lunedì 27 febbraio 2012

Altri modi per dirlo

- Ah, poi ieri sera ho detto a tua sorella che voglio un nipotino... mi ha mandato a quel paese.
- Chissà come mai...
- Ha pure aggiunto: rivolgiti a tua figlia grande.
(grazie eh, sister)
- Eh mamma, se vuoi un nipotino da me devi aspettare ancora un po'.
- Quanto???
- Ma non lo so, almeno qualche anno, il tempo di trovare qualcuno con cui farti un nipotino, al momento non ho nessuno.
- E forza su, diamoci una mossa, vedi di trovarlo.
- Ok, va bene. Ora pero' devo proprio farmi lo shampoo ché devo uscire.
- Chi ti trattiene? Mi hai chiamato tu! Cià!
- ...

Mia madre è passata alle perifrasi per dirmi di trovarmi un fidanzato. Solo che io il fidanzato proprio non lo voglio, almeno ora. Figuriamoci il nipotino... ma voi non glielo direte, vero?

mercoledì 22 febbraio 2012

Dell'utilità di avere una sorella

- Uè, non è che mi mandi un'idea di compiti per il mio studente? che so, un racconto, un articolo con domande? grazie!
- Fagli ascoltare "Trapanarella" di Giggione e poi fai delle domande di metacomprensione. 

martedì 21 febbraio 2012

A cosa servono i compleanni

A fare il toto-scommese su chi se ne ricorderà e chi no.
A esitare sui festeggiamenti, contare le persone, perdere il conto e ricontare.
A sussultare ancora all'idea che il tempo passa troppo in fretta.
A decidere di concedersi uno shampoo dal parrucchiere.
A pensare che anche lassù, oltre che quaggiù, Qualcuno ti ama e ti regala una bella giornata di sole pure se sei nato a febbraio.
Ad avere l'ennesima conferma che quaggiù in molti ti amano e ci tengono a fartelo sapere.
A stupirti, se il tuo macellaio la settimana prima ha messo un promemoria sul cellulare e ti regala una pianta quando vai a comprare la carne. E a rimanerci un po' male - pure se lo sapevi già - che invece l'uomo che hai frequentato negli ultimi 3 mesi non si degna neppure di mandarti uno squallido sms.
A commuoverti, se tuo fratello ti scrive che ti vuole bene.
A fartene una ragione se quell'amico deluso da te non si fa più sentire perché vuole "reimpostare i rapporti". Anzi, quasi a sentirti sollevata.
A rallegrarti sapendo che per quel giorno la principessa sei tu.
A non riuscire a rispondere a mail e sms dopo 24 ore, ché sono troppi.
A sentirti chiamare "nipotina bellissima" dal tuo zio preferito a 29 anni suonati.
A scorazzare in macchina per Parigi, riscoprendo ancora una volta quanto è bella, con i palazzi alti e le piazze aperte come enormi boccioli di rosa.
A sorridere del fatto che la tua migliore amica s'è scordata anche quest'anno il tuo compleanno, ma che questo non mette in discussione il suo affetto.E' che non gliela fa, poverina. Non puo' ricordarsene perché sei tu che le ricordi tutti i compleanni.
A constatare che le giornate perfette a volte esistono. E che la vita è sempre una cosa meravigliosa, e in certi giorni ancor più che in altri.

martedì 14 febbraio 2012

Microracconto di san Valentino: Quei due

Si conoscevano da tempo, già diversi anni ormai.
Lui non si era mai accorto, prima di allora, di quante cose in lei contribuivano a renderla bella: i capelli morbidi, la pelle vellutata come un'albicocca, lo sguardo limpido.
Lei, dal canto suo, che lui era bello lo sapeva bene: adorava il suo stare al mondo, gli occhi e il cuore di bambino.

Quella sera, lei avrebbe voluto appoggiare la testa sulla sua solida spalla, ma non lo fece.
Quella stessa sera, lui avrebbe voluto che lei appoggiasse la testa morbida e profumata sulla sua spalla, ma non le chiese di farlo.

L'indomani si salutarono e se ne andarono, lei al suo treno, lui alla sua scrivania, ancora troppo fragili per sopportare il peso della felicità.

domenica 12 febbraio 2012

Un sabato da ragazza normale

L'idea mi era venuta venerdi' sera, di ritorno dalla mia serata con l'Abruzzese. Ma si', quasi quasi annullo il posto in BnF e lavoro a casa. Domattina vado a cercarmi le scarpe e poi mi metto al lavoro. Il programma prevedeva sveglia alle 8, colazione, rapida doccia con shampoo e giro verso Bastille- St. Paul - Hôtel de Ville, per ritornare al nido massimo a mezzogiorno, pranzare e lavorare tutto il pomeriggio alla tesi. E invece la sveglia l'ho spenta e mi sono girata dall'altro lato, ché avevo ancora sonno, per poi alzarmi dal letto alle 9.44... Fare colazione con calma, spalmando con cura la mia marmellata di arance e cannella sui cracker di segale, sorseggiare il caffè e l'ottimo tè verde cinese, quello che diventa sempre più buono man mano che ne fai. Le scarpe le ho comprate su amazon, le avevo provate in negozio ma non erano nere e l'unico paio disponibile era a Thiais, vicino Orly, per localizzare un attimo. Ho deciso che la stanza meritava una sistemata, cosi' l'olio di Macassar avrebbe fatto il suo dovere prima dello shampoo.

Una chiacchierata in chat con la Schwester, che è tutta eccitata all'idea di fare domanda per l'Erasmus e chiedeva consiglio sulla meta. E poi lo shampoo, che per me ha sempre un valore quasi iniziatico. Ho pranzato a casa, seduta al tavolo e con un piatto davanti, non su una sedia  dell'atrio della biblioteca con un tristissimo tupperware in mano. E al posto del caffè del distributore, quello della mia moka. Nel frattempo avevo finito la mia parte di pulizie, gioiendo all'idea di avere la domenica libera. Un giro in posta per una commissione e una puntatina alla boulangerie verde sull'avenue Daumesnil, un tentativo a buon fine dall'estetista. E poi a casa, merenda e a lavorare finalmente, con un occhio costantemente alla finestra per vedere se arrivava il fattorino di amazon (avevo lasciato il vecchio codice e temevo che non mi consegnassero le scarpe). La mia tazza rosa con la principessa a dissetarmi di tè cinese, la telefonata di mummy, la consegna e poi a prepararmi per la festa della péniche: top di paillettes, mini di jeans (si', ho comprato una minigonna: il mondo sta davvero finendo), un bel trucco e via verso il 15esimo, dove sarei rimasta fino al mattino, se la soupe de champagne non mi avesse messa ko.

Ecco, io non so se anche voi lavorate 6 giorni su 7, ma io ieri, dopo un bel po' di tempo, mi sono sentita di nuovo una normalissima ragazza della mia età, senza dover correre di qua e di là come una formica impazzita. E sono andata a letto cosi', 'mbriaca e  felice.

lunedì 6 febbraio 2012

Joyeux anniversaire, François

 

Oggi Truffaut avrebbe compiuto 80 anni.  Questo è il mio modo di festeggiarlo, regalarvi il discorso del maestro Richet ne "Gli anni in tasca". 
Merci, grand maître!

sabato 4 febbraio 2012

La livraison

Prima di mercoledi', la segretaria-gelataia aveva fatto consegne a bar e ristoranti a piedi (con l'ausilio del fantastico carrellino sghembo, quello le cui molle zompano ogni due minuti), in RER e persino taxi. Mercoledi' si è aperto un nuovo capitolo nella storia delle consegne: la formichina segretaria-gelataia ha fatto la sua prima consegna in furgoncino, seduta al posto di guida, con l'inutile Cardini (uno, almeno uno, fatemelo bocciare!) al lato passeggeri e senza patente dietro. In teoria senza neanche la possibilità di poter guidare, ché la patente è scaduta e aspetta il nuovo bollino (ebbene si', ho la patente già da 10 anni, non sono cosi' giovane come voglio far credere).
La prima volta a scorazzare per le strade di Parigi senza navigatore, senza una fetente di cartina ma con un uomo inutile senza patente al mio fianco a farmi da navigatore. Uno che pensava che le Tuileries venivano dopo place de la Concorde partendo da Châtelet, per capirci. Uno che quando gli ho detto "sono senza patente" mi ha risposto: "non fa niente, tanto hai un bel sorriso e i flics chiuderanno un occhio". E io che già immaginavo di scorrere nervosamente il ditino sul cellulare e telefonare di soppiatto all'unico flic che conosco, supplicandolo di togliermi da una situazione imbarazzante. Uno che per tutto il viaggio non ha fatto che rimuginare su quale cazzata sparare per aver consegnato con due giorni di ritardo (mmm... je vais leur dire qu'on a eu un dégât des eaux... non, peut-être c'était déjà la dernière fois, euh...) e che nonostante tutto guadagna più di me e ha un contratto fisso (che noia, dite, eh?).

Guidare in centro è il delirio, coi semafori ogni 50 metri e i pedoni aspiranti suicidi. Ma uscire su place de la Concorde e immettersi sui quais de Seine, trovarsi di fronte la Tour che ti sovrasta maestosa e lucida in un pomeriggio soleggiato, appena brumoso, beh, è un'altra cosa. Anche per chi non ama molto guidare, tipo me. 
Dopo duecento semafori, preselezioni sulle corsie sbagliate e parecchie battute à la con di Cardini, alla fine "all's well that ends well" e siamo riusciti ad arrivare nel 16esimo e a tornare alla base sani e salvi. Incensurati, soprattutto, dopo che ho rischiato di mettere sotto uno sulle strisce (vi giuro, l'avevo completamente zappé) e tagliato la strada a uno scooter ...