lunedì 24 luglio 2017

San Giovanni 'un vole inganni

Nella cartella bozze c'è ancora un post scritto uno dei primi giorni dell'anno: provavo a immaginare come sarebbe stato questo 2017, dopo un inizio non proprio di buon auspicio: io che rincorro Zorrino e P.A. che hanno messo in moto senza accorgersi che fossi rimasta a terra, la notte del 31 dicembre, sotto i petardi pomiglianesi.
Riprendo il filo dei miei pensieri stanchi e torno in questo salotto che ho tenuto chiuso per troppo tempo, provando un po' di timore a passare il dito su mobili e suppellettili impolverati. Forse so già cosa scrivere - "si vede che i tuoi post sono pensati e non scritti subito", mi disse qualche anno fa A., che ogni tanto passava di qua -, forse ho deciso di scrivere solo per fare un po' d'ordine.

La sera del 23 giugno, nell'emisfero Sud, mia sorella terminava Molto forte, incredibilmente vicino di Safran Foer e non sapeva che "quella lettura si sarebbe rivelata una macabra premonizione" (cit.).
La sera del 23 giugno, nell'emisfero Nord, io terminavo La petite marchande de prose di Daniel Pennac, con Benjamin Malaussène che torna in vita grazie al cuore di un altro.
All'alba del 24 giugno, giorno di san Giovanni, mio padre si accascia su una sedia e muore tra le braccia di mia madre e di mio fratello: così, senza un perché, facendomi diventare da bambina a vecchia in un battito di ciglia.
Io che lo davo per scontato al mio braccio, tra 3 mesi, mentre mi avrebbe accompagnata verso una nuova vita con l'uomo che amo, ho dovuto accompagnarlo all'altare l'indomani, per un viaggio senza ritorno.

Orsacchiotto mio, che ci hai combinato? Ci hai lasciato così, come quattro poveri stronzi, désemparés face à la vie, in una casa troppo grande. A farci domande che non troveranno risposte, a voler preparare cose che non potrai insegnarci, magari tra qualche anno a farti nipoti che non potrai prendere in braccio. Ad accogliere amici e non poter dire loro "Vieni, ti presento quel mito di mio padre, ti faccio vedere come fa il caffè". Io poi, che mi sembro la più scema di tutti.  Come se fossi "tra parentesi", ancora a cercare di capire se è vero che è successo, a chiedermi se soffro abbastanza e in modo adeguato, ad attaccarmi ancora sulle cose. Soprattutto a chiedermi se tu l'hai capito, che io ti voglio bene, e a come faccio ad essere la tua voce, la tua mano, i tuoi occhi nel mondo, senza avere la tua straordinaria umanità, la tua sardonica perspicacia, l'invidiabilissima leggerezza dell'uomo libero.
E il tuo cuore di bambino, quello senza inganni, che ha deciso di fermarsi proprio a San Giovanni.

sabato 20 agosto 2016

Sempre quel quadernino a fiori

La studentessa del quadernino a fiori è ricomparsa, ieri, via mail, continuando ad espormi i suoi dubbi circa l'eventualità di cambiare lingua e di quanto la scelta fosse difficile. Le ho risposto con un pezzo di Castaneda, senza aggiungere nulla. Mi ha risposto con una mail fitta fitta, in stile stream of consciousness, come se stesse parlando a una nuova amica che le fa subito sangue. Ne riporto la parte finale:

"Insomma professoressa io non volevo che mi venisse fuori un poema del genere ma se mi metto a scrivere non smetto più. Prenderò una decisione in merito, presto, tardi o troppo tardi che sia, sbaglierò o farò giusto, non si può sapere. Una cosa è certa, affronterò il tutto sempre con la solita curiosità di vedere se ho fatto bene o male (sono molto critica verso me stessa) in base a come proseguo il mio percorso e a quello che mi aspetta nella vita, e imparerò sempre e comunque qualcosa di nuovo. Cercherò di prendere anche questo con lo spirito che mi contraddistingue, ovvero quello di sfruttare ogni minuto e ogni occasione della vita, visto che non mi toglie mai dalla testa nessuno che qua è tutto troppo breve e che bisogna “massimizzare ogni profitto”.
Sicuramente mi permetterò di venirla a trovare a ricevimento non appena mi sarà possibile, per chiederle mille altre cose e soddisfare un po’ la mia sete di conoscenza e la mia infinita curiosità, visto che tutti giorni ho un dubbio nuovo in testa ma senza nessuno con cui poter parlare e da cui ricavare una risposta.

La ringrazio ancora per le bellissime frasi e mi auguro di non averla fatta addormentare con quest’oceano di parole.
Buon fine settimana, a presto, S."

No, bellina, non mi hai fatto addormentare: tu mi hai fatto commuovere come una scema. 
Guarda un po' se devo perdere la reputazione a causa di un quadernino a fiori...

mercoledì 10 agosto 2016

Fotopost nostalgico - Corfù

Ne avevo abbastanza. Non tanto - o almeno, non solo - del lavoro, quanto delle brutte notizie e dell'isteria diffusa a proposito di attentati, scontri di civiltà, immigrati-che-ci-rubano-il-lavoro, vaccini, musulmani and so on. Per non parlare dei post degli insegnanti isterici sui vari gruppi dedicati al concorso scuola, covi di frustrati che non hanno mai saputo/voluto guardare al di là del proprio orticello e ora pretendono l'attenzione del mondo per le "ingiustizie che stiamo subendo".

E quindi l'ho fatto: ho chiuso l'accesso a feisbuc dal wikariello e sono partita con P.A. alla volta di Corfù. Che sulla carta è in Grecia, ma potrebbe essere anche nel Cilento della mia infanzia o nel mio adorato Salento, con i suoi ulivi maestosi, gli oleandri colorati e i fichi profumati che mi diverto a cogliere.
Per le strade di Kerkyra

Corfù che delude chi si aspetta le tipiche casine bianche col tetto blu e si ritrova invece un'architettura veneziana dalle forme neoclassiche e i colori pastello, Corfù dai sapori familiari ma più speziati, Corfù che è una prima tappa tra noi e qualcun altro più in là.

8 giorni con nelle orecchie solo il frinire delle cicale, lo sciabordio delle onde e il fruscio del vento, e come uniche domande "dove mangiamo stasera?" e "dove andiamo domani?"

Spiaggia di Arillas

Spiaggia di Agios Gordis

Pranzo a Kerkyra


martedì 19 luglio 2016

Joy

Un biglietto d'amore improvvisato su un brouillon, trovato sul cuscino, nascosto da Pandino.
La luce a gare du Nord.
Uno scatto riuscito.
Un treno quasi deserto che passa per le campagne piccarde in una giornata di sole.
Il giallo del grano e il rosso dei papaveri.
I messaggi delle amiche.
Il vento sulla pelle in aeroporto, aspettando l'autobus.
Un caffè al volo, prima di cominciare gli esami.
Un quadernino in carta di riso, con fiorellini gialli e blu disegnati a mano in copertina, intorno alla scritta "français". Le parole nuove imparate durante l'anno, l'impegno, la passione, la gratitudine di una studentessa per il suggerimento.
Un fritto di pesce e un bicchiere di Vermentino nella mia piazza pisana preferita. La gente, le risate, sapore d'estate e di vita.
Una lunga passeggiata per andare a salutare un amico.
Un immenso grazie negli occhi, nel cuore, nei piedi. E nelle ali.

lunedì 20 giugno 2016

Comme un lundi

Continua a piovere, là fuori. Sono giorni, settimane che piove. In un modo assolutamente insolito per Parigi: piove per ore, a volte con rovesci piuttosto pesanti. E lunghi, troppo.
Sono in ufficio a tentare di lavorare. Sento sopra la mia testa il rumore di flussi d'acqua che si muovono per andare chissà dove, mentre io sto qua, poco lucida e anche un po' sfasciata, a tentare di raccogliere le briciole delle mie energie, come ho fatto prima con le schegge dell'ultimo quadratino della mia tavoletta di cioccolato.

Ieri sera ho fatto molta fatica ad addormentarmi (maledetta Pepsi!), col risultato che potete immaginare: disconnessione mente-cervello a livelli di massima allerta, movimenti maldestri, malumore diffuso. Malumore che ha raggiunto altissimi picchi quando, arrivata al lavoro, ho dovuto girare mezz'ora per recuperare la chiave del mio ufficio, e quelli massimi poco dopo, leggendo la risposta di un'amica a un mio messaggio. Punto di non ritorno: inarrestabile sfogo lacrimale.

Arriverà il giorno in cui faro' la fine di Banderas: in una cucina di campagna a parlare con una gallina. Almeno, è quello che mi auguro.

venerdì 3 giugno 2016

Succede che

Succede che l'ultimo post l'ho scritto a novembre, in un bar, 2 settimane dopo quel maledetto venerdì, con un bel "continua..." in fondo, ma senza seguito.
Succede che nel frattempo questo giro parigino sembra così diverso dalla vita di formichina nel 12esimo, anche se continua ad esserci un mercato la domenica mattina, la metro, una coinquilina e i viaggi di P.A., e in più c'è anche un lavoro che mi piace ma che presto finirà.
Succede che mi sono accorta che tante cose non riesco più a dirle, a comunicarle, a chiederle, e diventano tante perle di punti interrogativi, o di dolore, o di nebulose. E che all'improvviso ne avverto il peso, sulle spalle, nello stomaco o nelle gambe.
Succede che all'improvviso ho un sacco di capelli bianchi, come se fossero funghi spuntati dopo una notte di pioggia.
Succede che penso spesso di tornare a scrivere, ma non vi prometto niente. Forse ci vediamo tra qualche giorno. o a novembre un'altra volta. Non lo so. Per ora va così. Ma sarò felice di ritrovarvi qui, en tout cas.

venerdì 27 novembre 2015

Due settimane dopo

Due settimane dopo sono in un minuscolo caffè dell'11esimo arrondissement. Avrà aperto da poco, un anno e mezzo fa non c'era. Si chiama Le café bête et méchant, alle pareti ci sono vecchie stampe di Charlie Hebdo, dietro il banco un uomo dal volto bonario mi accoglie con un sorriso.
Fa freddo, freddissimo, e io non ho con me il mio fidato cappello arancione. Fa freddo anche più di due settimane fa, quando sono tornata a casa - più o meno alla stessa ora di adesso - proprio perché faceva freddo. Dovevo andare al cinema con la Dido, poi l'ho chiamata dopo la lezione per dirle che me ne tornavo nella prateria scellese. E nella placida prateria scellese, mentre Miss Forest faceva i piatti, la prima notizia che mi compariva su feisbuc dal cellulare mi faceva un attimo restare perplessa:
- Oh, c'è stata una sparatoria nell'11esimo.
E quindi prendi il Mac e apri feisbuc per capire un po' meglio: nell'arco di mezz'ora era scoppiato l'inferno. L'inferno nel posto sbagliato, in una città che celebra la vita e l'insouciance in ogni angolo.
Non ho realizzato subito cosa fosse successo, né l'entità del dramma. I morti, una ventina all'inizio, erano diventati quasi 130 il giorno dopo. Quel venerdì sera di due settimane fa guardavo le infos ma non capivo. Ho capito l'indomani mattina quando, aprendo feisbuc, ho letto un messaggio postato da Florian, un ragazzo che ha fatto la tesi nel mio stesso lab. Ecco, Florian era al Bataclan, ha vissuto l'orrore sulla sua pelle, ma è riuscito a scappare senza danni. Fisici, almeno. Perché si percepiva chiaro nelle sue parole il senso di colpa tipico di chi l'ha scampata di fronte a chi invece non ce l'ha fatta. Leggendo le sue parole, ho cominciato a piangere. Il déclic era scattato. E ho continuato a piangere a intervalli regolari, durante tutto il giorno, mentre mi arrivavano messaggi da persone che non sentivo da una vita, che mi chiedevano se stessi bene.
Quel sabato non sono uscita di casa, manco per scendere nel sottoscala a buttare la munnezza.
Sono rimasta incollata alla tv, a sentire random i servizi di BFMTV, tra cui il discorso di Hollande, che mi ha depresso ancora di più. L'unica cosa che volevo in quel momento era ritrovare al più presto i miei amici, abbracciarli tutti, uno a uno, tanti altri miracolati come me. Miracolati, sì, perché noi nell'11esimo arrondissement ci siamo sempre: usciamo sempre lì o quasi, lì andiamo a fare le prove del coro, lì abbiamo una casa sempre aperta per noi. Ma tutti stanno sempre nell'11esimo in fin dei conti: il cuore di Parigi è qui, nella zona Est, nei caffè e nei teatri, nei ristorantini etnici e sulle terrasses.

(continua...)

venerdì 9 ottobre 2015

Di treni, di donne, di pubblicità e di Paesi

Approdata in terra gallica, ho - per il momento - il mio domicilio fuori Parigi, a casa di Miss Forest. Diciamo che non avevo voglia di sbattermi a cercare e soprattutto che con i cedolini dei miei co.co.co. italiani al massimo avrei potuto aspirare a un posto in un centro di accoglienza temporaneo.
Prendo spesso il treno, il Transilien. Nuovo, colorato, bellissimo. Durante i 15 minuti che separano Parigi dalla banlieue, nel trenino dei monitor trasmettono un po' di notizie sull'Ile-de-France: eventi, soprattutto, ma non solo. L'altra sera, per esempio, come su una passerella hanno sfilato 5 donne, tutte diverse, ma accomunate dal lavoro: la ricerca. "Donne che fanno progredire la ricerca in Île-de-France", diceva una didascalia. E non ho potuto non pensare alle rappresentazioni femminili che avrei potuto trovare in una stazione italiana: o supergnocche mezze nude pure per fare la pubblicità di un parrucchiere, o mogli & mamme perfette, impegnate a promuovere un nuovo detersivo o a friggere le cotolette.
E ancora una volta mi è preso lo sconforto nel constatare quanto siamo messi male, quanto siamo indietro sulle pari opportunità. Ancora di più perché per molte questo non è affatto un problema.