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mercoledì 28 maggio 2014

25 maggio tra Italia e Francia

Ho passato l'ultima settimana di questa tremenda campagna elettorale per le Europee in Italia. Il 25 pomeriggio sono tornata nel mio Paese d'adozione. Ho votato in Italia, ma ho scoperto i risultati quand'ero già a Parigi. E a dirla tutta, sono rimasta più sorpresa dai risultati italiani che da quelli francesi. Il successo di Renzi e del PD (ma, come ha giustamente osservato lei, è il successo di Renzi e basta) mi conferma che forse sono io a portare sfiga al PD, per una volta che non li voto (direttamente o indirettamente) fanno il 40% o che, semplicemente, Renzi è stato bravo a togliere quell'alone di sfiga che si portava dietro il PD e a convincere a votarlo chi non avrebbe mai votato Bersani o Prodi. La storia del "voto di scambio" degli 80 euro può essere vera, ma non fino in fondo, credo. C'è chi gli 80 euro li ha avuti ma non ha votato PD. A me Renzi non piace, quindi ho votato per Tsipras, di cui molti scoprono l'esistenza solo adesso ma che è comunque riuscito ad arrivare al 4%, cosa di cui sono molto felice. Ho avuto il piacere, venerdì sera, di andare a sentire alcuni dei suoi candidati a Pomigliano. Tra questi c'era pure Eleonora Forenza, che forse non arriva manco al metro e 60 di altezza, ma è una gigante per le sue idee e il modo in cui le esprime. Donna e precaria della ricerca: mi sembrava giusto scegliere lei. E per una volta, sono contenta di aver potuto scegliere chi votare, senza pensare alla paura di berlusconi, di grillo o del pazzo di turno e optare quindi "per il voto utile". Anche perché non è che posso passare la mia vita a votare PD sentendo sulle mie spalle una responsabilità che non mi appartiene.

Avevo un'amica candidata con i 5 stelle, ma non l'ho votata. Ecco, se lei fosse stata una candidata del PD l'avrei votata, proprio perché nel PD c'è bisogno di persone come lei. Ma l'idea di mandarla a Bruxelles a fare numeri da studenti in autogestione come quelli che fanno quotidianamente i parlamentari grillini nostrani non mi entusiasmava neanche un po'. Io non so quale sia la vostra posizione, ma io provo una profonda irritazione nei confronti del M5S. Un'irritazione profonda per la loro arroganza, supponenza, il loro maschilismo (molto marcato anche e soprattutto nelle grilline) e gli atteggiamenti (vogliamo dirlo?) apertamente fascisti. Non tollero quel "SVEGLIA!!!" da parte di chi fino all'altro ieri manco sapeva cosa fosse la democrazia e magari votava DC e ora si sente depositario della Verità assoluta, discepolo di un Verbo politico incarnatosi nella rete e facente leva sulla creduloneria e l'assenza di spirito critico. Non tollero quegli slogan da 4 soldi con cui rispondono ad ogni obiezione e l'incredibile incapacità di autocritica. Ma la smetto qui coi pandistelle, altrimenti va a finire che poi siete voi a non tollerare più me e non potrei perdonarmelo.

Passiamo alla Francia. Tutti scioccati dal 25% del Front National, va a capire perché. Cos'altro bisognava aspettarsi dopo il successo che hanno avuto alle amministrative? Doveva essere quasi scontato un loro successo alle Europee, elezioni che di solito attirano meno gente rispetto alle altre. L'elettore frontista, a differenza degli altri, va sempre a votare. Non come i ragazzi intervistati da France Info lunedì mattina che domenica hanno preferito andare a fare il picnic perché "le elezioni europee sono complicate e l'Europa è così lontana."
Personalmente sono impaurita più che sorpresa. Impaurita perché significa che le scritte razziste che leggo sulle porte dei bagni della biblioteca di Paris 7 (on écrit musulman, on lit terroriste, per esempio) o i commenti degli ospiti francesi della Péniche (ben, on va voter Marine Le Pen, les Polonais nous ont volé tout l'boulot) non sono fenomeni isolati, così come le spedizioni punitive ai rappresentanti delle associazioni studentesche di sinistra o l'omicidio di Clément Méric, quasi un anno fa.
Il problema è sempre lo stesso: chi c'è dall'altra parte? Un Presidente della Repubblica debole, senza carisma, che in due anni di governo non ha fatto niente di sensazionale, a parte farsi un'amante infinitamente più bella di lui. Il cambiamento promesso quel 6 maggio di 2 anni fa, quell'insistere sulle due priorità assolute, la justice et la jeunesse, sono state tutte parole al vento. Poi forse sono poco informata io, fatto sta che Hollande e i suoi sono stati puniti abbastanza in fretta. I Francesi, a differenza degli Italiani, non aspettano 20 anni e un nuovo Salvatore. Chi non funziona, va a casa quasi subito. E, soprattutto, sembrano soffrire meno di Alzheimer rispetto a noi. I loro politici, invece, alla stregua dei nostri, amano riempire fascicoli di inchieste. L'ultimo, il segretario dell'UMP, Jean-François Copé, è stato gentilmente invitato alle dimissioni dai suoi compagni di partito dopo il suo coinvolgimento nell'affare Pygmalion (roba di finanziamenti illeciti nella campagna elettorale). Come si dice dalle mie parti, pure in Francia "o' cchiù pulito, tene 'a rogna". Ma non lo dite ai grillini, sennò vengono pure qua a mandare tutti a casa e poi va veramente a finire che non posso stare tranquilla da nessuna parte.
Io comunque per questa domenica ho organizzato una visita alla Cité nationale de l'histoire de l'immigration, vuole un po' essere la mia protesta al Front National e invito chiunque fosse su Parigi quel giorno ad unirsi a me. Tra l'altro è la prima domenica del mese e il museo è gratis.

- Hai visto? Il Front National ha fatto il 25%, vuol dire che devi tornare in Italia. E' pericoloso per te stare là, ci sono i razzisti.
- In Italia, invece…
- Beh, ma in Italia ci sono anch'io!
- Mmmh, anche questo è vero.
- Alla fine ho votato anch'io per Tsipras, ho pensato al tuo futuro, soprattutto. Diciamo che il mio è stato un voto per amore. E ho detto anche ai miei di votare per Tsipras. 

Suoi che hanno seguito il consiglio del figlio. Mi sa che presto sarà tempo di tornare a casa.

martedì 9 ottobre 2012

Vince lei

E' un piovoso sabato sera di fine estate a Pirano. Rassegnata al fatto che uno dei miei pochi giorni di ferie di quest'anno non è come lo avrei voluto io, decido di consolarmi con un Aperol Spritz in un bar fighetto sul lungomare, dove poche ore prima ho avvistato un bel moretto coi ricci e gli occhi verdi.
Mi siedo e aspetto, non c'è molto da fare. La musica è altissima, quindi leggere no. Potrei scroccare una sigaretta, ma sono troppo pigra per farlo. E rimango li' a guardare il passeggio, il mare e le goccioline di pioggia che scendono imperterrite e cadenzate.
Il cameriere mi scuote dal mio torpore, portandomi un bicchiere identico a quello che già sto bevendo.
 - Questo glielo offre il signore laggiù. 

E dopo un po' arriva il signore laggiù, che avevo già avuto occasione di incrociare durante le mie poche ore a Pirano. Ovviamente brutto, sicuramente più di 40 anni (e se ne ha meno, se li porta molto male, io che di vecchi ormai un po' ne capisco). Scopro che è tetesko, me ne informa poco dopo avermi chiesto se puo' sedersi.
E con fare ammiccante mi fa:
- You are alone?
Al che io rispondo che purtroppo si', perché il mio fidanzato lavora molto e non ha potuto accompagnarmi...
La pietosa bugia sortisce l'effetto sperato e, dopo qualche battuta, il tipo si alza e se ne va. Informo la Schwester dell'accaduto, la quale mi risponde con un un "uhauahuahaahuahuahauahuahua nun cia faccio, sto murenn".

L'indomani, stazione di Trieste. Ricevo il seguente sms da Valencia:

"Senti questa: il taxista equadoregno che mi dice che sono bella e che sembro più giovane e che gli occhiali mi donano e non fa altro che chiamarmi linda, , niña, guapa. Che mi chiede se ci reincontreremo mai e mi canta le canzoni d'amore di un certo Federico Lovia, famoso cantautore argentino. E che, alla fine di tutto, mi fa anche sparagnare. Secondo me vinco io."

Non ho neanche bisogno di dirlo, vince lei...

sabato 21 aprile 2012

Pragmatismo paterno

- Mà, hai visto? A' piccerella se ne va a Valencia per l'Erasmus!
- Eh, ho visto... Sono proprio contenta!

Voce fuori campo: - E speriamo che si trovi un bel fidanzato spagnolo cosi' abbiamo la carne di toro gratis!

A volte mi chiedo come siano costruite le connessioni neuronali di mio padre... ma ho il vago sospetto che il cibo occupi un posto importante.

domenica 9 ottobre 2011

Opportunities

Quando ando' via da Parigi a fine maggio 2007, l'amico filologo fece una bella lista delle cose che vi aveva imparato. Una di queste recitava cosi': "Ho imparato che la Francia è il Paese delle opportunità, dove un ungherese puo' diventare Presidente della Repubblica e permettersi di creare il Ministero dell'identità nazionale";

Visti da "dentro", i Francesi accusano abbastanza l'attuale crisi economica, ma a differenza di come è stata affrontata la cosa in Italia ("la crisi non esiste, è un'invenzione di quei pessimisti della sinistra") loro non fanno altro che parlarne. Alla radio, in tv, sui giornali, in metro, negli uffici. Nonostante tutto questo, la Francia (o almeno Parigi) rimane il Paese (o la città) delle opportunità. Un piccolo esempio a partire da una cosa successa a me. Mercoledi' ho messo un annuncio su Italians, 3 righe che dicevano più o meno:
"Salve, sono formichina e faccio un dottorato. A fine mese non avro' più la borsa e quindi cerco un lavoro part-time come insegnante, commessa o segretaria. Ho un'ottima padronanza del francese scritto e parlato e una buona conoscenza dell'inglese. Questo è il mio numero, chiamatemi."

E cosi' giovedi' (il giorno dopo), mentre ero in BnF sulle mie sudate carte mi arriva una chiamata.

- Salve, siamo una gelateria-risotorante italiana, ho letto il suo annuncio e volevo chiederle se le interessa un posto part-time di segretaria presso i nostri uffici. Ha già lavorato come segretaria?
- No, mai. Ho aiutato qualche volta i miei con la fatturazione della loro attività, ma posso imparare. Vuole che ne parliamo da vicino?
- Domani alle 15  va bene?
- Perfetto, a domani.

Venerdi' alle 15 ho fatto il famoso colloquio, comincio domattina. Saranno 2 settimane di prova, poi se va bene mi fanno un CDD (contrat durée déterminée) fino a fine febbraio. Mi danno lo SMIC (cioè lo stipendio minimo a norma di legge), ma mi va bene cosi'. Lavorero' 3 giorni e avro' anche la possibilità di guadagnarmi un po' di extra con delle traduzioni. Non sarà il lavoro della mia vita, ma è quello che cercavo.
Se fossi stata in Italia non sarebbe stato cosi' semplice, credo. E sono sicura che con le mie 24 ore settimanali allo SMIC guadagnero' più delle commesse dei negozi di Pomigliano, 400 euro al mese per lavorare 8 ore al giorno (forse anche 9) 5 o 6 giorni a settimana.

Sono stata presa cosi', sulla fiducia, dicendo "salve, questo è il mio cv", senza bisogno della telefonata di nessuno o di avere alle spalle 5 anni di esperienza, una laurea col massimo dei voti e max 26 anni. Poi se non andrà, pace, avro' fatto un'esperienza diversa per due settimane. Due settimane che saranno comunque retribuite.
Dovrebbe essere la normalità, e invece a me pare un evento straordinario. Forse in Italia ci siamo troppo abituati a un'idea di lavoro che si avvicina più alla carità (come quella di una monetina data distrattamente al mendicante di turno) che a un diritto.
E mo' fatemi l'in-bocca-al-lupo, ja!

Ah, in tema di opportunità e di belle notizie, colgo l'occasione per dirvi che lo venerdi' scorso c'è stato un simposio con altri bloggers italiani a Parigi (suibhne, il colonnello Kurtz e NotreAnne, trovate i loro blog nella colonnina a destra), e che almeno per me è stata una gran bella serata. Una conferma ulteriore che la blogosfera riserva spesso delle belle sorprese, sisisi'.

sabato 30 aprile 2011

Io non mi sposo (almeno per ora)

Non so se c'è stata un'epidemia o se i preti potranno celebrare matrimoni fino al 2012, ma sembra che tutti debbano sposarsi tra quest'anno e il prossimo (persino l'uomo che credevamo insaisissable, il nostro Da-miii-aaaano, che va a sposarsi a Las Vegas). Senza contare tutti quelli che sono convolati a nozze l'anno scorso, almeno tra amici e conoscenti. E tutti mi guardano come se fossi un po' un animale strano, che alla mia veneranda età (28 anni, eh) non ho né l'idea di dove voler stare, né di cosa fare, né uno straccio di fidanzato o amico speciale che potrebbe candidarsi per l'altare. E quindi io non mi sposo, almeno non quest'anno e neppure l'anno prossimo (molto probabilmente manco nel 2013, ma non mettiamo limiti alla Provvidenza).
Non mi sposo perché non ho passato buona parte della mia vita a sognare di farlo, a pensare a cosa manca nel corredo (già la parola è brutta), al vestito, ai testimoni e alle tende e alle piastrelle che mettero' a casa mia.


Non mi sposo non solo perché non ho il candidato, ma perché in questi ultimi anni ho avuto altre priorità, per esempio imparare a camminare con le mie gambe in un Paese straniero, in cui non conoscevo nessuno; accompagnare 50 ragazzini scalmanati in gita a Napoli; sentirmi dire che ho  un joli accent; festeggiare il 14 luglio, la fête de la Musique e san Ranieri; riempire valigie e scatoloni e svuotarli una volta arrivata a destinazione, per poi ricominciare a riempirli e svuotarli; andare in Bretagna in macchina e dormire in campeggio; guardare il mio Paese da lontano; valutare il bidet come una delle più grandi invenzioni progressiste; capire quanto è importante la mia famiglia; imparare un sacco di gros mots; capire meglio il significato della parola straniero; conoscere gente da dovunque e farmi raccontare cosa significa vivere in Palestina o in Cina; amare Parigi, odiare Parigi, tornare a Parigi per amore di Parigi e chiedermi se un giorno riuciro' a vivere lontano da Parigi senza rimpianti; scoprire e innamorarmi della cucina orientale; conoscere delle persone eccezionali; aiutare dei cuccioli di mangiaranocchie a fare i compiti; prendere aerei e treni, poi solo treni, poi di nuovo aerei e di nuovo aerei e treni; imparare a bere vino; contare i giorni che mancano per tornare a casa; desiderare di essere a casa per il PomiglianoJazz; scrivere lettere e mail; scoppiare in lacrime davanti a un flic mentre cerco di denunciare una vecchia scroccona; collezionare regali e biglietti d'auguri; andare di nuovo in bicicletta; caricarmi lo zaino in spalla e camminare da sola alle 5 terre; fare tante foto; visitare la casa di Monet; andare a lezione in Sorbona; sdraiarmi a piazza dei Miracoli; cambiare 13 coinquilini; sentire un posto come casa ma capire che nessun posto potrà mai essere casa se non casa soltanto. Ah, e nel frattempo ho fatto pure un po' di casting (sempre per il candidato all'altare), raccogliendo materiale per tutta una saga sul blog (cose che voi umani...).


Tanto,  finché questo rimbambito di formichino azzurro non trova la strada, hai voglia di fare!!!

sabato 5 febbraio 2011

4 anni fa

Quattro anni fa, in questo stesso giorno, partivo in Erasmus. Scrivere qualsiasi cosa mi sembra superflua, anche perché l'ho già fatto qui.. Metto una foto, l'avevo fatta il giorno della gita a Giverny. L'interpretazione è libera.

lunedì 10 gennaio 2011

Le hasard

Mélaine l'ho conosciuta a Pisa nel settembre 2007. Era appena arrivata per l'Erasmus e mi aveva chiesto dove fosse la facoltà di Storia e Filosofia. Io dall'Erasmus ci ero appena tornata e a Pisa di mangiaranocchie m'era rimasta solo Elodie. Ci siamo scambiate il numero e ogni tanto ci vedevamo. E' di Rouen, ha 3 anni meno di me e un bel faccino tondo con due belle guanciotte piene e un sorriso perenne, la voglia di girare il mondo e già due viaggi in Africa alle spalle, uno in Senegal e l'altro in Mali.
L'avevo vista l'ultima volta il 25 giugno 2008, alla mia laurea, mi aveva portato una rosa rossa. Due ore dopo sarebbe partita coi suoi per casa e i 9 mesi a Pisa piegati a modo e sistemati con cura nel camper.

Sabato sera i miei amici mi hanno portato in un barrino microscopico e un po' lercio con musica dal vivo e troppa gente rispetto a quanta ne poteva contenere. Ero di spalle alla porta, a un certo punto mi giro e vedo una ragazza, bassina e dall'aria familiare. Ci fissiamo per qualche secondo, poi lei mi fa: Rosa! Ma che ci fai qui???

E' scattato l'abbraccio, poi mi ha presentato il suo ragazzo e abbiamo parlato una buona parte della serata. Non mi sarei mai aspettata di incontrarla, perché lei ora vive a Lyon e tra un mese parte per il Burkina Faso per uno stage di 4 mesi, percorso conclusivo della formazione in "arts de la rue", un lavoro da sognatori.

Dite quello che vi pare, ma io al caso non ci ho mai creduto e mi pare sempre più difficile cominciare a crederci.Chiamatela Vita, chiamatelo Destino, Fato. Io lo chiamo Dio. E me lo immagino come un grande e burattinaio bonaccione che maneggia i fili sottili delle nostre vite. Ogni tanto magari fa un po' di casino, ma pover'uomo, vorrei veederci voi con 6 miliardi di marionette!
E alla tua domanda, cara Mélaine, rispondo cosi': avevo appuntamento con un'amica che non vedevo da un po' di tempo.

mercoledì 3 novembre 2010

Tenpura-udon

Fumitake è giapponese e ha un naso particolare, squadrato come quello dei faraoni ma di dimensioni micro, e presiedeva il comitato dei residenti alla maison d'Italie. Ci siamo conosciuti nella cucina del secondo piano, quella con le finestre strette e una perenne, penetrante puzza di fritto.
Anche lui è linguista, ma un linguista serio. Ha lasciato il Giappone diversi anni fa, ma non sembra intenzionato a ritornarci, anche se detesta i Francesi. Parla un ottimo italiano ed è un grande conoscitore della nostra cultura, di De André, soprattutto,e ogni anno passa una settimana a Piombino da alcuni suoi amici.

Ieri sera siamo finalmente riusciti a vederci ed andare da Kunitoraya, un minuscolo ristorante giapponese (un vero ristorante giapponese!) in rue sainte Anne, specializzato in udon, spaghetti giapponesi, spessi più o meno il triplo dei nostri spaghetti alla chitarra. Tenpura-udon è una zuppa con questi spaghetti e un enorme gambero fritto, la mia vittima per la cena. Mentre mangiamo, Fumi mi spiega come riconoscere i finti ristoranti giapponesi (gestiti in realtà da Cinesi o Coreani), mi fa una lezione sul riso e mi racconta dei suoi deliri con la tesi e il suo laboratorio. Ha la staordinaria abilità di dire "A me di questo non me ne fotte un cazzo" quasi con eleganza. 

Dopo cena, usciamo a fare due passi e a cercare un bar. In un'ora, forse, abbiamo parlato come non abbiamo fatto alla maison d'Italie in 6 mesi, e di tutto.
Poi andiamo a prendere la 14 a Pyramides, con la promessa di rivederci presto.
Sulla strada di casa e col tenpura-udon che mi viaggia in corpo, ho l'ennesima conferma che, grazie alla maison d'Italie, da 3 anni a questa parte campo un po' di rendita in amicizia.

giovedì 8 luglio 2010

Verso Siviglia, 29 giugno 2010

Quando 5 mesi fa ho prenotato l'aereo per il convegno, la tratta Parigi-Granada non era ancora stata attivata. Pensando "vabbè, tanto è vicino", presi un biglietto per Siviglia. Vicino, sì. 256 km. L'ho realizzato il giorno prima di partire, quando tra l'altro ho scoperto che c'era pure l'aereo diretto per Granada. Mais bon.

Aeroporto di Orly, coda al check-in della Vueling: un gran casino. Turisti spagnoli che rientrano , turisti francesi che partono, Erasmus che tornano a casa dopo un anno. Davanti a me, un ragazzo con un valigione blu, un'altra borsa e un poster arrotolato. In coda, una signora con una giacchetta verde approfitta un po' del caos e grille la queue. Giustificandosi poi del fatto che "c'est mal fait" ed è per questo che la gente passa avanti. Francese nell'anima: incapace di dire "ho sbagliato", la colpa è sempre di qualcuno o di di qualcos'altro.

In aereo, il ragazzo di cui sopra mi chiede se posso cedergli il mio posto, vuole stare vicino ai suoi amici. Tornano dall'erasmus anche loro. Penso al mio ritorno, 3 anni fa. Parliamo un bel po', pesco nel mio esame di spagnolo terza lingua e mi faccio capire. Lui pensa che sia francese. Proprio come i Francesi pensano io sia spagnola.
In credito del favore del posto, e con l'aggravante che il chico è pure carino, gli chiedo un po' di dritte su Siviglia. Mi dice come spostarmi, dove mangiare un boccone, cosa vedere nelle poche ore tra l'arrivo e il bus per Granada.

Fase di atterraggio: la città si avvicina, il colore dominante è quello che la Giotto chiama "terra di Siena". Ogni tanto qualche macchia di verde, le case bianche con dei rettangoli blu (piscine?). Qualcosa mi dice che fa parecchio caldo...

Landed. Saluto il chico e i suoi due amici, gli faccio il mio in bocca al lupo per il post-Erasmus. Quanto li capisco...