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giovedì 26 settembre 2013

Cose di Faro che mi sono piaciute

Gli enormi nidi di cicogna sull'Arco da Vila, le viuzze maiolicate della città vecchia, i pastel de nata, la possibilità di scegliere una porzione intera o una mezza porzione alla mensa dell'università, il caffè a 55 centesimi, il panino ai cereali del buffet dell'hotel, il gioco di luci al crepuscolo di ritorno dall'Ilha Deserta, i marosi dell'Oceano Atlantico, le rocce rosa, le cicogne sull'Arco da Vila, l'artigianato in sughero, la festa del Partido Socialista, o arroz doce, i galli portoghesi, il sorriso della signora della pastelària Cinderela, la semplicità delle persone, gli hibiscus e le bouganvillee, la palestra en plein air messa a disposizione dal comune, le conchiglie sulla spiaggia dell'Ilha Deserta, la sabbia doppia color del tufo, il vinho verde, il paté de sardinha, dire "obrigada" e "pastel de nata", la bellezza di Catherine, gli sguardi ammirati ma sempre composti degli uomini portoghesi, il negozio in cui ho comprato il Porto, le bustine dello zucchero coi fumetti Love is..., il sole caldo e avvolgente mentre a Parigi c'erano 10 gradi in meno, Jorge che canta il fado, un'altra settimana di sandali, i vecchietti per strada, da soli o in compagnia. E poi una bambina bruna sui 6-7 anni, che corre felice e grida di gioia sventolando la bandiera del Partido Socialista e a cui non ho voglia di fare una foto, perché sono sicura che non me la dimentichero' mai.

Viuzze del centro

Balli popolari alla festa del Partido Socialista

Tramonto dal battello del ritorno

giovedì 16 maggio 2013

Fenomenologia della Skoda

La Schwester sta facendo il suo solito tirocinio annuale alla scuola elementare, nelle nebbie del Nord Italia. Ha ritrovato una classe che aveva già avuto l'anno scorso, con una maestra a quanto pare fantastica che si chiama Renza. Tra gli alunni di Renza c'è un bambino speciale, si chiama Artur, ha 7 anni ed è un po' italiano, un po' rumeno e un po' russo. E' un bambino speciale, non tanto perché muove male la parte sinistra del corpo in seguito a un intervento subito da piccolo, quanto per la sua intelligenza e la sua sensibilità. Artur parla italiano, rumeno e russo, canta, suona, va in piscina.
E ieri si è confidato con la Schwester:
"Adesso te lo diciamo: io e Agata siamo fidanzati dalla prima, stiamo assieme già da due anni e lei mi ama. A 20 anni ci sposiamo, compriamo una Skoda e facciamo 12 figli."

Forse tra una ventina d'anni ci troveremo a premiare i pubblicitari della Skoda per aver contribuito alla crescita demografica in Italia. Nel frattempo... piccoli principi azzurri crescono.

giovedì 9 maggio 2013

Ma cosa voglio di più?

Ieri sera, a letto dopo una luuunga giornata in cucina, pensavo che questa settimana mi sta regalando grasse soddisfazioni:
- 2 giorni festivi (ieri per l'armistizio, oggi per il giovedi' dell'Ascensione);
- è morto andreotti;
- lo psiconano è stato condannato a 4 anni (soli, ma è un buon inizio... magistratura, ricordati che "we have a dream!");
- è nato il Marchesino, figlio di carissimi amici; 
- P. A.* a Parigi per 4 giorni.

Forse sarebbe il caso di tentare la fortuna a Euromillion, visto che sta girata dal verso giusto. Se tra un mese non avrete ancora avuto mie notizie, né da queste né da altre fonti, non chiamate "Chi l'ha visto?".

* P. A. : acronimo per "Principe Azzurro". Sono una disgraziata, lo so, non vi avevo detto niente, ma prometto che ve ne parlero' se non vincero' a Euromillion, appunto. Baci!

sabato 5 gennaio 2013

La bocca della verità

- Ma quanto sei carina, cosa ne dici se la prossima volta ti regalo un gattino? Lo vuoi un gattino?
- Signore, portami un pollo, così me lo mangio!

(Claudia, 3 anni. Un metro e qualcosa di golosa sincerità)

lunedì 28 maggio 2012

L'emmerdeur en herbe

Finalmente arrivo' pure per noi, dopo mesi di pioggia e gelo, la domenica del primo pic-nic. In uno dei miei parchi preferiti, il Montsouris. Teli colorati stesi uno accanto all'altro, ad ospitare cibo, bibite e una ventina di persone. La chitarra e i chitarristi, chi canta e chi sta a guardare, mentre le oche abbandonano il laghetto per venire a farsi un giro sul prato. La sindrome dello straniero frustrato, che coglie un po' tutti, e che spinge a rincorrrere il sole che si sposta per non perderne neanche un raggio. E quella inversa, che coglie invece chi il sole proprio non lo sopporta e fa a cambio con quelli di prima.

La chitarra, si sa, attira sempre spettatori. I nostri sono 3 bambini, un maschietto e due femminucce. Lui, un metro e uno sputo, è il più piccolo dei tre e il più sfacciato. Ha calzoncini scuri e una maglietta arancione, un paio di occhialetti rotondi da saputello. Le bimbe sono timide, ci guardano con le braccia dietro la schiena, senza dire nulla. Lui, il piccolo quattrocchi, si avvicina prepotentemente al musicista e gli dà piccoli colpi sulla schiena e sullo strumento, gridando con tutta la voce che ha in corpo, a sovrastare le nostre: Plus fort! Plus fort!Alternato a una valanga di Boudin!!!

Approfitta di un momento di pausa per esprimere tutto il suo disappunto: Ce n'était pas bien du tout!! 
Forse un suo coetaneo italiano sarebbe prima rimasto a bocca aperta, poi avrebbe sorriso e cominciato a battere le mani. Lui invece no. E da grande, molto probabilmente, farà il PDG, il funzionario dell'Assurance Maladie o il direttore di tesi. La stoffa dell'emmerdeur ce l'ha tutta...

lunedì 27 febbraio 2012

Altri modi per dirlo

- Ah, poi ieri sera ho detto a tua sorella che voglio un nipotino... mi ha mandato a quel paese.
- Chissà come mai...
- Ha pure aggiunto: rivolgiti a tua figlia grande.
(grazie eh, sister)
- Eh mamma, se vuoi un nipotino da me devi aspettare ancora un po'.
- Quanto???
- Ma non lo so, almeno qualche anno, il tempo di trovare qualcuno con cui farti un nipotino, al momento non ho nessuno.
- E forza su, diamoci una mossa, vedi di trovarlo.
- Ok, va bene. Ora pero' devo proprio farmi lo shampoo ché devo uscire.
- Chi ti trattiene? Mi hai chiamato tu! Cià!
- ...

Mia madre è passata alle perifrasi per dirmi di trovarmi un fidanzato. Solo che io il fidanzato proprio non lo voglio, almeno ora. Figuriamoci il nipotino... ma voi non glielo direte, vero?

lunedì 16 gennaio 2012

Nuit calme

La dispensa di casa mia pullula di tè e tisane, anche in seguito al trasloco di anima gemella, da cui ho ereditato camomilla di tutti i tipi, soprattutto. La mia coloc è tisana-dipendente, cosi' ieri sera, in uno dei rari momenti di condivisione casalinga, ho deciso che potevo farle compagnia e mi sono preparata una "Nuit calme", infuso di camomilla, zagara e tiglio.
Ma la mia notte non è stata proprio calma, tutt'altro: piuttosto, una puntata memorabile del delirio onirico formichese, come dei bei tempi che furono. Tipo quella volta che ho sognato di essere sull'RER B e a un certo punto estraevo di tasca un revolver e freddavo il nero di fronte a me perché parlava troppo e mi infastidiva. E dove poi passavo il resto del sogno a piangere come una disperata perché mi avevano condannata a morte ed io ero troppo giovane per morire.

Stanotte no, non è stata una notte calma e il mio sogno non è stato lineare: un'accozzaglia di luoghi e personaggi, molti dei quali in cerca d'autore. Tipo la tizia seduta in prima fila a una conferenza che disdegnava la semantica e faceva una domanda del piffero, ma che io zittivo spiegandole uno dei principi fondamentali del lessico-grammatica (capite a che livello siamo?). Poi c'era la Merkel, vestita bene e più carina, che parlava un italiano perfetto (mi viene da pensare che forse non era la Merkel), c'era un tizio dalla pelle scura che dormiva nel mio ufficetto in gelateria, c'erano i miei nipotini bellissimi e zia Patrizia, i saldi, e semi di melone incollati in varie pagine dello stesso dizionario e all'interno di vari meloni che io staccavo con le mani, io che mi riaddormentavo e mi svegliavo alle 9.16.

Invece ho spalancato gli occhi alle 6.08, per colpa della Nuit calme, che è pure diuretica e ha avuto la meglio sulla pigrizia e la mia reticenza ad abbandonare il bel teporino del letto. Ho cercato di riaddormentarmi malgrado le infos a palla di quello del terzo piano, per spegnere la sveglia alle 8 e sobbalzare a mo' di Bianconiglio ("è tardi, è tardi!") circa un'ora dopo.

Quasi quasi, la prossima volta provo a farmi un caffè...

lunedì 2 gennaio 2012

Anno vecchio, anno nuovo

Le ultime ore del 2011 le ho passate in parte in treno, in compagnia di un prete silenzioso e sconcertato e di 5 ragazzi troppo rumorosi, in preda alla mestizia e al fastidio, mentre l'intercity passava, ora rapido ora meno, per campi e paeselli e cittadine di mare. Un tuffo lungo nei colori del tramonto prima di arrivare a Roma ormai a sera. In 28 anni, per la prima volta che non ero con i miei per il cenone e la mezzanotte, ma a casa di un'amica di amici, dove non conoscevo la maggior parte dei commensali.
Ho rimandato bilanci e fotogrammi a un altro momento, mi ci vuole tempo. Per ora, 2011 per me è: primavera araba, delle splendide vacanze, amici che partono, nonna che non c'è più.

Le prime ore del 2012 le ho passate a vedere i fuochi d'artificio a Roma da una terrazza, a brindare all'anno nuovo, a giocare a carte e a ridere. A vincere, anche. Stupendo me stessa e gli altri, ho portato a casa la bellezza di 35 euri, che considero un piccolissimo rimborso spese per la sfiga accumulata al gioco e in amore nell'ultimo lustro (perché almeno su di me, certi proverbi non funzionano). Poi all'alba, colazione e un giro in macchina per una Roma addormentata e magnifica, una Roma che conosco poco e che non vedevo da troppo tempo. Un abbraccio e un grazie agli amici, quelli che sono partiti da Parigi, davanti alla stazione Termini.
Il viaggio del ritorno l'ho fatto con 4 persone silenziose e stanche come me, che si sono addormentate o almeno ci hanno provato, e con una ragazza che non ha trovato momento migliore per telefonare ai suoi parenti che le 9 del mattino del 1 gennaio. Particolarmente significativa la telefonata al nonno, nonno che sembrava essere presente con noi nella carrozza. L'ennesima conferma che gli Italiani temono il silenzio molto più dello spread, del tumore e dell'uvetta a tradimento nell'impasto delle polpette.
E poi pranzo in famiglia  con due cuccioli intelligentissimi e spassosi, Iaia e Carmine. Finché nasceranno bambini come loro, la fine del mondo puo' aspettare. (i buoni propositi e le richieste all'anno nuovo pure. buonanotte)

giovedì 8 dicembre 2011

Le père Noel est un rockeur

Popolo di Parigi! Cosa fate domani sera 9 dicembre alle 20H30? Se ancora non avete impegni o avete una mezza idea ma non vi convince, cosa ne pensate di un concerto per una buona causa? Non si paga biglietto d'ingresso, ovvero l'ingresso è un giocattolo nuovo per i bimbi del Secours populaire. La formichina, salvo catastrofi, ci sarà, anche perché conosce uno degli artisti e sarebbe molto felice se qualcuno di voi l'accompagnasse.
Dove è al

Centre d'animation Place des Fêtes
2-4 rue des Lilas 
75019 Paris
métro Place des Fêtes (linea 11)

Aspetto vostre nuove!

sabato 13 agosto 2011

Un giro in paese

Sembrano passati chissà quanti anni, da quando Pomigliano si svuotava già la prima settimana di agosto e prima del 25 ad andare in giro ti sentivi come uno dei pochi superstiti di chissà quale naufragio. Città quasi fantasma, pochissima gente in giro, qualche negozio aperto.
Da qualche anno la città non si svuota più, la cassa integrazione costringe molti a stringere la cinghia e addio ferie, se già si fatica a campare.

Stamattina invece alle poste c'era la coda, così come dal tabaccaio, dov'erano tutti in file per i grattevvinci, e giù di monetina. Mi sono fatta contagiare, ne ho preso uno anch'io e mi è andata bene, ho vinto 5 euri. Ci ho pagato la raccomandata con la domanda per le supplenze a Pisa: mentre la compilavo, un'altra aspirante supplente mi ha chiesto come si faceva, perché "è la prima volta che la faccio". E mi chiedo a che stadio di rimbambimento siamo arrivati, se si vuole essere insegnanti e non si è capaci di capire il senso di "mittente", "destinatario", "via" e "cap".

Sulla via di casa ho fatto tappa all'edicola. Il vecchio prima di me ha comprato Il Giornale e io gli ho regalato uno sguardo pieno di disprezzo. Poi ho comprato Il Fatto e ho cominciato a soffrire. Punto esclamativo rosso e poi: Debito pubblico record: 1.901 miliardi. Ognuno di noi ha sulle spalle un fardello di 31.700 euro. Neonati compresi.
In quel momento ho pensato che quelli che mettono al mondo un figlio in questo Paese, in questo momento, meriterebbero una medaglia d'oro per il coraggio.

mercoledì 23 marzo 2011

Ouverture

E' successo che la notizia è arrivata pochi giorni prima, con il week-end già bell'e organizzato e la speranza ormai abbandonata di tornare a casa prima di un mese. E' successo che c'era tanto entusiasmo, un po' di nervosismo e una buona dose di ansia, che non ce la facciamo mancare mai.

Che c'erano i parenti, gli amici, chi ha fatto i lavori. Don Felice a benedire l'attività e noi a sperare che le sue benedizioni per i negozi funzionino meglio di quelle per gli sposi. Una quantità tale di piante e fiori di tutte le dimensioni e di tutti i tipi, che sembrava un vivaio.
Che allineati sugi scaffali in legno scuro trovavano posto i cantucci dorati, i tarallini al cacao, le freselle e i cubetti. Che tutte le luci erano accese, ad illuminare a giorno l'evento. Che Elisa ci ha scritto una poesia in napoletano e Stitch l'ha recitata, seguita dal suo epitallio "figlia e' panettiere".

Che c'erano dei bimbi, matti per la pizza e i biscotti al cacao. Le mie amiche, con mariti, figli, fidanzati, per una volta non a chiedermi se avessi delle "novità ineressanti" da raccontare. Gli amici di Stitch e di Zorrino, macchine fotografiche, sorrisi e bocche piene. Un viavai di vassoi tra laboratorio e negozio, portami una bottiglia d'acqua e una di coca-cola, un dibattito acceso per cercare di decifrare l'animaletto accompagnatore di una composizione di piante grasse.
Bigliettini d'auguri e tovaglioli sporchi di pizza, un fiocco tricolore e un forno a microonde, un elefantino di ceramica e una cornucopia, mummy sorridente nonostante il dolore per la caduta presa al mattino, orsacchiotto contento ma un po' in disparte dalla folla. Che c'ero anch'io, dopo aver rischiato di perdere l'aereo perché mi sono messa a vagabondare a Orly senza preoccuparmi della chiusura del gate e che sono stata graziata. C'era nonna da sopra a sentire i rumori nel suo mondo in cui non riusciamo più ad entrare.

E poi è successo che c'erano condensate tante altre facce, storie e sentimenti che non si possono raccontare, ché sarebbe lungo e ingiusto raccontarli qua sopra, ché certe cose vanno custodite gelosamente dentro di sé e da nessun'altra parte. C'era chi non c'era, che forse ha visto tutto lo stesso, chi lo sa. Che c'era tanto amore, che a casa mia si diffonde nell'odore del pane.

mercoledì 16 marzo 2011

Giostre e cannoni

Ogni tanto mi piglia la sindrome della formica, ovvero un senso di grande smarrimento di fronte al mondo circostante. Mi sembra tutto cosi' immenso e inspiegabile, paradossale quanto basta.
Soprattutto, la complessità della natura umana mi affascina e mi atterrisce. Proprio non capisco come sia possibile che siamo sempre noi a fare l'amore e a fare la guerra, a erigere la cappella Sistina e i campi di concentramento, a combattere per la libertà e a perpetuare la schiavitù, a cantare ninne nanne e a distruggere il pianeta, a costruire giostre



e cannoni.



Ieri sera mettevo un po' a posto le foto che ho fatto nell'ultimo mese, in cui mi sono cimentata un po' col bianco e nero. Ho scelto queste due per cercare di dare un po' corpo ai miei pensieri e alla mia perplessità: la prima l'ho scattata a Montmartre, la seconda sull'esplanade des Invalides, museo dell'esercito, dove è sepolto Napoleone.

Stamattina, alla radio, ho sentito che da qualche parte qui in banlieue c'è un ragazzo che versa in condizioni abbastanza gravi, l'hanno conciato per le feste a suon di colpi di cacciavite. Mi è parso tanto più assurdo guardando sul davanzale il primo fiorellino giallo nato ieri sera, dopo mesi di cure amorevoli da parte di Silvia.

lunedì 22 novembre 2010

Fate

Ieri sera a casa mia, 2000 km da qui, c'erano mio cugino con moglie e prole, Iaia, 3 anni e mezzo, e Carmine, un anno domani, quelli che io abusivamente chiamo i miei nipoti.
Iaia è una scugnizza,  molto più furba della sottoscritta, che tra 3 mesi fa 28 anni e vive ancora nel suo mondo fatato. Ma vabbè.

Orsacchiotto ha un debole per Iaia, debole ricambiato: tutti i bambini guardano quest'omino tondo dagli occhi blu con un misto di timore e ammirazione, da sempre. La saluta:

- Ciao fatina!
- Zio, io non sono una fatina: sono una Winx!

Povere fate: hanno resistito un millennio a streghe, draghi e matrigne cattive, non sono morte d'infarto per la bruttezza degli elfi, ed eccole li', annientate da un quarto d'ora di cartoni animati...