Mi ero affezionata al 2013, è stato un anno così bello che avrei voluto non finisse mai. E' stato un anno talmente bello che, per la prima volta in vita mia, mi sono sentita in dovere di andare alla messa di ringraziamento di fine anno che ogni anno fanno nella mia parrocchia.
Il prete ha voluto farci fare un giochino, ci ha invitati a chiudere gli occhi e a pensare agli eventi dell'anno mentre lui scandiva i nomi dei mesi uno ad uno. Il mio cortometraggio è stato il seguente:
gennaio: tanto freddo e tanta neve, la dernière ligne droite prima di consegnare il manoscritto della tesi.
febbraio: la consegna della tesi, i festeggiamenti doppi per i miei 30 anni, il concerto dei Negrita, la scoperta che quello che poi sarebbe diventato P.A. aveva davvero un buon odore e mi piaceva come mi abbracciava, un giovedì mattina a fine mese a Capodichino.
marzo: il lavoro a Les Canons, ancora neve, un amore che germogliava al telefono, prima di avere qualche certezza in più una volta che si era di nuovo occhi negli occhi. E un pianto disperato a Capodichino al momento dei saluti.
aprile: la discussione della tesi, il matrimonio di Sarina, un giro a Pisa, ancora lavoro a Les Canons.
maggio: l'inizio del mini post-doc tra i sociologi, la prima volta di P.A. a Parigi, la sorpresa di compleanno a P.A.
giugno: il matrimonio di Lisa, la festa della musica e il week-end ad Amsterdam.
luglio: due week-end parigini con P.A., il matrimonio romano, la fine del post-doc, la partenza per Vieste.
agosto: ancora qualche giorno a Vieste, qualche giorno al mare mordi-e-fuggi, i film insieme sul divano, la mostra di Dalì a Sorrento.
settembre: il convegno-vacanza a Faro, il matrimonio napo-russo, il concerto di Daniele Silvestri, la frattura al piede.
ottobre: l'inizio del lavoro in azienda, la stampella e la chaussure-barouk, la festa anni '50, ancora giorni belli passati insieme. Uno dei due giorni ad Assisi.
novembre: l'altro giorno ad Assisi, il concerto di Paolo Conte, l'inizio dell'avventura siciliana.
dicembre: la bottiglia di champagne, il concertino col coro, il primo Natale insieme.
Penso di poter dire con certezza che è stato l'anno più bello della mia vita: un anno di grazia e amore, dopo anni di noia e delusioni. E spero che anche questo 2014 sia un anno di grazia e di amore, con tutti i cambiamenti che ci sono in programma.
Buon 2014, lettori della formichina! Magari riesco ad avere un po' di tempo in più per passare di qua e dai vostri blog... un abbraccio!
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mercoledì 1 gennaio 2014
domenica 12 febbraio 2012
Un sabato da ragazza normale
L'idea mi era venuta venerdi' sera, di ritorno dalla mia serata con l'Abruzzese. Ma si', quasi quasi annullo il posto in BnF e lavoro a casa. Domattina vado a cercarmi le scarpe e poi mi metto al lavoro. Il programma prevedeva sveglia alle 8, colazione, rapida doccia con shampoo e giro verso Bastille- St. Paul - Hôtel de Ville, per ritornare al nido massimo a mezzogiorno, pranzare e lavorare tutto il pomeriggio alla tesi. E invece la sveglia l'ho spenta e mi sono girata dall'altro lato, ché avevo ancora sonno, per poi alzarmi dal letto alle 9.44... Fare colazione con calma, spalmando con cura la mia marmellata di arance e cannella sui cracker di segale, sorseggiare il caffè e l'ottimo tè verde cinese, quello che diventa sempre più buono man mano che ne fai. Le scarpe le ho comprate su amazon, le avevo provate in negozio ma non erano nere e l'unico paio disponibile era a Thiais, vicino Orly, per localizzare un attimo. Ho deciso che la stanza meritava una sistemata, cosi' l'olio di Macassar avrebbe fatto il suo dovere prima dello shampoo.
Una chiacchierata in chat con la Schwester, che è tutta eccitata all'idea di fare domanda per l'Erasmus e chiedeva consiglio sulla meta. E poi lo shampoo, che per me ha sempre un valore quasi iniziatico. Ho pranzato a casa, seduta al tavolo e con un piatto davanti, non su una sedia dell'atrio della biblioteca con un tristissimo tupperware in mano. E al posto del caffè del distributore, quello della mia moka. Nel frattempo avevo finito la mia parte di pulizie, gioiendo all'idea di avere la domenica libera. Un giro in posta per una commissione e una puntatina alla boulangerie verde sull'avenue Daumesnil, un tentativo a buon fine dall'estetista. E poi a casa, merenda e a lavorare finalmente, con un occhio costantemente alla finestra per vedere se arrivava il fattorino di amazon (avevo lasciato il vecchio codice e temevo che non mi consegnassero le scarpe). La mia tazza rosa con la principessa a dissetarmi di tè cinese, la telefonata di mummy, la consegna e poi a prepararmi per la festa della péniche: top di paillettes, mini di jeans (si', ho comprato una minigonna: il mondo sta davvero finendo), un bel trucco e via verso il 15esimo, dove sarei rimasta fino al mattino, se la soupe de champagne non mi avesse messa ko.
Ecco, io non so se anche voi lavorate 6 giorni su 7, ma io ieri, dopo un bel po' di tempo, mi sono sentita di nuovo una normalissima ragazza della mia età, senza dover correre di qua e di là come una formica impazzita. E sono andata a letto cosi', 'mbriaca e felice.
Una chiacchierata in chat con la Schwester, che è tutta eccitata all'idea di fare domanda per l'Erasmus e chiedeva consiglio sulla meta. E poi lo shampoo, che per me ha sempre un valore quasi iniziatico. Ho pranzato a casa, seduta al tavolo e con un piatto davanti, non su una sedia dell'atrio della biblioteca con un tristissimo tupperware in mano. E al posto del caffè del distributore, quello della mia moka. Nel frattempo avevo finito la mia parte di pulizie, gioiendo all'idea di avere la domenica libera. Un giro in posta per una commissione e una puntatina alla boulangerie verde sull'avenue Daumesnil, un tentativo a buon fine dall'estetista. E poi a casa, merenda e a lavorare finalmente, con un occhio costantemente alla finestra per vedere se arrivava il fattorino di amazon (avevo lasciato il vecchio codice e temevo che non mi consegnassero le scarpe). La mia tazza rosa con la principessa a dissetarmi di tè cinese, la telefonata di mummy, la consegna e poi a prepararmi per la festa della péniche: top di paillettes, mini di jeans (si', ho comprato una minigonna: il mondo sta davvero finendo), un bel trucco e via verso il 15esimo, dove sarei rimasta fino al mattino, se la soupe de champagne non mi avesse messa ko.
Ecco, io non so se anche voi lavorate 6 giorni su 7, ma io ieri, dopo un bel po' di tempo, mi sono sentita di nuovo una normalissima ragazza della mia età, senza dover correre di qua e di là come una formica impazzita. E sono andata a letto cosi', 'mbriaca e felice.
martedì 23 agosto 2011
Una capatina
Eccomi qua, sono tornata oggi pomeriggio. Che bello trovare le vostre antennine! :)
Sono stati giorni belli e intensi, a nuotare, spalmarci la crema a vicenda e ridere, ridere, ridere ancora. Avere come unica preoccupazione la messa a punto di una strategia per assaggiare tutti i piatti del menù di Girone, di cui vi parlerò (c'è una paginetta già scritta nel mio Moleskine).
Mi ero portata Le parole non le portano le cicogne di Vecchioni, ma ne ho letto un solo capitolo. Il mio massimo sforzo intellettuale è stato sfogliare Vanity fair, che credo possa meritare giustamente il titolo di miglior settimanale femminile in Italia. Sono stata proprio brava, stando lontana dalle edicole e dalle brutte notizie. Ho persino resistito alla tentazione di fregare Repubblica ai vicini di ombrellone... L'unica volta che ho provato a parlare di politica e affini con la mia sosia sono stata punita dal sole di Procida con una bella scottatura su spalle e décolleté. Da quel momento in poi gli argomenti di conversazione sono stati lo smalto, lo yoga, il pilates e il meraviglioso mondo di Groupon, fatto di 3 cerette a 19 euri e di 10 sedute di pressoterapia a 59, in cui mi tufferò presto.
Dovrete aspettare un po' per racconti e qualche scatto, domani riparto per altri 4 giorni: altro giro, altro mare. Stay tuned!
Sono stati giorni belli e intensi, a nuotare, spalmarci la crema a vicenda e ridere, ridere, ridere ancora. Avere come unica preoccupazione la messa a punto di una strategia per assaggiare tutti i piatti del menù di Girone, di cui vi parlerò (c'è una paginetta già scritta nel mio Moleskine).
Mi ero portata Le parole non le portano le cicogne di Vecchioni, ma ne ho letto un solo capitolo. Il mio massimo sforzo intellettuale è stato sfogliare Vanity fair, che credo possa meritare giustamente il titolo di miglior settimanale femminile in Italia. Sono stata proprio brava, stando lontana dalle edicole e dalle brutte notizie. Ho persino resistito alla tentazione di fregare Repubblica ai vicini di ombrellone... L'unica volta che ho provato a parlare di politica e affini con la mia sosia sono stata punita dal sole di Procida con una bella scottatura su spalle e décolleté. Da quel momento in poi gli argomenti di conversazione sono stati lo smalto, lo yoga, il pilates e il meraviglioso mondo di Groupon, fatto di 3 cerette a 19 euri e di 10 sedute di pressoterapia a 59, in cui mi tufferò presto.
Dovrete aspettare un po' per racconti e qualche scatto, domani riparto per altri 4 giorni: altro giro, altro mare. Stay tuned!
sabato 19 marzo 2011
Nuova nuova!
Ieri mi hanno fatta nuova nuova. Ma non nel senso napoletano dell'espressione (te faccio nova nova = ti gonfio come una zampogna), proprio che mi hanno rimessa a nuovo.
Al mio compleanno dell'anno scorso, i miei amici mi hanno regalato una smartbox molto smart per un trattamento benessere a scelta. Col solito tempismo che mi contraddistingue, rischiando di farla scadere, ieri ho finalmente ritirato il mio premio, in un posto che già dal nome prometteva bene: la Sultane de Saba.
Varcando la soglia mi è parso di mettere piede in un mondo altro: profumi d'altri luoghi, lucernieri orientali sulle scale, accoglienza per niente parigina.
Una thailandese poco francofona ma estremamente gentile è venuta a prendermi, mi ha fatta spogliare e fare la doccia, mi ha cosparsa di un unguento all'eucalipto e poi mi ha condotta nell'hammam, dove sono rimasta una mezz'oretta, credo. Vapore ovunque e niente occhiali, mi sentivo davvero immersa in un'atmosfera quasi surreale, pensando ogni due minuti "mo' svengo e come fanno a rialzarmi, che ci vorrebbero 5 di quelle thailandesi minuscole per tirarmi su, no no, non devo svenire".
E poi è stato il momento del gommage: mi ha fatto stendere su un lettino di granito (ho rischiato il liscio) e ha iniziato a gratt gratt gratt gommarmi ovunque con un guanto di crine nero. Due etti di cellule morte dopo, è stato il momento di una nuova doccia, di un accappatoio caldo e di un ottimo thè alla menta con pasticcino orientale, mentre la mini-estetista mi spalmava una maschera di fango del deserto in faccia.
E il mio momento di paradiso è finito, con una bustina di carta - cadeau! - in cui c'è il guanto nero con cui mi hanno gommata in ogni dove. Sento ancora la pelle calda, più di 24 ore dopo. E non mi vedo più grigia.
Formichini, se volete far felice una donna, regalatele un'ora da principessa: in un colpo solo farete millemila punti...
Al mio compleanno dell'anno scorso, i miei amici mi hanno regalato una smartbox molto smart per un trattamento benessere a scelta. Col solito tempismo che mi contraddistingue, rischiando di farla scadere, ieri ho finalmente ritirato il mio premio, in un posto che già dal nome prometteva bene: la Sultane de Saba.
Varcando la soglia mi è parso di mettere piede in un mondo altro: profumi d'altri luoghi, lucernieri orientali sulle scale, accoglienza per niente parigina.
Una thailandese poco francofona ma estremamente gentile è venuta a prendermi, mi ha fatta spogliare e fare la doccia, mi ha cosparsa di un unguento all'eucalipto e poi mi ha condotta nell'hammam, dove sono rimasta una mezz'oretta, credo. Vapore ovunque e niente occhiali, mi sentivo davvero immersa in un'atmosfera quasi surreale, pensando ogni due minuti "mo' svengo e come fanno a rialzarmi, che ci vorrebbero 5 di quelle thailandesi minuscole per tirarmi su, no no, non devo svenire".
E poi è stato il momento del gommage: mi ha fatto stendere su un lettino di granito (ho rischiato il liscio) e ha iniziato a gratt gratt gratt gommarmi ovunque con un guanto di crine nero. Due etti di cellule morte dopo, è stato il momento di una nuova doccia, di un accappatoio caldo e di un ottimo thè alla menta con pasticcino orientale, mentre la mini-estetista mi spalmava una maschera di fango del deserto in faccia.
E il mio momento di paradiso è finito, con una bustina di carta - cadeau! - in cui c'è il guanto nero con cui mi hanno gommata in ogni dove. Sento ancora la pelle calda, più di 24 ore dopo. E non mi vedo più grigia.
Formichini, se volete far felice una donna, regalatele un'ora da principessa: in un colpo solo farete millemila punti...
giovedì 3 febbraio 2011
Un tempo: questo
Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
(Qo 3, 1-8)
E questo mio, che tempo è? E' un tempo pacato, un tempo in cui lavorare sereni, senza sentire di stare sprecando tempo. E' il tempo per godermi questa città e le persone con cui la sto vivendo, di camminare in un'aria di vetro alzando ogni tanto la testa per vedere cosa ho intorno. E' tempo di non stare a farsi domande, né problemi inutili. E' tempo di lanciare le reti e aspettare pazientemente che si riempiano. E' tempo di leggere, di andare in giro. E' tempo di pensare a cose belle e semplici, di sorridere, di essere meno ingrata con la vita. E' tempo di bellezza e serenità, dopo un anno difficile. E' tempo di non fare rumore, ché non ce n'è bisogno. E' tempo di avvertire, silenziosa e rassicurante, la presenza di un Creatore. E di camminare come una formichina meticolosa, a passi morbidi e ovattati, nella conca della Sua mano.
giovedì 13 gennaio 2011
Lezione di biscotti
Ho un amico innamorato. La sua ragazza, come tutte le ragazze che non presentano particolari segni di squilibrio, è piuttosto golosa. Cosi', da quando stanno insieme, lui si sta specializzando in dolci. Domenica mi ha chiesto una buona ricetta per i biscotti, ma dato che le ricette di casa mia sono sigillate col segreto professionale, gli ho proposto di venire mercoledi' (cioè ieri) da me, cosi' gli avrei fatto vedere come si fa.
E' arrivato tutto sorridente, tirando fuori dallo zainetto lo zucchero, il burro, la farina e le uova. Io gli ho dato il lievito e il cacao. Abbiamo aspettato che il burro, diaccio marmato, si ammorbidisse, per cominciare l'opera.
La pastafrolla si impasta rigorosamente a mano, un ingrediente per volta. Se il burro non diventa tutt'uno con lo zucchero, non puoi aggiungere le uova. E finché le uova non sono state ben incorporate, non puo' arrivare la farina ad assorbire il tutto.
E cosi' è stato. Sotto il mio sguardo vigile e un po' preoccupato per il troppo vigore con cui l'amico innamorato impastava, è nata una bella palla di pastafrolla al cacao, che dopo aver riposato un pochino, si è trasformata in 4 lingue sulla teglia del forno, a loro volta poi tagliate in tanti cantucci per la seconda cottura (senno', che bis-cotti sono?).
Poi l'amico è tornato a casa sua, e io ho ultimato la cottura dei suoi primi biscotti, col profumo di cacao e dolcezza che si spandeva per casa. E là ho pensato che se il Paradiso esiste, ha quello stesso odore di coccole.
Ps. L'addetta al controllo qualità ha -gnam...- espresso parere favorevole ai Suoi -...gnam- biscotti. Bravo, amico innamorato!
E' arrivato tutto sorridente, tirando fuori dallo zainetto lo zucchero, il burro, la farina e le uova. Io gli ho dato il lievito e il cacao. Abbiamo aspettato che il burro, diaccio marmato, si ammorbidisse, per cominciare l'opera.
La pastafrolla si impasta rigorosamente a mano, un ingrediente per volta. Se il burro non diventa tutt'uno con lo zucchero, non puoi aggiungere le uova. E finché le uova non sono state ben incorporate, non puo' arrivare la farina ad assorbire il tutto.
E cosi' è stato. Sotto il mio sguardo vigile e un po' preoccupato per il troppo vigore con cui l'amico innamorato impastava, è nata una bella palla di pastafrolla al cacao, che dopo aver riposato un pochino, si è trasformata in 4 lingue sulla teglia del forno, a loro volta poi tagliate in tanti cantucci per la seconda cottura (senno', che bis-cotti sono?).
Poi l'amico è tornato a casa sua, e io ho ultimato la cottura dei suoi primi biscotti, col profumo di cacao e dolcezza che si spandeva per casa. E là ho pensato che se il Paradiso esiste, ha quello stesso odore di coccole.
Ps. L'addetta al controllo qualità ha -gnam...- espresso parere favorevole ai Suoi -...gnam- biscotti. Bravo, amico innamorato!
venerdì 24 dicembre 2010
Cosa ho fatto a Pisa
Avevo voglia di tornarci, rivedere un po' di gente e avevo bisogno di un lungo viaggio in treno. Quel viaggio in treno, sulla Tirrenica. Sono arrivata il 16, ad aspettarmi c'era una giornata gelida ma soleggiata. Un tassista pisano docche s'è occupato di me e del valigione e ci ha portati fino a casa. Cioè quella che prima era casa mia, in cui torno da ospite per la seconda volta, forse l'ultima. Ho dormito nella mia vecchia stanza, Emanuela era già partita. Ha cambiato disposizione ai mobili, il disordine è scomparso ma anche lei ha appeso la cartina di Pisa del DSU nello stesso punto in cui ce l'avevo io. I quadri invece sono altrove, e i due chiodini trasparenti che reggevano il mio quadro con le foto dell'Erasmus sono ancora lì.
Ho portato un pain d'épices, una marmellata di Natale e del thé in foglie, ci abbiamo fatto colazione.
Sarina mi aveva preso la schiacciata e il crudo, è stato il mio pranzo dell'arrivo, pure se erano le quattro e mezza. La Fra invece mi ha fatto la torta di mele, in cui aveva dimenticato di incorporare gli albumi: sono diventati i suoi buonissimi dolcetti al cocco e la torta di mele andava bene uguale.
Ho sperimentato le gioie del ritorno in patria guardando in tv uno squallidissimo ex picchiatore fascista (ora ministro della Difesa, ma da lui chi ci difende?) dare del vigliacco a un ragazzo giustamente preoccupato per il suo futuro, davanti a milioni di persone.
Ho conosciuto Cristina, che ora occupa la stanza di Mortifex: una brava bimba, ma dalla voce troppo squillante.
Sono stata con Sarina a fare l'aperitivo al Mani'omio, che ha degnamente sostituito il Venus e poi al Leningrad a sentire Frà mettere i dischi, sorseggiando una tisana e giocando a Scrabble con lei e col Pallini, facendo attenzione a pensare a parole italiane e dando ogni tanto un'occhiata ai fumetti sul precariato in mostra sulle pareti. Sono arrivata seconda, pure se ho finito per prima le lettere. Il Leningrad è più luminoso e c'è più posto, è diventato un pochino più fichetto, forse per questo lo preferivo com'era prima.
Anche a Pisa ho camminato nella neve, scesa copiosa il venerdì mattina a paralizzare mezza Italia. Ho sentito alla tv sindaci e presidenti fare a scaricabarile tra di loro e sulla Protezione civile, e quest'ultima scaricare a sua volta sui poveri diavoli che volevano tornare a casa.
Mi sono seduta in macchina di Gino, facendo attenzione all'orchidea stupenda che abbiamo portato alla Piera. Mi sono sentita chiamare di nuovo "amoooore" e dire "ma quanto è bello il mio amore, tutta bellina e dimagrita" in un abbraccio morbido. Ho pensato di non poter sopravvivere alla cena, quando ho visto che c'era uno stinco di maiale di 7 etti a testa, che non sono riuscita neppure ad assaggiare, tanto ero piena. Ho finalmente mangiato i cannelloni di Gino, fatti in mio onore.
Non ho salutato Marisa, non ho fatto in tempo. Ho di nuovo partecipato alla messa a san Frediano, riconoscendo vari volti e canti. Sono stata a Palazzo Blu a vedere Mirò con Ric, mi ha regalato una calamita. Ho fatto la staffetta tra Ric e Gipo, che invece mi ha regalato Persepolis, facendo di me una bimba felice.
Ho finalmente conosciuto Lucia, HDC e Priska, in una Lucca semideserta e sempre elegante e in una casa in cui si respira un po' di mondo tra libri e post-it, oltre alla semplicità dell'accoglienza. Ho imparato che a Pescia e solo lì si dice "ciàlo" per qualificare qualcosa di bello e ho riso un sacco.
Ho rivisto Laura, la mia ex insegnante di yoga, e ci ho parlato come se fosse una delle mie migliori amiche.
Ho notato che sul Ponte di Mezzo quest'anno non c'erano i nastri dorati, mentre le bancarelle alle Logge sono sempre le stesse. Ho notato che dopo 5 anni i lavori in piazza Emanuele sono quasi finiti, dev'essere proprio stato un lavorone, dé!
Ho bussato di nuovo alla porta di Charles, a cui ora dò del tu, che mi ha come al solito avvolta nella sua nuvola persistente di profumo.
Ho bevuto una tazza di acqua calda col limone in un appartamento di studenti, per cercare di calmarmi la tosse.
Ho visto un po' di facce nuove e non m'è dispiaciuto, constatato che anche a Pisa le cose cambiano, con lentezza ma cambiano.
Ho realizzato che anche se non sarà mai come prima, casomai dovessi ritornarci per stabilirmi, potrebbe essere un posto adatto a una formichina (pure se si rischia di diventare una formicona, per quanto ho magnato).
Ho portato un pain d'épices, una marmellata di Natale e del thé in foglie, ci abbiamo fatto colazione.
Sarina mi aveva preso la schiacciata e il crudo, è stato il mio pranzo dell'arrivo, pure se erano le quattro e mezza. La Fra invece mi ha fatto la torta di mele, in cui aveva dimenticato di incorporare gli albumi: sono diventati i suoi buonissimi dolcetti al cocco e la torta di mele andava bene uguale.
Ho sperimentato le gioie del ritorno in patria guardando in tv uno squallidissimo ex picchiatore fascista (ora ministro della Difesa, ma da lui chi ci difende?) dare del vigliacco a un ragazzo giustamente preoccupato per il suo futuro, davanti a milioni di persone.
Ho conosciuto Cristina, che ora occupa la stanza di Mortifex: una brava bimba, ma dalla voce troppo squillante.
Sono stata con Sarina a fare l'aperitivo al Mani'omio, che ha degnamente sostituito il Venus e poi al Leningrad a sentire Frà mettere i dischi, sorseggiando una tisana e giocando a Scrabble con lei e col Pallini, facendo attenzione a pensare a parole italiane e dando ogni tanto un'occhiata ai fumetti sul precariato in mostra sulle pareti. Sono arrivata seconda, pure se ho finito per prima le lettere. Il Leningrad è più luminoso e c'è più posto, è diventato un pochino più fichetto, forse per questo lo preferivo com'era prima.
Anche a Pisa ho camminato nella neve, scesa copiosa il venerdì mattina a paralizzare mezza Italia. Ho sentito alla tv sindaci e presidenti fare a scaricabarile tra di loro e sulla Protezione civile, e quest'ultima scaricare a sua volta sui poveri diavoli che volevano tornare a casa.
Mi sono seduta in macchina di Gino, facendo attenzione all'orchidea stupenda che abbiamo portato alla Piera. Mi sono sentita chiamare di nuovo "amoooore" e dire "ma quanto è bello il mio amore, tutta bellina e dimagrita" in un abbraccio morbido. Ho pensato di non poter sopravvivere alla cena, quando ho visto che c'era uno stinco di maiale di 7 etti a testa, che non sono riuscita neppure ad assaggiare, tanto ero piena. Ho finalmente mangiato i cannelloni di Gino, fatti in mio onore.
Non ho salutato Marisa, non ho fatto in tempo. Ho di nuovo partecipato alla messa a san Frediano, riconoscendo vari volti e canti. Sono stata a Palazzo Blu a vedere Mirò con Ric, mi ha regalato una calamita. Ho fatto la staffetta tra Ric e Gipo, che invece mi ha regalato Persepolis, facendo di me una bimba felice.
Ho finalmente conosciuto Lucia, HDC e Priska, in una Lucca semideserta e sempre elegante e in una casa in cui si respira un po' di mondo tra libri e post-it, oltre alla semplicità dell'accoglienza. Ho imparato che a Pescia e solo lì si dice "ciàlo" per qualificare qualcosa di bello e ho riso un sacco.
Ho rivisto Laura, la mia ex insegnante di yoga, e ci ho parlato come se fosse una delle mie migliori amiche.
Ho notato che sul Ponte di Mezzo quest'anno non c'erano i nastri dorati, mentre le bancarelle alle Logge sono sempre le stesse. Ho notato che dopo 5 anni i lavori in piazza Emanuele sono quasi finiti, dev'essere proprio stato un lavorone, dé!
Ho bussato di nuovo alla porta di Charles, a cui ora dò del tu, che mi ha come al solito avvolta nella sua nuvola persistente di profumo.
Ho bevuto una tazza di acqua calda col limone in un appartamento di studenti, per cercare di calmarmi la tosse.
Ho visto un po' di facce nuove e non m'è dispiaciuto, constatato che anche a Pisa le cose cambiano, con lentezza ma cambiano.
Ho realizzato che anche se non sarà mai come prima, casomai dovessi ritornarci per stabilirmi, potrebbe essere un posto adatto a una formichina (pure se si rischia di diventare una formicona, per quanto ho magnato).
lunedì 27 settembre 2010
Il vendipapero
Forse i mangiaranocchie credono che i peluches a forma di papero creino scompensi nei loro bimbi, che presto diverranno dei mange-canards e quindi non gliene comprano, per non turbarli troppo. Par conséquent, niente paperi di peluche.
Cercavo un anatroccolo, ma sembrava stessi cercando il sacro Graal. Dopo vari giri e telefonate, ho trovato la mia felicità. Pelucchi D'Anton, si chiama il negozio. Un negozio solo di pupazzi, di tutti i tipi e tutte le dimensioni. Un negozio da paesino inglese, non da formicaio. Avevo telefonato qualche ora prima, per non fare un tentativo a vuoto: Bonjour, excusez-moi, est-ce que vous auriez un peluche en forme de canard? Una voce gioviale dall'altra parte: mais ouiiiiiii, bien sûr! Il nous reste des canards! Arrivo al pelo, 10 minuti prima della chiusura: Bonsoir, je vous ai appelé cet après-midi pour un canard. Allora il vendipapero, un po' cappellaio matto un po' santa Klaus da giovane: Aaaah, c'est vous qui avez appelé pour le canard! Je vous les ai mis tous dans ce coin, choisissez. Effettivamente mi aveva sistemato diligentemente 4-5 anatroccoli, tutti diversi, nell'angolo di uno scaffale sulla destra. Erano diversi da come li cercavo, e alla fine ho scelto quello che sembrava più una coperta di ciniglia che un pupazzo: il pelo non era liscio, ma era fatto tutto a piccoli rotolini di stoffa, come una coperta di ciniglia, appunto.
Poi il vendipapero ha cominciato a tirarmi fuori altri peluches da uno scatolone che troneggiava nel bugigattolo. Altri pupazzi di ciniglia, un rinoceronte, un coccodrillo. Bellissimi, specie il rinoceronte: molto più bello dell'anatroccolo, ma a me serviva quello. Poi la sua manona ha stretto un peluche bianco e nero, un orsetto forse: Regardez celui-là, un client qui l'a vu aujourd'hui l'a baptisé "Tout-va-bien-se-passer".
Quasi quasi, vado a vedere se ce l'ha ancora, pure se, ora come ora, forse non serve a molto.
Cercavo un anatroccolo, ma sembrava stessi cercando il sacro Graal. Dopo vari giri e telefonate, ho trovato la mia felicità. Pelucchi D'Anton, si chiama il negozio. Un negozio solo di pupazzi, di tutti i tipi e tutte le dimensioni. Un negozio da paesino inglese, non da formicaio. Avevo telefonato qualche ora prima, per non fare un tentativo a vuoto: Bonjour, excusez-moi, est-ce que vous auriez un peluche en forme de canard? Una voce gioviale dall'altra parte: mais ouiiiiiii, bien sûr! Il nous reste des canards! Arrivo al pelo, 10 minuti prima della chiusura: Bonsoir, je vous ai appelé cet après-midi pour un canard. Allora il vendipapero, un po' cappellaio matto un po' santa Klaus da giovane: Aaaah, c'est vous qui avez appelé pour le canard! Je vous les ai mis tous dans ce coin, choisissez. Effettivamente mi aveva sistemato diligentemente 4-5 anatroccoli, tutti diversi, nell'angolo di uno scaffale sulla destra. Erano diversi da come li cercavo, e alla fine ho scelto quello che sembrava più una coperta di ciniglia che un pupazzo: il pelo non era liscio, ma era fatto tutto a piccoli rotolini di stoffa, come una coperta di ciniglia, appunto.
Poi il vendipapero ha cominciato a tirarmi fuori altri peluches da uno scatolone che troneggiava nel bugigattolo. Altri pupazzi di ciniglia, un rinoceronte, un coccodrillo. Bellissimi, specie il rinoceronte: molto più bello dell'anatroccolo, ma a me serviva quello. Poi la sua manona ha stretto un peluche bianco e nero, un orsetto forse: Regardez celui-là, un client qui l'a vu aujourd'hui l'a baptisé "Tout-va-bien-se-passer".
Quasi quasi, vado a vedere se ce l'ha ancora, pure se, ora come ora, forse non serve a molto.
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