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martedì 19 luglio 2016

Joy

Un biglietto d'amore improvvisato su un brouillon, trovato sul cuscino, nascosto da Pandino.
La luce a gare du Nord.
Uno scatto riuscito.
Un treno quasi deserto che passa per le campagne piccarde in una giornata di sole.
Il giallo del grano e il rosso dei papaveri.
I messaggi delle amiche.
Il vento sulla pelle in aeroporto, aspettando l'autobus.
Un caffè al volo, prima di cominciare gli esami.
Un quadernino in carta di riso, con fiorellini gialli e blu disegnati a mano in copertina, intorno alla scritta "français". Le parole nuove imparate durante l'anno, l'impegno, la passione, la gratitudine di una studentessa per il suggerimento.
Un fritto di pesce e un bicchiere di Vermentino nella mia piazza pisana preferita. La gente, le risate, sapore d'estate e di vita.
Una lunga passeggiata per andare a salutare un amico.
Un immenso grazie negli occhi, nel cuore, nei piedi. E nelle ali.

venerdì 16 gennaio 2015

In questi giorni

Sono passati 8 giorni dal 7 gennaio e da ciò che è successo a Parigi. E siccome ho avuto modo di elaborare, di riflettere, di confrontarmi con tante persone su questa cosa, incazzandomi o meno, forse è arrivato il momento di mettere nero su bianco qualcosa, giusto per dare un senso a questo "travagghio" interiore.
Allora, dunque, quindi:
- in questi giorni mi sono sentita dire :"sì vabbè, sono stati uccisi, ma se la sono cercata. Perché scusa, se uno ti offende gratuitamente una persona a cui tieni, tu non reagisci?". E ho risposto: "Beh, innanzitutto, se reagisco, non lo prendo a colpi di kalashnikov."
- e allora poi: "sì, ma ci sono andati giù pesante. Perché si sono accaniti sapendo che poteva finire male? Avrebbero dovuto avere più rispetto." E di santa pazienza, ho spiegato che la satira è, per definizione, irrispettosa. E prende di mira il potere, sia esso temporale o religioso o di qualsiasi altra forma. E che quindi una satira "light", che non dia fastidio a nessuno, non può esistere. E se la satira non ci fosse, sarebbe un mondo grigio e tetro, senza Spinoza, senza Quink, senza Vauro, senza Il Vernacoliere, senza i fratelli Guzzanti and so on. Lo è anche con, figurati senza.
- poi ho letto un'assurda circolare dell'assessore all'istruzione della regione Veneto inviata ai presidi delle scuole. Circolare in cui si chiedeva di parlare dell'attentato di Parigi, siccome "questa cultura (quella musulmana, ndF) è irrispettosa della nostra cultura, come dimostrano i fatti di Parigi e anche la recente aggressione di un padre italiano da parte di un ragazzino tunisino di 14 anni". Forse neanche il FN ha strumentalizzato l'attentato come ha fatto la Lega, che ci ha vomitato addosso una serie di cazzate ancora più gravi del solito. Che hanno avuto molti likes, ça va sans dire.
- ho letto anche una lettera molto bella indirizzata al mondo musulmano scritta da un filosofo musulmano. Per chi capisce un po' il francese, è questa.
- ho visto un sacco di gente che prima era Charlie, poi ci ha ripensato e non lo era più, poi per non far dispiacere nessuno è arrivata al compromesso "non ho mai comprato Charlie, non sapevo manco che esistesse, ma mercoledì prossimo lo compro, ma non capisco comunque questo accanimento contro Maometto." (eh???)
- ho visto pure molti di quelli "avrebbero dovuto avere più rispetto" gioire alle dichiarazioni di papa Francesco, che mi sta tanto simpatico eh, ma avrebbe potuto cogliere l'occasione per riderci su, come hanno fatto i Gesuiti francesi. Non fosse altro per risparmiare a noi comuni mortali una sfilza di imbecilli tronfi che hanno diffuso via cavo messaggi come "papa Francesco la pensa come me!"
- e, ovviamente, ho toccato con mano l'incapacità di molti ad analizzare la realtà senza cadere nella tentazione del manicheismo, come se tutto dovesse essere differenziato in due bidoni, quello del bene e del male.
- ho parlato di ciò che è successo con i miei studenti, li ho invitati a informarsi leggendo i giornali francesi, ho fatto conoscere loro Internazionale. Mi sono sentita dire l'indomani: "professoressa, ho comprato quel giornale che ci ha fatto vedere lei… In effetti aveva ragione, le cose non stanno come vogliono farcele credere i giornalisti nostrani e credo proprio che lo prenderò di nuovo."

In questi giorni il confronto più costruttivo sulla laicità l'ho avuto con una mia amica, insegnante di religione cattolica. Abbiamo parlato dell'insegnamento della religione, della libertà di espressione, delle contraddizioni, delle campagne elettorali fatte sulla pelle di noi cattolici da gente che non ha capito niente del Cristianesimo, della longa manus di santa romana Chiesa che ci impedisce di crescere come Paese. Dopo la sua telefonata, mi sono commossa e le ho mandato un messaggio in cui la ringraziavo per avermi fatto sentire meno sola e le dicevo "ti voglio bene".

In questi giorni ho pensato alla mia Parigi e alla mia Francia, colpite al cuore, violentate, in un momento in cui io non c'ero. E le ho ringraziate, per ciò che hanno fatto di me in questi 10 anni: una persona più consapevole di tante cose, più attenta, che ha avuto modo di scambiare anche solo due chiacchiere con persone molto diverse per cultura, nazionalità e religione, ma senza che ciò mi facesse perdere la mia identità di napoletana, di italiana, di cattolica. Le ho pure un po' maledette, in verità. Perché in questi giorni mi sono mancate come non mai.

mercoledì 1 gennaio 2014

Ciao ciao, 2013

Mi ero affezionata al 2013, è stato un anno così bello che avrei voluto non finisse mai. E' stato un anno talmente bello che, per la prima volta in vita mia, mi sono sentita in dovere di andare alla messa di ringraziamento di fine anno che ogni anno fanno nella mia parrocchia.
Il prete ha voluto farci fare un giochino, ci ha invitati a chiudere gli occhi e a pensare agli eventi dell'anno mentre lui scandiva i nomi dei mesi uno ad uno. Il mio cortometraggio è stato il seguente:

gennaio: tanto freddo e tanta neve, la dernière ligne droite prima di consegnare il manoscritto della tesi.

febbraio: la consegna della tesi, i festeggiamenti doppi per i miei 30 anni, il concerto dei Negrita, la scoperta che quello che poi sarebbe diventato P.A. aveva davvero un buon odore e mi piaceva come mi abbracciava, un giovedì mattina a fine mese a Capodichino.

marzo: il lavoro a Les Canons, ancora neve, un amore che germogliava al telefono, prima di avere qualche certezza in più una volta che si era di nuovo occhi negli occhi. E un pianto disperato a Capodichino al momento dei saluti.

aprile: la discussione della tesi, il matrimonio di Sarina, un giro a Pisa, ancora lavoro a Les Canons.

maggio: l'inizio del mini post-doc tra i sociologi, la prima volta di P.A. a Parigi, la sorpresa di compleanno a P.A.

giugno: il matrimonio di Lisa, la festa della musica e il week-end ad Amsterdam.

luglio: due week-end parigini con P.A., il matrimonio romano, la fine del post-doc, la partenza per Vieste.

agosto: ancora qualche giorno a Vieste, qualche giorno al mare mordi-e-fuggi, i film insieme sul divano, la mostra di Dalì a Sorrento.

settembre: il convegno-vacanza a Faro, il matrimonio napo-russo, il concerto di Daniele Silvestri, la frattura al piede.

ottobre: l'inizio del lavoro in azienda, la stampella e la chaussure-barouk, la festa anni '50, ancora giorni belli passati insieme. Uno dei due giorni ad Assisi.

novembre: l'altro giorno ad Assisi, il concerto di Paolo Conte, l'inizio dell'avventura siciliana.

dicembre: la bottiglia di champagne, il concertino col coro, il primo Natale insieme.

Penso di poter dire con certezza che è stato l'anno più bello della mia vita: un anno di grazia e amore, dopo anni di noia e delusioni. E spero che anche questo 2014 sia un anno di grazia e di amore, con tutti i cambiamenti che ci sono in programma.

Buon 2014, lettori della formichina! Magari riesco ad avere un po' di tempo in più per passare di qua e dai vostri blog... un abbraccio!

mercoledì 4 settembre 2013

Disputa

Una delle cose di cui mi rammarico di più è che quest'estate ho scritto e letto poco, pochissimo. Dopo un'ora e più passata a rigirarmi volumi tra le mani e a riporli con aria di sufficienza poco dopo, sono uscita dalla Feltrinelli di piazza dei Martiri con in borsa qualcosa che volevo leggere da tempo, ovvero Disputa su Dio e dintorni di Corrado Augias e Vito Mancuso. Volevo talmente leggerlo che ho fatto un'eccezione all'embargo che ho messo sui libri Mondadori (non li compro da qualche anno per non arricchire ulteriormente la famiglia B.). E devo dire che ne è valsa la pena. Il genere è abbastanza inusuale per me - divoratrice di romanzi, più che di saggi -, ma ogni tanto ci sta. E sono ammirata. Il non credente Augias parla di Dio - e soprattutto della Chiesa - con l'ultra-credente Mancuso. Al di là dell'argomento, che mi sta molto a cuore, ogni pagina che sfoglio mi lascia piuttosto stupita per il modo in cui è portato avanti il dialogo: due persone su posizioni radicalmente opposte espongono chiaramente il proprio pensiero, argomentando in modo assolutamente lineare e rispondendo alle domande e alle osservazioni dell'altro, ne riconoscono la "statura", sono addirittura pronte ad accettare delle correzioni se un'idea risulta migliore.
E di rimando mi viene da pensare a come si "dialoga" di solito oggi. In quella che è una continua gara a "chi ce l'ha più lungo", forse leggere qualche "disputa" ci puo' fare solo bene.

venerdì 6 aprile 2012

Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio

"Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell’uomo. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario, c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio. Coraggio fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione dalla croce. C’è anche per te una pietà sovrumana. Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Ecco un volto amico, intriso di sangue e coronato di spine, che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante. Ecco un grembo dolcissimo di donna che ti avvolge di tenerezza. Tra quelle braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di un dolore che ora ti sembra un assurdo. Coraggio. Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della pasqua irromperà tra le nuvole in fuga."

(Don Tonino Bello)

martedì 21 febbraio 2012

A cosa servono i compleanni

A fare il toto-scommese su chi se ne ricorderà e chi no.
A esitare sui festeggiamenti, contare le persone, perdere il conto e ricontare.
A sussultare ancora all'idea che il tempo passa troppo in fretta.
A decidere di concedersi uno shampoo dal parrucchiere.
A pensare che anche lassù, oltre che quaggiù, Qualcuno ti ama e ti regala una bella giornata di sole pure se sei nato a febbraio.
Ad avere l'ennesima conferma che quaggiù in molti ti amano e ci tengono a fartelo sapere.
A stupirti, se il tuo macellaio la settimana prima ha messo un promemoria sul cellulare e ti regala una pianta quando vai a comprare la carne. E a rimanerci un po' male - pure se lo sapevi già - che invece l'uomo che hai frequentato negli ultimi 3 mesi non si degna neppure di mandarti uno squallido sms.
A commuoverti, se tuo fratello ti scrive che ti vuole bene.
A fartene una ragione se quell'amico deluso da te non si fa più sentire perché vuole "reimpostare i rapporti". Anzi, quasi a sentirti sollevata.
A rallegrarti sapendo che per quel giorno la principessa sei tu.
A non riuscire a rispondere a mail e sms dopo 24 ore, ché sono troppi.
A sentirti chiamare "nipotina bellissima" dal tuo zio preferito a 29 anni suonati.
A scorazzare in macchina per Parigi, riscoprendo ancora una volta quanto è bella, con i palazzi alti e le piazze aperte come enormi boccioli di rosa.
A sorridere del fatto che la tua migliore amica s'è scordata anche quest'anno il tuo compleanno, ma che questo non mette in discussione il suo affetto.E' che non gliela fa, poverina. Non puo' ricordarsene perché sei tu che le ricordi tutti i compleanni.
A constatare che le giornate perfette a volte esistono. E che la vita è sempre una cosa meravigliosa, e in certi giorni ancor più che in altri.

sabato 15 ottobre 2011

Ciao, nonna

Stamattina, andando al lavoro, pensavo a quanto sarei stata contenta stasera di raccontarvi la mia giornata, il mio primo giorno da formichina-segretaria. Del sole che splendeva alto nel cielo, del fatto che il mio ufficio è un bunker senza finestre ma che per fortuna mi mandano spesso in giro: in posta, a fare la spesa e commissioni varie. Vi avrei raccontato del mio incontro con un vecchietto, curioso di sapere se fossi vegetariana e se fossi stata capace di consumare i 3 kg di patate, i 2 di carote e a che mi serviva il sedano. Vi avrei raccontato di come di fronte al mio ufficio c'è un negozio di vestiti et(n)ici e coloratissimi, ne ho misurati 3 ed erano stupendi. E poi avrei condiviso con voi tutta l'allegria del contare monetine, di mettere timbri colorati e di scrivere su un quaderno, proprio come si fa a scuola. E a un certo punto vi avrei detto che andavo a farmi bella, stasera c'è la festa dei volontari della péniche.

Insomma, sarebbe stato un giorno perfetto, magari avrei pure passato la serata in compagnia di qualche ragazzo carino, magari quello del martedi' che mi sembra cosi' simpatico. E invece non è stato un giorno perfetto, mia nonna ha deciso di andarsene proprio oggi e io domattina prendo il primo aereo per Napoli. L'ultima volta che l'ho vista (due settimane fa) le ho detto: "ci vediamo presto?" e lei "come vuoi tu". Se n'è andata senza neppure salutarmi, cosi', in silenzio. Lontana 2000 km, dicendo basta a una vita in cui non si riconosceva. Era uno sfregio, per una leonessa come lei, stare tutto il giorno su una sedia a spaccarsi le ossa, in uno stato di semi-incoscienza. Era uno sfregio per noi, vederla ridotta quasi a una larva, sentirla piangere, urlare, vederla schiaffeggiarsi. Chiedere di persone morte da 40 anni: sua madre, suo padre, il suo adorato Luigi. E' incredibile come io abbia cominciato a volerle più bene quando ha comiciato a stare male: mi sembrava una bambina, cosi' fragile, cosi' ingenua, che mi chiedeva se mi poteva dare un bacio dandomi del voi.

Mi vengono in mente tutte le volte che l'ho mandata a quel paese, col caratterino che si ritrovava e che ho ereditato in buona parte: era permalosa e caparbia proprio come sono io.

Ciao nonnina mia adorata,
mi mancherai un sacco. Casa mi sembrerà incredibilmente vuota senza i tuoi tacchetti, senza la tua sedia che stride sul pavimento, senza l'urgenza di venire a salutarti appena arrivo. Nella mia testa e nel mio cuore ci saranno tutte le mattine che venivi a svegliarmi barando sull'orario,le estati passate a casa tua, nella "cortina" con le altre vecchiette, il pane cotto le sere d'inverno, le partite a carte, le tue canzoni, le preghiere, gli accidenti che lanciavi alle cose che cadevano (le scope, soprattutto), il tuo amore per il gelato e i dolci in genere, la mitica frase "tiè, cu cchist t'accatt nu gelato" quando ci davi la paghetta per il compleanno o l'onomastico, le gite ad Assisi, le telefonate di quando eri in gita coi pensionati e una miriade di altre cose che eri e facevi, ma che in questo momento non riesco a ricordare perché sono ancora troppo scossa.
Ci guarderai da lassù, insieme a nonno Luigi e chissà a quanta altra gente. Riprendici quando facciamo qualcosa che non ti sta bene. Non smettere di tenerci tutti sull'attenti.Ti ringrazio perché oggi hai scavato in me un dolore cosi' grande da portarmi a cercare l'abbraccio del Padre, da troppo tempo non ci riuscivo più.
Ho un grosso rimpianto: quello di non averti ripresa in video quando cantavi questa canzone, e ne sottolineavi, accompagnandoti con la mano, la frase "perché la vita è bella e io la voglio vivere sempre più".

domenica 24 aprile 2011

Pasqua

La Schwester mi prende in giro chiamandomi suor Germana (ve la ricordate, la monacuoca che pubblicava ricette?) per le mie convinzioni religiose e per il brutto vizio che ho di frequentare le parrocchie, questi luoghi di perdizione. L'avrete capito, ormai, se solo avete letto il post precedente. Credo, come molti altri, in qualcosa di assurdo e paradossale. Ne sono perfettamente consapevole, ma non riesco a convincermi del contrario, anche se ci ho provato tante volte. A un occhio razionale, la fede cristiana fa acqua da tutte le parti: un Dio che è allo stesso tempo uno e trino, un'adolescente sconosciuta che da un momento all'altro si trova incinta per opera dello Spirito Santo nientepopodimenoche del figlio di Dio, un Dio fatto uomo che invece di usare i superpoteri da Pauerrenger che c'ha in dotazione per annientare tutti i suoi nemici decide di sacrificarsi per l'umanità, e lo fa in un modo atroce, cioè facendosi inchiodare su una croce e che addirittura si fa mangiare ogni domenica da milioni di gente in un pezzo di pane.
Come si fa a biasimare i non credenti sulla base di questi ragionamenti? Io ho fatto fatica ad accettarle nel corso degli anni, non vi dico le lotte che ho fatto per capire chi fosse lo Spirito Santo e se era proprio necessario averci anche lui, tutta la storia della Passione e della Resurrezione... Ma forse c'è stato un momento in cui ho capito che io, piccola formichina, sono appunto troppo piccola per capire quello che non posso capire... Non posso mettere la mano sul fuoco sull'esistenza di Dio, ma so che le volte che ho provato a liberarmene, non ci sono mai riuscita. Nonostante quello che fa Santa Romana Chiesa, eh (anche oggi  papa Ratzy ha perso l'ennesima occasione per dire qualcosa di sensato). Poi potrà anche darsi che un giorno succederà qualcosa nella mia vita che mi porterà a rinnegare tutto, chi puo' dirlo.
Per oggi tutto quello che posso fare è augurarvi una buona Pasqua di Resurrezione, che siate credenti, atei, agnostici, musulmani, buddisti, ebrei, animisti... poco importano le etichette, se nel vostro cuore c'è la speranza di un mondo migliore e la voglia di costruire il Paradiso sulla Terra, lottando per la pace e la giustizia.

mercoledì 20 aprile 2011

Not in my name

L'anno scorso, tornando una sera a casa, trovai un foglio appeso sulla bacheca di legno nell'atrio. Era una lettera che gli altri inquilini avevano scritto, a nome di tutti noi del numero 56, a quelli del numero 58, rei di avere una splendida terrazza e di usarla d'estate per amici, chiacchierate e grigliate. La sostanza del messaggio era: cari vicini, ci rompete gli zebedei perché chiacchierate troppo e non riusciamo a dormire, in più  il fumo del barbecue ci entra in casa; se proprio volete usare la terrazza, state zitti e mangiate solo insalata. Ricordo che la lettera mi aveva infastidito e non poco, perché nel mittente c'ero pure io, ma a mia insaputa, nessuno mi aveva detto nulla. E se l'avessero fatto, mi sarei dissociata, un po' come Masi da Annozero. Avevo anche pensato di scrivere una controlettera ai vicini del 58 con le mie scuse e le ragioni del mio dissenso, ma mentre elaboravo mentalmente  l'idea, la lettera era già sparita e quindi ho lasciato perdere. A me quelle serate in terrazza non davano nessun fastidio. Poi sarà che io abito al quarto piano e il fumo non mi arriva, ma spesso mi mettevo alla finestra della cucina e li osservavo, a magiare e fumare intorno al tavolo, scherzando e allungando i piedi, finalmente liberi di respirare. Sono stata spesso tentata dall'autoinvitarmi, ma mi sono limitata a spiarli placidamente affacciata alla mia finestra.

Ho provato un fastidio ancora più grande stamattina, quando ho letto questo, che mi ha fatto venire voglia di controllare quest'altro, in cui ho letto queste parole: "Insomma, ciascuno ha il suo stile, il suo temperamento, le sue convinzioni, ma a volte l’arcivescovo sembra perdere la sintonia con gli umori profondi dei cattolici che si riconoscono nei colori del centrodestra." (Per chi non avesse voglia di leggersi i due articoli, si parla dell'omelia delle Palme del cardinale Tettamanzi, in cui ha parlato di "ingiusti che non vogliono essere giudicati", nota di formichina). Mi è venuta l'orticaria, vi giuro. Ma come ti permetti, giornalista dei miei stivali? Chi diavolo sei tu, per fare un'affermazione del genere? Ma hai idea di come sia fatta una Bibbia e di cosa ci sia scritto dentro? Chi ti autorizza a parlare a nome mio? Ma di quali cattolici parli? Di quelli di CL? Di quelli che vanno in piazza a fare il Family day, più per discriminare omosessuali e divorziati che per difendere la famiglia? O di quelli che difendono il crocifisso nelle aule e negli uffici e poi massacrano di botte un ragazzino per un grammo di fumo? O ancora di quelli che adottano un bambino a distanza e poi non vogliono il bambino immigrato nella classe di loro figlio? O di quel cretino del CNR che ha candidamente affermato che "le catastrofi naturali sono punizioni di Dio"?
Non posso sopportare chi parla a nome mio e di tanti altri senza cognizione di causa. In 10 anni che voto, questo centrodestra in cui dovrei riconoscere i "miei umori profondi" non ha mai avuto da me uno straccio di preferenza, proprio perché sono cattolica (preferisco dire che sono cristiana, mi piace di più). E non lo avrà mai. Ma mai mai mai mai. Perché il mio credo e il mio pensiero poltico fanno tutt'uno e corrispondono a questo, grossomodo:

"Mi chiedo, frastornato, come mai lo zelo nel difendere il crocifisso nelle scuole non si estenda alla condizione di nove milioni di poveri, ai precari, ai senza lavoro, ai senza identità, ai senza casa, ai migranti, ai clandestini, ai detenuti. Il cuore del messaggio cristiano ha ben poco a che fare con giochi di potere, interessi economici, meschinità travestite da nobili parole, impunità, arroganza, xenofobia, omofobia, razzismo." 
(Don Andrea Gallo, Cosi' in terra come in cielo)

domenica 20 marzo 2011

Lettera alle persone che vivono nella criminalità

Preti, vescovi e cardinali, si sa, ci hanno ultimamente offerto spettacoli poco consoni all'abito e al messaggio che portano (scandali, pedofilia, inciuci con la politica, ecc, non devo stare a fare l'elenco, è sotto gli occhi di tutti). In qualità di cristiano-cattolica praticante mi sento spesso mal rappresentata da questo tipo di Chiesa, così lontana dalla gente e da chi l'ha fondata, e sono la prima ad indignarmi e a criticare. Di rimando, quando invece qualcuno di loro testimonia con coerenza e impegno la propria scelta di vita, non posso fare altro che rallgrarmene. Stasera, uscendo da messa qui a casa, mi sono fermata a leggere una lettera del vescovo della nostra diocesi, mons. Beniamino Depalma, rivolta a coloro che vivono nella criminalità e mi sono detta che è questa la Chiesa di cui voglio fare parte. Ve la copio qui sotto:

Ascoltate il cuore! - Lettera alle persone che vivono nella criminalità

Vorrei gridare,come fece Giovanni Paolo II in Sicilia: «Convertitevi!». Un urlo lancinante che ha segnato la mia esperienza di pastore. Allo stesso tempo, però, vorrei quasi sussurrarvi: «Un’altra vita è possibile… la felicità è una porta che può aprirsi anche per voi… il presunto coraggio di uccidere e fare del male può diventare vero coraggio, quello di dire la verità e fare verità dentro di sé…».
Si, voglio parlare con voi e a voi, alle persone che hanno fatto e fanno scelte criminali. Come ogni uomo e ogni donna, anche voi avete bisogno e diritto ad una parola chiara. Probabilmente mi risponderete, in dialetto: «Ma chi te l’ha chiesta? Fai il prete, pensa ai sacramenti…». Non m’importa: io voglio parlare lo stesso. Mi sono spesso rivolto alle istituzioni e alla gente. Questa volta, invece,mi rivolgo a voi. Perché siete voi, proprio voi, il punto.
Forse, se ciascuno di voi raccontasse la sua storia, emergerebbero tanti diversi profili. Chi è vissuto intriso di cultura camorristica, al punto da pensare che il mondo non possa che andare così, secondo la legge del più forte… chi si è sentito attratto da soldi facili e potere, chi ha sentito il “brivido” della violenza, chi ha inteso “farsi da solo”, chi ha preso questa strada come “ultima spiaggia” dopo aver cercato un lavoro legale, chi ha pensato di ribellarsi con la forza bruta dalla povertà… Vi dico, da pastore,che avrei non solo la curiosità,ma il desiderio di ascoltarle davvero queste storie.
Allo stesso tempo,però, sarebbe importante che voi ascoltaste altre storie. Quella di Mario,commerciante con moglie e tre figli,che ha chiuso per via delle vostre angherie e ora tira a campare tra mille umiliazioni e un senso profondo di fallimento, quella di Giuseppe, imprenditore che si è trasferito al Nord lasciando senza lavoro 50 persone della nostra terra, quella di centinaia e centinaia di persone uccise o ridotte a letto dai fumi tossici dei rifiuti sversati senza regole. Quella di Fabio, giovane laureato in Chimica con 110 e lode che non trova lavoro solo perché ha dignità e non è disposto a stare a regole ingiuste, spesso scritte da voi con la complicità della politica e dell'economia “legale”. Quella di Marina, che ogni pomeriggio passa la giornata alla finestra, a controllare i due figli adolescenti che giocano sotto casa, con l’ansia di evitare loro “brutti giri”. Vorrei che le ascoltaste, anche se già le conoscete. Insieme, queste storie dicono una sola cosa: quante sofferenze in questo nostro territorio! Quante lacrime, quante stragi di innocenti,quante paure per il presente e per il futuro!

Spesso noi meridionali – e sono certo anche voi – ci riempiamo la bocca dell’amore per la nostra terra. Ovunque proclamiamo il nostro senso di appartenenza. Una vittoria della squadra di calcio ci cambia la settimana. Ma se giorno per giorno la distruggiamo, questa terra, l’amore che proclamiamo è falso e ipocrita. È come dire di voler bene ad una donna che sta ferma immobile su una sedia, disponibile a farsi schiaffeggiare in ogni momento. È amore questo? No, è qualcosa di perverso e degradante. Stiamo sciupando una storia, una cultura, una terra, il patrimonio che ci è stato consegnato. Stiamo vanificando il dono stesso della vita.

In un famoso film americano, Bronx, una grande star di Hollywood, Robert De Niro, che interpreta il ruolo di un dignitoso conducente di autobus, così spiega al figlio cosa sono i delinquenti. «Sono talento sprecato, figliolo, ricorda, talento sprecato…».
Ecco, talento sprecato. Intelligenze sottratte ad una causa buona, e messa a servizio della peggiore delle cause. Mani strappate alla bellezza e consegnate alla bruttura. Piedi tolti da una strada dritta per attraversare un sentiero fangoso. E quello che più mi rattrista è che associate ai vostri gesti, alle vostre azioni, ai vostri comportamenti addirittura un senso religioso. No, questo no, non è plausibile. In nessun modo Dio approva l’omicidio di singole persone e di una collettività, la violenza, la superbia, l’ingiustizia, l’illegalità, il ricatto… E non sono grandi statue di santi, o sontuose offerte economiche o residui della superstizione popolare che vi fanno essere credenti autentici. Ve lo dico con tutta la chiarezza di cui sono capace! E mentre lo dico a voi, lo dico a tutto il popolo di Dio,ai fedeli laici, ai sacerdoti, ai religiosi: la vita criminale non è compatibile con la fede in Dio Padre!
Tante persone a volte mi dicono con senso di provocazione: «Padre, ma per 500 euro al mese non è meglio che faccio il camorrista?». «No! – rispondo d'impeto -. Se tu guadagni 500 euro è proprio per quel meccanismo perverso che la criminalità orienta, e che porta il debole a sopperire. Se passi dall’altra parte, domani tuo figlio ne guadagnerà 300…». Certo, facile parlare per un vescovo, uno che, come dite voi, «sta sempre chiuso in quel bel palazzo». Ma nemmeno questa considerazione mi fa desistere dal dire un'ultima cosa. Quando un uomo o una donna tornano a casa, di sera, è come se facessero i conti con la loro
giornata. È essenziale, per ciascuno di noi, poggiare la testa sul cuscino dicendo: «Ho fatto tutto quello che dovevo e potevo, e sono pronto a fare altrettanto domani…». Voi, se ci pensate, vi state negando la possibilità di un sonno sereno e giusto. E negandovelo, lo negate ai vostri cari. E, ormai, lo state negando a noi tutti.

Ecco, ora che con grande trepidazione vi ho detto quanto sentivo, anch’io posso poggiare la testa sul cuscino con il cuore più libero, ma non meno inquieto. Vi penso in case lussuose, in poveri appartamenti, in cella, per strada, in una masseria abbandonata. Prego perché la vostra conversione potrebbe essere la salvezza di questo popolo. In nome di Dio che ama la giustizia e la verità, recuperate la bellezza della vera umanità, con il vostro cambiamento interiore ridate speranza alla gente, recuperando il vostro senso della verità restituite un futuro sereno alle nostre città, al nostro sviluppo. Ho fiducia che anche in voi continui ad esserci il desiderio di altro, dell’altro e dell’Altro.

+ Beniamino Depalma
Arcivescovo - Vescovo di Nola

giovedì 3 marzo 2011

Mi correggo

Mi hanno telefonato non per una, ma per DUE supplenze a Pisa: ieri mi era arrivata una telefonata da un cellulare, non avrei mai pensato potesse essere una scuola. Ora sono in agitazione, coi candidati termini da una parte e il sito del MIUR (concepito dal diavolo in persona, neanche nascosto sotto le spoglie di Woland) che mi chiede un codice che non credo di aver mai avuto dall'altra.

Se rinasco, voglio in dotazione :
- l'ubiquità,
- la macchina del tempo di Zapotec e Marlin,
- l'ordine,
- la velocità, in modo da fare la tesi in fretta.

Ditelo al Capo.

giovedì 3 febbraio 2011

Un tempo: questo

Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

(Qo 3, 1-8)

E questo mio, che tempo è? E' un tempo pacato, un tempo in cui lavorare sereni, senza sentire di stare sprecando tempo. E' il tempo per godermi questa città e le persone con cui la sto vivendo, di camminare in un'aria di vetro alzando ogni tanto la testa per vedere cosa ho intorno. E' tempo di non stare a farsi domande, né problemi inutili. E' tempo di lanciare le reti e aspettare pazientemente che si riempiano. E' tempo di leggere, di andare in giro. E' tempo di pensare a cose belle e semplici, di sorridere, di essere meno ingrata con la vita. E' tempo di bellezza e serenità, dopo un anno difficile. E' tempo di non fare rumore, ché non ce n'è bisogno. E' tempo di avvertire, silenziosa e rassicurante, la presenza di un Creatore. E di camminare come una formichina meticolosa, a passi morbidi e ovattati, nella conca della Sua mano.

lunedì 10 gennaio 2011

Le hasard

Mélaine l'ho conosciuta a Pisa nel settembre 2007. Era appena arrivata per l'Erasmus e mi aveva chiesto dove fosse la facoltà di Storia e Filosofia. Io dall'Erasmus ci ero appena tornata e a Pisa di mangiaranocchie m'era rimasta solo Elodie. Ci siamo scambiate il numero e ogni tanto ci vedevamo. E' di Rouen, ha 3 anni meno di me e un bel faccino tondo con due belle guanciotte piene e un sorriso perenne, la voglia di girare il mondo e già due viaggi in Africa alle spalle, uno in Senegal e l'altro in Mali.
L'avevo vista l'ultima volta il 25 giugno 2008, alla mia laurea, mi aveva portato una rosa rossa. Due ore dopo sarebbe partita coi suoi per casa e i 9 mesi a Pisa piegati a modo e sistemati con cura nel camper.

Sabato sera i miei amici mi hanno portato in un barrino microscopico e un po' lercio con musica dal vivo e troppa gente rispetto a quanta ne poteva contenere. Ero di spalle alla porta, a un certo punto mi giro e vedo una ragazza, bassina e dall'aria familiare. Ci fissiamo per qualche secondo, poi lei mi fa: Rosa! Ma che ci fai qui???

E' scattato l'abbraccio, poi mi ha presentato il suo ragazzo e abbiamo parlato una buona parte della serata. Non mi sarei mai aspettata di incontrarla, perché lei ora vive a Lyon e tra un mese parte per il Burkina Faso per uno stage di 4 mesi, percorso conclusivo della formazione in "arts de la rue", un lavoro da sognatori.

Dite quello che vi pare, ma io al caso non ci ho mai creduto e mi pare sempre più difficile cominciare a crederci.Chiamatela Vita, chiamatelo Destino, Fato. Io lo chiamo Dio. E me lo immagino come un grande e burattinaio bonaccione che maneggia i fili sottili delle nostre vite. Ogni tanto magari fa un po' di casino, ma pover'uomo, vorrei veederci voi con 6 miliardi di marionette!
E alla tua domanda, cara Mélaine, rispondo cosi': avevo appuntamento con un'amica che non vedevo da un po' di tempo.