lunedì 31 gennaio 2011

Almeno l'itagliano sallo!

Sono cosciente che con quello che sto per scrivere potrei aggiudicarmi il Pignainculo Award 2011 pure se siamo appena al 31 gennaio, ma non posso proprio farne a meno. Sono anche perfettamente cosciente che i problemi dell'Italia di oggi sono ben altri, ma anche le migliaia di assassini della lingua italiana a piede libero lo sono. Vediamo se riusciamo a redimerne qualcuno con qualche semplice spiegazione, a rischio di farmi odiare dai 4 lettori che mi sono rimasti. Poi avro' i miei problemi con l'italiano anch'io, ma rispetto a quello che mi capita sotto gli occhi tutti i giorni, tra mail, feisbuc, sms e pagine web, sono bazzecole. E poi scusate, sono un'aspirante linguista e ho insegnato italiano a scuola, quindi è mio dovere farlo. Per questo post mi limito all'ortografia, altrimenti potrei stare a scrivere da qui a dopodomani mattina, e non mi pare il caso.
Ma andiamo con ordine.

Gli apostrofi sono un problema enorme, quando vanno messi e quando no? Vediamo caso per caso, a cominciare dalle cose semplici:

UN : l'articolo indeterminativo un, maschile singolare, non si apostrofa mai davanti a vocale. Se scrivete che avete un'ospite, significa che il vostro ospite è donna. Solo una si apostrofa.Per lo spesso motivo, non si apostrofano né nessuno, né qualcuno. Nessun altro, qualcun altro.

QUALE: l'aggettivo interrogativo quale è una parola tronca, non si apostrofa mai. Ma proprio mai mai mai. Anche molti giornalisti sembrano ignorarlo, ma voi fidatevi di formichina dalla penna rossa: si scrive qual è, non qual'è.

PO': quando scrivete un po', sulla o non ci va l'accento, ma ci vuole l'apostrofo: è un'elisione. Abbiate un po' di pazienza!

Siamo D'ACCORDO finora? Notate bene: d'accordo, con l'apostrofo: perché è la preposizione di più il sostantivo accordo. Qua l'apostrofo ci vuole assolutamente, daccordo è un'altra creatura cernobyliana che popola pagine e pagine del web e non solo.

Casi più complessi (qua ci vuole un po' più di pazienza):

GLIELO e GLIEL'HO: glielo è un pronome, composto da glie e lo, e che fino a qualche decennio fa si scriveva separatamente (se non ci credete, leggete Calvino). Gliel'ho invece, oltre al pronome, contiene anche il verbo avere alla prima persona singolare.  Piccolo trucchetto: se siete percorsi dal dubbio amletico tra questi due che si somigliano ma non troppo, sappiate che se dopo c'è un participio passato, come detto, fatto, scritto, è matematicamente impossibile che ci voglia glielo. Ci va per forza gliel'ho, non ci sono santi. Glielo si usa solo con tempi semplici: presente, imperfetto, passato remoto e futuro. Gliel'ho solo col passato prossimo. Stesso discorso per la coppia di finte gemelline gliela e gliel'ha. E la stessa cosa vale pure per le due coppie lo e l'ho e la e l'ha. Ah, e dato che è notizia del giorno, sappiate che invece glielò, con l'accento sulla o, non esiste in natura, come i nasci (innesto fra la mela e la pera, inodore e insapore), solo che è un po' più aberrante. 


C'ENTRA e CENTRA: c'entra è il pronome ce più il verbo entrare. Centra, invece, è la terza persona singolare del presente del verbo centrare (= colpire al centro, fare centro). Se dite che una persona c'entra, vuol dire che è coinvolta in una data situazione, che c'azzecca, per dirla alla Di Pietro (tanto per citare un assassino celebre). Se poi invece questa persona centra, allora probabilmente o gioca a basket o è particolarmente intuitiva e centra le questioni, appunto. Di solito dopo centra, senz'apostrofo, ci vuole sempre un sostantivo, visto che centrare è un verbo transitivo. Stessa differenza tra l'io c'entro dei manifesti di Casini (e meno male che lo sa!) e io centro il canestro


CE N'E' e CE NE: ce n'è è una sequenza di pronome, altro pronome e verbo essere. Ce ne, invece, sono due pronomi, ci manca il verbo essere. Prendiamo due frasi per spiegare meglio la differenza:
- Tesssooooro, abbiamo ancora latte?
- Si', ce n'è ancora.
- Tesssooooro, e biscotti invece?
- No, biscotti, non ce ne sono più. 

E per sdrammatizzare (ma non troppo), una chicca rinvenuta su feisbuc:



5 commenti:

  1. Prof, ho una domanda. Non ho mai capito perche' "nessuno" e "qualcuno" equivalgono a "un" in fatto di apostrofo. Con "un" non c'e' niente da elidere e quindi non ci metto l'apostrofo ma con "qualcuno" c'e' una meravigliosa o finale che mi piacerebbe tanto elidere con un apostrofo... ZAC! Perche' non me lo fate fare??

    RispondiElimina
  2. Perché sono parole composte su "uno", appunto. Non si elidono, si troncano. Ho soddisfatto la tua curiosità?

    RispondiElimina
  3. Scandalo! Orrore! Aberrazione! Davanti alla "a" non si elide mai il "ci" -- Crusca docet:

    http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4094&ctg_id=44

    A formichi', si popo devi da rompe l'anima fallo pe' bene fino 'n fonno, no che fai e gose a mezzi. Bella!

    RispondiElimina
  4. Ma io ho scritto "c'azzecca", non "c'ha". E se non fosse possibile manco questa, ho messo le mani avanti: te l'ho detto che C'HO i miei problemi con l'italiano anch'io! Scusa: te lo detto o te lò detto? :p

    RispondiElimina
  5. Giustappunto: http://dizionari.corriere.it/dizionario-si-dice/C/che-c-azzecca.shtml

    RispondiElimina