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mercoledì 29 luglio 2015

Da un anno a casa

Esattamente un anno fa, tornavo a casa mia dopo aver passato 10 anni in giro tra Pisa e Parigi.
L'accoglienza me la diede mia madre con un opportuno commento quale "che faccia sbattuta che hai!". Dopo tutto, che sarà mai stato smantellare 5 anni di vita nello stesso appartamento in pochi giorni a 2000 km di distanza, litigare col corriere, trascinare alle poste pacchi su pacchi, lasciare amici con cui hai diviso anche il sonno (sapendo che stavolta non ci sarà una prossima volta in cui tornerai a lungo), una città che adori e una vita piena? Per tornare dove? In un posto che hai fuggito 10 anni prima, un posto infame in cui se hai un briciolo di talento - un briciolo, eh! no assai - il massimo che puoi ottenere è l'invidia altrui. In cui se non appartieni "al bottone" puoi scordarti di avere aspirazioni. In cui fare tutto diventa una quotidiana lotta per la sopravvivenza. In cui tutti fanno gli amiconi, ma se aspetti che qualcuno alzi il telefono prima di te per chiamarti e vedervi, puoi pure morire.
Ne ho viste di tutti i colori in quest'anno assurdo e paradossale. E quindi vorrei dire a tutti quelli che ogni tanto si fanno prendere dalla nostalgia canaglia e fanno il pensiero di tornare: non lo fate! E se volete farlo, pensateci 100, 1000, 10000 volte, soprattutto se sapete fare qualcosa e nel posto in cui vivete ora tutto sommato le cose funzionano. Soprattutto se siete dei profondi disadattati come me.

venerdì 23 maggio 2014

Solitude

Non so se è questo cielo brutto che toglie colore pure ai pensieri o la mia sensibilità ballerina. Magari il fatto di aver passato una serata con gente che non conoscevo e non essere stata capace di dire nulla. O il pensiero di come potrebbe essere la mia vita se tornassi a vivere qui.
Oggi però io mi sento sola, anche se non lo sono. Sola con i miei fantasmi e le mie paure, come forse doveva sentirsi questo ragazzo, che ho fotografato un paio di domeniche fa ai jardins du Luxembourg. E che mi ha spinto a intitolare questa foto "Solitude, dimanche après-midi".


martedì 29 ottobre 2013

Tutto è bene quel che finisce bene

E così, ieri mattina, sotto l'infuriare della tempesta Christian (che spero risparmierà la mia bellissima piantina di pomodori), sono partita col mio trolley e anche un po' di timore verso l'aeroporto.
Intanto cominciavo a prospettare un piano B se mi avessero lasciata a piedi: sarei dovuta andare a dormire dalla Dido, visto che per questa settimana ho subaffittato la mia stanza, mi sarei anticipata qualche giorno di lavoro di novembre, avrei finalmente fatto la conoscenza di questa simpatica istituzione che è il consolato italiano di Parigi.
Mi sono presentata al tizio dell'imbarco con un "Bonjour monsieur, je suis le cas spécial d'aujourd'hui". Lui mi ha guardata un po' sgomento, non capendo molto quello che stava succedendo. La sua collega l'ha aiutato a cercare la nota vicino alla mia prenotazione, ma proprio questa genia stava rischiando di far saltare tutto e lasciarmi a terra. Poi però è intervenuta un'altra tipa ancora, che mi ha dato il via libera.
Il volo è stato tranquillo, a parte qualche balletto dovuto a Christian e una bimba un po' peperina che aveva come unico problema una mamma scema, e due ore dopo ero a Napoli, con 10 gradi in più e il mio adorato P.A. ad aspettarmi. Mi ha riportata a casa da mammà, pronta ad accogliermi coi paccheri (la pasta, non gli schiaffi) ripieni e i pomodori secchi fatti da lei.
Insomma, il mio angelo custode sembra essere tornato dalle ferie. E spero mi dia una mano per affrontare l'impiegato dell'ufficio comunale - personaggio che meriterebbe un post a sé - quando andrò a rifare la carta d'identità.

giovedì 27 giugno 2013

La doggy bag

A volte succede che, in modo assolutamente inspiegabile, una parola scateni improvvisamente un ricordo lontano e sepolto sotto strati di altri ricordi. Tutto è nato da un commento che la Schwester - sempre pronta a burlarsi di me - mi ha fatto su feisbuc. La disgraziata, al mio giubilo per un pezzo di dolce avanzato dalla cena di  ieri sera coi miei cugini, ha commentato: "sei sempre pronta a farti le doggy bag dappertutto".
Ora, tralasciando il fatto che la cena fosse a casa mia, la battuta ha provocato in me un fou rire incredibile (che a sua volta ha provocato nella mia collega la definitiva certezza di dividere l'ufficio con una pazza scansafatiche). Perché in quel momento ho pensato a lui (Andrea? Luca? boh!), un bambino che incontravo sempre alle feste dei figli di Elisa, biondino, riccio, un po' grasso e antipatico. Non mi ricordo il suo nome ma mi pare di ricordare che fosse noto ai più come "il figlio di Anna la pazza", incaricato da sua madre di tornare a casa con un bel bottino di dolcetti, rustici e altre cose buone partorite dalle mani di Elisa.
Soprattutto mi è tornata in mente quella volta in cui, alla fine della festa, Elisa gli aveva preparato il paccotto e glielo stava infilando in un sacchetto di plastica, quando lui la fermo' prontamente dicendo:
"Non ce n'è bisogno, grazie, mamma mi ha già dato la busta, tieni."

(intanto io continuo a ridere, riuscendo a convincere della mia follia pure l'altro mio collega. e ho deciso che stasera telefono a mia madre e le chiedo se si ricorda del bambino della doggy bag)

mercoledì 20 febbraio 2013

Non è vero

- A che ora arrivi domani?
- Verso mezzogiorno. Cavolo, oggi non ho fatto niente. Mi tocca lavorare, devo assolutamente finire quel benedetto articolo.
- Lo sai, vero, che non combinerai niente a casa?
- Impossibile, devo finire l'articolo. Sono obbligata!

E ieri sera, tra festeggiamenti, valigia e sms ho fatto le 3, alle 6.30 ero già in piedi. Sono arrivata a casa, ho mangiato e mi sono messa a letto. Ho dormito beatamente tutto il pomeriggio. Non è vero che non ho combinato niente.

mercoledì 19 dicembre 2012

dice

dice tu comincia a scrivere vedi che così poi i pensieri prendono forma. che sì sei già normalmente complicata mò è pure peggio ma provaci lo stesso. e chettedevodì, c'ho voglia di scrivere ma rischio di cadere nel trip intimista e di questo 'un c'ho voglia. dice il 21 finisce il mondo, perdonami su che ti costa non mi fa bene stare in questa situazione con te e non fa bene neanche a te. dico da quando ti preoccupi per me. da sempre dice. bof dico penso piango io per strada l'indomani mentre il freddo mi congela gli occhi giù per rue oberkampf. e la sera mi chiama lei e dice ti prego non fare cazzate ché il momento è delicato e le tue sensazioni sono amplificate al mille per mille per esempio sono sicura che se ti avessi detto sei ingrassata ti sarebbe venuta una crisi e ti sarebbe sembrato chissà che. e poi ragazzi ciao martedì parto sono venuta a salutarvi prima delle feste mi mancate mi mancano loro state bene sì siete belli oh sìsì siete belli e ve la cavate benissimo senza di me. mi mancate oh se mi mancate. Guigui se sapessi mi faresti una strigliata delle tue mi urleresti un bel non allungando la o all'infinito come sai fare solo tu Guigui ma chettedevodì Guigui c'ero dentro ci sono ancora forse o forse è solo bof. e poi torno in una casa vuota ceno mi fanno male gli occhi mi fa male il braccio mi riposo un po' poi riprendo a lavorare. la sveglia suona alle 22.30 ma non ce la faccio ad alzarmi no no lasciami dormire sono le 3.59 vuoi metterti a lavorare dai no no se ne parla domattina. e la bici e piove e il cake alle herbes de provence. e i bambini e la lotteria e prego per te e non si vive di sentimenti. e il foie gras e le pulizie e le ultime prove dell'ultima messa in quella chiesa. dice quante pagine hai scritto. 12 dico. da mercoledì a oggi solo 12. allora ça va pas tu devais finir pour demain. eh lo so ma come te lo spiego bella la mia greca il terremoto emotivo. e torno a casa l'aereo è pieno e c'è casino e io non li sopporto e non vedo l'ora di arrivare. ma quanto ci mettono per 'ste benedette valigie è quasi mezz'ora. l'unica cosa positiva dell'estero è che sono veloci dice la cretina un metro più in là. dice vedi che tra un po' passa la tua amica a casa a prendere la firma per un mio amico grillino. dico spero che s'incendino tutti i grillini. la bilancia dice hai preso due kg ragazza. allora la bilancia parigina è sfasata dico. il calendario dice tra due mesi sono 30 ragazza.
eh.

giovedì 24 maggio 2012

Supervarietà e il 24 maggio

Era una sera d'estate di 3 anni fa. Eravamo in soggiorno, io e lei. Forse stavo scaricando sul pc le foto delle vacanze, non ricordo bene. La tv, come sempre a quei tempi, era accesa: Raiuno col suo imperituro Supervarietà che, per essere un contenitore a buon mercato, è comunque molto meglio di molta munnezza che passano in prima serata in inverno. Ma vabbè.

Lei era seduta al solito posto, quello col cuscino blu dell'Ikea a cercare di farla stare più comoda. Era ancora lucida, pure se molto sorda.

E cosi', tra una telefonata di "Pronto, Raffaella?" e un balletto delle ragazze Coccodè, appare un'Ivana Spagna anni '80, versione super punk, a dimenarsi sul palco mentre canta una delle sue canzoni in inglese.
Nonna la guarda, cercando di capirci qualcosa, abbassando la testa in avanti a sentire meglio. Poi guarda me in cerca di aiuto e mi chiede: - "Ma ch' sta cantann, Il Piave mormoro'?"

domenica 12 febbraio 2012

Un sabato da ragazza normale

L'idea mi era venuta venerdi' sera, di ritorno dalla mia serata con l'Abruzzese. Ma si', quasi quasi annullo il posto in BnF e lavoro a casa. Domattina vado a cercarmi le scarpe e poi mi metto al lavoro. Il programma prevedeva sveglia alle 8, colazione, rapida doccia con shampoo e giro verso Bastille- St. Paul - Hôtel de Ville, per ritornare al nido massimo a mezzogiorno, pranzare e lavorare tutto il pomeriggio alla tesi. E invece la sveglia l'ho spenta e mi sono girata dall'altro lato, ché avevo ancora sonno, per poi alzarmi dal letto alle 9.44... Fare colazione con calma, spalmando con cura la mia marmellata di arance e cannella sui cracker di segale, sorseggiare il caffè e l'ottimo tè verde cinese, quello che diventa sempre più buono man mano che ne fai. Le scarpe le ho comprate su amazon, le avevo provate in negozio ma non erano nere e l'unico paio disponibile era a Thiais, vicino Orly, per localizzare un attimo. Ho deciso che la stanza meritava una sistemata, cosi' l'olio di Macassar avrebbe fatto il suo dovere prima dello shampoo.

Una chiacchierata in chat con la Schwester, che è tutta eccitata all'idea di fare domanda per l'Erasmus e chiedeva consiglio sulla meta. E poi lo shampoo, che per me ha sempre un valore quasi iniziatico. Ho pranzato a casa, seduta al tavolo e con un piatto davanti, non su una sedia  dell'atrio della biblioteca con un tristissimo tupperware in mano. E al posto del caffè del distributore, quello della mia moka. Nel frattempo avevo finito la mia parte di pulizie, gioiendo all'idea di avere la domenica libera. Un giro in posta per una commissione e una puntatina alla boulangerie verde sull'avenue Daumesnil, un tentativo a buon fine dall'estetista. E poi a casa, merenda e a lavorare finalmente, con un occhio costantemente alla finestra per vedere se arrivava il fattorino di amazon (avevo lasciato il vecchio codice e temevo che non mi consegnassero le scarpe). La mia tazza rosa con la principessa a dissetarmi di tè cinese, la telefonata di mummy, la consegna e poi a prepararmi per la festa della péniche: top di paillettes, mini di jeans (si', ho comprato una minigonna: il mondo sta davvero finendo), un bel trucco e via verso il 15esimo, dove sarei rimasta fino al mattino, se la soupe de champagne non mi avesse messa ko.

Ecco, io non so se anche voi lavorate 6 giorni su 7, ma io ieri, dopo un bel po' di tempo, mi sono sentita di nuovo una normalissima ragazza della mia età, senza dover correre di qua e di là come una formica impazzita. E sono andata a letto cosi', 'mbriaca e  felice.

mercoledì 11 gennaio 2012

Ci risiamo

- Mà, secondo te devo tagliarmi i capelli?
- Tagliarli corti?
- No, macché. Spuntarli.
- Si', un pochino si'. Ma perché non te li fai lisci?

Ecco. Ogni volta che chiedo un parere a mia madre sui miei capelli la risposta è sempre la stessa: "fatteli lisci". Si', perché coi capelli lisci sembro proprio une fille rangée, una di quelle con una scrivania e un armadio ordinatissimi, senza uno spillo fuori posto. Con un lavoro e un fidanzato fisso, educato, lavoratore e ricco.
Ma io con i capelli lisci non mi piaccio. Non mi stanno male, ma non sono io. Perché io sono una casinara di prim'ordine, più che una stanza ho un bazar, e manco l'ombra né di un lavoro né un fidanzato fissi. E nei miei capelli ricci trovo tutto questo, che non sarà perfetto ma mi rassicura, soprattutto dopo aver rivisto delle foto di quando ero a Pisa, periodo in cui il liscio era la norma. Ho rabbrividito. Ma ciononostante, quando sono andata da Tonino (il mio esauritissimo ma bravissimo parrucchiere), gli ho chiesto di asciugarmeli lisci, giusto per fare contenta mia madre. Povera donna, diamole una soddisfazione ogni tanto, pure se significa guardarsi allo specchio con poca convinzione.

Poi finalmente arriva il momento dello shampoo, con un po' di timore per le lunghezze (quanto me li avrà tagliati, stavolta?). Ci risiamo: ho un po' la testa di Maga Mago' dopo che le è esploso in faccia il contenuto del calderone, ma va benissimo cosi'.

A proposito di Maga Mago', ci avete mai fatto caso che lei e Margherita Hack sono praticamente identiche???

domenica 18 dicembre 2011

Il compleanno di orsacchiotto

Dopo qualche anno di latitanza, quest'anno mi sono impegnata per essere a casa il 18 dicembre, giorno del compleanno del mio papino, in arte orsacchiotto. E con la complicità di mummy e Zorrino, sono riuscita a fargli persino la sorpresa, andandolo a svegliare al mio arrivo.
Zorrino ci ha portati a pranzo fuori, da Arturo al Fusaro, dove quella sera d'estate c'era la tatangelo, ricordate?
E' stato un pranzo perfetto: parmigiana di mare, sformatini di verdura con gamberetti, insalata di mare, scialatielli cozze e zucchine, gnocchi vongole e pesto di rucola... il tutto annaffiato da un'ottima Falanghina dei Campi Flegrei. E siccome noi non usciamo mai di casa tutti insieme, il cielo ha ben pensato di festeggiare l'evento con grandine, tempesta e venti monsonici.

Al momento del conto, mummy - con la solita prontezza che la contraddistingue in certi casi - ci gaurda uno ad uno e fa: "Ma qualcuno ha preso le chiavi del portoncino?"
Ehm, nella fretta non le aveva prese nessuno. E le chiavi della Zorrino-mobile sono sprovviste di chiavi del portoncino.

E come facciamo adesso???
Il tragitto da Bacoli a casa è stato un susseguirsi di ipotesi e proposte improbabili, tra il Vesuvio spruzzato di neve e un arcobaleno qua e là. Io, in pieno abbiocco post-prandiale, aggravato dal non aver dormito ieri notte, mi sono accovacciata sul sedile posteriore della Zorrino-mobile, accanto a mummy. Più o meno questo quello che ho recepito:

1)
O: saliamo per il muretto di Tommaso - detto anche "Tom informazione gratuita" per la sua naturale predisposizione agli inciuci, ndF - e poi scavalchiamo. C'è la scala in cortile?
Z: Eh no, pà.
O: E vabbè, gli chiediamo se ce la presta.
Z: Pà, ma come facciamo? E poi sul muretto c'è il filo spinato, io non ci salgo. Qua bisogna solo chiamare i pompieri.

2)
O: Ma la porta del negozio è chiusa?
M: Eh si'.
O: E quella del portoncino laterale?
M: Pure.
O: Ma che la chiudi a fare?
M: E perché dovrei lasciarla aperta?
Z: Beh mà, potevamo entrare dalla porta delle scale.
M: Ma quella porta da fuori non si apre, impossibile. Mi sa che l'unica è chiamare i pompieri.

3)
O: Ma dico io, tu chiudi il lucchetto e non ti porti la chiave? Sei sicura che è chiuso?
M: Sì, è sicuramente chiuso perché ho dovuto provarci più volte, non voleva proprio chiudersi.
O: E perché hai insistito tanto allora? Non hai capito che era un segno e che non dovevi chiuderlo?!

4)
O: Ci facciamo dare il palo di ferro da Tommaso e forziamo il portoncino.
Z: Pà, ma hai idea di quanti soldi ci vogliano poi per il portoncino? Non è meglio se ci facciamo dare il martello, così rompiamo il lucchetto?
F: E perché non provate con una forcina?
Z: Purtroppo non si vedrà niente, sarà quasi impossibile farlo con la forcina.
F: Ah. E se chiamassimo i pompieri?
O: Ma quali pompieri! Entriamo dall'attico, piuttosto.
F: Pà, scordatelo. Dove ti arrampichi? E poi hai addosso il maglione che ti abbiamo appena regalato, già vuoi rovinartelo?
M: E poi soprattutto: hai pensato che se apri la porta dell'attico tutte le tue carte del ragioniere volano via, col vento che c'è oggi?
Z: Bisogna chiamare i pompieri, è l'unica soluzione.
F: Sì, penso anch'io.
O: Ma quali pompieri... vengono ad aprirci? E che gli diciamo, ci siamo chiusi fuori?
F: Beh sì. Li chiamano per far scendere i gatti dagli alberi, perché non dovrebbero chiamarli per far entrare le persone in casa propria?
M: Sì, chiamiamo i pompieri. Tanto mica dobbiamo per forza dirgli che abbiamo scordato la chiave...

E così orsacchiotto, dopo essersi visto smontare tutti i piani uomo-ragno, ha ceduto e ci ha concesso di chiamare i pompieri, che sono arrivati dopo poco. Erano 5 o 6, di cui quasi la metà anche abbastanza appetibile. Hanno sfoderato la mega tenaglia e spaccato il lucchetto, aprendoci la porta di casa nostra.
Nel frattempo la Schwester seguiva tutti i movimenti via telefono, e alla compagnia si era aggiunto anche Raffaele, detto "il leone" o anche "il polacco". Ma di lui parleremo un'altra volta, è un personaggio talmente surreale che, in un post già così ricco, potreste accusarmi di essermi inventata tutto. Ma vi assicuro, a casa mia la realtà supera spesso la fantasia: grazie a Dio, siamo gente allegra.

domenica 4 settembre 2011

Pensieri a mollo

n°1: sono bastate 24h per far cambiare colore alla mia pelle e passare dal grigio spento a un caldo ambrato, quasi birra doppio malto. ogni anno mi riprometto di cercare di abbronzarmi anche d'inverno, ché con questo colore sono più carina e anche più ottimista, ma poi non lo faccio mai. e forse è giusto che sia cosi', perché di abbronzatura vera ce n'è una sola, ed è quella che ti conquisti stando una giornata intera in spiaggia, spalmandoti di crema e cambiando posizione mille volte, mentre la brezza ti culla dolcemente. quella che scopri con l'entusiasmo di un bambino quando dopo la doccia, quasi per miracolo, appare il segno del costume.

n°2: il Cilento è una terra meravigliosa, che cerca di resistere all'avanzare della cosidetta "civiltà". un po' aspra, ma generosa: ulivi, fichi, uva, fichi d'india. ha il sapore e la lentezza delle cose di una volta, è ancora una terra di vecchi. mi viene in mente quanto lo detestavo da piccola, perché "non c'era niente". nel libro di Vecchioni che sto leggendo ho trovato una frase che mi è piaciuta molto: "la lentezza è sinonimo di civiltà". stiamo andando troppo veloce, questa cosa non mi piace.

n°3: bisogna stare sereni e volersi bene, per accettare di più gli altri. perché la perfezione non è di questa Terra, e forse neanche del Cielo, se esistono mosche, zanzare e borghezio.

n°4: sento la necessità di imparare a fare qualcosa di nuovo. magari quest'inverno mi iscrivo a un corso di fotografia o di ballo.

n°5: potevo andare in vacanza in Egitto o in Grecia; ma ho scelto di venire qui. avevo bisogno di recuperare il legame con la mia terra, di guardare i suoi colori, inspirare profondamente i suoi profumi, avere a che fare con la mia gente, sentirla parlare nella mia lingua.

n°6: sarà stata una buona scelta quella di restare a Parigi? vediamo come si mettono le cose al mio ritorno...

n°7: un mese a casa è troppo, se non se ne ha più l'abitudine. è per questo che bisogna partire ogni tanto, per ricominciare ad amare le persone importanti della nostra vita.

sabato 13 agosto 2011

Un giro in paese

Sembrano passati chissà quanti anni, da quando Pomigliano si svuotava già la prima settimana di agosto e prima del 25 ad andare in giro ti sentivi come uno dei pochi superstiti di chissà quale naufragio. Città quasi fantasma, pochissima gente in giro, qualche negozio aperto.
Da qualche anno la città non si svuota più, la cassa integrazione costringe molti a stringere la cinghia e addio ferie, se già si fatica a campare.

Stamattina invece alle poste c'era la coda, così come dal tabaccaio, dov'erano tutti in file per i grattevvinci, e giù di monetina. Mi sono fatta contagiare, ne ho preso uno anch'io e mi è andata bene, ho vinto 5 euri. Ci ho pagato la raccomandata con la domanda per le supplenze a Pisa: mentre la compilavo, un'altra aspirante supplente mi ha chiesto come si faceva, perché "è la prima volta che la faccio". E mi chiedo a che stadio di rimbambimento siamo arrivati, se si vuole essere insegnanti e non si è capaci di capire il senso di "mittente", "destinatario", "via" e "cap".

Sulla via di casa ho fatto tappa all'edicola. Il vecchio prima di me ha comprato Il Giornale e io gli ho regalato uno sguardo pieno di disprezzo. Poi ho comprato Il Fatto e ho cominciato a soffrire. Punto esclamativo rosso e poi: Debito pubblico record: 1.901 miliardi. Ognuno di noi ha sulle spalle un fardello di 31.700 euro. Neonati compresi.
In quel momento ho pensato che quelli che mettono al mondo un figlio in questo Paese, in questo momento, meriterebbero una medaglia d'oro per il coraggio.

domenica 7 agosto 2011

La nonneconomista

Si sa, come nazione siamo quasi alla canna del gas. I nostri titoli di Stato valgono poco più che carta straccia, sono tutti col fiato sospeso per la riapertura delle borse di domani, Obama suda sette camicie e in una mano ha il santino del bisnonno che faceva riti vodoo in Kenya, nell'altra il cellulare supermegaultratecnologico che lo collega alle Borse di tutto il mondo scongiurando il rating agli Stati Uniti.
E mentre siamo tutti a cercare di capirci qualcosa, cioè se da domani staremo con le pezze al culo o abbiamo una benché minima speranza di salvarci, c'è una persona che, pur vivendo in un mondo parallelo, ha capito tutto.

- Nonna, vado un attimo di là a farmi un piatto di pasta, torno subito.
- Sient' nenné, ma mò quanto costa 'a pasta?
- Eh nonna, costa cara.
- Eh, chell po' se sape, è tutta colpa d'o dollaro!

venerdì 5 agosto 2011

Oggi

La mia giornata è cominciata alle 6.30, orario del tutto insolito per me. Ancora assonnata, sono uscita sul balcone a cercare di capire il cielo. Volevo andare al mare, ma il sole non aveva ancoa fatto capolino e l'aria era fresca, quindi me ne sono tornata a letto. A piangere di stizza perché è un anno che non lo vedo, il mare, e speravo uscisse una giornata decente. Già mi vedevo spalmata sul lettino col costumino verde ottanio...
Lasciamo perdere poi l'evoluzione della mattinata. Sì, lassamm' stà.
Non ho combinato granché, quindi mi meriterei una cazziata doppia. Ma ma ma... sono riuscita a far vendere in negozio una quiche (o una kitsch, come la chiama Dino) fatta con queste zampine. Se torno indietro di qualche anno e penso a quante me ne ha dette mia madre sulla quiche e che oggi mi chiede di farle per venderne in negozio...

Anche il pomeriggio non è stato molto produttivo, sono riuscita a farmi dire "ma quando te ne vai?" finanche da mia nonna e quindi me ne sono andata davvero. All'ipercoppe, pure se la vettura ce l'ho già. E ho comprato mezzo chilo di yogurt greco, domani ci faccio lo tzatziki, i tarallini pugliesi e gli anelletti siciliani di Libera e 3 libri in Feltrinelli: Moby Dick, Le parole non le portano le cicogne (sono curiosa di vedere se Vecchioni scrive bene anche i romanzi, oltre alle canzoni) e Il paese delle nevi (vediamo se Kawabata il Nobel se l'è meritato davvero o se l'ha fregato con qualche anno d'anticipo a sandrobondi e alle sue poesie lassative). E anche stavolta, sono riuscita a non comprare nulla della Mondadori (e vi assicuro, è stata dura, c'era il 30%).
Tutto sommato, non è stata proprio una pessima giornata...

lunedì 1 agosto 2011

Qui altrove

Non so cosa mi succeda, ma io quando arrivo a casa mi trasformo in un'ameba. Non ho la voglia né la forza di fare nulla: uscire, telefonare agli amici. E mi assalgono i pensieri tristi. E quindi vi risparmio di mettervi al corrente su quanto mi frulla nella testa, perché vi voglio bene, anche se molti di voi non li conosco neppure.
Almeno però leggo. Ho finalmente finito Al faro: se non l'avete ancora letto, riparate. Se avete anche voi un'indole sull'intimista andante, è il libro perfetto. L'amico filologo sostiene che Virginia Woolf sia il miglior scrittore del XX secolo. Forse non mi spingerei a tanto, ho pochi dati per dirlo. Ma sicuramente la signora scrive divinamente.
Ah, oltre a leggere scrivo anch'io (pure se non mi chiamo Virginia Woolf). Se non sempre qui, un po' su Dialetticon e un po' su Indie. Se avete voglia di collaborare anche voi con uno di questi due blog (o anche con tutti e due), battete un colpo.

giovedì 28 luglio 2011

Cambi d'identità

Da circa un anno e mezzo, mia nonna non ci riconosce più. O meglio, sa che siamo delle presenze familiari, ma non è capace di associare le facce ai nomi. Ad ogni modo, nell'ultimo anno e mezzo ho cambiato varie identità, come le altre 4-5 persone che vede più spesso.

La primissima volta che mi ha visto dopo la "botta" (cioè a Pasqua 2010), mi ha scambiato per una suora e mi ha chiesto se s'era fatta l'ora per la supplica al "sacro cuore di Gesù". Allora era convinta di essere in un ospizio gestito da suore.

A luglio ero diventata Celestina. Almeno rimaneva nel campo cromatico.

A Natale invece, ero la signorina Olimpia. Qualche mese fa, ero Isarella, "a' figlia e' Giuvannina". 

Di Celestina e della signorina Olimpia mia madre non ne sa nulla. Di Isarella, invece, narra che fosse un po' un cuoppo. Isarella fa rima con bruttarella, insomma.

Non so se in questo momento si crede qualcuno che detta la sua vita a qualcun altro, ma da stasera sono nientepopodimenoche la sua dattilografa.
- Ciao nonna, mi hai riconosciuta?
- E come no!
- Eh, e chi sono?
- (voce forte, chiara e convinta) Tu sei la MIA DATTILOGRAFA!!!
L'apice però l'abbiamo raggiunto quando ho cercato di farle indovinare il mio nome. 
- Dai nonna, ho il nome di un fiore e di un colore!
- Margherita!
- No, riprova.
- Ortensia?
- No, nonna. Dimmene un altro.
- Tulipano!!!
- No! E' anche il nome di un colore.
- Rosso!
- No.
- Verde!
- No... mi arrendo: sono Rosa.
- Ma io l'avevo detto, Rosso!!!


In un'altra vita doveva essere un gatto...

lunedì 6 giugno 2011

Minutes

60 secondi, e che saranno mai?
Moltiplicali per 45, se la sveglia suona alle 7 e tu ti alzi alle 7.45.
Trafelata, prendi borsetta e trolley (chiavi ce l'ho, telefono ce l'ho, carta d'identità, carta d'imbarco, ok, ci siamo. navigo per l'orlybus? pure! ok, c'est bon). In quel momento comincia a gocciolare, sempre un pochino più forte (cacchio, se mi fossi svegliata in tempo o se fossi uscita due minuti prima... vabbè).

Arrivi a Daumesnil, mentre scendi le scale che ti portano al quai della 6, direzione Etoile, ti accorgi che l'hai appena perso... Poco male, il prossimo è tra un minuto. E intanto cerchi di ricordare gli orari dell'orlybus (allora, se ce n'è uno ogni 20 minuti e l'ultima volta era alle 8.51, se ci spicciamo riesco a prendere quello delle 9.10). 
Ma non ci spicciamo. Bercy: veuillez patienter quelques instants, s'il vous plait. E ancora quelques instants a Quai de la gare, place d'Italie, Corvisart. (Ma ti spicci, cretino? Che stai guidando, l'astronave? Mi fai perdere l'orlybus!) E intanto i vagoni pullulano, scende una persona e ne salgono 3. 

Parecchie occhiate ansiose all'orologio e improperi al macchinista dopo, finalmente arrivi a place Denfert-Rochereau. Ma l'orlybus è chiuso e parcheggiato da un'altra parte e non c'è nessuno. Vai a sederti sulla panchina e a controllare tra quanto passa (5 minuti, bene. se ce ne vogliono 25 per l'aeroporto, sono a cavallo). 
Un gentilissimo flic viene a informarti che il bus è chiuso perché ci sono due colis suspects e che dovresti cortesemente uscire dal perimetro segnalato dal nastro bianco e rosso. Allora ti fiondi per le scale a prendere l'RER, 20 minuti e sei ad Antony e vuoi prendere l'orlyval. Compri il biglietto e, mentre lo ritiri, l'orlyval parte senza di te.


Quello dopo parte tra 10 minuti e l'ansia ti assale, perché sono ormai le 9.40 e il tuo gate chiude alle 10.05, e sulla tua carta d'imbarco isiget c'è scritto di "arrivare in aeroporto con largo anticipo". E intanto la vocina registrata ti promette che tra 8 minuti arriverai a orly sud, ma non ha calcolato che il trenino si può fermare così, in mezzo al nulla, in barba alle promesse dell'RATP, che in questo senso ha poco da invidiare ai politici. (Ma insomma, cosa c'è stamattina? Mi fate tornare a casa o no? Maledizione, ci spicciamo?)

Sono le 9.55 e tu sei finalmente a orly sud. Vai a scavezzacollo giù per le scale, poi risali quelle che ti portano all'imbarco. Sulla scala mobile, il simpaticone di turno che vuole fare amicizia (bonjour), e per tutta risposta si becca uno sguardo incendiario da sprucida doc, nel tuo perfetto stile. Corri col trolley, scavalchi i tizi al metal detector, vorresti dire alla signorina ai controlli che stai perdendo l'aereo mentre lei pettina le bambole. Afferri trolley e borsetta e corri al gate B16, sono le 10.03.

Un minuto di troppo, e puoi perdere l'aereo. Ma, Dieu merci, t'è andata bene anche stavolta... formichina casinara e dormigliona!

sabato 30 aprile 2011

Io non mi sposo (almeno per ora)

Non so se c'è stata un'epidemia o se i preti potranno celebrare matrimoni fino al 2012, ma sembra che tutti debbano sposarsi tra quest'anno e il prossimo (persino l'uomo che credevamo insaisissable, il nostro Da-miii-aaaano, che va a sposarsi a Las Vegas). Senza contare tutti quelli che sono convolati a nozze l'anno scorso, almeno tra amici e conoscenti. E tutti mi guardano come se fossi un po' un animale strano, che alla mia veneranda età (28 anni, eh) non ho né l'idea di dove voler stare, né di cosa fare, né uno straccio di fidanzato o amico speciale che potrebbe candidarsi per l'altare. E quindi io non mi sposo, almeno non quest'anno e neppure l'anno prossimo (molto probabilmente manco nel 2013, ma non mettiamo limiti alla Provvidenza).
Non mi sposo perché non ho passato buona parte della mia vita a sognare di farlo, a pensare a cosa manca nel corredo (già la parola è brutta), al vestito, ai testimoni e alle tende e alle piastrelle che mettero' a casa mia.


Non mi sposo non solo perché non ho il candidato, ma perché in questi ultimi anni ho avuto altre priorità, per esempio imparare a camminare con le mie gambe in un Paese straniero, in cui non conoscevo nessuno; accompagnare 50 ragazzini scalmanati in gita a Napoli; sentirmi dire che ho  un joli accent; festeggiare il 14 luglio, la fête de la Musique e san Ranieri; riempire valigie e scatoloni e svuotarli una volta arrivata a destinazione, per poi ricominciare a riempirli e svuotarli; andare in Bretagna in macchina e dormire in campeggio; guardare il mio Paese da lontano; valutare il bidet come una delle più grandi invenzioni progressiste; capire quanto è importante la mia famiglia; imparare un sacco di gros mots; capire meglio il significato della parola straniero; conoscere gente da dovunque e farmi raccontare cosa significa vivere in Palestina o in Cina; amare Parigi, odiare Parigi, tornare a Parigi per amore di Parigi e chiedermi se un giorno riuciro' a vivere lontano da Parigi senza rimpianti; scoprire e innamorarmi della cucina orientale; conoscere delle persone eccezionali; aiutare dei cuccioli di mangiaranocchie a fare i compiti; prendere aerei e treni, poi solo treni, poi di nuovo aerei e di nuovo aerei e treni; imparare a bere vino; contare i giorni che mancano per tornare a casa; desiderare di essere a casa per il PomiglianoJazz; scrivere lettere e mail; scoppiare in lacrime davanti a un flic mentre cerco di denunciare una vecchia scroccona; collezionare regali e biglietti d'auguri; andare di nuovo in bicicletta; caricarmi lo zaino in spalla e camminare da sola alle 5 terre; fare tante foto; visitare la casa di Monet; andare a lezione in Sorbona; sdraiarmi a piazza dei Miracoli; cambiare 13 coinquilini; sentire un posto come casa ma capire che nessun posto potrà mai essere casa se non casa soltanto. Ah, e nel frattempo ho fatto pure un po' di casting (sempre per il candidato all'altare), raccogliendo materiale per tutta una saga sul blog (cose che voi umani...).


Tanto,  finché questo rimbambito di formichino azzurro non trova la strada, hai voglia di fare!!!

lunedì 18 aprile 2011

Alle pareti della mia stanza

Una cartolina di Lisbona, una riproduzione della Camera da letto di Van Gogh, una cartolina di Valencia, un biglietto rettangolare di auguri con tante giraffine, il biglietto de La parola ai giurati al Verdi di Pisa, la mail di omino meteo per il mio 27esimo compleanno, una cartolina in bianco e nero del mirador san Nicolas di Granada, una foto di me formato polaroid che mi ha fatto Marta alla Butte aux cailles, la miniatura della foto di Izis che abbiamo in cucina, un'altra cartolina di Valencia, il biglietto dell'Andromaque alla Comédie française, il biglietto d'auguri di Sarina e la Fra con un orsetto paciocco, un crocifisso colorato del commercio equo, una foto di me e mia sorella, La femme à l'ombrelle di Monet, una cartolina in bianco e nero con vista Trocadéro, la locandina che annuncia Le beaujolais nouveau est arrivé!, George Pompidou con un cappellino di babbo Natale che mi augura un XXI secolo soddisfacente sul piano sessuale, un post-it con una frase di Montaigne, una cartolina dell'Opera House di Sydney, il volantino del primo No B-day qui a Parigi, la cartina col percorso che abbiamo fatto alla festa della musica l'anno scorso, una bambina che balla il flamenco in una foto in bianco e nero, un post-it con un verso di Via del campo, il volantino degli ateliers portes ouvertes degli artisti di Belleville, una tovaglietta del Café des deux moulins (il bar di Amélie), il biglietto del concerto di Tiersen, una foto di me e Sarina, una foto di me e la Fra, una foto di me, Sarina e la Fra, una cartolina di Dublino, una locandina con un ranocchio incoronato e la scritta "Rospo che legge... diventa re!", il foglio della mia unica vittoria a Scrabble alla péniche, una cartolina in bianco e nero dell'Alhambra di Granada, una polaroid del picnic al bois de Vincennes di luglio scorso, un post-it con "L'essentiel est invisible aux yeux, on ne voit bien qu'avec le coeur", il piccolo collage di Nicolas con le avventure della péniche.

Alle pareti della mia stanza ci sono posti lontani e vicini, le mie passioni, dei bei momenti e tanti amici che pensano a me e mi fanno compagnia ogni volta che poso gli occhi su un angolo qualsiasi di quelle quattro mura.

mercoledì 23 marzo 2011

Ouverture

E' successo che la notizia è arrivata pochi giorni prima, con il week-end già bell'e organizzato e la speranza ormai abbandonata di tornare a casa prima di un mese. E' successo che c'era tanto entusiasmo, un po' di nervosismo e una buona dose di ansia, che non ce la facciamo mancare mai.

Che c'erano i parenti, gli amici, chi ha fatto i lavori. Don Felice a benedire l'attività e noi a sperare che le sue benedizioni per i negozi funzionino meglio di quelle per gli sposi. Una quantità tale di piante e fiori di tutte le dimensioni e di tutti i tipi, che sembrava un vivaio.
Che allineati sugi scaffali in legno scuro trovavano posto i cantucci dorati, i tarallini al cacao, le freselle e i cubetti. Che tutte le luci erano accese, ad illuminare a giorno l'evento. Che Elisa ci ha scritto una poesia in napoletano e Stitch l'ha recitata, seguita dal suo epitallio "figlia e' panettiere".

Che c'erano dei bimbi, matti per la pizza e i biscotti al cacao. Le mie amiche, con mariti, figli, fidanzati, per una volta non a chiedermi se avessi delle "novità ineressanti" da raccontare. Gli amici di Stitch e di Zorrino, macchine fotografiche, sorrisi e bocche piene. Un viavai di vassoi tra laboratorio e negozio, portami una bottiglia d'acqua e una di coca-cola, un dibattito acceso per cercare di decifrare l'animaletto accompagnatore di una composizione di piante grasse.
Bigliettini d'auguri e tovaglioli sporchi di pizza, un fiocco tricolore e un forno a microonde, un elefantino di ceramica e una cornucopia, mummy sorridente nonostante il dolore per la caduta presa al mattino, orsacchiotto contento ma un po' in disparte dalla folla. Che c'ero anch'io, dopo aver rischiato di perdere l'aereo perché mi sono messa a vagabondare a Orly senza preoccuparmi della chiusura del gate e che sono stata graziata. C'era nonna da sopra a sentire i rumori nel suo mondo in cui non riusciamo più ad entrare.

E poi è successo che c'erano condensate tante altre facce, storie e sentimenti che non si possono raccontare, ché sarebbe lungo e ingiusto raccontarli qua sopra, ché certe cose vanno custodite gelosamente dentro di sé e da nessun'altra parte. C'era chi non c'era, che forse ha visto tutto lo stesso, chi lo sa. Che c'era tanto amore, che a casa mia si diffonde nell'odore del pane.