A volte succede che, in modo assolutamente inspiegabile, una parola scateni improvvisamente un ricordo lontano e sepolto sotto strati di altri ricordi. Tutto è nato da un commento che la Schwester - sempre pronta a burlarsi di me - mi ha fatto su feisbuc. La disgraziata, al mio giubilo per un pezzo di dolce avanzato dalla cena di ieri sera coi miei cugini, ha commentato: "sei sempre pronta a farti le doggy bag dappertutto".
Ora, tralasciando il fatto che la cena fosse a casa mia, la battuta ha provocato in me un fou rire incredibile (che a sua volta ha provocato nella mia collega la definitiva certezza di dividere l'ufficio con una pazza scansafatiche). Perché in quel momento ho pensato a lui (Andrea? Luca? boh!), un bambino che incontravo sempre alle feste dei figli di Elisa, biondino, riccio, un po' grasso e antipatico. Non mi ricordo il suo nome ma mi pare di ricordare che fosse noto ai più come "il figlio di Anna la pazza", incaricato da sua madre di tornare a casa con un bel bottino di dolcetti, rustici e altre cose buone partorite dalle mani di Elisa.
Soprattutto mi è tornata in mente quella volta in cui, alla fine della festa, Elisa gli aveva preparato il paccotto e glielo stava infilando in un sacchetto di plastica, quando lui la fermo' prontamente dicendo:
"Non ce n'è bisogno, grazie, mamma mi ha già dato la busta, tieni."
(intanto io continuo a ridere, riuscendo a convincere della mia follia pure l'altro mio collega. e ho deciso che stasera telefono a mia madre e le chiedo se si ricorda del bambino della doggy bag)
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giovedì 27 giugno 2013
lunedì 16 luglio 2012
Chroniques d'un 14 juillet
E' bello svegliarsi presto mentre la città dorme ancora, le mattine dei giorni festivi sono là per questo: per farti godere il silenzio dove di solito c'è una gran confusione. Come tutti i sabati, ho preso la metro alle 9 per andare al lavoro. Sapevo che dovevo andare a consegnare i gelati a due ristoranti, ma non avevo fatto i conti con la parata militare del 14 luglio: rue de Rivoli chiusa, tutta Parigi bloccata. Già alle 10.30 non si capiva più niente, e vari giri a vuoto e molte imprecazioni dopo, ritorno alla base per ripartire subito dopo e andare a fare la consegna grossa all'altra boutique, quella di St. Michel.
Recupero il mio collega e gli scatoloni coi gelati, ci dirigiamo a St. Michel col furgoncino di sostituzione, il nostro è guasto e spero che ce lo ridiano presto.
Les Halles-St. Michel: con tutto il traffico, di solito non ci si mette più di mezz'ora, a voler esagerare. Ci abbiamo messo un'ora e mezza, visto che siam dovuti scendere fino a Austerlitz per poter attraversare la Senna... Delirio puro, tutto per colpa di una pagliacciata.
Dopo il boulot, finalmente a casa. Pranzo con pizza Picard alle 4 del pomeriggio, con cena prevista alle 8. Un po' in vena sociopatica, io e l'Abruzzese abbiamo optato per un 14 luglio in solitudine, lontano dai soliti fuochi a Champ de Mars, dinamiche di gruppo incluse. E mangiata una crêpe con miss Forest, siamo salite sullo scooter in direzione Jaurès, per vedere che aria tirava alla caserma del 10ème. E che 14 luglio è senza fuochi? Direzione parc de Belleville, per vederli dall'alto. Esperienza fallimentare: oltre al fatto che molti altri avevano avuto la stessa idea, vari ostacoli impedivano la visuale e salivamo a turni in piedi sullo scooterino per cercare di vedere qualcosa... E quindi ritorno alla caserma di Jaurès, schivando i mortaretti che ogni tanto qualche imbecille faceva esplodere cosi' per strada. Festa molto molto carina, ambiance sympa e una coupe de champagne offerta da un pompiere a me e all'Abruzzese, che in dieci anni a Parigi non era mai stata al ballo.
Metro e vélib' e nanna, il programma della domenica era mercato, pappa e poi forgiatura della chiappa, ma... alle 7.30, dopo appena 4 ore di sonno, mi sono svegliata in preda a nausea e dolori. E non so se sia stato il freddo, la crêpe o l'alcool, ma ho vomitato pure l'anima, in due comode rate, prima di una terza al supermercato. Ero scesa a comprare i limoni (...) quando ho avuto un malore alla cassa, mi si è annebbiata la vista e ho avuto un mezzo svenimento, prima di restituire un altro pezzo di anima che doveva essere rimasto in fondo allo stomaco.
Mi sono decisa a chiamare il dottore, che è accorso prontamente. In realtà per un momento ho temuto di dover soccorrere io lui, dopo i miei 4 piani. Mi ha fatto la siringhina e dato le medicine per la bua, portatemi dalla Dido, ormai eletta a infermiera delle gastro. Forse il mio corpo si è ribellato e mi ha detto: "Figlio', ma che t'e mis 'ncap?" E non è da escludere che tra quello che ho rimesso ci fosse tutta la rabbia covata in queste settimane, che per quanto mi sforzassi di tenere a bada è uscita fuori in tutta la sua dirompenza.
E oggi sono a casa, niente lavoro, grazie all'arrêt maladie. Tra ieri e oggi ho dormito più di tutta la settimana scorsa, credo. E vi diro', forse mi ci voleva proprio.
Recupero il mio collega e gli scatoloni coi gelati, ci dirigiamo a St. Michel col furgoncino di sostituzione, il nostro è guasto e spero che ce lo ridiano presto.
Les Halles-St. Michel: con tutto il traffico, di solito non ci si mette più di mezz'ora, a voler esagerare. Ci abbiamo messo un'ora e mezza, visto che siam dovuti scendere fino a Austerlitz per poter attraversare la Senna... Delirio puro, tutto per colpa di una pagliacciata.
Dopo il boulot, finalmente a casa. Pranzo con pizza Picard alle 4 del pomeriggio, con cena prevista alle 8. Un po' in vena sociopatica, io e l'Abruzzese abbiamo optato per un 14 luglio in solitudine, lontano dai soliti fuochi a Champ de Mars, dinamiche di gruppo incluse. E mangiata una crêpe con miss Forest, siamo salite sullo scooter in direzione Jaurès, per vedere che aria tirava alla caserma del 10ème. E che 14 luglio è senza fuochi? Direzione parc de Belleville, per vederli dall'alto. Esperienza fallimentare: oltre al fatto che molti altri avevano avuto la stessa idea, vari ostacoli impedivano la visuale e salivamo a turni in piedi sullo scooterino per cercare di vedere qualcosa... E quindi ritorno alla caserma di Jaurès, schivando i mortaretti che ogni tanto qualche imbecille faceva esplodere cosi' per strada. Festa molto molto carina, ambiance sympa e una coupe de champagne offerta da un pompiere a me e all'Abruzzese, che in dieci anni a Parigi non era mai stata al ballo.
Metro e vélib' e nanna, il programma della domenica era mercato, pappa e poi forgiatura della chiappa, ma... alle 7.30, dopo appena 4 ore di sonno, mi sono svegliata in preda a nausea e dolori. E non so se sia stato il freddo, la crêpe o l'alcool, ma ho vomitato pure l'anima, in due comode rate, prima di una terza al supermercato. Ero scesa a comprare i limoni (...) quando ho avuto un malore alla cassa, mi si è annebbiata la vista e ho avuto un mezzo svenimento, prima di restituire un altro pezzo di anima che doveva essere rimasto in fondo allo stomaco.
Mi sono decisa a chiamare il dottore, che è accorso prontamente. In realtà per un momento ho temuto di dover soccorrere io lui, dopo i miei 4 piani. Mi ha fatto la siringhina e dato le medicine per la bua, portatemi dalla Dido, ormai eletta a infermiera delle gastro. Forse il mio corpo si è ribellato e mi ha detto: "Figlio', ma che t'e mis 'ncap?" E non è da escludere che tra quello che ho rimesso ci fosse tutta la rabbia covata in queste settimane, che per quanto mi sforzassi di tenere a bada è uscita fuori in tutta la sua dirompenza.
E oggi sono a casa, niente lavoro, grazie all'arrêt maladie. Tra ieri e oggi ho dormito più di tutta la settimana scorsa, credo. E vi diro', forse mi ci voleva proprio.
domenica 12 febbraio 2012
Un sabato da ragazza normale
L'idea mi era venuta venerdi' sera, di ritorno dalla mia serata con l'Abruzzese. Ma si', quasi quasi annullo il posto in BnF e lavoro a casa. Domattina vado a cercarmi le scarpe e poi mi metto al lavoro. Il programma prevedeva sveglia alle 8, colazione, rapida doccia con shampoo e giro verso Bastille- St. Paul - Hôtel de Ville, per ritornare al nido massimo a mezzogiorno, pranzare e lavorare tutto il pomeriggio alla tesi. E invece la sveglia l'ho spenta e mi sono girata dall'altro lato, ché avevo ancora sonno, per poi alzarmi dal letto alle 9.44... Fare colazione con calma, spalmando con cura la mia marmellata di arance e cannella sui cracker di segale, sorseggiare il caffè e l'ottimo tè verde cinese, quello che diventa sempre più buono man mano che ne fai. Le scarpe le ho comprate su amazon, le avevo provate in negozio ma non erano nere e l'unico paio disponibile era a Thiais, vicino Orly, per localizzare un attimo. Ho deciso che la stanza meritava una sistemata, cosi' l'olio di Macassar avrebbe fatto il suo dovere prima dello shampoo.
Una chiacchierata in chat con la Schwester, che è tutta eccitata all'idea di fare domanda per l'Erasmus e chiedeva consiglio sulla meta. E poi lo shampoo, che per me ha sempre un valore quasi iniziatico. Ho pranzato a casa, seduta al tavolo e con un piatto davanti, non su una sedia dell'atrio della biblioteca con un tristissimo tupperware in mano. E al posto del caffè del distributore, quello della mia moka. Nel frattempo avevo finito la mia parte di pulizie, gioiendo all'idea di avere la domenica libera. Un giro in posta per una commissione e una puntatina alla boulangerie verde sull'avenue Daumesnil, un tentativo a buon fine dall'estetista. E poi a casa, merenda e a lavorare finalmente, con un occhio costantemente alla finestra per vedere se arrivava il fattorino di amazon (avevo lasciato il vecchio codice e temevo che non mi consegnassero le scarpe). La mia tazza rosa con la principessa a dissetarmi di tè cinese, la telefonata di mummy, la consegna e poi a prepararmi per la festa della péniche: top di paillettes, mini di jeans (si', ho comprato una minigonna: il mondo sta davvero finendo), un bel trucco e via verso il 15esimo, dove sarei rimasta fino al mattino, se la soupe de champagne non mi avesse messa ko.
Ecco, io non so se anche voi lavorate 6 giorni su 7, ma io ieri, dopo un bel po' di tempo, mi sono sentita di nuovo una normalissima ragazza della mia età, senza dover correre di qua e di là come una formica impazzita. E sono andata a letto cosi', 'mbriaca e felice.
Una chiacchierata in chat con la Schwester, che è tutta eccitata all'idea di fare domanda per l'Erasmus e chiedeva consiglio sulla meta. E poi lo shampoo, che per me ha sempre un valore quasi iniziatico. Ho pranzato a casa, seduta al tavolo e con un piatto davanti, non su una sedia dell'atrio della biblioteca con un tristissimo tupperware in mano. E al posto del caffè del distributore, quello della mia moka. Nel frattempo avevo finito la mia parte di pulizie, gioiendo all'idea di avere la domenica libera. Un giro in posta per una commissione e una puntatina alla boulangerie verde sull'avenue Daumesnil, un tentativo a buon fine dall'estetista. E poi a casa, merenda e a lavorare finalmente, con un occhio costantemente alla finestra per vedere se arrivava il fattorino di amazon (avevo lasciato il vecchio codice e temevo che non mi consegnassero le scarpe). La mia tazza rosa con la principessa a dissetarmi di tè cinese, la telefonata di mummy, la consegna e poi a prepararmi per la festa della péniche: top di paillettes, mini di jeans (si', ho comprato una minigonna: il mondo sta davvero finendo), un bel trucco e via verso il 15esimo, dove sarei rimasta fino al mattino, se la soupe de champagne non mi avesse messa ko.
Ecco, io non so se anche voi lavorate 6 giorni su 7, ma io ieri, dopo un bel po' di tempo, mi sono sentita di nuovo una normalissima ragazza della mia età, senza dover correre di qua e di là come una formica impazzita. E sono andata a letto cosi', 'mbriaca e felice.
lunedì 2 gennaio 2012
Anno vecchio, anno nuovo
Le ultime ore del 2011 le ho passate in parte in treno, in compagnia di un prete silenzioso e sconcertato e di 5 ragazzi troppo rumorosi, in preda alla mestizia e al fastidio, mentre l'intercity passava, ora rapido ora meno, per campi e paeselli e cittadine di mare. Un tuffo lungo nei colori del tramonto prima di arrivare a Roma ormai a sera. In 28 anni, per la prima volta che non ero con i miei per il cenone e la mezzanotte, ma a casa di un'amica di amici, dove non conoscevo la maggior parte dei commensali.
Ho rimandato bilanci e fotogrammi a un altro momento, mi ci vuole tempo. Per ora, 2011 per me è: primavera araba, delle splendide vacanze, amici che partono, nonna che non c'è più.
Le prime ore del 2012 le ho passate a vedere i fuochi d'artificio a Roma da una terrazza, a brindare all'anno nuovo, a giocare a carte e a ridere. A vincere, anche. Stupendo me stessa e gli altri, ho portato a casa la bellezza di 35 euri, che considero un piccolissimo rimborso spese per la sfiga accumulata al gioco e in amore nell'ultimo lustro (perché almeno su di me, certi proverbi non funzionano). Poi all'alba, colazione e un giro in macchina per una Roma addormentata e magnifica, una Roma che conosco poco e che non vedevo da troppo tempo. Un abbraccio e un grazie agli amici, quelli che sono partiti da Parigi, davanti alla stazione Termini.
Il viaggio del ritorno l'ho fatto con 4 persone silenziose e stanche come me, che si sono addormentate o almeno ci hanno provato, e con una ragazza che non ha trovato momento migliore per telefonare ai suoi parenti che le 9 del mattino del 1 gennaio. Particolarmente significativa la telefonata al nonno, nonno che sembrava essere presente con noi nella carrozza. L'ennesima conferma che gli Italiani temono il silenzio molto più dello spread, del tumore e dell'uvetta a tradimento nell'impasto delle polpette.
E poi pranzo in famiglia con due cuccioli intelligentissimi e spassosi, Iaia e Carmine. Finché nasceranno bambini come loro, la fine del mondo puo' aspettare. (i buoni propositi e le richieste all'anno nuovo pure. buonanotte)
Ho rimandato bilanci e fotogrammi a un altro momento, mi ci vuole tempo. Per ora, 2011 per me è: primavera araba, delle splendide vacanze, amici che partono, nonna che non c'è più.
Le prime ore del 2012 le ho passate a vedere i fuochi d'artificio a Roma da una terrazza, a brindare all'anno nuovo, a giocare a carte e a ridere. A vincere, anche. Stupendo me stessa e gli altri, ho portato a casa la bellezza di 35 euri, che considero un piccolissimo rimborso spese per la sfiga accumulata al gioco e in amore nell'ultimo lustro (perché almeno su di me, certi proverbi non funzionano). Poi all'alba, colazione e un giro in macchina per una Roma addormentata e magnifica, una Roma che conosco poco e che non vedevo da troppo tempo. Un abbraccio e un grazie agli amici, quelli che sono partiti da Parigi, davanti alla stazione Termini.
Il viaggio del ritorno l'ho fatto con 4 persone silenziose e stanche come me, che si sono addormentate o almeno ci hanno provato, e con una ragazza che non ha trovato momento migliore per telefonare ai suoi parenti che le 9 del mattino del 1 gennaio. Particolarmente significativa la telefonata al nonno, nonno che sembrava essere presente con noi nella carrozza. L'ennesima conferma che gli Italiani temono il silenzio molto più dello spread, del tumore e dell'uvetta a tradimento nell'impasto delle polpette.
E poi pranzo in famiglia con due cuccioli intelligentissimi e spassosi, Iaia e Carmine. Finché nasceranno bambini come loro, la fine del mondo puo' aspettare. (i buoni propositi e le richieste all'anno nuovo pure. buonanotte)
martedì 25 ottobre 2011
Se ne vanno
La vita nella metropoli è frenetica, stimolante, senza dubbio stancante. E forse è più precaria che altrove. Per necessità o per destino o forse solo perché dopo un po' on en a marre, gli addii sono più frequenti che altrove. E più tristi, perché una volta che hai trovato un amico nella metropoli ti senti depositario di un tesoro prezioso. E le feste d'addio possono essere perfette quanto vuoi tu, con la musica giusta e il vino buono, il regalo azzeccato e l'aria di festa, un addio è sempre un addio e quello che hai vissuto con chi parte non tornerà, anche se chi parte tornerà, per un giorno o una settimana. Resta nel cuore, almeno quello si', pronto a essere tirato fuori ogni volta che hai voglia di ridere, di coccolarti e di pensare che la vita è stupenda perché fa incrociare la tua strada con persone meravigliose. E che se tu non fossi partito a tua volta, probabilmente non avresti mai incontrato.
venerdì 15 luglio 2011
A te
A te, che eri sicuramente li' con me al gran ballo dei pompieri del primo arrondissement.
A te, che magari battevi le mani e ti dimenavi al ritmo della musica.
A te, che osservavi le coppiette scambiarsi tenere effusioni, i nasino-contro-nasino, i baci, gli abbracci.
A te, che ti sarai sentito francese pure se forse non lo sei, proprio come me.
A te, che ti sarai accorto dell'enorme scritta "CHAMPAGNE" nel cortile della caserma e dei mille calici di plastica sollevati a festeggiare il 14 luglio.
A te, che avarai pensato, proprio come me, di non poter sopravvivere alla ressa, mentre ti spingevano di qua e di là.
A te, che hai approfittato di tutto questo per fottermi la carta di credito, auguro una sciorda senza pari, che ti incolli al gabinetto per almeno 3-4 giorni, anzi per tutto il tempo necessario che la mia banca si prenderà per darmene una nuova... strunz!
A te, che magari battevi le mani e ti dimenavi al ritmo della musica.
A te, che osservavi le coppiette scambiarsi tenere effusioni, i nasino-contro-nasino, i baci, gli abbracci.
A te, che ti sarai sentito francese pure se forse non lo sei, proprio come me.
A te, che ti sarai accorto dell'enorme scritta "CHAMPAGNE" nel cortile della caserma e dei mille calici di plastica sollevati a festeggiare il 14 luglio.
A te, che avarai pensato, proprio come me, di non poter sopravvivere alla ressa, mentre ti spingevano di qua e di là.
A te, che hai approfittato di tutto questo per fottermi la carta di credito, auguro una sciorda senza pari, che ti incolli al gabinetto per almeno 3-4 giorni, anzi per tutto il tempo necessario che la mia banca si prenderà per darmene una nuova... strunz!
lunedì 20 giugno 2011
Sorpresa!
Il 30 marzo, senza nemmeno la certezza di essere ancora fisicamente su questa Terra l'indomani, sapevo già che il 18 giugno sarei stata impegnata. Motivo: festa a sorpresa per un amico italiano organizzato dalla sua copine.
Il sospetto di avere a che fare con una mente malata non mi aveva sfiorata più di tanto: qui è assolutamente nella media ricevere l'invito a una festa almeno un mese prima (tant'è vero che sono entrata perfettamente nel meccanismo pure io).
Mi sono dovuta ricredere, pure sulle mie supposte capacità di organizzatrice di eventi.
Ma facciamo un passettino indietro nel tempo.
Questo mio amico ha compiuto 35 anni lo scorso settembre, ma non era riuscito ad organizzarsi per festeggiarli come si deve per motivi vari ed eventuali.
Passato il santo, passata la festa, non se n'era parlato più. Alla mia festa di compleanno (cioè a febbraio) l'organizzatrice ha sondato un po' il terreno, conosciuto gli amici più stretti del nostro eroe (che chiameremo Gianmaria, perché cosi' c'è scritto sulla sua carta d'identità) e qualche giorno dopo ci ha tutti aggiunti come amici su feisbuc. Poi ha creato un indirizzo mail appositamente per l'evento e da li' ha mandato mail a tutti gli indirizzi che aveva recuperato tramite feisbuc. Chiedendo di girarle a quelli che non aveva trovato su feisbuc.
Il 1 marzo è arrivata la prima mail (bilingue, in italiano e francese) con un bel doodle su cui indicare la disponibilità per i uikend di aprile, maggio e giugno. Il 30, l'invito alla festa.
Nell'ultimo mese e mezzo, invece, sono arrivate mail per:
- il tema della festa: "viva l'Italia", cioè dress code bianco-rosso-verde (complimenti a quel genio che ha scelto la combinazione del tricolore, un pugno in un occhio);
- il regalo, con tanto di coordinate bancarie per chi volesse partecipare a quello collettivo;
- le cose da portare per il buffet, che doveva essere italiano anche quello. Era esplicitamente richiesta una macedonia mela, fragole e kiwi sempre in omaggio al tricolore (...). A ogni invitato era stato assegnato un alimento o una bibita (il prossimo che mi accusa di dispotismo fa una brutta fine, cioè lo mando qualche giorno in colonia dalla superorganizzatrice e sono sicura di vederlo/a tornare indietro strisciando sui ceci e implorando perdono);
- il suo numero di telefono, con la preghiera di "non abusarne prima della sorpresa";
- i numeri di telefono delle sue povere sorelle, lasciate a casa ad organizzare il tutto;
- indirizzo, itinerario e appuntamento (abitano fuori Parigi e la stradina non c'è manco su googlemaps).
Ogni mail si chiudeva con una scritta in grassetto rosso: "E sorpattutto mi raccomando: silenziooo! Azione-discrezione-comunicazione".
Sabato pomeriggio allora, la vostra formichina si prepara per la festa, infischiandosene del dress code e sale sullo scooter della sua fidata centaura 'bruzzese. Il dinamico duo si avvia verso il périf, sotto un cielo coperto di nuvoloni e un vento da windsurf.
Prendiamo l'autostrada, il vento è cosi' forte che a momenti ci pare di prendere il volo. La centaura ogni tanto dà un'occhiata a vedere se la formichina è ancora al suo posto: c'è, e mangia un po' di capelli e un po' di sciarpetta rosa. Tira fuori dalla tasca un foglio a quadretti:
- Tiè cummà, apri il foglio e dimmi che c'è scritto.
La formichina cerca di aprire e leggere il foglietto, è un delirio. Riusciamo ad uscire dall'autostrada sane e salve, il foglietto è tutto stropicciato ma c'è ancora e noi non abbiamo la più pallida idea di dove siamo. Chiedi di qua, gira di là, alla fine troviamo un'anima buona che quasi ci scorta fino alla stradina.
Finalmente arriviamo a destinazione, 10 minuti prima di Gianmaria e superogranizzatrice, che se l'era portato a spasso tutto il giorno. Rischiando di far saltare la sorpresa organizzata da mesi.
Entriamo e non crediamo ai nostri occhi:
- le sorelle, i cognati e i nipoti della superorganizzatrice sono tutti bianchirossieverdi;
- al soffitto è appeso una specie di festone fatto con tappi di bottiglia bianchirossieverdi nonché un lampadario di cartapesta biancorossoeverde;
- il divano è ricoperto da un'enorme bandiera dell'Italia;
-sui due tavoli ci sono due piattini di plastica bianchi con dentro una G e una M fatte di biglie rispettivamente rosse e verdi;
- alla maniglia della porta del bagno ci sono tre spugne (di quelle a fiore di quel materiale tipo tulle), una bianca, una rossa e l'altra verde.
C'erano sicuramente pure altre cose, ma le ho rimosse. Per spirito di sopravvivenza, immagino. Mi ricordero' per sempre delle occhiate basite scambiate con la 'bruzzese, Siviglia e copina alla scoperta di ogni nuovo dettaglio biancorossoeverde.
La sorpresa è riuscita alla grande, lui si è quasi accasciato sul pavimento quando ha aperto la porta e per un attimo abbiamo temuto di spostarci al pronto soccorso e andare a festeggiare li'.
Se lei volesse entrare nei servizi segreti, non avrebbe problemi con la lettera di raccomandazione: gliela scriviamo noi. Ma mi sa che prima ci arriverà l'invito per il matrimonio. Aiuto.
Il sospetto di avere a che fare con una mente malata non mi aveva sfiorata più di tanto: qui è assolutamente nella media ricevere l'invito a una festa almeno un mese prima (tant'è vero che sono entrata perfettamente nel meccanismo pure io).
Mi sono dovuta ricredere, pure sulle mie supposte capacità di organizzatrice di eventi.
Ma facciamo un passettino indietro nel tempo.
Questo mio amico ha compiuto 35 anni lo scorso settembre, ma non era riuscito ad organizzarsi per festeggiarli come si deve per motivi vari ed eventuali.
Passato il santo, passata la festa, non se n'era parlato più. Alla mia festa di compleanno (cioè a febbraio) l'organizzatrice ha sondato un po' il terreno, conosciuto gli amici più stretti del nostro eroe (che chiameremo Gianmaria, perché cosi' c'è scritto sulla sua carta d'identità) e qualche giorno dopo ci ha tutti aggiunti come amici su feisbuc. Poi ha creato un indirizzo mail appositamente per l'evento e da li' ha mandato mail a tutti gli indirizzi che aveva recuperato tramite feisbuc. Chiedendo di girarle a quelli che non aveva trovato su feisbuc.
Il 1 marzo è arrivata la prima mail (bilingue, in italiano e francese) con un bel doodle su cui indicare la disponibilità per i uikend di aprile, maggio e giugno. Il 30, l'invito alla festa.
Nell'ultimo mese e mezzo, invece, sono arrivate mail per:
- il tema della festa: "viva l'Italia", cioè dress code bianco-rosso-verde (complimenti a quel genio che ha scelto la combinazione del tricolore, un pugno in un occhio);
- il regalo, con tanto di coordinate bancarie per chi volesse partecipare a quello collettivo;
- le cose da portare per il buffet, che doveva essere italiano anche quello. Era esplicitamente richiesta una macedonia mela, fragole e kiwi sempre in omaggio al tricolore (...). A ogni invitato era stato assegnato un alimento o una bibita (il prossimo che mi accusa di dispotismo fa una brutta fine, cioè lo mando qualche giorno in colonia dalla superorganizzatrice e sono sicura di vederlo/a tornare indietro strisciando sui ceci e implorando perdono);
- il suo numero di telefono, con la preghiera di "non abusarne prima della sorpresa";
- i numeri di telefono delle sue povere sorelle, lasciate a casa ad organizzare il tutto;
- indirizzo, itinerario e appuntamento (abitano fuori Parigi e la stradina non c'è manco su googlemaps).
Ogni mail si chiudeva con una scritta in grassetto rosso: "E sorpattutto mi raccomando: silenziooo! Azione-discrezione-comunicazione".
Sabato pomeriggio allora, la vostra formichina si prepara per la festa, infischiandosene del dress code e sale sullo scooter della sua fidata centaura 'bruzzese. Il dinamico duo si avvia verso il périf, sotto un cielo coperto di nuvoloni e un vento da windsurf.
Prendiamo l'autostrada, il vento è cosi' forte che a momenti ci pare di prendere il volo. La centaura ogni tanto dà un'occhiata a vedere se la formichina è ancora al suo posto: c'è, e mangia un po' di capelli e un po' di sciarpetta rosa. Tira fuori dalla tasca un foglio a quadretti:
- Tiè cummà, apri il foglio e dimmi che c'è scritto.
La formichina cerca di aprire e leggere il foglietto, è un delirio. Riusciamo ad uscire dall'autostrada sane e salve, il foglietto è tutto stropicciato ma c'è ancora e noi non abbiamo la più pallida idea di dove siamo. Chiedi di qua, gira di là, alla fine troviamo un'anima buona che quasi ci scorta fino alla stradina.
Finalmente arriviamo a destinazione, 10 minuti prima di Gianmaria e superogranizzatrice, che se l'era portato a spasso tutto il giorno. Rischiando di far saltare la sorpresa organizzata da mesi.
Entriamo e non crediamo ai nostri occhi:
- le sorelle, i cognati e i nipoti della superorganizzatrice sono tutti bianchirossieverdi;
- al soffitto è appeso una specie di festone fatto con tappi di bottiglia bianchirossieverdi nonché un lampadario di cartapesta biancorossoeverde;
- il divano è ricoperto da un'enorme bandiera dell'Italia;
-sui due tavoli ci sono due piattini di plastica bianchi con dentro una G e una M fatte di biglie rispettivamente rosse e verdi;
- alla maniglia della porta del bagno ci sono tre spugne (di quelle a fiore di quel materiale tipo tulle), una bianca, una rossa e l'altra verde.
C'erano sicuramente pure altre cose, ma le ho rimosse. Per spirito di sopravvivenza, immagino. Mi ricordero' per sempre delle occhiate basite scambiate con la 'bruzzese, Siviglia e copina alla scoperta di ogni nuovo dettaglio biancorossoeverde.
La sorpresa è riuscita alla grande, lui si è quasi accasciato sul pavimento quando ha aperto la porta e per un attimo abbiamo temuto di spostarci al pronto soccorso e andare a festeggiare li'.
Se lei volesse entrare nei servizi segreti, non avrebbe problemi con la lettera di raccomandazione: gliela scriviamo noi. Ma mi sa che prima ci arriverà l'invito per il matrimonio. Aiuto.
sabato 14 maggio 2011
Immancabile
Ieri sera sono stata a una festa, amici di colleghi di un amico (stavolta ero io l'incrustée).
Si festeggiava un "pacsamento" tra una toscana e un francese.
("Mamma, lo sai, ci siamo pacsati!"
"Ah. E che significa?"
"Niente, mamma. Poi te lo spiego. Ciao!")
Padroni di casa molto accoglienti e ospitali, avranno passato tutta la giornata (e anche quella prima) tra pentole e fornelli: lasagne agli asparagi, caprese, insalata di riso, tiramisù, torta della nonna. E poi c'era lui, l'immancabile, indiscusso protagonista di ogni tavolata a cui partecipa almeno un toscano (e ieri ce n'erano almeno 4): il crostino toscano.
Si festeggiava un "pacsamento" tra una toscana e un francese.
("Mamma, lo sai, ci siamo pacsati!"
"Ah. E che significa?"
"Niente, mamma. Poi te lo spiego. Ciao!")
Padroni di casa molto accoglienti e ospitali, avranno passato tutta la giornata (e anche quella prima) tra pentole e fornelli: lasagne agli asparagi, caprese, insalata di riso, tiramisù, torta della nonna. E poi c'era lui, l'immancabile, indiscusso protagonista di ogni tavolata a cui partecipa almeno un toscano (e ieri ce n'erano almeno 4): il crostino toscano.
domenica 1 maggio 2011
Primo maggio
E credo che non cia molto altro da aggiungere. Buon 1 maggio a tutti, nella speranza che si facciano passi avanti e non indietro su tutto cio' che riguarda il lavoro (occupazione, sicurezza, diritti, stipendi).
*Foto della manifestazione FIOM a Pomigliano d'Arco.
*Foto della manifestazione FIOM a Pomigliano d'Arco.
lunedì 25 aprile 2011
Liberiamoci
Oggi a casa mia è un giorno speciale, si festeggiano i 29 anni di matrimonio di mummy e orsacchiotto e il quarto compleanno di Iaia. E poi, come in tutte le altre case italiane, festeggiamo la 66esima Festa della Liberazione. Che, contro quello che vogliono farci credere, non è la "festa dei comunisti", ma la festa di tutti, uomini e donne che si sono battuti con tutte le loro forze per liberare il Paese da un mostro chiamato fascismo.
Da quel momento l'Italia è diventata una "Repubblica democratica fondata sul lavoro", in cui "la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". In un momento in cui la disoccupazione sfiora il 30% e la Costituzione, nata dalla Resistenza, è sottoposta a un'assurda campagna propagandistica di svalutazione, forse è il momento di fare un altro 25 aprile. Liberiamoci dal qualunquismo, dalla macchina del fango e dalle nuove, subdole forme di fascismo, spegniamo la tv e accendiamo il cervello. Non vanifichiamo uno dei rari momenti gloriosi della storia d'Italia.
Da quel momento l'Italia è diventata una "Repubblica democratica fondata sul lavoro", in cui "la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". In un momento in cui la disoccupazione sfiora il 30% e la Costituzione, nata dalla Resistenza, è sottoposta a un'assurda campagna propagandistica di svalutazione, forse è il momento di fare un altro 25 aprile. Liberiamoci dal qualunquismo, dalla macchina del fango e dalle nuove, subdole forme di fascismo, spegniamo la tv e accendiamo il cervello. Non vanifichiamo uno dei rari momenti gloriosi della storia d'Italia.
"La Resistenza e il Movimento studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c'è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline."
(Pier Paolo Pasolini)
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domenica 6 marzo 2011
Déguisement
2 metri di stoffa color champagne: 3 euro, su boulevard Barbès.
Una sciarpa luccicosa color champagne: 10 euro, in una parallela di boulevard Barbès.
Una confezione di spille da balia di 4 misure diverse: 1, 50 in rue Max Dormoy.
Arco e freccia: 7, 95 euro, su avenue Ledru Rollin.
Ritagliare cuoricini da una busta di cartone rossa: gratis, a casa mia.
Ritornare per una sera una scolaretta delle elementari: non ha prezzo!!!
Il risultato finale:
Una sciarpa luccicosa color champagne: 10 euro, in una parallela di boulevard Barbès.
Una confezione di spille da balia di 4 misure diverse: 1, 50 in rue Max Dormoy.
Arco e freccia: 7, 95 euro, su avenue Ledru Rollin.
Ritagliare cuoricini da una busta di cartone rossa: gratis, a casa mia.
Ritornare per una sera una scolaretta delle elementari: non ha prezzo!!!
Il risultato finale:
lunedì 21 febbraio 2011
28
Benvenuta nel giro di questa realtà
fra pareti di bambole e felicità
benvenuta nel gioco dei mille perché
nella sola risposta che è dentro di te
benvenuta alla scuola di belle teorie
nei cortili ingialliti di foglie e bugie
con la voglia di crescere in fretta che avrai
benvenuta fra noi...
a inseguire la vita nei compleanni
che si accendono di commozione ogni volta di più
fra pareti di bambole e felicità
benvenuta nel gioco dei mille perché
nella sola risposta che è dentro di te
benvenuta alla scuola di belle teorie
nei cortili ingialliti di foglie e bugie
con la voglia di crescere in fretta che avrai
benvenuta fra noi...
a inseguire la vita nei compleanni
che si accendono di commozione ogni volta di più
(Marco Masini, Benvenuta)
Ormai tutti sanno quando compi gli anni: c'è feisbuc, ci sono le carte fedeltà, gli abbonamenti a qualsiasi cosa. Il giorno del compleanno il mondo è quasi "obbligato" a ricordarsi di te. E cosi' la casella mail straborda di "auguriiiii", "auguroniiii", "augurissimiii", i più originali "happy birthday", "buon compleanno" e "joyeux anniversaire". Poi ci sono i brillanti che si credono simpatici e innovativi chiedendoti se ti è spuntata una nuova ruga, ma vabbè. Trenitalia ti regala 20 punti sulla cartaviaggio, la profumeria di fiducia ti invita gentilmente a passare da loro perché ti hanno messo da parte un omaggio con cui vogliono festeggiarti.
Come se non fosse vero che ogni anno ti trovi a dover fare i conti in qualche modo con te stesso, coi tuoi difetti e la tua paraculaggine, con quelli che sono sempre stati i tuoi desideri e che manco sai a che punto sei, se li realizzerai mai. Se un giorno non tanto lontano partirai da sola, con lo zaino in spalla, per un lungo viaggio in treno che ti porterà in un posto altro, molto altro. Se in qualche modo ti ribellerai a dinamiche della tua storia personale su cui sembra pesare un'inesorabilità senza pari, che le porterà a bussare di nuovo alla tua porta come il brufolo il giorno prima di un appuntamento importante. Come se non fosse vero che qualcuno a cui tieni non si è ricordato di te.
C'è stato un attimo ieri pomeriggio, un lungo attimo, in cui ho pensato: ora li chiamo e annullo tutto. Se non l'ho fatto, è solo perché in cucina li' con me ad aiutarmi c'era qualcuno che ha lottato contro le sue paure per farmi un regalo. Per non farmi sentire cosi' pessima come mi è capitato negli ultimi giorni . Grazie, Myriam.
lunedì 13 dicembre 2010
Sabato notte
Prima, la festa: gli amici, la chitarra, Rino Gaetano a squarciagola, un bicchiere dopo l'altro, le patatine.
Poi la stazione di Gabriel Péri, il freddo, l'attesa del Noctilien, la bionda chiante.
Gabriel Péri - Saint Lazare, neanche 20 minuti, forse 20 persone. Luci fioche sulla Senna e "qui Cézanne veniva a dipingere".
Altro Noctilien, Saint-Lazare - Gare de Lyon. Opéra, Bourse, Hôtel de Ville, Bastille. Qualche taxi sul pont Neuf riaccompagna a casa chi, come noi, se n'è fregato degli orari del métro.
Gare de Lyon, vélib: senza cappellino e in gonna, ma sempre meglio di un terzo Noctilien.
L'avenue Daumesnil a quest'ora è solo luci gialline e rumore del silenzio, nessuno in giro, i locali ormai chiusi da un pezzo. Sono le 4.30: un po' il freddo, un po' la voglia matta di andare a dormire, mi fanno pedalare con solerzia senza avvertire la fatica. La città è mia, solo mia, e potrebbe essere una città qualsiasi, con un grande viale alberato, i semafori e le saracinesche abbassate.
Ma è Parigi, e non è la stessa cosa: di giorno un brulicare impazzito, di notte una mamma premurosa che entra in punta di piedi nella stanza del suo bimbo, per vedere se dorme.
Poi la stazione di Gabriel Péri, il freddo, l'attesa del Noctilien, la bionda chiante.
Gabriel Péri - Saint Lazare, neanche 20 minuti, forse 20 persone. Luci fioche sulla Senna e "qui Cézanne veniva a dipingere".
Altro Noctilien, Saint-Lazare - Gare de Lyon. Opéra, Bourse, Hôtel de Ville, Bastille. Qualche taxi sul pont Neuf riaccompagna a casa chi, come noi, se n'è fregato degli orari del métro.
Gare de Lyon, vélib: senza cappellino e in gonna, ma sempre meglio di un terzo Noctilien.
L'avenue Daumesnil a quest'ora è solo luci gialline e rumore del silenzio, nessuno in giro, i locali ormai chiusi da un pezzo. Sono le 4.30: un po' il freddo, un po' la voglia matta di andare a dormire, mi fanno pedalare con solerzia senza avvertire la fatica. La città è mia, solo mia, e potrebbe essere una città qualsiasi, con un grande viale alberato, i semafori e le saracinesche abbassate.
Ma è Parigi, e non è la stessa cosa: di giorno un brulicare impazzito, di notte una mamma premurosa che entra in punta di piedi nella stanza del suo bimbo, per vedere se dorme.
mercoledì 6 ottobre 2010
Un an
Formichina compie un anno nel formicaio: RER A, Champs-sur-Marne, 12ème arrondissement, ristorante giapponese, 2 No B-day, lezioni di cucina al mercato, péniche, prove del coro, 4 piani di scale, nostalgia di Pisa, amici di passaggio, amici ritrovati, pic-nic, pioggia, l'omnivocalico, velib', cartoline di Granada in bianco e nero, il furgone dei Landemaine e Ikea, un laboratorio di sfigati, una bella festa di compleanno, senso di precarietà, ribellione, qualche secchio di lacrime e di malessere, abbracci, domeniche mattina al mercato, diversi mojito.
E per festeggiare degnamente, una bella gomitata in faccia stamattina sull'RER.
E per festeggiare degnamente, una bella gomitata in faccia stamattina sull'RER.
martedì 22 giugno 2010
Fête de la musique
21 giugno, solstizio d'estate: quest'anno l'estate gioca a nascondino, ed è sempre più veloce di chi per un attimo s'illude di averla scovata e corre al muro per gridarlo forte.
Nel formicaio il solstizio d'estate si saluta da qualche anno con la festa della musica: per qualche ora, Parigi è la grande festa mobile di Hemingway. Ad ogni angolo, tutti i generi, di tutti i Paesi.
Quest'anno ho scelto un percorso alternativo al solito St. Michel / St. Germain / Ile de la Cité. Abbiamo cominciato a Pyrénées e concluso a Oberkamp. Niente Senna, niente zone "in". L'Est parigino, Pyrénées, Belleville, Couronnes. Il feudo di Pennac, insomma.
Prima tappa, non prevista: scendendo sulla rue de Belleville, sulla sinistra, una fanfare spagnola. Una mamma fa ballare la sua bimba. Una sudamericana, forse cilena, mi sorride, e poi abbraccia il suo uomo. Mi ricorda una festa di paese, ma in un posto lontano dove non sono mai stata.
Andiamo avanti, abbiamo appuntamento con gli altri a place Fréhel, dove campeggia l'enorme murales su Fantomas. Al Culture rapide c'è la Belleville Blues Band, il cantante mi ricorda un po' Pino Daniele, non per la voce, ma proprio per la testa. Il tempo di una birra, scendiamo ancora. Andiamo per una stradina che conosco già, ci ho cenato una sera d'inverno con Silvia, Alfonso e dei loro amici. Solo che ora il restau ha i tavolini fuori e i commensali si godono lo spettacolo di un'altra fanfare, francese stavolta. Ci fermiamo un po', balliamo. Sono bravi, bravissimi. Soprattutto la ragazza al tamburo.
Proseguiamo, boulevard de Belleville. Arriva musica da un locale, ci fermiamo ancora un po' a ballare sul marciapiedi. Il genere è del tutto diverso, disco ma anche ritmi latini, soprattutto. Sembra il porto di Napoli a Capodanno, lo spartitraffico per una mezz'ora diventa diventa la sua banchina.
Couronnes, percussioni brasiliane. Appena 300 metri, ma diresti di essere a Rio. Una quindicina di ragazzi e ragazze, magliette rosse con la scritta "Sambinho": qui c'è già più gente, sembra di essere in centro.
Più avanti, sempre su rue Jean-Pierre Timbaud, si vede del fumo. Una caterva di merguez, cotte o da cuocere ancora, come alla festa dell'Unità. Solo che al posto del porco emiliano c'è l'agnello speziato.
Passiamo oltre, ragazzi di colore e hip-hop. Poi Oberkampf, c'è decisamente più gente. La crêpe della buonanotte e ognuno per la sua strada.
Rientro in Velib' da Filles du Calvaire: rue Amelot, rue du Chemin vert, bd Beaumarchais. Di fronte a me l'obelisco di Bastille. Rue du Charenton, lunghissima e tranquilla, come faccio spesso. Ecco, questa invece è Pisa.
Nel formicaio il solstizio d'estate si saluta da qualche anno con la festa della musica: per qualche ora, Parigi è la grande festa mobile di Hemingway. Ad ogni angolo, tutti i generi, di tutti i Paesi.
Quest'anno ho scelto un percorso alternativo al solito St. Michel / St. Germain / Ile de la Cité. Abbiamo cominciato a Pyrénées e concluso a Oberkamp. Niente Senna, niente zone "in". L'Est parigino, Pyrénées, Belleville, Couronnes. Il feudo di Pennac, insomma.
Prima tappa, non prevista: scendendo sulla rue de Belleville, sulla sinistra, una fanfare spagnola. Una mamma fa ballare la sua bimba. Una sudamericana, forse cilena, mi sorride, e poi abbraccia il suo uomo. Mi ricorda una festa di paese, ma in un posto lontano dove non sono mai stata.
Andiamo avanti, abbiamo appuntamento con gli altri a place Fréhel, dove campeggia l'enorme murales su Fantomas. Al Culture rapide c'è la Belleville Blues Band, il cantante mi ricorda un po' Pino Daniele, non per la voce, ma proprio per la testa. Il tempo di una birra, scendiamo ancora. Andiamo per una stradina che conosco già, ci ho cenato una sera d'inverno con Silvia, Alfonso e dei loro amici. Solo che ora il restau ha i tavolini fuori e i commensali si godono lo spettacolo di un'altra fanfare, francese stavolta. Ci fermiamo un po', balliamo. Sono bravi, bravissimi. Soprattutto la ragazza al tamburo.
Proseguiamo, boulevard de Belleville. Arriva musica da un locale, ci fermiamo ancora un po' a ballare sul marciapiedi. Il genere è del tutto diverso, disco ma anche ritmi latini, soprattutto. Sembra il porto di Napoli a Capodanno, lo spartitraffico per una mezz'ora diventa diventa la sua banchina.
Couronnes, percussioni brasiliane. Appena 300 metri, ma diresti di essere a Rio. Una quindicina di ragazzi e ragazze, magliette rosse con la scritta "Sambinho": qui c'è già più gente, sembra di essere in centro.
Più avanti, sempre su rue Jean-Pierre Timbaud, si vede del fumo. Una caterva di merguez, cotte o da cuocere ancora, come alla festa dell'Unità. Solo che al posto del porco emiliano c'è l'agnello speziato.
Passiamo oltre, ragazzi di colore e hip-hop. Poi Oberkampf, c'è decisamente più gente. La crêpe della buonanotte e ognuno per la sua strada.
Rientro in Velib' da Filles du Calvaire: rue Amelot, rue du Chemin vert, bd Beaumarchais. Di fronte a me l'obelisco di Bastille. Rue du Charenton, lunghissima e tranquilla, come faccio spesso. Ecco, questa invece è Pisa.
domenica 20 giugno 2010
Fête de retour
Qualche settimana fa, mia casella hotmail: bustina chiusa, "fête de retour". Una mia amica francese che rientra in patria dopo un anno oltremanica e chiama a raccolta un po' tutti per una serata a casa dei suoi. Non sapendo cosa aspettarmi, mi porto dietro Carla e Vale.
"Casa": un appartamento del XIX secolo al secondo piano di un palazzo molto signorile dietro Saint-Augustin. Entriamo, on dépose nos affaires ed poi dritte nel salone. Una pièce enorme, dal tono un po' austero. Senza esagerazione, sarà quanto tutta casa mia, che per Parigi non è piccola. Mobili piuttosto datati, una libreria che sembra il regno di un antiquario. Bottiglie, cibarie et caetera sono impeccabilmente disposti su un lungo tavolo addossato contro il muro. Non ci sono le solite 20 bottiglie di bordeaux che annaffiano toute fête française, ma una sola. Il resto è sidro e analcolici: tè freddo e succhi di frutta. Mi colpisce un pezzo di burro salato in un piattino. Forse perché non c'è la solita baguette né altro con cui mangiarlo.
Gli altri invitati ci sono già tutti, seduti in cerchio, tutti molto composti. Parlano a voce bassa, non c'è musica. Quando arriviamo si alzano per salutarci: bise, enchanté. Poi cominciano a fare qualche domanda. Col "vous": ma non "vous" di "voi", "vous" di "Lei". Saranno miei coetanei, molti più giovani, qualcuno più grande. Decido di passare al tu senza chiedere il permesso.
Poi comincia la visita del resto dell'appartamento: dopo il salone, a sinistra, si susseguono 3 enormi stanze dai soffitti immensi. In ognuna, un richiamo qualsiasi alla religione, necessariamente vistoso: un crocifisso, un quadro della Madonna. Per tutta la casa sono sparse foto dei pargoli della ciurma quand'erano pargoli, appunto: 7 figli, 4 femmine e 3 maschi. C'est la bourgeoisie française: catholique et vachement riche, en fric et en gosses.
La serata scorre tranquilla, in maniera decisamente placida. Verso mezzanotte alcuni cominciano ad andar via. Decidiamo di imitarli. Merci, au revoir.
Giù, nell'androne, commentiamo la serata: piuttosto atipica per noi, ma tutto sommato piacevole, forse proprio perché atipica. Per fortuna, però, apparteniamo a un altro mondo...
"Casa": un appartamento del XIX secolo al secondo piano di un palazzo molto signorile dietro Saint-Augustin. Entriamo, on dépose nos affaires ed poi dritte nel salone. Una pièce enorme, dal tono un po' austero. Senza esagerazione, sarà quanto tutta casa mia, che per Parigi non è piccola. Mobili piuttosto datati, una libreria che sembra il regno di un antiquario. Bottiglie, cibarie et caetera sono impeccabilmente disposti su un lungo tavolo addossato contro il muro. Non ci sono le solite 20 bottiglie di bordeaux che annaffiano toute fête française, ma una sola. Il resto è sidro e analcolici: tè freddo e succhi di frutta. Mi colpisce un pezzo di burro salato in un piattino. Forse perché non c'è la solita baguette né altro con cui mangiarlo.
Gli altri invitati ci sono già tutti, seduti in cerchio, tutti molto composti. Parlano a voce bassa, non c'è musica. Quando arriviamo si alzano per salutarci: bise, enchanté. Poi cominciano a fare qualche domanda. Col "vous": ma non "vous" di "voi", "vous" di "Lei". Saranno miei coetanei, molti più giovani, qualcuno più grande. Decido di passare al tu senza chiedere il permesso.
Poi comincia la visita del resto dell'appartamento: dopo il salone, a sinistra, si susseguono 3 enormi stanze dai soffitti immensi. In ognuna, un richiamo qualsiasi alla religione, necessariamente vistoso: un crocifisso, un quadro della Madonna. Per tutta la casa sono sparse foto dei pargoli della ciurma quand'erano pargoli, appunto: 7 figli, 4 femmine e 3 maschi. C'est la bourgeoisie française: catholique et vachement riche, en fric et en gosses.
La serata scorre tranquilla, in maniera decisamente placida. Verso mezzanotte alcuni cominciano ad andar via. Decidiamo di imitarli. Merci, au revoir.
Giù, nell'androne, commentiamo la serata: piuttosto atipica per noi, ma tutto sommato piacevole, forse proprio perché atipica. Per fortuna, però, apparteniamo a un altro mondo...
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