La dispensa di casa mia pullula di tè e tisane, anche in seguito al trasloco di anima gemella, da cui ho ereditato camomilla di tutti i tipi, soprattutto. La mia coloc è tisana-dipendente, cosi' ieri sera, in uno dei rari momenti di condivisione casalinga, ho deciso che potevo farle compagnia e mi sono preparata una "Nuit calme", infuso di camomilla, zagara e tiglio.
Ma la mia notte non è stata proprio calma, tutt'altro: piuttosto, una puntata memorabile del delirio onirico formichese, come dei bei tempi che furono. Tipo quella volta che ho sognato di essere sull'RER B e a un certo punto estraevo di tasca un revolver e freddavo il nero di fronte a me perché parlava troppo e mi infastidiva. E dove poi passavo il resto del sogno a piangere come una disperata perché mi avevano condannata a morte ed io ero troppo giovane per morire.
Stanotte no, non è stata una notte calma e il mio sogno non è stato lineare: un'accozzaglia di luoghi e personaggi, molti dei quali in cerca d'autore. Tipo la tizia seduta in prima fila a una conferenza che disdegnava la
semantica e faceva una domanda del piffero, ma che io zittivo spiegandole uno dei principi fondamentali del lessico-grammatica (capite a che livello siamo?). Poi c'era la
Merkel, vestita bene e più carina, che parlava un italiano perfetto (mi viene da pensare che forse non era la Merkel), c'era un tizio dalla pelle scura che dormiva nel mio
ufficetto in gelateria, c'erano i miei
nipotini bellissimi e zia Patrizia, i saldi, e
semi di melone incollati in varie pagine dello stesso dizionario e all'interno di vari meloni che io staccavo con le mani, io che mi riaddormentavo e mi svegliavo alle 9.16.
Invece ho spalancato gli occhi alle 6.08, per colpa della
Nuit calme, che è pure diuretica e ha avuto la meglio sulla pigrizia e la mia reticenza ad abbandonare il bel teporino del letto. Ho cercato di riaddormentarmi malgrado le
infos a palla di quello del terzo piano, per spegnere la sveglia alle 8 e sobbalzare a mo' di Bianconiglio ("è tardi, è tardi!") circa un'ora dopo.
Quasi quasi, la prossima volta provo a farmi un caffè...