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mercoledì 11 luglio 2012

Oui, ses sa


Recentemente ho avuto uno scambio di opinioni con una  collega che sosteneva l'inutilità dell'insegnare la grammatica. Come forse potrete immaginare, non sono assolutamente d'accordo: la grammatica va insegnata, non si puo' lasciare che venga appresa per intuizione. Certo, non si puo' pensare di inculcarla in modo tradizionale (cioè, aprendo il manuale e dicendo: questa è la regola, imparatela) ma va fatto, in modo indiretto e simpatico, ma va fatto. E' studiando la grammatica che un bambino italiano capisce quando deve scrivere "ho" oppure "o", "ce ne" o "ce n'è". Cosi' come è solo studiando la grammatica che un bambino francese capisce la differenza tra "ces" (questi/queste), "ses" (suoi/sue) e "c'est" (è).
La signora della boulangerie verde sull'avenue Daumesnil ha scritto: "La vostra panetteria chiuderà è la porta dal 2 al 16 luglio incluso" e non potevo non immortalare questa perla e regalarla a voi, cari lettori. Poi lo sapete che la formichina ha la sindrome della maestrina dalla penna rossa e si diverte a bacchettare chi maltratta l'ortografia in una perenne gara di sputtanamento a premi.

E se la boulangerie verde non facesse i croissants au beurre più buoni di tutto il 12ème arrondissement, potrei pure decidere di boicottarla per sevizie sulla lingua francese.

domenica 12 febbraio 2012

Un sabato da ragazza normale

L'idea mi era venuta venerdi' sera, di ritorno dalla mia serata con l'Abruzzese. Ma si', quasi quasi annullo il posto in BnF e lavoro a casa. Domattina vado a cercarmi le scarpe e poi mi metto al lavoro. Il programma prevedeva sveglia alle 8, colazione, rapida doccia con shampoo e giro verso Bastille- St. Paul - Hôtel de Ville, per ritornare al nido massimo a mezzogiorno, pranzare e lavorare tutto il pomeriggio alla tesi. E invece la sveglia l'ho spenta e mi sono girata dall'altro lato, ché avevo ancora sonno, per poi alzarmi dal letto alle 9.44... Fare colazione con calma, spalmando con cura la mia marmellata di arance e cannella sui cracker di segale, sorseggiare il caffè e l'ottimo tè verde cinese, quello che diventa sempre più buono man mano che ne fai. Le scarpe le ho comprate su amazon, le avevo provate in negozio ma non erano nere e l'unico paio disponibile era a Thiais, vicino Orly, per localizzare un attimo. Ho deciso che la stanza meritava una sistemata, cosi' l'olio di Macassar avrebbe fatto il suo dovere prima dello shampoo.

Una chiacchierata in chat con la Schwester, che è tutta eccitata all'idea di fare domanda per l'Erasmus e chiedeva consiglio sulla meta. E poi lo shampoo, che per me ha sempre un valore quasi iniziatico. Ho pranzato a casa, seduta al tavolo e con un piatto davanti, non su una sedia  dell'atrio della biblioteca con un tristissimo tupperware in mano. E al posto del caffè del distributore, quello della mia moka. Nel frattempo avevo finito la mia parte di pulizie, gioiendo all'idea di avere la domenica libera. Un giro in posta per una commissione e una puntatina alla boulangerie verde sull'avenue Daumesnil, un tentativo a buon fine dall'estetista. E poi a casa, merenda e a lavorare finalmente, con un occhio costantemente alla finestra per vedere se arrivava il fattorino di amazon (avevo lasciato il vecchio codice e temevo che non mi consegnassero le scarpe). La mia tazza rosa con la principessa a dissetarmi di tè cinese, la telefonata di mummy, la consegna e poi a prepararmi per la festa della péniche: top di paillettes, mini di jeans (si', ho comprato una minigonna: il mondo sta davvero finendo), un bel trucco e via verso il 15esimo, dove sarei rimasta fino al mattino, se la soupe de champagne non mi avesse messa ko.

Ecco, io non so se anche voi lavorate 6 giorni su 7, ma io ieri, dopo un bel po' di tempo, mi sono sentita di nuovo una normalissima ragazza della mia età, senza dover correre di qua e di là come una formica impazzita. E sono andata a letto cosi', 'mbriaca e  felice.

domenica 3 ottobre 2010

Oggi invece è sabato

Oggi invece è sabato, e io mi sono svegliata alle 10.30. Il cielo è un po' incerto ma fa abbastanza caldo.
Oggi è sabato e io sono andata al No B-day 2 a Trocadéro e ho parlato davanti a tutti senza emozionarmi, sullo sfacelo della scuola e dell'università.
Oggi è sabato e sono tornata dal vendipapero: ho comprato ça-va-bien-se-passer, è bellissimo.
Oggi è sabato e nella cassetta della posta ci sono 3 guarnizioni per la moka e un biglietto di mia madre.
Oggi è sabato e io sorrido con convinzione, e ho a cena 3 amici che mi fanno stare bene, anche se ho un piatto in meno.
Oggi invece è sabato e a Parigi c'è la notte bianca, la Chambre de commerce des Artisans Boulangers et Pâtissiers è aperta al pubblico e vedo gli omini della farina che corrono come formichine bianche impazzite e sfornano in continuazione. Vedo tavoli da lavoro del 1850 in legno di noce e un'impastatrice che mi ricorda una che avevamo anche noi a casa e che per me era "la giraffa".
Oggi è sabato e un odore familiare e dolcissimo mi sale su per le narici, ricevo un sacchetto con un croissant, una mini brioche e un panino, che svuoto sul Lungarno sur Seine con una certa meticolosità. Poi un bacio a tutti, vado a prendere la 8 a Bastille.

venerdì 17 settembre 2010

Mon papi

Non ho mai conosciuto i miei nonni maschi: vero che Nanninella vale per tutti e 4, ma almeno uno dei due avrei voluto conoscerlo.
Alla péniche ho vari nonni adottivi: c'è Michel, che ha sempre voglia di scherzare con quel vocione che si ritrova. Occhiali grossi, qualche tatuaggio, è uno Ch'ti. Stasera ho scoperto che ha 3 tumori, ma non l'avrei mai detto: non l'ho mai visto col muso. Poi c'è Alain, quello che non ci può fare niente "si chaque fois que je vois une femme je tombe amoureux". Una volta mi ha detto che sperava venisse la tempesta, così sarei andata a rifugiarmi da lui. C'è Jacques, 70 anni, il decano della péniche. E' sordo, e comunicare con lui è un po' un'impresa. Ma quando vede che ci si sforza, fa di tutto per collaborare. E così giovedì scorso ho scoperto che è stato un boulanger. Quando ha saputo che io di boulangers in casa ne ho ben 2, è andato in brodo di giuggiole. Eravamo tutti insieme a tavola, e a un certo punto ha estratto dalla tasca un foglio ingiallito e smangiucchiato ai lati, l'ha aperto e me l'ha mostrato, tutto fiero: la licenza per la panificazione, ottenuta nel 1958. A casa mia, in cucina, ce n'è una quasi uguale, ma in italiano e col nome di mio nonno, insieme al diploma con medaglia per l'anzianità artigiana. E poi c'è Guy, il mio preferito: occhioni azzurri e baffi bianchi, piccolo di statura, stretta di mano decisa. Faceva il cuoco, aveva una moglie creola e bella che aveva conosciuto in Guyana e gli aveva regalato una figlia. Poi è cominciato il domino: le ha perse entrambe, in un colpo solo, in un incidente. Poi una lunga depressione e un delicato intervento al cuore. Un giorno s'è aperto la camicia e mi ha mostrato la cicatrice. C'est fait, c'est lui mon papi: ho un debole per i panettieri, ma uno ancora più forte per gli occhi chiari. E i suoi sono parecchio lucenti, il dolore deve averli lavati spesso...