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mercoledì 24 luglio 2013

Mantra (o anche: suppliche in rima a una schiena dolorante)

Schiena mia non ti bloccare
che ho milioni di cose da fare: 
una montagna di panni da stirare,
un articolo da terminare, 
una casa da rassettare,
una valigia da colmare
in vista delle vacanze al mare. 

Lo so, sono una sciagurata: 
devo averti troppo stressata! 
Sempre di fretta, sempre di corsa
schiacciata dal peso della mia borsa. 
Esercizi in palestra poco adeguati
per i tuoi muscoli cosi' delicati! 
Per non parlare del materasso,
scomodo e - forse - pure troppo basso.
O sarà stata l'umidità,
brutta bestia senza pietà?

Ma ti prometto, schiena mia bella,
che se non ti blocchi avrai la tua parcella:
niente computer per qualche settimana
solo libri e relax nell'estate campana.
Un letto decente, massaggini in quantità:
faro' solo la tua volontà! 
E ora, da brava, fammi lavorare
e in ufficio non ti bloccare...

giovedì 27 giugno 2013

La doggy bag

A volte succede che, in modo assolutamente inspiegabile, una parola scateni improvvisamente un ricordo lontano e sepolto sotto strati di altri ricordi. Tutto è nato da un commento che la Schwester - sempre pronta a burlarsi di me - mi ha fatto su feisbuc. La disgraziata, al mio giubilo per un pezzo di dolce avanzato dalla cena di  ieri sera coi miei cugini, ha commentato: "sei sempre pronta a farti le doggy bag dappertutto".
Ora, tralasciando il fatto che la cena fosse a casa mia, la battuta ha provocato in me un fou rire incredibile (che a sua volta ha provocato nella mia collega la definitiva certezza di dividere l'ufficio con una pazza scansafatiche). Perché in quel momento ho pensato a lui (Andrea? Luca? boh!), un bambino che incontravo sempre alle feste dei figli di Elisa, biondino, riccio, un po' grasso e antipatico. Non mi ricordo il suo nome ma mi pare di ricordare che fosse noto ai più come "il figlio di Anna la pazza", incaricato da sua madre di tornare a casa con un bel bottino di dolcetti, rustici e altre cose buone partorite dalle mani di Elisa.
Soprattutto mi è tornata in mente quella volta in cui, alla fine della festa, Elisa gli aveva preparato il paccotto e glielo stava infilando in un sacchetto di plastica, quando lui la fermo' prontamente dicendo:
"Non ce n'è bisogno, grazie, mamma mi ha già dato la busta, tieni."

(intanto io continuo a ridere, riuscendo a convincere della mia follia pure l'altro mio collega. e ho deciso che stasera telefono a mia madre e le chiedo se si ricorda del bambino della doggy bag)

giovedì 21 marzo 2013

Tu causes, tu causes, c'est tout ce que tu sais faire!

Da qualche parte dovro' pur cominciare, perché mi sono resa conto che non riesco a scrivere il discorso per la discussione della tesi. Significa che c'è un malloppo di pensieri ingarbugliati che fa ostruzione, e forse è il caso di provare a tirare qualche filo. Oddio, in realtà significa pure che ho poca, pochissima voglia, come se per me il discorso potesse benissimo chiudersi qua. I pensieri "arretrati" sono molti, mi sono già immaginata di scrivere vari post su vari temi, ma poi la pigrizia ha preso il sopravvento e sono rimasti solo pensieri, appunto. Credo che il colpo di grazia me l'abbiano dato le elezioni e il valzer di polemiche e isterismi che è cominciato dopo, nel fantastico mondo di feisbuc, soprattutto, al punto da farmi rimpiangere a momenti le giornate di delirio in cui eravamo io, la mia TDM (Thèse De Merde, per i non-francisants) e l'isolamento. 
Se posso esprimere un parere sul futuro Presidente della Repubblica, mi pronuncio a favore di una maestra elementare specializzata in "sindrome del pisello piccolo" o in alternativa di un esorcista, mi sembrano le uniche figure in grado di placare gli animi. Non so voi, ma io davvero non ne posso più. Tutti si credono depositari della Verità e del modo giusto di fare politica e partecipare alla democrazia. Magari gente che in vita sua non è manco mai andata alla riunione di condominio perché si rompeva le palle e ora sventola alta la bandiera della partecipazione e del bene comune (che francamente, non si è ancora capito quale sia, dopo che ci sono stati due giorni di polemiche e di esitazioni per votare il presidente del Senato e la scelta era tra un procuratore antimafia e un colluso con la mafia). Spero che i grillini si rendano conto presto che l'autoreferenzialità e il qualunquismo non hanno mai portato da nessuna parte e che distruggere l'esistente senza sapere cosa si vuole fare poi è forse anche peggio dell'esistente, la Storia ce lo insegna (o dovrebbe, almeno, ma la Storia ormai se ne sta li', rannicchiata in un angolo con lo sguardo disilluso a guardare il teatrino del presente e la certezza di non servire a niente e a nessuno). Spero si rendano pure conto che un po' di ironia - o meglio ancora, di auto-ironia - non ha mai fatto male a nessuno. Un'ironia schietta, sincera, che aiuta a prendersi meno sul serio e a lavorare meglio, consapevoli dei propri limiti e delle proprie risorse.
Io, dal canto mio, sono ormai convinta di portare sfiga a quelli per cui voto, che non vincono mai... Vi basti pensare che quando il M5S l'ho votato io (cioè alle ultime elezioni regionali campane ed è stata la prima e l'ultima volta), questo non ha preso neanche il 2% dei voti. In 12 anni che voto, l'unico governo di "sinistra" che c'è stato in Italia è durato meno di due anni (era più un governo sinistro che un governo di sinistra, mais bon). Se vi puo' rassicurare, la prossima volta voto il popolo dell'impunità della libertà, magari è la volta buona che ce li togliamo dalle palle.

Il lavoro al bar va bene, mi sfianca, ma sono felice. A dirla tutta, quando mi sono alzata stamattina ho avuto l'impressione che qualcuno mi avesse menato durante la notte, ho male ovunque. Ma mentre sono li' in cucina a spignattare, non ci penso. Il bar è una costruzione piuttosto vecchia, poco più giù del Moulin de la Galette, con la porta a vetri e le scale di legno. Soprattutto quando arrivo al pomeriggio, verso le tre e mezza, mi sembra di stare in un'altra epoca. E in un'altra città. Molti dei clienti sono degli habitués, ma capita anche qualche turista, di solito inglese o americano, italiano qualche volta.
Nel frattempo mi hanno pure proposto un contrattino di qualche mese in un laboratorio qua vicino. Vi diro', la cosa non mi entusiasma molto, lo farei davvero per il vile denaro e basta. Sappiate pero' che quando mi è arrivata la proposta mi è partito tutto un trip sull'essere e avere, sull'importanza di amare cio' che si fa e il coraggio di cambiare radicalmente la propria strada. Pensavo al mio amico Guigui, che prima lavorava nella finanza (con tanto di master preso negli USA) e ora fa il dee-jay/compositore, e ha una moto e una casa senza fornelli e il sorriso perennemente stampato sulla faccia.

Poi mi sono spostata sul piano del cuore, e mi è partito un altro trip sulle cose che succedono e quelle che sarebbero potute succedere se almeno uno dei due avesse avuto il coraggio, ma questo è un altro discorso, che forse è meglio lasciar perdere, ché non serve a niente.

E niente, poi ho letto Queneau, di cui mi innamoro ogni volta. Ma forse l'avevate capito.

(Ecco, adesso posso mettermi a lavorare, anche se tra un'ora dovro' andar via.)

mercoledì 30 gennaio 2013

Les justificatifs

Ieri sera, in lab. Ultima mezz'ora prima della chiusura: un po' correggo l'introduzione alla tesi, un po' mi sfogo con la Schwester in chat sulle ultime rogne quando mi contatta il mio amico Muath, palestinese, per sapere se posso aiutarlo.
- Ho bisogno di te, mi puoi aiutare per favore?
- Se posso, volentieri!
- L'anno scorso sono stato a un convegno in Italia,...
(ah, si vorrà far tradurre qualcosa, penso)
- si'...
- ...e ora l'università mi chiede le ricevute per i rimborsi. Solo che mi sono reso conto che più della metà le ho perse.
- Ah, bravo!
- Eheh, lo so. per fortuna che almeno quelle del volo e dell'alloggio le ho... solo che mi mancano le fatture dei taxi e dei ristoranti. Quindi volevo chiederti...
(?????)
- si'?
- ...secondo te, posso comprarmi un blocchetto di fatturazione per un ristorante o un taxi italiano a Parigi?
- Mmm, non saprei... Avrai bisogno di un timbro, no?
- Ma no, soprattutto i taxi non mettono mai timbri...
- Guarda, non lo so... So di non esserti di grande aiuto. Ma hai bisogno che ti scriva o ti traduca qualcosa?
- No no. Volevo solo sapere se secondo te posso trovarne uno...
- Boh, prova a vedere da Office Dépôt...
- Ok, grazie!
Bello sapere di essere un punto di riferimento per gli amici per l'arte di arrangiarsi. Mediterranei, ci fanno uguali in tutto il mondo...

giovedì 24 gennaio 2013

Accident grave de voyageur

Sono per natura contro la politically correctness. A me le cose piace chiamarle col loro nome, senza giri di parole. La formula accident grave de voyageur è una simpatica formuletta paracula che l'RATP usa per informare i poveracci che ogni giorno devono prendere i trasporti che qualcuno ha deciso di farla finita buttandosi sotto a un treno e percio' la linea è bloccata.
9.02, Daumesnil. "Accident grave de voyageur à Vincennes, RER A interrompu entre Nation et Val de Fontenay. Service bus de remplacement à Château de Vincennes.", campeggia sullo schermo d'informazioni. Sbuffo e penso "merde!", mentre mi avvio a Nation per prendere la 1.
9.25. Arrivo a Château de Vincennes. E' il delirio totale: decine e decine di pendolari che vagano come schegge impazzite alla ricerca dello sfigatissimo bus che li porterà nel bled pourri dove lavorano. Esito, cerco i bus, ma non ho voglia di fare la sardina. E nella migliore delle ipotesi riuscirei a salire forse sul terzo che passerà (se e quando passerà). Penso che potrei telefonare all'unica persona automunita e in zona, anche se mi sono ripromessa di non cercarla. In preda alla disperazione, lo faccio lo stesso. Non risponde né mi richiama e penso "accidenti a me, sono venuta meno ai miei buoni propositi e sto comunque bloccata qua, cornuta e mazziata!"
Mi ricordo improvvisamente che da Créteil c'è un servizio bus che porta direttamente a Champs-sur-Marne, ridente cittadina fantasma in mezzo al nulla dove sorge il mio lab. Faccio il tentativo, telefono alla mia amica Marie per sapere se ne sa qualcosa. Effettivamente si', ne sa qualcosa e mi consiglia di prendere un vélib e arrivare a Charenton per non dover stare a tornare su a Parigi centro per recuperare la 8.
9.58, Château de Vincennes. Trovo una stazione vélib e mi avvio, un po' imprecando contro colui che ha deciso di farla finita proprio stamattina un po' ringraziando il Cielo che almeno non nevica più e le strade sono sgombere. Arrivo a porte Dorée (cioè praticamente a 10 minuti a piedi da casa mia) un quarto d'ora dopo, ripongo il vélib e prendo la 8.
10.37, Créteil. Cerco il famoso bus. Ne passa uno all'ora, il prossimo è alle 11. Aspetto al freddo e al gelo sulla banchina, continuando a imprecare contro l'RATP e il poveraccio, che pur essendo poveraccio stamattina ha rotto i coglioni a un bel po' di gente.
11.02, il bus parte. Un quarto d'ora dopo sono a Champs.
Risultato: mezza giornata di lavoro persa, a una settimana dalla consegna.
Ma questi che scelgono l'RER per farla finita non lo sanno che non potranno trovare pace manco nell'aldilà con tutte le jastemme che riceveranno des autres voyageurs e che li raggiungeranno pure se saranno diventati polvere???
Tra i criteri di valutazione di una tesi dovrebbe pure esserci una voce "difficoltà logistiche". Da Paris-Est uscirebbero tutti con mention "très honorable".

(Salvate il soldato formichina, episodio 2043.)

lunedì 21 novembre 2011

A grande richiesta: gâteau au potimarron

Eccomi qua, riemergo da una settimana allucinante, in cui ho inanellato tre giorni consecutivi "thèse" e venerdi' e sabato in gelateria... il suicidio! Il tutto con un seminario da preparare per stamattina, che ho finito di rifinire ieri sera, pensando: "ma se io trovo questa roba terribilmente noiosa, come posso interessare quei quattro gatti che vengono a sentirmi?"
E invece i quattro gatti si sono dichiarati contenti e io mi sono sentita autorizzata a prendermi un pomeriggio di libertà (in cui ho fatto le pulizie rimandate da ieri. che vita entusiasmante, quella della segretariagelataiadottoranda!).

Siccome qualcuno ha detto che la mia torta di potimarron è bona da mori', in uno slancio di generosità vi metto la ricetta. E' di una semplicità quasi imbarazzante.

Ingredienti:
400 gr di potimarron (se non lo trovate -visto che in Italia non esiste, gnegnegne- una zucca molto ferma)
30 gr di mandorle tritate
50 gr di farina
3 uova
100 gr di zucchero
una noce di burro
una bustina di lievito in polvere

Prendete il vostro bel potimarron, sbucciatelo e toglieteci i semi. Se vi state ancora chiedendo come sbucciarlo senza perdere un numero di dita compreso tra uno e cinque, la risposta è "pelapatate", decisamente più sicuro e rapido del coltello. Fate il vostro bel potimarron (o la zucca) a cubetti e fatelo cuocere in un pentolino, in cui avrete fatto fondere il burro. Aggiungete un po' d'acqua e sorvegliate il vostro bel potimarron, che ha un'insana passione per i fondi di pentola. Deve diventare una cremina: quando raggiunge questo stadio, spegnete tutto e lasciate raffreddare. Nel frattempo, sbattete le uova con lo zucchero, fino a ottenere un composto un po' spumoso. Aggiungeteci poi la farina, le mandorle, il lievito e la cremina di potimarron (o di zucca) e mescolate bene. Imburrate una teglia e versateci il composto. In forno a 180° per 30/35 minuti.

Io l'ho fatta due volte e dà soddisfazione, anche perché non necessita di particolare strumentazione: io ho mescolato tutti gli ingredienti con la forchetta. Perché una torta che sa anche un po' di decrescita è ancora più buona.

lunedì 24 gennaio 2011

A una compagna di vita

Ci siamo conosciute a scuola, io avevo 5 anni e mezzo e tu qualche millennio in più. Ci siamo presentate con una paginetta di 0, poi una di 1, una di 2 e cosi' via fino al 9. Poi sono arrivati i regoli e l'abaco, per giocare un po' insieme. E poi i quaderni a quadretti hanno raccolto, per anni, la nostra corrispondenza: le 4 operazioni, la proprietà commutativa e quella distributiva, i dividendi e i divisori. Il primo punto massimo della nostra amicizia è stato quando ho cominciato a risolverti i problemi, chissà perché c'entrava sempre la mamma o un contadino che andavano al mercato e si complicavano la vita, o una torta da dividere tra un numero improbabile di golosi.
Mi hai fatto penare con le divisioni in colonna, sai? Cosi' come mi hai fatto penare con le proporzioni e i monomi: mi pareva sempre di averli capiti in classe, poi arrivavo a casa e non sapevo mai dove mettere la penna.Ah, le frazioni improprie hanno sempre suscitato il mio sgomento: li' ho capito che in te c'era un pizzico di follia...

Vestivi i panni del Dr. Jekyll durante le ore di aritmetica e quelli di Mr. Hyde durante quelle di geometria. Scusami tanto, ma lo sai bene che la geometria non mi è mai stata simpatica: una signorina troppo precisina, con quelle forme tutte spigolose e perfettine, e quei teoremi da perderci il sonno, ipotesi, antitesi, tesi: ma perché? Preferivo il contadino del mercato... Anche perché quando erano quelli i problemi, potevo farmi aiutare da papà, se non ci riuscivo.

Abbiamo cominciato a vederci nelle ore di algebra: ormai i numeri si facevano accompagnare sempre più spesso dalle lettere, la trovavo un'accoppiata strana, ma pareva funzionare. E in quegli anni ti conosceva anche mia sorella, che non ti voleva neanche conoscere, perché le avevano parlato male di te. E io avevo voglia a spiegarle che non era vero, che eri simpatica, ma lei non ci credeva. Si è iscritta al liceo classico per vederti il meno possibile, ma anche là ha dovuto fare i conti con te. Allora per diversi pomeriggi ci siamo viste tutte e 3, io, te e lei. Ci sedevamo intorno al tavolo quadrato del soggiorno e non ci alzavamo finché non ci eravamo dette tutto.

Ero un'adolescente scontrosa e malinconica, ogni tanto mi sfogavo con te, facendo equazioni o studiando funzioni: non puoi sapere quanto mi rilassavi... Adoravo studiare le funzioni, trovare il dominio e le altre cose che mi portavano al grafico finale. Ti confesso che ogni tanto mi viene la voglia di studiarne una, anche se non saprei da dove cominciare. Poi, come succede spesso, la vita ci ha fatto prendere strade diverse e ci siamo allontanate un po'. Ti ho ritrovata stamattina, sui lucidi del seminario del lab. A dire il vero, ogni tanto ti incrocio anche negli articoli per la tesi: algoritmi e chaînes de Markov, soprattutto, ma uno sguardo veloce e finisce li'. Stamattina c'erano diverse formule incomprensibili e ho ripensato alla nostra "amicizia".

Cara matematica, ti ho amata e ti ho pure odiata a volte. Stamattina ho capito che non potro' mai liberarmi di te: avro' sempre conti da fare, calcolare le proporzioni per le ricette, far vedere i compiti a qualcuno. Ma va bene cosi'. Mi hai regalato dei bei momenti: l'avermi fatta sentire umana e non una secchiona con l'unico  4 e mezzo della mia vita a un compito, una rivincita sulle prime della classe e l'abbraccio fortissimo di mia sorella dopo un pomeriggio passato a spiegarle qualcosa che aveva a che fare con l'asse delle x e quello delle y. E il suo urlo trionfale: "Uhaaaaaaaaanoncipossocredere: ho capitoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo, grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!"

lunedì 8 novembre 2010

Pause déjeuner

Quand'ero a Pisa la mia pausa pranzo era o a casa con le mie adorate coinquiline o a mensa con loro o coi miei amici, dipendeva dai giorni. In ogni caso, era un momento felice: mangiavo in un piatto, il cui contenuto era sempre alquanto soddisfacente, la compagnia ottima e i discorsi interessanti. E dopo c'era sempre il caffè, della moka o in un barrino a piazza Dante o alla Casa della Panna.

Da quando sono qui, il pranzo non sembra neanche più una pausa:  mangio in un tupperware cose preparate la sera prima perché la mensa è a rischio di intossicazione alimentare, i miei colleghi non fanno che parlare di lavoro e il caffè è quello delle cialde Lavazza. Inoltre, rischio sempre di incontrare il mio prof che mi chiede se la tesi avanza.

Oggi sono andata a cercarmi un angolino appartato dove pranzare in grazia di Dio, evitando accuratamente la cinese idiota e chiunque altro. Raté! Sono stata scovata da un tizio - mi pare si occupi di antenne - che ha cosi' bellamente distrutto i miei buoni propositi:
- Alors, ça va?
- Oui merci, et vous?
- ça va... et le temps? C'est comme ça à Naples aussi?
- Je ne sais pas, ça fait longtemps que je ne suis pas y allée.
- Ah. C'est vrai que novembre n'est pas la meilleure période pour être à Paris. C'est le mois avec le plus haut taux de suicides, je crois.
E in tutto questo, piove da quasi 72 ore continuate. Ma perché non ho chiesto una cotutela con la Martinica???

giovedì 15 luglio 2010

Paris, 14 juillet

Ore 9.03, sms ricevuto 1: Salu Rosa. Ecq tu sai si la fac est ouverte ojourdui?

Ore 9.06, sms inviato: Je crois qu'elle est fermée, c'est férié. Je sais que Patrice travaille aujourd'hui, donc peut-et tu peux entrer...

Ore 9.19, sms ricevuto 2: Ok. Il me falait just 1 prétxt pr rester o lit. 8-) Bizoussss.

Sms non inviato 1: e che c'era bisogno di scassare la mi... a me?

Sms non inviato 2: non so se tu abbia trovato il pretesto, ma i presupposti per un ricovero coatto ci sono tutti.

Gli sms me li ha mandati M., una del mio lab. 29 anni di femmina, la sua vita è solo la tesi: niente uscite, uno studio a Noisy Legrand (voluto, non capitato), spesa su internet.

A me queste persone cosi' ingenerose verso la vita fanno venire voglia di farmi prestare la clava da Fred Flintstone... WILMAAAAAAAAA!

mercoledì 23 giugno 2010

Kiwi

Una delle bellezze della metropoli è che puoi conoscere gente da tutto il mondo.

Bene, il formicaio stavolta mi ha messo sulla strada un neozelandese, un dottorando che ogni tanto passa nel mio lab. E che da domenica non fa che prendermi in giro per la prestazione dell'Italia. J'ai beau lui dire que "c'est à la fin du bal qu'on paie les musiciens" et que "rira bien qui rira le dernier".

Ora spero che il mio sfoggio paremiologico non sia stato inutile, e che la Nazionale domani si dia una svegliata: farsi ridicolizzare anche sul calcio, e da un kiwi per di più, non ce lo meritiamo.