Ne avevo abbastanza. Non tanto - o almeno, non solo - del lavoro, quanto delle brutte notizie e dell'isteria diffusa a proposito di attentati, scontri di civiltà, immigrati-che-ci-rubano-il-lavoro, vaccini, musulmani
and so on. Per non parlare dei post degli insegnanti isterici sui vari gruppi dedicati al concorso scuola, covi di frustrati che non hanno mai saputo/voluto guardare al di là del proprio orticello e ora pretendono l'attenzione del mondo per le "ingiustizie che stiamo subendo".
E quindi l'ho fatto: ho chiuso l'accesso a
feisbuc dal wikariello e sono partita con P.A. alla volta di Corfù. Che sulla carta è in Grecia, ma potrebbe essere anche nel Cilento della mia infanzia o nel mio adorato Salento, con i suoi ulivi maestosi, gli oleandri colorati e i fichi profumati che mi diverto a cogliere.
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| Per le strade di Kerkyra |
Corfù che delude chi si aspetta le tipiche casine bianche col tetto blu e si ritrova invece un'architettura veneziana dalle forme neoclassiche e i colori pastello, Corfù dai sapori familiari ma più speziati, Corfù che è una prima tappa tra noi e qualcun altro più in là.
8 giorni con nelle orecchie solo il frinire delle cicale, lo sciabordio delle onde e il fruscio del vento, e come uniche domande "dove mangiamo stasera?" e "dove andiamo domani?"
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| Spiaggia di Arillas |
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| Spiaggia di Agios Gordis |
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| Pranzo a Kerkyra |