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venerdì 16 gennaio 2015

In questi giorni

Sono passati 8 giorni dal 7 gennaio e da ciò che è successo a Parigi. E siccome ho avuto modo di elaborare, di riflettere, di confrontarmi con tante persone su questa cosa, incazzandomi o meno, forse è arrivato il momento di mettere nero su bianco qualcosa, giusto per dare un senso a questo "travagghio" interiore.
Allora, dunque, quindi:
- in questi giorni mi sono sentita dire :"sì vabbè, sono stati uccisi, ma se la sono cercata. Perché scusa, se uno ti offende gratuitamente una persona a cui tieni, tu non reagisci?". E ho risposto: "Beh, innanzitutto, se reagisco, non lo prendo a colpi di kalashnikov."
- e allora poi: "sì, ma ci sono andati giù pesante. Perché si sono accaniti sapendo che poteva finire male? Avrebbero dovuto avere più rispetto." E di santa pazienza, ho spiegato che la satira è, per definizione, irrispettosa. E prende di mira il potere, sia esso temporale o religioso o di qualsiasi altra forma. E che quindi una satira "light", che non dia fastidio a nessuno, non può esistere. E se la satira non ci fosse, sarebbe un mondo grigio e tetro, senza Spinoza, senza Quink, senza Vauro, senza Il Vernacoliere, senza i fratelli Guzzanti and so on. Lo è anche con, figurati senza.
- poi ho letto un'assurda circolare dell'assessore all'istruzione della regione Veneto inviata ai presidi delle scuole. Circolare in cui si chiedeva di parlare dell'attentato di Parigi, siccome "questa cultura (quella musulmana, ndF) è irrispettosa della nostra cultura, come dimostrano i fatti di Parigi e anche la recente aggressione di un padre italiano da parte di un ragazzino tunisino di 14 anni". Forse neanche il FN ha strumentalizzato l'attentato come ha fatto la Lega, che ci ha vomitato addosso una serie di cazzate ancora più gravi del solito. Che hanno avuto molti likes, ça va sans dire.
- ho letto anche una lettera molto bella indirizzata al mondo musulmano scritta da un filosofo musulmano. Per chi capisce un po' il francese, è questa.
- ho visto un sacco di gente che prima era Charlie, poi ci ha ripensato e non lo era più, poi per non far dispiacere nessuno è arrivata al compromesso "non ho mai comprato Charlie, non sapevo manco che esistesse, ma mercoledì prossimo lo compro, ma non capisco comunque questo accanimento contro Maometto." (eh???)
- ho visto pure molti di quelli "avrebbero dovuto avere più rispetto" gioire alle dichiarazioni di papa Francesco, che mi sta tanto simpatico eh, ma avrebbe potuto cogliere l'occasione per riderci su, come hanno fatto i Gesuiti francesi. Non fosse altro per risparmiare a noi comuni mortali una sfilza di imbecilli tronfi che hanno diffuso via cavo messaggi come "papa Francesco la pensa come me!"
- e, ovviamente, ho toccato con mano l'incapacità di molti ad analizzare la realtà senza cadere nella tentazione del manicheismo, come se tutto dovesse essere differenziato in due bidoni, quello del bene e del male.
- ho parlato di ciò che è successo con i miei studenti, li ho invitati a informarsi leggendo i giornali francesi, ho fatto conoscere loro Internazionale. Mi sono sentita dire l'indomani: "professoressa, ho comprato quel giornale che ci ha fatto vedere lei… In effetti aveva ragione, le cose non stanno come vogliono farcele credere i giornalisti nostrani e credo proprio che lo prenderò di nuovo."

In questi giorni il confronto più costruttivo sulla laicità l'ho avuto con una mia amica, insegnante di religione cattolica. Abbiamo parlato dell'insegnamento della religione, della libertà di espressione, delle contraddizioni, delle campagne elettorali fatte sulla pelle di noi cattolici da gente che non ha capito niente del Cristianesimo, della longa manus di santa romana Chiesa che ci impedisce di crescere come Paese. Dopo la sua telefonata, mi sono commossa e le ho mandato un messaggio in cui la ringraziavo per avermi fatto sentire meno sola e le dicevo "ti voglio bene".

In questi giorni ho pensato alla mia Parigi e alla mia Francia, colpite al cuore, violentate, in un momento in cui io non c'ero. E le ho ringraziate, per ciò che hanno fatto di me in questi 10 anni: una persona più consapevole di tante cose, più attenta, che ha avuto modo di scambiare anche solo due chiacchiere con persone molto diverse per cultura, nazionalità e religione, ma senza che ciò mi facesse perdere la mia identità di napoletana, di italiana, di cattolica. Le ho pure un po' maledette, in verità. Perché in questi giorni mi sono mancate come non mai.

sabato 11 gennaio 2014

IN STAMPATELLO

Qualche sera fa mi hanno raccontato un aneddoto parecchio succulento, che merita di essere diffuso.
Si era allegramente in un ristorante antillese a festeggiare la prossima partenza, quando arriva "la sposa", cioè la prossima (e anche la prima!) ragazza del nostro gruppo a fare il grande passo. La poveretta aggiunge lo stress da matrimonio a un lavoro già stressante di suo, l'educatrice all'asilo. Ha perciò una faccia talmente sconvolta che io le chiedo: "ma sei contenta di sposarti???" Mi risponde di sì e mi chiede se conosco un posto dove possano farle manicure e pedicure senza prendere un rene in cambio. "Ma hai le scarpe aperte?", chiede l'Abruzzese. "No, però meglio farla...", fa lei, "...perché non succede niente - dico io - ma se dovesse succedere qualcosa, mica si può presentare coi piedi non fatti?"
"Succederà sicuramente qualcosa, succederà di tutto quel giorno", fa la sposa.
"Sì, ma non te la chiamare però, cosa vuoi che succeda?"
"Cos'altro deve succedere? Non te l'ho raccontata la storia delle fedi??"
"No, dimmi, sono curiosa."
"Beh, sono andata con la Dido a ritirare le fedi, la commessa nel sacchettino al posto dell'anello ha trovato un bigliettino e non sapeva come cominciare..."
"???", dice la mia faccia ribattezzata da Bionda "addò-è-caruta-a-bomba", la faccia dell'incredulità, insomma.
"Allora, noi avevamo chiesto che in ogni anello ci fossero i nostri nomi e la data del matrimonio, in lettres bateau (stampatello, ndF). Mi dà l'anello di lui, è tutto a posto. Nel mio, quel genio dell'incisore ha scritto il suo nome, il mio nome, la data del matrimonio e... EN LETTRES BATEAU!!!"
"Non ci credo, ha inciso en lettres bateau? Certo che bisogna proprio essere scemi! E soprattutto, dove l'ha trovato lo spazio per scrivere tutte 'ste cose all'interno di una fede?!"
"Infatti a un certo punto si è reso conto che non ce la faceva e ha scritto en lettres b."
"Ahahahahahahahhaha oddiooooo, ma è un orafo Carasau? Sono sicura che quando lo racconterò a P.A. mi dirà la stessa cosa, roba da non crederci! Ma ti hanno fatto uno sconto almeno, quando tutta 'sta tarantella è finita?"
"Sì, un gesto commerciale - udite udite - del 5% sul prossimo acquisto..."
"No vabbè, ci rinuncio."

Una volta tornata a casa, ho telefonato a P.A. e gli ho prontamente raccontato l'aneddoto, adeguandolo all'italiano.
"Capisci, amore? E' come se questo avesse inciso sulla fede nome dello sposo, nome della sposa, data e poi IN STAMP."
"Noooo, ma che assurdità! Senti, ma che tu sappia, c'è mica un orafo nella famiglia Carasau?"

"Le cose che abbiamo in comune sono quattromilaottocentocinquanta" (cit.). Stronzaggine inclusa, quando serve.


venerdì 13 dicembre 2013

Misure di sicurezza (2a parte)

(continua da qui)
Si', lo so. E' passato più di un mese dalla prima parte dell'episodio. Ma siccome nessuno ha reclamato niente, ho rimandato la seconda parte a oltranza.
Dicevamo... Cosa? Ah si', se non sbaglio, eravamo arrivati al mio passaggio in banca del martedi' mattina, giusto? Si', ero passata in banca e mi avevano detto che la carta vecchia era ormai stata bloccata e sarebbe stato inutile andare a recuperarla, tanto più che la nuova era in arrivo.

Ormai rassegnata all'idea, mi avvio al lavoro. La giornata scorre tranquilla, evito accuratamente di aprire siti come Amazon o Isiget per non farmi venire desideri improvvisi che non potrei realizzare e finalmente la sera torno a casa.
L'atmosfera è un po' più distesa, io sono un attimo più rilassata della sera precedente e ceno con Carasau, che ormai ha preso la fissa per il boulgour con le zucchine e se lo cucina in doppia razione (per la cena e il pranzo del giorno dopo) almeno una volta a settimana.
La figliola, tra una cucchiaiata e l'altra di boulgour condita da vari "capito? capisci?" a ogni sua affermazione, che se non sei nervoso ce lo diventi, si informa sulla disavventura della mia carta di credito:
- Scusa, ma non ho capito, cos'è successo con la tua carta di credito?
- Niente, domenica ho provato a prelevare dei soldi ma non sono riuscita a ritirare la carta, quindi il distributore me l'ha mangiata. All'inizio non l'ho bloccata perché una mia amica che lavora in banca mi ha detto che è appunto una misura di sicurezza per  evitare che mi freghino la carta. Solo che poi domenica sera mi è arrivato un sms sul cellulare in cui mi davano un codice da inserire per finalizzare un acquisto su internet...
- Davvero?! Caaaavoli!
- Si', qualcuno stava comprando la cena sul sito alloresto.fr e mi è arrivato questo sms per questo acquisto di 13,95 euro.
- Scusa, hai detto 13,95?
- Si', quello.
- No perché io domenica sera ho comprato due pizze e ho speso proprio la stessa cifra, tredici euro e novantacinque!
- ...
- Infatti poi aspettavo questo sms col codice sul cellulare, ma non mi è arrivato e a un certo punto ho scelto l'opzione "inserisci la tua data di nascita"!

Improvvisamente tutto prendeva un senso. Il quadro, tragicomico, in verità, si configurava nella mia testolina: né Carasau né quei geni della banca avevano cambiato il numero di cellulare (cioè il mio) dal conto di Carasau (eravamo andate insieme ad aprirlo perché lei non sapeva mettere insieme neanche due parole di francese e soprattutto perché non avevamo ancora il contratto), Carasau aveva provato a comprare le pizze proprio qualche ora dopo  l'incidente del distributore, io bloccavo la carta perché pensavo che qualcuno avesse recuperato la mia carta dal distributore e volesse cominciare a spassarsela. Il primo pensiero che ho avuto è stato: che ladro scemo, invece di comprarsi un volo per la Polinesia con la carta di un altro si compra un take-away su internet? C'è pure da dire che col saldo del mio conto al massimo poteva andarsene a Catanzaro con la Ryanair e rigorosamente senza bagaglio da stiva. Dettagli.

- Cioè, mi stai dicendo che il tuo conto in banca è ancora legato al mio numero di cellulare? Non hai ancora cambiato le coordinate sul sito?!
- Ma io sono passata in banca a comunicare il numero nuovo!
- Si', ma dovevi cambiarlo anche nel tuo spazio cliente sul sito!!! Ti rendi conto che per la tua negligenza (la tua e di quei deficienti della banca) io mi a) sono presa un coccolone b) trovo senza carta di credito almeno per tutta la settimana. Ti rendi conto?
- Si', ma io il numero l'ho comunicato...
- Si' vabbè, ma ora lo devi cambiare anche sul sito e lo devi fare tu. Anzi, dopo cena FALLO SUBITO.
- Ok, va bene. 

Non ci potevo credere: per la sua deficienza io avevo bloccato la mia carta, nuova di zecca, e ovviamente ero senza un cent, visto che in questo benedetto Paese si paga sempre tutto par carte che i contanti quasi ti scordi come sono fatti, avevo rischiato di prendermela con l'Abruzzese per le sue teorie sulle misure di sicurezza, avevo litigato con P.A.
Per la sua deficienza e per due pizze. Un casino immane per due pizze fetenti comprate su alloresto.fr.

Ma d'altra parte dovevo aspettarmelo, da una che dice LA gorgonzola.

giovedì 24 ottobre 2013

Misure di sicurezza (1a parte)

(Avevo provato a sospendere questo post per vedere se riuscivo a finirlo e pubblicarlo tutto insieme. Ma visto che sto diventando una persona seria al lavoro, non sono riuscita a finirlo oggi. E visto che c'è chi si è lamentato, vi restituisco almeno la prima parte.)

In quest'ultimo periodo devo essere vittima di una congiunzione astrale poco favorevole, mi sa che ho Saturno contro. Ma proprio Saturno contro Formichina, non Saturno contro Acquario. Mettetevi comodi, sto per raccontarvi uno degli ultimi episodi della sciagurata saga. Siete autorizzati a dubitare della veridicità di cio' che sto per raccontarvi, ma se siete lettori di Ondalunga, sapete benissimo che la realtà supera spesso la fantasia. Ecco, questo è uno di quei casi. E' necessaria solo una piccola premessa, ovvero: ho una nuova coinquilina da settembre, la chiameremo Carasau in onore alle sue origini. La figliola è simpatica e garbata, ma non brilla né per perspicacia né per conoscenza della lingua francese.
Fatte le dovute presentazioni, passiamo ai fatti.

Domenica scorsa ero in giro con amici a un vide-grenier a Faidherbe-Chaligny, 12esimo arrondissement. Il portafogli piangeva e cosi' decido di andare a fare bancomat. Tuttavia, il disgraziatissimo distributore non mi restituisce bene la carta, io non riesco a recuperarla e lui se la mangia. Dietro consiglio dell'Abruzzese, che lavora in banca, non blocco la carta: è una misura di sicurezza per evitare che qualcuno mi prenda la carta. Ok. Subito dopo arriva un tizio, mi chiede se il bancomat funziona, prende i suoi soldi, la sua carta e se ne va. Bah.
Torno a casa, rassegnata all'idea che dovro' aspettare il martedi' mattina per recuperare la mia bella carte bleue. Qualche ora dopo, ricevo un sms: era la mia banca che mi dava un codice per finalizzare un acquisto di 13,95 euri su Alloresto. Vi lascio immaginare il panico: ho immediatamente pensato che mi avessero clonato la carta e ho quindi provveduto a bloccarla subito. Nel fattempo, in preda al nervosismo totale, ho litigato con P.A., colpevole, a mio avviso, di pormi domande idiote sulla questione e di darmi consigli non richiesti. Carasau, in tutto cio', non c'era, era in banlieue dal suo uomo.

Lunedi' torna Carasau, ma io sono nervosa e depressa in seguito a una telefonata aviopenica e sono di poche parole.
Il martedi' mattina vado in banca, spiego la situazione alla brunettina poco sveglia allo sportello, costei mi informa che nessun movimento è stato fatto sulla mia carta e che la nuova è già stata ordinata, quindi è inutile andare a recuperare l'altra.

(continua....)

mercoledì 17 luglio 2013

Caro mentecatto

Vi risparmio la mia su calderoli e le sue uscite infelici. Ci ha già pensato lei, e non saprei scriverlo cosi' bene. Vi risparmio pure la mia su bentivoglioangelinoamicokazaco, vi parlo piuttosto di una notizia diciamo "di cronaca" che ha suscitato la mia attenzione. In realtà non posso garantire sulla veridicità della stessa, la foto dell'articolo gira su feisbuc e, si sa, su feisbuc le bufale regnano sovrane. Comunque, supponiamo che sia vera (nel frattempo, ho trovato anche un link, non so quanto sia attendibile, mais bon).

Titolo: Spende 200 euro al primo appuntamento ma lei non gliela dà: lui la denuncia ai carabinieri.

Si', avette letto bene. Lui è un ragazzo di Udine, sotto la trentina. Lei una ragazza di poco più giovane che lui invita a uscire e a cui paga cinema e ristorante, sperando che lei, a fine serata, lo ricambi "in natura". Ma lei non se la sente e allora lui che fa? La denuncia ai carabinieri per "falsità di intenti". Perché non gli ha detto prima che non gliel'avrebbe data. Prego notare la fine argomentazione del mentecatto, che tira in ballo nientemeno che le sfere celesti: "Se Dio ti ha fatto la figa è perché la devi dare, senno' ti faceva un altro braccio."
Caro mentecatto,
la prima cosa che mi viene da chiederti è: perché non sei andato direttamente da una prostituta? Magari te la cavavi pure con meno di 200 euri, e a fine serata avevi il tuo contentino. Magari non ci sei andato perché tu, studente modello di buona famiglia, con "quelle donnacce" non ci vuoi avere a che fare?
La seconda è: hai idea di quali siano i presupposti per una denuncia? Ok 20 anni di bunga-bunga, ma da quel che ne so io, una legge che obblighi le donne a ricambiare col dono del proprio corpo chi offre loro una pizza o un cinema - grazie a Dio - non esiste ancora. Non è che avete fatto un contratto e lei non lo ha rispettato, eh. Ma tu, becero maschilista, hai dato per scontato che potevi comprarti la figliola facendo magari pure la figura del galantuomo.
E io ti auguro di fare la fame per il resto dei tuoi giorni. Spero che non te la dia neanche la più racchia del mondo, se continui a comportarti cosi'. Anzi, spero proprio che la denuncia la prossima volta te la becchi tu, caro mentecatto, che mi fai pena, immensamente pena. E sappi che se fossi stato mio figlio o mio fratello, ti avrei gonfiato come una zampogna.

venerdì 19 aprile 2013

Il 5 aprile e la meglio gioventù

Ritornerei sotto tesi per un unico motivo: avere quel qualcosa che "premeva" e che mi spingeva a scrivere qualche riga da queste parti, prima di affrontare la mia pagina quotidiana. Ma la tesi è finita, è stata consegnata a febbraio e discussa due venerdi' fa. Si è chiuso cosi' uno dei percorsi più dolorosi della mia vita, con molta probabilità IL più doloroso, cominciato con grande, grandissimo entusiasmo e finito con un grosso sospiro di liberazione. Sono stati 4 anni duri, duri pure da spiegare. Di certo non sono stata l'unica a vivere una situazione del genere, ma sono dell'idea che ogni dolore sia una storia a sé. Ma non per la pretesa di dire: "Il mio dolore è più grande del tuo", ma semplicemente perché il mio dolore è stato mio e basta, anche se - fortunatamente - condiviso con tante persone meravigliose. Come ve li spiego il terrore della gogna alle riunioni, le mail minatorie, le umiliazioni varie ed eventuali da parte di chi avrebbe dovuto aiutarmi e invece non ha fatto altro che insultarmi, minacciarmi, trattarmi come un'idiota? Ho passato 4 anni nel labirinto degli specchi, come quello che c'era all'Edenlandia quand'ero bambina, e a dire: "Ora lascio, mollo tutto" un secondo prima di dirmi: "Non puoi farlo, è troppo tardi, anche se non hai fatto niente."

E poi la rabbia. Quella verso i rappresentanti di una casta di privilegiati, quelli che prendono più di 3 000 euro al mese e poi fanno fare lezione ai loro dottorandi (da cui magari si fanno offrire pure il caffè), fanno rientrare i bagni termali nella nota spese dei rimborsi per i convegni (tanto paga l'università, cosa vuoi che sia?) e si permettono pure di deriderti se provi a dire che magari quella persona importante potrai incontrarla solo se trovi un biglietto aereo economico o se quel giorno non dovrai lavorare, visto che in qualche modo devi pur campare...
La rabbia per questi sessantottini del cazzo che, una volta ottenuto cio' che volevano, si sono tristemente imborghesiti e non accennano minimamente a mollare la poltrona.
E l'irritazione per tutti i complimenti che mi sono arrivati dopo, in questo valzer di "all's well that ends well" che suonava un po' come "il caso era disperato, ma sapete, grazie a me ce l'ha fatta".

Allora che ho fatto? Ho approfittato di tutte queste smancerie per togliermi qualche sassolino dalla scarpa, inserendomi nella conversazione. Li ho ringraziati per i complimenti (perché sono pur sempre una signora e somiglio a una contessa), ricordando a tutti le asperità del mio percorso. Non ho potuto dire: "mi avete affidata alle mani di una pazza", ma spero che qualcuno di loro se ne sia reso conto. Ho detto invece qualcosa  come:  "vi ho dimostrato di non avere paura e mi sono completamente riciclata. ora sta a voi dimostrare alle istituzioni che dall'università italiana escono ancora persone valide, che non hanno paura di lasciare l'orticello per avventurarsi altrove, e non parlo solo di me ma di tutti gli amici-colleghi che avete formato. ora sta a voi permetterci di continuare. Je vous fais confiance". Tradotto, suonava con: "bene, mi avete rotto le palle e l'autostima per 4 lunghissimi anni. mi avete costretta a fare una cosa che mi faceva vomitare. non l'avete fatto solo con me ma pure con gli altri. ora, cortesemente, levatevi di 'ulo e dateci un posto. grazie"

Sulla quindicina di destinatari mi hanno risposto in tre. Un posto non l'avro' comunque, forse dopo questa brillante idea ancora meno, quindi tanto valeva farlo. Ad ogni modo, sono due settimane che penso a questa scena, tratta da uno dei miei film preferiti. E che, manco a farlo apposta, ci sta bene pure con quello che succede in questo momento a Roma:



venerdì 11 gennaio 2013

E' stato un attimo

C'è stato un momento negli ultimi anni in cui avevo rivalutato Beppe Grillo, ovvero 3 anni fa, era venuto a fare una conferenza-incontro con Travaglio e aveva presentato il Movimento 5 Stelle. Il personaggio non mi aveva mai convinto molto, ma in quell'occasione si era dimostrato simpatico e anche competente, parlava degli scopi del Movimento e delle cose belle che faceva nelle amministrazioni comunali e provinciali. Ne rimasi affascinata, al punto che alle elezioni regionali votai il rappresentante del M5S, perché nessuno degli altri candidati mi convinceva fino in fondo (no, neanche Vincenzo De Luca, indagato pure lui per vari motivi). Ovviamente non vinse. Io l'avevo votato perché pensavo che in una regione come la Campania ci fosse bisogno più che in altre di cittadini che vedessero "da dentro" come funzionavano i giochi del potere e magari far sentire la propria voce.

3 anni dopo, il M5S ha fatto passi da gigante, al punto che un ragazzo - amico di mia sorella - è quasi fresco per il Parlamento.
Sul lavoro del M5S per avere amministrazioni politiche locali più pulite, niente da dire. Il lavoro fatto, per quel poco che ne so, è tutto sommato un buon lavoro. Almeno a livello dei comuni, funziona bene (almeno per i comuni piccoli, per i comuni un po' più grandi ci ha messo più tempo il sindaco di Parma a fare la giunta che Hollande a scegliere la squadra di governo).

Poi sono arrivati i sondaggi con gli indici di gradimento. I rappresentanti del M5S hanno cominiciato a dire la loro nelle grandi città e, per forza di cose, sono diventati personaggi pubblici, che rilasciano interviste e vanno in tivvù.
E Grillo ha cominciato a sbroccare. Ha prodotto una serie di perle degne dei peggiori rappresentanti politici dell'Italia degli ultimi 20 anni.
In un'occasione ha detto che "la mafia non è un problema per il Paese".
Poi c'è stato il caso Salsi-Favia, i due sono stati cacciati fuori dal M5S. Salsi è andata a Ballaro' e Grillo ha sentenziato: "I talk show sono il vostro punto G", un commento degno del peggiore mister b.
Poi sono arrivati altri sondaggi che davano il M5S leggermente in calo e Grillo ha dichiarato la sua apertura ai fascisti di Casapound ("Casapound è meglio di Monti"). Quelli che vanno in giro con spranghe e coltelli e "dialogano" a modo loro con omosessuali, immigrati e persone che credono in altre cose.
Ecco, per me Grillo da oggi è un personaggio altamente pericoloso per il mio Paese.

"mi devo formare un'idea ben precisa prima delle elezioni. il fenomeno Grillo: mi intriga molto l'idea di cambiare paradigma, l'idea di poter pensare e dire i pensieri e mischiarceli e capire che un pensiero puo' stare e appartenere a più persone e storie politiche, a patto però che le storie politiche abbiano un peso. non posso tollerare che esista un discorso del tipo "non me ne frega se sei fascista o antifascista, se sei per la pace o per la guerra...", perchè se sei fascista o per la guerra hai pensieri diversi da uno che è per la pace o è antifascista."  
(pensiero di un ragazzo campano, L., su un social network)


sabato 24 novembre 2012

Mancanze

"Ciao,
so che non sta bene dirtelo, ma mi manchi sempre...
spero che tu stia bene. Buon pomeriggio, baci. Bjs "
(segue firma, nell'eventualità che il numero non sia più in rubrica)


"Credo che l'unica cosa che ti manchi davvero sia 
un cervello che funziona bene. Fatti vedere da uno bravo,
ti puo' fare solo bene. 
Sono desolata all'apprendere che ti annoi, ma non 
ci posso proprio fare niente. Lasciami in pace, vuoi?"


"Ah, la noia... da secoli motore di grandi storie d'amore" (cit.)

domenica 28 ottobre 2012

A verbale

(Avviso ai naviganti: la conversazione riportata qui sotto è realmente avvenuta tra la Schwester, vittima di un furto in quel di Valencia, e il carabiniere di turno alla caserma del nostro paese)

- Dov'è accaduto il furto?
- In Spagna, a Valencia.
- Vabbuo', solo Spagna va bene... Ora e luogo?
- Erano le 2 di notte ed ero in spiaggia, precisamente alla playa Malvarosa!
- Tu vai a ffà 'a festa e lass' a borza sott'ombrellone!
- Ma non c'era l'ombrellone, erano le due di notte.

Dopo varie supposizioni di scenari di furto, il verbale è finalmente compilato. E recita testualmente: "Mi trovavo in spiaggia alla paia Malva rosa e mi accorgevo con mio stupore che ignoti mi asportavano la mia borsa".

Meno male che in questo mondo precario almeno l'ignoranza è nei secoli fedele...

venerdì 31 agosto 2012

Selezione naturale

Sempre per lo stesso motivo (cioè, che l'acqua è poca e a' papera nun galleggia), ho subaffittato la mia stanza per questa settimana che sono in Slovenia (si', siete in diretta con Lubiana, fuori diluvia e io sono in ostello, dopo essermi infradiciata tutto il giorno). Ho trovato una tizia per qualche giorno, sale su a Parigi per un dottorato e voleva un punto d'appoggio mentre cerca casa. Benissimo. Mi contatta via mail, poi mi chiama, poi ci scambiamo i dati per i soldi ecc ecc. Varie mail, vari sms, mi organizzo con le mie pazientissime amiche per accoglierla in mia assenza, le preparo dei post-it sul tavolo della cucina con tutte le istruzioni necessarie.

Mercoledi' sera, Maribor, cena di festa dopo i seminari. Primo sms: "Ciao, sono A., sono arrivata a casa tua. Non ho trovato indicazioni particolari, ma lascero' tutto com'è. Ho due domande: come funziona la connessione internet? E come si alza la tapparella della stanza?"
Risposta mia: "Ti ho lasciato dei post-it in cucina, non li hai visti? La pass di internet è sul modem (!), per la tapparella mi pare un po' difficile spiegare via sms..."
Secondo sms: "ok grazie. Non li avevo visti, ora li ho trovati. mi confermi chiamate sui fissi?"
Decido di non rispondere, visto che lo avevo messo nell'annuncio e gliel'avevo scritto via mail.
Nonostante cio', terzo sms: "Scusami, saro' scema, ma devo fare qualche operazione particolare per chiamare in Italia?"
Seconda risposta mia: "Si', il numero. Preceduto da 0039. Scusami ma sono fuori a cena, per qualsiasi cosa chiedi a M. Ciao", traduzione metaforica di "mi stai rompendo le palle, lo capisci?"
Ebbene, ieri ricevo un quarto sms: "Ciao, scusami se ieri ti ho rotto le scatole, volevo solo sapere: con quello che ho pagato, posso restare fino all'1 o fino al 2?"
Non le ho risposto neanche stavolta, gliel'ho detto/scritto almeno 3 volte.

Poi saro' io ad essere particolarmente dura, ma sono sicura che se la selezione naturale avvenisse su queste basi, salterebbero parecchie teste. E sarebbe sicuramente un mondo migliore. O almeno, a me piacerebbe di più.

sabato 28 luglio 2012

L'epilogo

Nell'ultima puntata della famosa telenovela "Milagros nos faz uma pipau", la protagonista ha il cellulare scarico ed è troppo tardi quando si rende conto di aver risposto a una telefonata indesiderata. Lui, u curnudu, ha rinvenuto un suo capo di abbigliamento a casa sua e vuole restituirglielo. Lei esita, ma con molta freddezza, come se gli stesse davvero facendo un favore, gli concede di portarglielo a casa il lunedì successivo.
Ma il lunedì successivo, quando u curnudu richiama per annunciare il suo arrivo imminente, la protagonista viene colta dal panico e mette in atto il piano B: raccoglie in fretta e furia ses affaires de sport e riempie la sacca, uscendo di casa a velocità record, prendendo un percorso alternativo. E a metà strada manda un sms: "Mi dispiace, ma sono dovuta uscire. Puoi lasciare ciò che è mio nella cassetta della posta, ho già provato, dovrebbe entrarci. E se non è così puoi spedirmelo per posta. Grazie"

E come in ogni telenovela che si rispetti, puntuale come un brufolo prima dell'appuntamento della vita, arriva la telefonata patetica di conclusione:
- Ciao, ho messo nella cassetta della posta, tutto bene.
- Ah ok, grazie.
- Ci vediamo un'altra volta.
- No, non ci vediamo mai più.
- Ah... sì, forse è meglio.
- Ah, per me è sicuramente meglio.
- Sìsì... allora ti auguro buona fortuna per tutto, per me la storia con te è stata bella.
- (e ci mancherebbe, idiota, ti portavo pure il caffè a letto!) ...
- Non portare rancore per me.
- Sisì, vabbè, ciao.

La protagonista si fa una grassa risata, torna a casa, gira la chiave nella cassetta della posta e... trova l'oggetto in questione, al colmo della felicità, non ricordandosi di quanto fosse bello. E manda al pubblico da casa il seguente insegnamento di vita: Nel dubbio, mai lasciare le proprie cose nelle case altrui!

venerdì 8 giugno 2012

Formichina e la burocrazia

Ho fatto domanda per un posto da ATER (contratto annuale all'università, per farvela breve). Ora, per poter essere presi, c'è bisogno di un'attestazione del direttore di tesi in cui si dice che il candidato discuterà la tesi entro un anno. Bene. I miei direttori di tesi sono uno in Brasile, l'altra in Italia e non sanno che io ho fatto domanda per questo posto (se lo sapessero, probabilmente non sarebbero d'accordo, o gliene potrebbe importare quanto la riproduzione della formica rossa australiana).
Oggi ricevo una mail da un'addetta ai lavori:
"Salve,
entro la mezzanotte di stasera dovrebbe caricare sull'applicazione l'attestazione del suo direttore di tesi.
Cordialmente,
Mme Blabla"

"Buongiorno Mme Blabla,
ho un problema al riguardo: il mio direttore francese è in Brasile, la mia direttrice italiana la vedro' martedi'. Come posso fare per ovviare al problema?
Cordialmente,
Formichina"

Tempo un'ora, ricevo un'altra mail:
"Salve,
entro la mezzanotte di stasera dovrebbe caricare sull'applicazione l'attestazione del suo direttore di tesi.
Cordialmente,
Mme Blabla"

Ero indecisa se rispondere "ta soeur" o "merci à la bite", ma alla fine ho optato per un educato, rassegnato e intelligente silenzio.

martedì 6 marzo 2012

Dai gelati ai filati

Mi ero ripromessa che non avrei più cercato né accettato lavori come hostess, promoter e simili. Lavori in cui sei in piedi tutto il giorno, con un frigorifero nelle spalle, magari, a sorridere come una beota e a importunare il malcapitato di turno con parole di encomio a raffica sul fantasmagorico prodotto del giorno (l'ultima volta era stato a Viareggio, promuovevo una linea di erboristeria, distribuendo campioni omaggio di tisane lassative). Ma l'amara verità è che siamo alle pezze (non specifichiamo quali e dove, sono pur sempre una signora!) e il mio bisogno di vile denaro è a dir poco impellente e quindi ho accettato di fare da hostess/interprete per un ricamificio italiano, passando cosi' dai gelati ai filati.
E vi diro', è andata benone, molto meglio di quanto mi aspettassi. La sera prima (vigilia di san Valentino) ero disperata, erano già le unidici e mezza ed io ero a letto col Boch 1995/96 (et oui, ça fait longtemps!) da un lato e il computerino dall'altro a cercarmi la terminologia dei tessuti in inglese e francese. L'indomani, smessi i panni della segretaria-gelataia e indossato il tailleur da hostess, mi avvio verso il Parc des Expositions, tempio massimo delle fiere. Ma sul quai dell'RER A a Nation arriva la prima atroce scoperta: ho un buco nei collant, a metà polpaccio!!! Che sarà mai, direte voi, ma per una che è stata assunta per "motivi di immagine", diciamo cosi', fa eccome! Dopo varie imprecazioni, diversi sms alla ricerca di solidarietà e 40 minuti da sardina nell'RER B, giungo a destinazione. Mi faccio venire a recuperare all'ingresso e comincio la mia brevissima carriera di interprete dei filati: accogliere i clienti, chiedere il biglietto da visita, preparare un caffè quando richiesto, mostrare il campionario quando tutti sono impegnati, fare il mastino se qualcuno si azzarda a fare foto.
I prodotti sono meravigliosi, di una raffinatezza squisita. E' bello vedere stilisti di tutto il mondo restare a bocca aperta per il made in Italy, che ormai fanno in pochi. E' piacevole sapere che le due stiliste di una nota casa italiana hanno deciso di tornare sul made in Italy perché la gente compra di più se un prodotto è migliore pure se il prezzo aumenta. E nonostante tutto questo, ti chiedi come facciamo ad essere un Paese alla deriva (piccola parentesi di amertume, la chiudiamo subito).

Vabbè. Me l'avevano detto che fare le fiere è bello. Confermo: fare le fiere è bello, stancante ma bello. E ancora meglio quando sei pagato cosi', sull'unghia e rigorosamente cash.
E ti chiedi se non è forse il caso di cercarsi altri eventi del genere, se quando torni a casa dopo due giorni cosi' sottoforma di mail la prima lezione del manuale "Comment motiver sa thésarde pour les nuls"*:

"Buongiorno formichina,
ho letto il tuo primo capitolo e sono colpito dall'eleganza dello stile, la coesione del testo e la correttezza del documento. E' fatto talmente bene che sono quasi sfiorato da un dubbio: non è che hai pescato da documenti preesistenti?"

E' doppiamente frustrante, se pensi che il tempo che hai impiegato a scrivere quelle benedette 12 pagine è a titolo gratuito.
Ma in questi casi bisogna ricordarsi che si ha a che fare con i mangiaranocchie, popolo incapace di qualsiasi apprezzamento gratuito. Ecco, un popolo cosi' merita di estinguersi. E qui lo dico e qui lo nego, io faro' il possibile affinché cio' accada.

* "Come motivare la tua dottoranda per negati"

sabato 4 febbraio 2012

La livraison

Prima di mercoledi', la segretaria-gelataia aveva fatto consegne a bar e ristoranti a piedi (con l'ausilio del fantastico carrellino sghembo, quello le cui molle zompano ogni due minuti), in RER e persino taxi. Mercoledi' si è aperto un nuovo capitolo nella storia delle consegne: la formichina segretaria-gelataia ha fatto la sua prima consegna in furgoncino, seduta al posto di guida, con l'inutile Cardini (uno, almeno uno, fatemelo bocciare!) al lato passeggeri e senza patente dietro. In teoria senza neanche la possibilità di poter guidare, ché la patente è scaduta e aspetta il nuovo bollino (ebbene si', ho la patente già da 10 anni, non sono cosi' giovane come voglio far credere).
La prima volta a scorazzare per le strade di Parigi senza navigatore, senza una fetente di cartina ma con un uomo inutile senza patente al mio fianco a farmi da navigatore. Uno che pensava che le Tuileries venivano dopo place de la Concorde partendo da Châtelet, per capirci. Uno che quando gli ho detto "sono senza patente" mi ha risposto: "non fa niente, tanto hai un bel sorriso e i flics chiuderanno un occhio". E io che già immaginavo di scorrere nervosamente il ditino sul cellulare e telefonare di soppiatto all'unico flic che conosco, supplicandolo di togliermi da una situazione imbarazzante. Uno che per tutto il viaggio non ha fatto che rimuginare su quale cazzata sparare per aver consegnato con due giorni di ritardo (mmm... je vais leur dire qu'on a eu un dégât des eaux... non, peut-être c'était déjà la dernière fois, euh...) e che nonostante tutto guadagna più di me e ha un contratto fisso (che noia, dite, eh?).

Guidare in centro è il delirio, coi semafori ogni 50 metri e i pedoni aspiranti suicidi. Ma uscire su place de la Concorde e immettersi sui quais de Seine, trovarsi di fronte la Tour che ti sovrasta maestosa e lucida in un pomeriggio soleggiato, appena brumoso, beh, è un'altra cosa. Anche per chi non ama molto guidare, tipo me. 
Dopo duecento semafori, preselezioni sulle corsie sbagliate e parecchie battute à la con di Cardini, alla fine "all's well that ends well" e siamo riusciti ad arrivare nel 16esimo e a tornare alla base sani e salvi. Incensurati, soprattutto, dopo che ho rischiato di mettere sotto uno sulle strisce (vi giuro, l'avevo completamente zappé) e tagliato la strada a uno scooter ...

martedì 15 novembre 2011

E io dov'ero

Quando succede qualcosa di particolarmente importante nel mondo si cerca di fissare bene cosa si stava facendo in quel momento. Quando ci fu l'attacco alle Twin Towers nel 2001, per esempio, io stavo uscendo a comprare il regalo di compleanno alla mia allora dolce metà (ebbene si', ho avuto un fidanzato nato l'11 settembre, se proprio dovete ridere, fatelo compostamente), un cd dei Tiromancino. Orsacchiotto, l'uomo televideo, mi diede la notizia con fare concitato, seduto in punta al divano beige del salone.

Due giorni fa l'Italia si è liberata (definitivamente, si spera ma non ci giurerei) di un individuo che ha fatto dell'Italia un'assurda anomalia nella storia della democrazia occidentale. Che è riuscito a contaminare tutto cio' che ha toccato. Che ha fatto del mio Paese un posto depresso e allo sbando, con un altissimo debito pubblico, del Parlamento una corte di menestrelli, giullari e cortigiane, delle bugie il pane quotidiano di milioni di occhi e di orecchie. E molto altro ancora che non voglio stare a rivangare.
Ebbene, io sabato sera ero a mangiare una pizza con la Dido, una pizza vera, in quella che è la migliore pizzeria italiana di Parigi per me finora (grazie, anima gemella!): O Scià, in rue Tiquetonne. Una pizza come quelle che fanno a Napoli ma al costo di una di Parigi. Una pizza perché avevamo voglia di sentirci italiane, un sabato sera diverso dagli altri, un sabato sera sulle spine ad aspettare messaggi. E mentre arrivava il mio, impaziente, a Gipo (ma non s'è ancora levato di 'ulo???), è arrivato quello della Schwester, "è finito battiscopa!", e subito dopo la risposta di Gipo: "E' fatta! Appena uscito il comunicato ufficiale! Stappa lo champagne!!!" E poi quello di anima gemella, che era davanti al Quirinale: "Si è dimesso! io c'ero, un abbraccio commosso"
E lo sciampagn l'abbiamo stappato ieri sera e ci siamo scolati tutta la bottiglia, LdL, Hdc e la qui presente formichina. 
Sono soddisfazioni, converrete. Anche se c'è da rabbrividire all'idea che si festeggi per la caduta di un governo in un momento cosi' delicato. Si puo' portare un Paese a un tale stadio di esasperazione, con cori professionali che intonano l'Alleluia?
Detto questo, il mio primo pensiero è stato per mia nonna: sarebbe stata felicissima di vedere questo giorno e mi spiace un sacco che l'abbia mancato per un mese. Era lei a chiamarlo "battiscopa" e sono sicura che continua a dirgliene ancora di tutti i colori, ovunque sia.

martedì 8 novembre 2011

Un petit mot pour toi

salaudconnardgrosseorduresous-espècedebranleuravortégrandcongranderifiutoorganicomezzasegasenzacoglionirattusofigl'e'ntrocchiaminableominicchioquaquaraquàtunevauxmêmepasle10centimesderéponseàtontextodégueulassecontinuedoncàtetapercettesalopejenetediraipasquet'esunemerdecarlamerdeaumoinsseràféconderlaterrejedirais plutôtquet'esunegrandeorduretoxiqueàl'instardesdéchetsnucléairestusi'nustrunzejamuri'spantecanncomm'all'ultemede'strunzjetemettraisuneclaqueunpainsijen'avaispaspeurdemesaliravecunegrosseordurecommetoitoiquin'amêmepas hontedemedirequemonamitiéestimportantepourtoisenonsaidovestadicasailrispettopourunefoisquej'avaisdécidédemelaisseraller etdefaireconfianceàquelqu'unmaistum'aprispourqui?pouruneconnet'aspiétinémessentimentsmonintelligencemonamitiémoncoeurettuneméritesrien
jetediraimêmeplus"bonjour"continuaascopartilatuatroiaedimenticatidimedégagedemavieetdemavue!

Voilà, je me sens mieux. In questo momento ho tanta di quella rabbia in corpo che se la trasformassi in energia, potrei illuminare la Tour Eiffel e tutto il 12ème arrondissement.

domenica 6 novembre 2011

Ecco chi era!

Sono ormai 3 settimane 3 che ogni mattina io e la mia coloc veniamo svegliate verso le 7 (domenica compresa) da qualcuno impaziente di sapere cosa sia successo nel mondo durante la notte e ansioso di trasmettere questa conoscenza a tutto il palazzo. Sono quindi 3 settimane 3 che ci svegliamo non col canto degli uccellini o con la macchina puliscistrade ma con un tele/radiogiornale sparato a tutto volume (à fond, si direbbe da queste parti, ma à fond la caisse, eh, mica à fond e basta).
E stamattina, domenica, stessa identica storia. La formichina, che ieri sera è stata a una festa di pacsage homo molto molto carina innaffiata da un'ottima soupe de champagne, alle 7 aveva alle spalle appena 4 ore di sonno. E ha deciso che quello era il momento di salire dal vicino del 5° che è tanto carino e simpatico ma un po' silenziofobico. E in versione "tanto-non-ti-spoglierebbe-nessuno", col pigiamino di Snoopy, la felpa di pile antistupro, gli occhiali e una mezza gueule de bois si è arrampicata per gli scalini verso il 5° piano. Ma grande fu la sorpresa, hélas!, di non sentire provenire rumore alcuno dalla porta del vicino silenziofobico. Onde evitare figuracce, la formichina è tornata in casa con le antennine tra le zampe e stava per rimettersi a letto, dove il tele/radiogiornale continuava a sentirsi una bellezza. Allora è uscita di nuovo sul pianerottolo, orologio alla mano, a cercare la fonte del rumore. Scende uno scalino, ne scende due... e si accorge che il tele/radiogiornale ha una diffusione privilegiata tra il terzo e il quarto piano.
Drin.
Niente.
Dri-i-i-in.
Spunta la faccia di quello del terzo piano, in maglietta della salute e negli occhi la domanda: "e tu chevvoi?"
E la formichina fa notare al vicino che è domenica mattina e non sono ancora le 7.30 e che sono 3 settimane 3 che ogni mattina le sue info ci fanno da sveglia almeno un'ora prima della sveglia  (e povera la coloc della formichina, che di sera lavora e si corica sempre tardi).

Fosse un vecchio insonne capirei pure, ma un ragazzo tra i 30 e i 35  la domenica mattina alle 7 non ha niente di meglio da fare che sentire guai e propinarli al palazzo???

(mi impegno solennemente a fare un post più carino, che esuli dalle mie rogne coi mangiaranocchie. ve lo prometto sul quarto ascolto consecutivo di "Tutto l'universo obbedisce all'amore", sisisi.)

lunedì 31 ottobre 2011

Fermate il mondo, voglio scendere

Da quando lavoro, non si capisce più niente. Si capiva poco pure prima, ma ora è il delirio totale! Zero tempo per le mail (quanta gente sto arronzando, perdonooooo!), la stanza che è più bazar del solito, in cui continuano ad ammonticchiarsi indistintamente maglie, fogli, pantaloni, lime per le unghie, sacchi (vuoti) per il sottovuoto e chi più ne ha più ne metta. Devo confessarvi che questo blogghino mi manca e anche gli altri blogghini amici... ho poco tempo per scrivere e per leggervi (perdonooooooo bis!). E quindi approfitto di questo momentino  tranquillo al lavoro per raccontarvi un po' di novità, in pillole.

* Per la rubrica "formichina incontra di persona i suoi lettori", mercoledi' ho conosciuto Ondalunga e il Windsurfista, sono venuti a pranzare in gelateria. E sono proprio bellini, più che una coppia sono una "persona e mezza", perché Ondalunga è piccina piccina ma tanto, tanto carina, col caschetto e due occhi belli vispi. Lei si diverte a scrivere di sé come di una zitella acida, ma non le credete, non è assolutamente vero.

* L'altro giorno in metro ho visto una sigrnora leggere le Guide du savoir-faire à l'usage des rustres et des malpolis. Confesso di aver pensato (testuali lingua e parole): "ah ben tiens, j'ai de quoi offrir à Noël!"

* E' stupefacente (e forse anche un po' preoccupante) notare che quando devo andare a mettere timbrini e contare monetine mi sveglio anche prima della sveglia, quando invece mi attendono le mie sudate carte, faccio sempre una fatica immane...

* Non capisco l'indignazione per la risatina di Bruxelles. Non sono stati offesi gli Italiani in quanto popolo. L'ironia riguardava il personaggio, che è sempre il solito cabarettista nano coi tacchetti e il parrucchino. Quindi, caro Pierferdi, invece di indignarti, vergognati di essere stato suo alleato fino all'altro ieri. Prendi piuttosto appuntamento col tuo confessore e passaci un paio di giornate...

* Ho sempre mia nonna davanti agli occhi, me la ricordo nei suoi momenti migliori. Mi vengono in mente le sue massime di vita, le filastrocche in dialetto, dei commenti e dialoghi memorabili. Ve ne regalo uno. Ho una cugina che va spesso in India per lavoro. Qualche anno fa era li' a luglio e telefono' a mia nonna per gli auguri dell'onomastico. La festeggiata, incurante del fatto che la nipotina le stesse facendo una telefonata intercontinentale, ritenne giusto chiederle: "Annali', ma che si gghiuta a ffà miez' a tutti chilli Nir?"**

* Ho lasciato il testimone per la coordinazione del coro in MCI. Non me la sentivo di continuare ora che le persone che mi hanno sostenuta di più sono tutte andate via. Qualcuno ha ipotizzato che si creerà una situazione tipo il governo russo, con Putin che continua a comandare con la faccia di un altro. Ma io il lettone non ce l'ho, indi...

* L'oroscopo di Internazionale dice che sta arrivando il Grande Momento, o quantomeno un Momento Più Grande. Non mi faro' trovare impreparata, anzi vi diro' che ho una gran voglia di costruire. Per il momento mi è stato offerto il ruolo di amante da uno che pensa che "non c'è due senza tre", ma ho gentilmente (neanche tanto poi) declinato l'offerta. Il comunismo è bello per la spesa, la sanità e l'istruzione, ma per altre cose la proprietà privata è davvero l'unica soluzione possibile.

* Ho uno Svedese tutto per me. Anima gemella ha lasciato il formicaio e come pegno del suo amore mi ha dato in eredità uno dei suoi Svedesi, sono andata a ritirarlo sabato mattina con la Dido ed è stata un'impresa, davvero. Ora troneggia accanto al canapé-lit ed è stato un passo avanti verso l'ordine.

(nel frattempo è passato qualche giorno e ho dato una sistemata alla mia stanza, ho preso coscienza del fatto che vivevo nel degrado e deciso che non andava bene cosi'. vediamo quanto dura l'ordine)

Per il momento è tutto, passo e chiudo. Buona settimana a tutti!

**"Annalisa, cosa sei andata a fare tra tutti quei Neri?"

giovedì 20 ottobre 2011

Regioni d'Italia, o i danni della lega nord

Sono quasi certa di non avervi ancora parlato del mio nuovo studente, un catalano purosangue a cui insegno l'italiano. Alto, bruno, occhio ceruleo: un gran bel pezzo di giovane, insomma. Fidanzatissimo, ovviamente, anzi di più: convive con la sua dolce metà nientemeno che a Fontainebleau (poi dici i casi della vita...). E quindi non si tocca, secondo il codice basic dell'etica formichese.
Allora stasera gli ho fatto fare il meteo: ho preso una scheda preparata 7 anni or sono per i miei pargoli di Fontainebleau con tanto di disegnini miei e gli ho stampato una cartina dell'Italia col meteo di oggi (veramente era di domani, ma abbiamo fatto finta che fosse di oggi).
Ma le cartine del meteo, si sa, sono solo piene di nuvolette, soli e fulmini, spazio per i nomi delle regioni non ce n'è. E quindi ho pensato che potevamo combinare le due cose e fare anche le regioni italiane.
Ho afferrato il pennarello rosso e ho conciato la lavagna cosi':

Nord

Centro

Sud

Isole

chiedendogli di riempire au fur et à mesure con le sue conoscenze.

- Allora, le regioni del Nord sono  Venezia-Giulia, Emilia-Romagna, Lombardia, Padania...
- Eh? Padania? Ma la Padania non esiste!!!
- Come no?
- Eh no, non esiste. Fa solo parte delle stronzate (si', gli ho proprio detto conneries) di un gruppo di esaltati. Esiste la pianura padana, quella si': è un enorme spazio verde intorno al fiume Po e attraversa varie regioni, ma non è una regione.

Ci è rimasto male, come un bambino che scopre che Babbo Natale non esiste. E mi ha chiesto scusa. Lui mi ha chiesto scusa.

giovedì 13 ottobre 2011

Quiz

Io mi sforzo di non interessarmi a quello che succede in Italia, a non leggere più  Il Fatto e a ridurre il consumo di Repubblica. Mi sforzo di non parlare assolutamente di lui, di non pronunciare il suo nome, dicendo "quel signore basso coi tacchetti e il parrucchino" quando è proprio necessario parlarne. Tutto nella speranza che prima o poi esploda come un grande Big Bang di letame e depravazione, che arrivino gli alieni e lo scaraventino in un'altra galassia insieme ai suoi quattro burattini o che muoia "soffoato da peli di potta", come aveva previsto il polpo Paul.

E invece no. Le sue eroiche gesta e le sue raffinate disquisizioni politiche ormai hanno invaso pure i quiz gallici, in cui magari una volta, se si voleva parlare del mio Paese, si facevano domande sulla Cappella Sistina, su Verdi e sul Rinascimento.


Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!
 
(Purg., VI, 76-78)