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venerdì 4 gennaio 2013

Primo

Vorrei trovare l'ordine mentale per fare un bilancio del 2012, ma proprio non ci riesco.

So solo che ho lavorato tanto, decisamente troppo, che con quello che ho guadagnato mi ci sono pagata a stento le spese, che ho letto e scritto poco, che i miei li ho visti poco e niente, che le vacanze sono state quasi nulle... e che un altro anno così non lo voglio.
So anche che ho perso la testa come non mi era mai successo prima e che quando poi l'ho recuperata aveva vari bernoccoli... ma confesso che se dovesse succedermi di nuovo, non direi di no.
E poi so che ho avuto delle persone meravigliose accanto a me, che fosse fisicamente o col pensiero, e queste le voglio pure per l'anno nuovo... e pure per quelli a venire, magari.

Per l'anno nuovo sarà "vol bàs e schiv'al sàs": quello che la Vita vorrà donarmi, lo accolgo a braccia aperte. Poi per il resto, non ho grosse pretese. L'unica cosa che chiedo è finire questo strazio che dura ormai da 4 anni, ma in un modo o nell'altro, la liberazione è vicina.

Buon 2013 anche a voi, cari lettori della formichina. In uno slancio di egoismo altruistico, spero di passare un anno fantastico in modo da potervi regalare tanti bei post.

lunedì 7 maggio 2012

6 mai 2012

Qualche scatto da place de la Bastille, dove sono andata a festeggiare anch'io. C'era gente, ce n'era tanta, tantissima, con le rose rosse e le bottiglie di vino e champagne e i figli sulle spalle e i merguezzari (equivalente beur dei nostri porchettari, con la merguez al posto della porchetta, appunto) e un sacco di diti medi alzati quando sullo schermo è apparsa marinelepen.
Non so se si possa parlare di "vento" di cambiamento, ma i Francesi questo momento lo aspettavano da troppo tempo. E allora, pure se questo François non è Mitterrand, diamogli il benvenuto: Bossez bien, Monsieur le Président!


Gente e bandiere da tutto il mondo.


Piccolo mangiaranocchie omaggia il suo nouvo Presidente.

E come qualcuno a noi noto, dopo il governo il tribunale...

sabato 31 dicembre 2011

Buon 2012!


Nelle ultime ore di questo 2011, un pensiero per voi che leggete questo blogghino. Grazie per la vostra presenza, per le battute, le critiche intelligenti, le domande e quant'altro. La formichina vi ringrazia per averle fatto compagnia in quest'anno, sia virtualmente che di persona e vi dà appuntamento all'anno nuovo, sperando che sia un anno "su misura", che vi avvolga come una coperta calda e morbida. 

Auguri!

venerdì 30 dicembre 2011

I miei regali di Natale

L'idea pubblicizzata da Jane Cole sugli spacchettati Oxfam mi aveva tentato, confesso. Ma: 1) cercavo regali made in Italy, 2) per come sono fatte le mie amiche (almeno 3 su 4 sono allergiche ai computer) avrebbero cestinato l'e-card senza guardarla nemmeno e 3) mi piaceva regalare qualcosa che "restasse".
E mi sono detta: perché non un bel pacco alimentare con prodotti etici?
Sono andata all'Ipercoppe e dallo scaffale all'inizio ho afferrato 4 belle borse di cotone. Poi mi sono diretta allo scaffale dei sughi, cercando la passata di pomodoro, ma l'omino dell'Ipercoppe mi ha detto che quella passata non la prendono proprio più. Con un certo magone, mi sono avvicinata allo scaffale della pasta, dove ho tirato un sospiro di sollievo: quella, almeno, era ancora là: anelletti, casarecce, maglie siciliane, penne e rigatoni. E poi direzione "quei tarallini buonissimi", con tutto il sapore dell'olio pugliese. In ogni sacco ho messo tre pacchi di pasta e un pacco di tarallini, tutto a marchio Libera terra, dalle cooperative che lavorano nei terreni confiscati alla mafia.
A casa ho svuotato le borse e su ognuna ho scritto il nome della destinataria e una delle frasi della mia vita: una di Plauto, una di Prévert, una di Eraclito e un'altra di Saint-Exupéry. Il tutto con un uniposca per tessuti glitterato verde ottanio (Alex e Gipo, rassegnatevi, ho trovato pure questo!) e stasera le ho consegnate, preannunciando che avevo fatto un "regalo etico".
Le girls sono state contentissime e io stasera vado a dormire sentendomi una personcina migliore.

mercoledì 12 ottobre 2011

La Padania non esiste


Questo è l'ultimo "snack" di Cogito Ergo Sud. Trovate qui tutte le informazioni su questo progetto, che mi piace assai assai assai. Vi consiglio di dare un'occhiata agli snack, quando avete tempo: sono mervaigliosi! Poi se avete problemi col napoletano, vi aiuta la vostra formichina. Buona giornata!

martedì 14 giugno 2011

Aaaaaaahhhh SI SI SI SI!




Grazie ai comitati pubblici e alle associazioni che hanno lavorato alacremente da più di un anno a questa parte affinché il risultato di ieri fosse possibile.
Grazie a padre Alex Zanotelli che da anni lotta col comune di Napoli per l'acqua pubblica.
Grazie alla mia Pomigliano, che ha fatto registrare un'affluenza del 59,9%.
Grazie ai piccoli preti anonimi che hanno cominciato a fare una seria campagna pro-referendum molto prima che il "capo" parlasse, anche esponendo la bandiera pro-acqua pubblica sull'altare.
Grazie a chi ha messo anche solo una foto su feisbuc o sul proprio blogghino per pubblicizzare il referendum.
Grazie a tutti gli artisti che si sono esposti in prima persona per la causa.
Grazie a chi ha fatto volantinaggio, a chi è riuscito a convincere almeno una persona a non restare a casa.
Grazie a chi ci ha creduto fino in fondo, dall'inizio.
Grazie per aver partecipato anche al posto mio e di chi non ha potuto farlo per cause di forza maggiore.
4 milioni di volte GRAZIE!

martedì 31 maggio 2011

Perché è la gente che fa la storia

Il mio pomeriggio lavorativo di ieri è stato un continuo switching tra il sito di Repubblica e quello del comune di Napoli. Avevo paura, confesso. Paura che potessero averla vinta anche stavolta. E invece. E invece il cuore me lo sono trovato in gola, quando ho visto che già la seconda proiezione dava De Magistris al 59% e Pisapia al 54.
I risultati sono arrivati relativamente presto, ma questa sedia sembrava il divano a casa di Elisa durante la finale dei mondiali del 2006. Con la differenza che nessuno poteva condividere la mia ansia.

E invece poi sono arrivati gli sms, le mail. L'amico filologo, Siviglia, Valeria, Gipo. Ho scritto alla Schwester, che era al lavoro e non poteva sapere. A mio cugino, spalmato su qualche spiaggia della Turchia. A Cerasella, a Silvia. E ho scritto pure a mio fratello, che è riuscito a stupirmi con un "Certo che sono contento, non solo per De Magistris ma per tutta l'Italia, che sta riprendendo coscienza". E bravo zorrino, chi se l'aspettava da te. Ora deve solo riprendere coscienza lui, magari si accorgerà del travaso che ha accanto (per la gioia di tutti noi, piccola parentesi di inciucio familiare).Ho telefonato a mummy, la prima cosa che le ho detto è stata "Mà, hai visto? abbiamo scassato!" In preda a un raptus, ho scritto questa frase ovunque. Abbiamo scassato, abbiamo scassato, abbiamo scassato.

Mi sono ricordata di un pomeriggio di due anni fa, ero a mensa col diggei e commentavamo il disastro delle europee. Io scuotevo la testa sconsolata. Lui invece, disilluso e ottimista, pronosticava una grande rinascita che non avrebbe tardato. Aveva ragione. Cacchio, se aveva ragione. E' stato un piacere ricordarglielo.

Il corridoio verso la 6 a Nation con La storia siamo noi nelle orecchie e un brivido lungo la schiena prima e le braccia e le gambe poi, fino ad avvolgermi la testa. Una cena e una doccia veloci e in metro fino al Sacré Coeur, a raggiungere qualcuno del collettivo con l'amico filologo e la sua fantastica maglietta rossa "Sirvio, puppa!". E l'abbraccio mancato con te, che eri là al mio fianco, ma non eri lo stesso di quella mattina cominciata insieme, tra un bacio, un abbraccio e un quadratino di cioccolato.

C'è da lavorare, tanto. Non bisogna abbassare la guardia. C'è speranza, c'è ottimismo: sembravano ormai scomparse dalla vita del nostro Paese. E' su queste basi che bisogna continuare a fare la Storia. Io ci credo, io voglio farlo.

mercoledì 18 maggio 2011

Recupero

Bene, nelle ultime settimane sono stata in altre faccende affaccendata (ogni tanto bisogna pur lavorare) e ho scritto poco. Ma oggi, reduce da una bella riunione di due ore con il capo, mi sento in diritto di recuperare con una bella seduta di grafoterapia intensa, che scoraggerà persino i due lettori e mezzo che ogni tanto passano di qua (buuuuuuuh, hosoloduelettorifissi, buuuuuuuh, non mi volete bene, piangooooooooo,  buuuuuuuuuuaaauhuuuuuah).

Da dove comincio? Da una semplicissima considerazione sulla natura umana (neanche tanto originale, in verità) sulla base di un episodio che mi ha vista protagonista ieri mattina, e cioè: Al mondo c'è gente che al mattino si sveglia con la chiara intenzione di fregare il prossimo. Che poi faccia l'edicolante, il ladro professionista o il presidente del Consiglio, cambia poco.

Ieri mattina, dunque. Ore 10.15, esco dall'RER di buonumore, pensando ai risultati delle elezioni. Mi ricordo che nel portafogli ho solo un biglietto da 20 euri e qualche centesimino ramato (= no soldi per il caffè) e decido di comprarmi Libération, ansiosa di cambiare il bigliettone e di sapere se i mangiaranocchie hanno sprecato qualche parolina sulle elezioni italiane, distraendosi un attimo da DSK (che dopo 3 giorni ha già pienato, diciamocelo pure). Esito un attimo tra Libé e Le monde e poi opto per il primo, avviandomi alla cassa col giornale in una mano e tutte le mie fortune nell'altra. Indico il giornale, pago e, vedendo che il tizio ha già preso 10 euri e degli spiccioli dalla cassa per darmi il resto, gli confermo che gliene ho dati 20. Si scatena l'inferno:
-Mi ha dato 10 euro.
-No, gliene ho dati 20. (tono pacato e diplomatico)
-No, me ne ha dati 10, mi vuole fregare. (già visibilmente incazzato)
-Le assicuro, gliene ho dati 20. Ho ritirato i soldi proprio stamattina, la mia banca mi dà solo biglietti da 20. (tono ancora pacato)
- (prende il giornale e quasi mi sbatte contro i 10 euri) Si prenda i suoi soldi e se ne vada o chiamo la polizia. Lei mi ha dato 10 euro.
- (tono leggermente alterato) Guardi, sono entrata apposta qui dentro per cambiare 20 euro, quindi lei ora mi dà i miei soldi.
-Ma come si permette? Guardi che il locale è videosorvegliato! Guardiamo la cassetta cosi' vedrà che mi ha dato 10 (incazzatissimo, urla).
- (ormai fuori di me) Benissimo, guardiamo la videocassetta!
-Ora non posso, torni alle 11 (improvvisamente calmo)
-No, la guardiamo ora, invece! Devo andare al lavoro! (sempre più fuori di me)
-Dopo!
-No, ora! Ha capito? ORA! Altrimenti chiamo subito la polizia! La chiamo io, la polizia, e vediamo.  (urlo, sono rossa ma irremovibile)
A un certo punto, prende altri 10 euro dalla cassa (segno intangibile di cattiva fede) e me li dà con estremo disprezzo. Io me li prendo ed esco dall'edicola continuando a dargli del voleur, dell'escroc e a lanciare delle frasi a caso, del tipo mais je rêve, quoi!, c'est pas possible, n'importe quoi, che fanno un drôle d'effet pronunciate col mio accento, ma anche tanto bene allo spirito. Avrei anche potuto lanciare una serie di anatemi in napoletano a lui e a tutta la razza sua, ma volevo che capisse bene.

E mentre mi avviavo verso il lab, ancora visibilmente sconvolta, mi sono ricordata di una massima di mummy: "Chi pecora se fa, 'o lupo s'a magna".E automaticamente ho pensato alla politica, agli Italiani, ai Napoletani. Ho pensato che, pure con un po' di ritardo, la gente ha capito che per non essere pecora deve parlare, e per avere diritto di parola deve partecipare. Non si deve nascondere dietro alibi del tipo "tanto tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera". Deve ascoltare, interagire, protestare. Costruirsi una coscienza civile non è immediato, ma sono ottimista: mi pare che il vento stia cambiando, e che presto ci sarà spazio per una rinascita. E a quel punto, forse potrei pure prevedere un ritorno a Napoli (sogna, formichina, sogna).

Avevo ancora altre cose da dire, ma un po' me le sono scordate, un po' non riesco a formularle, non importa. Cerchero' di aggiornarvi presto, anyway. Se avete notizie di Mastella, avvisatemi!

lunedì 16 maggio 2011

L'attesa

Pure a 2 000 km e passa, seguo con un certo interesse (e pure una certa apprensione, confesso) le elezioni di ieri e oggi in Italia, con uno sguardo tutto particolare a Napoli, ovviamente. Nessuno è stato capace di fare previsioni. Una miriade di candidati (8, mi pare).
Ecco, io vorrei che per una volta i Napoletani dessero un segnale forte. Vorrei che facessero capire al resto d'Italia che non sono più dei burattinai in mano al solito prestigiatore che promette mari e monti e poi gli unici mari e monti che puo' dare loro sono fatti di munnezza. Vorrei che la Napoli che pensa, che lotta, che paga le tasse, vincesse per una volta. Vorrei che si ricominciasse a sperare, che si rialzasse la testa.
Vorrei che chi si è recato ai seggi ieri e oggi abbia messo una bella croce sul nome di quest'uomo:

 

Anche perché, scusate, una città che l'anno prossimo giocherà in Champions League puo' mai permettersi di avere una munnezza di sindaco?

domenica 1 maggio 2011

Primo maggio

E credo che non cia molto altro da aggiungere. Buon 1 maggio a tutti, nella speranza che si facciano passi avanti e non indietro su tutto cio' che riguarda il lavoro (occupazione, sicurezza, diritti, stipendi).

*Foto della manifestazione FIOM a Pomigliano d'Arco.

domenica 24 aprile 2011

Pasqua

La Schwester mi prende in giro chiamandomi suor Germana (ve la ricordate, la monacuoca che pubblicava ricette?) per le mie convinzioni religiose e per il brutto vizio che ho di frequentare le parrocchie, questi luoghi di perdizione. L'avrete capito, ormai, se solo avete letto il post precedente. Credo, come molti altri, in qualcosa di assurdo e paradossale. Ne sono perfettamente consapevole, ma non riesco a convincermi del contrario, anche se ci ho provato tante volte. A un occhio razionale, la fede cristiana fa acqua da tutte le parti: un Dio che è allo stesso tempo uno e trino, un'adolescente sconosciuta che da un momento all'altro si trova incinta per opera dello Spirito Santo nientepopodimenoche del figlio di Dio, un Dio fatto uomo che invece di usare i superpoteri da Pauerrenger che c'ha in dotazione per annientare tutti i suoi nemici decide di sacrificarsi per l'umanità, e lo fa in un modo atroce, cioè facendosi inchiodare su una croce e che addirittura si fa mangiare ogni domenica da milioni di gente in un pezzo di pane.
Come si fa a biasimare i non credenti sulla base di questi ragionamenti? Io ho fatto fatica ad accettarle nel corso degli anni, non vi dico le lotte che ho fatto per capire chi fosse lo Spirito Santo e se era proprio necessario averci anche lui, tutta la storia della Passione e della Resurrezione... Ma forse c'è stato un momento in cui ho capito che io, piccola formichina, sono appunto troppo piccola per capire quello che non posso capire... Non posso mettere la mano sul fuoco sull'esistenza di Dio, ma so che le volte che ho provato a liberarmene, non ci sono mai riuscita. Nonostante quello che fa Santa Romana Chiesa, eh (anche oggi  papa Ratzy ha perso l'ennesima occasione per dire qualcosa di sensato). Poi potrà anche darsi che un giorno succederà qualcosa nella mia vita che mi porterà a rinnegare tutto, chi puo' dirlo.
Per oggi tutto quello che posso fare è augurarvi una buona Pasqua di Resurrezione, che siate credenti, atei, agnostici, musulmani, buddisti, ebrei, animisti... poco importano le etichette, se nel vostro cuore c'è la speranza di un mondo migliore e la voglia di costruire il Paradiso sulla Terra, lottando per la pace e la giustizia.

domenica 20 marzo 2011

Lettera alle persone che vivono nella criminalità

Preti, vescovi e cardinali, si sa, ci hanno ultimamente offerto spettacoli poco consoni all'abito e al messaggio che portano (scandali, pedofilia, inciuci con la politica, ecc, non devo stare a fare l'elenco, è sotto gli occhi di tutti). In qualità di cristiano-cattolica praticante mi sento spesso mal rappresentata da questo tipo di Chiesa, così lontana dalla gente e da chi l'ha fondata, e sono la prima ad indignarmi e a criticare. Di rimando, quando invece qualcuno di loro testimonia con coerenza e impegno la propria scelta di vita, non posso fare altro che rallgrarmene. Stasera, uscendo da messa qui a casa, mi sono fermata a leggere una lettera del vescovo della nostra diocesi, mons. Beniamino Depalma, rivolta a coloro che vivono nella criminalità e mi sono detta che è questa la Chiesa di cui voglio fare parte. Ve la copio qui sotto:

Ascoltate il cuore! - Lettera alle persone che vivono nella criminalità

Vorrei gridare,come fece Giovanni Paolo II in Sicilia: «Convertitevi!». Un urlo lancinante che ha segnato la mia esperienza di pastore. Allo stesso tempo, però, vorrei quasi sussurrarvi: «Un’altra vita è possibile… la felicità è una porta che può aprirsi anche per voi… il presunto coraggio di uccidere e fare del male può diventare vero coraggio, quello di dire la verità e fare verità dentro di sé…».
Si, voglio parlare con voi e a voi, alle persone che hanno fatto e fanno scelte criminali. Come ogni uomo e ogni donna, anche voi avete bisogno e diritto ad una parola chiara. Probabilmente mi risponderete, in dialetto: «Ma chi te l’ha chiesta? Fai il prete, pensa ai sacramenti…». Non m’importa: io voglio parlare lo stesso. Mi sono spesso rivolto alle istituzioni e alla gente. Questa volta, invece,mi rivolgo a voi. Perché siete voi, proprio voi, il punto.
Forse, se ciascuno di voi raccontasse la sua storia, emergerebbero tanti diversi profili. Chi è vissuto intriso di cultura camorristica, al punto da pensare che il mondo non possa che andare così, secondo la legge del più forte… chi si è sentito attratto da soldi facili e potere, chi ha sentito il “brivido” della violenza, chi ha inteso “farsi da solo”, chi ha preso questa strada come “ultima spiaggia” dopo aver cercato un lavoro legale, chi ha pensato di ribellarsi con la forza bruta dalla povertà… Vi dico, da pastore,che avrei non solo la curiosità,ma il desiderio di ascoltarle davvero queste storie.
Allo stesso tempo,però, sarebbe importante che voi ascoltaste altre storie. Quella di Mario,commerciante con moglie e tre figli,che ha chiuso per via delle vostre angherie e ora tira a campare tra mille umiliazioni e un senso profondo di fallimento, quella di Giuseppe, imprenditore che si è trasferito al Nord lasciando senza lavoro 50 persone della nostra terra, quella di centinaia e centinaia di persone uccise o ridotte a letto dai fumi tossici dei rifiuti sversati senza regole. Quella di Fabio, giovane laureato in Chimica con 110 e lode che non trova lavoro solo perché ha dignità e non è disposto a stare a regole ingiuste, spesso scritte da voi con la complicità della politica e dell'economia “legale”. Quella di Marina, che ogni pomeriggio passa la giornata alla finestra, a controllare i due figli adolescenti che giocano sotto casa, con l’ansia di evitare loro “brutti giri”. Vorrei che le ascoltaste, anche se già le conoscete. Insieme, queste storie dicono una sola cosa: quante sofferenze in questo nostro territorio! Quante lacrime, quante stragi di innocenti,quante paure per il presente e per il futuro!

Spesso noi meridionali – e sono certo anche voi – ci riempiamo la bocca dell’amore per la nostra terra. Ovunque proclamiamo il nostro senso di appartenenza. Una vittoria della squadra di calcio ci cambia la settimana. Ma se giorno per giorno la distruggiamo, questa terra, l’amore che proclamiamo è falso e ipocrita. È come dire di voler bene ad una donna che sta ferma immobile su una sedia, disponibile a farsi schiaffeggiare in ogni momento. È amore questo? No, è qualcosa di perverso e degradante. Stiamo sciupando una storia, una cultura, una terra, il patrimonio che ci è stato consegnato. Stiamo vanificando il dono stesso della vita.

In un famoso film americano, Bronx, una grande star di Hollywood, Robert De Niro, che interpreta il ruolo di un dignitoso conducente di autobus, così spiega al figlio cosa sono i delinquenti. «Sono talento sprecato, figliolo, ricorda, talento sprecato…».
Ecco, talento sprecato. Intelligenze sottratte ad una causa buona, e messa a servizio della peggiore delle cause. Mani strappate alla bellezza e consegnate alla bruttura. Piedi tolti da una strada dritta per attraversare un sentiero fangoso. E quello che più mi rattrista è che associate ai vostri gesti, alle vostre azioni, ai vostri comportamenti addirittura un senso religioso. No, questo no, non è plausibile. In nessun modo Dio approva l’omicidio di singole persone e di una collettività, la violenza, la superbia, l’ingiustizia, l’illegalità, il ricatto… E non sono grandi statue di santi, o sontuose offerte economiche o residui della superstizione popolare che vi fanno essere credenti autentici. Ve lo dico con tutta la chiarezza di cui sono capace! E mentre lo dico a voi, lo dico a tutto il popolo di Dio,ai fedeli laici, ai sacerdoti, ai religiosi: la vita criminale non è compatibile con la fede in Dio Padre!
Tante persone a volte mi dicono con senso di provocazione: «Padre, ma per 500 euro al mese non è meglio che faccio il camorrista?». «No! – rispondo d'impeto -. Se tu guadagni 500 euro è proprio per quel meccanismo perverso che la criminalità orienta, e che porta il debole a sopperire. Se passi dall’altra parte, domani tuo figlio ne guadagnerà 300…». Certo, facile parlare per un vescovo, uno che, come dite voi, «sta sempre chiuso in quel bel palazzo». Ma nemmeno questa considerazione mi fa desistere dal dire un'ultima cosa. Quando un uomo o una donna tornano a casa, di sera, è come se facessero i conti con la loro
giornata. È essenziale, per ciascuno di noi, poggiare la testa sul cuscino dicendo: «Ho fatto tutto quello che dovevo e potevo, e sono pronto a fare altrettanto domani…». Voi, se ci pensate, vi state negando la possibilità di un sonno sereno e giusto. E negandovelo, lo negate ai vostri cari. E, ormai, lo state negando a noi tutti.

Ecco, ora che con grande trepidazione vi ho detto quanto sentivo, anch’io posso poggiare la testa sul cuscino con il cuore più libero, ma non meno inquieto. Vi penso in case lussuose, in poveri appartamenti, in cella, per strada, in una masseria abbandonata. Prego perché la vostra conversione potrebbe essere la salvezza di questo popolo. In nome di Dio che ama la giustizia e la verità, recuperate la bellezza della vera umanità, con il vostro cambiamento interiore ridate speranza alla gente, recuperando il vostro senso della verità restituite un futuro sereno alle nostre città, al nostro sviluppo. Ho fiducia che anche in voi continui ad esserci il desiderio di altro, dell’altro e dell’Altro.

+ Beniamino Depalma
Arcivescovo - Vescovo di Nola

lunedì 14 febbraio 2011

Se non ora, quando?



C'ero pure io, oggi. Non ero in Italia, ma ai piedi del Sacré Coeur. Ed eravamo belli, eravamo tanti. Donne e uomini, italiani ma anche stranieri. La nostra magari non è stata una manifestazione esclusivamente per la dignità delle donne, più che altro una manif contro la causa primaria dello sfacelo italiano, ma mi è piaciuta molto. C'ero anch'io, c'ero per mia madre che non si poteva muovere da casa causa nonna, per mia sorella messa ko dalla bronchite, per le mie amiche che magari potevano tranquillamente andarci ma non si sono sentite chiamate in causa.

Mamme, nonne, studentesse. Ma anche papà coi bambini, ragazzi, qualche signore anziano. Non eravamo tutti gli Italiani a Parigi, ma eravamo una voce. Non c'era nessun cartello contro Ruby, né la Minetti, né la Tommasi. Non c'era lo spartitraffico tra "santarelline" e "zoccole". C'erano donne e uomini incazzati e pacifici. Con la voglia di non vergognarsi più di essere Italiani.

giovedì 27 gennaio 2011

Vuoti di memoria?

Eccoci qua, come ogni 27 gennaio, a celebrare la giornata della Memoria per non dimenticare la Shoah. Anche quest'anno siamo qui a dirci e a sentirci dire che è stato un immenso crimine contro l'umanità, che bisogna continuare a ricordare per evitare che una simile atrocità si ripeta. E mi trovate d'accordo, d'accordissimo. La Shoah, almeno per l'Europa, è stata una catstrofe senza pari. Il nazismo è stata una cosa aberrante, il sogno di un pazzo furioso a cui hanno preso parte milioni di persone "normali" senza chiedersi troppo se quello che facevano era giusto oppure no.

Ma quello che mi chiedo io, ogni 27 gennaio, è: quante giornate della Memoria dovremmo festeggiare in un anno se volessimo commemorare tutto? Riusciamo veramente con queste celebrazioni non a limitarci a fare una semplice commemorazione ma ad insegnare l'importanza della tolleranza, il principio dell'uguaglianza tra gli uomini? Riusciamo a far capire ai ragazzini chi gli immigrati, gli zingari, i barboni  oggi sono trattati alla stregua degli Ebrei ieri anche se in atto non c'è nessuna deportazione di massa nei campi di concentramento?

Al di là di quello che è successo, secondo me bisogna mettere l'accento su come tutto cio' sia stato possibile, su quale sia stato il germe scatenante di un simile abominio. Ricordare è utile, ma non basta. Oggi più che mai, dobbiamo andare tutti un po' a scuola di tolleranza.

Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo che lavora nel fango
che non conosce pace, che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi, Se questo è un uomo)


mercoledì 26 gennaio 2011

'A ciorta

L'altra sera, mentre traducevo il testo di 'O sciore e 'o viento, mi sono soffermata un attimo con un mezzo sorriso quasi beffardo sulla parola ciorta, che ho reso con fortuna. Mentre le mie dita digitavano fortuna, scuotevo la testa e mi dicevo che ero stata un po' ladra, passando sotto silenzio il peso di questa parola. Ma non potevo mettermi a fare una disquisizione di linguistica nel mezzo della poesia, quindi lo faccio ora.

Allora: 'a ciorta è una parola che racchiude in sé un modo di vedere e di vivere dei Napoletani. E' la fortuna, si', ma non solo. E' anche il destino, qualcosa che tu non ti scegli ma che aspetti. Se conoscete la canzone Napule è di Pino Daniele, ricorderete che il ritornello fa cosi':
"Napule è 'na carta sporca
e nisciuno se n'importa
e ognuno aspetta 'a ciorta."

'A ciorta è l'occasione della vita: una vincita al bancolotto, un buon partito per la propria figlia o nipote, una botta di culo, insomma.But a special one: 'a ciorta è soprattutto una benedizione, una manna dal Cielo. E credo che solo noi Napoletani, a metà strada tra la superstizione, la fede e il folklore, possiamo  avere un concetto simile. E forse è anche una cosa che ci limita molto, che ci rende meno artefici del nostro destino e più col naso rivolto al cielo, aspettando che qualcosa di buono arrivi anche per noi. D'altra parte, la storia della nostra città e del nostro popolo lo racconta molto bene. Ah, se non lo conoscete, leggetevi Il resto di niente di Enzo Striano: è un piccolo, grande capolavoro. Ancora poco conosciuto, purtroppo.

Apprendo stamattina sul Fatto una bella notizia: la probabile candidatura a sindaco di Napoli di Luigi De Magistris. Sarebbe la persona giusta per ridare un po' di dignità a questa città cosi' martoriata, dilaniata da anni di pessima gestione politica in cui pochi hanno magnato e molti sono rimasti sempre più poveri, nei loro bassi umidi e squallidi, aspettando il miracolo. Non è un caso che un ben noto puttaniere riscuota tanto successo proprio a Napoli. Lui è scaltro, e ha ben capito che doveva presentarsi come la ciorta personificata. Una Napoli fatta di vicoli pieni zeppi di bambini e ragazzine cresciuti troppo in fretta, che forse non hanno mai conosciuto l'innocenza. Una Napoli da cui i giovani come me scappano con la morte nel cuore, perché è l'unica soluzione possibile, o dove giovani come la mia amica Valeria hanno il coraggio di ritornare per vedere se si possono cambiare le cose. Mi fanno venire l'orticaria quelli che parlano di Napoli senza esserci mai stati, basandosi su leggende metropolitane e pregiudizi. Andate nei vicoli, tra gli scugnizzi che giocano a pallone e ragazze di 16 anni che sono già mamme, tra l'odore di pizza e lo sfrecciare dei motorini. Guardateli bene negli occhi, fatevi penetrare dalla loro malinconia, dalla loro sfrontatezza. Leggete sui loro visi l'attesa della ciorta.

Per darvi qualche dimostrazione in context della parola in questione, eccovi qualche espressione tipica:

"Uha, e c' ciorta!" (= "Miii, che fortuna!", si usa o per esprimere la propria invidia verso chi ha avuto una vera botta di culo o per ironizzare sulla propria sfiga)

"Nenné, o Patatern' t'adda benedicere e t'adda mannà 'na bona e ricca ciorta!" (= "Piccola, il Signore deve benedirti e mandarti un uomo buono e ricco")

"Vulesse 'a ciorta!" (="Ah, volesse il Cielo! Magari!")

"'A ciorta d'o pover'omm" (= la malasorte, la sfiga)

sabato 8 gennaio 2011

(20)11 buoni propositi

Negli ultimi 2-3 anni ho evitato accuratamente di fare dei buoni propositi per l'anno nuovo, ma forse non è stata una buona idea. Quest'anno ho deciso che si torna alle vecchie abitudini, e ispirata da una fantastica mail della mia amica Bionda, mi dico che tutto sommato mi posso impegnare pure io.

1) Innanzitutto, niente oroscopo di Paolo Fox per sapere come andrà l'anno: anzi, propongo a tutti gli amici dell'Acquario di denunciare Fox per conflitto d'interessi. Visto che pure lui è dell'Acquario, non gli si puo' permettere di fare l'oroscopo per il nostro segno. Anche perché sono 2 anni che dice che è l'anno dell'Acquario e visto l'andazzo dei due scorsi anni a me è seriamente venuto il dubbio di essere di un altro segno. 

2) Spegnere il computer e riappropriarmi del mio tempo. Spegnere le chat, soprattutto.

3) Prendermi cura della mia famiglia e degli amici vecchi e fare in modo da trovarne di nuovi.

4) Dare un aspetto decente alle mie mani, da brava signorina perbene.

5) Studiare di più: iscrivermi in BNF  e vedere di dare una piega positiva a questa maledetta tesi.

6) Mettere ordine tra le mie cose e nella mia testa, perché come dice una nota pubblicità, "impossible is nothing"'.

7) Rendere pan per focaccia alla mia vicina, ché sarebbe anche ora.

8) Dare un nome alle mie emozioni e cercare di non farmi travolgere dalle tempeste emotive e aviopeniche.

9) Fare in modo che non mi si legga in faccia, soprattutto quando ce l'ho con qualcuno e faccio "le facce brutte" di cui parlano mummy e Stitch. 

10) Cercare di conquistare e mantenere una forma che tenda allo smagliante più che allo smagliato e comprare qualche gonna in più.

11) Essere meno pigra e più amorevole, cercare di assottigliare la scorza che ho intorno ed essere più generosa, anche con me stessa: bref, fare in modo che Alice abbia più spazio della signorina Rottermeier.

Siete moralmente obbligati a sorvegliare che i propositi di cui sopra siano rispettati, potete anche scegliervene uno a testa e bacchettarmi sulle dita se non mi impegno troppo!

lunedì 3 gennaio 2011

First

Tema: Cos'hai da dire all'anno nuovo.

Svolgimento:
Caro anno nuovo,
sono contenta che tu sia arrivato, di solito gli anni dispari come te mi stanno più simpatici di quelli pari. Sono pure contenta di come tu sia cominciato, con tanti brindisi e una bella notte a ballare, con addosso il mio vestito dei 18 anni che mi sta anche meglio di 10 anni fa. Ti ringrazio per tutti i messaggini degli amici che hanno pensato a me, soprattutto per quelli, del tutto inaspettati, degli amici nuovi.

Non ho particolari pretese, manco ti chiedo se sei tu quello che mi deve portare il formichino azzurro, ma ti pregherei di non portarmi più rospi, categoria in cui hanno abbondato i tuoi predecessori. Insegnami solo a gestire la mia emotività, che mi fa fare solo un sacco di casini e dare importanza a persone che non lo meritano. Ah, e dammi anche tanta voglia di lavorare, ché ne ho bisogno.

Spero di poterti ricordare come un anno speciale, o almeno sereno. L'unica cosa che mi lascia un po' turbata e che vorrei chiederti è la seguente: ma l'influenza intestinale era proprio necessaria?!

Grazie tante e a presto,
tua Formichina  

giovedì 30 dicembre 2010

2010 - Fotogrammi

Non so se avete avuto modo di vedere le 100 foto selezionate da Repubblica per raccontare il 2010: io ci ho dato un'occhiata ieri e di rimando ieri sera, mentre aspettavo il sonno, ho cercato di proiettare un mio personale album di quest'anno che sta finendo. Ci ho messo dentro un bel po' di scatti di vita mia, ma ne ho lasciati anche un po' di quelli "di tutti". Allora vediamo un po'.

Ricorderò anch'io il 2010 come l'anno del terremoto ad Haiti, dell'Italia subito fuori dai Mondiali, degli scioperi a Parigi per le pensioni, della manifestazione della FIOM il 16 ottobre, di Nichi Vendola a Pomigliano, dei 33 minatori cileni liberati, del suicidio di Monicelli, del Bunga bunga, dell'illusione che lo psiconano potesse durare poco pochissimo, dei crolli a Pompei, della riforma dell'Università, del modello Marchionne, di Vieni via con me.

 Tra gli scatti solo miei, invece, ne metterò qualcuno in più. Ci metterò quelli dei giorni passati a piangere e a maledirmi per la tesi, non posso fare finta che quei momenti non siano mai esistiti. Ci metterò la mia festa di compleanno, il brindisi sul canal saint Martin la sera di san Patrizio, i concerti di Massimo Ranieri, di Sharon Jones e di Yann Tiersen. Ci metterò il mio viaggio in Andalusia, dove un fotogramma si chiama "formichina andalusa versione raggiante" e un altro "l'impossibile stretta di mano, eppure...". Ci metterò una chitarra e un bidoncino di Heineken sulla Senna, un pic-nic a Buttes-Chaumont e un giro in velib' in una fresca notte d'estate. Poi ci saranno le foto di tutti gli amici che sono venuti a trovarmi, i tortelli della mamma di Silvia, il campionato di cucina e i corsi sui mercati. Ci saranno le mie mattine di domenica al mercato con Silvia o da sola, le battute coi macellai, i Peanuts, il matrimonio di Elisa, i miei giovedì alla péniche, la scoperta del pilates. Un pomeriggio soleggiato a place des Vosges, tante feste e l'una di notte fatta in un pic-nic a due a Cité universitaire. Poi ci sarà Procida, due amiche ritrovate e  l'illusione di potermi finalmente innamorare, un sacco di dolci sms trascritti sul mio Moleskine. Vedrete lo scatto di un cuore traboccante d'emozione in una città che odio, e un amico venuto a raccogliermi col cucchiaino a Denfert. Ci sarà la neve e sarà tanta, come tante sono le occhiate lanciate all'orologio del metro per scoprirmi sempre più in ritardo, ci saranno i 15 libri che ho letto quest'anno, col primo posto a Il maestro e Margherita, ci sarà Vie de merde, ci sarà un bagno d'affetto a Pisa, ci sarà Maria, la badante di mia nonna, ci sarà il volto luminoso di mia madre di ritorno dalle ferie sul Gargano, le lacrime di gioia di mia sorella che ha trovato l'Amore, ci sarà l'RER, ci saranno i miei 4 piani di scale. Ci sarà la voglia di mettermi in gonna e la presa di coscienza di avere una mia bellezza.

Soprattutto, ci sarà questo blog, la voglia di provare a raccontare ciò che vedo e sento, i vostri commenti, le vostre visite in punta di piedi. E ancora, la voglia di scattare tanti altri fotogrammi per quest'anno ormai alle porte. Auguri di cuore a voi tutti!

venerdì 26 novembre 2010

Piccoli, grandi eroi

Per fortuna ogni tanto c'è chi non ti fa vergognare di venire da un Paese arrivato alla decima edizione del Grande Fratello e 16 anni di psiconanismo, in cui i ministri votano contro i propri disegni di legge (chapeau, Maria Stella! come te nessuno mai) e 498 parlamentari su 520 votano contro l'abrogazione del vitalizio ai deputati.

Per fortuna c'è un Silvio Orlando che viene a declamare il Purgatorio di Dante al Collège de France e regala brividi senza pretendere neppure un centesimo, e venendo a sue spese a fare le prove. Per fortuna c'è un Ezio Bosso che lo segue, e s'è messo il contrabbasso in macchina e ha guidato da Londra a Parigi per suonare due pezzi di accompagnamento alla Commedia. Anche lui a sue spese.

Per fortuna ci sono milioni di ragazzi che lottano con le unghie e con i denti per la salvaguardia del loro e del nostro futuro, che scelgono di non rimanere a letto "perché tanto l'Università è occupata e non c'è lezione", ma vanno in giro a far ricredere tutti quelli che li considerano dei bamboccioni senza spina dorsale. Milioni di ragazzi che vogliono sapere, vogliono crescere, diventare un giorno uomini e donne di un Paese migliore, anche senza aver conosciuto Berlinguer o Pertini. A loro va un grande abbraccio, l'abbraccio di chi è lontano e puo' lottare solo col pensiero. E con la speranza.

La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c'è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline. (Pier Paolo Pasolini)

giovedì 25 novembre 2010

Choices

Sono a letto, quello che leggerete domattina viene direttamente dal mio Moleskine.
Non posso riaccendere il pc, ma devo scrivere, c'ho un tarlo e lo devo vivisezionare sulla carta per vederlo meglio. Dunque: la famosa supplenza di cui sotto. Ero già decisa a rifiutare, ma un esercito di grilli parlanti s'è messo in moto per dissuadermi. La ziiina me lo prospetta come un treno che potrebbe non passare più (tra un po' approveranno la lista salva-precari di Enterogelmini e per quelli di 3a fascia saranno volatili per diabetici, per dirla con un amico), mia madre ovviamente le dà ragione, Ale pure, sottolineando che cosi' troverei nuovo slancio per la tesi, amiche varie pure si sono pronunciate pro. I contro finora sono due: l'ing. Dippi', che vede le cose dalle vesti di un direttore di tesi, e Silvia, che dice che diventerebbe un delirio per la tesi. In mezzo, mia sorella: l'unica a metterla su un piano ragionato, quello delle scelte.
Delle persone di cui sopra, nessuno sembra essersi reso conto che il dono dell'ubiquità non ce l'ho ancora, faccio già una grossa fatica a stare in un posto e tornare ogni tanto in un altro, figuriamoci ad accettare una supplenza di 18 ore a Pisa da Parigi con furore.
Mi sento in ballo, entre deux chaises, come dicono i mangiaranocchie. Da un lato vorrei tornare a insegnare, e so che data la situazione attuale della situazione italiana, potrebbe davvero essere un treno che  non passa più. Dall'altro penso a tutto lo sbattimento che la cosa comporterebbe: chiedere l'autorizzazione al collegio docenti, ergo affrontare Ciclopi e Lestrigoni, notamment Aviopenia; voli continui tra Pisa e Parigi, senza godermi nessuna delle due; pochissimo tempo libero, che dovrei in realtà usare per la tesi. E a dirla tutta, pure fare a meno di Parigi: ecco, questo si' che è un treno che potrebbe non passare più.
Forse quello che mi manda in tilt è la presa di coscienza della mia pusillanimità: sento di mancare di coraggio, di subire il motore degli eventi. Di non riuscire ad essere primitiva, come bisogna esserlo nei momenti decisivi, a dare ragione a Hans Schnier, clown.

Era il 1 aprile 2001 quando ho messo piede per la prima volta in CMV. Quasi per beffa (ebbeh, senno' che 1 aprile era?), quel giorno si parlava di scelte. Io ero li', col mio maglioncino azzurro, e decidere di andarci era stata una scelta ardua: avevo deciso tipo alle 22h30 della sera prima, telefonando alla mia compagna di classe Simona per darle l'ok. Mi ricordo del cantinone, e di questo esempio per spiegare quanto "scelta" e "rinuncia" siano le due facce di una stessa medaglia: se ho bisogno di una penna e ne ho a disposizione 10, chiaro che dovro' rinunciare alle altre 9.
Se la matematica non è un'opinione, bell'osservazione del cass, direte voi. E c'avete ragione. Ma per quanto scontata, la storia delle penne è vera. Non si puo' fare o avere tutto, e quasi 10 anni dopo ancora non l'accetto, soprattutto quando vado a fare shopping (chiedete a chi mi accompagna).

Bene, vi diro' cosa faccio domani. Ora nanna. Prima pero' vi regalo una chicca della chat di oggi con Ale, mi perdonerete la volgarità (tanto è stata lei).

- Dai, accetta! Tanto lo scoglio grosso è la Senzaca**i, ma devi fregartene, perché tanto tu di ca**i ne troverai... ihihih.
- Mmmh, se continua con questo andazzo...
- Guarda che è un circolo vizioso! Se torni a fare qualcosa che ti fa stare bene, ne guadagni in fascino...


E se avesse ragione lei???

Ora, al di là di tutto (e questo è un pensiero estemporaneo): e se l'atto di coraggio sarebbe invece proprio rinunciare? E di rimando, avere la speranza che le cose in Italia potranno migliorare?