Le ultime ore del 2011 le ho passate in parte in treno, in compagnia di un prete silenzioso e sconcertato e di 5 ragazzi troppo rumorosi, in preda alla mestizia e al fastidio, mentre l'intercity passava, ora rapido ora meno, per campi e paeselli e cittadine di mare. Un tuffo lungo nei colori del tramonto prima di arrivare a Roma ormai a sera. In 28 anni, per la prima volta che non ero con i miei per il cenone e la mezzanotte, ma a casa di un'amica di amici, dove non conoscevo la maggior parte dei commensali.
Ho rimandato bilanci e fotogrammi a un altro momento, mi ci vuole tempo. Per ora, 2011 per me è: primavera araba, delle splendide vacanze, amici che partono, nonna che non c'è più.
Le prime ore del 2012 le ho passate a vedere i fuochi d'artificio a Roma da una terrazza, a brindare all'anno nuovo, a giocare a carte e a ridere. A vincere, anche. Stupendo me stessa e gli altri, ho portato a casa la bellezza di 35 euri, che considero un piccolissimo rimborso spese per la sfiga accumulata al gioco e in amore nell'ultimo lustro (perché almeno su di me, certi proverbi non funzionano). Poi all'alba, colazione e un giro in macchina per una Roma addormentata e magnifica, una Roma che conosco poco e che non vedevo da troppo tempo. Un abbraccio e un grazie agli amici, quelli che sono partiti da Parigi, davanti alla stazione Termini.
Il viaggio del ritorno l'ho fatto con 4 persone silenziose e stanche come me, che si sono addormentate o almeno ci hanno provato, e con una ragazza che non ha trovato momento migliore per telefonare ai suoi parenti che le 9 del mattino del 1 gennaio. Particolarmente significativa la telefonata al nonno, nonno che sembrava essere presente con noi nella carrozza. L'ennesima conferma che gli Italiani temono il silenzio molto più dello spread, del tumore e dell'uvetta a tradimento nell'impasto delle polpette.
E poi pranzo in famiglia con due cuccioli intelligentissimi e spassosi, Iaia e Carmine. Finché nasceranno bambini come loro, la fine del mondo puo' aspettare. (i buoni propositi e le richieste all'anno nuovo pure. buonanotte)
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lunedì 2 gennaio 2012
venerdì 1 luglio 2011
Martedi'
Ci sono giorni in cui le cattive notizie decidono di darsi appuntamento: dove, ovviamente, è chez toi.
Martedi' si sono date appuntamento chez moi.
Per ordine:
- telefonata dall'università di Nanterre: malheureusement votre candidature n'a pas été retenue. Non saro' la loro prossima lettrice d'italiano, un po' lo sospettavo, ma una lettera, no? In molte cose, scopro la Francia sempre più simile all'Italia, è inquietante. Lunedi' chiamo il servizio addetto, dopo varie segreterie telefoniche di persone addette alla cosa del servizio addetto, mi risponde una gentile signorina che mi informa sul fatto che la persona addetta non c'è e prende il mio numero di telefono. Martedi', quindi, ricevo la suddetta telefonata dall'addetta.
"Mi scusi, ma credevo di ricevere una comunicazione scritta".
"Si', in principio doveva essere cosi'. Dovevano farlo gli insegnanti, ma se non ha ricevuto niente, vuol dire che non l'hanno fatto." Una logica impeccabile. Vabbè.
- mail dal mio prof: "Cari tutti, sono stato invitato per un anno in America latina, quindi saro' assente dal lab da agosto 2011 ad agosto 2012. Spero che cio' non intralcerà il nostro lavoro." Questa cosa mi inquieta, confesso.
- mail più telefonata aviopenica con disperata richiesta di aiuto, concretizzatasi in due ore di babysitteraggio alla sua persona. La cerise sur le gâteau.
E quindi mardi soir j'en avais ras le bol. Mais ras ras ras le bol. Allora sono arrivata a piedi a Bastille, sguazzando in un mare di umidità, sulle spalle il peso dello zaino e della giornata. Ho preso un velib' e la direzione di pont d'Austerlitz. Erano quasi le 9 e poco sopra l'abside di Notre-Dame una mezza fettina d'arancia era sospesa in un cocktail di cielo rosa. Ho attraversato il ponte, fatto dietrofront e poi ho preso la strada di casa, con l'umore un po' più leggero.
Quando qualcosa non va, prendo la bici e comincio a girare finché non mi stanco. Al tramonto, poi, basta davvero poco per riappacificarsi col mondo.
Martedi' si sono date appuntamento chez moi.
Per ordine:
- telefonata dall'università di Nanterre: malheureusement votre candidature n'a pas été retenue. Non saro' la loro prossima lettrice d'italiano, un po' lo sospettavo, ma una lettera, no? In molte cose, scopro la Francia sempre più simile all'Italia, è inquietante. Lunedi' chiamo il servizio addetto, dopo varie segreterie telefoniche di persone addette alla cosa del servizio addetto, mi risponde una gentile signorina che mi informa sul fatto che la persona addetta non c'è e prende il mio numero di telefono. Martedi', quindi, ricevo la suddetta telefonata dall'addetta.
"Mi scusi, ma credevo di ricevere una comunicazione scritta".
"Si', in principio doveva essere cosi'. Dovevano farlo gli insegnanti, ma se non ha ricevuto niente, vuol dire che non l'hanno fatto." Una logica impeccabile. Vabbè.
- mail dal mio prof: "Cari tutti, sono stato invitato per un anno in America latina, quindi saro' assente dal lab da agosto 2011 ad agosto 2012. Spero che cio' non intralcerà il nostro lavoro." Questa cosa mi inquieta, confesso.
- mail più telefonata aviopenica con disperata richiesta di aiuto, concretizzatasi in due ore di babysitteraggio alla sua persona. La cerise sur le gâteau.
E quindi mardi soir j'en avais ras le bol. Mais ras ras ras le bol. Allora sono arrivata a piedi a Bastille, sguazzando in un mare di umidità, sulle spalle il peso dello zaino e della giornata. Ho preso un velib' e la direzione di pont d'Austerlitz. Erano quasi le 9 e poco sopra l'abside di Notre-Dame una mezza fettina d'arancia era sospesa in un cocktail di cielo rosa. Ho attraversato il ponte, fatto dietrofront e poi ho preso la strada di casa, con l'umore un po' più leggero.
Quando qualcosa non va, prendo la bici e comincio a girare finché non mi stanco. Al tramonto, poi, basta davvero poco per riappacificarsi col mondo.
"Un jour, j’ai vu le soleil se coucher quarante-quatre fois !"
Et un peu plus tard tu ajoutais :
"Tu sais… quand on est tellement triste on aime les couchers de soleil…"
(A. de Saint-Exupéry, Le petit prince)
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