Sono cosciente che con quello che sto per scrivere potrei aggiudicarmi il
Pignainculo Award 2011 pure se siamo appena al 31 gennaio, ma non posso proprio farne a meno. Sono anche perfettamente cosciente che i problemi dell'Italia di oggi sono ben altri, ma anche le migliaia di assassini della lingua italiana a piede libero lo sono. Vediamo se riusciamo a redimerne qualcuno con qualche semplice spiegazione, a rischio di farmi odiare dai 4 lettori che mi sono rimasti. Poi avro' i miei problemi con l'italiano anch'io, ma rispetto a quello che mi capita sotto gli occhi tutti i giorni, tra mail, feisbuc, sms e pagine web, sono bazzecole. E poi scusate, sono un'aspirante linguista e ho insegnato italiano a scuola, quindi è mio dovere farlo. Per questo post mi limito all'ortografia, altrimenti potrei stare a scrivere da qui a dopodomani mattina, e non mi pare il caso.
Ma andiamo con ordine.
Gli apostrofi sono un problema enorme, quando vanno messi e quando no? Vediamo caso per caso, a cominciare dalle cose semplici:
UN : l'articolo indeterminativo
un, maschile singolare, non si apostrofa
mai davanti a vocale. Se scrivete che avete
un'ospite, significa che il vostro ospite è donna. Solo
una si apostrofa.Per lo spesso motivo, non si apostrofano né
nessuno, né
qualcuno.
Nessun altro,
qualcun altro.
QUALE: l'aggettivo interrogativo
quale è una parola tronca, non si apostrofa
mai. Ma proprio mai mai mai. Anche molti giornalisti sembrano ignorarlo, ma voi fidatevi di formichina dalla penna rossa: si scrive
qual è, non
qual'è.
PO': quando scrivete
un po', sulla o non ci va l'accento, ma ci vuole l'apostrofo: è un'elisione. Abbiate un
po' di pazienza!
Siamo
D'ACCORDO finora? Notate bene:
d'accordo, con l'apostrofo: perché è la preposizione
di più il sostantivo
accordo. Qua l'apostrofo ci vuole assolutamente,
daccordo è un'altra creatura cernobyliana che popola pagine e pagine del web e non solo.
Casi più complessi (qua ci vuole un po' più di pazienza):
GLIELO e
GLIEL'HO:
glielo è un pronome, composto da
glie e
lo, e che fino a qualche decennio fa si scriveva separatamente (se non ci credete, leggete Calvino).
Gliel'ho invece, oltre al pronome, contiene anche il verbo
avere alla prima persona singolare. Piccolo trucchetto: se siete percorsi dal dubbio amletico tra questi due che si somigliano ma non troppo, sappiate che se dopo c'è un participio passato, come
detto,
fatto,
scritto, è matematicamente impossibile che ci voglia
glielo. Ci va per forza
gliel'ho, non ci sono santi.
Glielo si usa solo con tempi semplici: presente, imperfetto, passato remoto e futuro.
Gliel'ho solo col passato prossimo. Stesso discorso per la coppia di finte gemelline
gliela e
gliel'ha. E la stessa cosa vale pure per le due coppie
lo e
l'ho e
la e
l'ha. Ah, e dato che è notizia del giorno, sappiate che invece
glielò, con l'accento sulla o, non esiste in natura, come i nasci (innesto fra la mela e la pera, inodore e insapore), solo che è un po' più aberrante.
C'ENTRA e CENTRA: c'entra è il pronome ce più il verbo entrare. Centra, invece, è la terza persona singolare del presente del verbo centrare (= colpire al centro, fare centro). Se dite che una persona c'entra, vuol dire che è coinvolta in una data situazione, che c'azzecca, per dirla alla Di Pietro (tanto per citare un assassino celebre). Se poi invece questa persona centra, allora probabilmente o gioca a basket o è particolarmente intuitiva e centra le questioni, appunto. Di solito dopo centra, senz'apostrofo, ci vuole sempre un sostantivo, visto che centrare è un verbo transitivo. Stessa differenza tra l'io c'entro dei manifesti di Casini (e meno male che lo sa!) e io centro il canestro.
CE N'E' e CE NE: ce n'è è una sequenza di pronome, altro pronome e verbo essere. Ce ne, invece, sono due pronomi, ci manca il verbo essere. Prendiamo due frasi per spiegare meglio la differenza:
- Tesssooooro, abbiamo ancora latte?
- Si', ce n'è ancora.
- Tesssooooro, e biscotti invece?
- No, biscotti, non ce ne sono più.
E per sdrammatizzare (ma non troppo), una chicca rinvenuta su feisbuc: