L'accoppiata fatale di estate e casa mi trasforma in una divoratrice di libri. Se c'è una cosa che riesco a mangiare velocemente, sono i libri, d'estate. Non riesco più a leggere a letto durante l'anno da un bel po', quando ho voglia leggo in metro, ma un libro mi dura anche mesi. C'è poco da fare, il posto migliore è il letto di casa mia: il cuscino alto, il copriletto con le rose, balcone e finestra spalancati sono proprio il minimo sindacale.
2 giorni fa alla Feltrinelli ho preso due libri di Carofiglio: un libro di racconti e l'ultimo della serie dell'avvocato Guerrieri, Le perfezioni provvisorie. Questo - ovviamente straordinario - l'ho già finito e sono alla ricerca della mia prossima vittima. L'altro Carofiglio me lo riservo per un altro momento, il pendolo oscilla su:
1) Murakami, Norvegian Wood
2) Bulgakov, Il maestro e Margherita
3) Coelho, Veronika decide di morire
4) Manzoni, I promessi sposi
Come si può capire, ho le idee chiare...
giovedì 29 luglio 2010
lunedì 26 luglio 2010
Discrepanze
Orsacchiotto e mummy all'aeroporto, il letto pronto, insalata di pasta e parmigiana di zucchine come cena. Zia Patrizia, zio Franco e Andrea. Nonna che mi chiama "Celestina". Rispetto all'ultima volta, in cui ero una suora, facciamo progressi: almeno rimane nel campo cromatico.
E stamattina un sole vero, caldo, ma con un bel venticello che sposta le foglioline della bouganvillea che cadono sulle piastrelle azzurre della terrazza.
Si scrive "casa", ma si legge "tanti cuori".
E stamattina un sole vero, caldo, ma con un bel venticello che sposta le foglioline della bouganvillea che cadono sulle piastrelle azzurre della terrazza.
Si scrive "casa", ma si legge "tanti cuori".
domenica 25 luglio 2010
Incontri fortuiti
Sabato scorso, sulla 8 in direzione casa,ho conosciuto un ragazzo che abita nel mio quartiere e sua madre. O meglio: ci ha fatto conoscere tutti Naomi, una 19enne di Avignon che aveva alzato un po' il gomito ed era in vena di socializzare. Ha cominciato a parlare a macchinetta e a fare domande a tutti, così ci siamo presentati. Enchantée Naomi, enchantée Rosa, ah tu vois? Vous c'est Rosa moi c'est Rose (la mamma del tipo) e moi c'est Jérome (il tipo). Originari del Sud pure loro, des Hautes Pyrénées. Calcolando che Jérome è qui da 8 anni, dev'essere mio coetaneo, al massimo ha 2 anni in meno.
Da sabato, ho incontrato Rose e Jérome già due volte: martedì sulla 6 al rientro dal lab e stasera in rue de Fécamp. Ci siamo fermati di nuovo a scambiare due parole, poi ognuno per la sua strada.
Ora, considerando che nel formicaio brulicano 2 milioni e duecentomila formichine ogni giorno -senza contare i turisti- , le cose sono 2: o Jérome è l'uomo della mia vita (e in quel caso gli consiglio un corso accelerato di verve, nonché di cambiare barbiere, ché sembra un fratino), oppure che Parigi è davvero piccola...
Da sabato, ho incontrato Rose e Jérome già due volte: martedì sulla 6 al rientro dal lab e stasera in rue de Fécamp. Ci siamo fermati di nuovo a scambiare due parole, poi ognuno per la sua strada.
Ora, considerando che nel formicaio brulicano 2 milioni e duecentomila formichine ogni giorno -senza contare i turisti- , le cose sono 2: o Jérome è l'uomo della mia vita (e in quel caso gli consiglio un corso accelerato di verve, nonché di cambiare barbiere, ché sembra un fratino), oppure che Parigi è davvero piccola...
giovedì 22 luglio 2010
Lungomare di Malaga, 5 luglio 2010
Ceniamo da Miguel el carinoso, una trattoria che fa molto Policastro, mi ricorda "La rustica" o "Ippocampo" prima dei lavori. Piacerebbe al mio orsacchiotto, ne sono sicura.
Anche se sono le 22, c'è poca gente. Molti arriveranno più tardi.
Suonatori di fisarmonica si alternano a venditori di fiori. Ma non sono le solite rose inodori dei pakistani di tutto il resto del mondo: sono steli impilati in una scatola coi buchi. All'estremità di ognuno, un intreccio di fiori bianchi, dal profumo intenso e inebriante: gelsomino del Marocco.
Ma il re incontrastato dei profumi, stasera, è l'odore di salmastro, che mi entra su per le narici a intervalli regolari. Quanto mi sia mancato, lo realizzo solo ora.
Anche se sono le 22, c'è poca gente. Molti arriveranno più tardi.
Suonatori di fisarmonica si alternano a venditori di fiori. Ma non sono le solite rose inodori dei pakistani di tutto il resto del mondo: sono steli impilati in una scatola coi buchi. All'estremità di ognuno, un intreccio di fiori bianchi, dal profumo intenso e inebriante: gelsomino del Marocco.
Ma il re incontrastato dei profumi, stasera, è l'odore di salmastro, che mi entra su per le narici a intervalli regolari. Quanto mi sia mancato, lo realizzo solo ora.
martedì 20 luglio 2010
Statistiche
Melania e un suo collega hanno scoperto, grazie a Internet, che ogni giorno nel mondo, su 6 miliardi di persone, solo 120 milioni fanno 4 salti in padella.
Poca roba, decisamente. Anche se escludi bambini, vecchi (vecchi vecchi), infermi.
Tuttavia, stando a quello che sento, una percentuale rappresentativa abita nel mio palazzo, anche se mi mancano le statistiche dei piani bassi...
Poca roba, decisamente. Anche se escludi bambini, vecchi (vecchi vecchi), infermi.
Tuttavia, stando a quello che sento, una percentuale rappresentativa abita nel mio palazzo, anche se mi mancano le statistiche dei piani bassi...
venerdì 16 luglio 2010
Fusilli in bateau mouche
Stasera ho assistito a una scena che non dimenticherò facilmente.
Péniche, in cucina a preparare la cena. Il cuoco ci ha lasciato 2 grandi vaschette di acciaio con della pasta, già cotta (stamattina) e condita al burro. Servirà d'accompagnamento alla bolognese che è già in forno a cuocere. Bisogna scaldare la pasta. Propongo di farla scaldare a bagnomaria nell'enorme vasca d'acciaio, quella in cui potrebbe fare il bagnetto pure un bambino. Le altre volontarie non sono tanto convinte della mia proposta, ma decidono di seguire il mio consiglio.
Bene, dopo 20 minuti buoni che le vaschette galleggiano allegramente nel bagnomaria, la tipa mi fa: "Je pense que c'est pas trop bien, c'est froid". Assaggio un fusillo in superficie: "Mais non, c'est chaud".
Cominciano a riempire le zuppiere per la sala, io sono ad asciugare le stoviglie. Dopo un po' vedo che pescano sul fondo della vaschetta e dicono che la pasta è fredda. Si consultano e decidono di versare la pasta nell'acqua bollente, scolandola almeno 3 minuti dopo. Per non far dispiacere nessuno, ma per dimostrare comunque che avevano ragione loro, provano entrambi i metodi, insomma. Col risultato che a tavola s'è visto un bello spettacolo di fusilli alla bolognese sul bateau mouche, galleggiavano su un dito d'acqua...
Ora, io in fisica sono parecchio ignorante, se pensate che sono andata a fare la terza prova della maturità con le fotocopie rimpicciolite del libro di fisica ben camuffate nel dizionario di tedesco, e che all'orale non ho saputo manco la prima legge di Ohm. Però dé, se sapessero che sono arrivata terza su 3 al campionato di cucina, porterebbero più rispetto alle mie proposte...
Péniche, in cucina a preparare la cena. Il cuoco ci ha lasciato 2 grandi vaschette di acciaio con della pasta, già cotta (stamattina) e condita al burro. Servirà d'accompagnamento alla bolognese che è già in forno a cuocere. Bisogna scaldare la pasta. Propongo di farla scaldare a bagnomaria nell'enorme vasca d'acciaio, quella in cui potrebbe fare il bagnetto pure un bambino. Le altre volontarie non sono tanto convinte della mia proposta, ma decidono di seguire il mio consiglio.
Bene, dopo 20 minuti buoni che le vaschette galleggiano allegramente nel bagnomaria, la tipa mi fa: "Je pense que c'est pas trop bien, c'est froid". Assaggio un fusillo in superficie: "Mais non, c'est chaud".
Cominciano a riempire le zuppiere per la sala, io sono ad asciugare le stoviglie. Dopo un po' vedo che pescano sul fondo della vaschetta e dicono che la pasta è fredda. Si consultano e decidono di versare la pasta nell'acqua bollente, scolandola almeno 3 minuti dopo. Per non far dispiacere nessuno, ma per dimostrare comunque che avevano ragione loro, provano entrambi i metodi, insomma. Col risultato che a tavola s'è visto un bello spettacolo di fusilli alla bolognese sul bateau mouche, galleggiavano su un dito d'acqua...
Ora, io in fisica sono parecchio ignorante, se pensate che sono andata a fare la terza prova della maturità con le fotocopie rimpicciolite del libro di fisica ben camuffate nel dizionario di tedesco, e che all'orale non ho saputo manco la prima legge di Ohm. Però dé, se sapessero che sono arrivata terza su 3 al campionato di cucina, porterebbero più rispetto alle mie proposte...
giovedì 15 luglio 2010
MMM: Mica Male Malaga.
Non è bella come Granada, anzi non ha proprio niente a che vedere. Malaga non sa molto di storia, è una città bambina cresciuta troppo in fretta.
Il centro è dominato dalla cattedrale barocca, ovunque ti giri ne scorgi un pezzo. C'è qualche bel palazzo, ma l'incanto dura poco: spesso il suo vicino è un capolavoro dell'architettura anni '70, "cemento è bello". Un po' come il Centro direzionale.
Ma Malaga ha il mare e, malgrado il porto, si può fare il bagno, non come a Calambrone, meta di un epico smarrimento con la Fra (" ti dò questa notizia in conclusione / per sbaglio son finita a Calambrone"). Calette di fronte a un lungomare costellato di bar e ristoranti. Dietro il lungomare, una stradina con due file di casette bianche, una di fronte all'altra. La strada è lontana, i bambini possono giocare tranquilli. Una volta doveva essere un villaggio di pescatori, convertito in fretta in paradiso turistico alla moda.
Sarà la mia mania di voler ritrovare sempre qualcosa di un altro dove, ma a tratti mi sembra la Calabria senza i napoletani...
Il centro è dominato dalla cattedrale barocca, ovunque ti giri ne scorgi un pezzo. C'è qualche bel palazzo, ma l'incanto dura poco: spesso il suo vicino è un capolavoro dell'architettura anni '70, "cemento è bello". Un po' come il Centro direzionale.
Ma Malaga ha il mare e, malgrado il porto, si può fare il bagno, non come a Calambrone, meta di un epico smarrimento con la Fra (" ti dò questa notizia in conclusione / per sbaglio son finita a Calambrone"). Calette di fronte a un lungomare costellato di bar e ristoranti. Dietro il lungomare, una stradina con due file di casette bianche, una di fronte all'altra. La strada è lontana, i bambini possono giocare tranquilli. Una volta doveva essere un villaggio di pescatori, convertito in fretta in paradiso turistico alla moda.
Sarà la mia mania di voler ritrovare sempre qualcosa di un altro dove, ma a tratti mi sembra la Calabria senza i napoletani...
Paris, 14 juillet
Ore 9.03, sms ricevuto 1: Salu Rosa. Ecq tu sai si la fac est ouverte ojourdui?
Ore 9.06, sms inviato: Je crois qu'elle est fermée, c'est férié. Je sais que Patrice travaille aujourd'hui, donc peut-et tu peux entrer...
Ore 9.19, sms ricevuto 2: Ok. Il me falait just 1 prétxt pr rester o lit. 8-) Bizoussss.
Sms non inviato 1: e che c'era bisogno di scassare la mi... a me?
Sms non inviato 2: non so se tu abbia trovato il pretesto, ma i presupposti per un ricovero coatto ci sono tutti.
Gli sms me li ha mandati M., una del mio lab. 29 anni di femmina, la sua vita è solo la tesi: niente uscite, uno studio a Noisy Legrand (voluto, non capitato), spesa su internet.
A me queste persone cosi' ingenerose verso la vita fanno venire voglia di farmi prestare la clava da Fred Flintstone... WILMAAAAAAAAA!
Ore 9.06, sms inviato: Je crois qu'elle est fermée, c'est férié. Je sais que Patrice travaille aujourd'hui, donc peut-et tu peux entrer...
Ore 9.19, sms ricevuto 2: Ok. Il me falait just 1 prétxt pr rester o lit. 8-) Bizoussss.
Sms non inviato 1: e che c'era bisogno di scassare la mi... a me?
Sms non inviato 2: non so se tu abbia trovato il pretesto, ma i presupposti per un ricovero coatto ci sono tutti.
Gli sms me li ha mandati M., una del mio lab. 29 anni di femmina, la sua vita è solo la tesi: niente uscite, uno studio a Noisy Legrand (voluto, non capitato), spesa su internet.
A me queste persone cosi' ingenerose verso la vita fanno venire voglia di farmi prestare la clava da Fred Flintstone... WILMAAAAAAAAA!
martedì 13 luglio 2010
Granada
Non sono mai stata in Sicilia, ma per come me la immagino, deve somigliare da qualche parte a Granada, crocevia di Arabi e Cristiani, proprio come Otranto lo è tra Roma e l'Oriente bizantino.
Granada è chiese e piastrelle di mosaico, piazze ogni 50-100 metri con piante e fontane.
Granada è teli color sabbia tra un lato della strada e quell'altro, per proteggerti la testolina dal sole cocente.
Granada è leggere "benvenuto" sul viso di chi incroci, dei passanti a cui chiedi la strada e che ti accompagnano per farti vedere dov'è.
Questa gente porta impressa nei geni una lunga storia di tolleranza, di gomito a gomito con l'altro, il lontano, il diverso.
Sarà che ormai la mia quotidianeità è immancabilmente condita dalla scortesia dei Parigini, ma mi fa effetto. Mi viene in mente un manifesto che da un po' campeggia nelle stazioni RATP: "Tourism in France - The great welcome". Sottolinerei il great e il welcome. Se ne incontro il geniale ideatore, gli faccio una sonora risata in faccia...
Granada è chiese e piastrelle di mosaico, piazze ogni 50-100 metri con piante e fontane.
Granada è teli color sabbia tra un lato della strada e quell'altro, per proteggerti la testolina dal sole cocente.
Granada è leggere "benvenuto" sul viso di chi incroci, dei passanti a cui chiedi la strada e che ti accompagnano per farti vedere dov'è.
Questa gente porta impressa nei geni una lunga storia di tolleranza, di gomito a gomito con l'altro, il lontano, il diverso.
Sarà che ormai la mia quotidianeità è immancabilmente condita dalla scortesia dei Parigini, ma mi fa effetto. Mi viene in mente un manifesto che da un po' campeggia nelle stazioni RATP: "Tourism in France - The great welcome". Sottolinerei il great e il welcome. Se ne incontro il geniale ideatore, gli faccio una sonora risata in faccia...
lunedì 12 luglio 2010
En el bus Sevilla-Granada, 29 de junio 2010
Le autostrade sono tutte uguali, o almeno quelle del Sud. Forse è la lingua delle insegne che ti fa capire che sei da un’altra parte. Asfalto, lavori in corso e gli immancabili oleandri. Ogni tanto, campi coltivati.
Il paesaggio che riempie la distanza Siviglia-Granada mi ricorda un po’ le superstrade del Cilento, in particolare quella che collega Policastro a Buonabitacolo. L’avrò fatta centinaia di volte, soprattutto fuori stagione.
Mi aspettavo di vedere le “serre dello scandalo”, ma forse non è qua che devo cercarle. Il mio sguardo si perde invece in immensi campi di girasoli, sorprendentemente non bruciati dal sole, a differenza di quelli di un passaggio in Umbria d’una decina d’anni fa. Brillanti e fieri, mi fanno compagnia per diversi km.
Dopo un po’ decido che posso fare a meno dell’ipod, mi accoccolo sul sedile in dormiveglia. Qua e là, bocconi di conversazione in spagnolo. Davanti agli occhi della mente, un messaggino di parecchie vite fa: “Eres mi luz. Hasta pronto.”
Il paesaggio che riempie la distanza Siviglia-Granada mi ricorda un po’ le superstrade del Cilento, in particolare quella che collega Policastro a Buonabitacolo. L’avrò fatta centinaia di volte, soprattutto fuori stagione.
Mi aspettavo di vedere le “serre dello scandalo”, ma forse non è qua che devo cercarle. Il mio sguardo si perde invece in immensi campi di girasoli, sorprendentemente non bruciati dal sole, a differenza di quelli di un passaggio in Umbria d’una decina d’anni fa. Brillanti e fieri, mi fanno compagnia per diversi km.
Dopo un po’ decido che posso fare a meno dell’ipod, mi accoccolo sul sedile in dormiveglia. Qua e là, bocconi di conversazione in spagnolo. Davanti agli occhi della mente, un messaggino di parecchie vite fa: “Eres mi luz. Hasta pronto.”
venerdì 9 luglio 2010
Orthographe
Studio francese da quando avevo 13 anni, più di mezza vita. Ho totalizzato in tutto 26 mesi in Francia, faccio un dottorato in Linguistica francese.
Bene, ho realizzato solo 2 giorni fa che "formica" si scrive "fourmi" e non "fourmie", anche se "fourmie" fa decisamente più joli.
Indi, ho cambiato il titolo ma non l'url.
Vado a farmi un bel quarto d'ora di scuorno dietro la lavagna...
Bene, ho realizzato solo 2 giorni fa che "formica" si scrive "fourmi" e non "fourmie", anche se "fourmie" fa decisamente più joli.
Indi, ho cambiato il titolo ma non l'url.
Vado a farmi un bel quarto d'ora di scuorno dietro la lavagna...
Sevilla, 29 de junio 2010
Recuperata la valigia, mi avvio verso l'uscita, alla ricerca della fermata della navetta. Solo 10 minuti di attesa, mi metto in fila con gli altri.
Arriva il bus, un tizio con la maglia rossa mi guarda male, mi passa davanti e mi fa, piuttosto alterato: "primero!". Ovvero: levati di 'ulo, checc'eroprimaio. Ricambio col mio sguardo versione attonita che tiro fuori abbastanza spesso, quello che la mia amica Bionda definisce "aro' è caruta a' bomba".
Salgo in bus. Nei sedili accanto, due italiane sulla 40ina, riconosco un accentino familiare e poi scorgo un logo rosso e blu su una felpa bianca: cooperativa pescatori Posillipo. Oilloc, i soliti chiattilli a spasso per il mondo. Benedico sempre l'ipod, in questi casi.
Il percorso per il centro città non offre spettacoli particolarmente esaltanti: la solita periferia "moderna" delle città, cemento, lavori in corso e poco verde. A tratti, è Napoli.
Capolinea: primero dalla maglietta rossa diventa gentile e mi aiuta a tirar giù la valigia. Mi avvio alla stazione dei bus sotto il sole cocente: ci sono 34 gradi. Nei 5 minuti di cammino, comincio a sentire le braccia roventi, peggio di un fiorentino al primo sole. Stazione dei bus, biglietto per Granada e deposito il mamozio blu. Non prima di averne estratto lo spray solare e ciaf ciaf, braccia, ciaf ciaf gambe.
Tramvia, direzione centro.
14h20 Taberna Coloniales: un piacevole fracasso, gente in piedi che spizzica e tracanna. Tapas y cerveza. Mi siedo al bancone, studio il menù. Dall'altro lato, un tipo abbastanza tarchiato sulla 50ina: "Que te sirvo, guapa?" "Una tapa con pechuga de pollo y una cerveza, por favor". Di solito mi fa triste bere da sola, ma le bionde spumeggianti dei bicchieri altrui mi fanno troppa voglia. Ho fatto bene, è buonissima: fresca, leggera, va giù come fosse acqua.
Dopo pranzo, mi avvio alla cattedrale. Per strada quasi nessuno, ogni tanto il tramvia. Carrozze con cavalli stanchi aspettano i turisti. Non so perché, ma ho l'impressione di essere in una città coloniale dell'America latina senza la miseria, almeno per come me le immagino io, penso a L'amore ai tempi del colera e al dottor Juvenal Urbino che si fa scarrozzare per la città.
Fuori dalla cattedrale, zingare armate di rametti di rosmarino si fiondano sui turisti per leggergli la mano. Visitare la cattedrale costa 8 euri: ci rinuncio, pagare per entrare in chiesa è contrario ai miei principi.
Una mezz'oretta ai giardini, immensi. Panchina all'ombra e l'Internazionale eredità di Fede. Recupero il mamozio e hop! di nuovo in bus. E' ora di ripartire, Granada mi aspetta.
Arriva il bus, un tizio con la maglia rossa mi guarda male, mi passa davanti e mi fa, piuttosto alterato: "primero!". Ovvero: levati di 'ulo, checc'eroprimaio. Ricambio col mio sguardo versione attonita che tiro fuori abbastanza spesso, quello che la mia amica Bionda definisce "aro' è caruta a' bomba".
Salgo in bus. Nei sedili accanto, due italiane sulla 40ina, riconosco un accentino familiare e poi scorgo un logo rosso e blu su una felpa bianca: cooperativa pescatori Posillipo. Oilloc, i soliti chiattilli a spasso per il mondo. Benedico sempre l'ipod, in questi casi.
Il percorso per il centro città non offre spettacoli particolarmente esaltanti: la solita periferia "moderna" delle città, cemento, lavori in corso e poco verde. A tratti, è Napoli.
Capolinea: primero dalla maglietta rossa diventa gentile e mi aiuta a tirar giù la valigia. Mi avvio alla stazione dei bus sotto il sole cocente: ci sono 34 gradi. Nei 5 minuti di cammino, comincio a sentire le braccia roventi, peggio di un fiorentino al primo sole. Stazione dei bus, biglietto per Granada e deposito il mamozio blu. Non prima di averne estratto lo spray solare e ciaf ciaf, braccia, ciaf ciaf gambe.
Tramvia, direzione centro.
14h20 Taberna Coloniales: un piacevole fracasso, gente in piedi che spizzica e tracanna. Tapas y cerveza. Mi siedo al bancone, studio il menù. Dall'altro lato, un tipo abbastanza tarchiato sulla 50ina: "Que te sirvo, guapa?" "Una tapa con pechuga de pollo y una cerveza, por favor". Di solito mi fa triste bere da sola, ma le bionde spumeggianti dei bicchieri altrui mi fanno troppa voglia. Ho fatto bene, è buonissima: fresca, leggera, va giù come fosse acqua.
Dopo pranzo, mi avvio alla cattedrale. Per strada quasi nessuno, ogni tanto il tramvia. Carrozze con cavalli stanchi aspettano i turisti. Non so perché, ma ho l'impressione di essere in una città coloniale dell'America latina senza la miseria, almeno per come me le immagino io, penso a L'amore ai tempi del colera e al dottor Juvenal Urbino che si fa scarrozzare per la città.
Fuori dalla cattedrale, zingare armate di rametti di rosmarino si fiondano sui turisti per leggergli la mano. Visitare la cattedrale costa 8 euri: ci rinuncio, pagare per entrare in chiesa è contrario ai miei principi.
Una mezz'oretta ai giardini, immensi. Panchina all'ombra e l'Internazionale eredità di Fede. Recupero il mamozio e hop! di nuovo in bus. E' ora di ripartire, Granada mi aspetta.
giovedì 8 luglio 2010
Verso Siviglia, 29 giugno 2010
Quando 5 mesi fa ho prenotato l'aereo per il convegno, la tratta Parigi-Granada non era ancora stata attivata. Pensando "vabbè, tanto è vicino", presi un biglietto per Siviglia. Vicino, sì. 256 km. L'ho realizzato il giorno prima di partire, quando tra l'altro ho scoperto che c'era pure l'aereo diretto per Granada. Mais bon.
Aeroporto di Orly, coda al check-in della Vueling: un gran casino. Turisti spagnoli che rientrano , turisti francesi che partono, Erasmus che tornano a casa dopo un anno. Davanti a me, un ragazzo con un valigione blu, un'altra borsa e un poster arrotolato. In coda, una signora con una giacchetta verde approfitta un po' del caos e grille la queue. Giustificandosi poi del fatto che "c'est mal fait" ed è per questo che la gente passa avanti. Francese nell'anima: incapace di dire "ho sbagliato", la colpa è sempre di qualcuno o di di qualcos'altro.
In aereo, il ragazzo di cui sopra mi chiede se posso cedergli il mio posto, vuole stare vicino ai suoi amici. Tornano dall'erasmus anche loro. Penso al mio ritorno, 3 anni fa. Parliamo un bel po', pesco nel mio esame di spagnolo terza lingua e mi faccio capire. Lui pensa che sia francese. Proprio come i Francesi pensano io sia spagnola.
In credito del favore del posto, e con l'aggravante che il chico è pure carino, gli chiedo un po' di dritte su Siviglia. Mi dice come spostarmi, dove mangiare un boccone, cosa vedere nelle poche ore tra l'arrivo e il bus per Granada.
Fase di atterraggio: la città si avvicina, il colore dominante è quello che la Giotto chiama "terra di Siena". Ogni tanto qualche macchia di verde, le case bianche con dei rettangoli blu (piscine?). Qualcosa mi dice che fa parecchio caldo...
Landed. Saluto il chico e i suoi due amici, gli faccio il mio in bocca al lupo per il post-Erasmus. Quanto li capisco...
Aeroporto di Orly, coda al check-in della Vueling: un gran casino. Turisti spagnoli che rientrano , turisti francesi che partono, Erasmus che tornano a casa dopo un anno. Davanti a me, un ragazzo con un valigione blu, un'altra borsa e un poster arrotolato. In coda, una signora con una giacchetta verde approfitta un po' del caos e grille la queue. Giustificandosi poi del fatto che "c'est mal fait" ed è per questo che la gente passa avanti. Francese nell'anima: incapace di dire "ho sbagliato", la colpa è sempre di qualcuno o di di qualcos'altro.
In aereo, il ragazzo di cui sopra mi chiede se posso cedergli il mio posto, vuole stare vicino ai suoi amici. Tornano dall'erasmus anche loro. Penso al mio ritorno, 3 anni fa. Parliamo un bel po', pesco nel mio esame di spagnolo terza lingua e mi faccio capire. Lui pensa che sia francese. Proprio come i Francesi pensano io sia spagnola.
In credito del favore del posto, e con l'aggravante che il chico è pure carino, gli chiedo un po' di dritte su Siviglia. Mi dice come spostarmi, dove mangiare un boccone, cosa vedere nelle poche ore tra l'arrivo e il bus per Granada.
Fase di atterraggio: la città si avvicina, il colore dominante è quello che la Giotto chiama "terra di Siena". Ogni tanto qualche macchia di verde, le case bianche con dei rettangoli blu (piscine?). Qualcosa mi dice che fa parecchio caldo...
Landed. Saluto il chico e i suoi due amici, gli faccio il mio in bocca al lupo per il post-Erasmus. Quanto li capisco...
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