'aria dimessa e fumosa, seduti sugli sgabelli al bancone. Poi andremo da Shakespeare & Co., andremo a Montmartre, e cerchero' di ricordarmi tutti i monumenti che si vedono da lassù. Mangeremo la stessa crème brûlée, spaccandola certosinamente col cucchiaino. Prenderemo una bici a place des Vosges e torneremo a casa, arrancando un po' sulla salita dell'avenue Daumesnil.






Cosi' io ti prendo per mano e ti porto con me...
perché a darsi un appuntamento che speranza c'è...

lunedì 25 ottobre 2010

Parole a dieta

"Concrétisez vos rêves."*

*(Concretizzate i vostri sogni.)

La scritta, bella grossa, campeggia in bianco su un manifesto blu notte a Nation, un manifesto con tante stelline bianche come la scritta. E' la pubblicità del centro commerciale Val d'Europe,dove i "rêves" da concretizzare sono moda, shopping e divertimenti vari, con un posto di spicco all'animazione per bambini il mercoledi' (giorno senza scuola per i bimbi francesi, nota di formichina).

Da quando ho visto questa pubblicità, 3 o 4 mattine fa, non faccio che pensare a quella scritta. A quel "rêve" piazzato li', come una parola qualsiasi, smunta. Come una donna a dieta che per prima cosa ha perso il seno e solo dopo la ciccia. Ecco, quel "rêves" piazzato li' cosi', a portata di mano nella cassa di un centro commerciale che puoi raggiungere in RER, mi disturba.

Quella parola, in un'altra lingua, l'hanno usata il Poeta dei poeti per dire di che pasta siamo fatti e "un uomo nero" per far capire al mondo quello che conta non è la razza, ma cosa abbiamo nel cuore, i nostri valori, i nostri sentimenti, per dirne due.

Mi pare che di questi tempi di taglie 40 e anoressia le parole belle siano tutte un po' a dieta, come se il loro significato pesasse troppo sulla bilancia della società. E quindi bisogna ridimensionarlo per esigenze di mercato, usandole in serie, un po' a casaccio qua e là.

Sarà che poi io trovo i centri commerciali uno degli aberranti prodotti della società moderna e quindi sono troppo di parte, ma io se penso ai miei di sogni, non penso a un giro per negozi. Come minimo al giro del mondo... Oppure penso al mio formichino azzurro, che da qualche parte dovrà pure essere, e sogno di addormentarmi con la testa sul suo petto e di fargli i biscotti per la colazione. Sogno una Napoli senza munnezza e senza malavita, libera di vivere il suo splendore. Sogno un mondo senza guerre e senza telegiornali a parlare di guai. Sogno 2-3 marmocchi che mi gironzolano per casa, e che ogni tanto caricherei in macchina per portarli dai nonni.

You may say I'm a dreamer
but I'm not the only one...

I'm sure about it...

venerdì 1 ottobre 2010

Sogni

L'altra notte ho sognato treni, corse, attese. Ho sognato che la parrucchiera mi faceva tre volte lo shampoo, e alla fine avevo i capelli mogano e lisci. Ho sognato una signora bionda, mia presunta parente, che doveva prendere un treno e arrivare in Sicilia, le davo dei soldi per fare il biglietto. Ho sognato un gran trambusto, una mia amica vestita in modo elegante, che c'era un'occasione speciale ma non capivo quale.

Stanotte ho sognato valigie, treni, metropolitane, aerei. Ho sognato orari a cui fare attenzione, e corse, e attese. Ho sognato una coppia di turisti italiani di una certa età che mi mostrava due biglietti da visita per Montmartre e mi chiedeva la strada per arrivarci. Io ci pensavo un attimo, cercavo di capire dov'ero, come farli arrivare alla metro più vicina. Sapevo che non era lontano, ma non riuscivo ad orientarmi e a dare spiegazioni. Ho sognato che il treno passava davanti a una chiesa, e io mi facevo il segno della croce, e che subito dopo mi pentivo di averlo fatto.

Di giorno sono treni, metropolitane, corse, attese. E la sensazione di stare perdendo qualcosa, di vista o davvero.