sabato 28 luglio 2012

L'epilogo

Nell'ultima puntata della famosa telenovela "Milagros nos faz uma pipau", la protagonista ha il cellulare scarico ed è troppo tardi quando si rende conto di aver risposto a una telefonata indesiderata. Lui, u curnudu, ha rinvenuto un suo capo di abbigliamento a casa sua e vuole restituirglielo. Lei esita, ma con molta freddezza, come se gli stesse davvero facendo un favore, gli concede di portarglielo a casa il lunedì successivo.
Ma il lunedì successivo, quando u curnudu richiama per annunciare il suo arrivo imminente, la protagonista viene colta dal panico e mette in atto il piano B: raccoglie in fretta e furia ses affaires de sport e riempie la sacca, uscendo di casa a velocità record, prendendo un percorso alternativo. E a metà strada manda un sms: "Mi dispiace, ma sono dovuta uscire. Puoi lasciare ciò che è mio nella cassetta della posta, ho già provato, dovrebbe entrarci. E se non è così puoi spedirmelo per posta. Grazie"

E come in ogni telenovela che si rispetti, puntuale come un brufolo prima dell'appuntamento della vita, arriva la telefonata patetica di conclusione:
- Ciao, ho messo nella cassetta della posta, tutto bene.
- Ah ok, grazie.
- Ci vediamo un'altra volta.
- No, non ci vediamo mai più.
- Ah... sì, forse è meglio.
- Ah, per me è sicuramente meglio.
- Sìsì... allora ti auguro buona fortuna per tutto, per me la storia con te è stata bella.
- (e ci mancherebbe, idiota, ti portavo pure il caffè a letto!) ...
- Non portare rancore per me.
- Sisì, vabbè, ciao.

La protagonista si fa una grassa risata, torna a casa, gira la chiave nella cassetta della posta e... trova l'oggetto in questione, al colmo della felicità, non ricordandosi di quanto fosse bello. E manda al pubblico da casa il seguente insegnamento di vita: Nel dubbio, mai lasciare le proprie cose nelle case altrui!

lunedì 16 luglio 2012

Chroniques d'un 14 juillet

E' bello svegliarsi presto mentre la città dorme ancora, le mattine dei giorni festivi sono là per questo: per farti godere il silenzio dove di solito c'è una gran confusione. Come tutti i sabati, ho preso la metro alle 9 per andare al lavoro. Sapevo che dovevo andare a consegnare i gelati a due ristoranti, ma non avevo fatto i conti con la parata militare del 14 luglio: rue de Rivoli chiusa, tutta Parigi bloccata. Già alle 10.30 non si capiva più niente, e vari giri a vuoto e molte imprecazioni dopo, ritorno alla base per ripartire subito dopo e andare a fare la consegna grossa all'altra boutique, quella di St. Michel.
Recupero il mio collega e gli scatoloni coi gelati, ci dirigiamo a St. Michel col furgoncino di sostituzione, il nostro è guasto e spero che ce lo ridiano presto.
Les Halles-St. Michel: con tutto il traffico, di solito non ci si mette più di mezz'ora, a voler esagerare. Ci abbiamo messo un'ora e mezza, visto che siam dovuti scendere fino a Austerlitz per poter attraversare la Senna... Delirio puro, tutto per colpa di una pagliacciata.

Dopo il boulot, finalmente a casa. Pranzo con pizza Picard alle 4 del pomeriggio, con cena prevista alle 8. Un po' in vena sociopatica, io e l'Abruzzese abbiamo optato per un 14 luglio in solitudine, lontano dai soliti fuochi a Champ de Mars, dinamiche di gruppo incluse. E mangiata una crêpe con miss Forest, siamo salite sullo scooter in direzione Jaurès, per vedere che aria tirava alla caserma del 10ème. E che 14 luglio è senza fuochi? Direzione parc de Belleville, per vederli dall'alto. Esperienza fallimentare: oltre al fatto che molti altri avevano avuto la stessa idea, vari ostacoli impedivano la visuale e salivamo a turni in piedi sullo scooterino per cercare di vedere qualcosa... E quindi ritorno alla caserma di Jaurès, schivando i mortaretti che ogni tanto qualche imbecille faceva esplodere cosi' per strada. Festa molto molto carina, ambiance sympa e una coupe de champagne offerta da un pompiere a me e all'Abruzzese, che in dieci anni a Parigi non era mai stata al ballo.
Metro e vélib' e nanna, il programma della domenica era mercato, pappa e poi forgiatura della chiappa, ma... alle 7.30, dopo appena 4 ore di sonno, mi sono svegliata in preda a nausea e dolori. E non so se sia stato il freddo, la crêpe o l'alcool, ma ho vomitato pure l'anima, in due comode rate, prima di una terza al supermercato. Ero scesa a comprare i limoni (...) quando ho avuto un malore alla cassa, mi si è annebbiata la vista e ho avuto un mezzo svenimento, prima di restituire un altro pezzo di anima che doveva essere rimasto in fondo allo stomaco.

Mi sono decisa a chiamare il dottore, che è accorso prontamente. In realtà per un momento ho temuto di dover soccorrere io lui, dopo i miei 4 piani. Mi ha fatto la siringhina e dato le medicine per la bua, portatemi dalla Dido, ormai eletta a infermiera delle gastro.  Forse il mio corpo si è ribellato e mi ha detto: "Figlio', ma che t'e mis 'ncap?" E non è da escludere che tra quello che ho rimesso ci fosse tutta la rabbia covata in queste settimane, che per quanto mi sforzassi di tenere a bada è uscita fuori in tutta la sua dirompenza.
E oggi sono a casa, niente lavoro, grazie all'arrêt maladie. Tra ieri e oggi ho dormito più di tutta la settimana scorsa, credo. E vi diro', forse mi ci voleva proprio.

mercoledì 11 luglio 2012

Oui, ses sa


Recentemente ho avuto uno scambio di opinioni con una  collega che sosteneva l'inutilità dell'insegnare la grammatica. Come forse potrete immaginare, non sono assolutamente d'accordo: la grammatica va insegnata, non si puo' lasciare che venga appresa per intuizione. Certo, non si puo' pensare di inculcarla in modo tradizionale (cioè, aprendo il manuale e dicendo: questa è la regola, imparatela) ma va fatto, in modo indiretto e simpatico, ma va fatto. E' studiando la grammatica che un bambino italiano capisce quando deve scrivere "ho" oppure "o", "ce ne" o "ce n'è". Cosi' come è solo studiando la grammatica che un bambino francese capisce la differenza tra "ces" (questi/queste), "ses" (suoi/sue) e "c'est" (è).
La signora della boulangerie verde sull'avenue Daumesnil ha scritto: "La vostra panetteria chiuderà è la porta dal 2 al 16 luglio incluso" e non potevo non immortalare questa perla e regalarla a voi, cari lettori. Poi lo sapete che la formichina ha la sindrome della maestrina dalla penna rossa e si diverte a bacchettare chi maltratta l'ortografia in una perenne gara di sputtanamento a premi.

E se la boulangerie verde non facesse i croissants au beurre più buoni di tutto il 12ème arrondissement, potrei pure decidere di boicottarla per sevizie sulla lingua francese.