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lunedì 21 novembre 2011

A grande richiesta: gâteau au potimarron

Eccomi qua, riemergo da una settimana allucinante, in cui ho inanellato tre giorni consecutivi "thèse" e venerdi' e sabato in gelateria... il suicidio! Il tutto con un seminario da preparare per stamattina, che ho finito di rifinire ieri sera, pensando: "ma se io trovo questa roba terribilmente noiosa, come posso interessare quei quattro gatti che vengono a sentirmi?"
E invece i quattro gatti si sono dichiarati contenti e io mi sono sentita autorizzata a prendermi un pomeriggio di libertà (in cui ho fatto le pulizie rimandate da ieri. che vita entusiasmante, quella della segretariagelataiadottoranda!).

Siccome qualcuno ha detto che la mia torta di potimarron è bona da mori', in uno slancio di generosità vi metto la ricetta. E' di una semplicità quasi imbarazzante.

Ingredienti:
400 gr di potimarron (se non lo trovate -visto che in Italia non esiste, gnegnegne- una zucca molto ferma)
30 gr di mandorle tritate
50 gr di farina
3 uova
100 gr di zucchero
una noce di burro
una bustina di lievito in polvere

Prendete il vostro bel potimarron, sbucciatelo e toglieteci i semi. Se vi state ancora chiedendo come sbucciarlo senza perdere un numero di dita compreso tra uno e cinque, la risposta è "pelapatate", decisamente più sicuro e rapido del coltello. Fate il vostro bel potimarron (o la zucca) a cubetti e fatelo cuocere in un pentolino, in cui avrete fatto fondere il burro. Aggiungete un po' d'acqua e sorvegliate il vostro bel potimarron, che ha un'insana passione per i fondi di pentola. Deve diventare una cremina: quando raggiunge questo stadio, spegnete tutto e lasciate raffreddare. Nel frattempo, sbattete le uova con lo zucchero, fino a ottenere un composto un po' spumoso. Aggiungeteci poi la farina, le mandorle, il lievito e la cremina di potimarron (o di zucca) e mescolate bene. Imburrate una teglia e versateci il composto. In forno a 180° per 30/35 minuti.

Io l'ho fatta due volte e dà soddisfazione, anche perché non necessita di particolare strumentazione: io ho mescolato tutti gli ingredienti con la forchetta. Perché una torta che sa anche un po' di decrescita è ancora più buona.

martedì 22 febbraio 2011

Porro

Ho fatto conoscenza col Porro (l'ortaggio, non il giornalista) da quando sono al Nord. Prima di allora, lo avevo solo incrociato in qualche libro di cucina e mi chiedevo come mai non ne avessi mai visto uno nella nostra cucina, arrivando a dubitare della sua esistenza, un po' come si fa con lo zenzero: a un certo punto pensi che esista solo nella casetta di zucchero di Hansel e Gretel.
E invece ho scoperto che il porro esiste, constatando che è più o meno come una cipolla ma più dolce e più duttile. Constatando pure che, proprio come il giornalista, il porro è  infame, sostanzialmente perché puzza (non perché scrive cose false per un giornale ridicolo). Si', il porro puzza terribilmente e se ci stai a contatto per il tempo di cottura (il bambino è delicato e va sorvegliato, brucia facilmente se non è girato spesso), dopo sei tutt'uno con lui. Il porro è pervasivo: le sue esalazioni ti si annidano nei capelli come api sul miele, la sua acredine dolciastra si insinua nei tessuti, dal grembiule all'epidermide.
Ma almeno, a differenza del giornalista, il porro serve a qualcosa e ti puo' risolvere una cena o addirittura una festa, se sei a corto di idee. Perché il porro, pure se infame, non è spocchioso come il giornalista:  è umile e fa amicizia con un sacco di altri alimenti.
Oggi formichina-vissani vi dà qualche idea di abbinamenti, li potete usare per paste, risotti e torte salate:
- porro e salmone, accoppiata infame per eccellenza: dopo avrete le mani che puzzano di salmone e il resto che puzza di porro, ma l'abbinamento è molto delicato;
- porro e tonno, che è un po' come tonno e cipolla ma più soft;
- porro e pancetta, che è un bel contrasto tra il dolciastro del porro e il salato della pancetta, cosi' come pure porro e salsiccia;
- porro, patate e zucchine (o anche solo porro e patate) per una bella minestra calda.
Forse non è il caso di chiamarlo in causa per una cenetta romantica, ma... buon porro a tutti!

giovedì 13 gennaio 2011

Lezione di biscotti

Ho un amico innamorato. La sua ragazza, come tutte le ragazze che non presentano particolari segni di squilibrio, è piuttosto golosa. Cosi', da quando stanno insieme, lui si sta specializzando in dolci. Domenica mi ha chiesto una buona ricetta per i biscotti, ma dato che le ricette di casa mia sono sigillate col segreto professionale, gli ho proposto di venire mercoledi' (cioè ieri) da me, cosi' gli avrei fatto vedere come si fa.

E' arrivato tutto sorridente, tirando fuori dallo zainetto lo zucchero, il burro, la farina e le uova. Io gli ho dato il lievito e il cacao. Abbiamo aspettato che il burro, diaccio marmato, si ammorbidisse, per cominciare l'opera.

La pastafrolla si impasta rigorosamente a mano, un ingrediente per volta. Se il burro non diventa tutt'uno con lo zucchero, non puoi aggiungere le uova. E finché le uova non sono state ben incorporate, non puo' arrivare la farina ad assorbire il tutto.

E cosi' è stato. Sotto il mio sguardo vigile e un po' preoccupato per il troppo vigore con cui l'amico innamorato impastava, è nata una bella palla di pastafrolla al cacao, che dopo aver riposato un pochino, si è trasformata in 4 lingue sulla teglia del forno, a loro volta poi tagliate in tanti cantucci per la seconda cottura (senno', che bis-cotti sono?).

Poi l'amico è tornato a casa sua, e io ho ultimato la cottura dei suoi primi biscotti, col profumo di cacao e dolcezza che si spandeva per casa. E là ho pensato che se il Paradiso esiste, ha quello stesso odore di coccole.

Ps. L'addetta al controllo qualità ha -gnam...- espresso parere favorevole ai Suoi -...gnam- biscotti. Bravo, amico innamorato!

giovedì 11 novembre 2010

Finocchi gratinati

Partecipo anch'io all'iniziativa della Gaia celiaca e vi do' la mia ricetta dei finocchi gratinati. Allora per una teglia media (ci mangiano 4 persone): prendete 2 o 3 finocchi abbastanza grossi, tagliateli in fette spesse un cm, includendo le foglie esterne, quelle più dure. Ungete la teglia con olio o burro e cospargete di pangrattato. Disponete i finocchi sul fondo della teglia, senza sovrapporli. Cospargeteli di sale fino e ricopriteli di latte, dopodiché cospargeteli di parmigiano e magari anche un po' di pecorino. Macinatevi sopra del pepe nero e ricoprite di pangrattato e fiocchetti di burro. Fate cuocere in forno a 200 gradi per una ventina di minuti. Controllate ogni tanto, se i finocchi si seccano aggiungete ancora del latte. Se volete un piatto più ricco, aggiungetevi pure delle fettine di prosciutto cotto, tra il parmigiano e il pangrattato. Servite il piatto tiepido e... buon appetito, Mr. B!