giovedì 27 gennaio 2011

Vuoti di memoria?

Eccoci qua, come ogni 27 gennaio, a celebrare la giornata della Memoria per non dimenticare la Shoah. Anche quest'anno siamo qui a dirci e a sentirci dire che è stato un immenso crimine contro l'umanità, che bisogna continuare a ricordare per evitare che una simile atrocità si ripeta. E mi trovate d'accordo, d'accordissimo. La Shoah, almeno per l'Europa, è stata una catstrofe senza pari. Il nazismo è stata una cosa aberrante, il sogno di un pazzo furioso a cui hanno preso parte milioni di persone "normali" senza chiedersi troppo se quello che facevano era giusto oppure no.

Ma quello che mi chiedo io, ogni 27 gennaio, è: quante giornate della Memoria dovremmo festeggiare in un anno se volessimo commemorare tutto? Riusciamo veramente con queste celebrazioni non a limitarci a fare una semplice commemorazione ma ad insegnare l'importanza della tolleranza, il principio dell'uguaglianza tra gli uomini? Riusciamo a far capire ai ragazzini chi gli immigrati, gli zingari, i barboni  oggi sono trattati alla stregua degli Ebrei ieri anche se in atto non c'è nessuna deportazione di massa nei campi di concentramento?

Al di là di quello che è successo, secondo me bisogna mettere l'accento su come tutto cio' sia stato possibile, su quale sia stato il germe scatenante di un simile abominio. Ricordare è utile, ma non basta. Oggi più che mai, dobbiamo andare tutti un po' a scuola di tolleranza.

Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo che lavora nel fango
che non conosce pace, che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi, Se questo è un uomo)


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