Partiamo dal principio, ovvero dal tabletdimmerda. Sì, un regalo assolutamente non gradito ricevuto al mio 30esimo compleanno (quasi un anno e mezzo fa). Non gradito e per di più beffardo, visto che la Schwester era stata incaricata da una mia amica per indagare circa una mia preferenza. Amica che aveva tenuto a sottolineare l'importanza della sorpresa, come se di anni ne compissi 3 e non 30. Completamente ignara della faccenda, quando mi trovai il seguente sms: "Visto che sono un'ottima cliente, la Wind vorrebbe regalarmi una cosa a scelta fra uno smartphone, un tablet e un altro vattelappesca elettronico, cosa scelgo?" con mittente Schwester, risposi in fretta e furia (pensando a lei, che una specie di smartphone ce l'aveva già): "Non saprei, prenditi un tablet, magari."
E questo consiglio spassionato, buttato lì senza pensarci più di tanto, si è materializzato nelle mie mani la sera del mio 30esimo. Io, brava a recitare come Manuela Arcuri o come Corinna in Boris, devo aver detto: "sì, grazie, utilissimo", andando su tutte le furie l'indomani mattina, quando la Schwester mi confessa che il "regalo della Wind" è in realtà quell'obbrobrio vestito da tablet, destinato a me e non a lei. Ricordo di aver avuto una reazione assurda, ora se ci penso mi vergogno pure. Avevo chiamato la mia migliore amica, che non mi aveva tirato su il morale dicendomi che lei in realtà aveva proposto una borsa, che l'amica del tablet aveva bocciato in nome dell'utilità. Avevo poi chiamato anche il responsabile dell'acquisto, marito della terza amica, per sapere se si poteva cambiare con uno smartphone, visto che pochi giorni prima mi avevano regalato un Kobo (che, per la cronaca, è ancora imballato). Niente, i genii del regalo mi avevano rimosso la pellicola dal tabletdimmerda e quindi non si poteva fare niente.
Ricordo anche che questa storia l'avevo raccontata a P.A. la prima sera che uscivamo insieme, di ritorno dal concerto dei Negrita (regalo di P.A. per il mio 30esimo, poco prima che P.A. diventasse P.A., insomma). P.A. che mi ascoltava incuriosito e divertito, magari dicendosi: "e pensare che mi tocca pure insistere, per uscire con 'sta matta."
Tentativi di cambio falliti, misi il tabletdimmerda in valigia e me lo portai a Parigi, usandolo anche di tanto in tanto. Senza non molte jastemme, visto che il tabletdimmerda, in quanto tabletdimmerda, appunto, è di pessima qualità: schermo tattile decisamente poco friendly, pagine che si aprono a loro piacimento, e si allargano, si spostano, si rimpiccioliscono come se vivessero di vita propria.
Il tabletdimmerda si riscattava un pochino quando andavo in fiera, mantenendomi in contatto con il mondo in una situazione di relativo isolamento. A modo suo, ma in quel contesto una piccola utilità la aveva. Ma sempre tabletdimmerda rimaneva.
E così, un anno e mezzo dopo, dotata ormai di smartphone e prossima a un immenso trasloco, ho deciso di liberarmi definitivamente del tabletdimmerda. Sono perciò entrata in un negozio di informatica nei dintorni di casa mia, attirata dalla scritta: "achat/vente pc, tablette, etc.". Ma le mie speranze sono crollate miseramente quando il negoziante, venuta a sapere la marca del tabletdimmerda, mi fa: "Mi spiace, ma io compro solo marche buone. Mediacom è un pezzotto, il materiale è scadente, non posso vendere una cosa che poi il cliente mi porta indietro." Ma bravo, e secondo te perché vorrei disfarmene?
Tout à coup, un'ideona: perché non provare a metterlo sul Bon Coin? Il sito francese equivalente di quello che, almeno a Napoli, è il Fieracittà, giornalino in cui trovi di tutto di più, molto amato da mio padre che, convinto di aver fatto gli affari del secolo, è tornato a casa una volta con un orribile letto a castello e un'altra volta con un frigorifero rosso. Frigorifero che, anche dopo la dichiarazione di decesso da parte di mummy e relativo stacco della spina, continuava a perdere acqua anche giorni dopo, al punto di meritarsi l'appellativo di "Frigo Rei".
Vabbè, torniamo al Bon Coin. In Francia c'è gente che passa giornate intere appostata sul Bon Coin, alla ricerca dell'affare del secolo. E a fare telefonate agli inserzionisti del Bon Coin, che dopo una decina di telefonate improbabili si chiedono "Ma chi mu fici fari a mmia?" Martedì mi decido, posto l'annuncio con ben due foto: una del tabletdimmerda, l'altra della scatola del tabletdimmerda, per non starne a specificare le specificità. E mercoledì, appena accendo il mio very smart smartphone color corallo, mi trovo un messaggio in segreteria, vari sms e tentativi di chiamata. D'altra parte, come poteva non attirare un fantastico tabletdimmerda senza-un-graffio a 25 euri?
Mi hanno chiamato da tutta l'Ile-de-France. E mi hanno chiamato soprattutto tanti Ahmed, Latifa, Rhamad. Gente che avrebbe pagato 17 euri di treno per venire a Parigi a comprare il mio tabletdimmerda. Dopo il bidone di un tizio che mi aveva dato appuntamento alle 12 (bidone che, se non avessi chiamato, non avrei mai scoperto), sono finalmente riuscita ad accordarmi con una signora per la sera. Accordo sudato, 250 telefonate per far capire alla signora come uscire dalla metro di Nation, fermo rifiuto a ogni tentativo di contrattazione (Non me lo può fare a 20? No, è nuovo, non ha un graffio), 15 minuti di attesa sotto il sole a Nation, trafelata, spazientita, col répondeur della tizia a ogni mio tentativo di chiamata e il 35% di batteria consumato.
Finalmente, riesce ad uscire dal metro. Si è fatta un'ora di treno (arriva da Poissy, dall'altra parte della regione) per venire a fare l'affare del secolo. Una figlia per mano, quella di sinistra deve fare pipì e le abbassa i pantaloni vicino all'albero. La descrizione dei vestiti corrisponde e allora: Madame, c'est vous pour la tablette? traduce una turbata agnizione. Piccolo momento di sconcerto: Ah, è così piccolo… pensavo fosse più grande. La guardo, come a dire: A signò, ma che ghivi truvann pe' 25 euro? E lei, in quel momento, deve effettuare un rapido calcolo mentale tra tempo, soldi del biglietto del treno e tutto il resto e mi porge la grana, dopo che ho tentato di mostrarle le varie funzionalità del tabletdimmerda senza-un-graffio mentre la figlia faceva pipì nascosta da sacchi di spazzatura vicino l'albero.
Prima di congedarsi, mi fa: Ah, se ha altro da vendere, telefoni, ecc. mi chiami direttamente, non metta l'annuncio su Le Bon Coin, ché io sono interessata. Senz'altro, non si preoccupi. Sarò felicissima di fare un'altra sudata come questa per 25 euri. E meno male che ho un forfait di telefonate illimitate, altrimenti ci avrei pure rimesso.
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giovedì 24 luglio 2014
sabato 31 maggio 2014
Aspettando il tram
"Bonsoir!"
Non rispondo. Non rispondo mai, qualche volta che l'ho fatto mi sono trovata gente quasi sotto casa.
"Bonsoir, c'est gra-tui-t!"
Lo ignoro. Guardo l'amica che aspetta con me.
Indispettito, comincia una cantilena: "ça, c'est des sor-ciè-res! c'est des filles qui n'ont pas de mec!*"
Ok, io sarò una strega…. ma tu che all'una di venerdì notte vai in giro con una ventiquattrore in una mano e un orsetto di peluche nell'altra, stai messo molto, molto peggio!
*Queste qua sono due streghe, due che non hanno un uomo.
Non rispondo. Non rispondo mai, qualche volta che l'ho fatto mi sono trovata gente quasi sotto casa.
"Bonsoir, c'est gra-tui-t!"
Lo ignoro. Guardo l'amica che aspetta con me.
Indispettito, comincia una cantilena: "ça, c'est des sor-ciè-res! c'est des filles qui n'ont pas de mec!*"
Ok, io sarò una strega…. ma tu che all'una di venerdì notte vai in giro con una ventiquattrore in una mano e un orsetto di peluche nell'altra, stai messo molto, molto peggio!
*Queste qua sono due streghe, due che non hanno un uomo.
sabato 28 settembre 2013
L'ef.bi.ai di paese
No, questa ve la devo raccontare, perché quando l'ho vissuta pensavo di essere un alieno capitato per sbaglio nel posto in cui ero.
Ma andiamo con ordine.
Venerdi' della settimana scorsa: dopo una notte a Orly e un aereo all'alba, arrivo al mio ridente paese natale. Causa matrimonio in famiglia il giorno dopo, avevo prenotato una seduta di restauro dall'estetista di fiducia, per tentare di salvare il salvabile. Mentre quella fissata dell'estetista mi abbelliva i piedini - che erano ancora tutti interi, ma questo è un altro discorso - driiiin driiiin... arriva una telefonata. Dopo qualche scambio di battute tra la fissata e la donna misteriosa all'altro capo del filo, capisco che si parla di me. Sfodero una delle mie migliori faccine perplesse e provo a protestare con la fissata: "ma forse vorrà parlare con mia zia..." (mia zia ha un nome molto simile al mio, solo con 3 lettere in più). E invece no: la tizia vuole proprio parlare con me. Me la passa. Io, in preda a mille punti interrogativi, prendo la telefonata:
- Si'?
- Buongiorno, formichina? Noi non ci conosciamo, io mi chiamo G.P. e sono amica della sorella del marito di tua zia (sempre quella con le 3 lettere in più nel nome).
- Ah, mi dica.
- Ma tu sei la sorella di C.?
- No, sono la nipote di C. Signora, ma lei è davvero sicura che vuole parlare con me e non con mia zia?
- Voglio parlare con te. Sei la figlia del signore della panetteria?
- (.....) si', sono io.
- Bene, tu stai a Parigi, vero?
- Si', perché?
- Ah, e cosa fai a Parigi, lavori?
- (penso: oddio, ma quando finisce 'sto terzo grado? chi è questa? e che vuole da me?) Cerco lavoro per ora.
- Ah, e fino a quando rimani?
- Signora, non lo so, dipende.
- No, ti spiego, è per la figlia di una mia amica, che viene a Parigi a inizio dell'anno prossimo... le sto cercando un contatto come appoggio là.
- (ci risiamo: un'altra che mi ha preso per un'agenzia immobiliare) Ma cerca una casa questa ragazza?
- No no, era giusto per compagnia, perché parte da sola... ma se tu non ci sarai più, forse non so se è il caso. Ma quindi fino a quando resti? Resterai?
- (comincio ad alterarmi) Signora, ma come faccio a dirle cose che non so io per prima?!
- Vabbè, posso comunque dare il tuo contatto a questa ragazza? Poi se non sarai più a Parigi non fa niente...
- (profondo respiro) Sisi', non c'è problema, questo è il mio numero, poi si vedrà più in là. Arrivederci, eh.
Cioè, io non so se vi rendete conto del grado di sofisticazione della cosa. Ricostruendo l'accaduto: la sorella del marito di mia zia dice alla sua amica che conosce una a Parigi (io). Quella scema dell'estetista fa la soffiata a entrambe circa il mio passaggio in sala restauro. Madame ef.bi.ai, con la prontezza di un avvoltoio, telefona all'estetista all'ora del mio appuntamento e mi bracca, fregandosene altamente del mio momento di relax dopo aver passato la notte sulle poltroncine di Orly e del fatto che magari non mi andava di farmi fare il terzo grado da una persona che manco conosco. Ma sono io troppo bacchettona o è la gente che è troppo invadente?
En tout cas, dite all'ef.bi.ai che le prossime reclute le venga a cercare al mio paese: una proposta ce l'ho già.
Ma andiamo con ordine.
Venerdi' della settimana scorsa: dopo una notte a Orly e un aereo all'alba, arrivo al mio ridente paese natale. Causa matrimonio in famiglia il giorno dopo, avevo prenotato una seduta di restauro dall'estetista di fiducia, per tentare di salvare il salvabile. Mentre quella fissata dell'estetista mi abbelliva i piedini - che erano ancora tutti interi, ma questo è un altro discorso - driiiin driiiin... arriva una telefonata. Dopo qualche scambio di battute tra la fissata e la donna misteriosa all'altro capo del filo, capisco che si parla di me. Sfodero una delle mie migliori faccine perplesse e provo a protestare con la fissata: "ma forse vorrà parlare con mia zia..." (mia zia ha un nome molto simile al mio, solo con 3 lettere in più). E invece no: la tizia vuole proprio parlare con me. Me la passa. Io, in preda a mille punti interrogativi, prendo la telefonata:
- Si'?
- Buongiorno, formichina? Noi non ci conosciamo, io mi chiamo G.P. e sono amica della sorella del marito di tua zia (sempre quella con le 3 lettere in più nel nome).
- Ah, mi dica.
- Ma tu sei la sorella di C.?
- No, sono la nipote di C. Signora, ma lei è davvero sicura che vuole parlare con me e non con mia zia?
- Voglio parlare con te. Sei la figlia del signore della panetteria?
- (.....) si', sono io.
- Bene, tu stai a Parigi, vero?
- Si', perché?
- Ah, e cosa fai a Parigi, lavori?
- (penso: oddio, ma quando finisce 'sto terzo grado? chi è questa? e che vuole da me?) Cerco lavoro per ora.
- Ah, e fino a quando rimani?
- Signora, non lo so, dipende.
- No, ti spiego, è per la figlia di una mia amica, che viene a Parigi a inizio dell'anno prossimo... le sto cercando un contatto come appoggio là.
- (ci risiamo: un'altra che mi ha preso per un'agenzia immobiliare) Ma cerca una casa questa ragazza?
- No no, era giusto per compagnia, perché parte da sola... ma se tu non ci sarai più, forse non so se è il caso. Ma quindi fino a quando resti? Resterai?
- (comincio ad alterarmi) Signora, ma come faccio a dirle cose che non so io per prima?!
- Vabbè, posso comunque dare il tuo contatto a questa ragazza? Poi se non sarai più a Parigi non fa niente...
- (profondo respiro) Sisi', non c'è problema, questo è il mio numero, poi si vedrà più in là. Arrivederci, eh.
Cioè, io non so se vi rendete conto del grado di sofisticazione della cosa. Ricostruendo l'accaduto: la sorella del marito di mia zia dice alla sua amica che conosce una a Parigi (io). Quella scema dell'estetista fa la soffiata a entrambe circa il mio passaggio in sala restauro. Madame ef.bi.ai, con la prontezza di un avvoltoio, telefona all'estetista all'ora del mio appuntamento e mi bracca, fregandosene altamente del mio momento di relax dopo aver passato la notte sulle poltroncine di Orly e del fatto che magari non mi andava di farmi fare il terzo grado da una persona che manco conosco. Ma sono io troppo bacchettona o è la gente che è troppo invadente?
En tout cas, dite all'ef.bi.ai che le prossime reclute le venga a cercare al mio paese: una proposta ce l'ho già.
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giovedì 27 giugno 2013
La doggy bag
A volte succede che, in modo assolutamente inspiegabile, una parola scateni improvvisamente un ricordo lontano e sepolto sotto strati di altri ricordi. Tutto è nato da un commento che la Schwester - sempre pronta a burlarsi di me - mi ha fatto su feisbuc. La disgraziata, al mio giubilo per un pezzo di dolce avanzato dalla cena di ieri sera coi miei cugini, ha commentato: "sei sempre pronta a farti le doggy bag dappertutto".
Ora, tralasciando il fatto che la cena fosse a casa mia, la battuta ha provocato in me un fou rire incredibile (che a sua volta ha provocato nella mia collega la definitiva certezza di dividere l'ufficio con una pazza scansafatiche). Perché in quel momento ho pensato a lui (Andrea? Luca? boh!), un bambino che incontravo sempre alle feste dei figli di Elisa, biondino, riccio, un po' grasso e antipatico. Non mi ricordo il suo nome ma mi pare di ricordare che fosse noto ai più come "il figlio di Anna la pazza", incaricato da sua madre di tornare a casa con un bel bottino di dolcetti, rustici e altre cose buone partorite dalle mani di Elisa.
Soprattutto mi è tornata in mente quella volta in cui, alla fine della festa, Elisa gli aveva preparato il paccotto e glielo stava infilando in un sacchetto di plastica, quando lui la fermo' prontamente dicendo:
"Non ce n'è bisogno, grazie, mamma mi ha già dato la busta, tieni."
(intanto io continuo a ridere, riuscendo a convincere della mia follia pure l'altro mio collega. e ho deciso che stasera telefono a mia madre e le chiedo se si ricorda del bambino della doggy bag)
Ora, tralasciando il fatto che la cena fosse a casa mia, la battuta ha provocato in me un fou rire incredibile (che a sua volta ha provocato nella mia collega la definitiva certezza di dividere l'ufficio con una pazza scansafatiche). Perché in quel momento ho pensato a lui (Andrea? Luca? boh!), un bambino che incontravo sempre alle feste dei figli di Elisa, biondino, riccio, un po' grasso e antipatico. Non mi ricordo il suo nome ma mi pare di ricordare che fosse noto ai più come "il figlio di Anna la pazza", incaricato da sua madre di tornare a casa con un bel bottino di dolcetti, rustici e altre cose buone partorite dalle mani di Elisa.
Soprattutto mi è tornata in mente quella volta in cui, alla fine della festa, Elisa gli aveva preparato il paccotto e glielo stava infilando in un sacchetto di plastica, quando lui la fermo' prontamente dicendo:
"Non ce n'è bisogno, grazie, mamma mi ha già dato la busta, tieni."
(intanto io continuo a ridere, riuscendo a convincere della mia follia pure l'altro mio collega. e ho deciso che stasera telefono a mia madre e le chiedo se si ricorda del bambino della doggy bag)
lunedì 27 maggio 2013
La notte dei musei
Una volta scoperto che il compleanno di P.A. cadeva il lunedi' di Pentecoste - férié, sul laicissimo calendario francese -, formichina ha ben pensato di ingegnarsi per rendere speciale il compleanno di P.A., che non ama festeggiare il suo compleanno.
Prima mossa, complice il sito di isiget, l'acquisto di un bell'Orly-Napoli per il sabato mattina. Poi, l'elaborazione del piano. Per dimostrare a se stessa che feisbuc puo' avere anche un'utilità, formichina ha contattato un collega di P.A. (scavalcando bellamente tutte le gerarchie di gradi e compagnia bella) per far ottenere a P.A. i turni che voleva lei, in modo da passare quanto più tempo possibile con P.A. Poi ha dimostrato a se stessa di essere anche un'ottima attrice, raccontando a P.A. un sacco di bugie ai fini della sorpresa dell'anno.
Telefonata del venerdi' sera (formichina è seduta nella sua cucina):
- Amore, ma cosa stai facendo?
- Mi sto facendo i biscotti per la colazione, mi è venuta voglia...
- Uh, saranno sicuramente buonissimi! Ma poi li farai anche a me?
- Ma certo, amore, te li faccio assaggiare presto!
- Domani cosa fai?
- Domattina vado in biblioteca, penso di tornare a casa nel primo pomeriggio e poi di sera faccio la notte dei musei coi ragazzi.
- Ah bene, e cosa andate a vedere?
- Ci sono varie proposte, so per certo che l'appuntamento è alle 19. Senti, a proposito, visto che faro' tardi, non è che invece di domani sera ci possiamo sentire domani pomeriggio? Sarai a casa?
- Sisi', non c'è problema!
Telefonata del sabato mattina (formichina è sull'Orlybus):
- Buongiorno cuore mio, come va?
- Tutto bene, aspetto la metro per andare in biblioteca... Tu come stai? Come procede il lavoro?
-Va tutto bene, grazie.
- A che ora finisci?
- Alle 14.
- Va bene. Ora devo salutarti che arriva la metro. Ci sentiamo più tardi?
- Va bene, buona giornata!
In realtà formichina temeva che da un momento all'altro potesse partire la vocina imberbe: "Benvenuuuti a booordo della navetta Ooorlybus", rovinandole cosi' la sorpresa studiata nei minimi dettagli.
E qualche ora dopo, finalmente a Napoli. Con il supporto di Zorrino, paziente autista aeroporto-casa e casa-Napoli, formichina telefona finalmente a P.A.
Telefonata del sabato pomeriggio (formichina è per strada, a pochi metri da P.A.):
- Amore, ma dove sei? Per strada?
- Sisi', sto andando al Monoprix, ché mi sono accorta che mi mancano alcune cose per domani... Com'è andata al lavoro?
- Tutto bene, ora sono un po' a casa, mi riposo ché poi lavoro stanotte...
- Ah, lavori stanotte??? (vocina interna: yes yes yes, ancora meglio del previsto, grazie colleghi di P.A.!)
- Eh si', sono all'infortunistica stradale...
- Ah, capisco.... Ma è pericoloso?
(Intanto, formichina ha trovato accostato il portone del palazzo di P.A. e sale i 5 piani cercando di non far trapelare niente. Formichina, mezza morta per il caldo e per lo sforzo, è davanti alla porta di casa di P.A.)
- No, pericoloso no, ma sai, è sabato notte...
- Ah, senti, hai già preso il caffè?
- No, non ancora.
- Non è che me ne prepari uno?
- (ride) Vuoi un caffè?
- Si', voglio un caffè!
(Formichina suona il campanello. Niente)
- Va bene.
(Formichina suona il campanello una seconda volta, più a lungo. Niente)
- Si', ma adesso vieni ad aprirmi???
Formichina riattacca, ma aspetta ancora 3 minuti buoni come una deficiente davanti alla porta coi suoi biscotti in mano. Finalmente P.A., vedendo che formichina non richiama, va ad aprire, in evidente stato confusionale.
- Non ci credo... non è vero... Tu sei una pazza!!!
P.A. ha ripetuto questa frase buona parte del pomeriggio. Si è fatto una doccia, è andato con formichina ad omaggiare il Marchesino e, una volta recuperato lo scooter, è riuscito a far fare a formichina pure la notte dei musei, portandola al museo di san Martino. E due giorni dopo le ha detto di aver passato il più bel compleanno della sua vita.
Prima mossa, complice il sito di isiget, l'acquisto di un bell'Orly-Napoli per il sabato mattina. Poi, l'elaborazione del piano. Per dimostrare a se stessa che feisbuc puo' avere anche un'utilità, formichina ha contattato un collega di P.A. (scavalcando bellamente tutte le gerarchie di gradi e compagnia bella) per far ottenere a P.A. i turni che voleva lei, in modo da passare quanto più tempo possibile con P.A. Poi ha dimostrato a se stessa di essere anche un'ottima attrice, raccontando a P.A. un sacco di bugie ai fini della sorpresa dell'anno.
Telefonata del venerdi' sera (formichina è seduta nella sua cucina):
- Amore, ma cosa stai facendo?
- Mi sto facendo i biscotti per la colazione, mi è venuta voglia...
- Uh, saranno sicuramente buonissimi! Ma poi li farai anche a me?
- Ma certo, amore, te li faccio assaggiare presto!
- Domani cosa fai?
- Domattina vado in biblioteca, penso di tornare a casa nel primo pomeriggio e poi di sera faccio la notte dei musei coi ragazzi.
- Ah bene, e cosa andate a vedere?
- Ci sono varie proposte, so per certo che l'appuntamento è alle 19. Senti, a proposito, visto che faro' tardi, non è che invece di domani sera ci possiamo sentire domani pomeriggio? Sarai a casa?
- Sisi', non c'è problema!
Telefonata del sabato mattina (formichina è sull'Orlybus):
- Buongiorno cuore mio, come va?
- Tutto bene, aspetto la metro per andare in biblioteca... Tu come stai? Come procede il lavoro?
-Va tutto bene, grazie.
- A che ora finisci?
- Alle 14.
- Va bene. Ora devo salutarti che arriva la metro. Ci sentiamo più tardi?
- Va bene, buona giornata!
In realtà formichina temeva che da un momento all'altro potesse partire la vocina imberbe: "Benvenuuuti a booordo della navetta Ooorlybus", rovinandole cosi' la sorpresa studiata nei minimi dettagli.
E qualche ora dopo, finalmente a Napoli. Con il supporto di Zorrino, paziente autista aeroporto-casa e casa-Napoli, formichina telefona finalmente a P.A.
Telefonata del sabato pomeriggio (formichina è per strada, a pochi metri da P.A.):
- Amore, ma dove sei? Per strada?
- Sisi', sto andando al Monoprix, ché mi sono accorta che mi mancano alcune cose per domani... Com'è andata al lavoro?
- Tutto bene, ora sono un po' a casa, mi riposo ché poi lavoro stanotte...
- Ah, lavori stanotte??? (vocina interna: yes yes yes, ancora meglio del previsto, grazie colleghi di P.A.!)
- Eh si', sono all'infortunistica stradale...
- Ah, capisco.... Ma è pericoloso?
(Intanto, formichina ha trovato accostato il portone del palazzo di P.A. e sale i 5 piani cercando di non far trapelare niente. Formichina, mezza morta per il caldo e per lo sforzo, è davanti alla porta di casa di P.A.)
- No, pericoloso no, ma sai, è sabato notte...
- Ah, senti, hai già preso il caffè?
- No, non ancora.
- Non è che me ne prepari uno?
- (ride) Vuoi un caffè?
- Si', voglio un caffè!
(Formichina suona il campanello. Niente)
- Va bene.
(Formichina suona il campanello una seconda volta, più a lungo. Niente)
- Si', ma adesso vieni ad aprirmi???
Formichina riattacca, ma aspetta ancora 3 minuti buoni come una deficiente davanti alla porta coi suoi biscotti in mano. Finalmente P.A., vedendo che formichina non richiama, va ad aprire, in evidente stato confusionale.
- Non ci credo... non è vero... Tu sei una pazza!!!
P.A. ha ripetuto questa frase buona parte del pomeriggio. Si è fatto una doccia, è andato con formichina ad omaggiare il Marchesino e, una volta recuperato lo scooter, è riuscito a far fare a formichina pure la notte dei musei, portandola al museo di san Martino. E due giorni dopo le ha detto di aver passato il più bel compleanno della sua vita.
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martedì 8 gennaio 2013
Cose che possono succedere a meno di un mese dalla consegna
- Fai una scoperta sensazionale, ovvero un programmino disponibile on-line che avresti voluto trovare due anni prima, quando cercavi disperatamente dei programmini simili e chissà per quale motivo, proprio quello li' non l'hai trovato. In uno scatto di follia, decidi comunque di testarlo e di scriverci qualcosa sopra.
- Non trovi invece i dati che devi aver scritto da qualche parte - ecchemmiseria!- su un altro test con un altro programmino che non era proprio quello che avresti voluto mais bon, all'epoca quello passava il convento, che se già avevi una mezza idea di non parlarne ora hai la certezza che non potrai farlo perché non trovi i dati...
- Ti chiedi perché gli anni passano e tu continui ad essere sempre cosi' disordinata e casinara, malgrado le buone risoluzioni che prendi ogni volta che rischi l'angina pectoris perché non trovi quello che vuoi e chissà dove l'hai messo e ti viene il dubbio che magari su quella cosa non ci hai mai scritto niente invece, che al momento per zittire il tuo prof avevi annotato due cifre da qualche parte e chissà dov'è finito il foglietto.
- Torni a casa la sera e la prima cosa che fai è spalmarti di Voltaren (anzi, Voltarène) il braccio destro che, poverino, implora pietà.
- La tua coinquilina torna a casa e ti trova in cucina che conti chissà cosa su delle fotocopie e che, beata lei, ignora cosa siano i candidati termini e soprattutto che rottura sia doverli validare.
- Conti i giorni e pensi che non ce la farai mai, ma ci proverai. E se da un lato vorresti che le giornate fossero di 56 ore, dall'altro, non vedi l'ora che il delirio finisca.
- Non trovi invece i dati che devi aver scritto da qualche parte - ecchemmiseria!- su un altro test con un altro programmino che non era proprio quello che avresti voluto mais bon, all'epoca quello passava il convento, che se già avevi una mezza idea di non parlarne ora hai la certezza che non potrai farlo perché non trovi i dati...
- Ti chiedi perché gli anni passano e tu continui ad essere sempre cosi' disordinata e casinara, malgrado le buone risoluzioni che prendi ogni volta che rischi l'angina pectoris perché non trovi quello che vuoi e chissà dove l'hai messo e ti viene il dubbio che magari su quella cosa non ci hai mai scritto niente invece, che al momento per zittire il tuo prof avevi annotato due cifre da qualche parte e chissà dov'è finito il foglietto.
- Torni a casa la sera e la prima cosa che fai è spalmarti di Voltaren (anzi, Voltarène) il braccio destro che, poverino, implora pietà.
- La tua coinquilina torna a casa e ti trova in cucina che conti chissà cosa su delle fotocopie e che, beata lei, ignora cosa siano i candidati termini e soprattutto che rottura sia doverli validare.
- Conti i giorni e pensi che non ce la farai mai, ma ci proverai. E se da un lato vorresti che le giornate fossero di 56 ore, dall'altro, non vedi l'ora che il delirio finisca.
venerdì 18 maggio 2012
La contabile non sa contare
Sicuramente l'ho già detto, ma quando andavo a scuola la matematica era l'unica materia scientifica che studiavo con piacere. Un pochino anche la chimica, ma la matemetica di più. Risolvere funzioni, equazioni mi rilassava. Fare i conti mi aiutava a distogliere l'attenzione da tutto il resto.
Sicuramente ho pure già parlato del mio attuale lavoro: sono stata assunta in una gelateria ad ottobre come segretaria factotum, quindi di conti ne faccio parecchi...
Bene, oggi li ho dovuti fare per motivi personali: il tanto agognato stipendio di aprile è finalmente arrivato e sono corsa a depositarlo alla filiale più vicina. Poi non so cos'è successo a un certo punto, ma mi sono convinta di aver ricevuto 60 euri in più. Si sarà sbagliata la capa? L'avrà fatto apposta per darmi un premio? Fatto sta che li ho messi da parte e sono corsa a restituirglieli. Poi mi sono incamminata al metro per andare in biblioteca. Ma una vocina, dopo aver visto la freccia "porte de Clignancourt"ha suggerito: ma non vuoi andare allo stock di Kookai per vedere se trovi una magliettina? Tanto sei stata pagata! E va bene, vocina, hai ragione, andiamo a vedere.
Uscita dalla metro, pero', mi ha colto il dubbio che i biglietti da 20 non fossero 9, come li avevo contati io, ma meno. E allora perché avevo scritto sul foglietto del deposito 180?
Per fortuna, "la mia banca è differente" e quando faccio un deposito mi chiede di indicare sia il numero dei biglietti in varie taglie che l'ammontare e mi rilascia una copia del versamento con tutti i dettagli. Ho tirato fuori dallo zaino la ricevuta gialla, apprendendo cio' che non avrei voluto: cioè che i biglietti da 20 non erano 9 ma 6, ma chissà per quale motivo nella mia testa facevano comunque 180 euri... e quindi ora mi trovavo con 60 euri in meno!!!
Al di là della vergogna di dover ritornare dalla mia capa a riprendermi cio' che le avevo ingiustamente restitutito, ho provato una certa costernazione per il mio povero neurone che ormai è più impoverito dell'uranio impoverito.
Siete autorizzati a ridere, a burlarvi di me, a contorcervi sul pavimento, ma per favore, non lo dite a mio padre: potrebbe disconoscermi come figlia.
Sicuramente ho pure già parlato del mio attuale lavoro: sono stata assunta in una gelateria ad ottobre come segretaria factotum, quindi di conti ne faccio parecchi...
Bene, oggi li ho dovuti fare per motivi personali: il tanto agognato stipendio di aprile è finalmente arrivato e sono corsa a depositarlo alla filiale più vicina. Poi non so cos'è successo a un certo punto, ma mi sono convinta di aver ricevuto 60 euri in più. Si sarà sbagliata la capa? L'avrà fatto apposta per darmi un premio? Fatto sta che li ho messi da parte e sono corsa a restituirglieli. Poi mi sono incamminata al metro per andare in biblioteca. Ma una vocina, dopo aver visto la freccia "porte de Clignancourt"ha suggerito: ma non vuoi andare allo stock di Kookai per vedere se trovi una magliettina? Tanto sei stata pagata! E va bene, vocina, hai ragione, andiamo a vedere.
Uscita dalla metro, pero', mi ha colto il dubbio che i biglietti da 20 non fossero 9, come li avevo contati io, ma meno. E allora perché avevo scritto sul foglietto del deposito 180?
Per fortuna, "la mia banca è differente" e quando faccio un deposito mi chiede di indicare sia il numero dei biglietti in varie taglie che l'ammontare e mi rilascia una copia del versamento con tutti i dettagli. Ho tirato fuori dallo zaino la ricevuta gialla, apprendendo cio' che non avrei voluto: cioè che i biglietti da 20 non erano 9 ma 6, ma chissà per quale motivo nella mia testa facevano comunque 180 euri... e quindi ora mi trovavo con 60 euri in meno!!!
Al di là della vergogna di dover ritornare dalla mia capa a riprendermi cio' che le avevo ingiustamente restitutito, ho provato una certa costernazione per il mio povero neurone che ormai è più impoverito dell'uranio impoverito.
Siete autorizzati a ridere, a burlarvi di me, a contorcervi sul pavimento, ma per favore, non lo dite a mio padre: potrebbe disconoscermi come figlia.
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lunedì 16 gennaio 2012
Nuit calme
La dispensa di casa mia pullula di tè e tisane, anche in seguito al trasloco di anima gemella, da cui ho ereditato camomilla di tutti i tipi, soprattutto. La mia coloc è tisana-dipendente, cosi' ieri sera, in uno dei rari momenti di condivisione casalinga, ho deciso che potevo farle compagnia e mi sono preparata una "Nuit calme", infuso di camomilla, zagara e tiglio.
Ma la mia notte non è stata proprio calma, tutt'altro: piuttosto, una puntata memorabile del delirio onirico formichese, come dei bei tempi che furono. Tipo quella volta che ho sognato di essere sull'RER B e a un certo punto estraevo di tasca un revolver e freddavo il nero di fronte a me perché parlava troppo e mi infastidiva. E dove poi passavo il resto del sogno a piangere come una disperata perché mi avevano condannata a morte ed io ero troppo giovane per morire.
Stanotte no, non è stata una notte calma e il mio sogno non è stato lineare: un'accozzaglia di luoghi e personaggi, molti dei quali in cerca d'autore. Tipo la tizia seduta in prima fila a una conferenza che disdegnava la semantica e faceva una domanda del piffero, ma che io zittivo spiegandole uno dei principi fondamentali del lessico-grammatica (capite a che livello siamo?). Poi c'era la Merkel, vestita bene e più carina, che parlava un italiano perfetto (mi viene da pensare che forse non era la Merkel), c'era un tizio dalla pelle scura che dormiva nel mio ufficetto in gelateria, c'erano i miei nipotini bellissimi e zia Patrizia, i saldi, e semi di melone incollati in varie pagine dello stesso dizionario e all'interno di vari meloni che io staccavo con le mani, io che mi riaddormentavo e mi svegliavo alle 9.16.
Invece ho spalancato gli occhi alle 6.08, per colpa della Nuit calme, che è pure diuretica e ha avuto la meglio sulla pigrizia e la mia reticenza ad abbandonare il bel teporino del letto. Ho cercato di riaddormentarmi malgrado le infos a palla di quello del terzo piano, per spegnere la sveglia alle 8 e sobbalzare a mo' di Bianconiglio ("è tardi, è tardi!") circa un'ora dopo.
Quasi quasi, la prossima volta provo a farmi un caffè...
Ma la mia notte non è stata proprio calma, tutt'altro: piuttosto, una puntata memorabile del delirio onirico formichese, come dei bei tempi che furono. Tipo quella volta che ho sognato di essere sull'RER B e a un certo punto estraevo di tasca un revolver e freddavo il nero di fronte a me perché parlava troppo e mi infastidiva. E dove poi passavo il resto del sogno a piangere come una disperata perché mi avevano condannata a morte ed io ero troppo giovane per morire.
Stanotte no, non è stata una notte calma e il mio sogno non è stato lineare: un'accozzaglia di luoghi e personaggi, molti dei quali in cerca d'autore. Tipo la tizia seduta in prima fila a una conferenza che disdegnava la semantica e faceva una domanda del piffero, ma che io zittivo spiegandole uno dei principi fondamentali del lessico-grammatica (capite a che livello siamo?). Poi c'era la Merkel, vestita bene e più carina, che parlava un italiano perfetto (mi viene da pensare che forse non era la Merkel), c'era un tizio dalla pelle scura che dormiva nel mio ufficetto in gelateria, c'erano i miei nipotini bellissimi e zia Patrizia, i saldi, e semi di melone incollati in varie pagine dello stesso dizionario e all'interno di vari meloni che io staccavo con le mani, io che mi riaddormentavo e mi svegliavo alle 9.16.
Invece ho spalancato gli occhi alle 6.08, per colpa della Nuit calme, che è pure diuretica e ha avuto la meglio sulla pigrizia e la mia reticenza ad abbandonare il bel teporino del letto. Ho cercato di riaddormentarmi malgrado le infos a palla di quello del terzo piano, per spegnere la sveglia alle 8 e sobbalzare a mo' di Bianconiglio ("è tardi, è tardi!") circa un'ora dopo.
Quasi quasi, la prossima volta provo a farmi un caffè...
domenica 18 dicembre 2011
Il compleanno di orsacchiotto
Dopo qualche anno di latitanza, quest'anno mi sono impegnata per essere a casa il 18 dicembre, giorno del compleanno del mio papino, in arte orsacchiotto. E con la complicità di mummy e Zorrino, sono riuscita a fargli persino la sorpresa, andandolo a svegliare al mio arrivo.
Zorrino ci ha portati a pranzo fuori, da Arturo al Fusaro, dove quella sera d'estate c'era la tatangelo, ricordate?
E' stato un pranzo perfetto: parmigiana di mare, sformatini di verdura con gamberetti, insalata di mare, scialatielli cozze e zucchine, gnocchi vongole e pesto di rucola... il tutto annaffiato da un'ottima Falanghina dei Campi Flegrei. E siccome noi non usciamo mai di casa tutti insieme, il cielo ha ben pensato di festeggiare l'evento con grandine, tempesta e venti monsonici.
Al momento del conto, mummy - con la solita prontezza che la contraddistingue in certi casi - ci gaurda uno ad uno e fa: "Ma qualcuno ha preso le chiavi del portoncino?"
Ehm, nella fretta non le aveva prese nessuno. E le chiavi della Zorrino-mobile sono sprovviste di chiavi del portoncino.
E come facciamo adesso???
Il tragitto da Bacoli a casa è stato un susseguirsi di ipotesi e proposte improbabili, tra il Vesuvio spruzzato di neve e un arcobaleno qua e là. Io, in pieno abbiocco post-prandiale, aggravato dal non aver dormito ieri notte, mi sono accovacciata sul sedile posteriore della Zorrino-mobile, accanto a mummy. Più o meno questo quello che ho recepito:
1)
O: saliamo per il muretto di Tommaso - detto anche "Tom informazione gratuita" per la sua naturale predisposizione agli inciuci, ndF - e poi scavalchiamo. C'è la scala in cortile?
Z: Eh no, pà.
O: E vabbè, gli chiediamo se ce la presta.
Z: Pà, ma come facciamo? E poi sul muretto c'è il filo spinato, io non ci salgo. Qua bisogna solo chiamare i pompieri.
2)
O: Ma la porta del negozio è chiusa?
M: Eh si'.
O: E quella del portoncino laterale?
M: Pure.
O: Ma che la chiudi a fare?
M: E perché dovrei lasciarla aperta?
Z: Beh mà, potevamo entrare dalla porta delle scale.
M: Ma quella porta da fuori non si apre, impossibile. Mi sa che l'unica è chiamare i pompieri.
3)
O: Ma dico io, tu chiudi il lucchetto e non ti porti la chiave? Sei sicura che è chiuso?
M: Sì, è sicuramente chiuso perché ho dovuto provarci più volte, non voleva proprio chiudersi.
O: E perché hai insistito tanto allora? Non hai capito che era un segno e che non dovevi chiuderlo?!
4)
O: Ci facciamo dare il palo di ferro da Tommaso e forziamo il portoncino.
Z: Pà, ma hai idea di quanti soldi ci vogliano poi per il portoncino? Non è meglio se ci facciamo dare il martello, così rompiamo il lucchetto?
F: E perché non provate con una forcina?
Z: Purtroppo non si vedrà niente, sarà quasi impossibile farlo con la forcina.
F: Ah. E se chiamassimo i pompieri?
O: Ma quali pompieri! Entriamo dall'attico, piuttosto.
F: Pà, scordatelo. Dove ti arrampichi? E poi hai addosso il maglione che ti abbiamo appena regalato, già vuoi rovinartelo?
M: E poi soprattutto: hai pensato che se apri la porta dell'attico tutte le tue carte del ragioniere volano via, col vento che c'è oggi?
Z: Bisogna chiamare i pompieri, è l'unica soluzione.
F: Sì, penso anch'io.
O: Ma quali pompieri... vengono ad aprirci? E che gli diciamo, ci siamo chiusi fuori?
F: Beh sì. Li chiamano per far scendere i gatti dagli alberi, perché non dovrebbero chiamarli per far entrare le persone in casa propria?
M: Sì, chiamiamo i pompieri. Tanto mica dobbiamo per forza dirgli che abbiamo scordato la chiave...
E così orsacchiotto, dopo essersi visto smontare tutti i piani uomo-ragno, ha ceduto e ci ha concesso di chiamare i pompieri, che sono arrivati dopo poco. Erano 5 o 6, di cui quasi la metà anche abbastanza appetibile. Hanno sfoderato la mega tenaglia e spaccato il lucchetto, aprendoci la porta di casa nostra.
Nel frattempo la Schwester seguiva tutti i movimenti via telefono, e alla compagnia si era aggiunto anche Raffaele, detto "il leone" o anche "il polacco". Ma di lui parleremo un'altra volta, è un personaggio talmente surreale che, in un post già così ricco, potreste accusarmi di essermi inventata tutto. Ma vi assicuro, a casa mia la realtà supera spesso la fantasia: grazie a Dio, siamo gente allegra.
Zorrino ci ha portati a pranzo fuori, da Arturo al Fusaro, dove quella sera d'estate c'era la tatangelo, ricordate?
E' stato un pranzo perfetto: parmigiana di mare, sformatini di verdura con gamberetti, insalata di mare, scialatielli cozze e zucchine, gnocchi vongole e pesto di rucola... il tutto annaffiato da un'ottima Falanghina dei Campi Flegrei. E siccome noi non usciamo mai di casa tutti insieme, il cielo ha ben pensato di festeggiare l'evento con grandine, tempesta e venti monsonici.
Al momento del conto, mummy - con la solita prontezza che la contraddistingue in certi casi - ci gaurda uno ad uno e fa: "Ma qualcuno ha preso le chiavi del portoncino?"
Ehm, nella fretta non le aveva prese nessuno. E le chiavi della Zorrino-mobile sono sprovviste di chiavi del portoncino.
E come facciamo adesso???
Il tragitto da Bacoli a casa è stato un susseguirsi di ipotesi e proposte improbabili, tra il Vesuvio spruzzato di neve e un arcobaleno qua e là. Io, in pieno abbiocco post-prandiale, aggravato dal non aver dormito ieri notte, mi sono accovacciata sul sedile posteriore della Zorrino-mobile, accanto a mummy. Più o meno questo quello che ho recepito:
1)
O: saliamo per il muretto di Tommaso - detto anche "Tom informazione gratuita" per la sua naturale predisposizione agli inciuci, ndF - e poi scavalchiamo. C'è la scala in cortile?
Z: Eh no, pà.
O: E vabbè, gli chiediamo se ce la presta.
Z: Pà, ma come facciamo? E poi sul muretto c'è il filo spinato, io non ci salgo. Qua bisogna solo chiamare i pompieri.
2)
O: Ma la porta del negozio è chiusa?
M: Eh si'.
O: E quella del portoncino laterale?
M: Pure.
O: Ma che la chiudi a fare?
M: E perché dovrei lasciarla aperta?
Z: Beh mà, potevamo entrare dalla porta delle scale.
M: Ma quella porta da fuori non si apre, impossibile. Mi sa che l'unica è chiamare i pompieri.
3)
O: Ma dico io, tu chiudi il lucchetto e non ti porti la chiave? Sei sicura che è chiuso?
M: Sì, è sicuramente chiuso perché ho dovuto provarci più volte, non voleva proprio chiudersi.
O: E perché hai insistito tanto allora? Non hai capito che era un segno e che non dovevi chiuderlo?!
4)
O: Ci facciamo dare il palo di ferro da Tommaso e forziamo il portoncino.
Z: Pà, ma hai idea di quanti soldi ci vogliano poi per il portoncino? Non è meglio se ci facciamo dare il martello, così rompiamo il lucchetto?
F: E perché non provate con una forcina?
Z: Purtroppo non si vedrà niente, sarà quasi impossibile farlo con la forcina.
F: Ah. E se chiamassimo i pompieri?
O: Ma quali pompieri! Entriamo dall'attico, piuttosto.
F: Pà, scordatelo. Dove ti arrampichi? E poi hai addosso il maglione che ti abbiamo appena regalato, già vuoi rovinartelo?
M: E poi soprattutto: hai pensato che se apri la porta dell'attico tutte le tue carte del ragioniere volano via, col vento che c'è oggi?
Z: Bisogna chiamare i pompieri, è l'unica soluzione.
F: Sì, penso anch'io.
O: Ma quali pompieri... vengono ad aprirci? E che gli diciamo, ci siamo chiusi fuori?
F: Beh sì. Li chiamano per far scendere i gatti dagli alberi, perché non dovrebbero chiamarli per far entrare le persone in casa propria?
M: Sì, chiamiamo i pompieri. Tanto mica dobbiamo per forza dirgli che abbiamo scordato la chiave...
E così orsacchiotto, dopo essersi visto smontare tutti i piani uomo-ragno, ha ceduto e ci ha concesso di chiamare i pompieri, che sono arrivati dopo poco. Erano 5 o 6, di cui quasi la metà anche abbastanza appetibile. Hanno sfoderato la mega tenaglia e spaccato il lucchetto, aprendoci la porta di casa nostra.
Nel frattempo la Schwester seguiva tutti i movimenti via telefono, e alla compagnia si era aggiunto anche Raffaele, detto "il leone" o anche "il polacco". Ma di lui parleremo un'altra volta, è un personaggio talmente surreale che, in un post già così ricco, potreste accusarmi di essermi inventata tutto. Ma vi assicuro, a casa mia la realtà supera spesso la fantasia: grazie a Dio, siamo gente allegra.
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lunedì 31 ottobre 2011
Fermate il mondo, voglio scendere
Da quando lavoro, non si capisce più niente. Si capiva poco pure prima, ma ora è il delirio totale! Zero tempo per le mail (quanta gente sto arronzando, perdonooooo!), la stanza che è più bazar del solito, in cui continuano ad ammonticchiarsi indistintamente maglie, fogli, pantaloni, lime per le unghie, sacchi (vuoti) per il sottovuoto e chi più ne ha più ne metta. Devo confessarvi che questo blogghino mi manca e anche gli altri blogghini amici... ho poco tempo per scrivere e per leggervi (perdonooooooo bis!). E quindi approfitto di questo momentino tranquillo al lavoro per raccontarvi un po' di novità, in pillole.
* Per la rubrica "formichina incontra di persona i suoi lettori", mercoledi' ho conosciuto Ondalunga e il Windsurfista, sono venuti a pranzare in gelateria. E sono proprio bellini, più che una coppia sono una "persona e mezza", perché Ondalunga è piccina piccina ma tanto, tanto carina, col caschetto e due occhi belli vispi. Lei si diverte a scrivere di sé come di una zitella acida, ma non le credete, non è assolutamente vero.
* L'altro giorno in metro ho visto una sigrnora leggere le Guide du savoir-faire à l'usage des rustres et des malpolis. Confesso di aver pensato (testuali lingua e parole): "ah ben tiens, j'ai de quoi offrir à Noël!"
* E' stupefacente (e forse anche un po' preoccupante) notare che quando devo andare a mettere timbrini e contare monetine mi sveglio anche prima della sveglia, quando invece mi attendono le mie sudate carte, faccio sempre una fatica immane...
* Non capisco l'indignazione per la risatina di Bruxelles. Non sono stati offesi gli Italiani in quanto popolo. L'ironia riguardava il personaggio, che è sempre il solito cabarettista nano coi tacchetti e il parrucchino. Quindi, caro Pierferdi, invece di indignarti, vergognati di essere stato suo alleato fino all'altro ieri. Prendi piuttosto appuntamento col tuo confessore e passaci un paio di giornate...
* Ho sempre mia nonna davanti agli occhi, me la ricordo nei suoi momenti migliori. Mi vengono in mente le sue massime di vita, le filastrocche in dialetto, dei commenti e dialoghi memorabili. Ve ne regalo uno. Ho una cugina che va spesso in India per lavoro. Qualche anno fa era li' a luglio e telefono' a mia nonna per gli auguri dell'onomastico. La festeggiata, incurante del fatto che la nipotina le stesse facendo una telefonata intercontinentale, ritenne giusto chiederle: "Annali', ma che si gghiuta a ffà miez' a tutti chilli Nir?"**
* Ho lasciato il testimone per la coordinazione del coro in MCI. Non me la sentivo di continuare ora che le persone che mi hanno sostenuta di più sono tutte andate via. Qualcuno ha ipotizzato che si creerà una situazione tipo il governo russo, con Putin che continua a comandare con la faccia di un altro. Ma io il lettone non ce l'ho, indi...
* L'oroscopo di Internazionale dice che sta arrivando il Grande Momento, o quantomeno un Momento Più Grande. Non mi faro' trovare impreparata, anzi vi diro' che ho una gran voglia di costruire. Per il momento mi è stato offerto il ruolo di amante da uno che pensa che "non c'è due senza tre", ma ho gentilmente (neanche tanto poi) declinato l'offerta. Il comunismo è bello per la spesa, la sanità e l'istruzione, ma per altre cose la proprietà privata è davvero l'unica soluzione possibile.
* Ho uno Svedese tutto per me. Anima gemella ha lasciato il formicaio e come pegno del suo amore mi ha dato in eredità uno dei suoi Svedesi, sono andata a ritirarlo sabato mattina con la Dido ed è stata un'impresa, davvero. Ora troneggia accanto al canapé-lit ed è stato un passo avanti verso l'ordine.
(nel frattempo è passato qualche giorno e ho dato una sistemata alla mia stanza, ho preso coscienza del fatto che vivevo nel degrado e deciso che non andava bene cosi'. vediamo quanto dura l'ordine)
Per il momento è tutto, passo e chiudo. Buona settimana a tutti!
**"Annalisa, cosa sei andata a fare tra tutti quei Neri?"
* Per la rubrica "formichina incontra di persona i suoi lettori", mercoledi' ho conosciuto Ondalunga e il Windsurfista, sono venuti a pranzare in gelateria. E sono proprio bellini, più che una coppia sono una "persona e mezza", perché Ondalunga è piccina piccina ma tanto, tanto carina, col caschetto e due occhi belli vispi. Lei si diverte a scrivere di sé come di una zitella acida, ma non le credete, non è assolutamente vero.
* L'altro giorno in metro ho visto una sigrnora leggere le Guide du savoir-faire à l'usage des rustres et des malpolis. Confesso di aver pensato (testuali lingua e parole): "ah ben tiens, j'ai de quoi offrir à Noël!"
* E' stupefacente (e forse anche un po' preoccupante) notare che quando devo andare a mettere timbrini e contare monetine mi sveglio anche prima della sveglia, quando invece mi attendono le mie sudate carte, faccio sempre una fatica immane...
* Non capisco l'indignazione per la risatina di Bruxelles. Non sono stati offesi gli Italiani in quanto popolo. L'ironia riguardava il personaggio, che è sempre il solito cabarettista nano coi tacchetti e il parrucchino. Quindi, caro Pierferdi, invece di indignarti, vergognati di essere stato suo alleato fino all'altro ieri. Prendi piuttosto appuntamento col tuo confessore e passaci un paio di giornate...
* Ho sempre mia nonna davanti agli occhi, me la ricordo nei suoi momenti migliori. Mi vengono in mente le sue massime di vita, le filastrocche in dialetto, dei commenti e dialoghi memorabili. Ve ne regalo uno. Ho una cugina che va spesso in India per lavoro. Qualche anno fa era li' a luglio e telefono' a mia nonna per gli auguri dell'onomastico. La festeggiata, incurante del fatto che la nipotina le stesse facendo una telefonata intercontinentale, ritenne giusto chiederle: "Annali', ma che si gghiuta a ffà miez' a tutti chilli Nir?"**
* Ho lasciato il testimone per la coordinazione del coro in MCI. Non me la sentivo di continuare ora che le persone che mi hanno sostenuta di più sono tutte andate via. Qualcuno ha ipotizzato che si creerà una situazione tipo il governo russo, con Putin che continua a comandare con la faccia di un altro. Ma io il lettone non ce l'ho, indi...
* L'oroscopo di Internazionale dice che sta arrivando il Grande Momento, o quantomeno un Momento Più Grande. Non mi faro' trovare impreparata, anzi vi diro' che ho una gran voglia di costruire. Per il momento mi è stato offerto il ruolo di amante da uno che pensa che "non c'è due senza tre", ma ho gentilmente (neanche tanto poi) declinato l'offerta. Il comunismo è bello per la spesa, la sanità e l'istruzione, ma per altre cose la proprietà privata è davvero l'unica soluzione possibile.
* Ho uno Svedese tutto per me. Anima gemella ha lasciato il formicaio e come pegno del suo amore mi ha dato in eredità uno dei suoi Svedesi, sono andata a ritirarlo sabato mattina con la Dido ed è stata un'impresa, davvero. Ora troneggia accanto al canapé-lit ed è stato un passo avanti verso l'ordine.
(nel frattempo è passato qualche giorno e ho dato una sistemata alla mia stanza, ho preso coscienza del fatto che vivevo nel degrado e deciso che non andava bene cosi'. vediamo quanto dura l'ordine)
Per il momento è tutto, passo e chiudo. Buona settimana a tutti!
**"Annalisa, cosa sei andata a fare tra tutti quei Neri?"
martedì 27 settembre 2011
Tanti auguri, Gùgol!
Caro Gùgol (o Gogol, se preferisci),
come ogni adolescente egocentrico stamattina mi hai fatto sapere che oggi è il tuo compleanno, ne compi 13. Non ti faro' una torta, te l'ha già preparata qualcun altro. Ti dedico un post, mi sembra un pane più adatto per i tuoi denti.
Hai completamente cambiato le nostre vite. Ricordo che quand'ero a scuola, sia alle elementari che alle medie (e per buona parte del liceo), era l'enciclopedia ad aiutarmi per le mie ricerche. Quella di carta in millemila volumi da dieci chili l'uno, su cui era citato persino il mio paese, un minuscolo puntino in Italia. Bisognava ricopiare tutto a mano, ma cosi' si imparava a fare i riassunti.
I dubbi li risolvevano i genitori, i cugini più grandi, i libri.
Non c'erano i blog, non c'era maps e nemmeno il tuo bizzarro amico traduttore.
Caro Gùgol, ogni giorno milioni di persone ti chiedono le cose più astruse. E tu, non so perché, li indirizzi su questo blogghino. Sembra che tutti cerchino l'immagine di una formichina, a volte anche di una "formichina arrabbiata" o di una stella cadente. Molti invece arrivano qui in preda ad atroci dubbi grammaticali, del tipo: "glielo con senza h", "su malinconia ci vuole l'accento?", "ne con l'accento ne senza accento". Altri forse cercano uno spuntino, visto che "baiocchi confezione da 6" è una delle chiavi più ricorrenti. E poi ci sono i decoratori, quelli che giungono alla formichina cliccando "pareti della camera", e i letterati, che vogliono sapere quali "librerie a Roma vendono Viva el verano" o "frasi per una sorella speciale". E i dubbiosi, che si chiedono: "ma uno psicopatico è un folle?", quelli che vorrebbero informazioni sul saggio della scuola di danza La fourmi, i fratelli gelosi e razzisti con poca padronanza della reggenza preposizionale dell'italiano: "ho sorpreso mia sorella nella camera scopare con un negro".
E poi c'è lui, che ti/ci ha chiesto: "ho 60 anni e mi faccio una sega ogni due giorni, è normale?" Che dici, gli diamo il keyword award?
Buon compleanno Gùgol, e permettimi di darti un consiglio: almeno quelli dei dubbi grammaticali, spediscili a loro!
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