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lunedì 18 aprile 2011

Alle pareti della mia stanza

Una cartolina di Lisbona, una riproduzione della Camera da letto di Van Gogh, una cartolina di Valencia, un biglietto rettangolare di auguri con tante giraffine, il biglietto de La parola ai giurati al Verdi di Pisa, la mail di omino meteo per il mio 27esimo compleanno, una cartolina in bianco e nero del mirador san Nicolas di Granada, una foto di me formato polaroid che mi ha fatto Marta alla Butte aux cailles, la miniatura della foto di Izis che abbiamo in cucina, un'altra cartolina di Valencia, il biglietto dell'Andromaque alla Comédie française, il biglietto d'auguri di Sarina e la Fra con un orsetto paciocco, un crocifisso colorato del commercio equo, una foto di me e mia sorella, La femme à l'ombrelle di Monet, una cartolina in bianco e nero con vista Trocadéro, la locandina che annuncia Le beaujolais nouveau est arrivé!, George Pompidou con un cappellino di babbo Natale che mi augura un XXI secolo soddisfacente sul piano sessuale, un post-it con una frase di Montaigne, una cartolina dell'Opera House di Sydney, il volantino del primo No B-day qui a Parigi, la cartina col percorso che abbiamo fatto alla festa della musica l'anno scorso, una bambina che balla il flamenco in una foto in bianco e nero, un post-it con un verso di Via del campo, il volantino degli ateliers portes ouvertes degli artisti di Belleville, una tovaglietta del Café des deux moulins (il bar di Amélie), il biglietto del concerto di Tiersen, una foto di me e Sarina, una foto di me e la Fra, una foto di me, Sarina e la Fra, una cartolina di Dublino, una locandina con un ranocchio incoronato e la scritta "Rospo che legge... diventa re!", il foglio della mia unica vittoria a Scrabble alla péniche, una cartolina in bianco e nero dell'Alhambra di Granada, una polaroid del picnic al bois de Vincennes di luglio scorso, un post-it con "L'essentiel est invisible aux yeux, on ne voit bien qu'avec le coeur", il piccolo collage di Nicolas con le avventure della péniche.

Alle pareti della mia stanza ci sono posti lontani e vicini, le mie passioni, dei bei momenti e tanti amici che pensano a me e mi fanno compagnia ogni volta che poso gli occhi su un angolo qualsiasi di quelle quattro mura.

venerdì 24 dicembre 2010

Cosa ho fatto a Pisa

Avevo voglia di tornarci, rivedere un po' di gente e avevo bisogno di un lungo viaggio in treno. Quel viaggio in treno, sulla Tirrenica. Sono arrivata il 16, ad aspettarmi c'era una giornata gelida ma soleggiata. Un tassista pisano docche s'è occupato di me e del valigione e ci ha portati fino a casa. Cioè quella che prima era casa mia, in cui torno da ospite per la seconda volta, forse l'ultima. Ho dormito nella mia vecchia stanza, Emanuela era già partita. Ha cambiato disposizione ai mobili, il disordine è scomparso ma anche lei ha appeso la cartina di Pisa del DSU nello stesso punto in cui ce l'avevo io. I quadri invece sono altrove, e i due chiodini trasparenti che reggevano il mio quadro con le foto dell'Erasmus sono ancora lì.

Ho portato un pain d'épices, una marmellata di Natale e del thé in foglie, ci abbiamo fatto colazione.
Sarina mi aveva preso la schiacciata e il crudo, è stato il mio pranzo dell'arrivo, pure se erano le quattro e mezza. La Fra invece mi ha fatto la torta di mele, in cui aveva dimenticato di incorporare gli albumi: sono diventati i suoi buonissimi dolcetti al cocco e la torta di mele andava bene uguale.

Ho sperimentato le gioie del ritorno in patria guardando in tv uno squallidissimo ex picchiatore fascista (ora ministro della Difesa, ma da lui chi ci difende?) dare del vigliacco a un ragazzo giustamente preoccupato per il suo futuro, davanti a milioni di persone.
Ho conosciuto Cristina, che ora occupa la stanza di Mortifex: una brava bimba, ma dalla voce troppo squillante.

Sono stata con Sarina a fare l'aperitivo al Mani'omio, che ha degnamente sostituito il Venus e poi al Leningrad a sentire Frà mettere i dischi, sorseggiando una tisana e giocando a Scrabble con lei e col Pallini, facendo attenzione a pensare a parole italiane e dando ogni tanto un'occhiata ai fumetti sul precariato in mostra sulle pareti. Sono arrivata seconda, pure se ho finito per prima le lettere. Il Leningrad è più luminoso e c'è più posto, è diventato un pochino più fichetto, forse per questo lo preferivo com'era prima.
Anche a Pisa ho camminato nella neve, scesa copiosa il venerdì mattina a paralizzare mezza Italia. Ho sentito alla tv sindaci e presidenti fare a scaricabarile tra di loro e sulla Protezione civile, e quest'ultima scaricare a sua volta sui poveri diavoli che volevano tornare a casa.

Mi sono seduta in macchina di Gino, facendo attenzione all'orchidea stupenda che abbiamo portato alla Piera. Mi sono sentita chiamare di nuovo "amoooore" e dire "ma quanto è bello il mio amore, tutta bellina e dimagrita" in un abbraccio morbido. Ho pensato di non poter sopravvivere alla cena, quando ho visto che c'era uno stinco di maiale di 7 etti a testa, che non sono riuscita neppure ad assaggiare, tanto ero piena. Ho finalmente mangiato i cannelloni di Gino, fatti in mio onore.

Non ho salutato Marisa, non ho fatto in tempo. Ho di nuovo partecipato alla messa a san Frediano, riconoscendo vari volti e canti. Sono stata a Palazzo Blu a vedere Mirò con Ric, mi ha regalato una calamita. Ho fatto la staffetta tra Ric e Gipo, che invece mi ha regalato Persepolis, facendo di me una bimba felice.
Ho finalmente conosciuto Lucia, HDC e Priska, in una Lucca semideserta e sempre elegante e in una casa in cui si respira un po' di mondo tra libri e post-it, oltre alla semplicità dell'accoglienza. Ho imparato che a Pescia e solo lì si dice "ciàlo" per qualificare qualcosa di bello e ho riso un sacco.

Ho rivisto Laura, la mia ex insegnante di yoga, e ci ho parlato come se fosse una delle mie migliori amiche.
Ho notato che sul Ponte di Mezzo quest'anno non c'erano i nastri dorati, mentre le bancarelle alle Logge sono sempre le stesse. Ho notato che dopo 5 anni i lavori in piazza Emanuele sono quasi finiti, dev'essere proprio stato un lavorone, dé!
Ho bussato di nuovo alla porta di Charles, a cui ora dò del tu, che mi ha come al solito avvolta nella sua nuvola persistente di profumo.
Ho bevuto una tazza di acqua calda col limone in un appartamento di studenti, per cercare di calmarmi la tosse.

Ho visto un po' di facce nuove e non m'è dispiaciuto, constatato che anche a Pisa le cose cambiano, con lentezza ma cambiano.
Ho realizzato che anche se non sarà mai come prima, casomai dovessi ritornarci per stabilirmi, potrebbe essere un posto adatto a una formichina (pure se si rischia di diventare una formicona, per quanto ho magnato).

venerdì 29 ottobre 2010

Mon jeudi soir

Camminavo sul pont d'Austerlitz, di fronte a me il cielo si cambiava d'abito per la sera, e mi offriva uno spettacolo unico, di rosa e lilla. Mi sono ricordata che è l'ultimo giovedi' "di luce" e mi sono gustata lo spettacolo un po' di più, prima di salire sulla barca.

Anche questa settimana ho il privilegio di essere a tavola e di rimanere in sala con gli ospiti per il dopocena. Qualcuno propone uno Scrabble e mi invita a giocare. Per la prima volta, siamo 6 invece che 4 e Assouan non c'è. Forse ho qualche speranza di vincere... E alla fine vinco, 109 punti: in 6 mesi non era mai successo. Mi porto a casa il foglio, firmato dagli altri concorrenti. Per ora è ancora nello zaino, ma domani lo appendo in stanza.

Dopo, ero nel vestiaire con una delle ragazze. Arriva uno degli ospiti, mi chiede come sto. Gli rispondo che ça va très bien e spero anche lui. Lui guarda l'altra e le fa: Ce que j'aime de cette fille c'est qu'elle a toujours  une grande banane sur son visage*.

L'ho ringraziato e solo dopo mi sono accorta che per aver regalato un sorriso, in cambio mi era scesa sul capo una corona da principessa.


*Quello che mi piace di questa ragazza è che ha sempre un gran sorriso.