Una cartolina di Lisbona, una riproduzione della Camera da letto di Van Gogh, una cartolina di Valencia, un biglietto rettangolare di auguri con tante giraffine, il biglietto de La parola ai giurati al Verdi di Pisa, la mail di omino meteo per il mio 27esimo compleanno, una cartolina in bianco e nero del mirador san Nicolas di Granada, una foto di me formato polaroid che mi ha fatto Marta alla Butte aux cailles, la miniatura della foto di Izis che abbiamo in cucina, un'altra cartolina di Valencia, il biglietto dell'Andromaque alla Comédie française, il biglietto d'auguri di Sarina e la Fra con un orsetto paciocco, un crocifisso colorato del commercio equo, una foto di me e mia sorella, La femme à l'ombrelle di Monet, una cartolina in bianco e nero con vista Trocadéro, la locandina che annuncia Le beaujolais nouveau est arrivé!, George Pompidou con un cappellino di babbo Natale che mi augura un XXI secolo soddisfacente sul piano sessuale, un post-it con una frase di Montaigne, una cartolina dell'Opera House di Sydney, il volantino del primo No B-day qui a Parigi, la cartina col percorso che abbiamo fatto alla festa della musica l'anno scorso, una bambina che balla il flamenco in una foto in bianco e nero, un post-it con un verso di Via del campo, il volantino degli ateliers portes ouvertes degli artisti di Belleville, una tovaglietta del Café des deux moulins (il bar di Amélie), il biglietto del concerto di Tiersen, una foto di me e Sarina, una foto di me e la Fra, una foto di me, Sarina e la Fra, una cartolina di Dublino, una locandina con un ranocchio incoronato e la scritta "Rospo che legge... diventa re!", il foglio della mia unica vittoria a Scrabble alla péniche, una cartolina in bianco e nero dell'Alhambra di Granada, una polaroid del picnic al bois de Vincennes di luglio scorso, un post-it con "L'essentiel est invisible aux yeux, on ne voit bien qu'avec le coeur", il piccolo collage di Nicolas con le avventure della péniche.
Alle pareti della mia stanza ci sono posti lontani e vicini, le mie passioni, dei bei momenti e tanti amici che pensano a me e mi fanno compagnia ogni volta che poso gli occhi su un angolo qualsiasi di quelle quattro mura.
Visualizzazione post con etichetta Andalucia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Andalucia. Mostra tutti i post
lunedì 18 aprile 2011
giovedì 22 luglio 2010
Lungomare di Malaga, 5 luglio 2010
Ceniamo da Miguel el carinoso, una trattoria che fa molto Policastro, mi ricorda "La rustica" o "Ippocampo" prima dei lavori. Piacerebbe al mio orsacchiotto, ne sono sicura.
Anche se sono le 22, c'è poca gente. Molti arriveranno più tardi.
Suonatori di fisarmonica si alternano a venditori di fiori. Ma non sono le solite rose inodori dei pakistani di tutto il resto del mondo: sono steli impilati in una scatola coi buchi. All'estremità di ognuno, un intreccio di fiori bianchi, dal profumo intenso e inebriante: gelsomino del Marocco.
Ma il re incontrastato dei profumi, stasera, è l'odore di salmastro, che mi entra su per le narici a intervalli regolari. Quanto mi sia mancato, lo realizzo solo ora.
Anche se sono le 22, c'è poca gente. Molti arriveranno più tardi.
Suonatori di fisarmonica si alternano a venditori di fiori. Ma non sono le solite rose inodori dei pakistani di tutto il resto del mondo: sono steli impilati in una scatola coi buchi. All'estremità di ognuno, un intreccio di fiori bianchi, dal profumo intenso e inebriante: gelsomino del Marocco.
Ma il re incontrastato dei profumi, stasera, è l'odore di salmastro, che mi entra su per le narici a intervalli regolari. Quanto mi sia mancato, lo realizzo solo ora.
giovedì 15 luglio 2010
MMM: Mica Male Malaga.
Non è bella come Granada, anzi non ha proprio niente a che vedere. Malaga non sa molto di storia, è una città bambina cresciuta troppo in fretta.
Il centro è dominato dalla cattedrale barocca, ovunque ti giri ne scorgi un pezzo. C'è qualche bel palazzo, ma l'incanto dura poco: spesso il suo vicino è un capolavoro dell'architettura anni '70, "cemento è bello". Un po' come il Centro direzionale.
Ma Malaga ha il mare e, malgrado il porto, si può fare il bagno, non come a Calambrone, meta di un epico smarrimento con la Fra (" ti dò questa notizia in conclusione / per sbaglio son finita a Calambrone"). Calette di fronte a un lungomare costellato di bar e ristoranti. Dietro il lungomare, una stradina con due file di casette bianche, una di fronte all'altra. La strada è lontana, i bambini possono giocare tranquilli. Una volta doveva essere un villaggio di pescatori, convertito in fretta in paradiso turistico alla moda.
Sarà la mia mania di voler ritrovare sempre qualcosa di un altro dove, ma a tratti mi sembra la Calabria senza i napoletani...
Il centro è dominato dalla cattedrale barocca, ovunque ti giri ne scorgi un pezzo. C'è qualche bel palazzo, ma l'incanto dura poco: spesso il suo vicino è un capolavoro dell'architettura anni '70, "cemento è bello". Un po' come il Centro direzionale.
Ma Malaga ha il mare e, malgrado il porto, si può fare il bagno, non come a Calambrone, meta di un epico smarrimento con la Fra (" ti dò questa notizia in conclusione / per sbaglio son finita a Calambrone"). Calette di fronte a un lungomare costellato di bar e ristoranti. Dietro il lungomare, una stradina con due file di casette bianche, una di fronte all'altra. La strada è lontana, i bambini possono giocare tranquilli. Una volta doveva essere un villaggio di pescatori, convertito in fretta in paradiso turistico alla moda.
Sarà la mia mania di voler ritrovare sempre qualcosa di un altro dove, ma a tratti mi sembra la Calabria senza i napoletani...
martedì 13 luglio 2010
Granada
Non sono mai stata in Sicilia, ma per come me la immagino, deve somigliare da qualche parte a Granada, crocevia di Arabi e Cristiani, proprio come Otranto lo è tra Roma e l'Oriente bizantino.
Granada è chiese e piastrelle di mosaico, piazze ogni 50-100 metri con piante e fontane.
Granada è teli color sabbia tra un lato della strada e quell'altro, per proteggerti la testolina dal sole cocente.
Granada è leggere "benvenuto" sul viso di chi incroci, dei passanti a cui chiedi la strada e che ti accompagnano per farti vedere dov'è.
Questa gente porta impressa nei geni una lunga storia di tolleranza, di gomito a gomito con l'altro, il lontano, il diverso.
Sarà che ormai la mia quotidianeità è immancabilmente condita dalla scortesia dei Parigini, ma mi fa effetto. Mi viene in mente un manifesto che da un po' campeggia nelle stazioni RATP: "Tourism in France - The great welcome". Sottolinerei il great e il welcome. Se ne incontro il geniale ideatore, gli faccio una sonora risata in faccia...
Granada è chiese e piastrelle di mosaico, piazze ogni 50-100 metri con piante e fontane.
Granada è teli color sabbia tra un lato della strada e quell'altro, per proteggerti la testolina dal sole cocente.
Granada è leggere "benvenuto" sul viso di chi incroci, dei passanti a cui chiedi la strada e che ti accompagnano per farti vedere dov'è.
Questa gente porta impressa nei geni una lunga storia di tolleranza, di gomito a gomito con l'altro, il lontano, il diverso.
Sarà che ormai la mia quotidianeità è immancabilmente condita dalla scortesia dei Parigini, ma mi fa effetto. Mi viene in mente un manifesto che da un po' campeggia nelle stazioni RATP: "Tourism in France - The great welcome". Sottolinerei il great e il welcome. Se ne incontro il geniale ideatore, gli faccio una sonora risata in faccia...
lunedì 12 luglio 2010
En el bus Sevilla-Granada, 29 de junio 2010
Le autostrade sono tutte uguali, o almeno quelle del Sud. Forse è la lingua delle insegne che ti fa capire che sei da un’altra parte. Asfalto, lavori in corso e gli immancabili oleandri. Ogni tanto, campi coltivati.
Il paesaggio che riempie la distanza Siviglia-Granada mi ricorda un po’ le superstrade del Cilento, in particolare quella che collega Policastro a Buonabitacolo. L’avrò fatta centinaia di volte, soprattutto fuori stagione.
Mi aspettavo di vedere le “serre dello scandalo”, ma forse non è qua che devo cercarle. Il mio sguardo si perde invece in immensi campi di girasoli, sorprendentemente non bruciati dal sole, a differenza di quelli di un passaggio in Umbria d’una decina d’anni fa. Brillanti e fieri, mi fanno compagnia per diversi km.
Dopo un po’ decido che posso fare a meno dell’ipod, mi accoccolo sul sedile in dormiveglia. Qua e là, bocconi di conversazione in spagnolo. Davanti agli occhi della mente, un messaggino di parecchie vite fa: “Eres mi luz. Hasta pronto.”
Il paesaggio che riempie la distanza Siviglia-Granada mi ricorda un po’ le superstrade del Cilento, in particolare quella che collega Policastro a Buonabitacolo. L’avrò fatta centinaia di volte, soprattutto fuori stagione.
Mi aspettavo di vedere le “serre dello scandalo”, ma forse non è qua che devo cercarle. Il mio sguardo si perde invece in immensi campi di girasoli, sorprendentemente non bruciati dal sole, a differenza di quelli di un passaggio in Umbria d’una decina d’anni fa. Brillanti e fieri, mi fanno compagnia per diversi km.
Dopo un po’ decido che posso fare a meno dell’ipod, mi accoccolo sul sedile in dormiveglia. Qua e là, bocconi di conversazione in spagnolo. Davanti agli occhi della mente, un messaggino di parecchie vite fa: “Eres mi luz. Hasta pronto.”
venerdì 9 luglio 2010
Sevilla, 29 de junio 2010
Recuperata la valigia, mi avvio verso l'uscita, alla ricerca della fermata della navetta. Solo 10 minuti di attesa, mi metto in fila con gli altri.
Arriva il bus, un tizio con la maglia rossa mi guarda male, mi passa davanti e mi fa, piuttosto alterato: "primero!". Ovvero: levati di 'ulo, checc'eroprimaio. Ricambio col mio sguardo versione attonita che tiro fuori abbastanza spesso, quello che la mia amica Bionda definisce "aro' è caruta a' bomba".
Salgo in bus. Nei sedili accanto, due italiane sulla 40ina, riconosco un accentino familiare e poi scorgo un logo rosso e blu su una felpa bianca: cooperativa pescatori Posillipo. Oilloc, i soliti chiattilli a spasso per il mondo. Benedico sempre l'ipod, in questi casi.
Il percorso per il centro città non offre spettacoli particolarmente esaltanti: la solita periferia "moderna" delle città, cemento, lavori in corso e poco verde. A tratti, è Napoli.
Capolinea: primero dalla maglietta rossa diventa gentile e mi aiuta a tirar giù la valigia. Mi avvio alla stazione dei bus sotto il sole cocente: ci sono 34 gradi. Nei 5 minuti di cammino, comincio a sentire le braccia roventi, peggio di un fiorentino al primo sole. Stazione dei bus, biglietto per Granada e deposito il mamozio blu. Non prima di averne estratto lo spray solare e ciaf ciaf, braccia, ciaf ciaf gambe.
Tramvia, direzione centro.
14h20 Taberna Coloniales: un piacevole fracasso, gente in piedi che spizzica e tracanna. Tapas y cerveza. Mi siedo al bancone, studio il menù. Dall'altro lato, un tipo abbastanza tarchiato sulla 50ina: "Que te sirvo, guapa?" "Una tapa con pechuga de pollo y una cerveza, por favor". Di solito mi fa triste bere da sola, ma le bionde spumeggianti dei bicchieri altrui mi fanno troppa voglia. Ho fatto bene, è buonissima: fresca, leggera, va giù come fosse acqua.
Dopo pranzo, mi avvio alla cattedrale. Per strada quasi nessuno, ogni tanto il tramvia. Carrozze con cavalli stanchi aspettano i turisti. Non so perché, ma ho l'impressione di essere in una città coloniale dell'America latina senza la miseria, almeno per come me le immagino io, penso a L'amore ai tempi del colera e al dottor Juvenal Urbino che si fa scarrozzare per la città.
Fuori dalla cattedrale, zingare armate di rametti di rosmarino si fiondano sui turisti per leggergli la mano. Visitare la cattedrale costa 8 euri: ci rinuncio, pagare per entrare in chiesa è contrario ai miei principi.
Una mezz'oretta ai giardini, immensi. Panchina all'ombra e l'Internazionale eredità di Fede. Recupero il mamozio e hop! di nuovo in bus. E' ora di ripartire, Granada mi aspetta.
Arriva il bus, un tizio con la maglia rossa mi guarda male, mi passa davanti e mi fa, piuttosto alterato: "primero!". Ovvero: levati di 'ulo, checc'eroprimaio. Ricambio col mio sguardo versione attonita che tiro fuori abbastanza spesso, quello che la mia amica Bionda definisce "aro' è caruta a' bomba".
Salgo in bus. Nei sedili accanto, due italiane sulla 40ina, riconosco un accentino familiare e poi scorgo un logo rosso e blu su una felpa bianca: cooperativa pescatori Posillipo. Oilloc, i soliti chiattilli a spasso per il mondo. Benedico sempre l'ipod, in questi casi.
Il percorso per il centro città non offre spettacoli particolarmente esaltanti: la solita periferia "moderna" delle città, cemento, lavori in corso e poco verde. A tratti, è Napoli.
Capolinea: primero dalla maglietta rossa diventa gentile e mi aiuta a tirar giù la valigia. Mi avvio alla stazione dei bus sotto il sole cocente: ci sono 34 gradi. Nei 5 minuti di cammino, comincio a sentire le braccia roventi, peggio di un fiorentino al primo sole. Stazione dei bus, biglietto per Granada e deposito il mamozio blu. Non prima di averne estratto lo spray solare e ciaf ciaf, braccia, ciaf ciaf gambe.
Tramvia, direzione centro.
14h20 Taberna Coloniales: un piacevole fracasso, gente in piedi che spizzica e tracanna. Tapas y cerveza. Mi siedo al bancone, studio il menù. Dall'altro lato, un tipo abbastanza tarchiato sulla 50ina: "Que te sirvo, guapa?" "Una tapa con pechuga de pollo y una cerveza, por favor". Di solito mi fa triste bere da sola, ma le bionde spumeggianti dei bicchieri altrui mi fanno troppa voglia. Ho fatto bene, è buonissima: fresca, leggera, va giù come fosse acqua.
Dopo pranzo, mi avvio alla cattedrale. Per strada quasi nessuno, ogni tanto il tramvia. Carrozze con cavalli stanchi aspettano i turisti. Non so perché, ma ho l'impressione di essere in una città coloniale dell'America latina senza la miseria, almeno per come me le immagino io, penso a L'amore ai tempi del colera e al dottor Juvenal Urbino che si fa scarrozzare per la città.
Fuori dalla cattedrale, zingare armate di rametti di rosmarino si fiondano sui turisti per leggergli la mano. Visitare la cattedrale costa 8 euri: ci rinuncio, pagare per entrare in chiesa è contrario ai miei principi.
Una mezz'oretta ai giardini, immensi. Panchina all'ombra e l'Internazionale eredità di Fede. Recupero il mamozio e hop! di nuovo in bus. E' ora di ripartire, Granada mi aspetta.
Iscriviti a:
Post (Atom)