lunedì 28 maggio 2012

L'emmerdeur en herbe

Finalmente arrivo' pure per noi, dopo mesi di pioggia e gelo, la domenica del primo pic-nic. In uno dei miei parchi preferiti, il Montsouris. Teli colorati stesi uno accanto all'altro, ad ospitare cibo, bibite e una ventina di persone. La chitarra e i chitarristi, chi canta e chi sta a guardare, mentre le oche abbandonano il laghetto per venire a farsi un giro sul prato. La sindrome dello straniero frustrato, che coglie un po' tutti, e che spinge a rincorrrere il sole che si sposta per non perderne neanche un raggio. E quella inversa, che coglie invece chi il sole proprio non lo sopporta e fa a cambio con quelli di prima.

La chitarra, si sa, attira sempre spettatori. I nostri sono 3 bambini, un maschietto e due femminucce. Lui, un metro e uno sputo, è il più piccolo dei tre e il più sfacciato. Ha calzoncini scuri e una maglietta arancione, un paio di occhialetti rotondi da saputello. Le bimbe sono timide, ci guardano con le braccia dietro la schiena, senza dire nulla. Lui, il piccolo quattrocchi, si avvicina prepotentemente al musicista e gli dà piccoli colpi sulla schiena e sullo strumento, gridando con tutta la voce che ha in corpo, a sovrastare le nostre: Plus fort! Plus fort!Alternato a una valanga di Boudin!!!

Approfitta di un momento di pausa per esprimere tutto il suo disappunto: Ce n'était pas bien du tout!! 
Forse un suo coetaneo italiano sarebbe prima rimasto a bocca aperta, poi avrebbe sorriso e cominciato a battere le mani. Lui invece no. E da grande, molto probabilmente, farà il PDG, il funzionario dell'Assurance Maladie o il direttore di tesi. La stoffa dell'emmerdeur ce l'ha tutta...

giovedì 24 maggio 2012

Supervarietà e il 24 maggio

Era una sera d'estate di 3 anni fa. Eravamo in soggiorno, io e lei. Forse stavo scaricando sul pc le foto delle vacanze, non ricordo bene. La tv, come sempre a quei tempi, era accesa: Raiuno col suo imperituro Supervarietà che, per essere un contenitore a buon mercato, è comunque molto meglio di molta munnezza che passano in prima serata in inverno. Ma vabbè.

Lei era seduta al solito posto, quello col cuscino blu dell'Ikea a cercare di farla stare più comoda. Era ancora lucida, pure se molto sorda.

E cosi', tra una telefonata di "Pronto, Raffaella?" e un balletto delle ragazze Coccodè, appare un'Ivana Spagna anni '80, versione super punk, a dimenarsi sul palco mentre canta una delle sue canzoni in inglese.
Nonna la guarda, cercando di capirci qualcosa, abbassando la testa in avanti a sentire meglio. Poi guarda me in cerca di aiuto e mi chiede: - "Ma ch' sta cantann, Il Piave mormoro'?"

venerdì 18 maggio 2012

La contabile non sa contare

Sicuramente l'ho già detto, ma quando andavo a scuola la matematica era l'unica materia scientifica che studiavo con piacere. Un pochino anche la chimica, ma la matemetica di più. Risolvere funzioni, equazioni mi rilassava. Fare i conti mi aiutava a distogliere l'attenzione da tutto il resto.
Sicuramente ho pure già parlato del mio attuale lavoro: sono stata assunta in una gelateria ad ottobre come segretaria factotum, quindi di conti ne faccio parecchi...
Bene, oggi li ho dovuti fare per motivi personali: il tanto agognato stipendio di aprile è finalmente arrivato e sono corsa a depositarlo alla filiale più vicina. Poi non so cos'è successo a un certo punto, ma mi sono convinta di aver ricevuto 60 euri in più. Si sarà sbagliata la capa? L'avrà fatto apposta per darmi un premio? Fatto sta che li ho messi da parte e sono corsa a restituirglieli. Poi mi sono incamminata al metro per andare in biblioteca. Ma una vocina, dopo aver visto la freccia "porte de Clignancourt"ha suggerito: ma non vuoi andare allo stock di Kookai per vedere se trovi una magliettina? Tanto sei stata pagata! E va bene, vocina, hai ragione, andiamo a vedere.
Uscita dalla metro, pero', mi ha colto il dubbio che i biglietti da 20 non fossero 9, come li avevo contati io, ma meno. E allora perché avevo scritto sul foglietto del deposito 180?
Per fortuna, "la mia banca è differente" e quando faccio un deposito mi chiede di indicare sia il numero dei biglietti in varie taglie che l'ammontare e mi rilascia una copia del versamento con tutti i dettagli. Ho tirato fuori dallo zaino la ricevuta gialla, apprendendo cio' che non avrei voluto: cioè che i biglietti da 20 non erano 9 ma 6, ma chissà per quale motivo nella mia testa facevano comunque 180 euri... e quindi ora mi trovavo con 60 euri in meno!!!
Al di là della vergogna di dover ritornare dalla mia capa a riprendermi cio' che le avevo ingiustamente restitutito, ho provato una certa costernazione per il mio povero neurone che ormai è più impoverito dell'uranio impoverito.

Siete autorizzati a ridere, a burlarvi di me, a contorcervi sul pavimento, ma per favore, non lo dite a mio padre: potrebbe disconoscermi come figlia.

martedì 15 maggio 2012

Ma tu, ma io

Ma tu, che te ne sei partito bello quatto quatto per il Marocco la bellezza di due settimane, non mi potevi ripiegare accuratamente e ripormi in qualche angolino della tua valigia, invece di lasciarmi qui, in questa città piovosa, dove il 15 maggio il termometro non tocca i 15 gradi? Dove i collant 70 den servono a poco, se sotto ci metti un paio di ballerine, illudendoti che è il 15 maggio, perbacco, mica ci possiamo mettere gli stivali in primavera? Dove ti maledici per aver lasciato a casa le moffole che ti sei portata in borsa fino all'altro ieri?
Tu, si' tu, non ti senti nemmeno un po' in colpa per avermi lasciata qui al freddo e alle intemperie senza di te?

Ma io, invece di perdere tempo prezioso a studiare roba inutile nell'illusoria convinzione (altrui) di contribuire al progresso della scienza, perché non mi sono messa, che so, a fare uno studio sul francese delle Antille con tanto di sperimentazioni sul campo, a cercare un finanziamento per aprirmi un bar su una spiaggia o in alternativa un lavoro serio e soprattutto ben pagato?

E invece no, mi tocca stare in biblioteca a cercare di arrivare almeno in fondo alla pagina prima di andare via, in preda alla sindrome del trattore e rabbrividendo all'idea dello shock termico una volta uscita di qui. E soprattutto, senza cioccolato.

(Sindrome del trattore: svegliarsi al mattino con l'impressione di essere stati investiti da un trattore e passare il resto della giornata acquisendone la certezza.)

lunedì 7 maggio 2012

6 mai 2012

Qualche scatto da place de la Bastille, dove sono andata a festeggiare anch'io. C'era gente, ce n'era tanta, tantissima, con le rose rosse e le bottiglie di vino e champagne e i figli sulle spalle e i merguezzari (equivalente beur dei nostri porchettari, con la merguez al posto della porchetta, appunto) e un sacco di diti medi alzati quando sullo schermo è apparsa marinelepen.
Non so se si possa parlare di "vento" di cambiamento, ma i Francesi questo momento lo aspettavano da troppo tempo. E allora, pure se questo François non è Mitterrand, diamogli il benvenuto: Bossez bien, Monsieur le Président!


Gente e bandiere da tutto il mondo.


Piccolo mangiaranocchie omaggia il suo nouvo Presidente.

E come qualcuno a noi noto, dopo il governo il tribunale...