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sabato 20 agosto 2016

Sempre quel quadernino a fiori

La studentessa del quadernino a fiori è ricomparsa, ieri, via mail, continuando ad espormi i suoi dubbi circa l'eventualità di cambiare lingua e di quanto la scelta fosse difficile. Le ho risposto con un pezzo di Castaneda, senza aggiungere nulla. Mi ha risposto con una mail fitta fitta, in stile stream of consciousness, come se stesse parlando a una nuova amica che le fa subito sangue. Ne riporto la parte finale:

"Insomma professoressa io non volevo che mi venisse fuori un poema del genere ma se mi metto a scrivere non smetto più. Prenderò una decisione in merito, presto, tardi o troppo tardi che sia, sbaglierò o farò giusto, non si può sapere. Una cosa è certa, affronterò il tutto sempre con la solita curiosità di vedere se ho fatto bene o male (sono molto critica verso me stessa) in base a come proseguo il mio percorso e a quello che mi aspetta nella vita, e imparerò sempre e comunque qualcosa di nuovo. Cercherò di prendere anche questo con lo spirito che mi contraddistingue, ovvero quello di sfruttare ogni minuto e ogni occasione della vita, visto che non mi toglie mai dalla testa nessuno che qua è tutto troppo breve e che bisogna “massimizzare ogni profitto”.
Sicuramente mi permetterò di venirla a trovare a ricevimento non appena mi sarà possibile, per chiederle mille altre cose e soddisfare un po’ la mia sete di conoscenza e la mia infinita curiosità, visto che tutti giorni ho un dubbio nuovo in testa ma senza nessuno con cui poter parlare e da cui ricavare una risposta.

La ringrazio ancora per le bellissime frasi e mi auguro di non averla fatta addormentare con quest’oceano di parole.
Buon fine settimana, a presto, S."

No, bellina, non mi hai fatto addormentare: tu mi hai fatto commuovere come una scema. 
Guarda un po' se devo perdere la reputazione a causa di un quadernino a fiori...

giovedì 1 gennaio 2015

Buon anno

Buon anno a chi non si sente nel posto giusto e scalpita per andare via.
Buon anno a chi si sente inadeguato e inadatto.
Buon anno a chi è precario nel lavoro e negli affetti, ma riesce comunque a dare il massimo e ad andare avanti.
Buon anno a chi è sempre in ritardo e non riesce a tenere il passo col mondo che va sempre troppo veloce.
Buon anno a chi non sa ancora cosa vuol fare da grande, anche se è già grande.
Buon anno a chi si commuove guardando un film o scrivendo una lettera, a chi trova sempre 5 minuti per un amico, a chi non nega una mano tesa o un orecchio attento.
Buon anno a chi ha sempre l'impressione di combattere contro i mulini a vento.
Buon anno a chi lavora in un centro commerciale la domenica e i festivi.
Buon anno a chi guadagna poco e rinuncia a tante cose per sé ma non fa mai mancare un regalo a chi ama.
Buon anno a chi non riesce a rispettare i propositi di ogni 1 gennaio, ma non se ne fa un cruccio.
Buon anno a chi riesce a volersi bene e ad accettarsi con serenità, e un po' di più a chi sa che certe cose non le accetterà mai con serenità.
Buon anno a chi dorme per strada e a chi scava nella spazzatura per poter mangiare.
Buon anno a chi regala fiori e scrive lettere d'amore, a chi sorride, a chi ha sempre più domande che risposte.
Buon anno a chi mi vuole bene esattamente per come sono e non per come dovrei essere.
Buon anno a voi, lettori della formichina, che magari passate di qua sperando che mi torni la voglia di scrivere qualcosa. E continuate ad esserci anche se passano mesi tra un post e l'altro. Auguri!

venerdì 23 maggio 2014

Solitude

Non so se è questo cielo brutto che toglie colore pure ai pensieri o la mia sensibilità ballerina. Magari il fatto di aver passato una serata con gente che non conoscevo e non essere stata capace di dire nulla. O il pensiero di come potrebbe essere la mia vita se tornassi a vivere qui.
Oggi però io mi sento sola, anche se non lo sono. Sola con i miei fantasmi e le mie paure, come forse doveva sentirsi questo ragazzo, che ho fotografato un paio di domeniche fa ai jardins du Luxembourg. E che mi ha spinto a intitolare questa foto "Solitude, dimanche après-midi".


giovedì 1 maggio 2014

Lasciando Ibla

Sono le 15.55 e aspetto l’11: l’orario ufficiale è 15.45, ma se sono fortunata non è ancora passato. Chiedo a una signora seduta al sole sui gradini del negozio di Madame Copie, al secolo la signora Maria, titolare dell’unica copisteria del quartiere, dai capelli viola e l’alito cavernoso.
Come speravo, mi conferma che l’11 non è ancora passato. È bruna, un po’ tarchiata, una maglia lilla scolorita e una fascia rossa nei capelli corti. Ha un accento dell’Est e cominciamo a parlare. Istintivamente, mi viene da offrirle il sacco con la verdura che ho in valigia: avevo fatto la spesa grossa per P.A., ma non sono riuscita a consumarla tutta. Accetta di buon grado.
L’11 si fa annunciare dal motore un po’ affaticato dalla salita di via delle Suore. Ci guardiamo, e poi quasi all’unisono: “Arriva”.
Saliamo sull’autobus, ho lo zaino e le mie due valigie. Quella color avion è al collasso, l’autista si lascia scappare un “dev’essere leggerina, eh!”. “Sa, trasloco.” “Eh, è sempre così quando si studia all’estero!”, sentenzia un ragazzo con gli occhiali, che ho già incontrato altre volte e che deve conoscere tutti, uno dei tanti “soggetti del villaggio”.  Seduto dopo la porta centrale c’è il solito vecchietto col cappello, un altro habitué. Strano che invece non ci sia il ragazzo con gli occhi verdi, quello che si siede sempre dando le spalle all’autista e che guarda chiunque sfacciatamente negli occhi, i piedi appoggiati sull’asta di fronte.
Intanto la signora della fermata è salita insieme a me facendosi carico del trolley più piccolo, lo tiene fermo con un piede per non farlo cadere ad ogni curva. Continuiamo a parlare, siamo passate al tu. È rumena, viene da Bucarest ed è a Ragusa da 5 anni. Le manca il suo paese, ma si trova molto bene anche qua. Le piacciono i Siciliani, le piace il posto, perché non fa freddo e perché è bello. I suoi amici sono quasi tutti Italiani, si trova bene con loro.  E all’improvviso, inaspettatamente, mi tende la mano e mi fa un gran sorriso: “Piacere, io sono Floriana.” Il gesto mi spiazza, in due mesi qui non mi è ancora capitato. Anzi, potrei quasi dire che chi mi conosceva ha fatto finta di non conoscermi, lasciandomi sola con le lezioni da preparare e i pensieri da districare anche nel fine settimana. Dopo il leggero spaesamento, le sorrido a mia volta e le stringo la mano. Va bene, Ibla, abbiamo fatto pace.

Eppure sono convinta che questo posto mi mancherà. Mi mancheranno i colori, la luce, la cupola del Duomo di san Giorgio che fa capolino da ogni dove, i sapori, sia dolci che salati, semplicemente sublimi, di cui ho fatto incetta. Mi mancherà poter fare la spesa con pochi euro, poter stendere i panni all’aperto e ritirarli asciutti poche ore dopo, sapere di avere il mare a un quarto d’ora.

Ma prima di prendere un esaurimento nervoso e 15 kg, sarà bene che me ne torni da dove sono venuta…

mercoledì 1 gennaio 2014

Ciao ciao, 2013

Mi ero affezionata al 2013, è stato un anno così bello che avrei voluto non finisse mai. E' stato un anno talmente bello che, per la prima volta in vita mia, mi sono sentita in dovere di andare alla messa di ringraziamento di fine anno che ogni anno fanno nella mia parrocchia.
Il prete ha voluto farci fare un giochino, ci ha invitati a chiudere gli occhi e a pensare agli eventi dell'anno mentre lui scandiva i nomi dei mesi uno ad uno. Il mio cortometraggio è stato il seguente:

gennaio: tanto freddo e tanta neve, la dernière ligne droite prima di consegnare il manoscritto della tesi.

febbraio: la consegna della tesi, i festeggiamenti doppi per i miei 30 anni, il concerto dei Negrita, la scoperta che quello che poi sarebbe diventato P.A. aveva davvero un buon odore e mi piaceva come mi abbracciava, un giovedì mattina a fine mese a Capodichino.

marzo: il lavoro a Les Canons, ancora neve, un amore che germogliava al telefono, prima di avere qualche certezza in più una volta che si era di nuovo occhi negli occhi. E un pianto disperato a Capodichino al momento dei saluti.

aprile: la discussione della tesi, il matrimonio di Sarina, un giro a Pisa, ancora lavoro a Les Canons.

maggio: l'inizio del mini post-doc tra i sociologi, la prima volta di P.A. a Parigi, la sorpresa di compleanno a P.A.

giugno: il matrimonio di Lisa, la festa della musica e il week-end ad Amsterdam.

luglio: due week-end parigini con P.A., il matrimonio romano, la fine del post-doc, la partenza per Vieste.

agosto: ancora qualche giorno a Vieste, qualche giorno al mare mordi-e-fuggi, i film insieme sul divano, la mostra di Dalì a Sorrento.

settembre: il convegno-vacanza a Faro, il matrimonio napo-russo, il concerto di Daniele Silvestri, la frattura al piede.

ottobre: l'inizio del lavoro in azienda, la stampella e la chaussure-barouk, la festa anni '50, ancora giorni belli passati insieme. Uno dei due giorni ad Assisi.

novembre: l'altro giorno ad Assisi, il concerto di Paolo Conte, l'inizio dell'avventura siciliana.

dicembre: la bottiglia di champagne, il concertino col coro, il primo Natale insieme.

Penso di poter dire con certezza che è stato l'anno più bello della mia vita: un anno di grazia e amore, dopo anni di noia e delusioni. E spero che anche questo 2014 sia un anno di grazia e di amore, con tutti i cambiamenti che ci sono in programma.

Buon 2014, lettori della formichina! Magari riesco ad avere un po' di tempo in più per passare di qua e dai vostri blog... un abbraccio!

venerdì 19 aprile 2013

Il 5 aprile e la meglio gioventù

Ritornerei sotto tesi per un unico motivo: avere quel qualcosa che "premeva" e che mi spingeva a scrivere qualche riga da queste parti, prima di affrontare la mia pagina quotidiana. Ma la tesi è finita, è stata consegnata a febbraio e discussa due venerdi' fa. Si è chiuso cosi' uno dei percorsi più dolorosi della mia vita, con molta probabilità IL più doloroso, cominciato con grande, grandissimo entusiasmo e finito con un grosso sospiro di liberazione. Sono stati 4 anni duri, duri pure da spiegare. Di certo non sono stata l'unica a vivere una situazione del genere, ma sono dell'idea che ogni dolore sia una storia a sé. Ma non per la pretesa di dire: "Il mio dolore è più grande del tuo", ma semplicemente perché il mio dolore è stato mio e basta, anche se - fortunatamente - condiviso con tante persone meravigliose. Come ve li spiego il terrore della gogna alle riunioni, le mail minatorie, le umiliazioni varie ed eventuali da parte di chi avrebbe dovuto aiutarmi e invece non ha fatto altro che insultarmi, minacciarmi, trattarmi come un'idiota? Ho passato 4 anni nel labirinto degli specchi, come quello che c'era all'Edenlandia quand'ero bambina, e a dire: "Ora lascio, mollo tutto" un secondo prima di dirmi: "Non puoi farlo, è troppo tardi, anche se non hai fatto niente."

E poi la rabbia. Quella verso i rappresentanti di una casta di privilegiati, quelli che prendono più di 3 000 euro al mese e poi fanno fare lezione ai loro dottorandi (da cui magari si fanno offrire pure il caffè), fanno rientrare i bagni termali nella nota spese dei rimborsi per i convegni (tanto paga l'università, cosa vuoi che sia?) e si permettono pure di deriderti se provi a dire che magari quella persona importante potrai incontrarla solo se trovi un biglietto aereo economico o se quel giorno non dovrai lavorare, visto che in qualche modo devi pur campare...
La rabbia per questi sessantottini del cazzo che, una volta ottenuto cio' che volevano, si sono tristemente imborghesiti e non accennano minimamente a mollare la poltrona.
E l'irritazione per tutti i complimenti che mi sono arrivati dopo, in questo valzer di "all's well that ends well" che suonava un po' come "il caso era disperato, ma sapete, grazie a me ce l'ha fatta".

Allora che ho fatto? Ho approfittato di tutte queste smancerie per togliermi qualche sassolino dalla scarpa, inserendomi nella conversazione. Li ho ringraziati per i complimenti (perché sono pur sempre una signora e somiglio a una contessa), ricordando a tutti le asperità del mio percorso. Non ho potuto dire: "mi avete affidata alle mani di una pazza", ma spero che qualcuno di loro se ne sia reso conto. Ho detto invece qualcosa  come:  "vi ho dimostrato di non avere paura e mi sono completamente riciclata. ora sta a voi dimostrare alle istituzioni che dall'università italiana escono ancora persone valide, che non hanno paura di lasciare l'orticello per avventurarsi altrove, e non parlo solo di me ma di tutti gli amici-colleghi che avete formato. ora sta a voi permetterci di continuare. Je vous fais confiance". Tradotto, suonava con: "bene, mi avete rotto le palle e l'autostima per 4 lunghissimi anni. mi avete costretta a fare una cosa che mi faceva vomitare. non l'avete fatto solo con me ma pure con gli altri. ora, cortesemente, levatevi di 'ulo e dateci un posto. grazie"

Sulla quindicina di destinatari mi hanno risposto in tre. Un posto non l'avro' comunque, forse dopo questa brillante idea ancora meno, quindi tanto valeva farlo. Ad ogni modo, sono due settimane che penso a questa scena, tratta da uno dei miei film preferiti. E che, manco a farlo apposta, ci sta bene pure con quello che succede in questo momento a Roma:



giovedì 21 marzo 2013

Tu causes, tu causes, c'est tout ce que tu sais faire!

Da qualche parte dovro' pur cominciare, perché mi sono resa conto che non riesco a scrivere il discorso per la discussione della tesi. Significa che c'è un malloppo di pensieri ingarbugliati che fa ostruzione, e forse è il caso di provare a tirare qualche filo. Oddio, in realtà significa pure che ho poca, pochissima voglia, come se per me il discorso potesse benissimo chiudersi qua. I pensieri "arretrati" sono molti, mi sono già immaginata di scrivere vari post su vari temi, ma poi la pigrizia ha preso il sopravvento e sono rimasti solo pensieri, appunto. Credo che il colpo di grazia me l'abbiano dato le elezioni e il valzer di polemiche e isterismi che è cominciato dopo, nel fantastico mondo di feisbuc, soprattutto, al punto da farmi rimpiangere a momenti le giornate di delirio in cui eravamo io, la mia TDM (Thèse De Merde, per i non-francisants) e l'isolamento. 
Se posso esprimere un parere sul futuro Presidente della Repubblica, mi pronuncio a favore di una maestra elementare specializzata in "sindrome del pisello piccolo" o in alternativa di un esorcista, mi sembrano le uniche figure in grado di placare gli animi. Non so voi, ma io davvero non ne posso più. Tutti si credono depositari della Verità e del modo giusto di fare politica e partecipare alla democrazia. Magari gente che in vita sua non è manco mai andata alla riunione di condominio perché si rompeva le palle e ora sventola alta la bandiera della partecipazione e del bene comune (che francamente, non si è ancora capito quale sia, dopo che ci sono stati due giorni di polemiche e di esitazioni per votare il presidente del Senato e la scelta era tra un procuratore antimafia e un colluso con la mafia). Spero che i grillini si rendano conto presto che l'autoreferenzialità e il qualunquismo non hanno mai portato da nessuna parte e che distruggere l'esistente senza sapere cosa si vuole fare poi è forse anche peggio dell'esistente, la Storia ce lo insegna (o dovrebbe, almeno, ma la Storia ormai se ne sta li', rannicchiata in un angolo con lo sguardo disilluso a guardare il teatrino del presente e la certezza di non servire a niente e a nessuno). Spero si rendano pure conto che un po' di ironia - o meglio ancora, di auto-ironia - non ha mai fatto male a nessuno. Un'ironia schietta, sincera, che aiuta a prendersi meno sul serio e a lavorare meglio, consapevoli dei propri limiti e delle proprie risorse.
Io, dal canto mio, sono ormai convinta di portare sfiga a quelli per cui voto, che non vincono mai... Vi basti pensare che quando il M5S l'ho votato io (cioè alle ultime elezioni regionali campane ed è stata la prima e l'ultima volta), questo non ha preso neanche il 2% dei voti. In 12 anni che voto, l'unico governo di "sinistra" che c'è stato in Italia è durato meno di due anni (era più un governo sinistro che un governo di sinistra, mais bon). Se vi puo' rassicurare, la prossima volta voto il popolo dell'impunità della libertà, magari è la volta buona che ce li togliamo dalle palle.

Il lavoro al bar va bene, mi sfianca, ma sono felice. A dirla tutta, quando mi sono alzata stamattina ho avuto l'impressione che qualcuno mi avesse menato durante la notte, ho male ovunque. Ma mentre sono li' in cucina a spignattare, non ci penso. Il bar è una costruzione piuttosto vecchia, poco più giù del Moulin de la Galette, con la porta a vetri e le scale di legno. Soprattutto quando arrivo al pomeriggio, verso le tre e mezza, mi sembra di stare in un'altra epoca. E in un'altra città. Molti dei clienti sono degli habitués, ma capita anche qualche turista, di solito inglese o americano, italiano qualche volta.
Nel frattempo mi hanno pure proposto un contrattino di qualche mese in un laboratorio qua vicino. Vi diro', la cosa non mi entusiasma molto, lo farei davvero per il vile denaro e basta. Sappiate pero' che quando mi è arrivata la proposta mi è partito tutto un trip sull'essere e avere, sull'importanza di amare cio' che si fa e il coraggio di cambiare radicalmente la propria strada. Pensavo al mio amico Guigui, che prima lavorava nella finanza (con tanto di master preso negli USA) e ora fa il dee-jay/compositore, e ha una moto e una casa senza fornelli e il sorriso perennemente stampato sulla faccia.

Poi mi sono spostata sul piano del cuore, e mi è partito un altro trip sulle cose che succedono e quelle che sarebbero potute succedere se almeno uno dei due avesse avuto il coraggio, ma questo è un altro discorso, che forse è meglio lasciar perdere, ché non serve a niente.

E niente, poi ho letto Queneau, di cui mi innamoro ogni volta. Ma forse l'avevate capito.

(Ecco, adesso posso mettermi a lavorare, anche se tra un'ora dovro' andar via.)

mercoledì 19 dicembre 2012

dice

dice tu comincia a scrivere vedi che così poi i pensieri prendono forma. che sì sei già normalmente complicata mò è pure peggio ma provaci lo stesso. e chettedevodì, c'ho voglia di scrivere ma rischio di cadere nel trip intimista e di questo 'un c'ho voglia. dice il 21 finisce il mondo, perdonami su che ti costa non mi fa bene stare in questa situazione con te e non fa bene neanche a te. dico da quando ti preoccupi per me. da sempre dice. bof dico penso piango io per strada l'indomani mentre il freddo mi congela gli occhi giù per rue oberkampf. e la sera mi chiama lei e dice ti prego non fare cazzate ché il momento è delicato e le tue sensazioni sono amplificate al mille per mille per esempio sono sicura che se ti avessi detto sei ingrassata ti sarebbe venuta una crisi e ti sarebbe sembrato chissà che. e poi ragazzi ciao martedì parto sono venuta a salutarvi prima delle feste mi mancate mi mancano loro state bene sì siete belli oh sìsì siete belli e ve la cavate benissimo senza di me. mi mancate oh se mi mancate. Guigui se sapessi mi faresti una strigliata delle tue mi urleresti un bel non allungando la o all'infinito come sai fare solo tu Guigui ma chettedevodì Guigui c'ero dentro ci sono ancora forse o forse è solo bof. e poi torno in una casa vuota ceno mi fanno male gli occhi mi fa male il braccio mi riposo un po' poi riprendo a lavorare. la sveglia suona alle 22.30 ma non ce la faccio ad alzarmi no no lasciami dormire sono le 3.59 vuoi metterti a lavorare dai no no se ne parla domattina. e la bici e piove e il cake alle herbes de provence. e i bambini e la lotteria e prego per te e non si vive di sentimenti. e il foie gras e le pulizie e le ultime prove dell'ultima messa in quella chiesa. dice quante pagine hai scritto. 12 dico. da mercoledì a oggi solo 12. allora ça va pas tu devais finir pour demain. eh lo so ma come te lo spiego bella la mia greca il terremoto emotivo. e torno a casa l'aereo è pieno e c'è casino e io non li sopporto e non vedo l'ora di arrivare. ma quanto ci mettono per 'ste benedette valigie è quasi mezz'ora. l'unica cosa positiva dell'estero è che sono veloci dice la cretina un metro più in là. dice vedi che tra un po' passa la tua amica a casa a prendere la firma per un mio amico grillino. dico spero che s'incendino tutti i grillini. la bilancia dice hai preso due kg ragazza. allora la bilancia parigina è sfasata dico. il calendario dice tra due mesi sono 30 ragazza.
eh.

giovedì 13 dicembre 2012

Et pourtant...


"Sans un remords, sans un regret je partirai
Droit devant moi sans espoir de retour
Loin des yeux loin du cœur j'oublierai pour toujours
Et ton corps et tes bras
Et ta voix
Mon amour
....
J'arracherai sans une larme, sans un cri
Les liens secrets qui déchirent ma peau
Me libérant de toi pour trouver le repos
Et pourtant, et pourtant
Je marcherai vers d'autres cieux, d'autres pays
En oubliant ta cruelle froideur
Les mains pleines d'amour j'offrirai au bonheur
Et les jour et les nuits
Et la vie
De mon cœur"

Et pourtant, pourtant je n'aime que toi... 

giovedì 26 aprile 2012

Ovvietà

Ristorante italiano sul Canal St. Martin, 3 amiche, una innamorata.

Amica 1: Ma insomma, cos'è che ti piace cosi' tanto di lui?
Amica 2: Beh, è bellissimo...
Amica 1: E poi?
Amica 2: E poi mi fa fare un sacco di risate, è divertente... e mi piace parlare con lui, è simpatico e intelligente. E poi è sensuale, e mi guarda con occhi adoranti e io mi sciolgo..
Amica 3 (finora si è limitata a sorridere e annuire): Beh, normale... è un nero!

mercoledì 11 aprile 2012

Chissà

Chissà se non c'è niente da capire o se invece le cose non stanno come pare di intenderle a me.
Chissà se il momento di fare valigie e scatoloni è di nuovo vicino, col dovermi reinventare la vita da un'altra parte.
Chissà qual è la mia vera vocazione, il mio posto, la mia realizzazione.
Chissà se questa poca voglia di scrivere, di raccontare è passeggera oppure no.
Per il momento, "viviamo avanti". Tutto il resto, "come acqua sul pinguino".

(Non ci avete capito niente, lo so. Ma quando ci capiro' qualcosa io e trovero' le parole giuste, ne sarete informati.)

martedì 6 marzo 2012

Dai gelati ai filati

Mi ero ripromessa che non avrei più cercato né accettato lavori come hostess, promoter e simili. Lavori in cui sei in piedi tutto il giorno, con un frigorifero nelle spalle, magari, a sorridere come una beota e a importunare il malcapitato di turno con parole di encomio a raffica sul fantasmagorico prodotto del giorno (l'ultima volta era stato a Viareggio, promuovevo una linea di erboristeria, distribuendo campioni omaggio di tisane lassative). Ma l'amara verità è che siamo alle pezze (non specifichiamo quali e dove, sono pur sempre una signora!) e il mio bisogno di vile denaro è a dir poco impellente e quindi ho accettato di fare da hostess/interprete per un ricamificio italiano, passando cosi' dai gelati ai filati.
E vi diro', è andata benone, molto meglio di quanto mi aspettassi. La sera prima (vigilia di san Valentino) ero disperata, erano già le unidici e mezza ed io ero a letto col Boch 1995/96 (et oui, ça fait longtemps!) da un lato e il computerino dall'altro a cercarmi la terminologia dei tessuti in inglese e francese. L'indomani, smessi i panni della segretaria-gelataia e indossato il tailleur da hostess, mi avvio verso il Parc des Expositions, tempio massimo delle fiere. Ma sul quai dell'RER A a Nation arriva la prima atroce scoperta: ho un buco nei collant, a metà polpaccio!!! Che sarà mai, direte voi, ma per una che è stata assunta per "motivi di immagine", diciamo cosi', fa eccome! Dopo varie imprecazioni, diversi sms alla ricerca di solidarietà e 40 minuti da sardina nell'RER B, giungo a destinazione. Mi faccio venire a recuperare all'ingresso e comincio la mia brevissima carriera di interprete dei filati: accogliere i clienti, chiedere il biglietto da visita, preparare un caffè quando richiesto, mostrare il campionario quando tutti sono impegnati, fare il mastino se qualcuno si azzarda a fare foto.
I prodotti sono meravigliosi, di una raffinatezza squisita. E' bello vedere stilisti di tutto il mondo restare a bocca aperta per il made in Italy, che ormai fanno in pochi. E' piacevole sapere che le due stiliste di una nota casa italiana hanno deciso di tornare sul made in Italy perché la gente compra di più se un prodotto è migliore pure se il prezzo aumenta. E nonostante tutto questo, ti chiedi come facciamo ad essere un Paese alla deriva (piccola parentesi di amertume, la chiudiamo subito).

Vabbè. Me l'avevano detto che fare le fiere è bello. Confermo: fare le fiere è bello, stancante ma bello. E ancora meglio quando sei pagato cosi', sull'unghia e rigorosamente cash.
E ti chiedi se non è forse il caso di cercarsi altri eventi del genere, se quando torni a casa dopo due giorni cosi' sottoforma di mail la prima lezione del manuale "Comment motiver sa thésarde pour les nuls"*:

"Buongiorno formichina,
ho letto il tuo primo capitolo e sono colpito dall'eleganza dello stile, la coesione del testo e la correttezza del documento. E' fatto talmente bene che sono quasi sfiorato da un dubbio: non è che hai pescato da documenti preesistenti?"

E' doppiamente frustrante, se pensi che il tempo che hai impiegato a scrivere quelle benedette 12 pagine è a titolo gratuito.
Ma in questi casi bisogna ricordarsi che si ha a che fare con i mangiaranocchie, popolo incapace di qualsiasi apprezzamento gratuito. Ecco, un popolo cosi' merita di estinguersi. E qui lo dico e qui lo nego, io faro' il possibile affinché cio' accada.

* "Come motivare la tua dottoranda per negati"

martedì 14 febbraio 2012

Microracconto di san Valentino: Quei due

Si conoscevano da tempo, già diversi anni ormai.
Lui non si era mai accorto, prima di allora, di quante cose in lei contribuivano a renderla bella: i capelli morbidi, la pelle vellutata come un'albicocca, lo sguardo limpido.
Lei, dal canto suo, che lui era bello lo sapeva bene: adorava il suo stare al mondo, gli occhi e il cuore di bambino.

Quella sera, lei avrebbe voluto appoggiare la testa sulla sua solida spalla, ma non lo fece.
Quella stessa sera, lui avrebbe voluto che lei appoggiasse la testa morbida e profumata sulla sua spalla, ma non le chiese di farlo.

L'indomani si salutarono e se ne andarono, lei al suo treno, lui alla sua scrivania, ancora troppo fragili per sopportare il peso della felicità.

domenica 22 gennaio 2012

Parentesi

Luci soffuse. La maggior parte di sedie e sgabelli sono a testa in giù sui tavoli, per oggi il loro lavoro l'hanno fatto. Restano ancora due clienti, un uomo e una donna, a chiacchierare. Il barista pulisce i bicchieri con una certa solerzia e li ripone sullo scaffale.
La ragazza passa, quasi lo chiama con lo sguardo per fargli un saluto. Un sorriso, un cenno della mano e poi va dritta a casa, Patti Smith a farle compagnia. E in quel momento si rafforza in lei l'idea che la vita a volte è questione di saper scegliere i momenti giusti, capire quando bisogna dire "basta", avere il coraggio di tirare sul foglio la seconda parentesi, quella che chiude.
Nessun messaggino a farle compagnia prima di dormire, nessun bacio rubato, nessuna attesa snervante. Nessuna nostalgia, soprattutto. Stavolta, ha colto il momento giusto: ha l'odore fresco del fiore della libertà.

lunedì 19 settembre 2011

Catarsi

ça y est, qualcuno mi ha tolto il tappo e aperto il rubinetto (e fatto pure una bella cazziata, "complimenti per la corazza in cemento armato, è a prova di bomba").
devo imparare a comunicare di più col mondo, devo riprendere a fissarmi degli obiettivi, devo fare un sacco di cose, una zampina alla volta.

ieri sera ho visto un film carino, si chiama Crazy, stupid, love. è la solita commedia sentimentale americana, ma ci stava tutta: ogni tanto c'è bisogno di un po' di sana leggerezza. e li' ho scoperto che Ryan Gosling (di cui ignoravo l'esistenza) ha un suo perché su questa Terra, digiamogelo.

il Napoli ha vinto 3 a 1 contro la squadra di quel signore basso coi tacchetti e il parrucchino, e io ho il mio motivo in più per esultare (oltre a 1) il Napoli ha vinto e 2) l'ha fatto proprio contro la squadra del signore basso coi tacchetti e il parrucchino).

buonanotte belli e belle che passate di qua. se è già giorno quando leggete, buonissima giornata.

martedì 13 settembre 2011

Imparare dal vento

Un aereo passa veloce
e io mi fermo a pensare
a tutti quelli che partono,
scappano o sono sospesi 
per giorni, mesi, 
anni in cui ti senti come uno 
che si è perso tra obiettivi 
ogni volta più grandi.

lunedì 12 settembre 2011

Rien ne va plus

Ci deve essere stato un momento in cui dentro di me è avvenuta la rottura.
Non saprei dire come e quando, se è stato uno strappo netto o una lenta usura di pensieri e sentimenti. Sentimenti, soprattutto.
Come se non avessi più la voglia né la capacità di prendere un amico e occupare prepotentemente la scena espellendo tutto quello che ho dentro, senza il timore di essere pesante e di ammorbare e farmi una bella chiagnuta in libertà, invece che ragalarla allo schermo di un computer, un grigio lunedi' mattina qualunque.

venerdì 12 agosto 2011

Lasciamo perdere perché

"...esco adesso da una storia di 4 anni con una e non me la sento." (come se io ti avessi chiesto qualcosa)

"...tu sei davvero la ragazza che cerco, ma sei capitata nel momento sbagliato." (effettivamente me lo dice pure il mio dentista, che dovevo nascere 20 anni prima)

"...non sono convinto." (di cosa, non s'è mai capito)

"...io e te siamo amici." (a questo punto direi "eravamo")

"..sono in un momento no." (e scommetto che ti passerà subito dopo che me l'hai detto)

"...non posso permettermi una storia seria in questo momento." (ribadisco, non ti ho chiesto niente)

"...ho bisogno di stare un po' da solo." (ebbeh, come dice il nonnino dell'ipercoppe, "meglio d'una sega 'un c'è nulla!)

"...non mi sento ancora pronto." (se vuoi aspettare il tuo 60esimo compleanno, fa' pure...)

"...non so che fare. Non so cosa succeda nella mia testa quando ci sono di mezzo delle ragazze, forse tu puoi aiutarmi a capire." (infatti, ti dò questo: tieni, è il numero di uno bravo)

"...per dirla con Schopenhauer, diciamo che è una questione di chimica." (e diciamo che tu sei un paraculo grande quanto una portaerei che si crede figo citando un filosofo)

"...non mi piace che scrivi di cose tue, così, su internet." (sarò recidiva?)

E poi ci sono quelli che non si sentono in dovere di darti spiegazioni, dalla sera al mattino non li senti più e bona lè. La mia amica Bionda li chiama "i morti in autostrada", quelli di cui non si hanno più notizie proprio come se fossero morti in autostrada, appunto. Forse, a pensarci bene, il silenzio è più eloquente di penose e farraginose spiegazioni.
L'idea di raccogliere questo materiale così edificante mi frullava nella testa già da un po', ma si è concretizzata solo oggi, commentando lo stato di un amico su feisbuc.
La verità è che gli uomini fanno pena. E le donne, molto spesso, sanno essere pure peggio.

venerdì 24 giugno 2011

Le dernier jeudi

...et puis, comme dans toutes les choses, il est temps de terminer, de partir, de dire au revoir.
La coque doit être refaite, la péniche s'acheminera au Havre lundi matin, à cheval des petites vagues de la Seine.
Elle reviendra à la mi-août. Peut-être ne serai-je plus là. Eux, ils ne seront plus là, çà, c'est sûr.
Beaucoup d'entre eux sont déjà partis, les autres vont le faire au plus tard lundi matin. Il y en a qui sont fâchés, ils ont bien raison de l'être. Ce n'est pas juste de les foutre à la porte, mais on ne peut pas faire autrement.
Ils me manquent déjà,avec leur rage, leur gentillesse, la désillusion dans les yeux, ou une petite lumière d'espoir. J'ai été traitée de princesse pour les quelques sourires que je leur ai offerts durant cette année. En échange de quelques heures par semaine, j'ai accumulé un trésor inestimable, fait de confidences, rigolades, jeux, conseils.
Je me demande ce qu'ils vont devenir, et mon cœur se serre un petit peu plus. J'ai même craqué devant eux, comme une grosse nulle.
Celle-ci est pour eux tous, et un petit peu pour moi aussi:

 

Hope there's someone
Who'll take care of me
When I die, will I go

Hope there's someone
Who'll set my heart free
Nice to hold when I'm tired

There's a ghost on the horizon
When I go to bed
How can I fall asleep at night
How will I rest my head

Oh I'm scared of the middle place
Between light and nowhere
I don't want to be the one
Left in there, left in there

There's a man on the horizon
Wish that I'd go to bed
If I fall to his feet tonight
Will allow rest my head

So here's hoping I will not drown
Or paralyze in light
And godsend I don't want to go
To the seal's watershed

Hope there's someone
Who'll take care of me
When I die, Will I go

Hope there's someone
Who'll set my heart free
Nice to hold when I'm tired 

mercoledì 22 giugno 2011

Sembra ieri

Sembra ieri che aprivo la busta e leggevo le tracce del tema. In barba a tutte le previsioni, era uscito Pavese per l'analisi del testo, distruggendo il mio fermo proposito "faro' l'analisi del testo, cascasse il mondo".
Non sapevo niente di Pavese, ne so poco ancora oggi. Ci avevo pure provato, ma poi avevo desistito ed ero passata ad altro. Ovvero: saggio breve sul "valore sociale e politico della piazza", scartando il tema storico sulle donne e l'articolo di giornale sugli OGM o quelque chose comme ça.
Sembra ieri che esultavo perché il testo da analizzare alla prova d'inglese era l'incipit di 1984 che conoscevo bene. O che ritagliavo le fotocopie rimpicciolite del libro di fisica e le nascondevo nel dizionario di tedesco per la terza prova.

Mi ricordo della cartucciera di Pina, con un centinaio di temi. Me n'ero fatta prestare una anch'io da mio cugino Francesco, l'avevo foderata di testi di D'annunzio, che manco avevamo fatto. Mi ricordo il prof. esterno d'italiano che leggeva Repubblica, il cellulare da lasciare sulla cattedra. Il caldo intenso di giugno, l'ansia delle ore che passavano troppo veloci, le mamme ad aspettarci fuori la Matilde Serao.

E poi della semi-sbronza da sangria il sabato dopo i primi due scritti, da Ciruzzo Berlin. Mi ricordo di quando ho rapito per un pomeriggio Maria Laura, per farmi spiegare la mitosi e la meiosi, che nella mia testa proprio non entravano. Mi ricordo i cazziatoni di mia madre, che ogni tanto faceva irruzione nella mia stanza per intimarmi di uscire a prendere una boccata d'aria. Ricordo pure di quando mi ha costretta ad andare dal parrucchiere, che sembravo "una scippata" (testuali parole).

Ricordo dell'ora e venti del colloquio, della mia magliettina rossa che da quel giorno in poi avevo usato per tutti gli esami all'università. Della delusione al momento di fisica: tutti avevano portato un argomento a piacere, cosi' mi ero preparata la pila di Volta, che mi era parsa l'unica cosa interessante in due anni. Ma il tizio volle sapere qualcosa di più sulla prima legge di Ohm, visto che nel compito l'avevo appena enunciata. Non lo feci neanche allora, non la sapevo. Quando qualcosa non mi piaceva, non la studiavo. Ho sempre risolto il problema cosi'. Mi ricordo di mia madre che assisteva al colloquio dal corridoio, perché non avevo voluto farla entrare.

Mi sembra ieri, invece sono passati già dieci anni. E se penso che oggi potrei essere in una commissione d'esame, ma dall'altra parte della cattedra, mi vengono i brividi.