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venerdì 19 aprile 2013

Il 5 aprile e la meglio gioventù

Ritornerei sotto tesi per un unico motivo: avere quel qualcosa che "premeva" e che mi spingeva a scrivere qualche riga da queste parti, prima di affrontare la mia pagina quotidiana. Ma la tesi è finita, è stata consegnata a febbraio e discussa due venerdi' fa. Si è chiuso cosi' uno dei percorsi più dolorosi della mia vita, con molta probabilità IL più doloroso, cominciato con grande, grandissimo entusiasmo e finito con un grosso sospiro di liberazione. Sono stati 4 anni duri, duri pure da spiegare. Di certo non sono stata l'unica a vivere una situazione del genere, ma sono dell'idea che ogni dolore sia una storia a sé. Ma non per la pretesa di dire: "Il mio dolore è più grande del tuo", ma semplicemente perché il mio dolore è stato mio e basta, anche se - fortunatamente - condiviso con tante persone meravigliose. Come ve li spiego il terrore della gogna alle riunioni, le mail minatorie, le umiliazioni varie ed eventuali da parte di chi avrebbe dovuto aiutarmi e invece non ha fatto altro che insultarmi, minacciarmi, trattarmi come un'idiota? Ho passato 4 anni nel labirinto degli specchi, come quello che c'era all'Edenlandia quand'ero bambina, e a dire: "Ora lascio, mollo tutto" un secondo prima di dirmi: "Non puoi farlo, è troppo tardi, anche se non hai fatto niente."

E poi la rabbia. Quella verso i rappresentanti di una casta di privilegiati, quelli che prendono più di 3 000 euro al mese e poi fanno fare lezione ai loro dottorandi (da cui magari si fanno offrire pure il caffè), fanno rientrare i bagni termali nella nota spese dei rimborsi per i convegni (tanto paga l'università, cosa vuoi che sia?) e si permettono pure di deriderti se provi a dire che magari quella persona importante potrai incontrarla solo se trovi un biglietto aereo economico o se quel giorno non dovrai lavorare, visto che in qualche modo devi pur campare...
La rabbia per questi sessantottini del cazzo che, una volta ottenuto cio' che volevano, si sono tristemente imborghesiti e non accennano minimamente a mollare la poltrona.
E l'irritazione per tutti i complimenti che mi sono arrivati dopo, in questo valzer di "all's well that ends well" che suonava un po' come "il caso era disperato, ma sapete, grazie a me ce l'ha fatta".

Allora che ho fatto? Ho approfittato di tutte queste smancerie per togliermi qualche sassolino dalla scarpa, inserendomi nella conversazione. Li ho ringraziati per i complimenti (perché sono pur sempre una signora e somiglio a una contessa), ricordando a tutti le asperità del mio percorso. Non ho potuto dire: "mi avete affidata alle mani di una pazza", ma spero che qualcuno di loro se ne sia reso conto. Ho detto invece qualcosa  come:  "vi ho dimostrato di non avere paura e mi sono completamente riciclata. ora sta a voi dimostrare alle istituzioni che dall'università italiana escono ancora persone valide, che non hanno paura di lasciare l'orticello per avventurarsi altrove, e non parlo solo di me ma di tutti gli amici-colleghi che avete formato. ora sta a voi permetterci di continuare. Je vous fais confiance". Tradotto, suonava con: "bene, mi avete rotto le palle e l'autostima per 4 lunghissimi anni. mi avete costretta a fare una cosa che mi faceva vomitare. non l'avete fatto solo con me ma pure con gli altri. ora, cortesemente, levatevi di 'ulo e dateci un posto. grazie"

Sulla quindicina di destinatari mi hanno risposto in tre. Un posto non l'avro' comunque, forse dopo questa brillante idea ancora meno, quindi tanto valeva farlo. Ad ogni modo, sono due settimane che penso a questa scena, tratta da uno dei miei film preferiti. E che, manco a farlo apposta, ci sta bene pure con quello che succede in questo momento a Roma:



lunedì 26 settembre 2011

La fourmi a fait "boum"

- Scusami, hai detto che sei di Verona, giusto?
- Si', esatto.
- Mi potresti dire dove trovo le navette per arrivare alla stazione di Verona?
- Ma perché vuoi arrivare a Verona? Arriva alla stazione di Villafranca, no? Tanto se devi andare a Brescia ci passi per forza a Villafranca, non ti conviene tornare indietro. Anzi, ora viene a prendermi un amico, magari ti diamo uno strappo noi.
- Ah grazie, gentilissimo!

E cosi' i due giovanotti hanno accompagnato la formichina alla stazione di Villafranca, dove ha comprato uno strano biglietto del treno al bar.
- Mi scusi signora, a che ora passa il prossimo treno per Brescia?
- 20.20, binario 1.

Ma al binario 1 un gentile signore ha informato la formichina che da Villafranca, per andare a Brescia, bisogna passare per forza per Verona e prendere un altro trenino diretto a Milano. E che il prossimo treno per Verona era alle 20.14, alle 20.20 non c'era nessun treno.
Uscita di casa alle 13.45, la formichina è arrivata a Brescia alle 21.30, comme quoi l'avion serait le moyen de déplacement le plus rapide au monde.

La due giorni bresciana è andata bene, meglio del solito e del previsto. Certo, se non fossi scivolata nella vasca dell'hotel rischiando di spaccarmi la faccia, sarei anche più contenta. Avevo i piedi insaponati, e a un certo punto ho perso l'equilibrio, un po' come i personaggi dei fumetti e dei cartoni animati quando non gli si vedono più le zampe, ma solo un gran turbine, avete presente? Ecco. Poi ho fatto "boum", battendo con il lato sinistro della mascella il bordo della vasca. E mi è venuto in mente lui, pure se la mia reazione non è stata proprio uguale alla sua...

Ho sentito i piedi un po' come le zampe di Bee-bip, per darvi l'idea. Con la fine che pero' di solito fa Willy il Coyote...

domenica 10 aprile 2011

A passage to Brixia

Qualche cambiamento, stavolta: un altro aeroporto, un'altra compagnia aerea, una tappa dalla Schwester prima e non dopo...e una riunione andata insolitamente bene, malgré tout.
Beauvais è in mezzo al nulla, ma è fattibile. Mi aspettavo un capannone (cosi' me l'avevano descritto) e invece è un aeroporto vero. In scala ridotta tipo quelli delle costruzioni, ma sempre un aeroporto è.

Capitolo Ryanair: ehm, da dove comincio? La saggezza popolare ha sempre un suo perché: e in questo caso è vero che 'o sparagno nun è mai guadagno (in italiano: chi spende, meno spende). A bordo non ci sono hostess e steward, ma vù cumprà: se non fosse per il colore della pelle e la divisa, farebbero affari d'estate sulle spiagge libere di Torre del Lago e Viareggio, dove ne passa in media uno ogni 3 minuti. I vù cumprà gialloblu vendono davvero quarziasi cosa: sigarette senza tabacco, fumabili a bordo, con lo 0,8% di nicotina come le sigarette normali, ma senza il piacere del "momento sigaretta" e della sua dimensione sociale; panini improbabili e bibite calde; schede telefoniche; biglietti della lotteria e orologini di plastica. Ce l'avessero in miniatura, si venderebbero pure loro ma'. Ma poveracci, vanno capiti: il supermercato volante è un modo per integrare uno stipendio da fame con turni massacranti (fonte: un amico che ha lavorato per loro e che s'è licenziato). A Ryanair andrebbe pero' il Nobel per la propulsione all'ingegno: chi di voi, dovendo portare UN SOLO bagaglio a mano non si è cimentato in una prova da campionato di tetris prima di mettersi in fila per i controlli, dove ti aspetta lui, l'aggeggio infernale in cui devi riuscire a incastrare il tuo trolley, che in quel momento si sente a suo agio come i piedini delle fanciulle del regno nella scarpetta di vetro di Cenerentola? Facendo questa operazione a Orio, è finalmente uscito fuori il portalenti che avevo cercato disperatamente dalla Schwester la sera del mio arrivo: avevo ravanato in tutta la valigia, tranne dove dovevo farlo. Forse pure i portalenti fanno come i fidanzati, vengono fuori solo quando non ne hai un bisogno immediato.


E poi il viaggio in un trenino di due carrozze due attraverso la campagna emiliana e basso-lombarda, tra ruscelli e alberi in fiore. Avrei tanto desiderato essere un filo d'erba per avere il privilegio di stare tutto il giorno col naso all'insù a guardare quelle gemme meravigliose. Un sole splendido e caldo, forse troppo per la stagione, ma va bene uguale. Una  faccina disegnata sulla schiuma di un caffè macchiato al bar di una stazione di passaggio, quattro chiacchiere in treno con un ragazzo di passaggio, suonatore di trombone. Una telefonata che qualche mese fa mi avrebbe fatto sussultare, ma che ieri è stata una come tante.

E poi Annozero (facciamoci del male, per la serie "senza pietà"), grazie a cui ho fatto la conoscenza di un nuovo acquisto del partito dell'ammore, tale Stracquadanio (che come ho scritto sul blog di Lucia, sarà un mot-valise tra stracchino, quaquaraquà e padanIo) e di un campione di gioventù del partito dell'ammore, di cui non ricordo il nome. Ricordo pero' che ha 23 anni e che da giorni insieme ad altri fulminati fa parte del comitato pro-nano davanti alla procura di Milano, perché crede che sia ingiusto che da 17 anni sul banco degli imputati ci sia sempre la stessa persona, che i giudici sono utti comunisti e compagnia bella che avrete già sentito e che vi risparmio. Ma per fortuna mi ricordo di un altro ragazzo che era in studio e che in due minuti due ha detto cose molto più sensate di tutti gli altri messi insieme, tipo che oggi sarebbe andato in piazza per reclamare il suo diritto a vivere in un Paese migliore. Per fortuna non tutti crescono a surgelati, pleistescion e amicidimaria. Ah, e le fantastiche vignette di Vauro, che se ve le siete perse, sono qui.

Probabilmente io con Brescia non mi riconciliero' mai, per tutto quello che per me significa. Ma confesso che più di una volta, in questi due giorni, mi sono fermata ad ammirarla in qualche scorcio con piacevole stupore: la Loggia sotto le stelle e uno spicchio minuscolo di luna, un maestoso ciliegio fiorito nel chiostro dell'università, le case colorate in san Faustino, le aiuole strabordanti di fiori e...le panchine. Vado a Brescia da due anni e mezzo ed è la prima volta che ci trovo le panchine. Forse qualcosa sta cambiando.