Mi ero affezionata al 2013, è stato un anno così bello che avrei voluto non finisse mai. E' stato un anno talmente bello che, per la prima volta in vita mia, mi sono sentita in dovere di andare alla messa di ringraziamento di fine anno che ogni anno fanno nella mia parrocchia.
Il prete ha voluto farci fare un giochino, ci ha invitati a chiudere gli occhi e a pensare agli eventi dell'anno mentre lui scandiva i nomi dei mesi uno ad uno. Il mio cortometraggio è stato il seguente:
gennaio: tanto freddo e tanta neve, la dernière ligne droite prima di consegnare il manoscritto della tesi.
febbraio: la consegna della tesi, i festeggiamenti doppi per i miei 30 anni, il concerto dei Negrita, la scoperta che quello che poi sarebbe diventato P.A. aveva davvero un buon odore e mi piaceva come mi abbracciava, un giovedì mattina a fine mese a Capodichino.
marzo: il lavoro a Les Canons, ancora neve, un amore che germogliava al telefono, prima di avere qualche certezza in più una volta che si era di nuovo occhi negli occhi. E un pianto disperato a Capodichino al momento dei saluti.
aprile: la discussione della tesi, il matrimonio di Sarina, un giro a Pisa, ancora lavoro a Les Canons.
maggio: l'inizio del mini post-doc tra i sociologi, la prima volta di P.A. a Parigi, la sorpresa di compleanno a P.A.
giugno: il matrimonio di Lisa, la festa della musica e il week-end ad Amsterdam.
luglio: due week-end parigini con P.A., il matrimonio romano, la fine del post-doc, la partenza per Vieste.
agosto: ancora qualche giorno a Vieste, qualche giorno al mare mordi-e-fuggi, i film insieme sul divano, la mostra di Dalì a Sorrento.
settembre: il convegno-vacanza a Faro, il matrimonio napo-russo, il concerto di Daniele Silvestri, la frattura al piede.
ottobre: l'inizio del lavoro in azienda, la stampella e la chaussure-barouk, la festa anni '50, ancora giorni belli passati insieme. Uno dei due giorni ad Assisi.
novembre: l'altro giorno ad Assisi, il concerto di Paolo Conte, l'inizio dell'avventura siciliana.
dicembre: la bottiglia di champagne, il concertino col coro, il primo Natale insieme.
Penso di poter dire con certezza che è stato l'anno più bello della mia vita: un anno di grazia e amore, dopo anni di noia e delusioni. E spero che anche questo 2014 sia un anno di grazia e di amore, con tutti i cambiamenti che ci sono in programma.
Buon 2014, lettori della formichina! Magari riesco ad avere un po' di tempo in più per passare di qua e dai vostri blog... un abbraccio!
Visualizzazione post con etichetta cuore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cuore. Mostra tutti i post
mercoledì 1 gennaio 2014
giovedì 26 aprile 2012
Ovvietà
Ristorante italiano sul Canal St. Martin, 3 amiche, una innamorata.
Amica 1: Ma insomma, cos'è che ti piace cosi' tanto di lui?
Amica 2: Beh, è bellissimo...
Amica 1: E poi?
Amica 2: E poi mi fa fare un sacco di risate, è divertente... e mi piace parlare con lui, è simpatico e intelligente. E poi è sensuale, e mi guarda con occhi adoranti e io mi sciolgo..
Amica 3 (finora si è limitata a sorridere e annuire): Beh, normale... è un nero!
Amica 1: Ma insomma, cos'è che ti piace cosi' tanto di lui?
Amica 2: Beh, è bellissimo...
Amica 1: E poi?
Amica 2: E poi mi fa fare un sacco di risate, è divertente... e mi piace parlare con lui, è simpatico e intelligente. E poi è sensuale, e mi guarda con occhi adoranti e io mi sciolgo..
Amica 3 (finora si è limitata a sorridere e annuire): Beh, normale... è un nero!
martedì 14 febbraio 2012
Microracconto di san Valentino: Quei due
Si conoscevano da tempo, già diversi anni ormai.
Lui non si era mai accorto, prima di allora, di quante cose in lei contribuivano a renderla bella: i capelli morbidi, la pelle vellutata come un'albicocca, lo sguardo limpido.
Lei, dal canto suo, che lui era bello lo sapeva bene: adorava il suo stare al mondo, gli occhi e il cuore di bambino.
Quella sera, lei avrebbe voluto appoggiare la testa sulla sua solida spalla, ma non lo fece.
Quella stessa sera, lui avrebbe voluto che lei appoggiasse la testa morbida e profumata sulla sua spalla, ma non le chiese di farlo.
L'indomani si salutarono e se ne andarono, lei al suo treno, lui alla sua scrivania, ancora troppo fragili per sopportare il peso della felicità.
Lui non si era mai accorto, prima di allora, di quante cose in lei contribuivano a renderla bella: i capelli morbidi, la pelle vellutata come un'albicocca, lo sguardo limpido.
Lei, dal canto suo, che lui era bello lo sapeva bene: adorava il suo stare al mondo, gli occhi e il cuore di bambino.
Quella sera, lei avrebbe voluto appoggiare la testa sulla sua solida spalla, ma non lo fece.
Quella stessa sera, lui avrebbe voluto che lei appoggiasse la testa morbida e profumata sulla sua spalla, ma non le chiese di farlo.
L'indomani si salutarono e se ne andarono, lei al suo treno, lui alla sua scrivania, ancora troppo fragili per sopportare il peso della felicità.
Etichette:
cuore,
donne,
feelings,
les autres,
uomini
martedì 31 maggio 2011
Perché è la gente che fa la storia
Il mio pomeriggio lavorativo di ieri è stato un continuo switching tra il sito di Repubblica e quello del comune di Napoli. Avevo paura, confesso. Paura che potessero averla vinta anche stavolta. E invece. E invece il cuore me lo sono trovato in gola, quando ho visto che già la seconda proiezione dava De Magistris al 59% e Pisapia al 54.
I risultati sono arrivati relativamente presto, ma questa sedia sembrava il divano a casa di Elisa durante la finale dei mondiali del 2006. Con la differenza che nessuno poteva condividere la mia ansia.
E invece poi sono arrivati gli sms, le mail. L'amico filologo, Siviglia, Valeria, Gipo. Ho scritto alla Schwester, che era al lavoro e non poteva sapere. A mio cugino, spalmato su qualche spiaggia della Turchia. A Cerasella, a Silvia. E ho scritto pure a mio fratello, che è riuscito a stupirmi con un "Certo che sono contento, non solo per De Magistris ma per tutta l'Italia, che sta riprendendo coscienza". E bravo zorrino, chi se l'aspettava da te. Ora deve solo riprendere coscienza lui, magari si accorgerà del travaso che ha accanto (per la gioia di tutti noi, piccola parentesi di inciucio familiare).Ho telefonato a mummy, la prima cosa che le ho detto è stata "Mà, hai visto? abbiamo scassato!" In preda a un raptus, ho scritto questa frase ovunque. Abbiamo scassato, abbiamo scassato, abbiamo scassato.
Mi sono ricordata di un pomeriggio di due anni fa, ero a mensa col diggei e commentavamo il disastro delle europee. Io scuotevo la testa sconsolata. Lui invece, disilluso e ottimista, pronosticava una grande rinascita che non avrebbe tardato. Aveva ragione. Cacchio, se aveva ragione. E' stato un piacere ricordarglielo.
Il corridoio verso la 6 a Nation con La storia siamo noi nelle orecchie e un brivido lungo la schiena prima e le braccia e le gambe poi, fino ad avvolgermi la testa. Una cena e una doccia veloci e in metro fino al Sacré Coeur, a raggiungere qualcuno del collettivo con l'amico filologo e la sua fantastica maglietta rossa "Sirvio, puppa!". E l'abbraccio mancato con te, che eri là al mio fianco, ma non eri lo stesso di quella mattina cominciata insieme, tra un bacio, un abbraccio e un quadratino di cioccolato.
C'è da lavorare, tanto. Non bisogna abbassare la guardia. C'è speranza, c'è ottimismo: sembravano ormai scomparse dalla vita del nostro Paese. E' su queste basi che bisogna continuare a fare la Storia. Io ci credo, io voglio farlo.
I risultati sono arrivati relativamente presto, ma questa sedia sembrava il divano a casa di Elisa durante la finale dei mondiali del 2006. Con la differenza che nessuno poteva condividere la mia ansia.
E invece poi sono arrivati gli sms, le mail. L'amico filologo, Siviglia, Valeria, Gipo. Ho scritto alla Schwester, che era al lavoro e non poteva sapere. A mio cugino, spalmato su qualche spiaggia della Turchia. A Cerasella, a Silvia. E ho scritto pure a mio fratello, che è riuscito a stupirmi con un "Certo che sono contento, non solo per De Magistris ma per tutta l'Italia, che sta riprendendo coscienza". E bravo zorrino, chi se l'aspettava da te. Ora deve solo riprendere coscienza lui, magari si accorgerà del travaso che ha accanto (per la gioia di tutti noi, piccola parentesi di inciucio familiare).Ho telefonato a mummy, la prima cosa che le ho detto è stata "Mà, hai visto? abbiamo scassato!" In preda a un raptus, ho scritto questa frase ovunque. Abbiamo scassato, abbiamo scassato, abbiamo scassato.
Mi sono ricordata di un pomeriggio di due anni fa, ero a mensa col diggei e commentavamo il disastro delle europee. Io scuotevo la testa sconsolata. Lui invece, disilluso e ottimista, pronosticava una grande rinascita che non avrebbe tardato. Aveva ragione. Cacchio, se aveva ragione. E' stato un piacere ricordarglielo.
Il corridoio verso la 6 a Nation con La storia siamo noi nelle orecchie e un brivido lungo la schiena prima e le braccia e le gambe poi, fino ad avvolgermi la testa. Una cena e una doccia veloci e in metro fino al Sacré Coeur, a raggiungere qualcuno del collettivo con l'amico filologo e la sua fantastica maglietta rossa "Sirvio, puppa!". E l'abbraccio mancato con te, che eri là al mio fianco, ma non eri lo stesso di quella mattina cominciata insieme, tra un bacio, un abbraccio e un quadratino di cioccolato.
C'è da lavorare, tanto. Non bisogna abbassare la guardia. C'è speranza, c'è ottimismo: sembravano ormai scomparse dalla vita del nostro Paese. E' su queste basi che bisogna continuare a fare la Storia. Io ci credo, io voglio farlo.
martedì 15 febbraio 2011
Ovunque proteggi
"Quello di stasera è un concerto di solidarietà a solitari e male accompagnati. Percio' faremo solo canzoni d'amore."
Ha esordito cosi', parlando al microfono in un francese di salvataggio ma più che dignitoso. Una sciarpa rossa, un cappello a tesa larga, un fiore rosso appuntato sul petto. Ha estratto dalle tasche petali colorati e li ha lanciati davanti a lui, sulle teste dei fortunati in prima fila.
Bohémien, poeta, ironico. Con la parola "whisky" ad affacciarsi spesso nei suoi testi, forse più spesso ancora nelle sue serate in una casa lontana da tutto e tutti, il camino acceso, una lampada fioca, a guardare una foto e a scrivere musica. O all'ultimo tavolino di un bar di paese, a fissare il bicchiere con un sospiro e ad accarezzare la solitudine su un taccuino spiegazzato. Me lo immagino cosi'.
Un pezzo alla chitarra, uno al pianoforte. Ogni tanto si passava le mani sugli occhi, ad asciugare qualche lacrima di commozione. E io ero li' in mezzo, come su un'amaca tra due alberi, cullata dalla dolcezza e dalla profondità di quelle note e quei testi. Con il cuore e la mente completamente sgombri per una volta, senza un nome che risuona come un'ossessione o fotogrammi di un volto in particolare, che si affaccia davanti agli occhi a ripetizione. Innamorata solo della sublimità dell'Amore, desiderosa di proteggerla, preservarla da occhi distratti e mani indelicate. Forse col dubbio che il meglio sia già venuto e non abbia saputo tenerlo dentro me, ma fiduciosa in un rattrapage, se cosi' fosse stato.
"Che la grazia sia con voi": sono state le sue ultime parole prima di lasciare il palco, una benedizione. Forse prima a se stesso. E io glielo auguro di tutto cuore, di proteggere la grazia del suo cuore. Per continuare a regalarcene dei pezzetti in serate come quella di ieri.
Ha esordito cosi', parlando al microfono in un francese di salvataggio ma più che dignitoso. Una sciarpa rossa, un cappello a tesa larga, un fiore rosso appuntato sul petto. Ha estratto dalle tasche petali colorati e li ha lanciati davanti a lui, sulle teste dei fortunati in prima fila.
Bohémien, poeta, ironico. Con la parola "whisky" ad affacciarsi spesso nei suoi testi, forse più spesso ancora nelle sue serate in una casa lontana da tutto e tutti, il camino acceso, una lampada fioca, a guardare una foto e a scrivere musica. O all'ultimo tavolino di un bar di paese, a fissare il bicchiere con un sospiro e ad accarezzare la solitudine su un taccuino spiegazzato. Me lo immagino cosi'.
Un pezzo alla chitarra, uno al pianoforte. Ogni tanto si passava le mani sugli occhi, ad asciugare qualche lacrima di commozione. E io ero li' in mezzo, come su un'amaca tra due alberi, cullata dalla dolcezza e dalla profondità di quelle note e quei testi. Con il cuore e la mente completamente sgombri per una volta, senza un nome che risuona come un'ossessione o fotogrammi di un volto in particolare, che si affaccia davanti agli occhi a ripetizione. Innamorata solo della sublimità dell'Amore, desiderosa di proteggerla, preservarla da occhi distratti e mani indelicate. Forse col dubbio che il meglio sia già venuto e non abbia saputo tenerlo dentro me, ma fiduciosa in un rattrapage, se cosi' fosse stato.
"Che la grazia sia con voi": sono state le sue ultime parole prima di lasciare il palco, una benedizione. Forse prima a se stesso. E io glielo auguro di tutto cuore, di proteggere la grazia del suo cuore. Per continuare a regalarcene dei pezzetti in serate come quella di ieri.
mercoledì 15 dicembre 2010
A Roberta
Roberta ha tagliato i suoi bei capelli setosi color miele: le sfioravano il fondoschiena, ora sfoggia un caschetto che le copre appena le orecchie. Roberta ha un cappellino grigio, gliel'ha regalato Coky quando sono stati a Parigi, al mercato domenicale sull'avenue Daumesnil.
Roberta ha l'ansia di conoscere, vuole sapere sempre di più: per potersi difendere, per non farsi prendere in giro, per sentirsi una cittadina migliore. Per trasmettere le cose belle che impara alle persone che incontra o che incontrerà. Roberta ha un cuore che batte forte e che s'infiamma per la libertà, la giustizia, l'onestà: per un futuro migliore.
Per questo Roberta ieri era a Roma, trepidante d'attesa per il voto di fiducia, insieme a tanti altri come lei, e purtroppo anche insieme a qualche imbecille facinoroso buttato nella mischia per creare scompiglio. Roberta era li' a gridare "Vergogna", era li' anche per me e e per tanti altri. Roberta è riuscita a tornare a casa miracolosamente illesa e presto la riabbraccero'.
Roberta è mia sorella, e io sono orgogliosa di averle insegnato a camminare.
Roberta ha l'ansia di conoscere, vuole sapere sempre di più: per potersi difendere, per non farsi prendere in giro, per sentirsi una cittadina migliore. Per trasmettere le cose belle che impara alle persone che incontra o che incontrerà. Roberta ha un cuore che batte forte e che s'infiamma per la libertà, la giustizia, l'onestà: per un futuro migliore.
Per questo Roberta ieri era a Roma, trepidante d'attesa per il voto di fiducia, insieme a tanti altri come lei, e purtroppo anche insieme a qualche imbecille facinoroso buttato nella mischia per creare scompiglio. Roberta era li' a gridare "Vergogna", era li' anche per me e e per tanti altri. Roberta è riuscita a tornare a casa miracolosamente illesa e presto la riabbraccero'.
Roberta è mia sorella, e io sono orgogliosa di averle insegnato a camminare.
martedì 7 dicembre 2010
Quattro
Il tempo passa, corre, vola. Domani saranno quattro-anni-quattroda quando è finita la mia ultima storia. Da quel momento, più nessuno al mio fianco. E di ragazzi ne ho conosciuti... Italiani, stranieri, un bicchiere, un film, una festa. Non ha funzionato con nessuno perché è mancata la reciprocità, la buona volontà o era il momento sbagliato. Ho al mio attivo una collezione di sintonie non concretizzate, proposte indecenti, errori di valutazione e veri e propri abbagli. Ah, e ovviamente la fatidica domanda, posta con evidente perplessità da parenti, amici e conoscenti: "Ma come mai una formichina come te, carina, intelligente e tutto il resto è sola?"
Signori miei, ch' v'aggia ricere... Abbiate pazienza, come cerco di averla io ogni volta. Quando sono puntualmente la "dispari", quando mi confronto con le illusioni e le delusioni, quando mi perdo da sola nell'immensità della poesia, quando ho freddo.
Ogni tanto, piove pure nel deserto. E sarà pioggia fresca, attesa, e abbondante.
Signori miei, ch' v'aggia ricere... Abbiate pazienza, come cerco di averla io ogni volta. Quando sono puntualmente la "dispari", quando mi confronto con le illusioni e le delusioni, quando mi perdo da sola nell'immensità della poesia, quando ho freddo.
Ogni tanto, piove pure nel deserto. E sarà pioggia fresca, attesa, e abbondante.
venerdì 12 novembre 2010
Strade di Francia
Arriverai alla gare de Lyon, arruffato da una notte in treno. Avrai deciso di partire due giorni prima, e io non avro' avuto il tempo di emozionarmi. Ti prendero' per mano e ti portero' con me, in un giorno senza pioggia e senza confusione, a scoprire i dedali di Belleville. Saliremo nel feudo di Pennac, ci perderemo nelle viuzze e per magia saremo a Buttes Chaumont. Andremo ovunque a piedi, senza stancarci, senza parlare troppo. Solo guardandoci ogni tanto negli occhi. Gli altri intorno non esisteranno, prenderemo un caffè in un bistrot dall'aria dimessa e fumosa, seduti sugli sgabelli al bancone. Poi andremo da Shakespeare & Co., andremo a Montmartre, e cerchero' di ricordarmi tutti i monumenti che si vedono da lassù. Mangeremo la stessa crème brûlée, spaccandola certosinamente col cucchiaino. Prenderemo una bici a place des Vosges e torneremo a casa, arrancando un po' sulla salita dell'avenue Daumesnil.
Cosi' io ti prendo per mano e ti porto con me...
perché a darsi un appuntamento che speranza c'è...
venerdì 5 novembre 2010
mercoledì 13 ottobre 2010
La canzone di chiusura
Avevo resistito stoicamente 10 giorni, poi ci si è messo Frà con questa canzone a farmi cedere. L'avro' sentita 10 volte, poi candidamente: questa canzone mi ha fatto pensare a te.
Ma come resistere? E' troppo troppo bella...
Ma come resistere? E' troppo troppo bella...
Iscriviti a:
Post (Atom)
