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giovedì 24 luglio 2014

Sociologie du Bon Coin

Partiamo dal principio, ovvero dal tabletdimmerda. Sì, un regalo assolutamente non gradito ricevuto al mio 30esimo compleanno (quasi un anno e mezzo fa). Non gradito e per di più beffardo, visto che la Schwester era stata incaricata da una mia amica per indagare circa una mia preferenza. Amica che aveva tenuto a sottolineare l'importanza della sorpresa, come se di anni ne compissi 3 e non 30. Completamente ignara della faccenda, quando mi trovai il seguente sms: "Visto che sono un'ottima cliente, la Wind vorrebbe regalarmi una cosa a scelta fra uno smartphone, un tablet e un altro vattelappesca elettronico, cosa scelgo?" con mittente Schwester, risposi in fretta e furia (pensando a lei, che una specie di smartphone ce l'aveva già): "Non saprei, prenditi un tablet, magari."
E questo consiglio spassionato, buttato lì senza pensarci più di tanto, si è materializzato nelle mie mani la sera del mio 30esimo. Io, brava a recitare come Manuela Arcuri o come Corinna in Boris, devo aver detto: "sì, grazie, utilissimo", andando su tutte le furie l'indomani mattina, quando la Schwester mi confessa che il "regalo della Wind" è in realtà quell'obbrobrio vestito da tablet, destinato a me e non a lei. Ricordo di aver avuto una reazione assurda, ora se ci penso mi vergogno pure. Avevo chiamato la mia migliore amica, che non mi aveva tirato su il morale dicendomi che lei in realtà aveva proposto una borsa, che l'amica del tablet aveva bocciato in nome dell'utilità. Avevo poi chiamato anche il responsabile dell'acquisto, marito della terza amica, per sapere se si poteva cambiare con uno smartphone, visto che pochi giorni prima mi avevano regalato un Kobo (che, per la cronaca, è ancora imballato). Niente, i genii del regalo mi avevano rimosso la pellicola dal tabletdimmerda e quindi non si poteva fare niente.

Ricordo anche che questa storia l'avevo raccontata a P.A. la prima sera che uscivamo insieme, di ritorno dal concerto dei Negrita (regalo di P.A. per il mio 30esimo, poco prima che P.A. diventasse P.A., insomma). P.A. che mi ascoltava incuriosito e divertito, magari dicendosi: "e pensare che mi tocca pure insistere, per uscire con 'sta matta."

Tentativi di cambio falliti, misi il tabletdimmerda in valigia e  me lo portai a Parigi, usandolo anche di tanto in tanto. Senza non molte jastemme, visto che il tabletdimmerda, in quanto tabletdimmerda, appunto, è di pessima qualità: schermo tattile decisamente poco friendly, pagine che si aprono a loro piacimento, e si allargano, si spostano, si rimpiccioliscono come se vivessero di vita propria.
Il tabletdimmerda si riscattava un pochino quando andavo in fiera, mantenendomi in contatto con il mondo in una situazione di relativo isolamento. A modo suo, ma in quel contesto una piccola utilità la aveva. Ma sempre tabletdimmerda rimaneva.

E così, un anno e mezzo dopo, dotata ormai di smartphone e prossima a un immenso trasloco, ho deciso di liberarmi definitivamente del tabletdimmerda. Sono perciò entrata in un negozio di informatica nei dintorni di casa mia, attirata dalla scritta: "achat/vente pc, tablette, etc.". Ma le mie speranze sono crollate miseramente quando il negoziante, venuta a sapere la marca del tabletdimmerda, mi fa: "Mi spiace, ma io compro solo marche buone. Mediacom è un pezzotto, il materiale è scadente, non posso vendere una cosa che poi il cliente mi porta indietro." Ma bravo, e secondo te perché vorrei disfarmene?

Tout à coup, un'ideona: perché non provare a metterlo sul Bon Coin? Il sito francese equivalente di quello che, almeno a Napoli, è il Fieracittà, giornalino in cui trovi di tutto di più, molto amato da mio padre che, convinto di aver fatto gli affari del secolo, è tornato a casa una volta con un orribile letto a castello e un'altra volta con un frigorifero rosso. Frigorifero che, anche dopo la dichiarazione di decesso da parte di mummy e relativo stacco della spina, continuava a perdere acqua anche giorni dopo, al punto di meritarsi l'appellativo di "Frigo Rei".

Vabbè, torniamo al Bon Coin. In Francia c'è gente che passa giornate intere appostata sul Bon Coin, alla ricerca dell'affare del secolo. E a fare telefonate agli inserzionisti del Bon Coin, che dopo una decina di telefonate improbabili si chiedono "Ma chi mu fici fari a mmia?" Martedì mi decido, posto l'annuncio con ben due foto: una del tabletdimmerda, l'altra della scatola del tabletdimmerda, per non starne a specificare le specificità. E mercoledì, appena accendo il mio very smart smartphone color corallo, mi trovo un messaggio in segreteria, vari sms e tentativi di chiamata. D'altra parte, come poteva non attirare un fantastico tabletdimmerda senza-un-graffio a 25 euri?

Mi hanno chiamato da tutta l'Ile-de-France. E mi hanno chiamato soprattutto tanti Ahmed, Latifa, Rhamad. Gente che avrebbe pagato 17 euri di treno per venire a Parigi a comprare il mio tabletdimmerda. Dopo il bidone di un tizio che mi aveva dato appuntamento alle 12 (bidone che, se non avessi chiamato, non avrei mai scoperto), sono finalmente riuscita ad accordarmi con una signora per la sera. Accordo sudato, 250 telefonate per far capire alla signora come uscire dalla metro di Nation, fermo rifiuto a ogni tentativo di contrattazione (Non me lo può fare a 20? No, è nuovo, non ha un graffio), 15 minuti di attesa sotto il sole a Nation, trafelata, spazientita, col répondeur della tizia a ogni mio tentativo di chiamata e il 35% di batteria consumato.

Finalmente, riesce ad uscire dal metro. Si è fatta un'ora di treno (arriva da Poissy, dall'altra parte della regione) per venire a fare l'affare del secolo. Una figlia per mano, quella di sinistra deve fare pipì e le abbassa i pantaloni vicino all'albero. La descrizione dei vestiti corrisponde e allora: Madame, c'est vous pour la tablette? traduce una turbata agnizione. Piccolo momento di sconcerto: Ah, è così piccolo… pensavo fosse più grande. La guardo, come a dire: A signò, ma che ghivi truvann pe' 25 euro? E lei, in quel momento, deve effettuare un rapido calcolo mentale tra tempo, soldi del biglietto del treno e tutto il resto e mi porge la grana, dopo che ho tentato di mostrarle le varie funzionalità del tabletdimmerda senza-un-graffio mentre la figlia faceva pipì nascosta da sacchi di spazzatura vicino l'albero.
Prima di congedarsi, mi fa: Ah, se ha altro da vendere, telefoni, ecc. mi chiami direttamente, non metta l'annuncio su Le Bon Coin, ché io sono interessata. Senz'altro, non si preoccupi. Sarò felicissima di fare un'altra sudata come questa per 25 euri. E meno male che ho un forfait di telefonate illimitate, altrimenti ci avrei pure rimesso.

giovedì 24 maggio 2012

Supervarietà e il 24 maggio

Era una sera d'estate di 3 anni fa. Eravamo in soggiorno, io e lei. Forse stavo scaricando sul pc le foto delle vacanze, non ricordo bene. La tv, come sempre a quei tempi, era accesa: Raiuno col suo imperituro Supervarietà che, per essere un contenitore a buon mercato, è comunque molto meglio di molta munnezza che passano in prima serata in inverno. Ma vabbè.

Lei era seduta al solito posto, quello col cuscino blu dell'Ikea a cercare di farla stare più comoda. Era ancora lucida, pure se molto sorda.

E cosi', tra una telefonata di "Pronto, Raffaella?" e un balletto delle ragazze Coccodè, appare un'Ivana Spagna anni '80, versione super punk, a dimenarsi sul palco mentre canta una delle sue canzoni in inglese.
Nonna la guarda, cercando di capirci qualcosa, abbassando la testa in avanti a sentire meglio. Poi guarda me in cerca di aiuto e mi chiede: - "Ma ch' sta cantann, Il Piave mormoro'?"

domenica 25 dicembre 2011

Buon Natale

- Chicchiricùùùù, è nato Gesù!
- Addò?
- A Betlemme!
- Vulimme ì? 
- E jamm!
- E jamm, e jamm, e jamm, e jà...

martedì 8 novembre 2011

Un petit mot pour toi

salaudconnardgrosseorduresous-espècedebranleuravortégrandcongranderifiutoorganicomezzasegasenzacoglionirattusofigl'e'ntrocchiaminableominicchioquaquaraquàtunevauxmêmepasle10centimesderéponseàtontextodégueulassecontinuedoncàtetapercettesalopejenetediraipasquet'esunemerdecarlamerdeaumoinsseràféconderlaterrejedirais plutôtquet'esunegrandeorduretoxiqueàl'instardesdéchetsnucléairestusi'nustrunzejamuri'spantecanncomm'all'ultemede'strunzjetemettraisuneclaqueunpainsijen'avaispaspeurdemesaliravecunegrosseordurecommetoitoiquin'amêmepas hontedemedirequemonamitiéestimportantepourtoisenonsaidovestadicasailrispettopourunefoisquej'avaisdécidédemelaisseraller etdefaireconfianceàquelqu'unmaistum'aprispourqui?pouruneconnet'aspiétinémessentimentsmonintelligencemonamitiémoncoeurettuneméritesrien
jetediraimêmeplus"bonjour"continuaascopartilatuatroiaedimenticatidimedégagedemavieetdemavue!

Voilà, je me sens mieux. In questo momento ho tanta di quella rabbia in corpo che se la trasformassi in energia, potrei illuminare la Tour Eiffel e tutto il 12ème arrondissement.

sabato 5 novembre 2011

Di creme, farmaciste fancazziste e formichine vendicative

- Ciao mammina bella,come stai?
- Uè ciao, sto bene, grazie.
- Com'è andata la giornata?
- Bene, grazie a Dio. Tu che dici?
- Che sono stata in farmacia a ritirare la crema che avevo ordinato. Ho fatto presente alla farmacista che io la crema la prendevo perché ormai la sua collega me l'aveva ordinata, ma che la prossima volta, prima di lanciare l'ordine, sarebbe bene comunicare al cliente quanto costa, per sapere se va bene.
-Ah. E lei?
- Beh, mi ha detto che di solito fanno sempre cosi'. Ma con me la sua collega l'ha ordinata direttamente senza dirmi che mi veniva a costare 5 euro in più e mi ha messo di fronte al fatto compiuto e lo scontrino già fatto. Quindi questa qua ha detto che se volevo, potevo non prendere la crema ed essere rimborsata.
- E che hai fatto, quindi?
- Gliel'ho lasciata li', non pago 20 euro per un barattolo di crema quando ce ne sono 2 di un'altra marca in offerta a 22.
- Hai fatto bene, brava! Fatti valere!
- E visto che la tipa che mi aveva servito mi aveva fatto perdere un quarto d'ora e per tutto il tempo non ha fatto altro che masticarmi la gomma in faccia, ho anche aggiunto, prima di andarmene: "Ah, e dica alla sua collega che è davvero sgradevole parlare con qualcuno che ti rumina in faccia tutto il tempo". E me ne sono andata.
- (verso a metà strada tra una risata isterica e la disperazione) Ma a vuo' ferni'?!

Povera donna, in quel momento deve aver pensato: "Ho messo al mondo un mostro".

lunedì 3 ottobre 2011

Communiste sans le savoir

- E fatt 'a spesa?
- Eh no, nun teng manco nu centesimo. Tu l'e fatt 'a spesa?
- No, aspettavo ca 'a facive tu. Manco je teng 'e sord.
- Sient, mo facimme 'na cosa: facimme fà nu fioretto a coccheruno cchiù chiatto, accussi' nuje ce mangiammo 'o loro. Vabbuono accussi'? *

Non c'è che dire, non fa una grinza, come al solito. Mia nonna è comunista a sua insaputa. 

*
- Hai fatto la spesa?
- Eh no, non ho neanche un centesimo. Tu l'hai fatta, la spesa?
- No, aspettavo che la facessi tu. Non ho soldi neanch'io.
- Ascolta, ora facciamo una cosa: facciamo fare un fioretto a qualcuno più grasso, cosi' noi mangiamo la loro parte. Va bene cosi'?

N.B. coccheruno si legge [kokrun].
P.s. Vediamo se indovinate la citazione da cui ho preso ispirazione per il titolo del post (Gùgol non vale)!

giovedì 18 agosto 2011

Basta, parto

Sono già 3 settimane che sono rientrata da Parigi e posso dire che non ce la faccio più.
Riabituarmi a casa è faticoso. Riabituarmi all'Italia stando in Italia forse ancora di più. L'ultima ieri sera: Zorrino mi ha portata a cena fuori, in un ristorante a Bacoli très comme il faut. Semplice e raffinato, cucina senza fronzoli e di ottima qualità. Arriviamo e veniamo accolti da carabinieri e polizia locale. Ci avviciniamo con cautela, già timorosi di dover rinunciare alla cena dopo ben 40 km. Ma è tutto a posto, il cameriere ci accompagna al nostro tavolo, ci porta acqua e menù.
Dopo un po' ci accorgiamo che non è una rissa a radunare tanta gente e caramba. Anzi, l'atmosfera è rilassata e questi se la ridono. Poi non resisto e chiedo al cameriere cosa stia  succedendo a bordo fontana.
"C'è Anna Tatangelo", mi risponde, anche un po' inorgoglito. Credo mi sia caduta la mascella: non ci sono soldi per fare benzina e andare a inseguire i malviventi, ma per andare a fare i lacché a una sciacquetta, sì.
Basta, nun cia faccio cchiù.
E quindi tra qualche ora parto, me ne vado qualche giorno al mare con le mie amiche. Niente computer, niente feisbuc, niente problemi, niente "manovrine", niente tesi. Nun voglio sapè nient. Stessa spiaggia stesso mare dell'anno scorso. Speriamo senza granchi, stavolta.

Formichina vi lascia soli qualche giorno, voi fate i bravi. O anche no, fate quello che vi pare. Ma passate di qua, se vi va. Sarà bello trovare i vostri pensieri al ritorno. Baci baci!

domenica 7 agosto 2011

La nonneconomista

Si sa, come nazione siamo quasi alla canna del gas. I nostri titoli di Stato valgono poco più che carta straccia, sono tutti col fiato sospeso per la riapertura delle borse di domani, Obama suda sette camicie e in una mano ha il santino del bisnonno che faceva riti vodoo in Kenya, nell'altra il cellulare supermegaultratecnologico che lo collega alle Borse di tutto il mondo scongiurando il rating agli Stati Uniti.
E mentre siamo tutti a cercare di capirci qualcosa, cioè se da domani staremo con le pezze al culo o abbiamo una benché minima speranza di salvarci, c'è una persona che, pur vivendo in un mondo parallelo, ha capito tutto.

- Nonna, vado un attimo di là a farmi un piatto di pasta, torno subito.
- Sient' nenné, ma mò quanto costa 'a pasta?
- Eh nonna, costa cara.
- Eh, chell po' se sape, è tutta colpa d'o dollaro!

venerdì 15 luglio 2011

A te

A te, che eri sicuramente li' con me al gran ballo dei pompieri del primo arrondissement.
A te, che magari battevi le mani e ti dimenavi al ritmo della musica.
A te, che osservavi le coppiette scambiarsi tenere effusioni, i nasino-contro-nasino, i baci, gli abbracci.
A te, che ti sarai sentito francese pure se forse non lo sei, proprio come me.
A te, che ti sarai accorto dell'enorme scritta "CHAMPAGNE" nel cortile della caserma e dei mille calici di plastica sollevati a festeggiare il 14 luglio.
A te, che avarai pensato, proprio come me, di non poter sopravvivere alla ressa, mentre ti spingevano di qua e di là.

A te, che hai approfittato di tutto questo per fottermi la carta di credito, auguro una sciorda senza pari, che ti incolli al gabinetto per almeno 3-4 giorni, anzi per tutto il tempo necessario che la mia banca si prenderà per darmene una nuova... strunz!

martedì 5 luglio 2011

Ma dime ti

Dopo circa un mese e mezzo di lagne (non ci voglio andare non ci voglio andare non ci voglio andare), distribuite più o meno equamente tra anima gemella, colloc, l'ing. Dippi', l'amico filologo e la Schwester, sono partita alla volta di Padova per un colloquio (oggetto: assegno di ricerca). Partita ieri e tornata qualche ora fa. I risultati tra una settimana, ma voglio parlare di altro, varie altre piccole, grandi cose.

Ieri, passando davanti a un bar, ho realizzato che il bar italiano ha un odore tutto suo, che lo rende unico rispetto a tutti gli altri bar del mondo. E' un odore dolce e morbido, che sa di caffè, nocciola, zucchero e pastarelle, di nonni che accompagnano i nipoti a comprare il gelato i pomeriggi d'estate, di amiche che si ritrovano a raccontarsi il cuore con tutta calma davanti a un tè o una cioccolata calda d'inverno e di chi va a comprare le paste la domenica. Sa della crema dei cornetti mangiati al mattino tra un sorso di cappuccino e un'occhiata al giornale.
I bar di Parigi invece sanno di caffè e sigaretta e non sono posti per bambini. Non sono posti lenti, sono lo specchio di una vita da formicaio. Attimi fugaci, un bicchiere veloce, una sigaretta e c'est parti per un altro giro, un'altra corsa.

Sulla strada del ritorno, in aeroporto, ho comprato un costume. Non so ancora se andro' al mare, ma il costume ce l'ho. E' di un verde meraviglioso, tra lo smeraldo e l'ottanio. Sono stata indecisa tra questo e un altro corallo, dello stesso modello. Indecisa al punto di rischiare di perdere l'aereo. Pure quello corallo era meraviglioso, e mi stava divinamente come colore. L'avevo pure già pagato, ma continuavo a guardare il verde. Poi per tutto il volo ho continuato a pensare a quello corallo e  ai pro e contro corallo/verde ottanio. I grandi dilemmi futili di una formichina indecisa e vanitosa. In tempi migliori li avrei presi entrambi, ma il mio conto in banca in questi giorni ha subito troppe scosse e mi sono autoimposta regime di austerità. Tanto più che non ho ancora fatto i saldi.

E poi...e poi... e poi il grande annuncio, prima a me stessa, poi all'amico filologo e all'ing. Dippi' dal vivo e al popolo di feisbuc poi (si, sono tornata su feisbuc, non mi disprezzate troppo. ma forse presto me ne andro' di nuovo) e cioè:
Rivendico il mio diritto ad avere ammiratori/spasimanti/candidati fidanzati belli, giovani, simpatici e intelligenti. Il tempo del volontariato è finito!!!
Dopo aver ricevuto la mail di un 50enne (o giù di li') con la panza, qualche segno di una lontana acne giovanile e tanto di invito ad accompagnarlo a cena a casa di un amico, mi sono detta che è tempo di cambiare. Basta! Non saro' una fotomodella ma non sono neanche un cuoppo*, ecchemmiseria. Poi saro' pure difficile e rompicojones, ma ho diritto ad avere delle pretese. Single non è sinonimo di disperata 'ndo cojo cojo. C'est clair???

* cuoppo: donna di rara bruttezza. Sinonimo toscano: travaso. 
NB per chi legge: ieri è domenica, ho iniziato a scrivere il post ieri sera. I risultati del concorso si sanno già, sono arrivata seconda.

venerdì 10 giugno 2011

Scene da un matrimonio

Capelli semiraccolti, trucco discreto ma strategico, tubino aderente blu con fantasia marinara, giacca bianca dai bordini e bottoni dorati, sandali platino con tacco sottile e tanto di swaroski. Cosi' conciata, mi avvicino con fare disinvolto a uno dei tavoli del buffet, quello delle verdure. Mi giro un attimo a sinistra e scorgo - meraviglia delle meraviglie! - un banchetto con un ragazzo intento a tagliare pezzetti di carne rosa e grigi. Mi stupisco che non sia preso d'assalto, a differenza degli altri tavoli. Un giovane mussaiuolo* solitario, si direbbe.

Sotto il suo sguardo meravigliato e compiaciuto, gli porgo il piatto, indicandogli un angolino rimasto libero:
- Posso avere un po' di trippa, per favore?

Si rifiuta di aggiungerla alle altre cose, mi dà un piattino pulito e lo riempie di quella delizia grigia e dalla consistenza tutta particolare. Un pizzico di sale, un po' di limone e me ne torno al mio posto con questo trofeo sul palmo della mano sinistra.
Vengo accolta con giubilo dalla commensale alla mia destra, che trasmette prontamente notizia e piattino a due altre commensali del tavolo accanto.
Ne infilzo un pezzetto, lasciando affondare i denti della forchetta in quella vischiosità multistrato e poi ci affondo i miei, di denti. D-I-V-I-N-A.

Uomini, dormite sonni tranquilli: esistono ancora le donne autentiche, quelle che preferiscono la trippa al caviale e non si vergognano di darlo a vedere.

*Mussaiuolo: uomo addetto alla preparazione e alla vendita di "'o pere e 'o musso", piede e musetto, oltre che trippa e altre simili amenità, delizie del palato.

domenica 27 marzo 2011

Collaborazioni

Stasera mi faccio un po' di pubblicità. Cioè, non la faccio solo a me, ma anche ad altra gente. Cioè, facendola a me, la faccio anche ad altra gente. In breve: non scrivo solo su questo blog, che è il mio personale, quello in cui scrivo le mie avventure e tutto quello che mi passa per la testa (proprio tutto no, ma una parte si'). Orbene, dato che amo scrivere tutto tranne la mia tesi di dottorato, considerato che sono in perenne ritardo sui miei lavori e sulla vita in generale, ho ritenuto opportuno, una volta cancellatami da feisbuc, trovarmi altri ameni passatempi da perditempo.
Lascio ogni tanto le mie tracce su ilMale, blog di satira politica gestito dal mio amico Gipo e suoi compari, e da oggi faccio parte degli autori di Dialetticon, un blog tutto dedicato ai dialetti d'Italia, dove cerco di partecipare con le mie "competenze" di Neapolitan native speaker. Sottoscrivo in pieno il manifesto degli autori, questo. E spero che voi, che passate di qui ogni tanto, verrete a dare un'occhiata un po' di qua e un po' di là!