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mercoledì 24 luglio 2013

Mantra (o anche: suppliche in rima a una schiena dolorante)

Schiena mia non ti bloccare
che ho milioni di cose da fare: 
una montagna di panni da stirare,
un articolo da terminare, 
una casa da rassettare,
una valigia da colmare
in vista delle vacanze al mare. 

Lo so, sono una sciagurata: 
devo averti troppo stressata! 
Sempre di fretta, sempre di corsa
schiacciata dal peso della mia borsa. 
Esercizi in palestra poco adeguati
per i tuoi muscoli cosi' delicati! 
Per non parlare del materasso,
scomodo e - forse - pure troppo basso.
O sarà stata l'umidità,
brutta bestia senza pietà?

Ma ti prometto, schiena mia bella,
che se non ti blocchi avrai la tua parcella:
niente computer per qualche settimana
solo libri e relax nell'estate campana.
Un letto decente, massaggini in quantità:
faro' solo la tua volontà! 
E ora, da brava, fammi lavorare
e in ufficio non ti bloccare...

mercoledì 9 novembre 2011

Pour toi, Barbara

Stasera ho fatto un incontro. Una vecchietta 90enne dagli occhi azzurrissimi e le gambotte malferme chiedeva une petite pièce davanti a un hotel lussuoso tra Madeleine e Concorde. Mi ha detto che ho un nome bellissimo, e che lei avrebbe voluto chiamarsi Rose-Marie. Io le ho risposto che anche lei ha un nome bellissimo, almeno ha una poesia tutta per sé (un poesia di Prévert, eh, mica di Bondi).
E io gliela dedico, per tutte le cose belle e dolci uscite dalla sua bocca, per un paio di minuti in cui ho deciso che potevo anche fare a meno dell'ipod.


Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là
Et tu marchais souriante
É panouie ravie ruisselante
Sous la pluie
Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest
Et je t'ai croisée rue de Siam
Tu souriais
Et moi je souriais de même
Rappelle-toi Barbara
Toi que je ne connaissais pas
Toi qui ne me connaissais pas
Rappelle-toi
Rappelle-toi quand même ce jour-là
N'oublie pas
Un homme sous un porche s'abritait
Et il a crié ton nom
Barbara
Et tu as couru vers lui sous la pluie
Ruisselante ravie épanouie
Et tu t'es jetée dans ses bras
Rappelle-toi cela Barbara
Et ne m'en veux pas si je te tutoie
Je dis tu à tous ceux que j'aime
Même si je ne les ai vus qu'une seule fois
Je dis tu à tous ceux qui s'aiment
Même si je ne les connais pas
Rappelle-toi Barbara
N'oublie pas
Cette pluie sage et heureuse
Sur ton visage heureux
Sur cette ville heureuse
Cette pluie sur la mer
Sur l'arsenal
Sur le bateau d'Ouessant
Oh Barbara
Quelle connerie la guerre
Qu'es-tu devenue maintenant
Sous cette pluie de fer
De feu d'acier de sang
Et celui qui te serrait dans ses bras
Amoureusement
Est-il mort disparu ou bien encore vivant
Oh Barbara
Il pleut sans cesse sur Brest
Comme il pleuvait avant
Mais ce n'est plus pareil et tout est abimé
C'est une pluie de deuil terrible et désolée
Ce n'est même plus l'orage
De fer d'acier de sang
Tout simplement des nuages
Qui crèvent comme des chiens
Des chiens qui disparaissent
Au fil de l'eau sur Brest
Et vont pourrir au loin
Au loin très loin de Brest
Dont il ne reste rien.

(Jacques Prévert, Paroles)

martedì 15 febbraio 2011

Ovunque proteggi

"Quello di stasera è un concerto di solidarietà a solitari e male accompagnati. Percio' faremo solo canzoni d'amore."
Ha esordito cosi', parlando al microfono in un francese di salvataggio ma più che dignitoso. Una sciarpa rossa, un cappello a tesa larga, un fiore rosso appuntato sul petto. Ha estratto dalle tasche petali colorati e li ha lanciati davanti a lui, sulle teste dei fortunati in prima fila.

Bohémien, poeta, ironico. Con la parola "whisky" ad affacciarsi spesso nei suoi testi, forse più spesso ancora nelle sue serate in una casa lontana da tutto e tutti, il camino acceso, una lampada fioca, a guardare una foto e a scrivere musica. O all'ultimo tavolino di un bar di paese, a fissare il bicchiere con un sospiro e ad accarezzare la solitudine su un taccuino spiegazzato. Me lo immagino cosi'.

Un pezzo alla chitarra, uno al pianoforte. Ogni tanto si passava le mani sugli occhi, ad asciugare qualche lacrima di commozione. E io ero li' in mezzo, come su un'amaca tra due alberi, cullata dalla dolcezza e dalla profondità di quelle note e quei testi. Con il cuore e la mente completamente sgombri per una volta, senza un nome che risuona come un'ossessione o fotogrammi di un volto in particolare, che si affaccia davanti agli occhi a ripetizione. Innamorata solo della sublimità dell'Amore, desiderosa di proteggerla, preservarla da occhi distratti e mani indelicate. Forse col dubbio che il meglio sia già venuto e non abbia saputo tenerlo dentro me, ma fiduciosa in un rattrapage, se cosi' fosse stato.

"Che la grazia sia con voi": sono state le sue ultime parole prima di lasciare il palco, una benedizione. Forse prima a se stesso. E io glielo auguro di tutto cuore, di proteggere la grazia del suo cuore. Per continuare a regalarcene dei pezzetti in serate come quella di ieri.

lunedì 24 gennaio 2011

Poesia liquida


Mentre cerco di capire come posso fare a smettere di ascoltarla a ripetizione, comincio col contagiare pure voi, e vi faccio la traduzione del testo, cosi' potete capirla appieno:

Stringimi più forte e dimmi che
non ci perdiamo mai.
Ma questa notte, no
niente bugie da questa mia bocca.
Se non so più raccontare,
qualcosa qui non va.
E forse perché il mare ti aspetta
e dentro di me è tempesta.
A volte ci cerchiamo per sempre
e ci perdiamo in un niente,
la fortuna gira come il vento
e non ci lascia mai stare quieti.
Come me ne andrei indietro!
Aspettami nei sogni dolci
che ci vediamo là.
Lontani per una notte di sabbia,
vicina e piena di pena.
Io provo a non pensare,
ma tu sei sempre qui.
Un fiore s'è portato questo vento
e a me non resta niente.
A volte ci cerchiamo per sempre
e ci perdiamo in un niente,
la fortuna gira come il vento
e non ci lascia mai stare quieti.
Come me ne andrei indietro!

martedì 7 dicembre 2010

Quattro

Il tempo passa, corre, vola. Domani saranno quattro-anni-quattroda quando è finita la mia ultima storia. Da quel momento, più nessuno al mio fianco. E di ragazzi ne ho conosciuti... Italiani, stranieri, un bicchiere, un film, una festa. Non ha funzionato con nessuno perché è mancata la reciprocità, la buona volontà o era il momento sbagliato. Ho al mio attivo una collezione di sintonie non concretizzate, proposte indecenti, errori di valutazione e veri e propri abbagli. Ah, e ovviamente la fatidica domanda, posta con evidente perplessità da parenti, amici e conoscenti: "Ma come mai una formichina come te, carina, intelligente e tutto il resto è sola?"

Signori miei, ch' v'aggia ricere... Abbiate pazienza, come cerco di averla io ogni volta. Quando sono puntualmente la "dispari", quando mi confronto con le illusioni e le delusioni, quando mi perdo da sola nell'immensità della poesia, quando ho freddo.

Ogni tanto, piove pure nel deserto. E sarà pioggia fresca, attesa, e abbondante.

venerdì 26 novembre 2010

Piccoli, grandi eroi

Per fortuna ogni tanto c'è chi non ti fa vergognare di venire da un Paese arrivato alla decima edizione del Grande Fratello e 16 anni di psiconanismo, in cui i ministri votano contro i propri disegni di legge (chapeau, Maria Stella! come te nessuno mai) e 498 parlamentari su 520 votano contro l'abrogazione del vitalizio ai deputati.

Per fortuna c'è un Silvio Orlando che viene a declamare il Purgatorio di Dante al Collège de France e regala brividi senza pretendere neppure un centesimo, e venendo a sue spese a fare le prove. Per fortuna c'è un Ezio Bosso che lo segue, e s'è messo il contrabbasso in macchina e ha guidato da Londra a Parigi per suonare due pezzi di accompagnamento alla Commedia. Anche lui a sue spese.

Per fortuna ci sono milioni di ragazzi che lottano con le unghie e con i denti per la salvaguardia del loro e del nostro futuro, che scelgono di non rimanere a letto "perché tanto l'Università è occupata e non c'è lezione", ma vanno in giro a far ricredere tutti quelli che li considerano dei bamboccioni senza spina dorsale. Milioni di ragazzi che vogliono sapere, vogliono crescere, diventare un giorno uomini e donne di un Paese migliore, anche senza aver conosciuto Berlinguer o Pertini. A loro va un grande abbraccio, l'abbraccio di chi è lontano e puo' lottare solo col pensiero. E con la speranza.

La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c'è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline. (Pier Paolo Pasolini)

giovedì 18 novembre 2010

Cirano

Cercavo una colonna sonora adatta a questa giornata mentre facevo colazione. Avevo pensato a Juliette Greco, ma poi ho cambiato idea. Ci voleva la voce di un poeta, di un outisder. Di un uomo innamorato che non sa parlare con la donna che ama, ma che non rinuncia a sognare in un mondo di balordi. Ci voleva un antidoto al grigiore e ai corvi in picchiata sui tetti che vedo dalla finestra della mia cucina, prima di farmi lanciare nel frullatore della metropoli. Ecco, stamattina ci voleva Guccini. Ci voleva la bellezza inesauribile di Cirano.

martedì 9 novembre 2010

Masochismo

Nel "pacchetto" (o paccotto) genetico ho ereditato pure questo, il masochismo. Credo sia più di eredità materna. Comunque, pure se il sapere aumenta il dolore (cit.), preferisco sempre sapere e ieri sera, nonostante una bella giornatina del cass, sono andata a vedere Draquila con l'amico filologo, che forse è pure più masochista di me.

Ho scoperto poche cose nuove, il puzzle della vergogna finora l'avevo incamerato a piccoli tasselli, sempre per la mia naturale propensione al dolore, che alimento con la regolare lettura del Fatto quotidiano e altre fonti di malessere. Vederlo tutto insieme fa pero' un altro effetto, come se contemporaneamente ti dessero una scaricata di pugni e sentissi crescere il prurito da allergia ai magnaccia che governano il mio sciagurato Paese. Sentendo le interviste ai fortunati vincitori di una casa, poi, con tanto di spumante e messaggio di auguri dello psiconano, da loro osannato come un nuovo Padreterno, ho avuto come l'impressione che fossero stati accuratamente selezionati per un lavaggio totale del cervello in 3 semplici colloqui, riassumibili cosi': "Complimenti signora, Lei è sufficientemente adatta per poterlo votare di nuovo, la casa è Sua".

Credo che l'intervista finale non me la dimentichero' mai più: "Questa è la grande illusione: che cio' che è vuoto, fasullo, non puo' durare... e invece non è vero... dura."

Poi sono tornata a casa e ho cercato di vedere Vieni via con me in streaming. Ma la Rai budiula dà lo streaming solo ai telespettatori sul territorio italiano (e spiegatemi perché, se loro possono tranquillamente accendere la tv) e per ora lo sto vedendo a pizzichi e mozzichi su iutub. La mia sorellina mi ha postato su feisbuc l'intervento di Benigni, stasera andro' a guardarmi tutti gli altri. Poeta, non me ne voglia se Robertino parmi una Sua reincarnazione in chiave moderna, non solo perché è fiorentino come Lei e non solo quando legge i Suoi, di Canti, ma pure quando ei declama i suoi.

Mando un bacio ai quasi 8 milioni di masochisti che ieri sera hanno visto Vieni via con me, li bacio uno ad uno. Ai 4 milioni e passa di brodi lobotomizzati che hanno preferito il grande fratello auguro invece che un bel fulmine si abbatta sulle loro antenne, lasciando intatta solo la visione di Rai3. E che qualcuno li prenda e li chiuda in una casa per almeno 6 mesi, somministrandogli Draquila e Report ogni giorno. E che l'ospite a sorpresa sia Saviano o Travaglio. O che, in alternativa, gli venga una sciorda senza eguali se, alle prossime elezioni, avranno ancora la voglia di votare chi gli fa credere che tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili e che non serve sapere altro.

venerdì 5 novembre 2010

Paris, 31 octobre

Ho in cantiere da un po' il "progetto" di andare in giro e fotografare la Poesia.
Ho cominciato ad esercitarmi su due soggetti a me noti:

giovedì 21 ottobre 2010

Les enfants qui s'aiment

Nation, appena dopo i tornelli che dall’RER A portano al metro. Un ragazzo alto e molto magro, color caffellatte col cacao, jeans e giubbotto di pelle, solleva un fuscellino color caffellatte, minigonna e cappello da cui scende una cascata di capelli neri. La porta in braccio fino alla scala mobile e la appoggia delicatamente sul primo gradino. La guarda, estasiato: gli è mancata tanto. Lei lo guarda e ride, poi si abbracciano a più riprese. Nello sguardo di lui, l’aria di chi ha davanti un sogno e non riesce a crederci, un sogno che ha bisogno di sfiorare in continuazione, sulle spalle, lungo le braccia, intorno alla vita. Allora la bacia, ma lei è un po’ a disagio. Li osservo rapita, dalla scala mobile accanto. Sento che la mia bocca si schiude in un ampio sorriso, poi mi guardo intorno, quasi a studiare le reazioni altrui. Il tipo dietro di me li guarda, la bocca semiaperta e l’aria annoiata. Una signora bionda un po’ grossa, più giù, li osserva con aria un po’ severa.

E io penso a Prévert. Sarebbe contento di sapere che i suoi “enfants qui s’aiment” esistono ancora, in questa città con troppe facce appese, a suscitare invidia e ammirazione tra i “passants qui passent” che “les désignent du doigt”.

Les enfants qui s'aiment s'embrassent debout
Contre les portes de la nuit
Et les passants qui passent les désignent du doigt.